Feb 22 2017

IL GIORNALE L’ARENA DI VERONA E IL PIÙ ANTICO GEMELLAGGIO EDITORIALE

Category: Media e informazionegiorgio @ 00:17

Strillone de L’Arena

 

 

 

Il giornale  L’Arena di Verona,  sin dalle sue  origini  è stata esposto ad usi un po’  “goliardici” nella sua immagine di giornale di informazione

 

Questa “cartolina” con pieghevole, prodotta da chi non si sa, ma che  guardando la testata  e la mancanza di  foto  ci fa capire che siamo nel primo novecento, e fa parte anche  della raccolta di  cartoline del  postino PINO BREANZA.   

 

L’immagine riproduce uno strillone che grida un’ Arena del 14 novembre 1914, un giornalino vero apribile, che contiene una raccolta  di 10 microvedute di Verona.

Il giornale che tiene lo strillone sotto l’altro braccio è una copia dell’Extra Blatt «Edition Guggenheim & Co, Ziirich. Depose»

 

La “cosa”  la si può  vedere sotto un altro aspetto,  molto  più “commerciale e diffusionale”.

E stato il  primo gemellaggio editoriale

Ovvero, come si vuol dire, un “gemellaggio editoriale”  tra la ridente Verona e l’austera Zurigo.

 

 


Feb 21 2017

LA DIFFERENZA TRA L’AMICIZIA FRA UOMINI E FRA DONNE.

Category: Monade satira e rattatujegiorgio @ 00:43

 

 LA MOGLIE PASSA LA NOTTE FUORI CASA.

 

Al mattino seguente, spiega al marito che ha dormito a casa della sua amica.

Il marito allora chiama al telefono dieci tra le amiche della moglie, ma nessuna di esse conferma la storia.

 

IL MARITO PASSA LA NOTTE FUORI CASA.

 

Al mattino seguente, spiega alla moglie che ha dormito a casa di un amico.

La moglie allora chiama al telefono dieci tra gli amici del marito.

Sette di loro confermano la storia e i tre restanti, oltre che confermarla, dicono che lui si trova ancora là.

 

 


Feb 20 2017

INTERVISTA AL RICERCATORE SARDO LEONARDO MELIS.

Category: Persone e personaggigiorgio @ 00:17

Leonardo Melis

 

 

Benvenuto su U.R.N. Sardinnya,

 

La scienza, le arti e le culture in generale richiedono una dimensione ideale che nella ricerca (sia essa giusta o sbagliata) trova lo stimolo per il progresso. Senza ricerca dunque non c’è evoluzione e senza il relativo dibattito non c’è il miglioramento delle valutazioni (come nel campo archeologico) sui contorni storici del nostro passato. Quando ha capito nella sua vita che il suo interesse per la Sardegna si sarebbe tradotto nella sua opera di divulgazione?

 

La mia preparazione con gli studi classici effettuati presso il Collegio Salesiano di Lanusei (dove studiarono Lussu, Lilliu e tante altre teste pensanti di illustri Sardi) mi diede la necessaria preparazione per poter affrontare un ulteriore approfondimento della nostra Storia, andando oltre i testi selezionati dal periodo fascista esclusivamente indirizzati alla gloria di Roma e della Storia Classica Greco-Romana. Il mio successivo vagare per il mondo, grazie anche al mio lavoro, mi aiutò a confermare i miei sospetti che qualcosa ci era stato nascosto. La scoperta di siti e di testi tutt’oggi vietati nelle scuole italiche fecero il resto.

 

Nel 2002 la pubblicazione del suo libro “Shardana: I Popoli del Mare” per la PTM Editrice di Mogoro, nonostante il buon successo editoriale, ha inaugurato una trafila di dure polemiche nel mondo accademico Sardo. Quali sono i motivi di questi attacchi al suo lavoro?

 

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Feb 19 2017

GINEVRA SEREGO DEGLI ALIGHERI E VIRGINIO ORSINI. UNA DELLE PIU’ DRAMMATICHE E CRUDELI STORIE D’AMORE

Category: Persone e personaggi,Verona storia e artegiorgio @ 10:19

Sono stata solo una lacrima nel vento

 

Il castello di Illasi

 

 

Castello di Illasi di Verona: Girolamo II  Pompei, uomo d’armi della Serenissima, nel 1591 sposa la contessa Ginevra Serego degli Alighieri, figlia  di Angela Giusti e del conte Pier Alvise  Serego discendente diretto del sommo poeta Dante Alighieri.

 

Purtroppo lo spirito da don Rodrigo, di manzoniana memoria, faceva, del Girolamo, più a suo agio in campagne d’armi contro i turchi che fra le mura domestiche e lasciava, non curante, la giovane  Ginevra “ad amirar le stelle”.

 

Le pulsioni d’amore del governatore di Verona Virginio Orsini, ospite assiduo del feudo d’Illasi, fecero a poco a poco breccia nell’intimo di Ginevra, suggellando una travolgente passione.

Malgrado la fedele complicità  del servitore di Ginevra, il fedele Gregorio Griffo, il loro amore  non passò inosservato, tanto che, nel dicembre 1592,  al ritorno da una delle sue  missioni guerresche, il Girolamo ne fu prontamente informato. Abituato a combattere contro i turchi, sistemò la questione a suo modo.

 

Girolamo chiamò subito Ginevra a rispondere sulle voci di quel rapporto da amanti, ed ella stessa, dando in mano la spada al marito perché la uccidesse, confessò l’infedeltà.

Girolamo fece subito chiamare il Griffo  per confermare  la versione.

Il Griffo fu costretto a confessare e venne ucciso a pugnalate: fin sulla strada «si sentì il sassinamento et una voce che disse “o Jesu”… et il Conte lo fece strapegar nel brolo fuori della corte…».

 

Epilogo della vicenda fu la morte dell’amante Virginio Orsini che riuscito a fuggire a Roma, fu in seguito catturato dalle truppe  pontificie e venne poi decapitato per “questioni politiche”.

 

L’uccisione del Griffo non passo’  comunque  inosservata, tanto che la  Serenissima decise di indagare sulla questione.

Ginevra e  Girolamo vennero coinvolti in un lungo processo, ma, visti gli scarsi risultati inquisitori, la confessione fatta da Ginevra stessa al marito, le deposizioni del fratello della contessa, Brunoro Serego, di Francesco Pompei e di altri testimoni, e le inevitabili ingerenze  politiche, venne messa una pesante pietra sopra sull’ intera vicenda.

 

La giovane Ginevra, oramai segregata nel castello, scomparve misteriosamente dalla scena non più in là di tre anni dall’omicidio del Griffo, poco prima dell’autunno 1595, quando i nobili vicentini Stefano e Leonoro Gualdo, due fratelli della contessa Lucrezia Gualdo, varcarono la soglia del palazzo Pompei in Illasi, per offrire, con la promessa di una cospicua dote, la mano di  sposa della propria sorella al “condottier di gente ed armi della repubblica veneta”.

 

Di lei non si seppe piu’ nulla, ma nella valle d’Illasi le grida portate dal vento sussurravan  voci che ella, la bellissima Ginevra, fosse morta d’inedia, murata viva in una segreta del castello.

 

Di essa rimase solo il profilo di una bambina che le sopravvisse la figlia  Faustina,  che, crescendo nel ricordo di una madre che si era “suicidata”, ne ridisegnava e ricordava sempre di piu’ le belle fattezze.

 

Suo padre il 27 febbraio 1604, ne costituiva la dote monacale ed ella  il 5 aprile 1605, accompagnata da  un corteo di autorità religiose, civili e militari, varcava, come Sposa di Cristo, la porta del   convento di Santa Caterina da Siena in Contrada San Nazzaro di Verona,  prendendo il nome di  Suor Lucrezia, in ricordo dalla sua matrigna, la contessa  Lucrezia Gualdo, la quale, per procura del marito assente, perché relegato dalla Serenissima dal 26 gennaio 1601 in quel di Zara per scontarvi un bando di  cinque anni per essere il mandante di due omicidi, ratificava e confermava le donazioni al convento di Santa Caterina da Siena, compresi i beni della defunta madre contessa Ginevra Serego degli Alighieri.

 

Padrino della cerimonia, fu il conte Giordano Serego, fratello di Pier Alvise e figlio di Marco Antonio, nonno di Faustina.

 

Testimoni della monacazione furono il capitano Gio. Batta de Turchi dell’ Isolo di Sotto, della contrada stessa dei Pompei, e il notaio Ottavio de’ Magnini.

Nelle  veci di vicario generale  il canonico del Vescovado di Verona, Florio Pindemonte.

 

Le porte si aprono alla presenza del Padre Costantino Gandini, priore del monastero di S. Anastasia.

 

Gli esaminatori della professa, tutti suoi consanguinei, un rappresentante per ciascun ramo: il conte Gio. Batta Pompei di Francesco, il nobile Alessandro di Federico, e il conte Adriano figli del suddetto Gio. Batta.

 

L’atto venne sanzionato da Marcantonio “Fomalenus  judex ordinarius ad officium Draconis Palatii, iuris Comuniis Veronae sub preatura M. D. Julij Contareno dignis.mi Potestatis Veronae et eius districtus pro Seren. Duc…”

 

Pubblicato in Arengo il 28 maggio 1605 da Bernardino Fracanzano notaio “deputatus ad conciones”. 

 

 

IL RITROVAMENTO DI GINEVRA

 

 

Agli inizi dell’900, nel corso di alcuni lavori di restauro, venne abbattuta una parete nelle segrete del castello e si scoprì lo scheletro, ancora incatenato, di una giovane donna: rivelazione di come si fosse effettivamente conclusa la vicenda.

 

Le ossa, il piccolo teschio e le  tre catene, di varie  lunghezze ad anelli sottili oblunghi e sferici,  serrate ai tre lati di un piccolo triangolo di ferro, furono raccolti dal conte Antonio Pompei e custoditi in un’ urna di vetro posta in una camera buia dell’ala del palazzo  Pompei di Illasi, fatto costruire dal conte Girolamo II, marito di Ginevra, nel 1615.

 

Per tutti si trattò della rivelazione conclusiva della  storia del conte Girolamo II Pompei e della sua sposa Ginevra.

La loro attuale collocazione non è una buia o angusta stanza qualsiasi, ma la luminosa sacrestia della cappella di villa Pompei-Sagramoso.

 

 

IL MISTERO DI ILLASI: IL DELITTO CHE COINVOLSE GINEVRA SEREGO ALIGHIERI, DISCENDENTE DI DANTE. VERONA 1592

 

 

Sul finire del 1592 un enorme scandalo scosse la città di Verona. Il governatore Virginio Orsini era fuggito dalla città la notte del 20 dicembre, come un ladro, per evitare la feroce vendetta del conte Girolamo Pompei di Illasi.

Il conte lo accusava di aver stuprato, la notte del 22 novembre, nel loro palazzo di Verona, la giovane moglie Ginevra. Ginevra Serego Alighieri, discendente di Dante Alighieri e giovane sposa del conte Girolamo Pompei, quello stesso dicembre 1592 fu accusata dell’omicidio di Gregorio Griffo, sua guardia del corpo e uomo d’armi fidatissimo del conte suo marito.

Secondo la versione ufficiale, era stato proprio il Griffo a far entrare Virginio Orsini nella camera della contessa, in cambio di denaro. Ginevra poi, sempre secondo la versione ufficiale, lo aveva ucciso pugnalandolo ben quindici volte perché causa della sua rovina e perdita dell’onore.

Da Venezia fu inviato a Verona l’avogadore Marco Querini, che con molta difficoltà riuscì ad interrogare Ginevra. Non le cavò nulla di bocca, se non la versione dei fatti che ormai tutti conoscevano. Dopo di che di lei non si seppe più nulla.

Una leggenda vuole che sia stata murata viva nel castello di Illasi.

 

Più di dieci anni fa ritrovai nell’Archivio di Stato di Venezia le carte originali del processo, e la loro attenta lettura hanno svelato un’altra verità. Una verità così pericolosa che segnò tragicamente il destino di Ginevra consegnandola alla morte e all’infamia nel tempo.

Ginevra Serego Alighieri era figlia di Pieralvise Serego Alighieri, figlio a sua volta di Marcantonio Serego e Ginevra Alighieri. La madre era una discendente di Dante Alighieri, o meglio del di lui figlio Pietro, giudice, che fu podestà di Treviso, dove morì e fu sepolto il 21 aprile 1364.

 

Il patrimonio della famiglia Serego Alighieri era notevole. Una perizia del 1563 parla di una stima di 74.177 ducati. Parecchi miliardi di euro odierni.

I Serego erano gente d’armi, derivavano da un’antica stirpe militare che, però nel Cinquecento aveva ormai contorni mitici e sfumati.

 

Girolamo Pompei detto il Malanchino  

 

Il matrimonio di Ginevra con Girolamo Pompei fu pensato nell’ottica tutta politica di legarsi ai nuovi condottieri fedelissimi della Repubblica di San Marco.

 

I Pompei si erano stabiliti a Illasi nel corso del XV secolo, e la Repubblica aveva concesso loro la piena giurisdizione. Ginevra e Girolamo si erano sposati nel 1584, lei doveva avere tra i quindici e i sedici anni, lui ne aveva già ventotto.

 

Da subito il matrimonio tra i due non funzionò, sia per la differenza d’età, sia per la diversa estrazione e provenienza famigliare. A ciò si aggiunse il fatto che Ginevra non riuscì subito ad avere dei figli. Rimase incinta dopo che erano ormai trascorsi cinque anni dal matrimonio e partorì una figlia, Faustina. Il marito le aveva messo accanto la sorella Suordamor, per farle compagnia, visto che era sua coetanea, e la servetta Agnolina anch’essa della stessa età di Ginevra. Ma, soprattutto, le aveva assegnato come guardia del corpo un suo fidatissimo uomo d’arme, Gregorio Griffo con il quale il conte Girolamo era cresciuto come un fratello. Fu un errore fatale.

 

La solitudine e la continua vicinanza favorì la nascita di un sentimento d’amore tra la contessa Ginevra e la sua guardia del corpo. Gregorio Griffo doveva essere un oggetto di desiderio molto ambito dalle donne del castello di Illasi, sempre sole e annoiate. E malgrado tutte le precauzioni, la relazione tra la contessa e Gregorio non passò inosservata. Se ne accorse per prima proprio la servetta personale di Ginevra, Agnolina, che scoprì i due amanti insieme a letto, a Verona, nella camera di lei.

 

Secondo la versione ufficiale riportata in processo, Agnolina avrebbe confidato il suo pesante segreto a Suordamor, che, a questo punto, presa da furiosa gelosia e forse anche lei innamorata di Gregorio, confessò tutto alla sorella Caterina che la portò via subito dal castello di Illasi, rivelando il tradimento al conte Girolamo Pompei e segnando così per sempre il destino dei due amanti, che inevitabilmente avrebbero dovuto essere uccisi.

 

Ma come uccidere i due amanti senza segnare l’onore di casa Pompei?

Girolamo Pompei non avrebbe mai potuto ammettere di essere stato tradito da un suo uomo d’armi, che, per quanto di famiglia, era sempre un suo sottoposto. Sarebbe stato per lui disonorevole. Così fu architettato un diabolico piano.

 

Infatti, in quel periodo era governatore di Verona Virginio Orsini, un narciso che correva dietro a tutte le belle donne della città, e pare che avesse fatto numerose avances anche alla bella Ginevra. Fu messa in giro la voce che proprio Orsini avesse stuprato nel palazzo di Verona la contessa Ginevra, e che il tramite di questo turpe atto fosse stato proprio Gregorio Griffo. Fu proprio lui la prima vittima di Girolamo Pompei. Con gran pompa fu prelevato nella sua casa di Illasi, trasportato su al castello e in una stanza assassinato dal conte tradito e dai suoi bravi. In seguito, Girolamo Pompei costrinse Ginevra ad accusarsi dell’atroce delitto del suo amante.

 

Nel frattempo, la famiglia Pompei aveva in segreto avvertito il governatore Orsini di fuggire al più presto per salvarsi la vita, visto che Girolamo Pompei avrebbe dovuto vendicarsi su di lui per lo stupro della moglie.

In effetti, Orsini fuggì prima a Mantova poi a Venezia, denunciando sempre, anche davanti al senato della Repubblica, la sua innocenza ed estraneità ai fatti. Ginevra fu costretta anche a firmare una confessione pubblica nel castello di Illasi, probabilmente temendo per il destino della sua unica figlia Faustina.

Depose in processo, davanti all’avogadore inviato da Venezia, poi sparì per sempre dalla storia, nessuno seppe più nulla di lei.

 

Nel 1596 Girolamo Pompei si risposò con Lucrezia Gualdo di Vicenza, ricchissima. Da lei ebbe ben sei figli maschi.

Faustina, la figlia avuta da Ginevra, fu rinchiusa nel convento di Santa Caterina da Siena in San Nazzaro in Verona, prese il nome di suor Lucrezia ed ereditò i beni della madre.

 

 


Feb 18 2017

LA DIETA PER VIVERE A LUNGO E IN SALUTE

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 12:49

Dal menù dei centenari la nuova dieta di Valter Longo, il ‘guru della longevità’

 

 

 

Ecco la Dieta della longevità in 15 punti:

 

  • 1) Adottare una dieta vegana aggiungendo il pesce, limitandolo a 2-3 pasti a settimana e facendo attenzione a quello con altro contenuto di mercurio;
  • 2) Ridurre al minimo i grassi saturi animali e gli zuccheri ;
  • 3) Consumare fagioli, ceci, piselli e altri legumi come principale fonte di proteine;
  • 4) Fino a 65-70 anni mantenere basso il consumo di proteine (0,7-0,8 grammi per chilo di peso corporeo), mentre dopo aumentarlo leggermente per non perdere massa muscolare;
  • 5) Consumare grandi quantità di carboidrati complessi (pomodori, broccoli, carote, legumi);
  • 6) Consumare quantità relativamente alte di olio di oliva (50-100 millilitri al giorno) e un pugno di noci o mandorle o nocciole;
  • 7) Mangiare almeno 2 volte a settimana pesce, crostacei e molluschi con alto contenuto di omega-3/6 e/o vitamina B12 (salmone, acciughe, sardine, merluzzo, orate, trota, vongole, gamberi);
  • 8) Seguire una dieta ricca di vitamine e minerali, ma integrarla 2-3 volte a settimana con un multi-vitaminico/minerale di alta qualità;
  • 9) Mangiare nell’arco di 12 ore al giorno (per esempio iniziare dopo le 8 e finire prima delle 20);
  • 10) Non mangiare per almeno 3-4 ore prima di andare a letto;
  • 11) Intraprendere periodicamente cicli di 5 giorni di Dieta mima-digiuno ogni 1-6 mesi, in base al bisogno e al consiglio del medico o nutrizionista. Alla Dmd sono dedicati diversi capitoli del libro;
  • 12) Per persone sovrappeso o che tendono a prendere peso è consigliabile fare 2 pasti al giorno: colazione e pranzo oppure cena, più 2 spuntini da 100 calorie con basso contenuto di zuccheri (meno di 3-5 grammi), uno dei quali sostituisce un pasto. Consultare un nutrizionista per prevenire la malnutrizione;
  • 13) A chi ha un peso normale e/o tende a dimagrire è consigliabile fare i 3 pasti normali, oltre a uno spuntino da 100 calorie con pochi zuccheri;
  • 14) Tenere sotto controllo peso e girovita per decidere il numero di pasti al giorno, se 2 o 3;
  • 15) Mangiare selezionando i giusti ingredienti tra quelli che assumevano i propri antenati. Perché il cibo è anche storia e cultura. E noi “siamo ciò che mangiamo”.

 

Fonte: da http://www.lafucina.it

 


Feb 17 2017

MONS. GIOVANNI BATTISTA PIGHI

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 13:47

 

 

 

Sacerdote, canonico della Cattedrale di Verona e Vicario Generale della diocesi dal  1913 al 1923.

Nacque a Quinzano nel 1847. Accolto  nel collegio di Don Mazza  nel 1858, vi rimase fino al 1865, compiendo gli studi ginnasiali e liceali alle scuole del Seminario Vescovile.

Entrato in Seminario per i corsi teologici, venne inviato a Roma al Collegio Capranica e conseguì la laurea in Teologia all’Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote nel 1871, fu poi chiamato all’insegnamento della Storia Ecclesiastica  e della Teologia  Morale nel Seminario, ove, prestò la sua attività per 40 anni.

Frutto del suo insegnamento, furono le Institutiones  Historiae Ecclesiasticae  e il Cursus Theologiae Moralis.

Ma accanto a queste  pubblicazioni vennero collocarsene  molte altre di varia mole, fino al numero si  oltre 20.

Tra queste  va ricordata  la monografia Gian Matteo Giberti, Vescovo dì Verona e i Cenni storici sulla Chiesa Veronese comparsi a puntate nel Bollettino Ecclesiastico Veronese ed ora qui raccolti. 

Mons. Pighi si spense il 23 febbraio 1926

 

 


Feb 16 2017

TEMPERATURA IDEALE DA TENERE IN CASA PER IL BENESSERE DEL CORPO

Category: Salute e benesseregiorgio @ 13:35

 

 

Consigli e benefici di un corretto riscaldamento domestico

 

Affrontare bene l’inverno non significa solo saper gestire la temperatura esterna, ma anche e soprattutto regolare quella all’interno delle pareti domestiche. Il tepore casalingo di ritorno dal lavoro è senza dubbio una sensazione piacevole, ma dobbiamo stare attenti a non esagerare. Il rischio infatti non si annida solo nella bolletta del gas. Microclimi sub-tropicali in salotto hanno pesanti ripercussioni economiche, ambientali e di salute. Ecco allora alcune considerazioni sulla temperatura ideale da tenere in casa durante l’inverno.

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Feb 15 2017

IL RITMO PIPINIANO O VERSUS DE VERONA

 

Iconografia-Rateriana

 

 

SOMMARIO.

– Prime pubblicazioni – I codici di Lobbes e di Rimini – Edizioni recenti – Autore – Epoca – Partizione del Ritmo – Sua importanza – Testo dei «Versus de Verona ».

 

Per la storia della chiesa veronese è di sommo interesse un  carme latino della fine del secolo VIII, o del principio del secolo IX, detto Ritmo Pipiniano, in alcuni codici Versus de Verona, in altri De laudibus Veronae. Una parte di esso fu pubblicato sulla fine del secolo XVI dal nostro storico Dalla Corte (1); più tardi fu pubblicato intiero, ma molto scorretto da Mabillon (2), indi da Muratori (3). Ma erano pubblicazioni molto imperfette: il merito d’averci procurato una pubblicazione abbastanza esatta fu del nostro Scipione Maffei.

 

Quando il nostro vescovo Raterio dal vescovado di Verona si ritirò nel monastero di Lobbes nel Belgio, portò con sè alcuni manoscritti preziosi per la storia della nostra chiesa; tra questi un codice contenente il carme in lode di Verona col titolo Versus de Verona. Il nostro Maffei nel 1736 si recò a Lobbes per aver notizie di Raterio e dei codici rateriani (4); ma non vi trovò l’abate Teodolfo: lo trovò più tardi a Bruxelles, e per mezzo di lui, oltre molti aneddoti veronesi, potè aver una copia del codice dei Versus de Verona accertata per conforme all’originale con postilla dello stesso abate Teodolfo.

Questa copia apparve ben presto ancor più preziosa, quando per la soppressione di quel monastero nel 1793 andò smarrito il codice originale. Secondo quella copia, che ora si trova nella nostra biblioteca Capitolare (5), il Maffei pubblicò il carme (6); e quella pubblicazione die’ tosto causa ad alcune dispute tra gli eruditi.

 

Più tardi il carme fu nuovamente pubblicato da Biancolini dietro un codice che si trovava presso ai Celestini di Rimini e fu scritto da Peregrinus De Peregrinis sulla fine del secolo XV (7): una copia di esso, come accennava il Biancolini, si trovava presso il canonico Muselli arciprete della cattedrale. Anche questo codice dei Celestini differisce non poco da quelli pubblicati antecedentemente: noi non tenteremo di cercare qual codice meglio corrisponda all’originale; questione di poca utilità ed insolubile: soltanto accenneremo ad alcune varianti di maggior rilievo storico. Recentemente dietro ispezione di altri codici, con nuove varianti e secondo diversi principi di apprezzamento fu pubblicato da due eruditi tedeschi, Dümmler (8) e Traube (9).

 

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Feb 14 2017

VERONA. CHIESA DI SAN LORENZO, UNO SCRIGNO DEL MEDIOEVO

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:08

Facciata della chiesa di san Lorenzo

 

 

VERONA CORSO CAVOUR. Di origini antichissime, la chiesa è un patrimonio architettonico che affonda le sue radici nel quinto secolo e si snoda in una storia millenaria. San Lorenzo, uno scrigno del Medioevo. Dai matronei ai capitelli, ci sono tanti motivi per visitare questo gioiello d’arte che conserva tracce romane e longobarde

Ci sono mille motivi per andare a visitare la chiesa di San Lorenzo, in corso Cavour: i matronei (cioè gli ambienti sopraelevati sulle navate, riservati alle donne), il transetto esteso su due campate, le cinque absidi tutte nella stessa direzione, i capitelli con le aquile. E poi quella penombra animata dall’effetto dei colori dei mattoni, dei ciottoli e del tufo dei suoi muri.

Ma ce n’è uno su tutti: le torri cilindriche della facciata con, all’interno, le scale di accesso ai matronei. Le torri scalari costituiscono una soluzione architettonica di origine romana, ma è rarissima in Italia. Anzi si tratterebbe di uno dei pochissimi esempi di influenza nordica, nella tradizione padana. Per entrare a San Lorenzo, si passa sotto un arco a sesto acuto, costruito nel 1476, in piena Rinascenza, sormontato dalla statua del santo, con una graticola in mano. Qui si è in un cortile, ricco di reperti antichi, che dà direttamente sull’ingresso laterale. Del resto, la chiesa è stata edificata nel XII secolo, usando materiale di spoglio.

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Feb 13 2017

VERONA. IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI IN FONTE, DOVE SI RISOLVEVANO LE CONTESE

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 07:16

Battistero di San Giovanni in Fonte

 

 

TESORO NASCOSTO. La pianta di San Giovanni in Fonte, accanto alla Cattedrale, è a tre navate, ognuna termina in un’abside che sporge verso il cortile del Vescovado. Nel «giudizio di Dio» le parti sostenevano prove di forza e coraggio. L’edificio restaurato e riaperto al culto cinque anni fa

È tra gli edifici sacri più importanti del cristianesimo veronese, ma è il capolavoro posto nel luogo più nascosto che ci sia a Verona e, per questo, è poco noto alla maggior parte dei veronesi.

Stiamo parlando della chiesa di San Giovanni in Fonte, che è il battistero della Cattedrale. Sono nascosti perfino i suoi due accessi: la porta sottostante l’organo, nella navata sinistra del Duomo, attraverso il cosiddetto atrio di Santa Maria Matricolare, oppure il piccolo cancello tra l’abside esterna della Cattedrale e il palazzo vescovile, in piazzetta Vescovado.

Il Battistero di San Giovanni in Fonte è citato solamente nel 837, in una notizia che racconta di una contesa tra i canonici e i cittadini, per la suddivisione degli oneri di rifacimento e manutenzione delle mura veronesi: vinsero i primi, con un giudizio di Dio, effettuato «nella chiesa di San Giovanni Battista presso il Duomo».

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Feb 12 2017

VERONA. QUANDO A PONTE GARIBALDI TASSAVANO ANCHE I PEDONI

Category: Verona storia e artegiorgio @ 01:33

Ponte Garibaldi negli anni Trenta con le statue dei «strachi»

 

 

COSTRUZIONE D’AVANGUARDIA. Per tenere il conto degli incassi, gli addetti alla riscossione mettevano in un recipiente un fagiolo per ogni palanchetta incassata

I più giovani, per risparmiare, si portavano a spalle l’un l’altro Ma c’era chi sceglieva di fare il giro passando da Ponte Pietra

 

Perché inserire il notissimo ponte Garibaldi, che collega il centro storico con il quartiere di Borgo Trento, nella «Verona nascosta»? Decisamente per la sua curiosa storia che è ignorata da gran parte dei veronesi. Il ponte fu la sintesi dell’ingegneria in ferro più futuristica e di un sistema di conteggio con i fagioli, che sembrerebbe riportare alla preistoria.

 

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Feb 11 2017

ADOLF HITLER AVEVA ORIGINI EBRAICHE E LA PROVA È NEL SUO DNA

Category: Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:03

 

Adolf Hitler

 

 

Uno studio genetico condotto sui parenti del Führer dimostra in modo scientifico che il dittatore non era affatto ariano. Ben 39 discendenti del fondatore del Reich sono stati sottoposti a esami

 

Ebreo e pure nordafricano. Algerino, magrebino, come uno dei tanti poveracci che oggi la povertà spinge verso l’Europa. Popoli «inferiori» che non devono contaminare la purezza della «superiore razza ariana». Se qualcuno avesse voluto immaginare un «contrappasso» per Adolf Hitler nello sconosciuto girone infernale in cui si trova, non ne avrebbe potuto trovare uno più crudele. Per lui, ovviamente.

 

Che Hitler avesse sangue ebreo nelle vene era voce da tempo circolante, con svariate e talvolta fantasiose ipotesi. Ma ora sembra che sia la scienza a dimostrare, senza possibilità di confutazione, l’origine ebraica e forse anche nordafricana del Führer. Lo dimostrerebbe l’analisi del Dna.

 

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Feb 10 2017

TUTANKHAMON. UN SEGRETO DA NASCONDERE

Carter e  Carnarvon davanti all’ingresso della tomba 

 

 

Lo scrittore statunitense Arnold C. Brackman, nel suo libro “The search for the gold of Tutankhamon” (1976), si diceva convinto che all’epoca dell’apertura della tomba l’unico reperto archeologico che avrebbe potuto costituire un “grave scandalo politico e religioso” fossero dei documenti storici risalenti all’epoca di Tutankhamon. Brackman suggeriva che grazie ad essi sarebbe stato possibile dimostrare in maniera inequivocabile la stretta relazione tra il primo faraone monoteista della storia, “l’eretico” Akhenaton (probabile padre di Tutankhamon) e Mosè [38], il legislatore israelita che secondo la tradizione dell’Antico Testamento “condusse il popolo d’Israele fuori dall’Egitto”

 

A conferma di tale ipotesi troviamo una importante testimonianza di Lee Keedick, che lo scrittore Thomas Hoving ha riportato testualmente in un suo volume del 1978, “Tutankhamon-the untold story”. Keedick ha raccontato di aver assistito ad una animata discussione tra H. Carter e un alto funzionario inglese, avvenuta nel 1924 all’ambasciata britannica del Cairo [38]. Durante l’acceso scontro Carter minacciò di rivelare pubblicamente “lo scottante contenuto dei documenti che aveva trovato nella tomba”, documenti che – stando a quanto lo stesso Carter affermava – “raccontavano il vero e scandaloso resoconto dell’esodo degli Ebrei dall’Egitto” [1]. Tuttavia, pare che al termine della discussione Carter abbia trovato un accordo vantaggioso per tacere, e di fatto, da allora, dei papiri non si è più saputo nulla.

 

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Feb 09 2017

LA MALEDIZIONE DI TUTANKHAMON

 

 

Da quasi un secolo ormai aleggia un alone sinistro intorno al nome del faraone-bambino Tutankhamon. Da quando infatti Howard Carter ne scoprì la tomba – ufficialmente il 27 novembre 1922 – le persone più informate riguardo ai dettagli del ritrovamento morirono tutte, inspiegabilmente, nell’arco di pochi anni.

 

Circa cinque mesi dopo la scoperta della tomba il finanziatore dell’impresa, Lord Carnarvon, venne punto da una zanzara su una guancia. In seguito a questo banale incidente, le sue condizioni di salute peggiorarono fino a condurlo alla morte per setticemia.

 

Toccò poi al fratellastro di Lord Carnarvon, Aubrey Herbert, che morì inspiegabilmente, nel 1923, a seguito di una semplice estrazione dentale.

 

L’archeologo canadese La Fleur, giunto in Egitto nell’aprile 1923 – in perfetto stato di salute – per aiutare Carter nei suoi lavori, moriva appena qualche settimana dopo per una misteriosa malattia 

 

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Feb 08 2017

IN NOME DELLA LIBERTÀ DI PENSIERO E DI STAMPA

Girava l’anno 2010 ma non è cambiato nulla

 

 

In Francia, uno scrittore, Vincent Reynouard, padre di otto figli, è in carcere per le sue ricerche storiche.

E la stampa cosiddetta “libera” non ne parla!

 

Nato nel 1969, sposato e padre di otto figli, il Francese Vincent Reynouard è laureato in ingegneria chimica presso l’ISMRA (“Istituto delle scienze dei materiali e delle radiazioni atomiche”) a Caen in Normandia. Egli si presenta apertamente come un cattolico tradizionalista e non nasconde le proprie idee politiche ultra-conservatrici. Ma il fatto più rilevante è che egli contesta pubblicamente, per mezzo di DVD e scritti, la versione classica della storia della Seconda Guerra Mondiale. È uno di quei ricercatori che affermano di essere “revisionisti” e che sono qualificati come “negazionisti”, poiché non credono nell’esistenza delle camere a gas omicide nei campi di concentramento tedeschi.

 

Nel 2005 Reynouard ha scritto e inviato alle aziende autonome di turismo, ai musei e ai municipi un libretto di 16 pagine dal titolo “Olocausto? Ciò che se vi nasconde…”, in cui sostiene il contrario della storia accademica. La giustizia francese lo colpì immediatamente.

 

Nel 2007 al termine del processo istruito contro di lui dal tribunale penale di Saverne (Alsazia), fu condannato ad 1 anno di prigione senza condizionale, una multa di 10.000 euro e 3.000 euro di danni per la lega anti-razzista, “LICRA”. In appello, nel giugno 2008, la corte di Colmar confermò la condanna in prigione e lo condanna a pagare un totale di 60.000 euro (20.000 euro di multa + la pubblicazione forzata e spese legali). Cose mai viste!

 

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