Ago 29 2019

UN SIGILLO PER RUBARE MEGLIO

Imposta Regno di Savoia

 

Non è un segreto che i Savoia abbiano portato in dote alla penisola unificata, una montagna di debiti:  li avevano prima dell’unità;

li hanno incrementati con le campagne militari organizzate per eliminare i legittimi governanti e insediarsi al loro posto; 

150 anni più tardi il debito è fuori controllo diventando un buco nero in grado di inghiottire tutta l’Europa. 

Ai tempi della Repubblica Veneta le tasse erano al 6%; oggi ci stanno soffocando con una pressione fiscale per le imprese, vicinissima al 70% ma lo negano.

Dal loro arrivo hanno solo pensato come, dove e in quale percentuale apporre nuove imposte e i successori si son dimostrati degni eredi: Imposta sul sale, sui fiammiferi, sull’energia elettrica, sul tabacco, sugli alcoolici, sugli accendini, sui carburanti, sui redditi, sul valore aggiunto, sulla casa, sui capannoni, sui rifiuti … su tutto e senza discontinuità, nemmeno nelle fasi cruciali della storia che hanno visto la trasformazione dell’Italia da Regno a Impero e da Impero a Repubblica.

Mai un momento di tregua fiscale.

 

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Ago 26 2019

ARTIGIANI, MORIA DI IMPRESE: SCOMPARSE 6.500 AZIENDE IN SEI MESI

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 00:24

 

 

La recessione? Per gli artigiani è già realtà. Nel primo semestre del 2019 il comparto artigiano ha vissuto una netta contrazione, tanto che secondo l’analisi effettuata dalla Cgia di Mestre sono scomparse 6.500le aziende solo nei primi sei mesi dell’anno. E la tendenza permane pesantemente negativa.

A pesare sugli artigiani, per la Cgia, sono soprattutto lo spettro dei maxi aumenti dell’Iva, il calo dei consumi, le tasse che non scendono, l’impennata degli affitti, l’accesso al credito che rimane difficoltoso.

 

Trentino Alto Adige, unica isola felice

Ad eccezione del Trentino Alto Adige, in tutte le altre regioni italiane il saldo del primo semestre è stato negativo.

I risultati più preoccupanti si sono registrati in Emilia Romagna(-761), in Sicilia (-700) e in Veneto(-629).

Per la Cgia è la «moria» delle aziende artigiane dura ormai da 10 anni.

Tra il 2009 e il 2018, infatti, il numero complessivo è sceso di quasi 165.600 unità

 

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Ago 25 2019

IL LAMENTO DEL CONSUMATORE DI TASSE MERIDIONALE

Adriano Giannola

 

Adriano Giannola, presidente di Svimez e quindi meridionalista per professione,ha nel corso del tempo avversato le richieste di maggiore autonomia avanzate da alcune regioni settentrionali. Dapprima appellandosi alla Costituzione, poi sostenendo che dal residuo fiscale andrebbero dedotti gli interessi sui titoli di Stato posseduti dai residenti in quelle regioni. Adesso si spinge ad affermare che le regioni che chiedono più autonomia andrebbero incontro a una deindustrializzazione e meridionalizzazione.

 

E’ fondamentale chiarire le idee al Nord che si deindustrializza e si meridionalizza quanto più conta di riavere i suoi soldi come dice Zaia, e tanto più quanto punta a instaurare un sovranismo regionale a cui corrisponde la prospettiva di una più forte subalternità nell’Ue. Chi dice dobbiamo far crescere Milano, sottovaluta che il Nord da solo può ambire al massimo a fare il terzista di lusso alla Germania. Se si va avanti così, il Nord ritornerà sui livelli economici pre-crisi nel 2025”.

 

In pratica, pare che per Giannola la richiesta di maggiore autonomia sarebbe autolesionistica.

Posto che, nel fare da fornitori ad aziende tedesche, diverse imprese delle regioni in questione hanno generato ricchezza e posti di lavoro e questo non vedo come possa essere considerato negativamente, non si capisce per quale motivo dovrebbe esserci “una più forte subalternità nell’Ue”.

 

Non sembra che Paesi di dimensioni più piccoli dell’Italia siano subalterni nella Ue più dell’Italia stessa.

Si può forse dire che l’Olanda sia in una situazione di subalternità rispetto all’Italia? A me pare di no.

 

Credo che argomenti come questo non aiutino la causa di chi è contrario alla concessione di maggiore autonomia a talune regioni. Perché magari sarà una sensazione sbagliata, ma sembra moltoil lamento del consumatore di tasse nei confronti del produttore di tasseche cerca di ridurre il fardello che porta sulle spalle.

 

Fonte: srs di di MATTEO CORSINI, da Miglioverde del 22 agosto 2019

Link: https://www.miglioverde.eu/il-lamento-del-consumatore-di-tasse-meridionale/

 

 

 


Lug 30 2019

PFAS, TUTTI SAPEVANO. NESSUNO È INTERVENUTO

 

 

Un corposo rapporto dei Noe accusa la giunta provinciale di Vicenza della leghista Manuela Dal Lago di non essere intervenuta per fermare l’avvelenamento delle acque.

 

Lo sapevano. Lo sapevano tutti e non hanno fatto niente. Non hanno fatto niente anche se, per scongiurare il più devastante caso di inquinamento della falda acquifera dell’intera Europa, sarebbe bastato applicare la legge! 350 mila persone – ed è una stima per difetto – avvelenate dai Pfas, gli acidi perfluoro alchilici utilizzati dalla Miteni per produrre rivestimenti impermeabili. 350 mila uomini, donne e bambini avvelenati grazie al silenzio complice delle autorità che avevano il compito di difendere la loro salute.

 

Per almeno 13 anni, l’Arpav la giunta provinciale di Vicenza hanno deliberatamente ignorato tutte le prove della contaminazione. Hanno fatto finta di non vedere per non dover intervenire nonostante fossero evidentissimi i segnali dell’ “incremento nella contaminazione da benzotrifluoruri, sintesi o sottoprodotti derivati dall’attività della Miteni”, come si legge nel documento di monitoraggio ambientale chiamato Giada avviato sin dal 2003 dall’Ufficio ambiente della provincia di Treviso.

 

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Mag 13 2019

ARTIGIANO FATTURA 75.000 EURO. PECCATO CHE PAGHI IL 111,6% DI TASSE!

 

di LEONARDO FACCO

 

Quando, in Italia, pensi che al peggio non c’è limite, non stai sbagliando.Se credevate che pagare l’82,7% di tasse su un reddito di 75.000 euro fosse il peggio (VEDI QUI), vi sbagliavate. Il limite è stato valicato alla grande, perché un artigiano lombardo nel 2014 ha fattura 74.964 euro, ma tra anticipi e balzelli vari ne deve allo Stato 83.700! In soldoni, il nostro servo deve al governo canaglia il 111,6% di quanto guadagna.

 

La storiaè ben raccontata da Flavia Mazza Catena su “Il Giornale”.In sintesi:“Ma ecco i conti. Il reddito lordo dichiarato, dunque, è di 74.964 euro. Con gli oneri deducibili si scende a 73.600. Su quanto dichiarato, da pagare ad agosto ci sono 24.639 euro di Irpef a saldo, l’addizionale regionale a saldo per 1179 euro, l’addizionale comunale a saldo per 589 euro. Ma anche l’Irap a saldo per 2591 euro. Non dimentichiamo, poi, i contributi (Inps) a saldo per 13.487 euro. E, in più, sempre da saldare ad agosto ci sono 9855 euro di acconto Irpef. Più il primo acconto per l’addizionale comunale di 177 euro, il primo acconto Irap di 1036 euro e il primo acconto di contributi di 6873 euro. Totale da versare in estate: 60.427 euro”.

Finito? “No, ci sono le scadenze di novembre, sempre in base a quanto dichiarato dal contribuente. Che tra secondo acconto Irpef di 14.783 euro, secondo acconto Irap di 1554 euro e secondo acconto contributi per 6873 a novembre dovrà versare 23.211 euro. Il totale complessivo da pagare da qui a fine anno è dunque di 83.700 , appunto a fronte di 74.964 di reddito lordo dichiarato”. Una storia non molto diversa da altre che abbiamo raccontato su queste pagine.

 

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Mag 12 2019

FATTURA 57.000 EURO E PAGA L’83% DI TASSE. È LO STATO LADRO ITALIANO

Unico di Stefan Dario 

 

 

di LEONARDO FACCO

 

Nessun parassita riuscirà mai a comprendere cosa significhi vivere in un inferno fiscale! Il parassita non produce ricchezza, semmai la consuma, ergo non ha la percezione reale di quanto sia vessatorio, ed umiliante, essere costretti a cedere oltre i 3/4 del frutto del proprio lavoro.

Ieri, un amico mi ha segnalato lo sfogo di Dario Stefan, apparso sulla pagina Facebook di “Veneto Libero”. Lo riporto integralmente:

 

“Grazie Italia!!! Oggi, sono andato dal commercialista a fare Unico 2015 (foto) ed ho scoperto che ho un utile di 57.050,00 € (ma dove cazzo sono che non li ho visti). Comunque il bello è che mi trovo a pagare, entro fine anno, 47.460,00€ di tasse (83%) quindi mi trovo un netto di 9.590,00 € netti dividendoli per 12 mesi. Vuol dire che ho preso 800€ al mese. E che il negozio che pensavo fosse mio in realtà è solo mio al 17%!!! Mi spiace non solo per me stesso, ma per tutti gli italiani, perché una cosa del genere è inaccettabile e uno stato cosi ti costringe o a chiudere o a espatriare con la conseguenza che la gran parte degli imprenditori chiudono con il susseguirsi di un aumento di disoccupazione. Grazie ancora Italia, grazie di avermi fatto capire che qui da te non è più possibile investire per farti crescere!!!”.

Due settimane fa, ho scritto di un tizio bastonato anche peggio del signor Stefan(e chissà quanti altri ne esistono), considerato che anziché un “modico” 83% di tasse, è stato costretto a sborsare agli estorsori italici il 111,6%dei 75.000 euro fatturati (VEDI QUI). 

 

 

Non voglio tediarvi con commenti da assatanato ed improperi da scaricatore di porto, gli unici che mi verrebbero da proferire. Non voglio nemmeno stare a citare studiosi e intellettuali, come spesso m’è capitato di fare, che hanno passato la loro vita offrendoci gli strumenti utili a difendere legittimamente la libertà, oltreché a spiegare perché il collettivismo porta dritti alla miseria.

Purtroppo, posso solo constatare quanto ho sempre temuto: lo Stato italiano mantiene le sue promesse criminali e, incapace di riformarsi ed autolimitarsi, non può far altro – come del resto fa da almeno 20 anni a questa parte – che espropriare con ferocia i propri cittadini, che, al netto delle zecche che vivono di denari pubblici, sono tanto mansueti quanto patetici borbottoni in cerca di un eroe della patria.

 

Non appena nominato alla presidenza del Consiglio, Mario Monti ebbe l’ardire di affermare che“l’Italia era in uno stato di guerra” (VEDI QUI) per colpa dell’evasione fiscale. Chi gli ha dato corda, e ha creduto a cotante fanfaronate, va annoverato tra i complici e gli aguzzini a libro paga dello Stato italiano. La verità è altra ed è che, purtroppo, “l’Italia è talmente statalista che per colpa degli evasori fiscali c’è ancora un po’ di ricchezza in circolazione”. E il governo ne è consapevole!

 

Senza indipendenza dall’Italia, l’imprenditore veneto non avrà alcuna speranza, se non quella di vedersi spogliato sempre di più dei suoi averi. L’Italia è un’espressione geografica in cui il socialismo è pressoché reale. Non è un paese per imprenditori, è l’eden dei prenditori!

 

Fonte:  srs di Leonardo Facco, da Miglioverde  del 2015

Link: https://www.miglioverde.eu/fattura-57-000-euro-e-paga-l83-di-tasse-e-lo-stato-ladro-italiano/

 


Mag 08 2019

SDRAIONA: DONNA DETTA DI “FACILI COSTUMI”, LIBERA O IN CASA DI PIACERE.

 

 

SDRAIONA.   Il nome romano derivava dalla posizione professionale. Al tempo della Roma papalina esistevano 600  lupanari o case che ospitavano le prostitute per l’esercizio del loro mestiere. Benedetto Blasi, (1980) ricorda che il tratto delle mura da Porta del Popolo all’antico ingressi di Villa Borghese, conosciuto con il nome di Muro Torto, o “Muro Malo” serviva, dai tempi più antichi  fino al  1800 inoltrato a seppellire i giustiziati impenitenti, ladri, assassini, presunti stregoni, streghe, e….meretrici, i corpi senza vita di coloro che non erano “degni” delle cerimonie religiose.

 

Malgrado questo le prostitute verso il 1592, erano talmente cresciute di numero da costringere il cardinale Rusticucci a notificare il seguente bando: “Poiché l’esperienza ha mostrato, che li luoghi già assegnati in Roma per tollerarvi le meretrici et donne disoneste, non sono capaci, si dispone di aumentare lo spazio”.

 

Verso il 1860 si contavano a Roma 20.000. prostitute. (a Roma la popolazione era stimata a circa 180.000 persone). Nello stesso anno, per regolamentare tale situazione, vennero istituite in Italia, con il Governo Cavour, le “case di tolleranza” o case chiuse” perché, per regolamento, potevano avere al massimo le persiane appena accostate o chiuse del tutto, fermate da una catenella con lucchetto interno ad impedirne l’apertura totale.

 

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Apr 29 2019

QUANDO TI RENDI CONTO CHE, PER PRODURRE, È NECESSARIO OTTENERE IL CONSENSO DI COLORO CHE NON PRODUCONO NULLA…

Category: Economia e lavoro,Pensieri e parolegiorgio @ 00:20

 

 

AYN RAND.  QUESTA FRASE È DEL 19201

 

Frase della filosofa russo-americana Ayn Rand (ebrea fuggitiva dalla rivoluzione russa, che arrivò negli Stati Uniti nella meta del decennio 1920-30), mostrando un punto di vista con cognizione di causa:

 

Quando ti rendi conto che, per produrre, è necessario ottenere Il consenso di coloro che non producono nulla;

Quando hai la prova che Il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci, ma con favori;

Quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, più che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrarlo, essi sono protetti dalle leggi;

Quando ti rendi conto che la corruzione è ricompensata, e l’onestà diventa auto-sacrificio; allora puoi affermare, senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata.

 

 

 


Apr 21 2019

LE COOP E I NUOVI SCHIAVISTI

 

Buongiorno Jobob,
 
colgo l’occasione, fornita da Lidia A., che in una lettera accenna alle cooperative (in teoria) sociali, per raccontarti la mia esperienza e fornire uno spunto di riflessione.
Ho lavorato presso un’azienda di logistica terziaria della provincia Verona. Questa azienda, come la maggior parte dei colossi della logistica terziarizzata si serviva di coop per il personale di facchinaggio e magazzino. 
Le coop assumono soprattutto personale extracomunitario. Il contratto che stipula una coop con un suo futuro dipendente generalmente è assimilabile a quelli previsti dal Ccnl. Nel caso di una coop che opera nel settore logistico, il contratto sarà Ccnl Logistica e Trasporti. Con qualche piccola differenza: le ferie e la malattia non sono pagate (la malattia solo dal 3 giorno in poi e le ferie rientrano nello stipendio giornaliero lordo), il tfr è versato in busta a decimale. Il contratto può essere anche a tempo indeterminato, ma se in un magazzino non c’è da lavorare, perché ad esempio si è in bassa stagione, i dipendenti possono stare a casa senza percepire stipendio; se il contratto tra coop e azienda logistica terziaria termina, la coop ha la facoltà di lasciare a casa i propri lavoratori, ovviamente senza stipendiarli; se l’azienda logistica terziaria sposta il proprio magazzino o deposito, i lavoratori coop si spostano nella nuova sede (nel contratto è esplicitamente richiesto di sottoscrivere la disponibilità al trasferimento), ovviamente senza percepire rimborso spese o usufruire di appartamento aziendale. 

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Mar 19 2019

VIA DELLA SETA: MAPPA, INVESTIMENTI, PRO E CONTRO. TUTTO CIÒ CHE C’È DA SAPERE

 

 

10 domande sulla Nuova Via della Seta: mappa, ruolo dell’Italia, timori sul debito, sviluppo in Africa e… Tutto quello che c’è da sapere sulla Belt and Road

 

di Lorenzo Lamperti

 

Chi ancora pensa che la Nuova Via della Seta sia un nostalgico revival delle antiche avventure eurasiatiche di Marco Polo sarà deluso. La Belt and Road Initiative, di cui si parla da anni nel mondo, è il più colossale piano economico-diplomatico di sempre. Ora anche in Italia, vista la volontà espressa dal governo Lega-M5s di sottoscrivere il memorandum di intesa con la Cina, se ne sta parlando molto. Ecco allora una guida (parziale, non basterebbe un libro a cogliere tutte le sfaccettature e implicazioni) di Affaritaliani.it sugli aspetti principali del progetto che sta (già) cambiando il mondo.

 

Che cos’è la Nuova Via della Seta?

Innanzitutto non si tratta di una sola “via della seta”. Volendo utilizzare il nome del progetto in italiano sarebbe corretto parlare di “Nuove Vie della Seta“, al plurale. Le rotte sono infatti cinque, tre terrestri e due marittime, e potrebbero presto diventare sei. La Belt and Road Initiative (Bri), il nome internazionale del progetto, è un piano annunciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping per migliorare i collegamenti commerciali con i paesi dell’Eurasia, sviluppando sulla sua strada non solo binari ma veri e propri centri di connessione economici (e diplomatici). Da un primo stanziamento di 40 miliardi di dollari, durante il forum Bri del 2017 è stato annunciato un ulteriore stanziamento di 100 miliardi. Nell’ottobre del 2017 la Bri è stata inclusa nella costituzione cinese. E’ considerato il più grande progetto infrastrutturale e di investimenti della storia. Coinvolge al momento 68 paesi e circa il 65% della popolazione mondiale.

 

Quali sono le rotte della Belt and Road Initiative?

Esistono tre rotte terrestri che creano sei corridoi della Bri. La prima parte dal nord est della Cina e arriva all’Europa continentale e al Baltico passando dall’Asia centrale e dalla Russia. La seconda parte dal nord ovest della Cina e arriva al Golfo Persico e al Mar Mediterraneo passando per l’Asia centrale e occidentale. La terza parte dal sud ovest dalla Cina e arriva all’oceano Indiano passando per l’Indocina. Ci sono poi due rotte marittime. La prima che dal mar Cinese meridionale arriva nel sud del Pacifico. La seconda che invece si dirige verso l’Africa e l’Europa attraverso lo stretto di Malacca. C’è poi il progetto di creare una terza rotta marittima, quella artica, che potrebbe svilupparsi nei prossimi anni grazie allo scioglimento dei ghiacci.

 

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Mar 16 2019

VIA DELLA SETA, IL TESTO DELL’INTESA TRA L’ITALIA E LA CINA: LA TRADUZIONE IN ITALIANO E VERSIONE INGLESE

Rapporti Italia-Cina, Mattarella con Xi Jinping (LaPresse, 2019)

 

 

Già 13 i Paesi dell’Ue che hanno siglato un memorandum di intesa con la Cina, mentre un altro, oltre all’Italia, lo sta negoziando. Si tratta di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Lussemburgo è invece in trattativa

di Rita Baldassarre (traduzione

 

DOCUMENTO D’INTESA TRA IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA E IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE SULLA COLLABORAZIONE ALL’INTERNO DEL PROGETTO ECONOMICO “VIA DELLA SETA” E DELL’INIZIATIVA PER LE VIE MARITTIME DEL XXI° SECOLO

 

Il governo della Repubblica italiana e il governo della Repubblica popolare cinese (d’ora in poi denominati “controparti”), nella prospettiva di promuovere una collaborazione pratica bilaterale; nell’accogliere favorevolmente le conclusioni del Forum sulla cooperazione internazionale della Via della Seta, tenutosi a Pechino nel maggio 2017; nel riconoscere l’importanza e i benefici derivanti da una migliorata connettività tra l’Asia e l’Europa e il ruolo che l’iniziativa della Via della Seta può svolgere in questo ambito; ricordando il comunicato congiunto emanato dalla Tavola rotonda dei capi di stato del Forum per la collaborazione internazionale della Via della Seta; ricordando il piano di azione per il rafforzamento della collaborazione economica, commerciale, culturale e scientifica tra l’Italia e la Cina 2017-2020, stipulato a Pechino nel maggio 2017; ricordando il comunicato congiunto emanato dal 9° Comitato intergovernativo Italia-Cina, tenutosi a Roma il 25 gennaio 2019, e l’impegno espresso in quella sede per promuovere il partenariato bilaterale in uno spirito di rispetto reciproco, uguaglianza e giustizia, a reciproco beneficio, nella prospettiva di una solidarietà globale rafforzata; consapevoli del passato storico comune sviluppato attraverso le vie di comunicazione per via di terra e di mare che collegano Asia e Europa e del ruolo tradizionale dell’Italia come punto di approdo della Via della Seta marittima; ribadendo il loro impegno a onorare i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite e promuovere la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici; ricordando inoltre gli obiettivi fissati dall’Agenda strategica per la collaborazione Unione Europea-Cina 2020, e i principi guida della Strategia dell’Unione Europea per collegare Europa e Asia adottata nell’ottobre 2018; hanno raggiunto la seguente intesa: 

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Mar 04 2019

ANCHE UMILIATO, MIO PADRE OPERAIO ODORAVA DI DIGNITÀ

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 12:38

 

 

“Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

 

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

 

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

 

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.

 

L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

 

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.

 

L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

 

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

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Mar 03 2019

COME SI DOVEVA LAVORARE PER MORIRE A MARGHERA (1917-2017)

 

 

Oggi l’ambientalismo è un argomento che coinvolge tutti. Le manifestazioni di inciviltà sono all’ordine del giorno: dalla scoperta di discariche abusive di rifiuti tossici alla discarica urbana lungo le strade con tutto ciò che riempiva cantine e soffitte.

Tra tutti quelli che parlano di salvaguardia dell’ambiente quanti sono quelli che conoscono i disastri che l’uomo ha fatto progettando gli insediamenti industriali, come quelli di Marghera, con lo sconvolgimento di un territorio delicato a cavallo tra laguna e terraferma, solo per il potere e per arricchimento in nome del progresso.

E’ vero che, alla fine del 1800, il futuro economico di Venezia si trovava ad un bivio. O rimanere in laguna e morire per mancanza di spazi e soccombere all’incalzante sviluppo tecnologico/industriale che avveniva nel nord Europa abbinato al tramonto degli scambi con il Medio Oriente, oppure lasciare la laguna per tentare la strada della terraferma (sarebbe stata la prima volta negli oltre mille anni della sua storia che Venezia usciva dall’isolamento garantito dall’acqua).

Senza entrare nel merito delle origini delle società finanziarie e delle componenti politiche che avviarono il processo di insediamento e di sviluppo, mi permetto raccontare quello che successe sulla base delle memorie familiari, delle cronache del tempo e delle notizie trovate in occasione del centenario della sua fondazione. Diventa fondamentale non perdere le memorie sulle condizioni di lavoro a cavallo delle due guerre mondiali.

 

Alla MONTECATINIFERTILIZZANTI  l’operazione di riempire i sacchi del concime veniva dato in appalto a ditte esterne essendo considerata pericolosa per i dipendenti.

 

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Feb 28 2019

BISOGNA CAMBIARE IL SANTO PATRONO D’ITALIA

 

 

A Bobbio abbiamo avuto un santo strepitoso:  San Colombano….l’Italia  ha avuto un altro santo strepitoso simile a San Colombano: San Benedetto,quello che aveva messo a punto la regola ora et labora….

 

E invece l’Italia si è andata   a scegliere come  patrono un certo Francesco che è campato fino a 46 anni… e  mentre sia San Colombano  che  San Benedetto      avevano  questa regola di  lavorare,   quella di san Francesco era di vivere di carità, non hanno mai lavorato … l’unica cosa che facevano nel 1200 era di raccogliere la legna  perché, secondo me, gli abitanti di Assisi   e  d’intorni se non si raccoglievano la legna  li  avrebbero lasciati morire di  freddo.

 

E l’Italia si è   scelto il santo secondo me sbagliato, perché l’Italia è un popolo che cerca di vivere di carità.    È stato messo appunto il reddito di cittadinanza:   regalare soldi alle  persone  senza sudarseli,  senza guadagnarseli, senza   “l’ ora et labora”.   È tutto qua il guaio  e l’Italia non se la caverà  mai.    

L’unica possibilità  per l’itala è quella di cambiare patrono…trovare un patrono  che dice: lavorare,  lavorare,  pregare anche,  meditare,  ma  lavorare… lavorare, lavorare, … e basta!

Finché avremo questo santo,  niente!……. Eppure    tutti lo portano in palma di mano…. Uno che ha sempre vissuto  di carità che non si è mai fatto neanche   un orticello…incredibile!  

 

Bisogna creare   le possibilità per le persone,  per i giovani soprattutto, di vivere del   proprio lavoro,   questa è la cosa stupenda. Non chiedere niente  ai giovani,    non dar loro  niente,  ma lasciar loro la possibilità   di tirare fuori il meglio di sé,   inventarsi, crearsi  il lavoro,   come lo hanno fatto i nostri padri,  i nostri nonni,  soprattutto chi è stato reduce  dalla guerra tremenda.. che però subito dopo la guerra tutti hanno potuto inventarsi  un lavoro… Stop!

P.M.

 

 

 

 


Nov 19 2018

I VENETI “STRANI MIGRANTI” IN PUGLIA

 

 

E’ UNA DELLE TANTE STORIE legate alla migrazione della nostra gente, che ha saputo fare con le proprie braccia e sudore (ma anche con la Fede che le era propria a quei tempi, come sottolinea un monaco che fu il loro padre spirituale) un Paradiso in terra in una landa deserta, di un angolo di Puglia.

Il documentario mi è arrivato per posta dall’autore, che ringrazio di cuore. Racconta di una delle tante bonifiche in cui i Veneti, chiamati dal governo di Mussolini  negli anni ’30 del Novecento per la loro capacità e abilità nei lavori agricoli, si insediarono in un posto incolto, dove nessun pugliese voleva andarci ad abitare. Infatti, nella loro tradizione, i braccianti pugliesi, finiti i lavori nei campi, ritornavano nel loro paese, nella loro comunità e non volevano allontanarsi  per andare ad abitare in un posto incolto.

 

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