Feb 07 2017

LINO MANFROTTO. DOMENICA MATTINA SI È SPENTO A BASSANO DEL GRAPPA UNA DELLE STELLE DEL FIRMAMENTO DELL’IMPRENDITORIA VENETA.

Bassano Del Grappa. Domenica mattina,  5 febbraio 2017,  ci ha lasciato Lino Manfrotto,

 

Lino Manfrotto, l’imprenditore scomparso ieri mattina a 80 anni

 

 

BASSANODEL GRAPPA. Da un garage ad un marchio conosciuto in tutto il mondo. Se ne va uno degli industriali di riferimento del territorio bassanese. Lino Manfrotto, fondatore dell’omonima azienda, si è spento nella prima mattinata di ieri nella villa di via Motton, attorniato dall’affetto dei propri familiari. Aveva 80 anni. Manfrotto ha incarnato l’esempio dell’imprenditore lungimirante che con passione e determinazione riesce a raggiungere i propri obiettivi, riuscendo a gettare lo sguardo oltre l’orizzonte.

 

Ha iniziato la sua carriera sul finire degli anni ’60, in città, come fotoreporter per le testate locali tra le quali il Giornale di Vicenza. A quei tempi le attrezzature di un fotografo erano molto ingombranti, per cui non facilitavano il lavoro dei professionisti.

 

Il mercato offriva una vasta gamma di flash da studio e illuminatori al quarzo, ma trascurava completamente gli accessori di base come gli stativi, i bracci e i morsetti. Così, con l’aiuto del suo assistente, Lino Manfrotto creò i suoi primi prodotti, tra cui un leggero ma robusto supporto per luci.

 

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Gen 25 2017

IL CONO GELATO? LA GENIALE INVENZIONE DI UN BELLUNESE EMIGRATO

 

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Italo Marchioni.

 

 

In pieno revanscismo ideologico musulmano anche l’invenzione del cono gelato è stata rivendicata da loro. Dicono che fu un emigrato siriano negli States, a proporlo per primo, negli anni Venti del ‘900, ma non è così. La paternità indubbia va a un veneto di Belluno (Patria indiscussa del gelato artigianale,del resto) che si chiamava Italo Marchioni. Ecco in breve la vicenda, tratta da un articolo di Marco De Biasi, comparso nella bella rivista “Storia veneta” (nr. 39).

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Gen 15 2017

BATTAGLIA DI CUSTOZZA, 26 GIUGNO 1866: L’ULTIMA VITTORIA DELLL’ESERCITO AUSTRO-VENETO

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16 GIUGNO – La Prussia dichiara guerra all’Austria e passa la frontiera.

In contemporanea dovrebbero muoversi anche gli italiani, almeno così era stato concordato in un sommario piano strategico.

 

17 GIUGNO – La Marmora lascia Firenze dopo che si è incontrato con Cialdini, per portarsi sul Mincio a compiere il primo attacco diversivo.

 

18 GIUGNO – Lo Stato Maggiore che ha già preparato la dichiarazione di guerra e la sta consegnando all’Austria, viene fermato dal Re. La vuole ritardare di due giorni. I Prussiani non capiscono perché.

 

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Dic 06 2016

LA PASTINA DE BORTOLIN: L’ORIGENE DI TUTTE LE TORTE E PASTE DIPLOMATICHE ALL’ITALIANA

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Pastina de Bortolin

 

 

Quella che tutti conosciamo come ‘pasta diplomatica’ o ‘pasta italiana’ e che troviamo in tutte le pasticcerie d’Italia nasce, in realtà, a Villafranca di Verona alla fine dell’Ottocento e la sua denominazione originale è ‘pastina de Bortolin’, dal nome del gelataio che la inventò.

 

Tipico dolce da forno a base di pasta sfoglia, pan di Spagna e crema pasticcera, la ‘pastina de Bortolin’ fu inventata da Bortolo Dainese nella sua gelateria denominata ‘Bortolin’, e nel corso degli anni fu copiata da altri pasticceri, anche se con lievi differenze negli ingredienti rispetto alla ricetta originale, la quale si è tramandata di padre in figlio mantenendo gli stessi tradizionali sapori delle origini.

 

Ottima come dessert a fine pasto, ma anche come goloso spuntino accompagnata da un buon caffè, la ‘pastina de Bortolin’ deve essere consumata fresca. Per realizzarla, infatti, è necessario preparare settimanalmente pasta sfoglia e pan di Spagna e, giornalmente, la crema pasticcera.

 

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Nov 30 2016

ERMANNO OLMI: «IO, VENETO NEL DNA FIGLIO DELLA SERENISSIMA»

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Ermanno Olmi

 

 

La 34esima edizione del «12 Apostoli» a Gramellini conferisce il riconoscimento per l’arte al maestro-regista

 

Scomparsi Mario Rigoni Stern e Andrea Zanzotto, viene naturale affibbiare ad Ermanno Olmi – regista di indimenticati capolavori come L’Albero degli Zoccoli e La Leggenda del Santo Bevitore – l’etichetta di più autentico interprete vivente della civiltà contadina.

Lo scrittore di Asiago (dove lo stesso Olmi vive) e il poeta di Pieve di Soligo sono stati per giunta suoi amici. «Due testimoni che hanno tenuto accesi dei lumicini, coscienti che nell’esagerato fulgore delle metropoli non sarebbero stati notati. Ma quei lumicini, quando quelle luci arroganti si spengono per qualche causa straordinaria, splendono di luce propria», dice Olmi. Ma dei due, il regista non si sente certo l’erede. «No, non facciamo questi accostamenti. Ognuno ha il proprio sentiero, anche se possono tutti essere orientati verso un unico ideale traguardo».

I passi mossi lungo questo sentiero gli sono valsi riconoscimenti importanti: la Palma d’Oro a Cannes, il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Oggi, Ermanno Olmi verrà insignito di un altro premio, meno famoso, ma a lui graditissimo: il «12 Apostoli», giunto alla 34esima edizione, ideato dallo chef dell’omonimo ristorante veronese, Giorgio Gioco.

 

Un premio atipico, assegnato in una riunione conviviale a tavola con i giurati.

«Il titolo 12 Apostoli è di per sé una seduzione – dice Olmi – Soprattutto è il piacere di incontrare molti cari amici, sederci a tavola, chiacchierare insieme serenamente senza il supporto di ideologia e religione. Cercare conforto nella speranza è un bel modo di dare significato alla convivialità».

Non è facile iscrivere la personalità di Olmi all’interno di categorie precise. Lui stesso si diverte a sfuggire ai confini, anche geografici.

Provate a chiedergli se, visti i suoi natali, si senta lombardo.

«Assolutamente no – dice lui – molti credono che io sia nato a Milano, ma in realtà sono di Bergamo. E per me Bergamo non è Lombardia: sono rimasto fermo al Manzoni, quando chi stava al di qua dell’Adda era nel territorio della Serenissima. Non a caso sulla porta della mia Bergamo c’è il Leone di San Marco ».

Quindi Olmi non è un veneto d’adozione, ma un veneto nel dna?

«Non mi sono mai distaccato da una territorialità che non dico vorrei contrapporre a quella della Padania – risponde – ma che mi porta a ritenermi un veneto saldo nella mia convinzione di appartenere alla Serenissima. Sono un grande ammiratore della Venezia del 1500, una capitale universale di un mondo che già viveva una sorta di globalizzazione, con i mercanti veneti che nobilitavano la loro professione, erano portatori della cultura veneta nel mondo e importatori delle culture del mondo nel Veneto».

 

Non c’è nessuna contraddizione tra l’ammirazione (e forse la nostalgia) per la città delle città, quella New York del sedicesimo secolo che era Venezia, e l’amore e la sensibilità per il mondo contadino, per le sue tradizioni e i suoi valori oggi a rischio d’estinzione.

«Mio padre era ferroviere e tre anni ci trasferimmo a Treviglio, nella periferia di Milano – racconta – La mia formazione risente così di due mondi diversi ed è stata una grande opportunità: sono vissuto da un lato con l’odore delle macchine, che mio padre aveva addosso quando tornava dal lavoro, e con i buoni odori della stalla, degli orti e delle stagioni che ritrovavo ogni volta che tornavo a Bergamo, dalla nonna materna ».

Si ritiene parte di una generazione fortunata, Olmi:

«Lo ricordavo una sera con Umberto Eco: siamo vissuti in una collocazione temporale straordinaria, a cavallo tra la fine dell’800 e l’era spaziale. Questa fortuna si riflette sulla capacità di giudicare meglio il presente».

Lungi dal cercare rifugio nel passato, Olmi è in effetti un instancabile narratore del presente. Nel suo ultimo film, Il Villaggio di Cartone, racconta di un gruppo di extracomunitari senza permesso di soggiorno che trovano rifugio in una chiesa in via di dismissione, con l’aiuto del vecchio parroco. Potrebbe succedere, chissà, in qualche angolo remoto della campagna veneta, di quelli dove l’antico paesaggio è stato via via snaturato, quando non violentato, dalla modernità.

 

«Il tratto comune è il mancato rispetto della terra, come luogo indispensabile alla nostra sopravvivenza. Non potremo mai sostituire i frutti della natura con quelli di una natura violentata dalle tecnologie e dalle alchimie che fanno dell’agricoltura una sorta di prodotto industriale. Vorrei suggerire una considerazione di Borges: non credo più nel progresso, che sia un progresso?».

Coerentemente il maestro Olmi, quando siede a tavola, come farà oggi al 12 Apostoli di Verona, non ricerca cibi manipolati e sofisticati.

«Il mio pasto ideale è frugale e genuino: vorrei che un pomodoro fosse un pomodoro, che la pasta fosse di una farina degna – dice – Mi stanno a cuore piatti ingenui ma di alto valore immaginativo, come il pancotto, che le nostre povere nonne preparavano con le croste di pane e di formaggio, magari una cipolla, per farne uno dei piatti più squisiti della cucina naturale ».

Giorgio Gioco, conoscendone i gusti, preparerà oggi per Olmi un piatto che, già dal nome, è tutto un programma: la zuppa del contadino dalle maniche arrotolate. Una definizione che ben si addice a questo veneto-bergamasco di 80 anni, amante della campagna, che ancora ama sporcarsi le mani con il suo arnese preferito, la macchina da presa.

 

Alessio Corazza

 

Fonte: da il Corriere del Veneto it, del 22 novembre 2011

Link: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2011/22-novembre-2011/olmi-io-veneto-dna-figlio-serenissima-1902261558910.shtml

 


Nov 03 2016

VENEZIA HA IL SUO 121° DOGE, ELETTO ALBERTO GARDIN

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 00:12

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Albert Gardin

 

 

Sono convinto che abbiamo compiuto un autentico miracolo politico”.

Albert Gardin, esponente indipendentista della prima ora, è stato eletto Doge. Proprio così: secondo chi sogna una Venezia di nuovo Capitale di una Repubblica autonoma, sabato è stato un giorno cruciale. Per altri, invece, è stato solo un giorno in cui ricordare l’annessione di quella che fu la Serenissima al Regno d’Italia. Per altri ancora, invece, sarà un giorno da ricordare soprattutto per l’intervento della Digos all’interno del Palazzo Ducale.

 

E’ lì, nella sala del Maggior Consiglio, come tradizione vuole, che meno di una decina di indipendentisti nel pomeriggio di sabato si è intrufolata, pagando regolarmente il biglietto.

L’intento era chiaro: eleggere il nuovo doge di Venezia, riprendendo il filo di un discorso concluso il 12 maggio 1797 con Ludovico Manin. Gli indipendentisti, “grandi elettori”, come riportano i quotidiani locali, hanno pagato regolarmente il biglietto, poi hanno iniziato la cerimonia di voto. Nel frattempo, com’era inevitabile, è intervenuta la Digos, che ha identificato tutti i presenti. Gli operatori erano già sul posto, visto che in riva degli Schiavoni dalle 15 in poi di sabato si è trovato un gruppo di poco più di un centinaio di indipendentisti, gonfalone di San Marco in mano, per protestare nei confronti dell’annessione di Venezia al Regno d’Itaia.

 

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Il Doge Albert Gardin

 

Una tappa storica vissuta come un lutto per quanti sono poi entrati in Palazzo Ducale:Ringraziamo la Digos di Venezia, intervenuta impropriamante a disturbare pesantemente la proclamazione e investitura del Doge – dichiara Albert Gardin su Facebook – Hanno dimostrato scarsa professionalità o una professionalità non da paese civile. Non c’erano ragioni per tentare di impedire una cerimonia civile. Perché hanno preteso di identificarci? Per quale ragione? Quale contravvenzione avremmo commesso? Il loro intervento è comunque servito a registrare, verbalizzare i fatti. La polizia italiana ci è testimone che l’elezione del 121° Doge è avvenuta“.

 

Fonte: da Rischio Calcolato, del 23 ottobre 2016

Link: http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/venezia-ha-il-suo-121-doge-eletto-alberto-gardin-214922.html

 


Ott 15 2016

IL PESCE IN LAGUNA VENETA: PICCOLO DIZIONARIO PER I FORESTIERI

Category: Alimentazione e gastronomia,Veneto e dintornigiorgio @ 00:12

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Il mercato veneziano su pesci, crostacei e molluschi è certo il riferimento più celebrativo e rappresentativo del pesce veneto, appena seguito da quello di Chioggia che per altro ha sue espressioni tipiche.

 

Qui di seguito elenchiamo alcuni nomi in gran parte ripresi da una  pubblicazione degli anni ’20 e, per quanto tempo sia passato, ancora oggi attualissima rispetto a nomi e riferimenti rimasti intatti soprattutto tra i pescatori della Laguna veneta.

 

Espressioni, specie:

 

Anguela, il latterino, quel piccolo pesciolino comunissimo in Laguna che si mangia fritto con la polenta.

 

Astese, l’astice che, un tempo, si ritrovava lungo i murazzi e le dighe del porto.

 

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Set 25 2016

LA PREGHIERA DEGLI ANTICHI VENETI

Category: Religioni e rasie,Veneto e dintornigiorgio @ 00:16

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La devota di Caldevigo

 

 

Statuina erroneamente chiamata la dea di Caldevigo in realtà raffigura una donna orante con le braccia aperte che invoca la divinità la possiamo definire anche: “la devota di Caldevigo”.

Il bronzetto e bellissimo colmo di patos e di grande religiosità: raffigura una sacerdotessa, vestita con grande accuratezza con una acconciatura speciale ed elaborata a forma conica che ricorda indubbiamente il famoso e raffinatissimo “Elmo di Oppeano”.

Questa sacerdotessa, traboccante di dolcezza, incarna il mondo venetico del IV secolo ante era volgare. Un mondo magico irrepetibile distrutto anche dal cristianesimo. Non conosciamo ormai più la trascendenza, e il vero potere della preghiera.

 

Fonte: srs di Luigi Pellini

Link: http://luigi-pellini.blogspot.it

 

 

 


Set 16 2016

SCHIO 1809. L’INSORGENZA VENETA CONTRO NAPOLEONE. LO STATO CANCELLA LA STORIA E I MARTIRI

Category: Storia e dintorni,Veneto e dintornigiorgio @ 00:41

 

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10 luglio 1809  “A Schio si è fondato la sede del loro governo, il maggior numero vuole San Marco”.

 

L’insorgenza veneta del 1809 è sistematicamente ignorata dalla storiografia “ufficiale”; nessuna sorpresa per la verità, visto che i veneti sanno tutto sulle oche del Campidoglio, conoscono a memoria i nomi dei sette re di Roma ma ben poco sanno di quanto straordinaria sia la loro storia, la storia del popolo veneto.

 

Napoleone aveva portato la nostra Terra  in condizioni di miseria e disperazione come mai nella nostra storia, imponendo la coscrizione obbligatoria e una serie di tasse pesantissime (pensiamo a quella sul macinato, vera e propria tassa sulla fame).

 

Il nostro popolo reagì con particolare vigore, al suono della campana a martello:  i francesi, in nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, riportarono l’ordine con centinaia e centinaia di morti.

 

Particolarmente interessante è  un passo del diario della contessa Ottavia Negri Velo che ricorda come il 10 luglio 1809 “A Schio si è fondato la sede del loro governo, il maggior numero vuole San Marco”: è evidente  che fra le venete e i veneti che scesero in piazza c’era una notevole dimensione culturale e politica per arrivare a costituire un governo; la storiografia ufficiale ne parla, invece, come un’accozzaglia di “briganti”, di sbandati.

 

Un’altra pagina emblematica di quelle rivolte è quella riportata dal diario di Pietro Basso, sarto di Asolo, che sottolinea come il giorno 8 luglio “Le done de Loria, accordate con quele di Besega, le a desfà la municipalità”: siamo in provincia di Treviso e sono le donne venete che insorgono contro la soldataglia napoleonica; ma da Loria si potrebbe passare a Legnago, a Valdagno, ad Adria, a Camposanpiero, a tante altre comunità che si ribellarono contro le orde napoleoniche, come si erano ribellate nel 1797 (e penso alle Pasque Veronesi ma anche  ai 5 giovani fucilati dai francesi a Mussolente).

 

Una pagina, quella del 1809, che meriterebbe di essere conosciuta dal  popolo veneto; mancò una figura leggendaria come l’eroe tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottava per la propria libertà   contro i crimini dell’occupante napoleonico.

 

 

Fonte: da L’indipendenza del 12 luglio 2013

Link: http://www.lindipendenzanuova.com/schio-1809-linsorgenza-veneta-contro-napoleone-lo-stato-cancella-la-storia-e-i-martiri/

 


Set 14 2016

L’ INIZIO DELLA RIVOLTA DI VERONA CONTRO I FRANCESI OCCUPANTI, LE PASQUE VERONESI, MA FU UN TRANELLO.

Category: Veneto e dintorni,Verona storia e dintornigiorgio @ 06:58

 

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Infanteria Veneta in piazza Bra verona, stampa del 1780

 

Quanto segue è la cronaca dell’inizio della sanguinosa rivolta che passerà alla storia come “le Pasque Veronesi”. I francesi tracotanti e ladri, saccheggiatori di chiese (svuotarono persino il Monte di Pietà) in realtà seguivano una strategia di provocazione per trovare un “casus belli” qualsiasi.

Volevano dichiarare guerra al pacifico e neutrale stato veneto, impadronirsi di ogni bene per alimentare l’esercito e sopperire alle spese della campagna, e infine usarne il territorio come merce di scambio con l’Austria.

Il segreto trattato di Leoben segna in quei giorni la sorte dello stato veneto: vi era un ladro, Napoleone, e un mandante o ricettatore, l’Austria.

 

Nella notte fra il 16 e il 17 aprile 1797 fu affisso per le vie della città un manifesto a firma di Francesco Battaia che incitava i veronesi alla rivolta contro i francesi e contro i collaborazionisti locali. Il manifesto era apocrifo, in realtà fu opera di Salvadori su commissione di Landrieux ed era una provocazione atta a fornire un pretesto ai francesi per occupare definitivamente la città.

 

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Lug 21 2016

ESSER SECO INCANDIO, L’ORIGINE DI UN MODO DI DIRE VENETO. IL MISTERIOSO ‘BISCOTO’ VENEZIAN.

Category: Alimentazione e gastronomia,Veneto e dintornigiorgio @ 09:00

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Marco Boschini, Incisione in rame tratta da “Il regno tutto di Candia delineato” – Venezia,1651. Da: libreriaperini)

 

Dalla pagina “Venezia a tavola” la spiegazion de na maniera de dire de la lengua veneta, partia dala Capital nostra.

 

Non soltanto ogni ricetta ma anche ogni modo di dire veneziano porta con sé anche un pezzetto di storia.

Per esempio, i veneziani sanno che dire a una persona “ti xé seco incandìo!” vuole dire “ti vedo smagrito, un poco patito”. Ma, come mai?

In questo caso dobbiamo fare un salto indietro di oltre 350 anni e immaginarci cosa potesse essere stato l’assedio di Candia (l’attuale Creta) durante la lunga Guerra combattuta tra Venezia e l’Impero Ottomano.

Siamo alla metà del ‘600 e Candia era controllata dalla Serenissima, per questo motivo subì un estenuante assedio, forse il più lungo della storia, durato oltre 22 anni, dal 1647 al 1669, ma terminato con la conquista turca.

Il 5 settembre 1669, dopo 29.000 caduti tra i difensori e 108.000 tra gli assedianti, il Capitano Generale da Màr Francesco Morosini, comandante delle forze veneziane, firma la resa con l’onore delle armi e la possibilità per tutti i cristiani di lasciare l’isola, ma senza portare nulla con sé.

 

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Lug 19 2016

LA CUCINA VENEZIANA

Category: Alimentazione e gastronomia,Veneto e dintornigiorgio @ 00:02

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Il chiosco del pesce a Cavallino Treporti

 

La cucina tradizionale veneziana è sostanzialmente una cucina semplice, perché semplici sono stati e sono ancor oggi sia gli elementi costitutivi di base da essa utilizzati, sia i metodi di preparazione e cottura. Al tempo stesso, in apparente contraddizione, è anche una cucina complessa perché, e non poteva essere altrimenti, essa ha a suo modo registrato gli accadimenti della millenaria storia della città marciana, traducendone gli influssi eterogenei in un linguaggio tutto particolare di accostamenti e sapori.

 

La cucina veneziana si è sempre basata su pochi, genuini prodotti, che sono poi quelli offerti dalle barene e dalle isole lagunari, quali gli ortaggi, l’avifauna e, soprattutto, il pesce. Sottolineare l’importanza dei prodotti ittici nell’alimentazione dei veneziani di ieri e di oggi risulta quasi superfluo. Venezia è nata dall’acqua, e cresciuta sull’acqua, la sua stessa forma urbis ricorda un pesce, di  Cosa potevano mai nutrirsi i suoi abitanti se non dei prodotti della pesca? Importanti fonti storiche, rare e disomogenee nei primi secoli, via via più numerose e chiare nei secoli successivi, confortano questa tesi.

 

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Lug 11 2016

IL CALENDARIO: COME E’ CAMBIATO IL TEMPO NEL VENETO

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L’ Orologio della Loggia del Comune di Bassano del Grappa, realizzato da Mastro Corrado da Feltre per 46 ducati d’oro. Entrò in funzione il 2 febbraio 1430.

 

 

Nell’affrontare i documenti d’archivio, in particolare per analizzare i vari processi, la data e l’ora assumono un significato importante. Per tale motivo è importante per non fare errori grossolani ricordarsi che:

 

Le date dei documenti veneziani venivano spesso affiancati dalla dicitura latina more veneto, ossia “secondo l’uso veneto”: in tal modo, ad esempio, la data 14 febbraio 1702 more veneto corrispondeva alla data generale 14 febbraio 1703, in quanto l’anno 1703 iniziava in Veneto solo a partire dal mese seguente e quindi febbraio risultava essere l’ultimo mese del 1702 (il vecchio anno). L’uso, di origini molto antiche, faceva si che secondo tale sistema i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre fossero effettivamente il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno, come indicato dal nome.

 

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Lug 07 2016

“SUORE, MONACHE … DONNE RADICATE E IMPRIGIONATE IN LAGUNA.”

Category: Chiesa Cattolica,Veneto e dintornigiorgio @ 00:32

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Un tramonto nella Laguna di Venezia per quanto struggente e magico non vale nulla se non c’è qualcuno in grado di gustarlo e vederlo.

In Laguna ne accadono a milioni … ma non sempre sanno suscitare quell’armonia e quella poesia che sono capaci d’indurre … Possono esserci occhi “spenti” che non li vedono … persone “rivoltate in se stesse” che vivono dentro a uno spesso velo di tristezza e angustia che impedisce loro di gustarsi gli altri e il resto del vivere.

 

Insomma: se un bel tramonto non ha qualcuno che lo guarda, lo gode e apprezza è come se non esistesse.

 

Che sia chiaro fin da subito: io alle Suore devo molto, anzi: moltissimo, perché ho trascorso in maniera assidua gran parte della mia prima infanzia in loro compagnia, e da loro ho imparato tantissimo.

Potrei dire perfino che da loro prima che dalla mia famiglia ho imparato certi valori, e che è meglio essere buoni, pazienti, obbedienti e gentili … oltre che industriosi, anche se per riuscire in questa impresa serve attraversare il famoso mare che c’è di mezzo fra “il dire e il fare”.

 

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Lug 03 2016

I FUNERALI DEL DOGE…

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 00:02

 

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Gabriel Bella (sec. XVIII): I funerali del doge nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo

 

(in ricordo del caro Amico Alvise Zorzi.)

 

Per regola il doge a Venezia era protagonista veramente di pochissime festività o manifestazioni, non lo era nemmeno dei suoi stessi funerali. Si diceva:

 

Sacco de pagia e maschera de cera

El cadavere del Serenissimo,

che averessi zurà certo certissimo

ch’el fusse là in te l’aria e in tel ciera…”

 

I solennissimi funerali di Stato che si celebravano alla morte del doge, non si facevano a lui, ma a un simulacro imbottito di paglia, con il volto di cera. La salma del doge, mentre si svolgevano le grandi feste funebri, era già stata sepolta, la notte precedente nella tomba di famiglia.

Di questa usanza si hanno le prime testimonianze con il funerale di Giovanni Mocenigo in quanto morto di peste. Successivamente venne interrotta, con funerali all’effettiva salma imbalsamata, fino al seicento quando riprese ininterrottamente fino alla fine.

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