Giu 04 2017

Il GEOLOGO FRANCO GANDINI MUORE SUL CAREGA DURANTE L’ESCURSIONE

Category: Lessinia,Verona cronaca e notiziegiorgio @ 00:39

Il  luogo in cui è morto Franco Gandini

 

 

Si è sentito male a Giazza, sul sentiero 276 che da Ponte Revolto arriva al passo delle Tre Croci, e per lui non c’è stato niente da fare. L’uomo, Franco Gandini, geologo 69enne di Roverè veronese, è stato soccorso dagli operatori del 118 arrivati con l’elicottero intorno alle 12, ma è morto sul posto.

Individuato il punto esatto in cui si trovava l’uomo, l’eliambulanza ha sbarcato con un verricello il tecnico di elisoccorso e, trovato un punto agevole, il medico in «hovering». I soccorritori hanno raggiunto l’uomo e sono subentrati nelle manovre ai suoi compagni che stavano cercando di rianimarlo. Purtroppo a nulla sono valsi i tentativi ed è stato solo possibile constatarne il decesso.

Un operatore del 118 è rimasto con la salma e l’eliambulanza è dovuta decollare diretta al Vallone Osanna per l’altra emergenza. Completata la missione, l’elicottero è subito tornato e ha calato infermiere e tecnico del Soccorso alpino con un verricello. La salma è stata recuperata e portata fino al Rifugio Boschetto.

Pronta a intervenire in supporto alle operazioni una squadra del Soccorso alpino di Verona.

 

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Mag 01 2017

QUANDO IVAN BOGDANOV IL TERRIBILE MI SALVÒ A BELGRADO

Category: Cronaca e notizie,Verona cronaca e notiziegiorgio @ 00:01

 

Girava l’anno 2010

 

Ivan il capo degli Ultras arrestato dalla Polizia alla fine della gara Italia-Serbia, valevole per le qualificazioni agli Europei di Calcio del 2012, questa notte 13 ottobre 2010 a Genova davanti allo stadio Luigi Ferraris. ANSA/LUCA ZENNARO-

 

L’arresto di Ivan Bogdanov

 

La storia:  L’episodio l’estate scorsa raccontato su un blog. E si scopre l’altra faccia dell’ultrà serbo. «Saluto romano, Mussolini e birra E Ivan la bestia mi salvò a Belgrado» Il racconto di un veronese: « Ci minacciavano e lui ci ha tolto dai guai» «Ci ha offerto tre   birre e si è seduto con noi, poi più nessuno ci ha messo a disagio» 

 

VERONA – Ivan la belva? Non sempre. A Belgrado Ivan Bogdanov ha salvato un veronese e due suoi amici da un pestaggio quasi assicurato. 

È una Marassi -story al contrario quella raccontata da Z.T., 32enne di origini scaligere ma milanese d’adozione, che quest’estate alla festa della birra della capitale serba è stato preso di mira da un gruppo di giovanotti locali maldisposti nei confronti degli italiani. 

 

In quell’ occasione Bogdanov si è messo in mezzo prima che accadesse il peggio: ha fatto due chiacchiere con i tre amici italiani e ha addirittura offerto un giro di birre, rendendoli così immuni da ogni attacco. Insomma, se Ivan lo conosciamo tutti nei panni del capo ultrà che spara fumogeni in campo, seduto a cavalcioni sulla rete di protezione dello stadio di Genova per aizzare i suoi quel tanto che basta a far saltare Italia-Serbia, veniamo a scoprire che lo stesso Ivan, ogni tanto  i suoi riesce anche a placarli. 

 

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Lug 05 2016

ENRICO DE MORI, UNA VITA PER LA MUSICA

enrico de mori

ENRICO  DE MORI

 

(02.07.2016, Giuseppe Corrà)

 

Il maestro Enrico De Mori è morto ieri (1 luglio 2016) al Policlinico di Borgo Roma dove era stato ricoverato per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, assai precarie negli ultimi tempi tanto da non permettergli di partecipare l’11 giugno scorso al concerto tenuto al Circolo unificato di Castelvecchio per i suoi 86 anni.

 

Enrico De Mori, (meglio Henri) era nato a Roanne, cittadina del dipartimento della Loira, l’11 giugno 1930. Qui abitava la sua famiglia proveniente da Perzacco, frazione di Zevio, che era emigrata in Francia alla ricerca di lavoro.

La sua formazione di musicista era iniziata sotto la guida del papà Augusto Cesare, valido violinista e chitarrista, ed era continuata con il maestro Charles Bonneton. A 12 anni Henri aveva conseguito il diploma in pianoforte, teoria e solfeggio all’École de la musique de Roanne. Ma, nel 1942 dovette rientrare precipitosamente in Italia con la famiglia a causa della guerra. Qui fu obbligato a ripetere gli studi e gli esami di diploma musicale nel 1943 al Conservatorio Arrigo Boito di Parma perché tutti i documenti che certificavano la sua preparazione musicale erano rimasti in Francia.

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Set 27 2013

VERONA. A VERONETTA LA COMMISSIONE SICUREZZA NON SI RIUNISCE PER PAURA

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Locandina del giornale L’Arena di Verona (27 settembre 2013)

 

A VERONETTA, HA PAURA ANCHE LA COMMISSIONE SICUREZZA

Verona.  La Commissione sicurezza
non si sente più sicura: Veronetta, la prima circoscrizione intimorita nell´affrontare i temi di questo difficile quartiere. I componenti rivelano di essere bersagliati da minacce e atti intimidatori. Vetrina rotta per tre volte. «Corriamo dei rischi»

 

IN MARZO L´ULTIMA SEDUTA. Minacce e atti intimidatori minano il lavoro della Commissione sicurezza della Prima circoscrizione, che spesso si trova ad affrontare la delicata questione di Veronetta, ancora protagonista di situazioni di illegalità diffusa e di degrado. Tanto che commissari, consiglieri e in primis la presidente di commissione Elena Brunelli, dicono di aver paura e di sentirsi «molto intimoriti». Da mesi la commissione non si riunisce più: l´ultima seduta ufficiale risale al marzo scorso.

 

Minacce e atti intimidatori minano il lavoro della commissione sicurezza della prima circoscrizione, che spesso si trova ad affrontare la delicata questione del quartiere di Veronetta, ancora protagonista di situazioni di illegalità diffusa e di degrado. Tanto che commissari, consiglieri e in primis la presidente di commissione Elena Brunelli, in quota alla Lista Tosi che a Veronetta svolge anche la propria attività commerciale, dichiarano di aver paura, di sentirsi insicuri e «molto intimoriti» dal clima di tensione. E, infatti, da mesi la commissione non si riunisce più ufficialmente e l’ultima seduta risale al marzo scorso.

 

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Ago 27 2013

L´ARENA DI VERONA IN LUTTO. DOPO IL GRAVE INCIDENTE DEL 16 AGOSTO È MORTO «SPIKE» COSTANTINO FADDA,
UN PEZZO DI GIORNALISMO

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Costantino Fadda (1928-2013) con la sua inseparabile macchina fotografica

 

Lutto nel mondo del giornalismo. È morto a Verona dopo alcuni giorni di agonia Costantino Fadda, storico fotoreporter de L´Arena. Originario di Alghero, aveva 84 anni. Il 16 agosto era rimasto vittima di un infortunio mentre realizzava un servizio fotografico per il nostro giornale. Ricoverato a Borgo Trento in condizioni gravi, non aveva mai ripreso conoscenza.

 

 

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UN PEZZO DI GIORNALISMO”


Set 23 2009

Gianni Cantù intervista

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Gianni Cantù con una copia di “Marcherita Pusterla” che il suo avo Cesare scrisse in carcere sulla carta da bugliolo

 

Il  cronista de L’Arena di Verona che scoprì Ludwig: “So chi portò la bomba fino alla stazione di Bologna.”  Infiltrato nell’ultrasinistra, fu il primo a riconoscere Feltrinelli sotto il traliccio di Segrate. Smascherò anche  un serial killer peggiore di Stefanin.  Ora a 88 anni scrive libri su Egizi e Romani

Con questo «tipo italiano» ho avuto la fortuna di lavorare per un decennio. Lo conobbi nella redazione dell’Arena. Era l’estate del 1975. Lui aveva già 52 anni e veniva dall’agenzia Ansa di Milano, io solo 19 e spuntavo dal nulla di Verona. Il quotidiano locale mi aveva assunto per una sostituzione in cronaca. La prima sera stappò una bottiglia di champagne. Mica in mio onore, ovvio. Festeggiava con i colleghi i 10 anni dall’esame di Stato che lo aveva ammesso nell’Ordine dei giornalisti. In realtà esercitava la professione già da 30, dal 1945 o giù di lì.

Ho incontrato Gianni Cantù la scorsa settimana. Aveva da poco festeggiato il suo 86° compleanno. Stessa lucidità mentale, stessa passione per i fatti della vita. Anche la sordità, sempre la stessa, perlomeno non peggiorata rispetto alla fine degli Anni 80, quando dovemmo minacciare uno sciopero perché la società editrice dell’Arena si rifiutava di acquistare un amplificatore telefonico da poche migliaia di lire che gli avrebbe reso più agevole il lavoro. A un cronista di nera così, qualsiasi giornale avrebbe fatto ponti, e cimici, d’oro: il primo a riconoscere Giangiacomo Feltrinelli sventrato dalla bomba sotto il traliccio di Segrate; il primo a giungere davanti alla questura di Milano dove Gianfranco Bertoli aveva fatto esplodere un ordigno; il primo ad avvicinare il generale James Lee Dozier appena strappato alle grinfie dei brigatisti rossi. E l’unico a uscire in edizione straordinaria quando fu rilasciato dai rapitori il presidente del Verona Hellas, Saverio Garonzi, e quando fu liberata dai carabinieri la piccola Patrizia Tacchella, figlia del re dei jeans Carrera; l’unico a polemizzare a mezzo stampa con Ludwig, fino a tendere un trabocchetto mediatico che risultò decisivo per la cattura degli irreprensibili studenti Wolfgang Abel e Marco Furlan, poi condannati per 15 omicidi; l’unico ad aver capito che il duo era in realtà un trio; l’unico a conoscere una verità dirompente e mai scritta sulla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

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Mar 20 2009

Verona: Emergenza Santi Apostoli. può cedere anche il tetto

 

LA CHIESA DANNEGGIATA. Non sono solo le crepe del sacello a preoccupare. Don Falavegna: «Urgente trovare i fondi»

Il parroco deve affrontare il problema dell’agibilità, la copertura è a rischio dopo il cedimento del 2006

 

Non ci sono solo i problemi del sacello delle sante Teuteria e Tecla a far dormire sonni poco tranquilli al parroco dei Santi Apostoli don Ezio Falavegna. Oltre alle crepe che si sono aperte (o allargate, a seconda dei punti di vista) nel tempietto del 751, il più antico del Veneto secondo alcuni studiosi, il sacerdote si trova ad affrontare l’agibilità stessa della chiesa parrocchiale, messa a repentaglio da un cedimento strutturale del tetto, che in caso di eventi meteorologici straordinari (ma non troppo), come una abbondante nevicata o una tempesta estiva particolarmente forte, potrebbe cedere.

Ed era stato proprio il fortunale dell’estate 2006 a provocare il cedimento.

«La copertura della chiesa», ha spiegato il professor Franco Lollis, presidente della Società delle Belle Arti e curatore architettonico dei due attigui edifici sacri, «è stata attuata in due fasi. C’è un tetto più antico, con la classica struttura a capriate triangolari, tipica delle chiese romaniche, che si appoggiano trasversalmente sulle pareti laterali e reggono la copertura. Su queste capriate, in epoca successiva, sono stati agganciati, da sotto, due lunghi travi, con il compito di sostenere il nuovo soffitto decorato. L’usura del tempo sulla parte lignea ha ora fatto sì che le due strutture di sostegno, che erano distinte, venissero a contatto, gravando in tal modo con tutto il loro peso sulle volte, che nel 2006 hanno ceduto parzialmente, facendo cadere molti calcinacci dell’intonaco».

L’allora parroco, monsignor Adriano Vincenzi, chiuse immediatamente la chiesa, riaprendola con molta prudenza dopo alcuni giorni. Successivamente fu stesa sopra l’intera navata dell’edificio una larga – e orrenda, a onor del vero – rete che sorregge un telo di plastica destinato a raccogliere eventuali calcinacci che dovessero ancora staccarsi, a protezione dei fedeli.

«Il problema», dice don Falavegna, «è reperire i fondi necessari a un lavoro più che mai necessario».

L’ingegner Massimo Raccosta, della Technital, la società che sta costruendo il parcheggio nell’attigua piazzetta, si è sensibilizzato al restauro, per il quale, ha riferito Lollis, c’è già un progetto approvato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici, che potrebbe procedere abbastanza celermente una volta trovati i soldi per coprire le spese dell’intervento di sistemazione della chiesa consacrata nel 1194 dal vescovo Adelardo, dopo che la precedente era stata distrutta da un terremoto (altro evento che potrebbe avere conseguenze nefaste su un tetto così malmesso).

L’edificio, che ha subito vari rimaneggiamenti nel corso della storia, l’ultimo dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che l’avevano parzialmente danneggiata, contiene alcune opere d’arte assai pregevoli, come il «Sant’Agostino in meditazione» del periodo romano dell’Orbetto, l’«Adorazione dei Magi» di Felice Brusasorci, la «Pentecoste» di Simone Brentana o l’affresco «Cristo con la croce e san Rocco» del Giolfino, recentemente restaurato, assieme a quello della «Santissima Trinità» nell’altra cappella votiva ai lati dell’altare, per iniziativa del Lions Club Cangrande. (G.B.)

 

 

Fonte: L ’Arena di Verona di Giovedì 19 Marzo 2009,  CRONACA, pagina 9


Mar 09 2009

Verona Delitto Tommasoli: Su Nicola non ci fu
nessun accanimento

Category: Verona cronaca e notiziegiorgio @ 08:47

 

Federica Bortolotti, consulente del pubblico ministero è stata criticata duramente dai colleghi medici

Otto esperti che hanno concordato su un solo elemento: l’assenza di accanimento su Nicola Tommasoli. Fotografie scattate nel corso dell’autopsia hanno evidenziato l’arrossamento su una palpebra (un travaso di sangue forse dovuto a uno schiaffo perchè, come hanno sottolineato i consulenti delle difese dei cinque imputati, non aveva ematoni sul sopracciglio e nemmeno sullo zigomo: se fosse stato un pugno ci sarebbero) e quel livido sul collo spostato di dieci centimetri dalla zona del sanguinamento che provocò l’emorragia cerebrale seguita dall’arresto cardiocircolatorio. Su tutto il resto si sono trovati discordi e l’attacco alla consulente del pm è stato corretto nella forma ma durissimo nei contenuti.

L’ACCUSA. La ricostruzione a posteriori di ciò che fu la causa di morte di Nicola è stata tracciata sulla base della continuità fenomenologica: ovvero una serie di fattori che pur non essendo concausa si sono succeduti fino a provocarne il decesso. Un ragazzo sano, con un cuore perfetto, privo di qualsiasi anomalia, la diagnosi angiografica effettuata all’ingresso al pronto soccorso non sollevò alcuna perplessità circa la presenza di un possibile aneurisma. «Se solo vi fosse stato questo sospetto vi sarebbe stato il tentativo di porre rimedio e il percorso clinico per cercare di salvare Nicola è durato cinque giorni» l’intervento del dottor Frinzi, neurochirurgo al Fatebenefratelli di Milano. Di fatto la lesione al collo è stata ritenuta la causa del massivo sanguinamento che provocò l’emorragia cerebrale. Da qui la concatenazione e l’esistenza del nesso causale. Riguardo alla natura del trauma la dottoressa Federica Bortolotti ha escluso potesse trattarsi di un sanguinamento naturale ma effetto di un colpo inferto «date le circostanze fu colpito con un pugno o con un calcio». Aveva bevuto e questo accelerò la situazione: al momento dell’aggressione il tasso di alcol nel sangue di Nicola era di circa 1,7 gr/litro «produce una vasodilatazione e inoltre rallenta le capacità di reazione».

LE DIFESE. È stato il professor Francesco Introna il primo ad intervenire e a porre quesiti alla consulente di controparte. Ma oltre alle critiche sulle modalità di espianto del cervello che compromise, distruggendola, parte dell’arteria e in particolare il punto dove l’angiografia effettuata al momento del ricovero aveva rilevato quella dilatazione sospetta, è intervenuto anche sull’approccio dell’anatomo patologo. E sulla base «delle modestissime lesioni» ha fornito la sua ricostruzione. «Tutti dicono che era disteso, supino con gli occhi aperti e rantolava. Se fosse stato scaraventato a terra presenterebbe i classici segni da caduta, avrebbe escoriazioni sulle mani. Con un’azione violenta in corso si sarebbe rannicchiato, avrebbe protetto la testa e i genitali ma gambe, schiena e tronco sarebbero stati  esposti. Non c’è un livido». E ha fornito la spiegazione alternativa: «Non è caduto, si è accasciato» e da qui l’ipotesi: «l’emorragia fu dovuta alla rottura spontanea di un aneurisma congenito del pezzo di arteria che nell’autopsia andò distrutta. Si rompe prima del calcio (che provoca una lesività modesta)». Un’ipotesi che spiegherebbe anche perchè a fronte della vasta emorragia non fu rilevata la rottura del vaso che l’aveva causata.

 

Fonte: srs di Fabiana Marcolini da L’Arena di Verona di Domenica 08 Marzo 2009 cronaca pag. 11

 

 

 

 


Gen 30 2009

SOLDI E MULTE. Semafori truccati, Nei guai 109 persone

Category: Cronaca e notizie,Verona cronaca e notiziegiorgio @ 15:08

Il T-red di Vago di Lavagno è stato uno dei primi a essere posto sotto sequestro dai carabinieri di San Bonifacio

Avevano privatizzato il sistema delle multe. Arrestato il progettista, sequestrati gli impianti in 64 Comuni di tutta Italia. Irregolarità anche nella compilazione dei verbali, tra loro 63 funzionari di polizia locale e 40 amministratori pubblici 

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Gen 29 2009

Gazzo Veronese: Abusi edilizi nella Bassa sei arresti eccellenti a Gazzo Veronese

Capannoni per i maiali in importanti zone archeologiche e ricoveri per attrezzi agricoli trasformati in industrie

Terremoto nella Bassa: sei arresti e  84 indagati per presunti  abusi edilizi. il sindaco di Gazzo Veronese, Stefano Negrini, l’ex segretario comunale Antonio Tambascia, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune e tre componenti della commissione edilizia, sono stati posti agli arresti domiciliari. L’accusa è quella di associazione  per delinquere finalizzata a compiere reati contro la sede pubblica e la pubbliCa amministrazione in materia di abusi edilizi. Il  provvedimenti  sono stati emessi dal gip di Verona Taramelli su richiesta del pm scaligero Ballarin. Sono però 84 gli indagati nell’inchiesta della Procura: tra questi persone legate a studi privati ed esterni che facevano da prestanome.

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