gen 26 2012

CHIESA DI SAN GIACOMO DEL GRIGLIANO: EVENTI STORICI SUCCESSIVI

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:05

L’abside della Chiesa di San Giacomo

Cap. V

GLI EVENTI STORICI SUCCESSIVI

Nelle pagine di questo capitolo storico conclusivo esamineremo i fatti più significativi che hanno caratterizzato la storia della chiesa di S. Giacomo del Grigliano, dall’inizio del XV secolo ai nostri giorni.

Come si è detto, in precedenza, l’8 maggio del 1413, il Comune di Verona affidò le opere esistenti sul Grigliano ai Monaci Benedettini di S. Giustina di Padova. Sotto la guida di questi religiosi, in breve tempo, il luogo raggiunse una prosperità insperata e la chiesa ricevette importanti migliorie. Questo avvenne anche in virtù delle rendite di S. Giacomo di Tomba,  di cui i Monaci godevano dal loro arrivo sul Grigliano(1).

Nel 1432 al Santuario di S. Giacomo fu annessa la chiesa di Lepia, situata nei pressi di Vago di Lavagno, in seguito alla soppressione del Monastero delle suore di S. Giuliano che l’avevano in custodia, ritiratesi a Monza(2).  Nel 1438 fu nominato priore fr. Apollonio di Mantova e nel 1440 Giuliano da Ferrara(3).

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gen 25 2012

CHIESA DI SAN GIACOMO DEL GRIGLIANO: LE VICENDE DI FILIPPO DA LAVAGNO

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 01:49

San Giacomo; affresco inizio XV,   Martino da Verona

Cap. IV

LE VICENDE DI FILIPPO DA LAVAGNO

Prima di continuare la narrazione degli eventi successivi all’arrivo dei Monaci Benedettini sul colle del Grigliano, ritorniamo indietro nel tempo e prendiamo in considerazione, brevemente, i fatti legati a Filippo da Lavagno, lo scopritore delle reliquie, avvenuti tra la fine del 1396 e la metà del 1397.

In seguito alla fortunata scoperta delle spoglie del Santo, che come si ricorda avvenne il 24 maggio del 1395, Filippo fu soprannominato Felice e fu oggetto di stima e di venerazione da parte di tutti(1), ma poco dopo la sorte del contadino mutò. Infatti, a causa di un omicidio e del tentato furto delle reliquie, fu arrestato ed impiccato dal Podestà di Verona. Vediamo ora, con l’ausilio delle testimonianze fornite da alcuni storici veronesi, lo svolgimento dei fatti.

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gen 24 2012

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GIACOMO AL MONTE GRIGLIANO DI VAGO DI LAVAGNO

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:02

Chiesa di San Giacomo

Cap. III

LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA

La notizia della scoperta delle reliquie dell’ Apostolo si diffuse rapidamente nelle zone limitrofe e nella provincia veronese, suscitando entusiasmo e fanatismo nella popolazione. In breve tempo giunsero dalle città e dai paesi circostanti numerosi pellegrini per vedere e venerare l’urna con le famose spoglie rinvenute da Filippo da Lavagno(1).

La venerazione per il Santo crebbe soprattutto nei mesi successivi alla scoperta, prova ne sia il fatto che molti devoti facevano elemosine e offrivano doni votivi a S. Giacomo, per la cui intercessione, come riferiscono alcuni storici, si operavano molti miracoli(2).

La grande moltitudine di fedeli che si recava sul Monte Grigliano, la devozione sincera che vi era per il Santo, i miracoli che qui sarebbero avvenuti, manifestarono l’opportunità che sul colle si costruisse una chiesa, in onore delle venerate reliquie, come sostiene Bonaventura Tondi(3).

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gen 23 2012

MONTE GRIGLIANO: LA SCOPERTA DELLE RELIQUIE DI SAN GIACOMO APOSTOLO (S.TI JACOBI MAIORIS APOSTOLI)

Category: Chiesa Cattolica,Verona storia e artegiorgio @ 00:01

Ossuario di San Giacomo

Cap. II

LA SCOPERTA DELLE RELIQUIE DI S. GIACOMO APOSTOLO

Verso la fine del Trecento, sul Monte Grigliano, proprio fra le rovine di questa chiesa preesistente, avvenne un fatto prodigioso, riportato dai testi e dalle cronache veronesi degli storici più rappresentativi: il rinvenimento delle reliquie dell’ Apostolo S. Giacomo.

La divergenza dei particolari fa supporre che parte di questa storia sia da considerare leggenda; è certo, tuttavia, che l’avvenimento è realmente accaduto ed è ammesso fra gli altri da: Maestro Marzagaia(1);  Raffaele Bagata(2),  Bonaventura Tondi(3), Ludovico Moscardo(4), Pier Zagara(5), Gerolamo Dalla Corte(6), Gian Battista Biancolini(7)’, Carlo Cipolla(8), Luigi Simeoni(9) …

Secondo le testimonianze fornite da questi storici, un contadino  di Lavagno di nome Filippo(10), zappando sul colle del Grigliano, fra le rovine dell’antica costruzione, scoperse un’urna contenente delle reliquie, attribuite all’ Apostolo Giacomo(11).

E veniamo ai fatti della scoperta.

I vari storici concordano, generalmente, nella narrazione di questo avvenimento, anche se forniscono delle particolarità differenti nel contesto del racconto. Ecco alcune delle testimonianze più significative.

Il Maestro Marzagaia, che fu contemporaneo ai fatti narrati e che, probabilmente, alla fine del XIV secolo si trovava nella città di Verona, scrive: «Filippo da Lavagno il 10 maggio fu degno d’essere svegliato da una voce divina, che lo invitò a recarsi sopra il cocuzzolo di un colle (allude a quello del Grigliano) e quivi scavare perché c’erano le reliquie di S. Giacomo. Fece lo scavo e le trovò »(12).

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gen 22 2012

IL MONTE GRIGLIANO E L’ANTICA CHIESA DI SAN GIACOMO (S.TI JACOBI DE GRIGLIANO)

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:05

La Chiesa di San Giacomo sul monte Garigliano a Vago di Lavagno di Verona

Cap. I

IL MONTE GRIGLIANO E L’ANTICA CHIESA DI S. GIACOMO

Se si percorre la strada statale che conduce a Vicenza o l’autostrada Serenissima, diretta a Venezia, tra S. Martino Buon Albergo e Vago di Lavagno, si nota un’altura che sorge verso sinistra in una posizione dominante sulla pianura.

Drappeggiata da alberi dalla folta chioma e da file di cipressi austeri, tale collina è coronata da una suggestiva villa in stile archiacuto e da una maestosa chiesa con un agile campanile. L’altura, pur non essendo molto elevata, è denominata Monte Grigliano e la chiesa che vi sorge è il Santuario di S. Giacomo con annessa la villa Milani.

Il Monte Grigliano assume molteplici denominazioni nei documenti storici veronesi(1) ed è perciò difficile formulare delle interpretazioni in rapporto alla sua derivazione etimologica(2),

Considerando queste denominazioni nel loro significato, non è da respingere la derivazione da «grezzo» (incolto) o «griso» (grigio), secondo il dialetto veronese.  Infatti, è certo che il Monte Grigliano fosse di questo aspetto già dal tempo della sua formazione cenozoica per il colore della materia calcarea e tufacea di cui è costituito, diversamente dalle colline circostanti di S. Briccio e Mezzane, composte in prevalenza di lava vulcanica e di basalto nero.  Inoltre, risulta greggio ed incolto fin dai primi documenti del 1200 e da altri di epoche successive(3), e per molti anni ancora le sue caratteristiche rimasero immutate, come si nota in un atto di donazione del 30 maggio 1390(4), dove il colle anzidetto è denominato una pezza di terra «costivam et garbam »(5).

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gen 13 2012

NASCITA DI UNA CITTÀ TRA ARCHITETTURA MISTICA E METAFISICA: IL NUOVO LIBRO SU VERONA E IL MISTERO DELLA SUA FONDAZIONE

Luigi Pellini, Davide Polinari

Verona, una città fondata e rifondata seguendo gli arcaici precetti, archetipi eterni che si perpetuano incessantemente. I romani la costruirono dentro l’ansa dell’Adige intervenendo sul Colle di San Pietro per creare una macchina scenica riproponendo le forme dell’acropoli di Atene. Un’ acropoli d’immensa bellezza che colpiva per la maestosità e la luce riflessa dal candore marmoreo.

Sfruttando l’orografia naturale, la collina fu tagliata, sagomata e ai suoi piedi trovò posto il teatro romano, con l’odeon e al vertice un tempio, a dominio e protezione dell’intera città, probabilmente dedicato al padre degli Dèi: Giano.

Chi fosse interessato può telefonare al 3356215921.

Fonte: da srs di Luigi Pellini, Davide  Polinari


dic 24 2011

ARTE CAMPANARIA: IL SISTEMA DI “SUONO VERONESE” NELLA TRADIZIONE CAMPANARIA VENETA

Duomo di Verona:  la CAMPANA MAGGIORE I,  di 4454 quintali  (anno 1934)  sostituita nel  2003

La corona è costituita da sei braccia disposte ad esagono, su ognuna è raffigurato un volto di leone con sembianze umane. Nella parte alta del vaso vi è una prima fascia a motivi vegetali. Più in basso, in corrispondenza delle braccia della corona, compaiono sei eleganti cornici ovali a motivi vegetali, contornati da festoni che fuoriescono dalla bocca di un leone. Entro le cornici compaiono le seguenti immagini sacre:

Crocifisso, Sacro Cuore, San Michele Arcangelo, San Giorgio, San Luca, San Cristoforo

Più in basso vi è una prima iscrizione in lingua latina a caratteri maiuscoli:

CHRISTUS VINCIT  CHRISTUS REGNAT           CHRISTUS IMPERAT ANNO REPARATAE SALUTIS MCMXXXIV

La scritta sovrasta una fascia con eleganti motivi vegetali ed angeli che sorreggono tondi con volti di Cristo. In corrispondenza della gola della campana compare una seconda iscrizione:

PIO PP PONT MAX HIERONIMO CARDINALE EPISCVERON SANCTE GAIARDONI ARCHIP HECTORE CAVADINI FUSORE JESUM CRISTUM REGNEM REGUM VENITE ADOREMUS

Sotto la scritta vi è una decorazione a foglie pendenti. Sul bordo della campana si trova una fascia decorativa a motivi vegetali minuti. Questa campana, che sostituiva quella originaria del 1931, non riporta la consueta targhetta con il nome della fonderia, poiché il nome del fonditore compare già nelle iscrizioni sopra riportate.

ARTE CAMPANARIA

Il “SUONO  VERONESE” è il sistema a “campane  giranti” più recente, essendo nato verso la fine del secolo XVIII nella città di Verona, per poi diffondersi nella totalità dei territori veronese e vicentino, in gran parte del padovano, in varie località delle province di Trento, Brescia, Mantova e altre sparse su tutto il territorio nazionale. Il sistema è anche detto “Semi Ambrosiano”, dato che deriva in modo diretto dal “Sistema Ambrosiano”, un tempo diffuso anche a Verona.

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ott 17 2011

VERONA. TROVATO ALLA CHIESA DEI SANTI APOSTOLI AFFRESCO MEDIEVALE DEL XII SECOLO

Category: Verona storia e artegiorgio @ 06:53

L’affresco del XII secolo scoperto in una nicchia ai Santi Apostoli (fotoservizio Brenzoni)

La scoperta in una nicchia esterna. L’immagine risale al XII secolo e raffigura la Madonna e il Bambino in uno stile di derivazione bizantina. Restauri in corso

Un affresco del XII secolo è stato scoperto in una nicchia esterna alla chiesa dei santi apostoli; il dipinto murale si trova a fianco dell’ingresso laterale della chiesa, sulla piazza ora occupata dal cantiere per il parcheggio sotterraneo, e rappresenta il Bambino Gesù in braccio alla Vergine, nella tradizionale raffigurazione della Madonna Eleusa, o della tenerezza. Il parroco don Ezio Falavegna guida alla nicchia, seminascosta dai ponteggi: il restauro non è ancora terminato.

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set 26 2011

IL VOLO SU VIENNA. LA 87A SQUADRIGLIA “SERENISSIMA” DI ALBERTO MASPRONE: IL LEONE RUGGISCE ANCORA

Alberto Masprone

Il capitano pilota Alberto Masprone, nato a Poiano di Verona  nel 1884, fu il comandante della Squadriglia che organizzò il volo su Vienna nell’estate del 1918, nota vicenda storica che vide tra i protagonisti il poeta Gabriele D’Annunzio

Il 9 agosto 1918 la “Serenissima” viola il cielo di Vienna. A bordo del primo dei sette “SVA” che inondano di manifestini la capitale dell’Impero asburgico siede Gabriele D’Annunzio, il Poeta che già nel 1915 aveva ideato il raid.  Ma il Vate, che non è aviatore, è un passeggero, ospite illustre dell’87A Squadriglia “Serenissima“, comandata dal capitano Alberto Masprone, che l’aveva costituita con altri piloti veronesi. Già, perché Masprone, conosciuto per i suoi allori sportivi, era di Poiano. Nato il 30 maggio 1884, morì il 13 febbraio 1964.

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set 22 2011

BOSCOCHIESANUOVA: LA CHIESA DI SANTA MARGHERITA

Category: Chiesa veronese,Lessinia,Verona storia e artegiorgio @ 07:54

Bosco Chiesanuova: Chiesa di Santa Margherita

Altopiano della Lessinia. Piccolo rifugio di anime oranti e di viandanti di passaggio nella notte dei tempi. Nel buio dei secoli si perdono le scarse notizie di questo tempietto alla base dell’impennata collinare che porta a Bosco Chiesanuova, ma la storia di Santa Margherita corre di pari passo con quella del paese di Bosco, portando con sé tradizioni, fatti accaduti e leggende.

Con il centenario della Chiesa parrocchiale di Bosco Chiesanuova emergono accenni sulla vita della comunità locale, che ha vissuto il passaggio dal suo primitivo e angusto tempio a quello grande e maestoso che, si erge imponente in, appunto, Piazza della Chiesa. Occorre r tornare all’anno 1375, quando il vescovo Pietro della Scala eresse, sotto l’invocazione di S. Tommaso, la Chiesa Nuova nella Frizzolana, nucleo storico dell’attuale Bosco. Mentre Valdiporro era già diventato Comune, Bosco lo divenne quindici anni più tardi per concessione di Gian Galeazzo Visconti. Paradossalmente Frizzolana fu frazione di Valdiporro, mentre ora è Valdiporro ad essere frazione di Bosco.

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set 17 2011

MONTORIO VERONESE: FANTASIE E LEGGENDE DI UN CASTELLO

Category: Verona storia e artegiorgio @ 07:28

Il castello di Momtorio Veronese

Montorio non è solo realtà, ma anche leggenda. Così l’hanno riscoperta Luigi e Gabriele Alloro, grazie a un minuzioso lavoro di ricerca.  Il castello che sovrasta il paese della Val Squaranto ha stimolato, infatti, le fantasie popolari e quelle di illustri autori del passato.

Tra i muri del castello si sarebbero consumate vendette, come anche profonde storie d’amore.

Si narra, infatti, di una lite sorta tra il Castellano e un castaldo, al quale voleva sottrarre la sua bella. Raggiunto lo scopo e presa in moglie la giovane fanciulla, il Castellano fu però vittima del sentimento vendicativo del castaldo. Nelle sembianze di un fantasma questi raggiunse il castello e durante un banchetto riconquistò il cuore della giovane, sottraendola alle bramosie del suo rivale.

Il castello avrebbe poi ospitato i corpi inerti dei giovani amanti Florio e Biancofiore, protagonisti del romanzo “Filocolo” del Boccaccio.

Con queste parole li ricorda Domenico Bordigallo: «Cinta da ogni parte da monti si eleva la rocca di Montorio e la sua valle amena verdeggia di frutti. Florio arse d’amore per Biancofiore: essi giacciono lì e in un’arca si trovano le ossa di questi due illustri personaggio».

E chissà quante altre storie conserva ancora il nostro castello. Storie svoltesi tra le gallerie sotterranee, che giungerebbero fino all’Arena, come via di fuga in caso di assedio. E chissà se esiste ancora, nascosto, quel libro magico che attraverso le sue formule esaudirebbe tutte le richieste di chi ne entra in possesso.

Fonte: da  Pantheon di  maggio 2011


lug 29 2011

Verona. La “rete matta” dei pescatori del Garda bruciata in Piazza delle Erbe

Category: Verona storia e artegiorgio @ 11:02

L’ edicola viscontea, il “luogo dei malfattori”

Come sanno i pescatori del Garda, la “rete-matta” o «rematto» misura ben 400 metri di lunghezza e 40 di larghezza.

Oggi è in uso ufficiale in tutto il lago, ma alla fine del 1600 questa distruttrice di pesci era vietata. Lo dimostra il seguente episodio:

Nell’aprile del 1677 era stata fatta nel Garda una cattura di sardine più che eccezionale usando una rete importata dal lago d’Iseo.

A Manerba in soli tre giorni s’era fatta una pesca di sardine superiore ai 100 quintali. La nuova rete chiamata «rete matta» venne fatta oggetto di vivacissime proteste.

Il podestà di Verona aveva pubblicato proclami di proibizione inutilmente.

La mattina del 25 aprile 1677 una flotta di 16 barche guidata da un barchetto pavesato di rosso era partita da Garda alla volta di Portese.

Dicono gli atti del processo che le barche erano armate « di gente con i suoi archibugi ».

Venne catturata la rete infamata. Il 12 maggio venne processata, condannata e bruciata nella « piazza Grande di Verona» al luogo dei malfattori.

Il «luogo dei malfattori» era presso la colonnetta o edicola viscontea dove un tempo si ergeva pure la «berlina».


lug 26 2011

VERONA. LE PAVIMENTAZIONI DI PIAZZA DELLE ERBE

Il rifacimento di Piazza Erbe del 2003

La prima pavimentazione di Piazza delle Erbe l’abbiamo da una vecchia cronaca  da cui rileviamo che la nostra Piazza Maggiore fu lastricata a quadri di pietra nel 1242, sotto Ezzelino.

Passarono poi altri tre secoli ed un’ altra cronaca ci narra come nel 1520 sia stato deliberato di lastricare la Piazza, concorrendo alla spesa la Città e la Camera di Commercio e con l’obbligo ai bottegai di lastricare a proprie spese un breve tratto adiacente al negozio. Il lavoro fu ultimato nel 1523.

Nel 1700 la Piazza delle Erbe era pavimentata parte a lastre di pietra, parte a mattoni e parte era nudo terreno.

Il 17 giugno 1833 il mercato di Piazza Erbe viene provvisoriamente trasportato nella vicina Piazza dei Signori, ed ha inizio la nuova pavimentazione della nostra Piazza.

I lavori però non procedono troppo sollecitamente, perché la pavimentazione risulta ultimata un anno dopo, e cioè il 9 maggio 1834.

L’ultimo rifacimento della  piazza è avvenuto nel 2003


lug 25 2011

VERONA 25 APRILE 1886: PER IL RITORNO DEL LEONE DI S. MARCO IN PIAZZA ERBE IL «TAM – TAM » VIGOROSAMENTE PERCOSSO

Category: Veneto e dintorni,Verona storia e artegiorgio @ 08:39

25 aprile 1886. Il ritorno del Leone  di San Marco in Piazza Erbe

Per antichissima usanza – forse d’origine romana – sui luoghi di mercato, si solevano elevare colonne e capitelli,  cosi anche Venezia, volle nelle piazze delle città e paesi a lei sottomessi la fiera insegna del Leone di San Marco.

E questa colonna fu voluta dalla città nel 1523: sul capitello sono gli stemmi del doge Gritti, del podestà Marcello, del capitano Tron e della città di Verona.

Nel 1797 il leone venne abbattuto dai giacobini veronesi, nell’euforia rivoluzionaria dei tempi nuovi; l’attuale venne rimesso il 25 aprile, festa di San Marco, del 1886.

Ma ecco come tale ristabilimento venne ricordato dai giornalisti del tempo su « L’Illustrazione popolare» del 30 maggio 1886.

«A Verona, al tempo della caduta della Repubblica Veneta, i giacobini francesi si fecero una gloria d’atterrare con schiammazzi plebei il leone alato della dominante Venezia, leone che sorgeva nella Piazza delle Erbe. In questi giorni Verona pensò bene di riparare allo stupido vandalismo di quei spregevoli padroni di ventiquattro ore, e collocò di nuovo, al suo posto il fiero, il simbolico, il glorioso Leone di San Marco.

La festa si celebrò il 25 aprile e fu bellissima.

Noi riproduciamo una fotografia dell’intiera Piazza delle Erbe nel momento della inaugurazione.

Da ogni finestra, da ogni terrazzo, da ogni balcone, pendevano arazzi bianchi, rossi, verdi, gialli, azzurri e palloncini variopinti e dietro agli arazzi s’affollavano elegantissime signore.

E non solo· si vedevano persone sui poggiuoli, sui terrazzi e alle finestre, ma persino sui granai, sui tetti. »

« A mezzodì, – scrive l’Arena, - in lontananza echeggiano le trombe. È la banda cittadina che si avanza, preceduta dai pompieri e seguita dalla rappresentanza municipale e da molte società.

« I pompieri passano, la rappresentanza municipale passa, poi succede un parapiglia indescrivibile.

« Guardie, carabinieri e vigili, vengono respinti dalla folla, e un’onda di popolo irrompe nella piazza mandando urla di trionfo.

« Sono le dodici e un quarto. Da una finestra si tira il cordone che dovrà far cadere la coperta del Leone. È un momento solenne. Tutti gli occhi guardano la cima della colonna: un silenzio assoluto regna su quel mare di teste che si perde in lontananza.

« La coperta si agita, poi cade, e mostra il glorioso Leone di San Marco, bianco come se fosse di neve, colla zampa fieramente posata sul Vangelo. Un uragano d’applausi scoppia attorno alla colonna e si propaga fino in fondo alla piazza e giù giù nelle vie adiacenti:

«- Viva il Leone di San Marco! Viva! …

« Tutti i vicini stringono la mano al giovane scultore Poli, l’autore del Leone.

« Mille, duemila, diecimila braccia s’agitano burrascosamente e sui poggiuoli, sui terrazzi, sulle finestre, e persino sulla torre s’agitano bianchi fazzoletti. Un fragoroso squillo di trombe copre tutte quelle grida e quelle esclamazioni. Le due bande militari del 67° e 68° intuonano la marcia del maestro Ascolese che viene salutata da un vivo applauso. Fra gli squilli di trombe s’ode di quando in quando il tam-tam vigorosamente percosso ».

Fonte: da “Piazza delle Erbe”, dell’Automobile Club Veronese (fine millennio)


lug 22 2011

VERONA. LA TORRE DEI LAMBERTI, IL « RENGO » E LA « MARANGONA »

Category: Verona storia e artegiorgio @ 10:14

La Torre dei Lamberti

Le cronache di Pier Zagata ricordano:

« L’anno 1172 fu brusà tutta la città di Verona per li cittadini per la gran  parte, ch’era tra loro, et in quello anno fò fatto il fondamento della torre di Signori Lamberti, che si chiama da mo la torre delle campane sopra el Palazzo de Verona».

Tuttavia ben poco sappiamo di questi Lamberti che pur dovevano costituire una famiglia molto facoltosa per poter sopportare spese tanto ingenti.  Infatti si sa soltanto che qualcuno dei Lamberti fu podestà di Cerea dal 1202 al 1222. Detta famiglia deve essersi estinta ben presto o presto trasferita altrove.

La torre passò di  carattere pubblico forse nel 1294 allorché vi si posero due campane, di cui una, la piccola, doveva servire per il fuoco, l’altra per riunire il Consiglio o per chiamare alle armi i cittadini.

Da questa data assunse nei documenti ufficiali i nomi di « Turris Palacij Comunis Veronae » o « Turris a campanis » o « Turris major horarum».

La bella torre, alta 83 metri, non aveva orologio fino al 1779 ed in un primo tempo era di altezza modesta: la si distingue dalle linee di tufo e cotto della base. Venne innalzata fino all’altezza odierna dal 1403 al 1463.

Le due citate campane si chiamano Marangona l’una e Rengo l’altra.

L’ultima deriva palesemente da « Aringo» e sulla prima è ancora viva un’antica leggenda.

Si narra che una gentildonna, gelosa del marito, lanciasse un giorno da una finestra una grossa pietra sulla testa della presunta rivale che passava per la via al seguito di una processione. Inquisita dalla Giustizia ed essendo nobile, se la cavò a buon mercato.  Venne cioè condannata alla spesa del getto di una campana per la torre e poiché la presunta rivale era la moglie di un marongon (falegname),  quella campana fu chiamata Marangona.

In realtà il nome della campana deriva dalla Marangona di San Marco a Venezia perché anche le funzioni di questa erano quelle di segnalare le fasi di lavoro dei « marangoni» e cioè dei falegnami e degli artigiani in genere.


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