Gen 12 2018

A BATTOCCHIO LO SCETTRO DEL CASTALDO

Category: Verona dei veronesigiorgio @ 23:10

 

 

 

A MADONNA di Dossobuono Giorgio Battocchio proclamato Castaldo de la Cioda. Davanti a Papà del Gnoco, Luca Zoccatelli precedentemente in carica ha passato il caratteristico scettro a forma di chiodo. Giorgio, pensionato, 60 anni, ha già ricoperto il ruolo sette volte. LUD.P.

 

Fonte: da L’Arena di Verona, di  Lunedi 8 gennaio 2018 pag,10 

Link: http://www.larena.it

 

 

P.S.  non sono io

 


Lug 05 2016

ENRICO DE MORI, UNA VITA PER LA MUSICA

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ENRICO  DE MORI

 

(02.07.2016, Giuseppe Corrà)

 

Il maestro Enrico De Mori è morto ieri (1 luglio 2016) al Policlinico di Borgo Roma dove era stato ricoverato per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, assai precarie negli ultimi tempi tanto da non permettergli di partecipare l’11 giugno scorso al concerto tenuto al Circolo unificato di Castelvecchio per i suoi 86 anni.

 

Enrico De Mori, (meglio Henri) era nato a Roanne, cittadina del dipartimento della Loira, l’11 giugno 1930. Qui abitava la sua famiglia proveniente da Perzacco, frazione di Zevio, che era emigrata in Francia alla ricerca di lavoro.

La sua formazione di musicista era iniziata sotto la guida del papà Augusto Cesare, valido violinista e chitarrista, ed era continuata con il maestro Charles Bonneton. A 12 anni Henri aveva conseguito il diploma in pianoforte, teoria e solfeggio all’École de la musique de Roanne. Ma, nel 1942 dovette rientrare precipitosamente in Italia con la famiglia a causa della guerra. Qui fu obbligato a ripetere gli studi e gli esami di diploma musicale nel 1943 al Conservatorio Arrigo Boito di Parma perché tutti i documenti che certificavano la sua preparazione musicale erano rimasti in Francia.

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Mag 16 2016

SIMEON DELLA RIVA DELL’ISOLO. UNA MASCHERA STORICA VERONESE

Category: Persone e personaggi,Verona dei veronesigiorgio @ 00:09

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Simeon della Riva dell’Isolo con la sua consorte

 

 

Verona: Nel 1409, nasce la contrada dell’Isolo, divisa a sua volta in Isolo Superiore e Isolo Inferiore

C’acqua era nella Verona Antica il motore di ogni commercio e industria, specialmente della più fiorente di Verona, quella del legname, con scafi, segherie e laboratori vari.

Gia al tempo del libero comune esisteva una Corporazione (o mistir) dei Radaroli veronesi, con un loro Statuto del 1260. I radaroli o satari ( da ratis= zattera) erano i conduttori di zattere.

Uno degli scali principali era quello di Santa Maria in Organo, sul quale gli Olivetani avevano un diritto di Ripatico.

 

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Mag 12 2016

ATTILIO BENETTI (EL TILIO): IL CERCATORE DI TESORI PIETRIFICATI DELLA LESSINIA

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Attilio Benetti, EL TILIO  (1923   – 18 aprile 2013)

 

 

ATTILIO BENETTI (EL TILIO):   IL CERCATORE DI TESORI PIETRIFICATI DELLA LESSINIA

 

Verona. Che si tratti di tradizioni o di reperti fossili, per Attilio Benetti la montagna veronese non ha segreti:Vive in un contrada di Campolsivano l’esperto di paleontologia riconosciuto da premi internazionali: E non è certo una casualità se il brachiopode più grande rinvenuto al mondo è stato battezzato con il suo nome

Dietro ad un grande paleontologo, si nasconde un semplice segreto: la curiosità. Quel sano desiderio di conoscenza che, ormai da ottantasei anni, accompagna le giornate di Attilio Benetti.

 

«Al mondo devi sempre essere curioso, altrimenti non scoprirai mai niente» sostiene infatti chi curioso lo è oggi, che è un affermato studioso di paleontologia riconosciuto da premi internazionali, e lo era anche ottant’anni fa, quando ha cominciato a esplorare ogni angolo della Lessinia alla ricerca di tesori pietrificati.

 

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Gen 23 2016

A CHI MI CHIEDE IL VOTO, RISPONDO: E LEI DOVE HA INTENZIONE DI RUBARE? A BOCCA APERTA LASCIANO LA PREDA.

Category: Monade satira e rattatuje,Verona dei veronesigiorgio @ 08:15

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Calvino Zoenilgrifone

 

A CHI MI CHIEDE IL VOTO, RISPONDO:

E LEI DOVE HA INTENZIONE DI RUBARE?

A BOCCA APERTA LASCIANO LA PREDA.

 


Gen 30 2015

PROVERBI VENETI IN ORDINE ALFABETICO

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A

 

A ‘la Madona del Rosario el pitaro de passajo. (6/10)

A ‘la Madona i pitari ne sbandona.

A ‘la Madona le quaie ne sbandona.

A ‘la prima Madona le se smorza, a ‘la seconda le se inpiza. (15/8 – 8/9)

A ‘la Salute se veste le bele pute. (21/11)

A ‘sto mondo bisogna adatarese, inrabiarse o desperarse.

A ‘sto mondo ghe xe chi che la ghe piase cota e chi che la ghe piase crua.

A barca rota no ghe serve sèssola.

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Dic 14 2014

LA FESTA VERONESE DI SANTA LUCIA: LA FANTASTICA NOTTE DEL 13 DICEMBRE TRADIZIONE VERONESE DEL TREDICESIMO SECOLO

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I banchetti  di Piazza Bra

 

 

I doni di Santa Lucia. Tradizione veronese del tredicesimo secolo

 

Singolari coincidenze quali il culto assai diffuso, simbologia della luce, 13 dicembre antico solstizio ed usanze precristiane ad esso legate, favorirono il nascere, fin da epoche antiche, di numerose e diversificate tradizioni popolari intorno alla figura di Santa Lucia, molte delle quali sopravvivono ancor oggi con inalterata genuinità.

 

Il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” o meglio “… la notte più lunga che ci sia” ha origine antica e si riferisce al calendario giuliano che con numerosi adattamenti fu utilizzato fino alla fine del ‘500, quando venne sostituito da quello gregoriano.  

 

Il 13 dicembre coincideva anticamente con il solstizio d’inverno, momento in cui, in epoca precristiana, la gente si scambiava doni augurali in vista della nuova stagione.

 

La notte tra il 12 e il 13 dicembre era la più lunga dell’anno. Ma dal mattino del 13, festa di Santa Lucia, il sole riprendeva a splendere di più: in maniera quasi impercettibile all’inizio (a Santa Lussia na’ ponta de ùcia), ma sempre un po’ di più passando i giorni (da Santa Lussia a Nadal on passo de gal). Anche il nome Lucia, singolare coincidenza, è collegato alla promessa di giorni  più chiari, di nuova luce fisica e spirituale.

 

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Mag 31 2014

QUESTA LE ME SPUSA!

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ERBEZZO: QUESTA LA ME SPUSA!

31 MAGGIO 2014

ELENA E MOSE’

OGGI SPOSI


Apr 29 2013

LUIGINA SCOTTON, RICAMATRICE A NOVE ANNI, RICORDA I FASTI DELLA BOTTEGA DI ELISA BACILIERI

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La classica foto di gruppo delle giovani ricamatrici della bottega di Elisa Bacilieri (al centro, vestita di nero). Indicata dalla freccia,  la signora Luigina Scotton, che entrò  a lavorare all’età di nove anni.

 

«Per venti centimetri di decorazione a pizzo occorreva una giornata di lavoro e la paga era molto bassa» – I capricci delle signore-bene del primo Novecento e quelle dei relativi mariti – «Quel giorno il principe…»

PIZZI,  delicati arabeschi ricamati punto dopo punto su seta impalpabile e frusciante, orli ricchi di fantasie arzigogolate, e finezza: piaceri destinati a pochi eletti e ad ancor meno osservatori.

Certo, non si potevano mostrare a  tutti le sottovesti di seta ricamate delle signore di ottima famiglia che, nel primi anni del ‘900  si facevano cucire su misura la biancheria personale nella bottega della signora Elisa Bacilieri,  in Regaste Redentore, e neppure tanta mostra si poteva fare delle mutandine  «a godet», in finissimo crépe di Chine, finite a punto smetto o decorate in sangallo.

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Ott 25 2012

LA SENSIBILITÀ CULTURALE DEL SINDACO DI VERONA

E’ bravo! Ma  percepire   la  sensibilità culturale  nel  sindaco di Verona e come fare super enalotto con tre numeri.

 

Fonte: gazebo  della Lega,  Borgo Trieste, Verona,  in risposta alla domanda: Ma perché   Flavio Tosi vuole vendere i musei di Verona?


Giu 04 2012

MONDADORI E I MORTI VIVENTI

Agli inizi degli anni  ’80,  per la prima volta nella loro storia,  i lavoratori della Mondadori  di Verona entrarono in “cassa integrazione”.  Con Arnoldo non era mai successo, ma con le nuove proprietà tutto stava cambiando  ed  essi  capirono che era finito un mondo  e il  lo rostatus sarebbe cambiato, cambiato  per sempre. Sarebbero stati un’altra cosa, ma non sapevano cosa.

Per ricordare questo funesto  passaggio, i cassaintegrati scrissero sulle piastrelle  dei bagni i loro nomi, e li chiamarono i  “MORTI  VIVENTI”.

 


Mag 31 2012

VERONA – SAN MICHELE: SAGRA DELLA MADONNA DI CAMPAGNA

Category: Verona dei veronesigiorgio @ 14:06

Santuario della Madonna di campagna, secolo XVI;  (1909)

 

Madonna della Campagna, con le giostre e i banchetti, cara sagra veronese, chi si ricorda più di te?

Una volta… c’erano le corriere di Salvetti, cariche  come bastimenti  e i cavalli magri tutti occhi e sonagliere a far la spola  da Porta Vescovo a San Michele.   Che  bei tempi! Solo di marzo e viole per le siepi. Dieci soldi in tasca  e una piccola a fianco, che rosicchiava le galete amaricane, comperate  fuori porta dalla mora dell’ombrellone. Che bei tempi! Tutta la strada era un polverone:  a camminare  rasente il muro, passo passo bel bello, s’arrivava, noi, senza quattrini al sobborgo.

Musiche e tavolini gremiti. Cantastori e mendicanti.  «El mato Venessia»  sulla chitarra cantava canzonette e riempiva il piattino. Ova sode e vin di San Briccio. Che bei tempi!

Sul piazzale  del tempio, baracconi e baracchini. La donna fenomeno; il serraglio senza  fiere; la fotografia a un franco; che gli amanti ci capitavano tutti per fissare la felicità di un’ora, strette le destre per il patto d’eterno amore. Anche il soldato,  l’artigliere, il fantaccino, ci cascava: posa di cinque secondi ecco fatto.

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Nov 25 2009

A ricordo di Milo Navasa

Category: Persone e personaggi,Verona dei veronesigiorgio @ 10:43

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Questa fine estate 2009 ci ha porta via a 84 anni,  Milo Navata, veneziano di nascita  ma veronese di adozione,  un uomo con la montagna nel cuore, perchè uno come lui, rocciatore di razza, apripista di vie in parete in tutte le Alpi, maestro di arrampicata per generazioni di veronesi, la montagna era sinonimo di libertà.

In ricordo un  suo articolo del 1958: “In materia di alpinismo” Tratto dal Notiziario ai Soci – Novembre 1958 Cai di Verona

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Mar 20 2009

Basta “spegàssi” Verona si guarda ma non si tocca

Category: Verona dei veronesigiorgio @ 14:06

da “La posta della Olga” di Silvino Gonzato

“La tanto attesa conferenza dal titolo “Come Maria Walewska ha fatto cornuto il vecchio conte Attanasio” che il ragionier Dolimàn avrebbe dovuto tenere al baretto con proiezione di diapositive” scrive la Olga ” è stata rinviata perché, come ha detto l’oratore, ubi maior minor cessat, dove il maior è la millenaria césa dei Santi Apostoli che sta cadendo nel buso che ci hanno scavato davanti per costruire un parcheggio per le auto di pochi siori e il minor è sempre la césa che, a quanto pare, viene considerata meno importante della frégola dei siori di avere l’auto sotto casa.

Dopo il prologo del cavalier Osoppo che ha parlato delle crepe apertesi nel sacello delle sante Teuteria e Tosca, crepe in cui ormai “se pol infilàrghe la testa e se te scàpa dentro un butìn no te lo trovi più”, e lo sprologo del Bocaònta che el tira siràche anche per difendere i santi, il ragionier Dolimàn, parlando in dialetto latino, ha detto quello che tutti noi pensiamo”.

“E cioè che è ora di finirla di considerare Verona una città come tante altre dove si può sbusàre dappertutto che tanto non succede niente e, al massimo, si trova l’acqua (mai el vin), perché la nostra è una città da guardare e non toccare come la Beresina quando nella cantina del baretto fa la lap-dance (il palo lo interpreta di solito el Pèrtega che l’è magro come el mànego de la scoa) per i pensionati e l’oste Oreste el smòrsa la luce sul più bèlo. Qui dove (ubi) si tocca si fa uno spegàsso (spegàssum) e gli amministratori, dopo averci sbattuto il muso mille volte, dovrebbero aver imparato la lezione e sapere che al minimo scorlamento prodotto da un martello pneumatico (figurati una ruspa) succede che nelle tante cése o ghe rùgola zo dai brassi el Butìn a ‘na Madona o ghe se stàca el pesse dal baston de San Zen o ghe scàpa de man la lancia a San Giorgio o ghe scapa via el cagnéto a San Rocco”.

“E invece no i ga capìo un’ostia. Continuano a sbusàre e a programmare altri busi per sistemare le auto dei siòri che si fanno i pertinenziali, che vuol dire saltare direttamente dal water al sedile dell’auto, e senza risolvere il problema del traffico, obbligando tutti, siori, meno siori e poaréti, a lasciare l’auto fuori dalla città, in parcheggi pubblici da costruire dove è possibile come all’Arsenale dove invece si vogliono fare altre cose. Il dialetto latino non è difficile da capire perché è quasi uguale al dialetto del nostro dialetto. Dalle crepe delle cése si è passati alle crepe del poeta Birbarelli causate dalle vibrazioni del rasoio elettrico”.

 

Fonte:  srs Silvino Gonzato,  da L’Arena di Verona Venerdì 20 Marzo 2009, CRONACA, pagina 8


Mar 20 2009

Verona: Ma i veri santi in questa città hanno le ruote

Category: Verona dei veronesigiorgio @ 07:40

«Di ritorno dal ristorante “Dal Ciupa”, due stelle Codeghìn (era l’anniversario del diploma del ragionier Dolimàn che ha invitato gli amici del baretto i quali però hanno dovuto pagare ognuno per sé e tutti per lui e signora)» scrive la Olga «abbiamo fatto una sosta per vedere la chiesa dei Santi Apostoli prima del crollo, dato per sicuro se si continuerà a scavarle davanti per fare il parcheggio. E già che c’eravamo, abbiamo dato ’n’ociàda, forse l’ultima, anche alle case della piazzetta che saranno coinvolte dal crollo della césa se non cascheranno prima. Il cinese Tan detto Tano, che guidava il pulmino del baretto, è andato ad aspettarci al di là del ponte de l’Àdese perché ha detto che le vibrazioni delle ruspe potevano crepare la marmitta e i specéti retrovisori. In realtà non voleva entrare in cèsa per paura che qualche santo gli cascasse sulla testa, dato che i santi, quando decidono di cascare, potrebbero scegliere le persone da colpire tra i devoti di altre religioni, tra cui quella cinese di cui ha la tessera il Tano».

«Abbiamo visto le crepe nei muri e ci siamo fatti il segno della croce con tutte due le mani. Il cavalier Osoppo, avendo un braccio al collo, se n’è fatto metà che, comunque, equivale a uno intero. Ci siamo chiesti in quale altra città sante come Teuteria e Tosca, le sante del sacello, sarebbero state sacrificate a santa Mercedes e a santa Audi e in quale altra città se ne sarebbero sbattuti dei santi apostoli fino al punto da farci un buso così fondo a pochi metri dalla loro césa che da quando sono cominciati i lavori l’è tuta un tremàsso. Prima vengono le auto e i parcheggi pertinenziali dove ci mettono le auto i siòri, e poi vengono le cèse, i santi e le Madonne».

«Una vecéta inginocchiata su un banco ci ha detto che da domenica prossima per chi entra in césa è obbligatorio il casco da cantiere e che è meglio vedere tutti i fedeli col casco che sentire un mòcolo a ogni calsinàsso che casca. Il mio Gino ha convenuto che in césa i mòcoli non si tirano ma si impìssano. Il fascista Trisorco ha detto che forse si può ancora rimediare stupàndo tutto, come è stato fatto in piazza delle Poste dove però il tremàsso era venuto alle rovine romane che, appunto perché rovine, meritano rispetto, «come mia moglie Nerina».

Uscendo dalla cèsa ci siamo resi conto che in questa città i veri santi sono quelli che hanno le rùe. Eccola lì «santa Cayenne» ha detto il Vittorino indicandoci un grosso catafalco nero. «Sta calmo, l’è un santo» ha detto il mio Gino al Tano che ostiava perché non riusciva a mettere in moto il pulmino».

 

Fonte: La posta della Olga di di Silvino Gonzato da L’arena di Verona di Giovedì 19 Marzo 2009, Cronaca pagina  9


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