Mar 28 2020

LA PERDITA DEL RICCORDO

Category: Cultura e dintorni,Scuola e universitàgiorgio @ 10:28

La migliore scuola del mondo

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Ricordo quando mio nonno veniva a mangiare la domenica da noi, e io lo portavo alla finestra del balcone per mostrargli le nuvole all’orizzonte:

“Nonno pioverà”?

“None. Non sono nuvole di pioggia, quelle!”

Non ricordo una sola volta in cui il nonno mi abbia risposto che sì, sarebbe piovuto. E non si è mai sbagliato, perché la memoria di 70 anni passati a rompersi la schiena nelle campagne arse dal sole, in attesa di una pioggia che non arrivava mai, non lascia spazio a facili ottimismi. Nemmeno a 80 anni. E non si smette mai di essere contadini, nemmeno da pensionati.

Ne stanno morendo tanti, di pensionati e di nonni, in questi maledetti giorni di pestilenza. Perché il coronavirus si accanisce soprattutto su di loro, lasciando illesi i più giovani e affidando la sorte di chi sta in mezzo ad una tragica riffa tra chi ha un sistema immunitario virtuoso, e chi invece si scopre improvvisamente fragile.

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Mar 27 2020

I GHIRI NELLA CUCINA VENETA

Category: Alimentazione e gastronomia,Veneto e dintornigiorgio @ 08:33

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Parlavo stamattina col mio dirimpettaio di bosco (lui ha la proprietà del bosco di fronte alla casa), e mi assicurava che il “gir in tecia” (ghiro in tegame, in umido), era considerato una prelibatezza da contendere al gatto di casa. Hanno gli ossicini piccoli (intendeva che finiva tutto sotto i denti) ma la carne delicatissima e tenera, a differenza dello scoiattolo, che ce l’ha legnosa. Oggi è un tipo di cucina non più praticato, almeno credo, con somma gioia dei simpatici animaletti che nutro io stesso con le mele del “pomaro” di casa, ma fino a una quarantina di anni fa tutto concorreva a placare la fame, e se era buono di sapore, era particolarmente gradito.

Come potete leggere sopra, oggi la caccia è vietata, e il povero ghiro può finire  come preda  solo di gatti domestici, volpi, faine. Chi  abita in mezzo al bosco deve stare però attento: è un animale infestante e se trova un pertugio si infilerà dentro casa vostra, specie in soffitta che diventerà un breve una nursery di simpatici ghiretti che vi lorderanno però con gli escrementi il pavimento e vi terranno svegli con tossicchiamenti vari e salti di contentezza (la loro) tutte le notti. Sono animali non molto veloci, per cui un gatto adulto ne può catturare anche più di due o tre per sera. Lo testimoniano le code che trovo intorno casa.

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Fonte : srs di  Millo  Bozzolan, da Veneto storia  del 1 dicembre 2015

Link: https://www.venetostoria.com/?p=5857&fbclid=IwAR37MG3a6togTEQg_KLzkW_EveGo6pGlVpw-4UHLBqqDUsS_Y95uomL2zkE


Mar 26 2020

FELTRE – MONUMENTO ALL’EMIGRANTE DI ANTONIO BOTTEGAL

Monumento all’emigrante di Antonio Bottegal.

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Quando andavo a Milano per lavoro, prima di entrare nella stazione di Feltre, mi voltavo a guardare oltre le vette in direzione di San Donato, mio paese natale. Ricordo che provavo una stretta al cuore perché in quel momento era come se tagliassi ogni legame con la mia gente. Io però andavo solo a Milano! Cosa avranno provato allora i nostri emigranti che partivano per l’estero, recandosi in Svizzera, Germania, America e Australia, sapendo che non sarebbero tornati, o solo dopo anni!


Uomini laboriosi, intraprendenti, rotti ad ogni fatica che sono riusciti a fare grande il nome dell’Italia nel mondo, a prezzo di enormi sacrifici e, talvolta, della loro vita. La loro è stata una fuga di forza-lavoro, che ha penalizzato il nostro Paese negli ultimi due secoli.
Ecco, allora, che il mio emigrante appare come un uomo imponente, massiccio, che nel modellato scabro rivela il carattere montanaro, simbolo di forza e prestanza fisica, fiero e consapevole delle sue capacità di cambiare il proprio destino in una vita migliore. Mentre si avvia al treno si volta a guardare il paese e il suo viso, pur nella fierezza del portamento, tradisce l’emozione del distacco. Le mani sono grandi, simili a strumenti di lavoro, la sinistra chiusa a pugno sottolinea rabbia e determinazione, grandi i piedi che hanno percorso le strade del mondo e la piccola valigia di cartone, contenente poche e povere cose, resta pur sempre un pesante fardello, inseparabile compagno di viaggio.

Fonte: di Ettore Beggiato; da Facebook di  Beggiato  del 26 marzo 2020

Link: https://www.facebook.com/ettore.beggiato


Mar 25 2020

IN RICORDO DI BEPIN SEGATO, L’AMBASCIATORE DELLA SERENISSIMA MORÌ IL 24 MARZO 2006

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 20:05

Giuseppe Segato

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Giuseppe Segato era nato a Borgoricco (Pd) il 17/06/1954,  laureato in scienze politiche all’Università di Padova con una tesi di storia veneta, autore di diversi volumi (Il mito dei Veneti, Io credo, Uno sconfitto di successo e altri); era l’ambasciatore dei Serenissimi che il 9 maggio 1997 occuparono il Campanile di San Marco a Venezia: per questo fu condannato a tre anni e sette mesi di reclusione, subendo tre carcerazioni e l’affido ai servizi sociali.

Le sofferenze patite lo portarono a morte prematura il 24 marzo 2006, a soli 52 anni.

Vorrei riproporre  a quanti non hanno avuto modo di conoscerlo, alcune note che avevo scritto qualche anno fa.

“Ho conosciuto Bepin Segato in una delle tante riunioni spontanee e semiclandestine che hanno caratterizzato l’area venetista verso la fine degli anni ottanta e fui colpito dalla sua mitezza e dalla sua dimensione in qualche modo “spirituale”: mentre noi parlavamo di progetti politici, di manifesti, di scritte murali e tutto il resto, Bepin Ti portava con le sue elaborazioni in un altro mondo nel quale emergeva comunque  la Sua inattaccabile fiducia nella capacità dei Veneti di riappropriarsi del proprio destino, della propria storia.

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Mar 19 2020

DURI I BANCHI!

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 18:29

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In Veneto impari fin da piccolo che:
“Non ce la faccio” – non si può dire.
“Non ci riesco”- non esiste.
“Sono stanco”- non è mai abbastanza.
Cresci così, un po’ chiuso, un po’ con la convinzione di non essere mai all’altezza.
Ecco come li riconosci i veneti: testa bassa e a lavorare.
I veneti, quelli veri, sono polentoni.
Si…perche’ la polenta è ciò che li rappresenta.
Ruvida, dura e fredda fuori, con quella crosticina che si forma appena sfornata.
Tenera e avvolgente dentro, non ti delude mai.
I veneti sono proprio così: un po’ tonti, ruvidi e schivi;
Ma dentro sono buoni e dal cuore tenero.
Lo so, lo so, niente di speciale la polenta: acqua, sale e farina gialla;
Ma si sa, le cose semplici sono speciali perché rassicuranti, perché ci sono…
I veneti ci sono.
Sempre.
Ci puoi contare.
Piange il Veneto.
Senza far rumore, per non disturbare.
Giace a terra, fatta a pezzi da un nemico vigliacco subdolo, che non si fa vedere.
Gli occhi sono bassi, tristi e pieni di paura.
Ci sono solo ambulanze e silenzio.
Veneto tu non mollare proprio adesso.
Ricordi?
“Non ce la faccio”- non si può dire.
“Non riesco” – non esiste
“Sono stanco” – non è mai abbastanza.

.DURI I BANCHI

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Elena Zanon‎ a Made in VENETO

-tratto dal web –


Mar 15 2020

CORONAVIRUS STRADE DESERTE E PM10 IN SALITA

Category: Geografia e ambiente,Monolandiagiorgio @ 17:19

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Verona  15 marzo 2020

Ecco la prova che le  auto  incidano poco o niente   nello  sviluppo  di PM10… cinque giorni di strade quasi deserte e il PM10 non ha fatto altro che salire… solo il vento di ieri lo ha fatto calare…


Mar 09 2020

RESTI DELLA PRIMA CHIESA DI SAN GREGORIO – VERONA, VIA MADONNA DEL TERRAGLIO.

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 12:50

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Verona – La prima notizia della chiesa risale al 1270, quando venne fondata dalla compagnia laica dei Penitenti; all’edificio sacro era annesso un piccolo ospedale. 

Grazie ad un testamento del luglio 1414, quando i coniugi Montebello dell’Isolo di sotto donarono alcuni beni all’ospedale, ed ad un inventario del 1550 sappiamo che il nosocomio disponeva di quindici posti letto. 

La chiesa, con l’ospedale e due oratori, venne demaniata dai francesi nel 1806; due altari furono trasportati nella chiesa di Mazzurega. 

Della chiesa attualmente rimangono solo un tratto di muro ed un portale gotico in marmo rosso veronese. 

Era detta “di San Gregorio” anche una piccola porta delle mura scaligere, attualmente visibile all’interno del santuario della Madonna del Terraglio.

Fonte: srs di Giuliano Meneghini; da facebook, La me bela Verona del 5 marzo 2020

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Link: https://www.facebook.com/groups/454563944580329/permalink/2788584151178285/


Mar 08 2020

PERCHE’ DICIAMO CIN CIN

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Il termine Cin-Cin deriva dal cinese: Ch’ing Ch’ing che significa prego-prego. 
Secondo la tradizione, i marinai inglesi negli anni imperiali del fiorente commercio con la Cina, portarono in Europa questo termine come saluto cordiale e scherzoso. 

Con il tempo venne associato al brindisi per somiglianza onomatopeica.

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Fonte:  Cantina F.lli Lozzo

Link: https://www.dalozzovini.it/?fbclid=IwAR1id0nYOVjoPFuJGg1BfL6HaNHni4rQnief_pHEtErPGevhjTT9FoMsJHA


Mar 04 2020

I CESSI

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 17:09

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Se non ogni fameja, almanco un paro, in ogni corte, gavèva ‘na stalèta con ‘na vachèta e, Tutte: galine e coniji. I Mii, anca pai e ochi e i Tura, che i gavèva tanta tera, anca un musso par tirare i carèti de erba, fèn o legna. El Musso, comunque, era de uso promiscuo, bastàva domandarlo e Chichi lo imprestava.

Le galine le se rangiàva nel punàro, che ogni tanto, però, vegnèva netà dai schitì che parevano come un pavimento spussolente. I me mandava sempre mi nettare el punàro e me impienavo anca de piocci pulxini. Che spissa intanto, prima che me mama me lavasse col saòn col’l solfàro. 

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Feb 28 2020

TOUCH ME…..TOCA MI…..TOCCA A ME

Category: Pensieri e parolegiorgio @ 19:59

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Le tocco il cuIo(ne) e mi rendo conto che, nonostante la montagna di anni che mi porto sulle spalle, la cosa non passa inosservata ai piani bassi.
Lei sorride.
Per quanto di cattivo gusto, soprattutto all’interno di un locale pubblico, questo mio gesto da teenager in calore sembra farle piacere.

Abbiamo passato una vita insieme.
La verità è che mi auguro di poterle toccare il cuIo anche nel corso della prossima.

I nostri figli sono diventati genitori.
I loro figli, i nostri nipoti, sono invece alla prese con i primi amori.
Corrisposti e non.
Tutto come da copione.

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Feb 21 2020

PADRE NOSTRO IN ARAMAICO

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IL PADRE NOSTRO NEL TESTO IN  ARAMAICO PESHITTA D’OCCIDENTE, MATTEO  6:9-13

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TRADUZIONE DALL’ARAMAICO PESHITTA D’OCCIDENTE DEL TESTO DI MATTEO 6:9-13

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IL PADRE NOSTRO

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Padre Nostro che sei ovunque,

Sia santificato il Tuo nome.

Lascia che venga il Tuo regno (consiglio).

Lascia che si compia la tua volontà (desiderio)

così come nell’universo, anche sulla terra.

Procuraci di giorno in giorno il pane di cui abbiamo bisogno.

E perdona le nostre offese,

come noi abbiamo perdonato coloro che ci hanno offesi.

E non lasciarci entrare in tentazione 

ma liberaci dall’errore.

Perché Tuo è il regno,

la potenza e la gloria

per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

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PADRE NOSTRO NEL TESTO IN  ARAMAICO PESHITTA D’ORIENTE, MATTEO  6:9-13

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PADRE NOSTRO,  TRADUZIONE DALL’ARAMAICO PESHITTA D’ORIENTE  DEL TESTO DI MATTEO 6:9-13

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Il PADRE NOSTRO

Padre Nostro che [sei] ovunque (cieli),

Sia santificato il Tuo nome.

Lascia che venga il Tuo regno (consiglio).

Lascia che si compia

la Tua volontà (desiderio o richiesta)

così come in cielo [nei cieli] (universo),

anche su [la] terra.

Dacci (Procura per noi)

il pane per il nostro bisogno

di giorno in giorno.

E perdona a noi  le nostre offese,

così come noi

abbiamo perdonato

coloro che ci hanno offesi.

E non lasciarci entrare in tentazione

ma liberaci dal male (da errori).

Perché Tuo è [sono]

[il] regno,  e [la] potenza, e [la] gloria

per tutti i secoli, dei secoli.


Amen.

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Fonte: srs di Rocco A.Enrico


Feb 10 2020

PADRE NOSTRO, DUE TEOLOGI BOCCIANO LA NUOVA TRADUZIONE

Category: Chiesa Cattolica,Cristiani e Cristianesimogiorgio @ 19:37

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Padre nostro vecchio e nuovo. «Quel “non abbandonarci alla tentazione” è un cedimento al buonismo dilagante nella Chiesa.

La vecchia traduzione resta la migliore».

 Parla monsignor Nicola Bux

by  Aldo Maria Valli

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«E non ci indurre in tentazione» oppure «e non ci abbandonare alla tentazione»?

Fra tanti motivi di divisione già esistenti, ora i cattolici italiani ne hanno un altro, che riguarda addirittura la preghiera insegnata da Gesù. Ma perché si è voluto cambiare? Che cosa ha spinto i vescovi a questa decisione? E ora che succederà?

Ne parliamo con monsignor Nicola Bux, liturgista, già consultore dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche di Benedetto XVI, consultore della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e docente di Liturgia orientale e Teologia sacramentaria nella Facoltà teologica pugliese.

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Gen 12 2020

LA MIA ANIMA HA FRETTA.

Category: Pensieri e parolegiorgio @ 17:32

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Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora. 

Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente. 

Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto. 

Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica,  non sono cresciute. 

Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta.

Non ho più molti dolci nel pacchetto. 

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi  e che si assumano le proprie responsabilità.

Così si difende la dignità umana e si va verso la verità e onestà 

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere. 

Voglio circondarmi da persone che sanno come toccare i cuori, di persone  a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima. 

Sì, sono di fretta,  ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare. 

Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. 

Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora. 

Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza. 

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una. 

Mário de Andrade


Gen 07 2020

IL VERO NOME DI GESÙ

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Gesù Yeshùa

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È probabilmente la persona più conosciuta al mondo. Parliamo di Gesù. Ma chi era davvero Gesù? Su di lui si pensa di sapere molto. Ma qual era la sua vera identità? Era un visionario?, un personaggio mitico non esistito veramente?, solo un uomo?, un profeta?, un rivoluzionario?, era Dio fattosi uomo?, era una potente creatura spirituale con una esistenza preumana?

   La Bibbia ci dice chi fu veramente questo “Gesù”. C’è molto da scoprire, ma occorre mettere da parte le nozioni religiose date per certe e indagare invece le Sacre Scritture. Si faranno allora scoperte sorprendenti. Si scoprirà – tanto per cominciare – che “Gesù” non è il suo vero nome.

   Il nome Gesù è la traslitterazione in italiano del nome greco Ỉησοῦς [Iesùs].

Il cosiddetto Nuovo Testamento fu scritto in greco (meglio sarebbe chiamare questa parte della Bibbia Scritture Greche). Il nome Iesùs è quindi la traduzione greca del suo vero nome ebraico, dato che egli era un ebreo. Sappiamo il suo nome ebraico? Sì.

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Gen 01 2020

FILOSOFIA DEL LECCACULO. COME DIVENTARE QUALCUNO SENZA ESSERE NESSUNO

Category: Monade satira e rattatujegiorgio @ 11:29

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Impara ad essere fedele al padrone e traditore con gli altri, servile col titolare e prepotente con la povera gente. 

Impara a scodinzolare quando lui ti offre una prebenda e a ruggire quando un sottoposto ti infastidisce

Cominci dalla scuola. 

Il più forte ha sempre ragione, sia il professore o sia il bidello. 

E quando loro parlano bisogna sempre annuire e abbozzare un sorriso di approvazione. Non si sa mai. 

Entrare nelle grazie di chi oggi o domani può darti qualcosa, è fondamentale.

Devi, però, essere disposto a tutto. 

A convertire il torto in ragione, a tradire il compagno di banco e, naturalmente, a leccare il culo al professore. 

Capisci che qualche voto non lo meritavi, ma è andata meglio di come speravi. 

Scopri che quel modo di fare può essere utile sempre, nella vita, nel lavoro, nelle relazioni. 

Impara ad essere fedele al padrone e traditore con gli altri, servile col titolare e prepotente con la povera gente. Impara a scodinzolare quando lui ti offre una prebenda e a ruggire quando un sottoposto ti infastidisce.

Devi apprendere ad usare i sensi. 

Sapere quando devi far finta di non vedere e di non sentire.

Devi aprire la bocca soltanto per usare la lingua al meglio delle sue funzioni. 

Quando parli lo fai solo per osannare il capo. 

Quando le cose si mettono male fatti scappare la pipì, corri nel cesso. 

Meglio non mettersi in situazioni imbarazzanti, potresti sbagliare.

Imboscarsi  al momento giusto è vitale.

Quando è arrivato il tempo di trovare un lavoro cercati un culo politico, è il più redditizio. 

Basta frequentare qualche riunione, farsi vedere, stringere la mano, mostrare la lingua mielosa e proporsi come servitore zerbino nella campagna elettorale. 

Qualche mese di volantinaggio, attacchinaggio e lecchinaggio e il grosso è fatto. 

Lui, accertato che la tua lingua produce sufficiente serotonina, ti darà un incarico, ti farà assumere in qualche ufficio, insomma ti sistemerà fino alla pensione.

Da quel momento in poi, se vuoi fare carriera, devi raffinare tutte le tecniche di adulazione e usarle con grande professionalità. 

Devi essere sempre più servile e ipocrita. 

Perché la posta diventa più alta. 

Ci saranno i tuoi parenti da sistemare, i tuoi figli, i tuoi amici. 

E quindi, a costo di consumare ciò che resta della tua lingua, devi andare fino in fondo.

Invecchierai. 

I tuoi saranno tutti sistemati, ma il mondo, il mondo va a puttane. 

Grazie anche a te e a quelli come te. 

Grazie ai tuoi silenzi, alle tue omissioni, ai tuoi tradimenti, ai cazzi tuoi. 

Ti guarderai allo specchio e sorriderai pensando che in fondo hai fatto il tuo dovere: hai sistemato la famiglia. 

E se la tua città, la tua comunità, il tuo paese se la passano male, cazzi loro. 

Tu che ci puoi fare? 

Tu sei stato capace di cercare un bel culo per la tua lingua. 

Gli altri hanno voluto fare i rivoluzionari, i critici, gli oppositori, i dimostranti, i solidali, gli intellettuali. 

Hanno conservato intatta la loro dignità, la loro onestà, la loro libertà, ma in verità sono dei morti di fame.

E poi cosa hanno cambiato? 

Nulla, nulla. 

E sai perché? 

Perché fin quando ci sei tu e quelli come te, l’unica cosa che si può cambiare è il culo da leccare.

michelefinizio@basilicata24.it

Fonte: da Basilicata  24.it del  7 ottobre 2017

Link: https://www.basilicata24.it/2017/10/filosofia-del-leccaculo-diventare-qualcuno-senza-nessuno-49343/?fbclid=IwAR3Fgyg9DlRP6aV-10rFvREzWBBuTxT87EO4eLcH-t56nn7a5rmEQsVqDfA


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