An explosion last May at a Foxconn factory in Chengdu, China, killed four people and injured 18. It built iPads.
Apple è l’azienda più ammirata e una delle più ricche ma l’altra faccia della medaglia è il costo umano pagato dalla manovalanza cinese: lunghi orari, sicurezza scarsa o inesistente, esposizione a sostanze tossiche e pericolose. Nei casi estremi persino la morte. Il New York Times esplora il lato oscuro del mondo della tecnologia, nelle catene di montaggio in Cina che servono Apple ma anche tutte le altre più importanti aziende del mondo.
Dietro avere la scorsa settimana in un dettagliato articolo come la Cina sia riuscita a sottrarre agli USA e a molti paesi occidentali milioni di posti di lavoro nel settore dell’elettronica di consumo, New York Times torna sull’argomento concentrandosi questa volta non sulle strategie di produzione seguite ma sul costo umano di esse.
II lungo e apparentemente molto documentato articolo parte dalla storia di Lai Xiaodong un laureato di 22 anni morto nell’esplosione dello stabilimento Foxconn di Chengdu, Cina avvenuta lo scorso maggio. Il racconto della breve vita dell’operaio Lai si intreccia con una indagine approfondita sulle condizioni di lavoro della manovalanza impiegata in Foxconn ma anche presso numerose altre aziende cinesi che costruiscono e assemblano prodotti per tutti i più importanti marchi della tecnologia e non solo dell’occidente.














