Dic 17 2017

IPAZIA DI ALESSANDRIA

 

Ipazia da Alessandria d’Egitto (nata fra il 355 e il 370 – morta 8 marzo 415 dopo Cristo)

 

Di Donato Barone

 

– premessa

 

Ho conosciuto Ipazia attraverso l’opera fondamentale di L. RussoLa rivoluzione dimenticata”. A pag. 30 Russo dedica alla donna poche righe:

 

“La fine della scienza antica si pone a volte nel 415, anno in cui la figlia di Teone, anche lei matematica (aveva scritto commenti ad Apollonio, Tolomeo e Diofanto) fu linciata ad Alessandria da una folla di cristiani fanatici per motivi religiosi” [1]

 

Nell’opera il nome di Ipazia ricorre più volte, ma certamente non è una delle protagoniste del lavoro di Russo. Per conoscere Ipazia bisogna leggere il testo di S. RoncheyIpazia: la vera storia” [2] in cui la storica e bizantinista delinea uno stupendo ritratto della matematica, scienziata e filosofa alessandrina.

 

Chi era Ipazia?

 

Le fonti sono unanimi, ma per ora soffermiamoci sulla prima, ovvero il Suda o Suida. Si tratta di un’opera enciclopedica pubblicata a Bisanzio nel X secolo in cui, tra l’altro, si cita Damascio, un filosofo neo-platonico vissuto tra il 480 ed il 550 ed ultimo scolarca  dell’Accademia di Atene, che parla di Ipazia nella Vita di Isidoro. Isidoro, maestro di Damascio ed ultimo sacerdote del Serapeo di Alessandria,  venne a conoscenza della vicenda di Ipazia attraverso il racconto di due sacerdoti alessandrini a lei contemporanei. [3] Le vicende di cui parla Damascio, pertanto, gli erano state trasmesse da Isidoro. Considerando che Damascio era pagano ed esponente della scuola neoplatonica di cui Ipazia era stata insigne rappresentante in Alessandria, non deve stupire se il suo racconto appaia un po’ agiografico. Secondo Damascio Ipazia nacque ad Alessandria, dove fu allevata ed istruita dal padre. La giovane non fu appagata dagli insegnamenti scientifici e matematici paterni e cominciò a studiare la filosofia, di cui divenne padrona. Indossando il mantello del filosofo (riservato agli uomini, ma lei non era molto ligia alle regole) si recava al centro della città e qui commentava pubblicamente le opere di Platone, Aristotele ed altri filosofi.  Scrive Damascio che ella

 

“Fu giusta e casta e rimase sempre vergine. Lei era così bella e ben fatta che uno dei suoi studenti si innamorò di lei, non fu capace di controllarsi e le mostrò apertamente la sua infatuazione. Alcuni narrano che Ipazia lo guarì dalla sua afflizione con l’aiuto della musica. Ma la storia della musica è inventata. In realtà lei raggruppò stracci che erano stati macchiati durante il suo periodo e li mostrò a lui come un segno della sua sporca discesa e disse, “Questo è ciò che tu ami, giovanotto, e non è bello!”. Alla brutta vista fu così colpito dalla vergogna e dallo stupore che esperimentò un cambiamento del cuore e diventò un uomo migliore.” [4]

 

 

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Dic 16 2017

E SE I TALEBANI FOSSERO ANCH’ESSI DEGLI EBREI?

Category: Popoli e nazionigiorgio @ 00:05

Talebani

 

 

Il problema dell’umanità è che gli idioti sono strasicuri di loro stessi e le persone sensate piene di dubbi.”

(Bertrand Russell)  

 

Dicendo “gli Ebrei” cosa si indica? Si tratta di un popolo, di una nazione, di una comunità, di una setta, di una nazionalità, di una religione, di una razza, di un’etnia, di un amalgama di tutto ciò sotto forma di casta, o di un’altra cosa ancora?

“Se esiste il popolo ebraico, non esiste altro popolo dello stesso tipo” notava Raymond Aron nelle sue Mémoires. (1) “Una scuola, un popolo, una religione o altro ancora” si interrogava Jean-Michel Salanskis (2)

 

Per la storia, La Stele di Meremptah (scoperta nel 1896) è il solo indizio della presenza degli Ebrei in Egitto. Questa stele di granito grigio, che misura 3,18 metri di altezza per 1,61 di larghezza e 31 centimetri di spessore, fu eretta da Amenophis III. Merenptah, tredicesimo figlio e successore di Ramses II, utilizzò il retro per farvi incidere un inno rivolto a se stesso, alla data del terzo giorno del terzo mese di chemou (l’estate) dell’anno 5 di Merenptah, per commemorare la sua vittoriosa campagna militare dell’anno 5 (1210 circa) in Libia e nella terra di Canaan.

La stele è particolarmente conosciuta per il fatto di contenere nella strofa conclusiva la prima supposta menzione di Israele (o piuttosto degli Israeliti) fuori dal contesto biblico, nonché la sola menzione di Israele conosciuta nei testi egiziani. La menzione di Israele si trova alla ventisettesima riga (la penultima), nell’elenco dei popoli di Canaan sconfitti da Merenptah. Non si tratta quindi di un riferimento ad uno Stato, né ad una città, ma piuttosto di un popolo cananeo che si tende ad identificare generalmente con i proto-Israeliti. Vediamo così che il racconto biblico della traversata del Mar Rosso non regge. (3) 

 

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Dic 15 2017

UN CARDIOCHIRURGO DI FAMA MONDIALE CI ILLUMINA SU CIÒ CHE PROVOCA REALMENTE LE MALATTIE CARDIACHE

Category: ZZZ Senza categoriagiorgio @ 10:02

Dr. Dwight Lundel

 

 

Noi medici con tutta la nostra formazione, la conoscenza e l’autorità spesso acquisiamo un ego piuttosto grande che tende a rendere difficile ammettere che abbiamo torto. Così, eccomi qui. Ammetto di aver sbagliato. Da cardiochirurgo con 25 anni di esperienza, dopo aver effettuato oltre 5.000 interventi chirurgici a cuore aperto, oggi è il mio giorno per riparare al torto fatto come medico e scienziato.

 

Ho studiato per molti anni con altri medici importanti etichettati come “opinion makers” (autorità del settore). Bombardati continuamente dalla letteratura scientifica, frequentando seminari di formazione, noi professionisti, abbiamo insistito che le malattie cardiache sono semplicemente il risultato della presenza di colesterolo nel sangue.

 

L’unica terapia accettata era prescrivere farmaci per abbassare il colesterolo e una dieta che limita fortemente l’assunzione di grassi. La limitazione di quest’ultimo, naturalmente, abbiamo creduto potesse far abbassare il colesterolo e quindi le malattie cardiache. Deviazioni da queste raccomandazioni sono sempre state considerate eresia e potrebbero apparire come negligenza medica.

 

Non funziona!

 

Queste raccomandazioni non sono più scientificamente e moralmente difendibili. La scoperta pochi anni fa che l’infiammazione della parete arteriosa è la vera causa delle malattie cardiache, sta lentamente portando ad un cambiamento di paradigma nel modo in cui le malattie cardiache e altre malattie croniche saranno curate.

 

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Dic 14 2017

SCHIAVITÙ BIANCA NEGLI STATI BARBARESCHI

Category: Dominio Potere e Violenza,Islam,Storia e dintornigiorgio @ 13:40

 

 

La Schiavitù Bianca negli Stati Barbareschi (c.d. schiavismo bianco) fu un fenomeno che conobbe il suo apice fra XVI e XVIII, con il consolidarsi di entità statuali basate quasi esclusivamente sulla cattura ed il commercio di schiavi.

 

Qualche anno fa ho scritto un articolo sullo Schiavismo Islamico, in particolare sulla tratta e sulle rotte sahariane delle carovane degli schiavisti arabi, ma ho solo accennato alla questione dei milioni di europei che, nel corso dei secoli, caddero in mano a questi ultimi.

 

Il testo su cui sto lavorando si intitola White Slavery in the Barbary States (1853) di Charles Sumner, uno dei senatori più importanti nella storia degli USA. Repubblicano e collaboratore di Abraham Lincoln, Sumner era un convinto abolizionista e, in tutta la sua opera, paragona la schiavitù dei neri negli Stati Uniti meridionali con quella dei bianchi nei territori nordafricani.

 

A volte il parallelo è ardito, altre volte sensato, ma in ogni caso stimolò (e stimola tuttora) una riflessione storica, politica e sociale sul concetto di schiavitù.

 

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Dic 12 2017

ISLAM E SCHIAVISMO: UNA STORIA DIMENTICATA

Category: Dominio Potere e Violenza,Islam,Storia e dintornigiorgio @ 00:09

 

 

Il rapporto tra Islam e Schiavismo, cui numerosi storici avevano dedicato diversi volumi nei secoli scorsi, non ha riscosso grande interesse nelle ultime decadi.

 

Una storia dimenticata.

 

Sovrastata dall’immagine da imbarcazioni ricolme di subshariani che attraversano l’Atlantico per riversare il loro carico nelle piantagioni americane. Eppure parliamo di una storia molto più lunga, di un sistema che è andato avanti per più di mille anni (circa tredici secoli), sul quale la storiografia recente ha preferito indagare in modo superficiale pur essendoci una mole di informazioni incredibilmente vasta.

 

Quale che sia il motivo di questo improvviso scarso interesse per la questione – il senso di colpa per il commercio di schiavi operato dagli europei, la continua necessità di piegare la storia agli interessi politici, il perpetuarsi del mito del buon selvaggio ecc.- è necessario superarlo.

 

Il traffico di schiavi sahariani e sub-sahariani attraverso il Nilo era già piuttosto sviluppato in epoca romana. Una volta preso il loro posto in nord-africa, i musulmani lo migliorarono. L’uso delle piste del Sahara aumentò l’afflusso di schiavi anche dalle regioni dell’africa occidentale e, mano a mano che l’Islam estendeva i suoi confini, il limite dei territori “Dar El Islam” (i cui abitanti si erano sottomessi all’Islam) si spinse sempre più a sud. I territori al di fuori del “Dar el Islam”, detti “Dar el Harb”, erano, almeno in linea teorica, i soli dai quali i musulmani potessero prendere i loro schiavi.

 

Attorno al XII-XIII secolo, la zona del “Dar el Harb” era ormai coincidente con la “Bilad es Sudan”, ovvero la “Terra dei Neri”. Una fonte di schiavi quasi illimitata.

 

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Dic 11 2017

GIULIA TOFANA, LA DONNA CHE UCCISE OLTRE 600 MARITI

Category: Cronaca e notizie,Persone e personaggigiorgio @ 00:04

 

 

Costanze, la moglie di Mozart, ricordò che il compositore era ossessionato dall’idea che qualcuno lo avesse avvelenato con l’acqua tofana.

Dopo due secoli dall’invenzione, da parte di una donna e di una famiglia alquanto particolare, questo liquido riusciva ancora a penetrare nell’immaginario collettivo.

Per comprendere i motivi dell’agitazione mentale che l’acqua tofana insinuava negli uomini, soprattutto nella veste di mariti, dobbiamo fare un salto nel tempo. 

 

Durante il XVII secolo, una cortigiana, fattucchiera, meretrice e quant’altro, di Palermo, elaborò la ricetta per una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna, e quella delle persone che con lei condividevano questo turpe intento.

La donna si chiamava Giulia Tofana, o Toffana, e grazie a questa invenzione divenne ricca e potente.

 

Perché una pozione velenosa riuscì a rendere ricca una donna di misere origini?

Giulia riuscì in breve tempo a far conoscere il suo veleno e a commercializzarlo fuori dalla sua zona d’origine. Il successo fu accelerato dalla volontà di molti coniugi, soprattutto o esclusivamente donne, che sentivano la necessità di divenire vedove, in un’epoca nella quale il divorzio non era riconosciuto.

 

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Dic 10 2017

GLI EFFETTI DEL GLUTINE SUL CERVELLO

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 00:40

 

 

Problemi come disturbi gastrointestinali (IBS), eruzioni cutanee, problemi di assorbimento dei nutrienti e la perdita ossea sono stati segnalati e osservati ormai in larga misura. Fortunatamente per molti, una dieta priva di glutine può alleviare queste condizioni e rivitalizzare la salute. Ma, oltre a questi disturbi, ci può essere un altro motivo per evitare il glutine: il suo effetto sul cervello.

 

La celiachia è una malattia autoimmune causata da intolleranza al  glutine che danneggia il piccolo intestino. Se si ha la celiachia e si consumano cibi con glutine, il sistema immunitario risponde danneggiando l’intestino tenue.

 

Il glutine è una proteina presente nel grano, segale e orzo. Si trova principalmente negli alimenti, ma si può trovare anche in altri prodotti come: medicinali, vitamine e integratori, balsamo per le labbra, la colla per francobolli e buste. La celiachia colpisce ogni persona in modo diverso.

 

I sintomi possono verificarsi nel sistema digestivo o in altre parti del corpo. Una persona potrebbe avere diarrea e dolori addominali, mentre un’altra persona può essere irritabile o depressa o avere frequenti mal di testa ed emicranie. L’irritabilità è uno dei sintomi più comuni nei bambini. Alcune persone non hanno sintomi.

 

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Dic 08 2017

LA STORIA DI DOM PÉRIGNON, QUELLO DELLO CHAMPAGNE

Category: Alimentazione e gastronomia,Persone e personaggigiorgio @ 15:13

Un altorilievo di Dom Pérignon realizzato presso l’abbazia di Saint-Pierre d’Hautvillers 

 

 

Il 24 settembre del 1715 moriva Pierre Pérignon, il monaco benedettino conosciuto come Dom Pérignon e il cui nome è legato alla storia e al marchio di uno degli champagne più conosciuti al mondo (la data della morte è dibattuta da tempo: alcuni storici ritengono fosse morto il 14 settembre, ma buona parte dei libri che ne parlano concorda sul 24). Secondo la leggenda, Pérignon avrebbe importato da Limoux, un paese nella Linguadoca-Rossiglione, il metodo per la rifermentazione in bottiglia alla base del sistema per fare lo champagne. A differenza di quanto viene spesso riportato, Dom Pérignon non era un alchimista: aveva la responsabilità dei vigneti nel monastero di Hautvillers, nella regione della Champagne-Ardenne. A lui è invece giustamente attribuito il merito di avere selezionato con cura i vigneti più adatti da mettere insieme per realizzare lo champagne.

 

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Dic 05 2017

VINO SPUMANTE FRANCIACORTA, QUANDO L’ORIGINE FA LA DIFFERENZA

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 00:04

 

 

E’ tempo di vendemmia, di pensare alla produzione del vino buono per la nuova annata. Il vino della Franciacorta, ormai noto in tutto il mondo, sarà pronto tra breve, come gli altri, per essere imbottigliato.

 

Ma come e dove nasce, quale è l’origine di questo particolarissimo e amato vino?

 

Nei vigneti della Franciacorta, dolci colline verdeggianti di fìlari, dove nel 1961 Berlucchi stappò la prima bottiglia di spumante iniziando a contendere il mercato ai rivali francesi. Che per giunta potrebbero aver dato il nome alla regione vinicola.

 

Narra la leggenda che Carlo Magno, conquistata Brescia ai longobardi nel 774, diede ordine alle sue schiere di accamparsi a Rodengo Saiano; di lì a poco si tennero le celebrazioni di San Dionigi, che il Magno monarca analfabeta aveva giurato di festeggiare a Parigi, così, un po’ per consolarsi ma anche perché il paesaggio gli sembrava familiare, decretò che quella zona era “una piccola Franda”.

 

Poi gli studiosi di etimologia, che si intestardiscono a smontare le leggende, hanno trovato altre spiegazioni, non del tutto concordi: il nome deriverebbe da francae curtes, le piccole comunità di monaci benedettini che nel medioevo erano esentate dalle tasse, in cambio della bonifica e della coltivazione delle terre, oppure da Franca Contea (più o meno il motivo è lo stesso), impostale dalle milizie francesi nel XVIII secolo (che probabilmente neppure ricordavano l’esistenza di un certo Carlo Magno), sempre perché esente da tasse… e le tasse, da tempi immemorabili, pare siano motivo di innumerevoli moti insurrezionali camuffati da patriottismo o indipendentismo.

 

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Dic 04 2017

IL PIANO MASSONICO PER INVALIDARE I SACRAMENTI CATTOLICI SVELATO DAL CARDINALE SUL LETTO DI MORTE

 

 

Una fonte decisamente affidabile rivela che la massoneria, antica nemica della Chiesa, nei suoi piani per la Rivoluzione Conciliare (1965), ha preso delle decisioni atte a condurre la Chiesa a invalidare i Sacramenti Cattolici, non alterandone la forma sacramentale, cosa che li avrebbe resi invalidi in maniera evidente, ma facendo in modo che il Ministro perdesse alla lunga la sua indispensabile intenzione sacramentale.

Questa «fonte affidabile» è un francese che ha avuto numerose conversazioni con un degno prete di Lilla che è stato confessore del Card. Lienart sul suo letto di morte. Paventando senza dubbio le fiamme dell’Inferno, il Cardinale, in agonia, chiese a questo prete di rivelare al mondo la sua confessione, liberandolo dal segreto della Confessione. Questo prete, in pubblico, continuò a mantenere una certa discrezione, ma si rivelò più aperto in privato, in particolare su ciò che il Cardinale gli aveva confessato a proposito del piano, in tre punti, della massoneria per distruggere la Chiesa. Che il Card. Lienart sia entrato o meno nella massoneria alla precoce età di 17 anni, non toglie nulla al fatto che egli rese un gran servizio alla massoneria col suo intervento nel secondo giorno del Concilio, quando, prendendo la parola senza permesso, chiese che i documenti preparati accuratamente dalle Commissioni preparatorie fossero tutti rigettati dall’assemblea.

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Dic 03 2017

LA STORIA DELLA POLENTA… LA POLENTA VENETA…OVVERO I POENTONI DOC I ZE SOLO QUA!

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 02:46

 

 

L’uomo delle caverne sicuramente dovette alimentarsi con cereali che usava macinare grossolanamente tra due pietre e cuocere in acqua bollente. Così fecero i babilonesi, gli assiri e gli egiziani. Dei grani di mais sono stati rinvenuti a Tebe, in una tomba egizia a testimonianza di ciò.

 

Nell’epoca romana la polenta era chiamata con un nome molto simile al nostro, “pultem”.  Essa era fatta con un cereale simile al grano, più duro: il farro , che macinato e cotto, dava una polentina molle, che veniva servita con formaggi e carni varie.

 

Solo con la scoperta delle Americhe e quindi del mais il binomio polenta e mais divenne indissolubile fino ai giorni nostri. Infatti sino ad allora, ripetiamo, la materia-base della polenta non era il mais, ma il farro, il grano saraceno, il miglio, il sorgo o il panico.

 

Solo dopo che Cristoforo Colombo, sbarcato a Hispaniola (l’attuale isola caraibica occupata dalla Repubblica Dominicana e Haiti) ebbe trovato quei grani d’oro, che egli chiama, come aveva udito gli indigeni Tainos chiamarli, MAHIZ (“una specie di fava” scriverà nelle sue lettere indirizzate ai reali di Spagna, “una specie di grano chiamato mahis” 5 novembre 1492), solo allora si comincerà a parlare di “mais”. 

 

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Nov 26 2017

EDOARDO AGNELLI ERA UN SUFI, MA CON PARENTI NEL B’NAI B’RITH’

Edoardo Agnelli  (New York, 9 giugno 1954 – Fossano, 15 novembre 2000)

 

 

Edoardo Agnelli era un Sufi: lo scomodo figlio dell’Avvocato, morto il 15 novembre del 2000, era approdato all’ala mistica dell’Islam. Una mosca bianca, nell’impero Fiat, oggi retto da una famiglia «il cui capostipite fa parte del B’nai B’rith», cioè dell’élite massonica del sionismo più reazionario.

 

Lo afferma l’avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, che pubblica su Facebook una foto del giovane Agnelli raccolto in preghiera: «Se le fonti sono giuste», scrive Carpeoro, la foto è stata scattata a Teheran il 27 marzo 1981 durante la Preghiera del Venerdì, condotta dall’ayatollah Seyyed Khamenei, “guida suprema” della repubblica islamica. Edoardo, in prima fila sulla destra, prega insieme a un Imam «che è famoso per aver avuto forme di collaborazione anche con Battiato». Si tratta di un religioso musulmano che, «appartenendo alla parte sciita dell’ambiente islamico, era anche uno dei capi del movimento Sufi».

 

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Nov 22 2017

LUIGI BERTAGNA: L’ULTIMO «RAGAZZO DELLA FOLGORE» RACCONTA LE BATTAGLIE DI EL ALAMEIN

Foto d’epoca del caporale Maggiore dei paracadutisti Luigi Bertagna

Il tesserino militare di Luigi Bertagna all’età di vent’anni

 

 

STORIA. Il reduce veronese d’Africa era del famoso 5° Battaglione; oltre a lui un altro sopravvissuto risiede in Friuli. Luigi Bertagna, 88 anni: «Si combatteva anche contro mosche, pidocchi e dissenteria»

 

È un ragazzo di 88 anni: ragazzo, perché Luigi Bertagna – classe 1922 – conserva lo spirito del «folgorino» che combatté eroicamente a El Alamein, tra il luglio e il novembre del 1942.

Dal 1986 – dopo esser stato direttore del parco-giardino Sigurtà, a Valeggio – vive a Verona, ed è uno dei due «leoni della Folgore» (ma preferisce «ragazzi», come li chiamavano pure i tedeschi e gli inglesi) reduci ancora viventi del 5° Battaglione, 15ma Compagnia di quella divisione che – come ricordò Paolo Caccia Dominioni – fu all’epicentro del grande ciclone bellico, e il cui sacrificio è stato alto.

L’altro reduce vivente del 5° Battaglione è Pino di Giusto (vive a Pordenone, e il Comune gli ha conferito recentemente la cittadinanza onoraria); del 9° Battaglione, invece, è vivente soltanto il generale Marcello Berloffa.

 

Luigi Bertagna – una memoria eccezionale – ricorda commosso quegli anni, mostrandoci nel contempo una straordinaria documentazione che testimonia la vita di un ragazzo senza dubbio avventurosa. Soprattutto dal 1942 al 1945, fra prima linea prigionia e fughe dai campi concentramento.

 

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Nov 21 2017

BRUNO GIOVANNI LONATI: IL PARTIGIANO CHE UCCISE MUSSOLINI

Bruno Giovanni Lonati, born June 3 1921, died November 13 2015

 

 

Secondo la sua ricostruzione fu lui a sparare al Duce il 28 aprile 1945 nell’ambito di una missione voluta dal governo inglese. Le sue dichiarazioni smentirono la versione ufficiale data dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia

 

IL 12 novembre 2015 moriva Bruno Giovanni Lonati, il partigiano che nel 1994 si assunse la responsabilità della  uccisione di Mussolini, smentendo la versione ufficiale del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Lonati, aveva 94 anni, e si è spento domenica nella sua casa di Brescia, dove si era ritirato dopo la pensione, e i funerali si sono tenuti lunedì 16 novembre 2017 mattina nella chiesa bresciana di Sant’Angela Merici.

 

Noto durante la Resistenza con il nome di “Giacomo“, l’uomo era a capo della 101esima Brigata Garibaldi, nonché comandante di una divisione partigiana attiva a Milano. La sua confessione su quello che successe il 28 aprile 1945, poco dopo le ore 11, in una stradina a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como, fece il giro del mondo, e da ormai da 21 anni, alimenta la tesi che Benito Mussolini sia stato in realtà ucciso nell’ambito di una missione segreta voluta dagli inglesi e diretta dall’agente segreto John Maccaroni, detto “il capitano John”, ufficiale dello Special Operations Executive.

 

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Nov 20 2017

L’INNO DI MAMELI? NON È L’INNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, MA QUELLO DEI MASSONI

 

 

di Ignazio Coppola

 

Tratto da I Nuovi Vespri

 

Vi siete mai chiesti perché il nostro inno nazionale inizia con la parola “fratelli” ? E, su questo vi siete mai data una risposta? A tal proposito vale bene ricordare che l’inno di Mameli non è mai stato l’inno ufficiale della Repubblica italiana, bensì un inno ufficioso o, per meglio dire “precario” come, del resto, lo è la maggior parte di tutto ciò che avviene in questo nostro Paese. A ben vedere, per quanto infatti diremo, il “precario” e ufficioso inno di Mameli si può definire a buon diritto l’inno che la massoneria impose alle nascente Repubblica italiana nel lontano 1946 in sostituzione della “marcia reale” che aveva caratterizzato il precedente periodo monarco-fascista.

 

 

“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”: queste infatti sono le prime parole dell’inno di Mameli. Un inno, come si intuisce, di chiara connotazione massonica, musicato da Michele Novaro e scritto nell’autunno del 1847 dal “fratello” Goffredo Mameli (al quale, a riprova della sua appartenenza e devozione ai liberi muratori, sarà poi dedicata a futura memoria una loggia) che, non a caso e da buon “framassone”, lo fa iniziare con la sintomatica e significativa parola “Fratelli”.

 

Un inno scritto dal “fratello” Goffredo Mameli nel 1848 e riproposto un secolo dopo, il 12 ottobre 1946, da un altro “fratello”, il ministro delle guerra dell’allora governo De Gasperi, il repubblicano Cipriano Facchinetti, da sempre ai vertice della massoneria, con la carica di Primo sorvegliante nel Consiglio dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia e affiliato alla loggia “Eugenio Chiesa”.

 

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