Set 29 2019

IN CALABRIA DIPENDENTI PUBBLICI PIÙ PERICOLOSI DELLE COPPOLE

 

La denuncia del procuratore Gratteri. Il governatore Oliverio: è vero

 

I colletti bianchi sono diventati più pericolosi delle coppole. Per il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, «prima ancora della politica e della ’ndrangheta, il problema della Calabria sono i quadri della pubblica amministrazione». Dopo aver seguito gli ’ndranghetisti nelle boscaglie dell’Aspromonte durante la stagione dei sequestri di persona, ricostruito le rotte del narcotraffico fino al Sudamerica, ora il magistrato, che da quasi trent’anni vive sotto scorta, punta su chi siede sulle comode poltrone degli uffici appena inaugurati della Cittadella regionale. 

 

«Ci sono direttori generali – ha spiegato intervenendo a una manifestazione a Reggio Calabria – che da vent’anni sono nello stesso posto, e da incensurati gestiscono la cosa pubblica con metodo mafioso». Un centro di potere cresciuto sulle spalle di «una politica debole che non ha la forza e la preparazione tecnico-giuridica per affrontare il problema della gestione dei quadri. Per amministrare la cosa pubblica basterebbe un po’ di buon senso – ha detto ancora Gratteri – ma la parte procedurale dei meccanismi di appalto è governata da un centro di potere che è lì da sempre. Anche per questo quando mi hanno proposto di candidarmi ho detto di no».

 

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Set 28 2019

ECCO COME LA MAFIA NIGERIANA STA CONQUISTANDO L’ITALIA.

 

 

Di Niva Mirakyan

 

Dopo ‘ndrangheta e camorra, ora a preoccupare le forze dell’ordine e la magistratura italiana è anche la mafia nigeriana, particolarmente attiva sul traffico di droga e sullo sfruttamento della prostituzione.

 

Si tratta della più potente organizzazione criminale africana presente in ottanta Paesi del mondo, anche a seguito dei flussi delle migrazioni. Essa è considerata una mafia, spesso più violente e più imprevedibile di quella palermitana. In Italia la mafia nigeriana, a volte nominata la “cosa nera”, controlla fette di territorio da Torino a Palermo e recluta i nuovi affiliati tra i migranti ribelli nei centri di accoglienza.

 

L’arrivo della criminalità straniera in un Paese ancora traumatizzato dalle sue guerre di mafia sta diventato per l’Italia un problema molto serio ma spesso e volentieri sottovalutato.

 

Italia è davvero in mano della mafia nigeriana? Com’è diversa dalle organizzazioni criminali tradizionali? Esiste un collegamento tra l’immigrazione irregolare e la “piovra nera”? Per parlare di questo nuovo fenomeno Sputnik Italia si è rivolto all’ Avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro, giovane 18enne romana uccisa e fatta a pezzi a Macerata nel 2018. Lo scorso 29 marzo il suo assassino nigeriano Innocent Oseghale è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi.

 

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Set 04 2019

UNA GEOGRAFIA DEGLI INSEDIAMENTI MAFIOSI IN VENETO

 

 

9 maggio 2016 di Gianni Belloni

 

Questo articolo è uscito nel numero di febbraio della rivista Narcomafie all’interno di un dossier sulle mafie in Veneto. Firmato insieme ad Antonio Vesco.

 

Fino a non molti mesi fa, il Veneto rappresentava un enigma. Agli studiosi e agli investigatori delle mafie risultava incomprensibile come gli insediamenti di gruppi mafiosi – in particolare ‘ndranghetisti– si arrestassero sulle sponde lombarde del lago di Garda, preservando il Veneto dalla loro presenza. Nell’ambito del dibattito pubblico sulle mafie a Nordest, la criminalità organizzata veniva spesso evocata, ma scarse erano le evidenze empiriche e le inchieste. A parte il processo alla banda Maniero, ad oggi si conta un solo procedimento giudiziario concluso con condanne per il reato di associazione mafiosa (il 416 bis). Si tratta della cosiddetta operazione Aspide, che ha coinvolto un gruppo criminale campanoi cui membri avevano dato vita a una società che offriva servizi alle imprese: dall’usura al recupero crediti, dall’evasione dell’Iva alle bancarotte fraudolente. Per il resto soltanto sussurri e grida: diversi sospetti, denunce – e inevitabili illazioni – ma pochi fatti accertati e una scarsa produzione di conoscenza sul fenomeno mafioso nella regione.

Oggi, le cose stanno cambiando piuttosto rapidamente. Nell’ultimo rapporto della Direzione nazionale antimafia, l’analisi dei magistrati lascia spazio a preoccupanti riflessioni: “La sempre più significativa operatività in Veneto di gruppi criminosi originari del sud Italia tende a diventare sempre più stabile”. E alcune inchieste hanno portato alla luce realtà finora soltanto immaginate. Oggi è possibile isolare alcune macro-aree nelle quali le attività mafiose sono emerse in modo più evidente. Proviamo dunque a ricostruire una mappa delle presenze mafiose in Veneto a partire dalle principali inchieste giudiziarie che hanno coinvolto gruppi criminali provenienti dal Sud Italia (ai territori descritti in questo articolo va aggiunto il caso dell’isola veneziana del Trochetto, a cui è dedicato uno specifico approfondimento all’interno di questo dossier).

 

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Lug 30 2019

PFAS, TUTTI SAPEVANO. NESSUNO È INTERVENUTO

 

 

Un corposo rapporto dei Noe accusa la giunta provinciale di Vicenza della leghista Manuela Dal Lago di non essere intervenuta per fermare l’avvelenamento delle acque.

 

Lo sapevano. Lo sapevano tutti e non hanno fatto niente. Non hanno fatto niente anche se, per scongiurare il più devastante caso di inquinamento della falda acquifera dell’intera Europa, sarebbe bastato applicare la legge! 350 mila persone – ed è una stima per difetto – avvelenate dai Pfas, gli acidi perfluoro alchilici utilizzati dalla Miteni per produrre rivestimenti impermeabili. 350 mila uomini, donne e bambini avvelenati grazie al silenzio complice delle autorità che avevano il compito di difendere la loro salute.

 

Per almeno 13 anni, l’Arpav la giunta provinciale di Vicenza hanno deliberatamente ignorato tutte le prove della contaminazione. Hanno fatto finta di non vedere per non dover intervenire nonostante fossero evidentissimi i segnali dell’ “incremento nella contaminazione da benzotrifluoruri, sintesi o sottoprodotti derivati dall’attività della Miteni”, come si legge nel documento di monitoraggio ambientale chiamato Giada avviato sin dal 2003 dall’Ufficio ambiente della provincia di Treviso.

 

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Dic 18 2018

13 DICEMBRE….IL GIORNO DI CRISTINA PAVESI

Cristina Pavesi

 

 

Ci ho pensato su qualche giorno prima di pubblicare questo post perché il suo contenuto è un po’ delicato, “sensibile” avremmo detto qualche anno fa.

 

Prima mi sono consultato. 

 

Poi mi sono detto che vale la pena comunque di pubblicarlo, perché voglio recuperare la memoria di una ragazza, Cristina Pavesi, trevigiana di Conegliano, vittima prima della mafia del Brenta (non è la “mala” del Brenta, no: quella è la Mafia del Brenta) e poi dell’oblio.

 

Ed è un oblio tutto veneto, terribilmente veneto, quello che non ha mai voluto riconoscere il radicamento e la diffusione di associazioni mafiose, provenienti dal sud Italia, e ramificate non solo lungo la riviera del Brenta ma anche ad Eraclea, a Caorle, a Venezia, a Mestre…

 

In breve, questa è la storia di Cristina, una di noi: il giorno di santa Lucia del 1990, Cristina Pavesi, ragazza di Conegliano, ventidue anni, studentessa universitaria. 

 

Tornava, in treno, a casa quel giorno dopo aver concordato la tesi con il suo relatore. Ore 18.30: un rumore assordante, un’esplosione secca.

 

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Nov 09 2018

Protetto: VENEZIA – MOSE: NOMI, CIFRE, MAZZETTE, FAVORI. ECCO TUTTO L’ELENCO NEL DETTAGLIO

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Nov 06 2018

MARCO ACCETTI: «IO, RAPITORE DELLA ORLANDI»

Category: Cronaca e notizie,Libri e fontigiorgio @ 02:57

 

 

 

MARZO 2013, LE RIVELAZIONI ALLA PROCURA DI ROMA

 

Marco Accetti, nato a Tripoli nel 1955, figlio di un costruttore edile trasferitosi a Roma con la famiglia negli anni Sessanta, in tempi recenti è entrato in scena come supertestimone e reo confesso del caso Orlandi. Il 27 marzo 2013 il fotografo dai burrascosi trascorsi (in anni giovanili militò in formazioni estremiste e fu più volte denunciato o arrestato) si presentò in Procura per riferire di aver partecipato al sequestro della figlia del messo pontificio, per conto di un gruppo di laici ed ecclesiastici interessati a contrastare la politica fermamente anticomunista di papa Wojtyla.

 

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, 

 

 

A raccogliere le rivelazioni fu l’allora procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, titolare assieme al pm Simona Maisto dell’inchiesta sulla «ragazza con la fascetta» riaperta nel 2008.

 

Poche settimane dopo (a fine aprile 2013) Accetti fu indagato per duplice sequestro di persona aggravato dalla morte degli ostaggi, con riferimento anche alla seconda vittima, Mirella Gregori, sparita 46 giorni prima di Emanuela Orlandi.

 

Nel marzo 2013 Accetti, oltre a consegnare in Procura un flautoche la famiglia a caldo riconobbe come quello di Emanuela, si è autoaccusato di aver contattato la ragazza per indurla ad allontanarsi da casa e di aver operato come telefonista per conto dei rapitori.

 

I riscontri effettuati dalla Procura di Roma, nella persona dell’aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno consentito di verificare che l’allora giovanissimo fotografo dallo spirito anticlericale ebbe un ruolo, seppure marginale, nella scomparsa della ragazzina quindicenne: le indicazioni sui luoghi da cui partirono le chiamate in Vaticano sono risultate esatte e la voce delle telefonate registrate all’epoca corrisponde.

 

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Ago 16 2018

CHIUNQUE SIA DI GENOVA

Domenica del Corriere, 1 marzo 1964  Ponte Morandi     

 

 

Chiunque sia di Genova …sa che li sotto di morti ce ne sono tanti, ma tanti.

 

Chiunque sia di Genova sa che cambierà tutto a Genova, che finiscono per sempre gli anni ’60 e le loro illusioni di futuro.

 

Chiunque sia di Genova sa che sarà un inferno spostarsi, viverci. Sarà impossibile raggiungere l’aeroporto, spostarsi un treno verso nord (la ferrovia passa li sotto), sarà impossibile andare a Ovest, in Francia.

 

Chiunque sia di Genova sa che bastava già prima un nonnulla per bloccare la città: uno sciopero dei trasportatori, un incidente sulla A10, il vento di tramontana che impedisce ai tir di scaricare il carico perchè le navi portacontainer con il vento di tramontana si mettono di traverso e non si possono gestire gli scarichi.

 

Chiunque sia di Genova sa che non si tratterà solo di code o rallentamenti, ma di cambiare abitudini di vita, di trasporto, di mobilità, di scambio di beni.

 

Chiunque sia di Genova sa che non parliamo di giorni o settimane o mesi, ma di anni (e non pochi).

 

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Lug 24 2018

COIMPO, UNA STORIA VENETA DI FANGHI TOSSICI SVERSATI NELLE CAMPAGNE

Veneti che tradiscono la loro terra. Un girone dell’inferno solo per loro.

 

La trasformazione di una latteria sociale del Rodigino in un impianto di trattamento. La tragedia del settembre 2014: quattro morti, uccisi dalle esalazioni. I segreti della vasca D.

 

 

La ricerca della verità e dei colpevoli di Gianni Belloni 

 

Gli inizi della storia

 

Era la latteria sociale di Cà Emoun pugno di case perse nella pianura sconfinata tra Adria e Rovigo. Mauro Luiseha il fiuto per gli affari e dal trasporto latte, a metà degli anni ’80, si converte alla gestione dei fanghi di depurazione. In questa operazione è aiutato da un nuovo socio con più esperienza e con le spalle più grosse: Gianni Pagnindi Noventa Padovana.

 

Il procedimento è semplice: dopo la stabilizzazione e il trattamento, i fanghi vengono distribuiti nei campi. Nasce così, nel 1984, la Coimpospecializzata nel trattamento nei fanghi da depurazione.

 

Gli affari vanno bene, i fanghi arrivano da tutta Italia e anche dall’estero stando alle dichiarazioni degli abitanti che annotano le targhe dei camion in arrivo. Ma gli odori sono forti e pungenti.

 

Le proteste e i malumori degli abitanti si concretizzano nella costituzione di un comitato e in una raccolta di firme. Qualcuno ricorda ancora gli appostamenti notturni presso i cancelli della Coimpo per scoprire che cosa succedesse all’interno e che cosa trasportassero i tanti camion in arrivo. Ma la mobilitazione dei cittadini ha vita breve. Luise appare come un uomo potente. La Coimpo sponsorizza diverse manifestazioni compresa la locale squadra di calcio. La gente si acquatta in silenzio.

 

Gli affari proseguono a gonfie vele. Nel 2006 la Coimpo ottiene di gestire 99mila tonnellate annue di rifiuti. Entrano in società anche le figlie dei due fondatori. Nel frattempo Mauro Luise acquista una tenuta in Romania, La Fazenda, e lì si trasferisce, ma continua ad esercitare un controllo ferreo sull’azienda.

 

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Giu 11 2018

L’EX BOSS DI CARLO: “TUTTA LA MIA VERITÀ SULLA FAMIGLIA MATTARELLA”

Bernardo Mattarella coni il  figlio Sergio Mattarella

 

 

-Gea Ceccarelli- Stanno facendo molto discutere, in questi giorni, le dichiarazioni che il collaboratore di giustizia Franco Di Carlo ha rilasciato all’avvocato Fabio Repici riguardo la presunta affiliazione di Bernardo Mattarella, padre del Capo di Stato Sergio, a Cosa Nostra.
 
Tutto nasce dal processo -che si celebra in sede civile- nei confronti del giornalista Alfio Caruso che, nel suo libro “Da Cosa nasce cosa”, edito da Longanesi, aveva gettato ombre sulle parentele del Presidente della Repubblica, finendo così querelato da Sergio Mattarella e nipoti. L’accusa che Caruso deve fronteggiare è quella di aver “infangato” la figura di Mattarella padre e di aver raccontato in “maniera grossolana” i rapporti politici del fratello Piersanti, il presidente della Regione.
 
A difendere Caruso vi è appunto l’avvocato Repici, che ha deciso di ascoltare la testimonianza di Di Carlo, il 3 marzo scorso. Durante questo incontro, l’ex boss di Altofonte ha ribadito quanto aveva già sostenuto negli anni Novanta, ossia che Mattarella padre era mafioso.
 
Articolotre ha avuto modo di leggere i verbali integrali dell’incontro.
 

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Dic 11 2017

GIULIA TOFANA, LA DONNA CHE UCCISE OLTRE 600 MARITI

Category: Cronaca e notizie,Persone e personaggigiorgio @ 00:04

 

 

Costanze, la moglie di Mozart, ricordò che il compositore era ossessionato dall’idea che qualcuno lo avesse avvelenato con l’acqua tofana.

Dopo due secoli dall’invenzione, da parte di una donna e di una famiglia alquanto particolare, questo liquido riusciva ancora a penetrare nell’immaginario collettivo.

Per comprendere i motivi dell’agitazione mentale che l’acqua tofana insinuava negli uomini, soprattutto nella veste di mariti, dobbiamo fare un salto nel tempo. 

 

Durante il XVII secolo, una cortigiana, fattucchiera, meretrice e quant’altro, di Palermo, elaborò la ricetta per una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna, e quella delle persone che con lei condividevano questo turpe intento.

La donna si chiamava Giulia Tofana, o Toffana, e grazie a questa invenzione divenne ricca e potente.

 

Perché una pozione velenosa riuscì a rendere ricca una donna di misere origini?

Giulia riuscì in breve tempo a far conoscere il suo veleno e a commercializzarlo fuori dalla sua zona d’origine. Il successo fu accelerato dalla volontà di molti coniugi, soprattutto o esclusivamente donne, che sentivano la necessità di divenire vedove, in un’epoca nella quale il divorzio non era riconosciuto.

 

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Lug 11 2017

FOLLA A TERRALBA PER L’ULTIMO SALUTO ALL’INDIPENDENTISTA DODDORE

 

 

Un lungo applauso e il grido di “Libertà” e “Indipendentzia” con le bandiere dei quattro Mori, di Malu Entu e anche quelle col Leone di San Marco della Serenissima che garrivano al vento per l’ultimo saluto a Doddore Meloni, l’indipendentista sardo morto il 5 luglio in stato di detenzione al’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari dopo 67 giorni di sciopero della fame e 35 della sete. I funerali si sono svolti questo pomeriggio a Terralba (Oristano), dove viveva con la famiglia, nella Cattedrale di San Pietro gremita di gente arrivata un po’ da tutta la Sardegna.
Doddore aveva espresso il desiderio di essere seppellito con il costume tradizionale di Ittiri, il paese in provincia di Sassari dove era nato 74 anni fa e che aveva lasciato da giovanissimo per trasferirsi a Terralba. In costume sardo, dietro la bara, anche la moglie Giovanna che stringeva al petto la fotografia di Doddore e le figlie, e dietro ancora il popolo di militanti della Repubblica indipendente di Malu Entu proclamata da Meloni nel 2008 – dopo l’occupazione dell’isola di Mal di Ventre – e decine e decine di indipendentisti con le loro bandiere.

 

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Giu 02 2017

SILVIO BERLUSCONI, LA VILLA SAN MARTINO DI ARCORE E LA LEGGE DEL KARMA E DEL DOLORE

Category: Cronaca e notizie,Società e politicagiorgio @ 00:08

I  protagonisti della tragica vicenda: il marchese Camillo Casata Stampa, Anna Fallarino e Massimo Minorenti (nel riquadro piccolo in basso).

 

 

Berlusconi si è portato il Karma del Marchese Casati Stampa avendo acquistato, o arraffato, la villa di Arcore, dall’infante erede tutelata (per modo di dire) proprio dall’avvocato Cesare  Previti.

Gli annessi e connessi di quella truce vicenda dell’omicidio e del suicidio di via Puccini operato dal marchese Casati Stampa verso la moglie e il presunto amante. – (Il delitto di via Puccini designa un evento di cronaca nera verificatosi a Roma il 30 agosto 1970.  Si tratta di un duplice omicidio seguito dal suicidio dell’assassino) – Dolore unito a dolore in una storia inimmaginabile per quei tempi dominati dall’ipocrisia cattolico democristiana.

 

La vicenda ebbe ampia risonanza all’epoca per via dei personaggi coinvolti: il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino (Roma, 1927), sua moglie, Anna Fallarino (Amorosi, 1929) e l’amante di questa, Massimo Minorenti, voluto dal marito per porre in essere un gioco legato alla impotenza morale e mentale o forse alla ricerca di una sacralità legata alla iera porneus arcaico Mediterranea. Personaggi significativi di un’epoca di transizione dove tutto è rottura con un passato di ipocrisia e perbenismo insulso.

 

Ecco che la Villa San Martino, oggi villa di Silvio Berlusconi lungo il Lambro ad Arcore, porta con se tutta una serie di risvolti negativi e degeneri di una storia truce e pesante. Quella dimora di Arcore comporta un coinvolgimento altamente occulto da paragonarsi al  “diamante maledetto Hope”.

 

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Mag 24 2017

GRUARO – LA STRAGE DIMENTICATA DEI 28 BAMBINI ITALIANI MORTI DOPO IL VACCINO

Category: Cronaca e notizie,Natura e scienzagiorgio @ 01:15

Bambini di Gruaro

 

 

Nel 1933 nel comune di Gruaro si decise di iniziare una sperimentazione, mai riferito ciò alla popolazione, su un nuovo vaccino antidifterite.

 

La scelta nacque molto probabilmente perchè era uno dei comuni più piccoli e più poveri del Veneto.

 

L’ufficiale sanitario di allora dr. Betti Bettino all’inizio si rifiutò di vaccinare in quanto non vi erano focolai epidemici di difterite.

Il vaccino dal costo di 80 centesimi di lire verrà inoculato anche alle famiglie più povere e gratuitamente.

Il dr. Betti da pressioni del prefetto di allora fu costretto a vaccinare i bambini dai 13 mesi agli 8 anni.

 

In una settimana furono vaccinati 254 bambini.

Dopo i primi “eventi avversi” segnalati dal dr. Betti ( eritemi, esantemi, orticaria, edemi, disturbi gastrointestinali ) dopo circa 15 giorni iniziano le paralisi agli arti inferiori di molti bambini.

 

Alla fine dei 254 bambini vaccinati 28 muoiono ed altri avranno danni neurologici permanenti.

 

Tutto fu insabbiato e nessun responsabile pagò per questo atroce “delitto”.

 

Ecco il nome di molti bambini  morti

E’ doveroso ricordare questi innocenti:

Barbui Erminio (anni 4),

Basso Maria (14mesi),

Biasio Renato (20 mesi),

Biason Placida ( 2 anni),

Bonan Luigi (6 anni),

Bor­colussi Mirella (7 anni),

Bravo Giovanni (15 mesi),

Colaurri Giuseppe (3 anni e mez­zo),

Dreon Gio Barra (3 anni),

Falcomer Evelina (20 mesi),

Innocente Celso (19 mesi),

Marson Maria (2 anni),

Moro Antonietta (4 anni),

Nosella loie (19 mesi),

OclandoMaria (3 anni),

Pascherro Bruno (5 anni),

Pascheno Plinio (18 mesi),

Peresson Plinio(2 anni),

Romanin Edda (2 anni), suo fratello Sante (3 anni),

Scefanuco Imelde (4anni), suo fratello Luciano (14 mesi),

Toffoli Iole (17 mesi),

Toneacci Florida (6 anni),

sua sorella Sira (2 anni),

Zambon Caterina (16 mesi),

Zanin Maria (2 anni),

e Zanon Celia (6 anni)

 

Nella storia della difterite non un cenno a questa terribile sciagura!

 

Fonte: http://www.autismo.in/portale/index.php/vaccini-e-autismo/item/596-sperimentazione-vaccini-su-esseri-umani-in-italia-la-strage-di-gruaro

 

Fonte: da Zapping del 21 maggio 2017

Link: http://zapping2017.myblog.it/2017/05/21/gruaro-la-strage-dimenticata-dei-28-bambini-italiani-morti-dopo-il-vaccino/

 

 

 


Mag 01 2017

QUANDO IVAN BOGDANOV IL TERRIBILE MI SALVÒ A BELGRADO

Category: Cronaca e notizie,Verona cronaca e notiziegiorgio @ 00:01

 

Girava l’anno 2010

 

Ivan il capo degli Ultras arrestato dalla Polizia alla fine della gara Italia-Serbia, valevole per le qualificazioni agli Europei di Calcio del 2012, questa notte 13 ottobre 2010 a Genova davanti allo stadio Luigi Ferraris. ANSA/LUCA ZENNARO-

 

L’arresto di Ivan Bogdanov

 

La storia:  L’episodio l’estate scorsa raccontato su un blog. E si scopre l’altra faccia dell’ultrà serbo. «Saluto romano, Mussolini e birra E Ivan la bestia mi salvò a Belgrado» Il racconto di un veronese: « Ci minacciavano e lui ci ha tolto dai guai» «Ci ha offerto tre   birre e si è seduto con noi, poi più nessuno ci ha messo a disagio» 

 

VERONA – Ivan la belva? Non sempre. A Belgrado Ivan Bogdanov ha salvato un veronese e due suoi amici da un pestaggio quasi assicurato. 

È una Marassi -story al contrario quella raccontata da Z.T., 32enne di origini scaligere ma milanese d’adozione, che quest’estate alla festa della birra della capitale serba è stato preso di mira da un gruppo di giovanotti locali maldisposti nei confronti degli italiani. 

 

In quell’ occasione Bogdanov si è messo in mezzo prima che accadesse il peggio: ha fatto due chiacchiere con i tre amici italiani e ha addirittura offerto un giro di birre, rendendoli così immuni da ogni attacco. Insomma, se Ivan lo conosciamo tutti nei panni del capo ultrà che spara fumogeni in campo, seduto a cavalcioni sulla rete di protezione dello stadio di Genova per aizzare i suoi quel tanto che basta a far saltare Italia-Serbia, veniamo a scoprire che lo stesso Ivan, ogni tanto  i suoi riesce anche a placarli. 

 

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