Nov 03 2017

VENETO: PIÙ CHE L’AUTONOMIA, HA VINTO SAN MARCO

 

 

di Stefano Lorenzetto 

 

Non ha vinto l’autonomia. Ha vinto la Serenissima. È un’altra cosa. Mai il referendum avrebbe potuto assumere in Lombardia lo spessore plebiscitario registrato in Veneto. Che cos’hanno a che vedere le valli orobiche e camune con Milano? Niente. E infatti le percentuali dei votanti lombardi differiscono nettamente da quelle, ridotte a valori omeopatici, degli elettori ambrosiani. I quali sono rappresentati da un sindaco, Giuseppe Sala, che ha preferito snobbare la consultazione e svegliarsi sotto il cielo di Parigi, al contrario del governatore Luca Zaia, che alle 7 meno un quarto, mentre faceva ancora buio, si è presentato al seggio del suo paesello per dare il buon esempio.
Il Veneto intero ha invece tutto a che vedere con Venezia. La città di San Marco è sua madre. Lo stesso dicasi di Bergamo e Brescia, i cui centri storici ancora traboccano di leoni marciani scolpiti nella pietra. Fino al 1797, fino all’Adda, era Repubblica veneta. La più longeva che sia mai esistita. Motto ufficiale: “Viva San Marco!”. Durata 1100 anni. Affogata nel sangue da un ladrone il cui nome faceva rima con Napoleone, saccheggiatore di opere d’arte (dalle Nozze di Cana del Veronese alla Cena in Emmaus del Tiziano, fatevi un giro al Louvre) e di molto altro (40 milioni di lire oro dell’epoca, depositate nella Zecca della Serenissima, pari, al valore di oggi, alla metà del debito pubblico italiano).
Se non siete mai approdati a Venezia dalla parte giusta, dal mare, dalla bocca di porto di San Nicoletto, e non vi ha preso uno struggimento, un magone, un’inspiegabile voglia di piangere vedendo in lontananza il campanile di San Marco e il Palazzo Ducale che brillano nell’oro del tramonto, lasciate perdere queste righe: non fanno per voi.

 

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Ott 23 2017

VENETO LIBERO

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 10:55


Giu 05 2017

SAN MARCO, L’EVANGELISTA CHE NON MISE MAI PIEDE A ROMA

Category: Chiesa Cattolica,Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 00:15

 

 

di Giuseppe Gullino

 

San Marco, si badi, fu l’unico Evangelista che non mise mai piede a Roma: quando i Veneti si scelsero un protettore, lo vollero Santo sì, ma che tra il Tevere e le acque salse avesse preferito queste ultime.

 

Tra S. Pietro e S. Marco, i Veneti -peraltro cattolicissimi, come testimoniano le chiese e i campanili che abbelliscono il paesaggio – scelsero sempre San Marco, che a Venezia fu sempre più popolare di Gesù Cristo: Nualtri prima semo venexiani, e dopo cristiani, rispose nel 1580 il Doge Nicolò da Ponte al Nunzio apostolico.

E la dimostrazione sarebbe giunta pochi anni dopo, quando i gesuiti furono espulsi per 50 anni (1606-1657) da tutti i dominii veneti, per aver disobbedito agli ordini del Senato, durante l’interdetto sarpiano.

 

Furono radunati pressappoco dove ora sorge la stazione ferroviaria e imbarcati su un Burchio; quando la barca si staccò dalla riva, il padre provinciale fece il segno della croce per benedire la folla che assisteva silenziosa, dalla quale si alzò allora un grido: Andé in malora!

 

Fonte: dal Veneto al mondo del 17 maggio 2017

Link: https://dalvenetoalmondoblog.blogspot.it/2017/05/san-marcolevangelista-che-non-mise-mai.html?spref=fb

 


Mag 10 2017

LA FINE DELLA SOVRANITA’ VENETA FU SANCITA NEL 1815 DALL’AUSTRIA

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 00:14

 

La Redazione riporta questa riflessione di un amico siciliano, Claudio Buda:

 

Avevano paura di Venezia….non perché potesse essere uno stato sovversivo…in quanto vecchia democrazia…ma perché la temevano come potenza economica…ed allora il suo smembramento ed asservimento sembrò la cosa più giusta!!..anche Napoleone fece lo stesso ragionamento…per quanto decaduta…Venezia e il suo sistema economico e giuridico facevano paura all’Europa di allora…..ed alla restaurazione…tutti furono d’accordo….a non ridare a Venezia la sua antica autonomia che poi si traduceva in autonomia economica….ergo la distrussero…facendola diventare una appendice dell’Austria…

 

 

Congresso di Vienna del 1815

 

 

Insomma: quando cadde la Repubblica?

 

La domanda se la pose qualche anno fa, in una conferenza all’Ateneo Veneto, uno storico che non ammiro tanto, ma a cui non si può disconoscere un certo acume, il prof. Gianantonio Paladini, ora scomparso.

 

Forse aveva infilato il dito dentro la piaga. Il principio della Sovranità Veneta è assoluto, imprescrittibile e inalienabile, osservo io.

 

Sul piano storico, invece, individuerei il momento critico – in cui si disconobbe formalmente la Sovranità Veneta – nel Congresso di Vienna del 1815, quando i 4 veri vincitori di 20 anni di guerra, Austria, Inghilterra, Prussia e Russia, restaurarono tutti i Regni abbattuti da Napoleone.

 

Non le Repubbliche, però, forse facendo una strana equazione Repubblica = Stato sovversivo liberale.

 

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Mar 01 2016

PRIMO DI MARZO 2016, SI FESTEGGIA IL CAPODANNO VENETO

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 00:03

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Il primo marzo è sempre stato considerato nella storia della Repubblica Veneta il capodanno veneto;  nei documenti e nei libri di storia si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per sottolineare questa peculiarità veneta: incominciando l’anno veneto il primo di marzo, gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno passato (si veda, come esempio, la data del comunicato).

 

Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421),  per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore,  e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.

 

Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”

 

Per la verità nelle tradizioni delle nostre comunità un ricordo del capodanno veneto ha continuato, magari inconsciamente, ad essere presente: pensiamo al “bati marso”, al “brusar marso”, ai botti prodotti spontaneamente con il carburo… Un altro tassello della nostra storia e della nostra identità che va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.

 

Recentemente  è stato festeggiato in diverse città venete  il capodanno cinese (è l’anno del Cavallo); l’ 11 febbraio gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla  nazione del Tibet  vergognosamente calpestata dalla Cina;  non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni  di altri popoli, di altre religioni  (si pensi solo al Ramadan): e allora un bel “Viva San Marco”  per ricordare e festeggiare l’arrivo del nuovo anno veneto. (Ettore Beggiato)

 

 


Mar 21 2015

1809, LORIA E LE DONNE VENETE INSORGONO CONTRO NAPOLEONE

Category: Italia storia e dintorni,Libri e fonti,Venetismogiorgio @ 00:05

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di ETTORE BEGGIATO*

 

L’insorgenza veneta del 1809 è sistematicamente ignorata dalla storiografia “ufficiale”: nessuna sorpresa per la verità, è tutta la nostra storia veneta che viene sistematicamente nascosta o mistificata, visto che gli storici del regime parlano di “briganti” o di “straccioni”.

 

Napoleone aveva portato il Veneto tutto in condizioni di miseria e disperazione come mai nella nostra storia, imponendo la coscrizione obbligatoria  e una serie di tasse pesantissime (pensiamo a quella sul macinato, vera e propria tassa sulla fame).

 

Il nostro popolo reagì con particolare vigore, al suono della campana a martello: i francesi, in nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, riportarono l’ordine con centinaia e centinaia di morti.

 

Particolarmente interessante è un passo del diario di Pietro Basso, sartor di Asolo nel giorno 8 luglio 1809: “Le done se Loria, accordate con quele de Besega, le a desfà la municipalità”; siamo in provincia di Treviso ma tutto il Veneto stava per insorgere contro Napoleone.

 

Una pagina, quella del 1809, che meriterebbe di essere conosciuta dal popolo veneto; mancò una figura leggendaria come il tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottava per la propria libertà e contro i crimini dell’occupante napoleonico.

 

 

*Autore di “1809: l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco” .

 P.S. L’opera che rappresenta l’insorgenza  di Loria è di Martina Tauro “La Poiana”.  

 

 

Fonte: da Miglio Verde

Link: http://www.miglioverde.eu/1809-loria-donne-venete-insorgono-contro-napoleone/

 


Mar 17 2015

IDENTITA’ VENETA

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 00:05

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ANNA FERRO

 

 

Di cosa è fatta l’identità di un popolo?

 

Di molte cose, che si riassumono in una visione comune del mondo, con questa visione si affrontano i problemi del vivere, e si progetta il futuro, attenti sempre a non tradire il passato. E noi Veneti, di passato ne abbiamo tanto, da far impallidire persino la lunga storia di Nazioni molto importanti e grandi, quali la Francia e l’Inghilterra ad esempio. Non è una vanteria sciocca, la nostra.

 

Di Veneti si parlava più di tremila anni orsono, dei Veneti del nord est dell’Italia almeno, perché bisognerebbe considerare anche i Veneti di varie parti dell’Europa agli ‘Eneti’ del Medio Oriente, che allevavano ‘bianche mule selvagge’, descritti da Omero come alleati valorosi dei troiani. Ai Veneti antichi non piaceva la guerra: non guerreggiavano come i Celti, per vivere di saccheggio e di bottini. Ai Veneti piaceva la pace, ma si difendevano valorosamente se attaccati.

 

Sconfissero pure i temibili spartani, che risalirono la Brenta con delle navi i cui rostri ancora si vedevano esposti, ci racconta Tito Livio, nel tempio di Giunone (in epoca romana, probabilmente prima era dedicato alla Dea Reitia) a Padova, come prede di guerra. Gente pacifica, ma determinata a difendere la libertà. Salvarono addirittura la Roma dei re, quando Brenno, re dei Galli (Celti) la invase, invadendo a loro volta i territori celti e costringendoli a una precipitosa retromarcia dal Lazio.

 

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Feb 21 2015

INDIPENDENZA VENETA?

Category: Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 09:33

 

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Un argomento che  leghisti e secessionisti di varia sorta tirano fuori con una certa frequenza è la durata millenaria della Repubblica di Venezia, come se questo dovesse legittimare l’instaurazione di una nuova “repubblica veneta” nel nordest italiano.

 

A tal proposito è opportuno ricordare che  la Repubblica di Venezia fu uno Stato veneziano, non veneto come si vuol far credere. Sotto la Serenissima le città erano amministrate da podestà (per lo più veneziani) scelti a Venezia dall’aristocrazia lagunare. Quindi i veneti complessivamente considerati non si sono mai autodeterminati in un loro governo, non hanno mai avuto un proprio Stato: semplicemente a un certo punto – verso la fine del ‘300 – una città veneta si è imposta su tutte le altre e ha dettato la propria legge fino a quando non arrivò Napoleone (1797). Quale stato “veneto” dunque? A comandare erano i veneziani, mentre in terraferma si prendevano ordini e in larghissima parte si lavorava la terra. Che poi i veneziani fossero amministratori illuminati e liberali è un dato di fatto, ma non si capisce bene perché un tale merito dovrebbe essere esteso a padovani, trevigiani e veronesi. E’ un po’ troppo comodo prendersi meriti altrui, mi sembra.

 

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Feb 21 2015

VENETO INDIPENDENTE, SUL CONTO DEL REFERENDUM DONATI 39.000 EURO

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Il primo a contribuire era stato il padovano Fabio Miotti, giovane presidente del consiglio comunale di San Giorgio in Bosco: trenta euro. Ma a distanza di dieci giorni langue la sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari allo svolgimento del referendum per la secessione del Veneto dall’Italia. L’obiettivo di raccolta è di 14 milioni di euro, necessari per l’organizzazione della consultazione elettorale cara al governatore Luca Zaia.

 

A ieri mattina, il conto corrente aperto nella Banca Unicredit (il numero di IBAN è il seguente: IT 37 C 02008 02017 000103397411) contava su meno di quarantamila euro.

 

Per l’esattezza, a mezzogiorno i soldi sul conto corrente sono 39.741,74, frutto di 456 bonifici da altrettante persone. La media di ogni versamento di poco superiore agli 80 euro. Insomma, siamo molto lontani dall’obiettivo del 14 milioni di euro. Non c’è stata la corsa agli sportelli, che qualcuno proditoriamente annunciava. Insomma, un flop. E i primi a rallegrarsene, a Palazzo Balbi, sono proprio gli assessori che non hanno investito un centesimo del loro tempo per inseguire l’idea della secessione. Né tantomeno quella del referendum previsto dalla legge regionale 16.

 

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Feb 18 2015

COME SI CHIAMANO I VENETI ITALIOTI?

Category: Società e politica,Venetismo,Veneto e dintornigiorgio @ 01:12

veneto-crisi

 

 

 

di LUCIO CHIAVEGATO

 

 

Definizione di ITALIOTA

 

Individuo di provenienza diversa nord sud isole comprese, di estrazione politica varia, dx sx centro, che sponsorizza l’unità di taglia ed avversa in tutte le maniere l’indipendenza del proprio popolo al fine di conservare i propri privilegi acquisiti e di continuare a sfruttare il lavoro altrui per scopi privati.

 

Detto questo ora analizziamo la situazione Veneta.

 

Una regione italiana che, malgrado la crisi, il centralismo romano e la politica italiota è riuscita a distinguersi per capacità produttive, benessere sociale e alla competizione economica.

 

Gli ultimi scandali del Mose hanno portato a galla ciò che molti non volevano vedere e hanno fatto capire che anche nella nostra terra la politica del compromesso e del malaffare, legato agli appalti e alla politica, caratteristica tutta itagliana, ha ormai messo radici salde nella società Veneta.

 

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Feb 17 2015

SOGNO UN VENETO LIBERO, VENEZIA CAPITALE E UN’EUROPA

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di MAURIZIO DEL MASCHIO

 

Egregio Direttore, ho letto con attenzione l’articolo il cui incipit costituisce l’oggetto di questa mia e-mail.

Sono fieramente Veneziano, come ha il diritto di sentirsi chi, come me, lo è da sette generazioni per parte di padre e i suoi antenati materni erano già a Venezia nel Quattrocento, essendo stati ascritti nell’Albo d’Argento della Serenissima. Ne condivido il contenuto, in particolare l’affermazione che la pluralità di gruppi indipendentisti non è di per sé né un bene né un male. Peraltro, è un male se si configura come un’accozzaglia di rozzi gruppuscoli l’un contro l’altro armato, che vogliono imporre il proprio punto di vista, che si ritengono depositari della verità, che si sentono portatori del verbo venetista migliore. Con questo velleitarismo non si va da nessuna parte e si fa il gioco della potenza dominante.

 

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