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Aveva quindici anni Chiara Coltri quando capitò l’incidente. Era il 31 ottobre 2003, la sera di Halloween. “Eravamo stati a una festa vicino a Caprino”, racconta, “ed avevamo noleggiato una videocassetta, al ritorno pioveva. Sull’auto, una Renault Clio, stavamo in quattro. Quando siamo finiti fuori strada, rotolando giù da una scarpata, solo io ho subito gravi conseguenze. Il ragazzo che guidava non si è fatto nulla. Una ragazza è rimasta tre mesi in ospedale con le vertebre offese, ma poi se l’è cavata. A me è andata peggio perchè da allora ho perso l’uso delle gambe. Per tirarci fuori chiamarono i Vigili del fuoco. Ho dei ricordi molto annebbiati, qualche flash mentre sono in ambulanza.

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Caro  direttore,

se il suo collega Gian Antonio Stella, per il quale nutro profonda stima, avesse potuto venire di persona a vedere l’ex Arsenale, si sarebbe reso conto che le cosiddette «selci blu» non «marciscono»  (come si legge sul Corriere della Sera del 6 giugno) in una «cantina» ma nei saloni al pian terreno (messi a norma dal Comune con una spesa di 790.618 euro) di quella che fu, fino al 2006, la Palazzina Comando dell’Esercito Italiano, i cui militari «blu» non risulta siano mai diventati.

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Il frammento del dente neanderthaliano ritrovato a Fumane

L’ultimo rinvenimento negli scavi nella grotta è ora allo studio degli esperti delle università di Torino e Ferrara.  È un rarissimo frammento di premolare con una marcata usura dello smalto che fornisce nuove ipotesi per le ricerche

Gli scavi alla Grotta di Fumane hanno portato alla scoperta di un dente appartenuto a uno degli ultimi uomini di Neanderthal vissuto tra i 40 e i 50mila anni fa.

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Il generale Armando Diaz

Si legge sui libri di storia che sul fronte italiano, per tutto l’inverno 1917-18, gli austriaci tentarono, attaccando   per mesi e mesi con tutti i mezzi possibili, ma senza ottenere  successi,  di  passare il Piave e occupare il Grappa,

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di GIAN ANTONIO STELLA

Risolto il caso delle mozzarelle blu, un altro giallo dilania gli studiosi: quello delle selci blu. Gli antichissimi reperti preistorici veronesi che, ammassati in un ex deposito militare, hanno misteriosamente cambiato colore. Come mai? Le opinioni sono diverse. Dietro lo scontro, tuttavia, emerge un problema se possibile più grave: la vendita (svendita?) di palazzi storici che erano stati donati alla città per ospitare musei.

Un tradimento dei benefattori deciso per costruire nuove rotatorie.  Sarebbe questa la famosa «valorizzazione» del patrimonio pubblico?

Il Museo civico di storia naturale di Verona, aperto nel 1861 nella scia di collezioni ancora più antiche, come il museo Calzolari del 1550 o  il  Moscardo del 1611, è organizzato  sul modello viennese in quattro sezioni: Geologia e Paleontologia,  Zoologia,  Botanica e Preistoria.  Sezione che, grazie ai ricchissimi ritrovamenti sui monti Lessini e negli insediamenti di palafitte sul lago di Garda e nella Bassa veronese, è una delle più celebri del pianeta.

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All’assessore Erminia Perbellini vengono mostrate le selci che hanno preso il colore blu. (FOTO MARCHIORI)

L’assessore alla Cultura Perbellini, in sopralluogo all’Arsenale, replica alle accuse di incuria:  «I reperti conservati in modo ottimale».  Ma a chiarire il mistero sono stati chiamati i carabinieri del nucleo scientifico

Reperti archeologici accatastati ad ammuffire in scantinati semidiroccati? «Falsità che offendono prima di tutto chi lavora alla conservazione di un patrimonio di enorme valore». L’assessore alla Cultura Erminia Perbellini replica piccata alle accuse piovute dal maggiore quotidiano italiano. E nel pomeriggio, a sorpresa, apre le porte a giornalisti e fotografi dei locali dell’ex palazzina comando dell’Arsenale, dove sono depositati centinaia di migliaia di resti.

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Tecnico di laboratorio

Secondo una recente ricerca le ossa fossili andrebbero conservate refrigerate ed in condizioni di sterilità per evitare di contaminarne il DNA. Le procedure tradizionali di scavo e conservazione potrebbero avere causato danni irreparabili al materiale sin qui raccolto.

D’ora in poi i ricercatori impegnati negli scavi dei reperti fossili dovranno imparare a comportarsi come gli investigatori della Scientifica.

Questo è quanto emerge da un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Americana PNAS.

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L’occipitale  neandertaliano  del Riparo  Mezzena.

La Dottoressa Laura Longo, Conservatore di Preistoria del Museo di Storia Naturale di Verona, è la coordinatrice delle ricerche sui Neandertaliani e gli Uomini anatomicamente moderni (H. sapiens) convissuti in terra padana per circa 3/5000 anni. La abbiamo intervistata per voi.

Quando l’uomo di Neanderthal si stabilì in terra padana?

Abbiamo notizie della presenza neandertaliana nel nord Italia a partire da almeno 150.000 anni fa, forse anche un po’ prima.

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L’estate della bassa padana è terribile. Ho visto polli che giravano su se stessi  convinti di essere nei girarrosto

VERONA – Nuove cartucce da sparare per il comitato di San Zeno che controlla costantemente gli scavi di piazza Corrubbio.

In superficie è emerso un nuovo ritrovamento sul quale gli archeologici hanno già a lungo lavorato, mettendo ora completamente in luce i resti di una struttura absidata, in muri di grossi ciottoli di fiume, probabilmente la base di una tomba monumentale o di una piccola chiesa, nella parte dello scavo vicina alla pasticceria sotto la quale era già stata trovata  un’altra struttura simile. Le mura sono circondate da altre sepolture non in semplici coppi di cotto, come tante altre ritrovate (sono circa duecento le tombe emerse fino a questo momento), ma in pietra di Prun.

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Fonte: Senza Bavaglio di  sabato 12 giugno 2010

Link: http://www.senzabavaglio.info/

La Dottoressa Laura Longo  (nata a Verona nel 1961)    è qualificata come archeologo preistorico e svolge la professione di Conservatore di Preistoria presso il Museo di Storia Naturale di Verona. La abbiamo intervistata per voi.

D. Qual’è stato il suo percorso formativo?

R. Laurea in Scienze Naturali presso l’Università di Ferrara, Master in Archeologia all’University College di Londra, un primo Dottorato in Antropologia presso l’Università di Bologna, Master in Tecnologia Preistorica e Archeologia Sperimentale, presso l’Accademia delle Scienze di S. Pietroburgo, un secondo Dottorato in Sc. Della Terra e Preistoria presso l’Università di Siena.

D. E il suo percorso professionale?

R. Post-doc all’Università di Milano e presso la Southern Methodist University di Dallas; Borsista UE progetti FP3 e FP4 per 3 anni (in varie sedi europee, Valbonne, Tarragona, Atene, Lisbona), e dal 1998 Conservatore di Preistoria al Museo di Storia Naturale di Verona.

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16 GIUGNO – La Prussia dichiara guerra all’Austria e passa la frontiera.

In contemporanea dovrebbero muoversi anche gli italiani, almeno così era stato concordato in un sommario piano strategico.

17 GIUGNO – La Marmora lascia Firenze dopo che si è incontrato con Cialdini, per portarsi sul Mincio a compiere il primo attacco diversivo.

18 GIUGNO – Lo Stato Maggiore che ha già preparato la dichiarazione di guerra e la sta consegnando all’Austria, viene fermato dal Re. La vuole ritardare di due giorni.

I Prussiani non capiscono perché.

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La moglie da viaggio

In Africa, gli uomini si occupano della quantità (politica, numero di animali, sicurezza),

Alle donne è affidata la qualità della vita.

Dall’educazione dei figli alle relazioni tra clan, dalla raccolta d’acqua al piccolo commercio (per poi acquistare il “superfluo”, come lo zucchero, il tè, i vestiti, la scuola per i figli).

La donna è madre del futuro. Una donna sterile non è tale.

Un giorno mia moglie disse a un Tuareg, nel Sahara, che non avevamo figli. Nell’immaginario africano o lei era sterile (e io facevo una pessima figura a non ripudiarla), oppure non ero capace io (e rifacevo una pessima e brutta figura implicita).

Per riparare, lei mentì: «Alberto ha altre mogli, con un sacco di bambini».

Prontamente confermai: consorti bionde e grasse, di pelle chiarissima.

Il Tuareg strabuzzò gli occhi  all’idea e annui.

Poi, perplesso, chiese, guardando mia moglie (magra, mora):

«E come mai ti porti appresso questa qui?».

«È la moglie da viaggio», risposi: «non mangia, non si scotta al sole e, soprattutto, non ha figli».

Fonte: liberamente tratto da srs di Alberto Salza

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