Nov 12 2019

VINCENZO DI BARTOLO E LA ROTTA DEL PEPE

 

 

 

Mia madre mi accompagnò a scuola, anche se ormai spesse volte questa la raggiungevo da solo, perché quella mattina aveva degli impegni presso la sartoria che stava lì vicino e forse mi avrebbe aspettato fino all’orario di uscita.
Mentre camminavamo non parlai mai perché i miei pensieri andavano continuamente alla bella lettera di mio padre.
Giunto a scuola baciai mia madre e distrattamente entrai.
Ma quel giorno sarebbe stato per me e per tutti i miei compagni un giorno veramente speciale.
Il mio maestro sbrigò in fretta le rituali formalità, attese un paio di minuti per veder entrare Antonio Loffredo (sempre in ritardo canonico) poi, si avvicinò alla porta e si rassicurò che fosse veramente chiusa. Con fare coinvolgente della sua mimica si avvicinò a noi camminando in punta di piedi e pose il dito indice sulle sue labbra in posizione verticale emettendo un sibilante – Sssssssssh- segno di richiesta di silenzio totale.
Poi a bassa voce ci disse: – Oggi ragazzi, è una giornata speciale…la giornata del racconto mensile! – Rimanemmo tutti di stucco e silenti.- Il maestro proseguì. – Oggi vi parlerò, anzi vi leggerò di un grande uomo delle Due Sicilie che risponde al nome di Vincenzo di Bartolo…ma mi raccomando, massimo silenzio per avere la vostra massima attenzione. Poi aprì un libro di una certa dimensione e iniziò a leggere.

 

Vincenzo Di Bartolo nacque ad Ustica (PA) nel 1802 e vi morì nel 1849. Egli fu un grande navigatore ancora oggi orgoglio della nostra marina duo-siciliana.
Il padre Ignazio e sua madre Caterina Pirera, fecero non pochi sacrifici per fargli frequentare il pregiatissimo Istituto Nautico di Palermo. Poi Vincenzo, finita la scuola nautica, iniziò a navigare con impegni sempre nuovi e con armatori diversi. Egli però era anche un vero navigatore internazionale ed osservava come le grandi potenze del Nord Europa avessero formato un monopolio su alcuni prodotti delle terre lontane e principalmente quelle asiatiche. Gran Bretagna, Olanda, Francia, Danimarca e Svezia, avevano fondato tutte una propria Compagnia delle Indie orientali e stabilito così una specie di “cartello” monopolistico per la vendita di tutte le spezie. Tra queste vi era una spezia molto importante per noi: il pepe nero!

 

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Nov 02 2019

SOROS: VITA, FINANZIAMENTI E MIRACOLI DEL ‘FILANTROPO’ CHE CI ODIA TUTTI

 

Il ‘filantropo’ SOROS ‘

 

Soros, detto ‘il filantropo’, da quei nostri giornalisti a libro paga della Open Society Foundation di Soros che paga i giornalisti, tra le altre cose, per dire che Soros è ‘filantropo’, torna per l’ennesima volta alla ribalta per le sue prodezze finanziatorie.

Dopo i famosi DC Leaks del 2016, in cui anonimi hacker avevano sottratto dai suoi server oltre duemilacinquecento documenti privati e ce ne avevano rivelate delle belle, ci prova ora AdnKronos con un articolo di Marco Liconti a fare quattro conti su quello che sarebbero stati i finanziamenti (esclusi quelli in nero) che il miliardario mondialista avrebbe elargito al nostro Paese nel solo biennio 2017 – 2018. Otto milioni e mezzo di dollari e qualche spiccio, sarebbe la cifra ufficiale che la sola Open Society Foundations avrebbe donato a nostri movimenti politici (Radicali Italiani), l’Istituto Affari Internazionali (essi stessi si definiscono un think-tank), onlus e sopratutto ONG impegnate a favore di immigrazione e accoglienza, nonchè persino il comune di Ventimiglia. Già, chissà perchè Ventimiglia. In tutto una settantina di progetti secondo i dati della AdnKronos. Ma questo è nulla a confronto con quello che sappiamo già su Soros.

 

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Ott 10 2019

LA SERVITÙ, IN MOLTI CASI, NON È UNA VIOLENZA DEI PADRONI, MA UNA TENTAZIONE DEI SERVI

Cervi e Montanelli

 

Questo volume segna il capolinea della nostra Storia dell’Italia contemporanea. Mario Cervi, di parecchi anni più giovane di me, potrà, se vorrà (e io spero lo voglia) continuare da solo. Io debbo prendere congedo dai nostri lettori. E non soltanto per ragioni anagrafiche, anche se di per sé abbastanza evidenti e cogenti. Ma perché il congedo l’ho preso negli ultimi tempi dalla stessa Italia, un Paese che non mi appartiene più e a cui sento di non più appartenere. 

 

È stato proprio l’impegno profuso nella stesura di questi volumi, nei quali la storia si confonde con la testimonianza diretta, anche questa condivisa pienamente da Cervi, a rendermi consapevole che quello nostro era qualcosa di mezzo tra il resoconto di un fallimento e l’anamnesi di un aborto. Uno dei primi volumi usciti dalla nostra collaborazione, nonostante il titolo L’Italia della disfatta, reca i segni della speranza e delle illusioni con cui ne avevamo vissute le drammatiche ma esaltanti vicende. Credemmo che l’Italia avesse liquidato, sia pure a carissimo prezzo e grazie a forze altrui (ma questo è il leitmotiv della nostra Storia non soltanto di questo secolo), un regime che le aveva impedito di essere se stessa. Ed invece gli eventi che abbiamo seguito passo passo coi volumi successivi ci dimostravano che non era affatto cambiata con il cambio del regime. Erano cambiate le forme, ma non la sostanza. Era cambiata la retorica, ma era rimasta retorica. Erano cambiate le menzogne, ma erano rimaste menzogne. Erano soprattutto cambiate le mafie del potere e della cultura, ma erano rimaste mafie. 

 

Al referendum istituzionale del 2 giugno ’46, Cervi ed io ancora non ci conoscevamo, e ci trovammo su posizioni opposte. Cervi si pronunciò per la Repubblica, io per la Monarchia. Ma entrambi eravamo convinti che quella fosse la data d’inizio di una “vita nova”, molto diversa da quella che avevamo vissuto, o meglio subito; e di questa grande speranza fummo entrambi (anche se io forse un po’ meno di Cervi) partecipi. Essa ci sostenne, e in certi momenti forse anche ci esaltò, fino agli anni del “miracolo”, che furono i primi Cinquanta. Poi… 

 

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Ago 04 2019

CAMILLERI CHOC: “LA CAPACITÀ SEDUTTIVA DELLE DONNE È MASSIMA A 2 ANNI”

Category: Monolandia,Persone e personaggigiorgio @ 22:31

Andrea Camilleri

 

di Daniele Dell’Orco, in Letteratura, del 10 Dic 2014, 15:02

La puntata di Che tempo che fa del 15 novembre scorso è passata forse un po’ troppo sottotraccia. L’ospite d’eccezione, Andrea Camilleri, era in collegamento oltre che per disquisire sulle origini del mito di Montalbano, anche per presentare il suo libro “Donne”, edito da Rizzoli. Tra gli applausi scroscianti del pubblico a far da contorno agli interventi del guru della scrittura italiana, Fabio Fazio ha pensato bene di chiedere allo scrittore siciliano “Se lei fosse una donna come le piacerebbe essere?”

Camilleri, dall’alto dei suoi quasi novant’anni ha replicato, cito testualmente: “Vorrei essere una bambina di 2 anni. A due anni le donne raggiungono il massimo della loro bellezza e della loro capacità seduttiva. E’ una seduzione straordinaria per la loro potenza e nello stesso tempo come innocenza. Perderanno il resto della loro vita per ritrovare quel momento, invano”.

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Ago 03 2019

Giovanni Feo

Category: Cultura e dintorni,Persone e personaggigiorgio @ 18:31

 

Giovanni Feo

 

Domenica 16 Giugno 2019  si è spento  Giovanni Feo, un maestro, un amico.
Giovanni era nato De Feo nel 1949 a Roma, da madre greca e padre pugliese. Risiedeva da più di 40 anni a Pitigliano dove lo avevano portato la sua passione per gli etruschi e la loro cultura. Da li ha esplorato incessantemente il territorio mostrando una non comune connessione con esso, che gli ha permesso di scoprire e riscoprire luoghi e manufatti ancestrali, spesso trovando spiegazioni d’uso non approvate dall’archeologia accademica. Ha sempre condiviso attivamente la sua conoscenza con seminari, conferenze, escursioni e ci ha lasciato una grande quantità di guide e libri sulle sue scoperte, di cui ricordiamo per tutte Poggio Rota, una sorta di Stonehenge italiana, megaliti tufacei di epoca precedente agli etruschi che presentano troppi allineamenti astronomici e territoriali per essere casuali.

 

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Lug 26 2019

ADDIO A GIOVANNI TODESCO, LO SCOPRITORE DEL DINOSAURO «CIRO»

Addio a Giovanni Todesco, lo scopritore di «Ciro», il baby dinosauro italiano.

 

Si è spento ieri a 72 anni, nell’abbraccio della sua famiglia, il paleontologo dilettante che nel novembre del 1980, nel Beneventano, recuperò da una cava la lastra che per milioni di anni era stata la «cuccia» dello Scipionyx Samniticus.

 

Fu questo il nome che il mondo scientifico attribuì a quella che è stata definita come la scoperta paleontologica del Novecento e che è avvenuta grazie alla passione di un tecnico calzaturiero in vacanza nel Sannio assieme alla sua famiglia.

 

La moglie Giovanna, i figli Valeria e Alessio, lo hanno accompagnato mano nella mano nel suo ultimo chilometro, quello di una lunga e difficile «maratona» di malattia, dopo «una vita di emozioni e sorprese» come diceva lui, come accadeva le domeniche di tanti anni fa, passate a «cavar sassi» di qua e di là per il gusto di scoprire il tesoro che millenni di storia ci avevano custodito dentro. 

 

Fonte: srs di Paola Dalli Cani, da  L’arena di Verona del 26 luglio 2019

Link: https://www.larena.it/territori/est/val-d-alpone/addio-a-todesco-lo-scopritore-del-dinosauro-ciro-1.7508198

 

 

SI È SPENTO IL VERONESE GIOVANNI TODESCO, SCOPRITORE DEL «PRIMO DINOSAURO ITALIANO»

 

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Lug 09 2019

PROSPERO ALPINI , IL VENETO CHE SCOPRI’…. IL CAFFE’

 

 

Il 21 settembre 1580 il botanico Prospero Alpini, scienziato nato a Marostica, parte per un viaggio di quattro anni in Egitto, al seguito dell’ambasciatore della Repubblica Veneta al Cairo, N.H. Giorgio Emo.

Durante le sue ricerche raccoglie i materiali per due suoi libri, pieni di illustrazioni: il “De Plantis Aegypti liber” ed il “De Medicina Aegyptorum”; le sue scoperte parlano, tra l’altro, della pianta del caffè e dell’uso locale di tostarne i semi. “Turchi e Arabi con questi semi, chiamati ‘bon’, o ‘ban’, preparano un decotto assai diffuso che essi bevono al posto del vino.

Questo decotto è venduto nelle pubbliche bettole, come da noi il vino”. Spiega che lo bevono caldo, a sorsi, soprattutto le donne contro i dolori mestruali.

 

La scoperta apre la strada all’introduzione del caffè in Europa, a partire da Venezia dove   apre a metà Settecento  il  “Caffè Florian” (in origine “Alla Venezia trionfante”), e frequentato tra gli altri da Carlo Goldoni.

Morì a Padova nel 1617.

 

Fonte:  da Veneto Storia

Link: https://www.venetostoria.com

 


Mag 12 2019

SI SENTE MALE MENTRE GUIDA ADDIO A GIOVANNI RAPELLI

Giovanni Rapelli

 

Verona e la cultura italiana hanno perso una figura che resterà pietra miliare nello studio della linguistica e della toponomastica. Giovanni Rapelli, 81 anni ancora ben portati con vivacità di spirito e di mente, è morto l’altra sera nei pressi di San Rocco di Piegara, di ritorno da un incontro organizzato dal Curatorium Cimbricum Veronese di cui era stato tra i fondatori nel 1974.  Alla guida della sua auto sulla quale viaggiava l’amico fraterno Carlo Caporal, si è sentito male improvvisamente: la morte è sopraggiunta immediatamente dopo che ha avuto la forza e l’accortezza di accostare l’auto al ciglio della strada.

Marta Tezza, che seguiva l’auto provenendo dalla stessa riunione, ha prestato il primo soccorso ma è stato tutto inutile e anche il medico del 118 ha tentato a lungo le manovre di rianimazione senza successo. I funerali si svolgeranno lunedì alle 16 nella chiesa di San Marco Evangelista, in via Girolamo Dalla Corte 24, in Borgo Venezia, dove Rapelli abitava con la moglie Maria Antonietta.

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Mag 01 2019

LA ME AMBRA LA XE VOLА IN PARADISO – LUTTO PER BEGGIATO

Ettore Beggiato e, a destra, l’amata figlia Ambra

 

 

VICENZA. «La me Ambra la xe volà in Paradiso». Grave lutto per Ettore Beggiato, fondatore della Liga Veneta, che con un post su Facebook ha dato l’annuncio della morte della giovane figlia Ambra. Centinaia i messaggi di cordoglio sui social.

Beggiato, vicentino, studioso di storia e di cultura veneta, fondatore della Liga Veneta, nel 1985 è stato uno dei due consiglieri regionali eletti sotto il simbolo del nuovo partito, il Leon di San Marco; nel biennio 1993-95 è stato assessore regionale ai rapporti con i Veneti nel mondo. È presidente onorario dell’associazione Veneti nel Mondo.

 

Fonte: da il Giornale di Vicenza 1 maggio 2019

Link: https://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/la-me-ambra-la-xe-volà-in-paradiso-lutto-per-beggiato-1.7300125?fbclid=IwAR2LQBIeXV7Ud6snQPT51rFaJcZmdIXGT__Ft15FjMvEro_gLyqgMaAOFSw

 


Mar 14 2019

LEONARDO DA VINCI SVELATO IL MISTERO: ECCO CHI ERA LA VERA MADRE

Category: Persone e personaggi,Storia e artegiorgio @ 09:24

 

 

Si chiamava Caterina di Meo Lippi ed era una ragazza povera e orfana la madre di Leonardo da Vinci (1452-1519), che lo dette alla luce poco più che sedicenne: l’identità è stata svelata dallo storico dell’arte inglese Martin Kemp, professore dell’Università di Oxford, tra i maggiori conoscitori dell’opera del genio del Rinascimento, e dal ricercatore Giuseppe Pallanti, autori del libro di imminente pubblicazione dal titolo “Mona Lisa: The People and the Painting” per la Oxford University Press.

 

Gli studiosi hanno individuato a Vinci (Fi) anche l’ubicazione della ‘Casa in Borgo‘ di proprietà del nonno Antonio prima e del padre Ser Piero poi come sicuro luogo in cui Leonardo trascorse l’infanzia a Vinci e possibile luogo di nascita del futuro artista.

 

Nel saggio i due autori illustrano le scoperte frutto di un lungo studio degli antichi documenti trovati negli archivi storici toscani: la Biblioteca Leonardiana, l’Archivio storico comunale e l’Archivio parrocchiale della Chiesa di Santa Croce a Vinci. Il volume di Kemp e Pallanti sarà presentato in anteprima italiana il 13 giugno prossimo a Vinci presso la Biblioteca Leonardiana.

 

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Mar 13 2019

LEONARDO DA VINCI, IL GENIO PER MANTENERSI A BOTTEGA FACEVA IL CUOCO E IL RISTORATORE

Category: Alimentazione e gastronomia,Persone e personaggigiorgio @ 09:07

Il  cuoco  e ristoratore Leonardo da Vinci ….  un aspetto poco conosciuto della sua vita

 

 

 

Pochi sanno che Leonardo da Vinci ebbe per tutta la vita una passione incondizionata per la cucina. Innovatore, sperimentatore in questo campo come in mille altri, Leonardo fu per più di trenta anni Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza, a Milano

 

Da ragazzo lo prendevano in giro e lo chiamavano «ciccione». Si strafogava di dolci che il suo patrigno Antonio Buti (conosciuto come ‘Accattabriga’), e che aveva sposato sua madre Caterina di Meo Lippi, pasticciere, gli aveva anche insegnato a preparare. Poi dimagri ma per tutta la vita Leonardo Da Vinci restò più interessato al cibo che ai valori spirituali e all’arte.

 

Aveva diciassette anni Leonardo quando il padre lo mandò a Firenze come garzone di bottega dal Verrocchio, lo scultore, pittore, ingegnere, orafo, matematico presso il cui studio c’era come apprendista anche Sandro Botticelli, di cui diverrà amico. Qui non si praticava solo la pittura, ma veniva insegnato anche il disegno, la scultura, l’intaglio, un po’ di meccanica e di ingegneria ed anche i rudimenti di architettura.   Pur essendo un allievo curioso e diligente,  continuava passava il tempo mangiando i dolci che il patrigno pasticciere gli mandava, tanto da essere ancora soprannominato dai compagni di bottega il “ciccione”. Verrocchio decide di punirlo per il suo continuo rimpinzarsi e per tenerlo occupato gli affida la realizzazione del pannello di destra del Battesimo di Cristo, commissionato al Verrocchio, per la chiesa di San Salvi.

 

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Feb 26 2019

ADDIO A GIORGIO GIOCO EL “COGO” DE VERONA

 

 

Il cuoco icona della cucina tradizionale veronese affermava che «La cucina povera ha il profumo della terra e il sapore dell’onestà».

 

Rabbrividirebbe leggendo i tanti articoli di questi giorni in cui viene definito chef. Lui era un cuoco, anzi el “cogo” de Verona.

Lo scorso 23 febbraio Giorgio Gioco, a novantatre anni, ci ha lasciati. Ha fatto la storia della cucina non solo a Verona ma in tutta Italia. Patron del 12 Apostoli, “il ristorante” nel cuore della Verona antica conosciuto in tutto il mondo. Ristorante con il quale conquistò le due stelle Michelin, che mantenne fino ai primi anni Ottanta.

Legato al territorio e alla tradizione è stato uno dei fondatori della Fiera del Riso di Isola della Scala, sua anche la prima pasta e fagioli della prima delle Giornate del Vino Italiano, che poi diedero origine al Vinitaly.

Tradizione e semplicità il cuoco veronese affermava che «La cucina povera ha il profumo della terra e il sapore dell’onestà».

Appassionato d’arte e lettere, nel 1968, Giorgio Gioco con Cesare Marchi, Indro Montanelli, Giulio Nascimbeni e Enzo Biagi, fondò il premio letterario 12 Apostoli.

 

Credo che il miglior modo per salutarlo sia a tavola, realizzando una sua ricetta. Recentemente, nel 2016 in occasione del 50° anniversario della Fiera del Riso, ha riscritto, aggiornandola  la ricetta “ufficiale” del Risotto all’Isolana. Con questa gli rendiamo omaggio.

 

Ricetta del Risotto all’Isolana (2016) di Giorgio Gioco

 

Cosa occorre: kg di riso Vialone Nano veronese (consigliato l’Igp), 2 litri di ottimo brodo (pollo/gallina – manzo – verdure), 200 gr. di vitello magro, 600 gr. di lombata di maiale, 150 gr. di burro, 140 gr. di formaggio grana, pepe, sale, cannella e rosmarino (quanto basta).

Come si fa: tagliate la carne a dadini, condire con sale e pepe macinato fresco, lasciare riposare per un’ora. Fondere il burro, mettere un rametto di rosmarino, rosolare bene la carne. Cuocere a fuoco lento fino a completa cottura della carne indi togliere il rosmarino.

Far bollire il brodo, aggiungere il riso mondato, cuocere per circa 18 minuti a fuoco lento. Il riso dovrà assorbire tutto il brodo. Condire quindi il riso con il condimento fatto in precedenza. Completare il risotto all’Isolana con il formaggio profumato alla cannella.

Cinzia Inguanta

 

Fonte: srs di Cinzia Inguanta, da Verona in del  25 febbraio 2019

Link: https://www.verona-in.it/2019/02/25/addio-a-giorgio-giogo-el-cogo-de-verona/?fbclid=IwAR1i59g678iC4sAPEIB3NQoOrNr0AXHEJYv7Rma3BFIGDceXastuOsMho0s

 


Gen 17 2019

NIKOLA TESLA: INTERVISTA ALLA RIVISTA “IMMORTALITY”

Category: Persone e personaggigiorgio @ 06:28

Ritratto. Muzej Nikole Tesle

 

 

L’intervista rivoluzionaria a Nikola Tesla che i  media non hanno mai fatto conoscere al mondo, realizzata nel suo laboratorio a Colorado Springs nel 1899 .

 

“Volevo illuminare tutta la terra. C’è abbastanza elettricità per diventare un secondo sole. La luce apparirà intorno all’equatore, come un anello intorno a Saturno”.

 

Queste le parole di Nikola Tesla, considerato uno degli uomini più innovativi e misteriosi che hanno mai vissuto sulla Terra. Era un uomo che stava davanti al suo tempo ed è responsabile della maggior parte della tecnologia che utilizziamo oggi.

 

Infatti, se Tesla non avesse inventato e studiato tutto ciò che ha fatto nella sua vita, la nostra tecnologia oggi sarebbe notevolmente peggiore, ma purtroppo quasi nessuno riconosce i suoi meriti.

 

Le invenzioni di Tesla sono andate ben oltre l’elettricità. Ha fatto scoperte innovative come le comunicazioni radio wireless, i motori a turbina, gli elicotteri (anche se era Leonardo Da Vinci che aveva avuto l’idea), le luci fluorescenti e neon, i siluri e i raggi X. Al momento della sua morte, Tesla deteneva quasi 700 brevetti mondiali.

Di seguito vi mostriamo un’intervista molto rara di Nicola Tesla per la rivista “Immortality” Realizzata nel suo laboratorio a Colorado Springs nell’anno 1899,  nascosta per quasi 116 anni.

 

 

NIKOLA TESLA: L’INTERVISTA

 

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Gen 11 2019

SI È SPENTO L’ARCHEOLOGO ANGLO-VERONESE PETER HUDSON

8  GENNAIO 2018, Ci rattrista l’improvvisa scomparsa del collega Peter Hudson, figura di riferimento non solo per l’archeologia urbana. Esprimiamo le nostre condoglianze ai familiari. I funerali si terranno alle 15,15, sabato 12 gennaio nella sala evangelica presso il cimitero monumentale di Verona.

SAP società archeologica srl.

 

Peter Hudson in foto del 2002

 

 

E’ MORTO  ALL’OSPEDALE DI NEGRAR L’ARCHEOLOGO INGLESE, MA VERONESE DI ADOZIONE, PETER HUDSON.

 

8  GENNAIO 2018 –  Si è spento all’ospedale di Negrar l’archeologo inglese, ma veronese di adozione, Peter Hudson, nato a Manchester il 26 settembre 1954. Ne ha dato notizia su Twitter la Soprintendenza di Verona: «A lui si devono tutte le maggiori conoscenze sull’altomedioevo veronese. La Soprintendenza lo ricorda come uomo di grande cultura e conoscenza archeologica e come persona e di notevoli vedute e umanità».

Peter Hudson, per citare alcuni dei suoi molteplici interventi, ha diretto gli scavi nel Cortile del Tribunale, ha lavorato agli scavi scaligeri, ha diretto gli scavi archeologici durante i lavori del sottopasso di Porta Palio, in occasione dei Mondiali ’90, e poi la Postumia in corso Cavour.

 

IL LUTTO. IL RICORDO DELL’ARCHEOLOGO CHE SI È SPENTO A 64 ANNI: È STATO IL PROTAGONISTA DELLE PIÙ IMPORTANTI CAMPAGNE DI SCAVO TRA GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA IN CITTÀ

 

L’inglese che ci ha fatto scoprire Verona

 

Peter Hudson, nato a Manchester, si era stabilito qui dopo aver lavorato per Porta Palio, la via Postumia, il cortile del Tribunale

  

 

 

Peter Hudson fotografato nel 1997 al lavoro negli scavi di via Mazzini 

 

Alto, barba e capelli rossi, mani grandi da portiere: era inconfondibile Peter Hudson da Manchester, l’archeologo inglese che ha fatto scoprire Verona ai veronesi guidando le più importanti campagne di scavo in città tra gli anni Ottanta e Novanta insieme con la sovrintendente di allora Giuliana Cavalieri Manasse.

 

Se n’è andato in poche settimane all’età di 64 anni (come anticipato ieri da L’Arena), lasciando la compagna Gabriella e il figlio Thomas, all’ospedale di Negrar dove era ricoverato da alcuni giorni e lasciando una enorme mole di ricordi e di testimonianze in chi ha vissuto con lui quella stagione che il suo amico e collega Simon Thompson, pure lui di Manchester, compagno di studi di Peter, che come tanti altri inglesi ha scelto di stabilirsi nella nostra città, chiama «periodo d’oro».

Peter Hudson, una laurea in archeologia all’università di Lancaster, ha avuto meriti enormi: grazie a lui, a un inglese che amava il calcio e il cricket, sono state riportate alla luce le pagine più interessanti del passato di Verona, chiudendo definitivamente l’era degli scavi fatti con le ruspe per sostituirli con campagne di scavo certosine, da quelle romane a quelle altomedievali, con pennello e pazienza.

 

 

 

1991: Peter Hudson con Giuliana Cavalieri Manasse nell’area di scavi per il sottopasso di Porta Palio

 

«Negli anni Ottanta e Novanta eravamo in pochi ad occuparci di archeologia in quel modo», racconta Simon Thompson, compagno di scuola, collega di tante avventure archeologiche di Peter Hudson. «Peter arrivò in Italia cominciando da alcuni lavori di scavo a Pavia, poi si trasferì a Verona per gli scavi condotti dalla soprintendente Cavalieri Manasse. Cominciò alla Rocca di Rivoli. Poi si spostò in città per gli scavi del Cortile del Tribunale, ora Scavi Scaligeri, insieme con l’architetto Libero Cecchini e fu un apripista nel Nord Italia».

Con quegli interventi di recupero archeologico infatti si aprì, spiega Thompson, una nuova epoca: «Cambiò completamente il metodo di lavoro perché si cominciò a lavorare in modo stratigrafico, nel rispetto delle varie epoche, sotto la direzione degli esperti. Si chiuse il periodo delle ruspe che scavavano tutto e degli operai che buttavano via qualunque cosa. Questo fu uno dei suoi grandi contributi all’archeologia: il metodo stratigrafico».

 

Peter Hudson non si sposterà più da Verona e dal suo centro storico. «Dopo il cortile del Tribunale, lavorammo insieme per gli scavi del Campidoglio cittadino, sotto Palazzo Maffei e Corte Sgarzerie dove ora gli scavi sono visitabili».

 

Arrivarono i Mondiali di calcio del 1990 e gli scavi dei sottopassi in circonvallazione. «Ricordo la campagna di scavo per il sottopasso di Porta Palio con la soprintendente Cavalieri Manasse. Vennero trovati tantissimi resti medievali e tombe. Per non parlare poi del lastricato della via Postumia, riportato alla luce sotto corso Cavour».

 

1999:  Peter Hudson   al lavoro sulla   Postumia in corso Cavour 

 

Che cosa resta di tutto questo? «È stato trovato tantissimo materiale interessante e prezioso, di epoca romana e medievale; servirebbe ora per la città il museo archeologico nazionale, ma non si riesce ad andare avanti, è ancora fermo».Una Verona che rischia di dimenticare queste pagine della sua storia e i suoi protagonisti. «Io spero che la città trovi il modo di ricordare il lavoro prezioso di Peter Hudson. Lui non era solo un archeologo da campo ma un vero studioso, un grande appassionato del periodo Longobardo e altomedievale, si immergeva negli studi in biblioteca, cercava e studiava documenti, ceramiche, testimonianze. Ha dato un contributo enorme alla storia di Verona e del Nord Italia. Il modo migliore per ricordarlo sarebbe riaprire in suo onore gli Scavi Scaligeri, con il suo nome, una foto. E magari la cittadinanza onoraria alla memoria….».

 

 

LA «CAMPAGNA DI RIVOLI». NEL 1978 SULLA ROCCA COMINCIÒ L’AVVENTURA VERONESE DELLO STUDIOSO

 

Il giovane Peter con gli amici alla riscoperta del Castello

 

Banterla: «Fu “adottato” dalla gente e tanti giovani diedero un aiuto»

 

Un legame speciale unisce Peter Hudson e Rivoli. Proprio qui, infatti, a partire dal 1978 l’archeologo anglo veronese diresse la campagna di scavi ai resti del castello medievale sulla Rocca a picco sulla Chiusa su incarico della pro loco del paese. E qui fece le sue prime, importanti scoperte.

 

«A Rivoli ebbe inizio il brillante percorso scientifico di Hudson, che divenne uno dei più importanti ricercatori di archeologia medievale e urbana, fino ad allora non molto considerata in Italia per il “primato” dell’archeologia classica» svela l’amico Gino Banterla, allora presidente della pro loco e oggi consigliere comunale. «Me lo aveva indicato il suo professore all’università di Lancaster, Hugo Blake, con cui si laureò in archeologia medievale. Da allora diventammo amici».

Il segno distintivo di quegli scavi fu la grande partecipazione della popolazione locale e gli studiosi inglesi furono “adottati” dalla gente. A tal punto che l’esperienza della campagna medievale alla Rocca è ancora viva nella memoria collettiva, a Rivoli. «Hudson conquistò la simpatia della gente con il suo carattere espansivo e ironico» continua Banterla. «Al gruppo di archeologi inglesi si affiancarono alcuni volontari rivolesi e le donne si diedero da fare per garantire a tutti un buon pasto ogni giorno».

Gli scavi condotti dall’esperto archeologo misero bene in rilievo l’importanza strategica di quel castello, in cui nell’Ottocento venne ambientato il romanzo storico di Osvaldo Perini “La Castellana di Rivoli”, e portarono alla luce una serie di manufatti che furono poi oggetto di una mostra.

 

«Quei reperti, che non si sa bene dove siano finiti, nei progetti del Comitato Rivoli ’97 avrebbero dovuto costituire una sezione medievale di un grande museo del territorio da istituire al Forte» conclude Banterla. E rivela: «Con Peter ne avevamo parlato più volte. Purtroppo non c’è stato il tempo di realizzare insieme a lui quel sogno».

Negli anni Settanta la pro loco di Rivoli, guidata da Banterla insieme a Dario Testi e Giorgio Zerbini, era una realtà giovane, battagliera e all’avanguardia sotto molti aspetti. Chiedeva un rinnovamento e promuoveva iniziative culturali di valorizzazione sia delle testimonianze storiche, archeologiche e monumentali sia dei prodotti locali. Combatté anche dure battaglie per difendere il territorio dalle lottizzazioni selvagge, dall’apertura indiscriminata di cave e dagli insediamenti industriali.

 

Fonte: srs di MAURIZIO BATTISTA, da L’Arena di Verona del 10 gennaio 2018

 

 

PETER JOHN HUDSON, L’ARCHEOLOGO CHE AVEVA VERONA NEL CUORE

 

Foto in alto: Peter John Hudson a Verona con alcuni suoi giovani collaboratori (Paola Fresco).

 

CON LUI I VERONESI PERDONO UN TESTIMONE IMPORTANTE DELL’EVOLUZIONE DELLA CITTÀ DALLA SUA FONDAZIONE, UN INNOVATORE DELLA TECNICA DI SCAVO STRATIGRAFICO, CHE SI POI SI È DIFFUSA IN TUTTA ITALIA.

 

Una dedizione indefessa al lavoro di scavo archeologico e un approfondito studio della storia della nostra città: ecco i tratti distintivi della figura dell’archeologo Peter John Hudson che ci ha lasciato improvvisamente martedì 8 gennaio. L’archeologo inglese, nato a Manchester il 26 settembre 1954, era arrivato a Verona nel 1981, per dedicarsi con uno straordinario lavoro agli Scavi Scaligeri dell’ex tribunale, purtroppo oggi chiusi al pubblico. Si trattò del primo scavo urbano così esteso fatto in una città italiana con l’utilizzo del metodo stratigrafico: circa 1500 metri quadrati per una profondità di 3,5 m. che hanno attestato l’evoluzione della storia di Verona dal suo primo insediamento romano nell’ansa del fiume, intorno al 48 a.C., fino al periodo scaligero. Ciò che colpiva in lui era la capacità di sintesi e di interpretazione del dato archeologico che sapeva collocare e datare con grande competenza.

 

Nel ’90 entra, come socio fondatore e direttore tecnico, nella cooperativa veronese Multiartacquisendo l’importante commessa del sottopasso di Porta Palio, al quale parteciparono anche vari studenti inglesi. Quindi a Povegliano diresse lo scavo della Madonna dell’Uva Secca da cui emersero tombe pre-romane e longobarde, lavorando sempre in collaborazione con la direttrice del nucleo operativo della Soprintendenza del Veneto Giuliana Cavalieri Manasse.

 

1988:  Gli scavi davanti a Porta Borsari 

 

Tra il 1997 e il 1999, durante gli scavi Agsm in via Mazzini, fu il protagonista della scoperta delle mura che Gallieno costruì nel 265 d.C. intorno all’Arena affinché non rimanesse baluardo nelle mani dei barbari: nell’area della farmacia Due Campane egli scoprì il tratto che le collegava all’allineamento di via Alberto Mario. Emersero tra gli altri i resti di una bella scalinata di un tempio che fu demolito per far spazio alle mura. L’anno dopo fu la volta degli scavi in Corso Cavour dove mise in luce, in tutta la sua maestosità, la via Postumia che denominò “autostrada dell’antichità” larga 14 m fino ai 16 m dell’area di Castelvecchio.

 

Fu poi la volta di Palazzo Maffei e quindi della Basilica romana in fondo a via Mazzini, dove oggi un tratto di pavimentazione più scuro ricorda la presenza dell’abside sottostante, solo per citare i suoi lavori più eclatanti. I problemi burocratici che incontrava sugli scavi e che ne ostacolavano il lavoro affliggevano il suo cuore di leone appassionato, dalla criniera fulva e dalla corporatura imponente, sempre pronto all’azione: alla città rimane l’esempio della sua figura dal carattere sensibile, umile e generoso, e tutti i dati storici che sono stati raccolti ed elaborati grazie al suo amore profondo per l’archeologia.

 

Con lui Verona perde un testimone importante dell’evoluzione della città dalla sua fondazione, un innovatore della tecnica di scavo stratigrafico, che da Verona poi si è diffusa in tutta Italia. A lui il mondo accademico, che poco frequentava per la sua predilezione al lavoro sul campo, deve molto.

 

Giulia Cortella

 

Fonte: Srs di Giulia Cortella  da Verona -in, del  10 gennaio 2019-01-10

Link: https://www.verona-in.it/2019/01/10/peter-john-hudson-larcheologo-che-aveva-verona-nel-cuore/?fbclid=IwAR2tfuhCDdr4hBioXuUnVW2Gr_FQfcGUzqQpeaKf8V66EtJBTIYtFCAs2IE

 

 


Ott 29 2018

ERNEST HEMINGWAY – SONO UN VECCHIO FANATICO DEL VENETO

Category: Persone e personaggi,Veneto e dintornigiorgio @ 09:20

 

 

Sono un vecchio fanatico del Veneto  e d è qui che lascerò il mio cuore

Ernest  Hemingway

 

 


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