Giu 25 2016

DONNE SARDE: CAPO COPERTO E… L’ INFINITA GRAZIA
 DEL LORO SENO

Category: Popoli e nazionigiorgio @ 00:03

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Per quanto svariati siano gli acconciamenti femminili della Sardegna, hanno però quasi tutti questi due caratteri eccezionali: molta copertura nel capo, e grazia infinita per lasciar indovinare le bellissime bellezze del seno.” (Paolo Mantegazza).

 

Il decantato seno delle donne sarde, lo stesso che “colpì” i padri gesuiti tra il 1825 e il 1840, al punto tale, da consigliare alle donne campidanesi di coprirselo con una pezzuola di stoffa, da allora detta su parapettu.

 

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 DEL LORO SENO”


Giu 24 2016

IL CARTIGLIO DEL FARAONE

Category: Bibbia ed Egittogiorgio @ 00:08

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Cartiglio Nefertari

 

Per gli antichi egizi la parola aveva un magico potere: il nome evocava, creava, “era” la cosa nominata. Chiamarsi “Protettore dell’Egitto” voleva dire divenirlo realmente.

Questi concetti davano un potere creativo tanto alla scrittura geroglifica, quanto alle raffigurazioni.

 

Per questo il nome del cartiglio era fondamentale per il sovrano, che ne possedeva ben cinque: la  “titolatura” reale.

 

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Giu 23 2016

NELL’ANTICO EGITTO OGNI COLORE AVEVA UN PERCHÉ

Category: Bibbia ed Egittogiorgio @ 00:21

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Per gli antichi Egizi ogni colore aveva un preciso significato.

 

Il verde ed il turchese, che richiamavano la vegetazione e l’acqua, rappresentavano giovinezza e rigenerazione.

 

Il blu dei lapislazzuli simboleggiava i loro capelli.

 

Per ottenere il celeste si utilizzava l’azzurrite.

 

Il rosso era il deserto e perciò il caos ( gli egizi elencavano i nomi delle entità ritenute pericolose).

 

A questo colore si contrapponeva il nero della terra fecondata dal limo che simboleggiava l’eterno rinascere della natura.

 

Il nero era ricavato dal carbone o dall’ossido di manganese.

 

Il giallo, il colore dell’oro, era associato alle membra degli dei.

 

Per ottenere il giallo usavano l’ossido di ferro idratato.

 

Il bianco ovverosia l’argento, corrispondeva alle loro ossa.

 

Il bianco si ricavava dal gesso o dal calcare, finemente tritato.

 

Per i marroni si mescolavano ossido di ferro e pigmenti bianchi.

 

Per il rosso si utilizzava l’ossido di ferro anidrato.

 

Il verde veniva prodotto polverizzando la malachite.

 

A partire dalla XII dinastia fa la sua comparsa l’arsenico.

 

Il legante per i colori non è stato ancora identificato con sicurezza. Forse venivano utilizzati materiali gommosi, cera d’api e bianco d’uovo.

 

Fonte:             http://www.anticoegitto.net/

 


Giu 22 2016

PERCHÉ L’EGITTO SI CHIAMA EGITTO E PERCHÉ L’ALTO EGITTO È IN BASSO ?

Category: Bibbia ed Egittogiorgio @ 08:50

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Il primo ad usare il nome Aigyptos fu il poeta greco Omero.

Questa parola era la versione greca di “Hikuptah”, termine che in babilonese indicava il tempio di Ptah a Menfi, noto come “Castello del Ka di Ptah”.

Gli antichi Egizi, invece, chiamavano il loro paese Kenet o Kemi, cioè “terra nera”, riferendosi alla feconda terra coperta dal nero limo lasciato dalle piene del Nilo.

La zona desertica era invece chiamata Dashret, “la terra rossa”.

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Giu 21 2016

L’ ARCHEOLOGO ZIVIE: CI VUOLE PRUDENZA SULLE NUOVE CLAMOROSE SCOPERTE SU TUTANKHAMON

Category: Archeologia e paleontologia,Bibbia ed Egittogiorgio @ 02:06

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Bisogna ritrovare la calma, lasciar decantare l’emozione dopo le rivelazioni sul Dna delle mummie egiziane, perche’ ragionando secondo il rigore scientifico ci sono poche certezze. In particolare, se e’ ormai scontato che il mitico Tutankhamon non e’ morto assassinato, non e’ poi cosi’ matematicamente sicuro che sia figlio di Akhenaton: non e’ certo al 100% che la mummia su cui e’ stato prelevato il campione di Dna sia proprio quella di Akhenaton.

 

Percio’ occorre lasciar lavorare la ricerca. A riportare ordine nel trambusto provocato dalle dichiarazioni della scorsa settimana di Zahi Hawass, vice ministro della cultura e segretario generale del Consiglio supremo delle antichita’ egiziane, e’ Alain Zivie, capo della missione archeologica francese dell’insieme di tombe denominate Bubasteion a Saqqara.

 

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Giu 20 2016

ROMA. SCOPERTE DALLE CATACOMBE DI SANTA TECLA: TROVATE LE ICONE DEGLI APOSTOLI PIETRO E PAOLO E FORSE GIACOMO E GIOVANNI

Category: Chiesa Cattolica,Storia e artegiorgio @ 00:13

 

ROMA CATACOMBE DI SANTA TECLA - Fotografo: BENVEGNU_-GUAITOLI-LANNUTTI

ROMA CATACOMBE DI SANTA TECLA – Fotografo: BENVEGNU_-GUAITOLI-LANNUTTI

 

Sulla via Ostiense, a poca distanza dalla Basilica di San Paolo fuori le mura

 

Continuano le sorprese sul fronte dell’archeologia sacra. Gli scavi sono eseguiti dalla Pontificia commissione di Archeologia sacra presieduta da Monsignor Gianfranco Ravasi. Le ipotesi e le voci che più si sentono sono quelle che in un cubicolo siano stati scoperti altre due icone di Apostoli, si dice che raffigurino forse Giacomo e Giovanni, e ancora un Daniele tra i leoni e il sacrificio di Isacco. Si sta lavorando con il laser per ripulire la patina calcarea che ricopre la volta dell’ipogeo.

 

Nel giugno scorso, nella ricorrenza dell’anno giubilare di San Paolo, fu scoperta una icona raffigurante l’Apostolo delle genti risalente al IV secolo d.C. Il volto di San Paolo ha la fronte ampia e con rughe, barba lunga a punta, l’Apostolo è raffigurato con i tratti tipici del pensatore.

 

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Giu 19 2016

VOLETE SAPERE CHI ERA DAVVERO MOHAMMED ALÌ FUORI DAL RING? RILEGGETE L’INTERVISTA CHE GLI FECE ORIANA FALLACI A NEW YORK, NEL MAGGIO 1966, PER “L’EUROPEO”

Category: Persone e personaggigiorgio @ 09:47

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Oriana Fallaci – Mohammed-Ali

 

Da “Libero quotidiano”

 

Per gentile concessione di Edoardo Perazzi, erede di Oriana Fallaci, pubblichiamo ampi stralci dell’intervista con Mohammed Alì che la scrittrice fiorentina realizzò per L’Europeo. Il testo uscì il 26 maggio 1966, col titolo “Che aspettano a farmi presidente di uno Stato dell’Africa?”. L’intervista è contenuta nel volume antologico “Le redici dell’odio. La mia verità sull’Islam”, uscito per Rizzoli nel 2015 e appena ristampato in edizione economica.

 

Un pagliaccio simpatico, allegro, e innocuo. Chi non ricorda con indulgenza le sue sbruffonate, le sue bugie, i suoi paradossi iniziati alle Olimpiadi di Roma quando mise in ginocchio ben quattro avversari, un belga un russo un australiano un polacco, e la medaglia d’ oro non se la toglieva neanche per andare a letto, imparò per questo a dormire senza scomporsi, Dio me l’ ha data e guai a chi la tocca.

 

Nei ristoranti, nei night-club, entrava avvolto in una cappa di ermellino, in pugno uno scettro: salutate il re, io sono il re. Per le strade girava guidando un autobus coperto di scritte inneggianti alla bellezza, la sua bravura, o una Cadillac color rosa salmone, i cuscini foderati in leopardo. Sul ring combatteva gridando osservate come mi muovo, che eleganza, che grazia, e se lo fischiavano rideva narrando che il primo pugno lo aveva tirato alla mamma a soli quattro mesi, sicché la poveretta cadde knock out mentre i denti schizzavano via come perle di una collana.

 

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Giu 18 2016

LA DIETA MILLENARIA DEI MONACI TIBETANI PER UN ALTO LIVELLO DI COSCIENZA E VITALITÀ

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 00:03

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I monaci tibetani sono conosciuti per vivere incredibilmente a lungo e questo non ci sorprende più di tanto se consideriamo lo stato di pace in cui vivono e il paradiso incontaminato in cui vivono. E’ importante quindi anche analizzare qual è la loro dieta per comprendere come un corpo così in pace si nutra per avere alti livelli di coscienza ed energia per svolgere le attività quotidiane anche in avanzatissima età.

 

Bisogna subito dire che esistono tante diverse scuole di buddismo e quindi dire che i buddisti sono vegetariani o vegani non è esatto. Nella scuola Theravada infatti si afferma che il Buddha permetteva ai suoi discepoli di mangiare pollo, pesce, uova evitando però il bovino che era ritenuto sacro in India.

 

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Giu 17 2016

DIETA DEL GRUPPO SANGUIGNO SECONDO IL DOTT. MOZZI

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 01:05

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Piero Mozzi al mercatino prodotti biologici  di Appiano

 

DIETA DEL GRUPPO SANGUIGNO ZERO SECONDO IL DOTT. MOZZI

 

La dieta del gruppo sanguigno 0, secondo il Dott. Mozzi, prevede la distinzione tra alimenti considerati benefici, che possono essere consumati senza problemi, alimenti neutri, che sono meno validi rispetto ai primi, ma ammessi nell’alimentazione, e alimenti nocivi, che risulterebbero dannosi per l’organismo e che, quindi, dovrebbero essere evitati. Le persone con gruppo sanguigno 0 dovrebbero evitare gli alimenti che contengono glutine, perché le lectine di questa proteina interferiscono con l’attività dell’insulina e di conseguenza rallentano il metabolismo. Tutto questo può causare, nel corso del tempo, un aumento del peso corporeo e l’insorgenza di alcune patologie, come il diabete.

 

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Giu 16 2016

LE SEI REGOLE DI ORWELL PER LA BUONA SCRITTURA

Category: Pensieri e parolegiorgio @ 00:18

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George Orwell

 

Un linguaggio corrotto è sintomo di un modo di pensare corrotto. E scrivere male ha conseguenze politiche. Così pensava lo scrittore inglese, invitando tutti a riparare al danno

di LinkPop

 

La nostra civiltà è in una fase decadente. E il nostro linguaggio non può che condividere questo crollo”.

Così diceva, nel 1948, George Orwell, a proposito della civiltà e della lingua. Era una delle tante lamentationes sulla continua e inevitabile corruzione della lingua. Ce ne erano state tante prima di lui, ce ne sono state altre dopo.

Orwell collega questa decadenza alla politica: “I discorsi dei politici sono, in larga parte, la difesa dell’indifendibile”. Il colonialismo, le deportazioni e i bombardamenti erano camuffati con parole nuove, espressioni edulcoranti, passaggi descrittivi creativi perché la pace interiore del lettore non venisse turbata. “Immagini usurate”, diceva Orwell, e “mancanza di precisione” erano il segno più evidente dello scadimento culturale.

 

In mezzo a questo disastro, però, la possibilità di salvarsi, o quantomeno galleggiare, c’era. E lo scrittore inglese la racchiude in un piccolo elenco di regole da seguire con molta cura. “Imparare a scrivere male è facile”, diceva. “In certi lavori (accademia, giornalismo, linguaggio aziendale) è quasi inevitabile”.

La buona notizia è che “il processo è reversibile”. Basta seguire queste norme di linguaggio, raccontate in questo saggio.

 

1) Mai usare una metafora, una similitudine o altre figure retoriche che sei già abituato a vedere stampate in giro

 

2) Mai usare una parola lunga, quando una breve può sostituirla senza modificarne il senso

 

3) Se si può tagliare qualcosa, la si tagli

 

4) Mai usare la forma passiva quando si può usare l’attivo

 

5) Mai usare una parola straniera, o del linguaggio tecnico-scientifico, o dialettale se si può pensare una parola corrispondente nell’inglese di ogni giorno (ma vale anche per l’italiano)

 

6) Infrangi pure tutte queste regole se la scelta è di dire qualcosa di barbaro

 

Per “barbaro” non è chiaro cosa intendesse, ma ognuno ha i suoi metri di giudizio. Due cose sono notevoli: Orwell si concentra sulla parola, al massimo sul sintagma, e mai sulla forma della frase (a parte la differenza attivo/passivo). Ma soprattuto, Orwell spiega bene che tutte queste regole devono valere per la scrittura “professionale”. La lingua letteraria, invece, è un’altra cosa. E con quella non ci sono regole che tengano.

 

Fonte: da LINKIESTA.it del 23 maggio 2016

Link: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/05/23/le-sei-regole-di-orwell-per-la-buona-scrittura/30463/

 


Giu 15 2016

PRIMA ANCORA CHE IL DIRITTO A EMIGRARE VA RIAFFERMATO IL DIRITTO A NON EMIGRARE

Category: Chiesa Cattolica,Società e politicagiorgio @ 00:12

PRIMA DEL DIRITTO DI EMIGRARE

 

 

Prima ancora

che il diritto a emigrare

va riaffermato

il diritto a non emigrare

cioè a essere in condizione

di rimanere nella propria terra

 

Papa Benedetto XVI

 


Giu 14 2016

INFANZIA E CRESCITA DEL FEMMINICIDA

Category: Società e politicagiorgio @ 00:02

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Femminicida per età mentale

 

Dopo che “tutta la città ne parla”,  e poi la società passa ad altro senza una diagnosi, aspettiamo il prossimo “femminicidio”: già il termine mette fuori strada, serve come falsa diagnosi ideologica (un “delitto di genere”, ho sentito persino dire) che assolve la “cultura” corrente, quella della  liberazione sessuale, e della società che si gloria di non essere “repressiva”.

 

A  costo di ripetersi, bisogna richiamare l’idea della “invasione verticale dei barbari”.

Ogni nuova generazione di neonati è una invasione di barbari  che invadono non dall’esterno, ma dall’interno e dal basso  la società; la società ha il compito di educarli,  disciplinarli, renderli civili prima che diventino adulti. Il che significa anche – soprattutto – fargli subire dei sacrifici e delle sconfitte esistenziali, in modo da far maturare i loro caratteri.

 

Come  sicuramente avete avuto modo di constatare, un  bambino fra i 3 e i 5  anni è  un mostro morale: strillante, imperioso, spaccatutto, pieno di rabbia, del tutto soggetto ai suoi impulsi immediati,  è  pronto ad uccidere, bruciare e distruggere  se non li soddisfa.   Il treenne mette a segno infatti numerosi tentativi di omicidio – di fratelli, di papà e mamme, di cani e gatti, di oggetti che lo ostacolano  in  qualunque modo  e non pochi atti di autolesionismo criminale (ingoiare automobiline…).

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Giu 13 2016

DA EBREO, SONO CONTRO IL REATO DI NEGAZIONISMO

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Di Roberto Della Seta

 

È giusto ed è utile introdurre una specifica sanzione penale per chi nega la Shoah? La questione, di cui si discute da anni, ritorna di attualità ora che il Senato ha approvato quasi all’unanimità (tra i pochissimi astenuti la senatrice a vita Elena Cattaneo) un disegno di legge che intervenendo su una legge del 1975 – la cosiddetta legge Reale nata per contrastare i fenomeni di terrorismo – dispone un aumento di pena di tre anni di carcere per i casi nei quali l’istigazione e l’incitamento a commettere atti di discriminazione razziale, reato già presente nel codice penale, si fondano “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah ovvero dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra”.

 

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Giu 12 2016

GIANNI MURA: IL PROBLEMA DEL GIORNALISMO È CHE NON SI OCCUPA PIÙ DELLA REALTÀ

Category: Media e informazione,Persone e personaggigiorgio @ 08:19

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Gianni Mura

 

Una conversazione a tutto campo con Gianni Mura, su come è cambiato il mondo e su quello che ci siamo persi, da Milano al mondo dell’informazione

 

Ad arrivarci in bicicletta, poco dopo l’ora di pranzo di un giorno bollente di giugno inoltrato, la sede milanese di Repubblica sembra una specie di avamposto in un territorio ostile e alieno. A poche centinaia di metri da piazzale Lodi, i suoi due palazzi di vetro — un parallelepipedo slanciato per Manzoni, un cubo tozzo per il gruppo L’Espresso — sono sormontati da una decina di parabole che captano il mondo, lo stesso mondo che le diverse decine di giornalisti che in quel cubo ci lavorano ogni giorno, cercano, chi più chi meno, di raccontare e interpretare.

 

Nel labirinto di stanze e corridoi di quel cubo c’è anche una stanza occupata quasi per intero da una scrivania affollata di documenti, libri, appunti, con un pacchetto di MS light che spunta in mezzo alle carte. È un disordine che lascia al computer soltanto il minimo spazio vitale. Un’emarginazione del digitale che forse è casuale, anche se, dopo aver parlato con il proprietario, viene da pensare che in qualche modo non lo sia, ma che sia piuttosto una sorta di psicosomatismo dello spazio che reagisce e si adegua a chi lo occupa.

 

Dietro alla scrivania c’è un signore di 70 anni dallo sguardo limpido, un’espressione vagamente malinconica e una barba grigia, tranquillizzante come il tono di voce, i cui sporadici scatti si manifestano a livello lessicale. Si chiama Gianni Mura ed è uno dei più bravi giornalisti sportivi italiani di sempre. Anzi, meglio, è tra le migliori penne del giornalismo italiano di tutti i tempi, punto.

 

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Giu 11 2016

CECILIA CARRERI. «IO, LA GIUDICE VELISTA TRAMUTATA IN MOSTRO»

Category: Giustizia Legula e Leguleigiorgio @ 00:02

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Cecilia Carreri

 

Avete presente «la giudice malata» che «fa la velista» (Corriere della Sera), la «giudice in mutua condannata dal Csm» perché «aveva partecipato a una regata transoceanica» (La Stampa), la «toga fannullona» che «si fingeva malata ma girava il mondo in barca» (Il Giornale)? Ma sì che ve la ricordate, titoli come questi non si dimenticano facilmente.

Be’, le cose non sono andate affatto come le abbiamo sempre raccontate.

Primo: quando Cecilia Carreri partecipò alla regata Transat da Le Havre a Salvador de Bahia, citata da tutti i giornali, non era né «in mutua» né in malattia: godeva di un regolare periodo di ferie.

Secondo: a prescriverle l’attività fisica, compresa quella nautica, per alleviare il suo stato di sofferenza fisica e psichica furono i medici Leonardo Trentin (terapia antalgica, ospedale San Bortolo di Vicenza), Enrico Castaman (ortopedia, ospedale di Montecchio Maggiore) e Luigi Pavan (psichiatria, Università di Padova), che non sono mai stati né interrogati né tantomeno inquisiti.

Terzo: il Gip di Trento ha archiviato «perché il fatto non sussiste» il procedimento penale per truffa ai danni dello Stato; anzi, la perizia ordinata dal Pm ha accertato che la magistrata soffriva davvero di una grave patologia lombosacrale con discopatie multiple e di uno stato depressivo importante, dovuto alla morte dei genitori, come attestato da 68 certificati medici, da 7 Tac e dalla cartella clinica del reparto di terapia antalgica e come avvalorato da tutte le visite fiscali, tanto che non le fu mai revocata l’aspettativa per motivi di salute.

Quarto: non è stata condannata e neppure censurata quale assenteista, «per cui darmi della falsa malata costituisce a tutti gli effetti una calunnia».

Quinto: a stroncarle la carriera sono stati i suoi colleghi di sinistra dalla coscienza sporca. La giudice skipper s’era infatti macchiata di colpe inescusabili: lavorava più di loro (il fascicolo personale parla per lei); denunciava le gravi illegalità commesse a palazzo di giustizia; veniva celebrata dalla Gazzetta dello Sport e da Le Figaro come «il magistrato che sfida il mare verticale»; soprattutto non s’era mai iscritta ad alcuna corrente della magistratura e non aderiva agli scioperi di categoria.

 

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