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	<description>Il quaderno di Gio&#039; da Batiorco… vivi libero…e...tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche nella misura in cui essi fruiscono delle stesse</description>
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		<title>CONCERTI: “QUANTE PERSONE MI PORTI AL CONCERTO?”</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica e spettacoli]]></category>

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		<description><![CDATA[“Quante persone mi porti al concerto?” “A dire il vero pensavo che interessasse la musica, mica gli amici. Serve anche che le presenti la fidanzata?” “Ma hai una lista di amici che chiami quando suoni in giro?” “Sì, ma non ho idea se quella sera avranno voglia di farsi 50km per sentirmi suonare.” “Vabbè, passa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/music-sharks.720.jpg"><img class="alignnone  wp-image-18068" title="music-sharks.720" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/music-sharks.720.jpg" alt="" width="389" height="518" /></a></p>
<p>“Quante persone mi porti al concerto?”</p>
<p>“A dire il vero pensavo che interessasse la musica, mica gli amici. Serve anche che le presenti la fidanzata?”</p>
<p>“Ma hai una lista di amici che chiami quando suoni in giro?”</p>
<p>“Sì, ma non ho idea se quella sera avranno voglia di farsi 50km per sentirmi suonare.”</p>
<p>“Vabbè, passa di qui che ci mettiamo d&#8217;accordo”</p>
<p>“Hanno inventato il telefono proprio per evitare alle persone di perdere tempo e spendere la tredicesima in autostrada e benzina.”</p>
<p>“Porta recensioni e un CD demo.”</p>
<p>“Tanto lo so che resteranno sullo scaffale sotto al bancone per settimane, e che tutta questa manfrina serve solo a farmi telefonare almeno altre 4-5 volte, giusto per sottolineare chi è lo schiavo e chi è il padrone.”</p>
<p>“Speriamo solo che la serata vada bene (cioè io venda molta birra, ndr)”</p>
<p>“Tranquillo: lo so già che se va male ci viene dato metà del compenso (forse) ma che se va benissimo non ci viene dato il doppio”</p>
<p><span id="more-18065"></span></p>
<p>Non è una conversazione tratta da qualche pièce teatrale di S. Beckett o E. Jonesco ma il dialogo tipico che intercorre tra un gestore di pub (che d&#8217;ora in poi chiamerò il barbaro per brevità) dove si fa musica live ed un musicista che cerca di proporsi per un concerto. I rapporti musicisti-barbari vengono costantemente arricchiti da gustose scenette; il chitarrista sta per entrare nel locale quando il barbaro lo blocca apostrofandolo: “Non va mica bene sai? Non hanno prenotato neanche un tavolo i tuoi amici”. Oppure si entra e si vedono dei tavoli riservati. Il barbaro li ha riservati per i nostri amici, senza neanche chiedere. Gentile davvero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è sempre stato così. Negli anni passati chi gestiva quei locali erano persone che amavano la musica almeno quanto lo spillare birra, se non di più. Sapevano distinguere musicisti improvvisati da quelli navigati e sapevano conseguentemente adattare preferenze e compensi.</p>
<p>Con quello che si prendeva trent&#8217;anni fa, complice anche il ragionevole costo dei trasporti, ci si poteva permettere l&#8217;acquisto di strumenti e amplificatori. Quando ci rubarono tutta la strumentazione dal posto dove provavamo, ad esempio, ci fu un&#8217;intensa attività di ricerca date che ci permise di ripagare tutto nel giro di pochi mesi. Semplicemente impensabile oggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quasi quarant&#8217;anni dopo abbiamo a nostra disposizione della strumentazione costosa e siamo cresciuti musicalmente. Carichiamo l&#8217;auto con migliaia di euro di strumentazione, spendiamo una piccola fortuna in autostrada e benzina (obbligatorio offrire l&#8217;auto più capiente e limitare il carico per tentare di farci stare tutto su un&#8217;unica macchina, ma non sempre riesce), mettiamo a disposizione una vita di esperienza sul palco per divertirci e divertire e alla fine…..facciamo due conti. Si parte da casa alle 7 e si ritorna alle 2. Sette ore tonde. Tolte le spese, se tutto va bene, ci sono 50€ a testa. Fanno 7€ all&#8217;ora. Con migliaia di euro di strumentazione e quarant&#8217;anni di esperienza. Se fosse per i soldi sarebbe meglio scaricare casse di patate al mercato ortofrutticolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per fortuna non lo facciamo per i soldi, anche se D&#8217;Alema all&#8217;epoca decise di mettere fine a questo sistema fai-da-te in cui musicisti e gestori si arrangiavano tra di loro. Nel nome della trasparenza il titolare di IkarusII, comprato con un mutuo concessogli da Fiorani, decretò che ogni musicista che facesse anche solo una data all&#8217;anno dovesse essere iscritto ad una qualche organizzazione tributaria. Maledetti evasori, i musicisti. Nascono così le cooperative musicali, dove gli iscritti sono autorizzati ad emettere quietanza. Di quei 50€ cui accennavo sopra non ne rimane neanche più l&#8217;ombra, perchè l&#8217;iscrizione a quelle cooperative costa. Le sanzioni sono terribili, si arriva anche alla confisca di tutta la strumentazione. Dopo avere bombardato l&#8217;ex Jugoslavia nel nome della pace, D&#8217;Alema bombarda con chirurgica precisione i testicoli dei musicisti. Nel nome della cultura, ovviamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il progressivo impoverimento in atto rende sempre più difficile il rapporto dei musicisti con la loro passione artistica: oltre alla desertificazione di settore (e culturale in genere), ci sono da tenere presenti inutili balzelli e proliferazioni burocratiche made in SIAE. Al mio matrimonio ho voluto circondarmi di amici musicisti con cui fare una jam session dopo la torta rituale. Pur essendo iscritto SIAE e suonando brani di mia composizione sono stato costretto a sborsare 100€ di diritti di autore. Che ovviamente non mi sono mai stati restituiti, ma sono andati nel gran calderone che premia chi maggiormente vende. Chessò Gino Paoli. Così la SIAE per difendere i miei diritti mi ha fatto fare un bonifico di 100€ a Gino Paoli. Beato copyleft.</p>
<p>Aggiungiamoci pure che sui libri si applica l&#8217;IVA ridotta, mentre sugli strumenti musicali no. Come se un libro fosse uno strumento culturale ma una chitarra no.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così va a finire che, pur di non intrattenere rapporti con i nuovi barbari (i gestori del dialogo sopra) si preferisce organizzare le serate noi. Il trentennale del gruppo, ad esempio. 1976-2006. Oppure un compleanno. Allora sì che invitiamo gli amici, ma non perchè si affoghino nella birra del barbaro di turno.</p>
<p>Una volta ho addirittura tentato di organizzare un Blues Festival nella mia città. Dopo mesi di contrattazioni durante le quali mi pareva di avere raggiunto un qualche risultato, l&#8217;illuminata amministrazione di sinistra finalmente metteva nero su bianco la propria disponibilità: un po&#8217; di sedie. Così, oltre a dovere organizzare tutto (l&#8217;avrei fatto gratis comunque) e a rischiare di mio dato che non c&#8217;era l&#8217;ombra di un centesimo nella generosa offerta dell&#8217;assessore alla cultura, avrei dovuto pagare anche 1200€ di occupazione di suolo pubblico. Per via delle sedie, proprio così.</p>
<p>Altro che evasione fiscale di baffino! Se devo tirare le somme degli ultimi anni devo dire che tra manutenzione, acquisti e spese varie posso solo considerare la musica come andare in vacanza: ci si diverte, ma si spende parecchio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sia come sia alla fine è rimasto solo dello spazio per chi fa musica gratis (o quasi) e si porta appresso orde di unni che tra una birra e l&#8217;altra ruttano a tempo di qualche brano di rock italiota (simpatica antinomia).</p>
<p>Unni e barbari si trovano bene assieme, pare. Stesso ceppo culturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parlando di unni, una volta alle feste dell&#8217;Unità chiedevano se potevamo mica suonare “la cumparsita” o roba analoga. Data l&#8217;età avanzata ed il contesto, la cosa mi irritava ma tentavo di non badarci. Ben diverso è quando mi si avvicina al palco un unno di ultima generazione per domandarmi un brano di Vasco Rossi. La voglia di sferrare un calcio che mandi in frantumi una decina di denti è tanta e mi trattengo solo per evitare noiosi processi penali: la soddisfazione non vale le migliaia di euro dell&#8217;avvocato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Insomma questa situazione incancrenita porta ad un avvitamento su sé stessa della dinamica di ascolto: i barbari chiamano gruppetti di poco conto perchè costano nulla e riempiono la sala di entusiasti consumatori, mentre gli spazi per musicisti navigati spariscono. Per carità: giustissimo dare opportunità ai nuovi arrivati di fare la gavetta (resterebbe solo da chiarire se sia sempre musica quella suonata dai gavettisti). Purtroppo c&#8217;è solo gavetta, e tutto il resto che c&#8217;era una volta in termini di varietà di offerte è sparito (salvo rare eccezioni e le imponenti tournée nei palasport).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi il frequentatore di birrerie si abitua ad ascoltare musica di un certo tipo, cioè la stessa che ormai tutte le radio trasmettono, in ossequio alla dittatura delle chart che le major discografiche impongono. Sarà forse per questo che Finardi, sostenitore dantan delle “radio libere” adesso dichiara di volersene uscire dal business musicale (ma non dalla musica). Dice cioè di non volere più avere nulla a che fare con la barbarie. Stonata metamorfosi di “libero” in “commerciale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; andata peggio a Lester Chambers dei Chambers Brothers, che dopo avere venduto milioni di dischi si ritrova a dover fare affidamento ad associazioni caritatevoli per sbarcare il lunario, e denuncia la desolante barbarie dell&#8217;industria discografica.[1]</p>
<p>Courtney Love mette sotto la lente di ingrandimento tutto il business musicale e nota come i barbari operino all&#8217;interno della cultura dei soldi facili ed evitino di premiare chi svolge effettivamente il lavoro. [2]</p>
<p>Sparito il sostegno ai potenziali nuovi geni musicali, si assiste all&#8217;infinita riproposta del conosciuto, ovvero alla generazione di replicanti: zombie senza futuro sostenuti da barbari per un pubblico di unni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1]<a href="http://www.vice.com/read/screwed-over-by-the-music-industry-lester-chambers">http://www.vice.com/read/screwed-over-by-the-music-industry-lester-chambers</a></p>
<p>[2]<a href="http://www.icrates.org/swimming-with-sharks-a-critical-view-of-the-future-of-the-music-industry/">http://www.icrates.org/swimming-with-sharks-a-critical-view-of-the-future-of-the-music-industry/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: da Appello al Popolo del   17 maggio 2012</p>
<p>Link: <a href="http://www.appelloalpopolo.it/?p=6663">http://www.appelloalpopolo.it/?p=6663</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RISCHIO EURO E SOPRAVVIVENZA:  E’ ORA DI FARE SCORTE</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ZZZ Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e  salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili. &#160; La crisi globale è in corso da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quando sono a rischio i rapporti monetari, finanziari e commerciali internazionali, la priorità nazionale è fare scorte e rendersi quanto possibile autonomi per soddisfare i bisogni primari materiali della popolazione – cibo, energia, trasporti, cure mediche – e  salvaguardare l’apparato produttivo, nongià spendere tutto per traguardi contabili.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi globale è in corso da 4 anni ed è sistemica, non congiunturale. Sta spostando redditi, capitali e opportunità lontano da noi. Non sappiamo a che assetti porterà, né quando.</p>
<p>Il paese, in declino comparativo da 20 anni e in recessione persistente, è caduto nell’avvitamento fiscale, con una pressione sull’emerso oltre il 70% (quindi insostenibile), senza prospettive di ripresa endogena, ma solo, nel DEF, previsioni fondate su un ipotetico traino estero.</p>
<p>L’orizzonte estero però vede un cedimento dello slancio cinese e preannunci di una “perfetta tempesta” monetaria con cinque anni di recessione a seguito dell’attesa crisi da insostenibilità dell’indebitamento.</p>
<p><span id="more-18061"></span></p>
<p>In ambito europeo, l’UE e la BCE a guida tedesca non cedono sulle ricette recessive di austerità, conformi agli interessi del solo capitalismo tedesco, mentre la Grecia probabilmente uscirà dall’Euro, ed è pure probabile che nel tempo la seguano altri PIIGS, per ragioni di insostenibilità strutturale della loro posizione, ossia per effetto sia dell’avvitamento fiscale nel fiscal compact, che dei disavanzi commerciali accumulati verso Berlino, che della crescente competitività, rispetto alle economie periferiche, dell’economia tedesca, la quale attrae da esse capitali, imprenditori e professionisti qualificati dalla periferia europea (questo fatto era noto e prevedibile, perché già aveva creato la crisi monetaria del 1964 e quella del 1992, quindi i padri dell’Euro sapevano di questo effetto).</p>
<p>La perdita comparativa di produttività e vitalità dell’imprenditoria italiana deriva anche dal fatto che i regolamenti europei in materia amministrativa, infortunistica, igienica, ecologica e creditizia sono pensati per la grande e media impresa, tipica dell’Europa centrale e settentrionale, e soffocano le piccole e piccolissime imprese, costituenti il 95% dell’industria italiana.</p>
<p>Questo squilibrio ha un feedback positivo, ossia alimenta e amplifica  se stesso (sposta risorse dai paesi periferici alla Germania, e con quelle risorse le Germania aumenta continuamente la propria superiorità rispetto ai partners periferici, accrescendo così il trasferimento di risorse a proprio vantaggio e le strettezze finanziarie, l’impoverimento e la destabilizzazione sociale di questi. L’effetto distorcente dell’Euro sulle bilance dei pagamenti è irriducibile dalla politica e dalle chiacchiere e dagli idealismi.</p>
<p>Quindi non vi è via di uscita entro il sistema, che non ammette svalutazioni o altri correttivi. Il sistema dovrà rompersi, prima o poi – ad es., allorché i paesi periferici saranno tanto impoveriti da non poter più assorbire l’export tedesco.  Più tardi si rompe, più forte sarà la Germania al tavolo delle trattative per un nuovo sistema, e più deboli saranno gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Possiamo plaudere alla vittoria del più forte e all’eliminazione dei più deboli, nella logica darwiniana della selezione del migliore. Ma, se invece vogliamo sopravvivere, in tale quadro, la assoluta priorità, per ogni governo PIIGS, non è rincorrere lo spread o il pareggio del bilancio, ma attrezzarsi per soddisfare i bisogni primari, materiali (cibo, riscaldamento, trasporti), della popolazione, nel medio termine – ossia prendere misure idonee ad assicurare la sopravvivenza del proprio paese nel verosimile scenario di un dissesto monetario, finanziario e commerciale internazionale. E cercare di mettere in crisi il competitore.</p>
<p>Già nel 2008 gli scambi internazionali, dai quali dipendiamo per materie prime e altro, crollarono del 40% in pochi mesi. Ciò insegna che bisogna attrezzarsi per resistere a una situazione di questo tipo, ma molto più grave. Si tratta di perseguire l’autosufficienza o autonomia nel possibile e nell’essenziale, almeno per la prevedibile durata della crisi. Questa non è, ovviamente, una scelta ideologica di autarchia, ma un’esigenza pratica. Peraltro, si è già abbastanza palesata l’inefficienza e pericolosità di un’organizzazione mondiale dei commerci e della finanza come l’attuale, e la preferibilità di un sistema basato sullo scambio delle eccedenze, con produzioni e consumi, per quanto razionalmente possibile, locali, se non proprio a chilometri zero. In un tale sistema si potrebbe controllare la qualità presso il produttore, si risparmierebbero inquinamento e carburanti per i trasporti, si scoraggerebbe la concorrenza basata sullo sfruttamento di lavoro e ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le misure da prendersi (alcune anche a livello regionale o subregionale, specie in caso di inerzia del governo centrale) sono ovvie; è augurabile che siano adottate preventivamente, ossia prima di  ulteriori dissanguamenti, prima di un collasso del paese, prima di una uscita passiva dall’Euro; ma è ben possibile che si arrivi a prendere misure di questo tipo per effetto proprio di tali eventi. Ecco le misure che raccomando:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>-</strong> costituire scorte di oro quale mezzo di pagamento internazionale, nazionalizzando quelle della Banca d’Italia;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- costituire scorte strategiche di ciò che il paese non produce da sé (cibo, materie prime, combustibili e carburanti, pezzi di ricambio, farmaci, etc.);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- efficientare e ampliare la produzione di generi alimentari, rimettendo a coltura terreni dismessi e convertendo a produzioni per alimentazione umana e biocarburanti i terreni coltivati a foraggio (in termini di rendimento nutritivo, il cibo vegetale assorbe 1/9 di quello carnaceo);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- dotarsi della capacità strategica di produrre e ibridare sementi, diserbanti e fertilizzanti senza dipendere da fornitori stranieri;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- dotarsi di capacità strategica di produrre, se necessario in violazione dei brevetti internazionali, le sostanze chimiche e gli apparati tecnologici utili al paese, incluse le apparecchiature elettroniche, informatiche, telematiche e il relativo software;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- ridotarsi di autosufficienza monetaria interna, con una banca centrale a direzione pubblica e interamente nazionale, che assicuri l’acquisto del debito pubblico, e vincoli di portafoglio per le banche di credito; nella situazione attuale, solo un folle o un sabotatore si affiderebbe ai “mercati” o ad istituzioni esterne, etero-guidate e non solidali, per le proprie esigenze monetarie interne e per l’assorbimento del proprio debito pubblico;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- tenersi adattabili alle diverse possibili soluzioni per i rapporti monetari internazionali: unità di conto non monetaria, o valuta internazionale diversa da quella interna, oppure sistema di cambi fissi o variabili – a seconda di come gireranno le cose in ambito globale;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- allestire un sistema di credito e risparmio separato dalle attività speculative e idoneo ad assicurare finanziamento alle attività produttive;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- istituire controlli dei flussi di capitali e di merci (dazi, contingenti), nonché degli acquisti stranieri in ambito domestico (restrizioni agli acquisti di aziende e di immobili);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>- abrogare o correggere i regolamenti europei inadatti al tessuto imprenditoriale italiano; assicurare un credito a condizioni confacenti ad esso, in deroga agli accordi di Basilea;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-uscire dall’Euro e dall’UE;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>-stabilire un pieno controllo dei confini e dei movimenti in ingresso e in uscita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La precedenza va data agli investimenti per l’autosufficienza, per la realizzazione di impianti industriali e agricoli e per le tecnologie necessarie, nonché alle infrastrutture più utili.  Un tale piano di investimenti andrebbe studiato come piano di rilancio economico dei paesi interessati, ossia non solo come piano di difesa nazionale, ma pure come un’opportunità di uscita dalla recessione con adozione di un modello di sviluppo più sicuro e sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Incauto è non provvedere in tal senso, dato lo scenario interno e internazionale. Pazzerello è destinare le poche risorse disponibili non a questi investimenti, ma a rincorrere obiettivi contabili imposti da potentati finanziari assolutamente non solidali ma opportunisti, o a interventi a pioggia di tipo demagogico, vetero-democristiano, come quello varato dal governo Monti l’11.05.12.</p>
<p>Pazzerello, perché significa lasciare la gente esposta, pur potendosi evitarlo, al rischio di crollo delle condizioni di vita, se non di inedia e assideramento, e lasciare il paese al rischio di un take over per fame.</p>
<p>Ma ormai è chiaro che, per qualcuno, lo scopo è proprio questo: con la crisi economica creare la rivolta sociale, con la rivolta sociale giustificare la repressione; poi arriverà il capitale finanziario tedesco vestito da UE a salvarci in cambio di un total surrender del paese periferico a un  MES guidato da Berlino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intanto, irrazionalmente, si continua a puntare tutte le risorse su modelli che presuppongono solidarietà, coordinamento e tenuta nei rapporti monetari e politici internazionali, e ciò proprio mentre questi presupposti falliscono, uno dopo l’altro, o appare che non erano mai esistiti nella realtà, ma solo nella propaganda europearda e mondialista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In generale, si seguita a non tener conto dell’esperienza, della storia: tutte le promesse di integrazione o armonizzazione monetaria ed economica sono rimaste inavverate, dalla PAC e dallo SME in poi, anzi hanno aumentato gli squilibri. Pensare che dalle istituzioni europee, espressione di conflitti di esigenze tra diversi modelli socioeconomici, venga aiuto, solidarietà e risoluzione dei problemi, è irrazionale e contrario ai dati storici e all’evidenza del presente.</p>
<p>Anche le promesse di riduzione e riqualificazione delle spese pubbliche sono rimaste irrealizzate, come le promesse di maggiore democrazia e partecipazione alle scelte di fondo, di benefici e stabilità che dovevano automaticamente scaturire dall’apertura dei mercati. Le assicurazioni di uscita dalla crisi, di uscita dalla recessione, di istituzioni capaci di prevenire nuove crisi (Financial Stability Board), sono risultate vane. Il sistema risulta inabile a utilizzare i dati empirici e la logica per riformarsi, correggersi, razionalizzarsi. E’ altamente entropico, salvo intendere che l’andamento in questione sia voluto, nel senso che la scena politica ed economica è dominata non da un regolatore né da leggi equilibranti, ma da attori-profittatori che mettono a profitto le ricorrenti sbandate del sistema e i suoi crescenti scompensi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Aprirsi agli scambi internazionali anziché chiudersi protezionisticamente è   indispensabile per evitare fossilizzazioni e per stimolare l’innovazione e l’efficienza; ma non è  detto che ciò sia vero in tutte le circostanze, in tutti i modi e in tutti i tempi. Questo è un tempo in cui entra più caos e nocumento che stimoli e innovazioni costruttive. E non potrebbe essere diversamente, in un tempo in cui i mercati sono dominati da una speculazione finanziaria di brevissimo termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: srs di Marco Della Luna del 16 maggio 2012</p>
<p>Link:  <a href="http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/16/rischio-euro-e-sopravvivenza/">http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/16/rischio-euro-e-sopravvivenza/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PARTITOCRAZIA, TASSE, SPENDING REVIEW, RIVOLUZIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Società e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[“NOI CONTINUEREMO A MANGIARE SULLA SPESA PUBBLICA, PERCIO’ VOI DOVETE PAGARE SEMPRE PIU’ TASSE, ANCHE OLTRE IL LIVELLO ATTUALE (CA. 70% SULL’EMERSO, 50% SUL TOTALE)”. &#160; Questo è il messaggio che la politica lancia al popolo con la beffarda spending review di 2,2 miliardi su circa 300 tra spesa per acquisti di beni e servizi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/pagate-tasse.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-18070" title="pagate-tasse" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/pagate-tasse.jpeg" alt="" width="318" height="396" /></a></p>
<p>“<strong>NOI CONTINUEREMO A MANGIARE SULLA SPESA PUBBLICA, PERCIO’ VOI DOVETE PAGARE SEMPRE PIU’ TASSE, ANCHE OLTRE IL LIVELLO ATTUALE</strong> (CA. 70% SULL’EMERSO, 50% SUL TOTALE)”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo è il messaggio che la politica lancia al popolo con la beffarda spending review di 2,2 miliardi su circa 300 tra spesa per acquisti di beni e servizi e spesa per opere pubbliche – una spesa che è gonfiata grosso modo del 50%, ossia della quale politici e burocrati mangiano circa la metà. Che il gonfiaggio sia di quest’ordine lo dimostrano molti elementi: dalla pratica di moltiplicare il corrispettivo degli appalti in corso d’opera, a quella di moltiplicare il costo delle forniture ospedaliere di molte volte da Milano a Palermo). La politica non rinuncia a rubare e a sprecare perché quello è il suo guadagno e la sua fonte di mezzi per comprare consensi. Perciò parla di pagare le tasse come di un dovere assoluto, metafisico, indipendentemente dall’uso che la politica ne fa:</p>
<p><strong> “DOVETE PAGARE LE TASSE ANCHE SE NOI LE USIAMO MALISSIMO E SE LE RUBIAMO”.</strong></p>
<p><span id="more-18058"></span></p>
<p>Se si andasse a sindacare come le spendono, altroché pagargli le tasse, li si toglierebbe in blocco dalle spese. Anche con l’evasione, gli italiani pagano molte più tasse di quanto servirebbero se la partitocrazia non rubasse e sperperasse. Il problema non è l’evasione, sono le creste e gli sprechi.</p>
<p>Lo Stato è l’azienda della partitocrazia, che attraverso di esso realizza i suoi profitti. Dal punto di vista dei politici, il conto dei profitti e delle perdite di questa loro azienda si presenta così:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A-                   RICAVI</strong></p>
<p>Tributi</p>
<p>Sanzioni pecuniarie</p>
<p>Proventi da cessione di beni e servizi pubblici</p>
<p>[altri]</p>
<p>+ TOTALE RICAVI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>B-                    COSTI PUBBLICI</strong></p>
<p>Oneri finanziari</p>
<p>Costi legittimi: investimenti, spese sociali, spese nell’interesse del paese – per il personale, per acquisti di beni e servizi, per appalti</p>
<p>[altri]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>C-                    COSTI POLITICI</strong></p>
<p>Costi illegittimi: spese clientelari per comperare i consensi – investimenti, spese sociali, spese nell’interesse del paese – per il personale, per acquisti di beni e servizi, per appalti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> A – B – C = UTILE INTASCABILE DAI POLITICI</strong></p>
<p>+ Finanziamento pubblico dei partiti e dei loro organi di stampa</p>
<p>+ Proventi da corruzione</p>
<p>+ Regalie lecite</p>
<p>-              Sopravvenienze giudiziarie (parcelle legali, pene pecuniarie, risarcimenti passivi)</p>
<p><strong>TOTALE PROFITTI DEI POLITICI ____________</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ chiaro, dunque, che i partiti hanno interesse ad aumentare continuamente le tasse e le multe, mentre hanno interesse a diminuire la spesa utile per il paese, onde avere più soldi per comperare i consensi e più soldi da intascarsi personalmente. Il rischio di una condanna penale, per il politico, è semplicemente il rischio di impresa, il suo rischio professionale. E i soldi spesi bene, per lui, non sono quelli che producono servizi e infrastrutture utili, ma quelli che vanno nelle sue tasche.</p>
<p>Come naturale, i partiti avversari si uniscono tra di loro nella difesa del loro reddito e potere. Niente è servito a cambiare le cose: non le riforme elettorali, non i cambi di maggioranza, non le indagini giudiziarie, non i partiti di protesta.</p>
<p>Ovviamente, questo sistema non dà alcuna rappresentanza ai cittadini. Quindi lo Stato che abbiamo, con le sue regole, le sue tasse, il suo esattore Equitalia è completamente illegittimo rispetto ai principi costituzionali.</p>
<p>Al contempo, lo spreco di circa 150 miliardi l’anno solo per i due capitoli di spesa suddetti impedisce di fare investimenti e di ridurre il debito pubblico, che esso stesso ha generato.</p>
<p><strong>LA PARTITOCRAZIA NON RINUNCERÀ MAI A RUBARE, E NEPPURE SI LASCIA SOSTITUIRE, QUINDI IL PAESE È CONDANNATO.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La soluzione, in astratto, sarebbe una rivoluzione popolare violenta, alla francese, che eliminasse fisicamente la partitocrazia assieme a tutti i suoi ausiliari, e creasse le condizioni sia per la democrazia che per la legalità e per lo sviluppo. Un terzo della popolazione dichiara di sperare nella rivoluzione.</p>
<p>La rivoluzione però non è possibile a causa dei caratteri della società italiana: mancano la fiducia sociale e la lealtà sociale necessarie per fare una rivoluzione, per costituire un movimento rivoluzionario. Per non parlare della mancanza di coraggio fisico e dell’inclinazione al servilismo infedele – altri due tipici tratti nazionali. E anche perché il ceto politico italiano è espressione della mentalità della popolazione generale.</p>
<p>Ribadisco conseguentemente il mio consiglio: emigrare coi soldi verso paesi più efficienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi, anche considerando i rapporti col contesto europeo e mondiale, l’Italia continuerà il suo declino più o meno rapido e più o meno sussultorio, e che i capitali stranieri potranno rilevarne i pezzi utili con gli avanzi commerciali accumulati, approfittando della crisi finanziaria irreversibile del paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La linea sostanziale della governance italiana, da molto tempo, è pertanto quella di cavalcare questo processo e predisporne l’esito, nell’interesse del capitale straniero (soprattutto tedesco) che deve fare questo take-over dell’Italia, coniugando i suoi interessi con le forze reali italiane: partitocrazia, burocrazia, finanza, mafie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggettivamente, sono gli interessi stranieri e quelli di queste forze a venire tutelati e promossi dalle scelte politiche, soprattutto degli ultimi anni: agevolazioni alle acquisizioni di aziende e servizi strategici da parte di capitali stranieri, aumento dei soldi per spesa partitocratica e burocratica (incluse le pensioni d’oro), politiche creditizie che soffocano la piccola imprenditoria italiana normale facendo largo a quella straniera e a quella mafiosa e alla grande distribuzione perlopiù straniera. Questi sono solo alcuni esempi generici, ovviamente.</p>
<p>Nel breve termine, queste politiche “europee” dei governi italiani vanno a dissolvere il risparmio (con tasse, tariffe, inflazione), il reddito e la piccola impresa nazionale, concentrando il denaro nelle mani di banchieri, assicuratori, mafie, così che questi soggetti potranno partecipare, assieme ai capitali stranieri, al take over del paese dopo il suo ormai non lontano collasso terminale. Già circa decine di migliaia di miliardi italiani stanno all’estero, pronti a comperare quando ci saranno le svendite per disperazione.</p>
<p><strong>Ecco spiegata la logica, perfettamente realistica, di politiche economiche altrimenti assurde e inspiegabili, portate tenacemente avanti, dal centro destra come dal centro sinistra, anche dopo il loro fallimento rispetto ai loro scopi dichiarati.</strong></p>
<p><strong>Nella fase finale della “tonnara”, è da attendersi che il governo allora in carica, in linea con alcune previsioni di Paul Krugman, bloccherà il trasferimento del denaro all’estero e limiterà la possibilità di prelevare dai depositi bancari in Italia – questo per facilitare la razzia di assets italiani da parte dei capitali stranieri e delle suddette categorie italiane beneficiarie della politica economica in corso.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: srs di Marco Della Luna del 15.05.12</p>
<p>Link:  <a href="http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/15/partitocrazia-tasse-spending-review-rivoluzione/">http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/15/partitocrazia-tasse-spending-review-rivoluzione/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>LETTERA APERTA AL PM DI SIENA CHE INDAGA SU MPS</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/18/lettera-aperta-al-pm-di-siena-che-indaga-su-mps/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Innanzitutto, le mie felicitazioni: avete intrapreso un’indagine coraggiosa e che può essere non solo giusta, ma benefica, può salvare risparmi, stipendi, pensioni, posti di lavoro, il benessere di una provincia. Disponendo di fonti qualificate, già dal giugno 2011 pubblico sul mio website www.marcodellaluna.info  e altrove articoli sul Monte, sollecitando indagini mirate sull’operato dei vertici di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto, le mie felicitazioni: avete intrapreso un’indagine coraggiosa e che può essere non solo giusta, ma benefica, può salvare risparmi, stipendi, pensioni, posti di lavoro, il benessere di una provincia.</p>
<p>Disponendo di fonti qualificate, già dal giugno 2011 pubblico sul mio website <a href="http://www.marcodellaluna.info/"><strong>www.marcodellaluna.info</strong></a>  e altrove articoli sul Monte, sollecitando indagini mirate sull’operato dei vertici di MPS. Il primo si intitola <em>Ora si salvi MPS</em>. Ve li allego per vostra comodità.</p>
<p>Premesso che le ipotesi di reato su cui indagate si realizzano con manipolazioni contabili ricostruibili con “chiavi” specifiche, scrivo la presente per  dirvi di badare che le Vostre indagini non  vengano strumentalizzate per affondare ulteriormente (buttare verso lo zero assoluto)  il valore del titolo onde rilevare il Monte “a gratis” e per darvi  qualche idea e traccia spero utile a questi fini, scusandomi se suggerisco qualcosa che già state facendo, e raccomandando i seguenti accertamenti tecnici, consigliati da stakeholders dell’antica banca:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1</strong>. Controllare se vi fossero, nel patrimonio di Antonveneta al momento dell’acquisizione da parte di MPS, contenziosi sommersi, ossia  crediti in sofferenza o AD  incaglio oggettivo (secondo i parametri dettati da Banca d’Italia)  ma contabilmente non evidenziati come tali (non posti all’incaglio o in sofferenza), che ne diminuissero il valore; ALLO SCOPO, SAREBBE UTILE CONFRONTARE LE SOFFERENZE RILEVATE DA JP MORGAN NELLA SUA STIMA CON QUELLE, PUR SEMPRE PARZIALI, EMERSE A TUTT’OGGI</p>
<p><span id="more-18054"></span></p>
<p><strong>2</strong>. Controllare se e da quando, nelle varie gestioni, vi siano contenziosi sommersi in MPS;)  Si tenga presente che mettere un  credito all’incaglio o in sofferenza ha un costo per la banca, in termini di accantonamento, dal 35 al 55% dell’importo del credito, e che quindi una banca in difficoltà può non avere i fondi per compiere questi peraltro doverosi adempimenti; ne risulterebbe un bilancio “insincero”;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3</strong>. Controllare se, in considerazione di quanto precede e di quanto segue, MPS abbia “barato” nell’autosomministrazione degli stress tests della BCE, per occultare le proprie criticità;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4</strong>. Controllare se vi siano colpe di amministratori, sindaci, organi della Fondazione, di Bankitalia, di Consob, in relazione a mancati controlli e/o interventi sulle omesse contabilizzazioni di incagli e sofferenze, che dovevano farsi in violazione della relativa normativa di Bankitalia;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>5.</strong> Controllare se, nei precedenti, veloci passaggi di proprietà di Antonveneta, insieme con l’occultamento di sofferenze, si configuri una manovra per gonfiare illusoriamente il valore del titolo onde creare una artata giustificazione al pagare Antonveneta un multiplo (9 contro 2) di quanto effettivamente valeva, a illecito beneficio di terzi da individuarsi, mandando in dissesto il Monte; ANDREBBERO, a tal fine, RICOSTRUITE LE TRANSAZIONI, E LORO SUCCESSIVE DIRAMAZIONI,  ESEGUITE COI PROVENTI DEL PAGAMENTO DELL’ANTONVENETA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>6</strong>. Controllare se vi siano state, e da parte di chi, operazioni speculative al ribasso – vendite short allo scoperto ANCHE TRAMITE  DERIVATI –  sui titoli  MPS e  Antonveneta, lanciate in previsione dell’imminente crollo delle quotazioni di entrambi i titoli;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>7</strong>. Controllare se, in caso positivo, per tali operazioni siano state usate le entrate realizzate con la vendita delle azioni di Antonveneta a MPS (finanziare una speculazione contro MPS coi soldi frodati a MPS sarebbe davvero da Guinness dei primati);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>8</strong>. Controllare se MPS abbia regolarmente contabilizzato e non distratto per fini impropri i fondi previdenziali volontari, c.d. zainetti, dei dipendenti, anche in relazione al fatto che, dal 2011, gli aggiornamenti delle posizioni vengono comunicati ai dipendenti con mesi di ritardo, così come le richieste di anticipi sul montante giacciono a lungo inevase; si tenga presente che MPS è l’unica banca a gestire in proprio (con  patente conflitto di interessi) i fondi previdenziali dei propri dipendenti;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>9</strong>. Controllare se esistano clienti mutuatari o affidati, riconducibili a medesimi settori di appartenenza, e affidati singolarmente, ma non collegati “a rischio unico” – omissione questa volta a far figurare l’esposizione della banca verso di loro come meno rischiosa;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>10</strong>. Controllare se MPS tenga nell’attivo di bilancio crediti che in realtà ha già ceduto a terzi (società finanziarie, società-veicolo di cartolarizzazione di mutui  e di recupero crediti), controllati e non;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>11</strong>. Controllare se il grosso dei bad credits, derivante da mutui e altri crediti risalenti al 2007-2009    (periodo di particolare interesse), sia riconducibile all’influenza di qualche specifico socio finanziatore del Monte o a suoi collegati, beneficiari diretti o indiretti dei mutui medesimi; e se sia ravvisabile l’azione di grappolate di funzionari  e dirigenti compiacenti, che poi hanno fatto brillante carriera, sospinti dagli elevati volumi di credito da loro erogati (volumi facilmente quantificabili anno per anno); a tal fine vogliate richiedere al CDA l’elenco dei soggetti censiti con rapporto FO (fornitore) in essere o estinto, onde poter meglio individuare mediatori creditizi eventualmente riconducibili a soggetti interni ed esterni o prestanomi, e relative liste dei mutui intermediati; con tale indagine si evidenzieranno anche i consulenti esterni alla banca, i cui costi molto onerosi andrebbero incrociati con le relative fatture);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>12</strong>. Controllare se vi siano rapporti significativi tra certi ingressi di soci di capitali, certi rapporti politici di tali soci, certi top managers, certe operazioni di credito azzardate;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>13. </strong> Controllare se il CDA abbia o non abbia comperato i cap, cioè le coperture,  per i mutui a tasso variabile, onde proteggere la banca da variazioni al rialzo dei tassi (prodotto “mutuo variabile con cap”, non più in offerta);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>14</strong>.  Controllare perché la Fondazione non è intervenuta a porre freno a operazioni rovinose e palesemente incongrue, come l’acquisto di Antonveneta senza previa due diligence (omissione certamente non dovuta a svista), e perché non sia intervenuta in via disciplinare e correttiva;</p>
<p><strong>15.</strong> Controllare se sia legittimo e conforme ai fini statutari di beneficenza l’operato della Fondazione anche in relazione all’uso del suo patrimonio e all’affidamento a una discussa banca d’affari americana del collocamento delle azioni MPS da essa già possedute;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>16. </strong> Controllare se vi siano colpe degli organi preposti alla sorveglianza sulla Fondazione, in relazione alla eventuale opportunità di commissariarla;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>17</strong>.  Controllare quali siano i veri motivi della scelta di Fabrizio Viola come direttore generale, in considerazione dei negativissimi risultati della sua gestione di Biper Banca (era già bruciato e solo un bruciato poteva accettare di legarsi a una banca ormai pure bruciata o predestinata a una brutta fine?); si noti che Viola, non appena nominato, disse di non sapere se MPS avesse ancora le condizioni per esercitare il credito; e una tale dichiarazione o è frutto di un amore incondizionato della verità, oppure mira a deprezzare la banca;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>18</strong>.  Controllare  non solo le operazioni sui conti in essere dei soggetti indasgati , ma anche quelle sui rapporti cessati, che sovente riconducono ad operazioni spot di una certa valenza;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>19</strong>.  Controllare in generale tutti i passaggi e incassi di denari, e i loro tramiti e termini; visto che è tutto tracciabile, tracciate tutto; se il Santander ha incassato una plusvalenza dalla vendita di Antonveneta, dovrà documentare dove è finita: se è rimasta entro di esso, è un conto; se, con giri strani, o ad esempio via Cayman Islands, è finito altrove, allora è chiaro che c’è un terzo beneficiario;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>20</strong>.   Eseguire i sequestri conservativi dei beni e dei valori dei verosimili colpevoli di reati che abbiano arrecato danni;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>21</strong>.   Chiedere l’assistenza anonima di qualche dipendente funzionario, ad integrazione di quanto i vertici di banca e fondazione vorranno fornire,   per superare le difficoltà tecnicistiche negli accertamenti, e per sapere quali armadi aprire (naturalmente ci vorrà personale formatosi nell’una banca e nell’altra);</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>22</strong>.  Tener presente come, non solo nella malgestione dell’azienda per fini esterni ad essa, ma anche nel rapporto col personale, recentemente riformato in senso assai peggiorativo, e in quello con la clientela, cui si offrono prodotti per investimento sempre più aleatori e a sempre maggiore upfront per la banca, o contratti con clausole comportanti che il cliente cede alla banca la proprietà dei titoli in cui investe (così che, sovente senza capirlo – perché i moduli parlano di un “prestito” – si assume il rischio-banca in caso di default di questa con un premio di rischio del solo 0,1% l’anno),   si concreta  una policy del mordi-e-fuggi, basata sul breve o brevissimo termine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Allegati: 1)modulo per “prestito” di titoli; 2) n. 2 articoli miei.</p>
<p>14.05.12</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avv. Marco Della Luna</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: da Marco Della Luna del  14 maggio 2012</p>
<p>Link:</p>
<p><a href="http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/14/lettera-aperta-al-pm-di-siena-che-indaga-su-mps/">http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/14/lettera-aperta-al-pm-di-siena-che-indaga-su-mps/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>MUSU, BARNARD, CONCORSO ESTERNO: COME DENUNCIARE IL GOLPE BANCARIO?</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/18/musu-barnard-concorso-esterno-come-denunciare-il-golpe-bancario/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Società e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Circola una recente denuncia penale che sta facendo sognare molte brave persone, ma che rischia di infliggere una grossa delusione. Per una ragione tecnica. Però non disperate, perché resta una possibilità di azione – correggendo il tiro. Nel 2005, nella prima edizione del mio saggio €uroschiavi, formulai una denuncia penale per crimini di assoggettamento dell’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/monti-napolitano1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-18051" title="monti-napolitano1" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/monti-napolitano1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Circola una recente denuncia penale che sta facendo sognare molte brave persone, ma che rischia di infliggere una grossa delusione. Per una ragione tecnica. Però non disperate, perché resta una possibilità di azione – correggendo il tiro.</p>
<p>Nel 2005, nella prima edizione del mio saggio €uroschiavi, formulai una denuncia penale per crimini di assoggettamento dell’Italia al potere straniero ed eversione della Costituzione mediante la cessione a privati e a potenze esterne (BCE) della sovranità monetaria. Indicavo come autori dei fatti i vertici politici e le autorità monetarie. Ipotizzavo i reati di cui agli art. 241, 283 e 416 bis (associazione mafiosa). Tra l’altro, scrivevo:</p>
<p>«<strong>Attentato all’indipendenza dello Stato (art. 241 CP): [I]. Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, <span style="text-decoration: underline;">ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato</span>, è punito con l’ergastolo.</strong></p>
<p><span id="more-18049"></span></p>
<p>Questo reato potrebbe essere stato commesso da quei governanti che illegittimamente hanno donato la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE, e sottoponendo così la Repubblica al potere indipendente e sovrano di organismi privati e, il secondo, addirittura esterno alla Repubblica stessa. La denominazione di “istituto di diritto pubblico” applicata recentemente alla Banca d’Italia è ingannevole e non cambia le cose: per quanto le norme statutarie siano formulate dallo Stato, la gestione e la proprietà sono totalmente autoreferenziali e private.</p>
<p><strong>Attentato contro la costituzione dello Stato (art. 283 CP):  [I]. Chiunque commette un fatto diretto a mutare la Costituzione dello Stato, o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.</strong></p>
<p>Questo reato potrebbe essere stato commesso da quei governanti che illegittimamente hanno concorso a istituire il sistema di dominio della finanza privata sullo Stato. »</p>
<p>Qualcuno raccolse il mio suggerimento e presentò una denuncia su questo schema. Ma nel 2006 le istituzioni reagirono prontamente, e si misero al sicuro, con una legge che ha sanato il loro operato passato e futuro. Così l’opera di eversione costituzionale e di sottoposizione dell’Italia a poteri esterni è potuta progredire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come hanno fatto, tecnicamente? Hanno modificato il Codice Penale introducendo, nelle fattispecie di reato applicabili, il requisito dell’elemento della violenza. Se non si usa violenza, non si realizza il reato di attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato, o alla Costituzione, etc. E quanto, da parte delle istituzioni, si sovverte la Costituzione o si assoggetta lo Stato a poteri esterni, lo si fa con leggi e trattati, non con la violenza. Così coperti, nello stesso anno, 2006, hanno riformato lo Statuto della Banca d’Italia, per legittimarne la completa privatizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco, ad esempio, il testo dell’art. 241 nella formulazione modificata (sopra ho riprodotto quella originale):</p>
<p><strong>«C<em>.p. art. 241. Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato.</em></strong></p>
<p><strong><em>Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie <span style="text-decoration: underline;">atti violenti</span> diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato [c.p. 4] o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.</em></strong></p>
<p><strong><em>La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche.»</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Recentemente, l’avv. Paola Musu e il giornalista Paolo Barnard, promotore in Italia della Modern Money Theory, hanno reso noto di aver sporto denuncia penale contro i vertici dello Stato per reati contro l’ordine costituzionale e l’indipendenza dello Stato, commessi attraverso la cessione della sovranità monetaria e politica al sistema bancario privato, o perlomeno a guida privata, intorno a cui ruota l’Euro.</p>
<p>I denuncianti individuano i colpevoli “in particolare nelle persone del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, dei ministri in carica, dei membri del Parlamento che hanno votato le succitate misure di svuotamento democratico dello Stato italiano e della nostra Carta Costituzionale, ciascuno nelle persone attualmente e medio tempore in carica in relazione all’arco temporale interessato, nonché tutte le altre persone eventualmente coinvolte.”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I reati che essi ravvisano sono i seguenti:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>241 c.p. attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato;</p>
<p>270 c.p. associazioni sovversive;</p>
<p>283 c.p. attentato contro la Costituzione dello Stato;</p>
<p>287 c.p. usurpazione di potere politico;</p>
<p>289 c.p. attentato contro gli organi costituzionali;</p>
<p>294 c.p. attentato contro i diritti politici del cittadino;</p>
<p>304 c.p. cospirazione politica mediante accordo;</p>
<p>305 c.p. cospirazione politica mediante associazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Musu e Barnard pare non si siano accorti del suddetto “dettaglio”.  La loro denuncia espone fatti che erano reati prima di quella legge del 2006, ma ora non lo sono più (tranne i reati riferibili agli artt. 287 e 294, che però non credo siano realizzati).</p>
<p>Quindi la loro denuncia difficilmente avrà il seguito sperato. Però aspettate prima di gettare la spugna.</p>
<p>L’istituzione di un apparato di potere come il Sistema Europeo delle Banche Centrali o, peggio, come il Meccanismo Europeo di Stabilità, costituisce, sostanzialmente, una eversione radicale delle costituzioni democratiche di molti paesi coinvolti e la loro sottomissione a un potere esterno, autocratico, non democratico. Per il Codice Penale italiano, però, tale attività non integra più i reati suddetti né quello di <em>Alto tradimento</em> (art. 90, 2° comma, della Costituzione, a carico del capo dello Stato). Non integra i detti reati, perché, dal 2006, tutte quelle fattispecie di reato richiedono anche l’elemento della violenza, che è stato introdotto dalla <strong>Legge 24/02/2006 n. 85</strong>, denominata <em>“Modifiche del Codice Penale in materia di reati di opinione.” </em>In realtà il legislatore non mirava ad aumentare la libertà di opinione, ma a legittimare l’attentato alla libertà e all’indipendenza dello Stato, la sovversione del suo ordinamento, l’eversione dell’ordine democratico, che erano in via di esecuzione.</p>
<p>Riformulando quegli articoli, si  sapeva dove si voleva arrivare: a proibire la rivoluzione ma a legittimare il colpo di Stato, il colpo di palazzo – cioè legittimare la violazione della costituzione da parte del potere costituito. Quindi chi compie una violenza estrema ma usando armi legislative, agisce nel lecito; chi per contro, reagendo contro quella violenza estrema, che subisce sulla propria vita, dignità, libertà, compie una violenza minima, come incendiare cassonetti, ma illecita, quello sì, quello commette reato. Però ha ancora il diritto di suicidarsi. Questo diritto non glielo hanno ancora tolto, né tassato.</p>
<p>Che fare, a questo punto?</p>
<p><strong>Le cose cambierebbero se pm e giudici iniziassero a considerare come violenza, ai fini della ravvisabilità dei predetti reati, anche quella compiuta mediante manipolazioni dei mercati e altri mezzi finanziari, le manovre per far impennare lo spread o crollare i titoli di Stato, e simili.</strong> Perciò tecnicamente consiglio a coloro che si dilettano nel presentare simili denunce, di spiegare, nelle loro denunce e memorie aggiuntive, che sussiste l’elemento della violenza, e in che cosa consiste.</p>
<p>Ma c’è qualcosa di ancora più interessante, specialmente in questo periodo di crescente tassazione, di suicidi fiscali, e di riluttanza del potere politico a tagliare la spesa pubblica parassitaria – 60 miliardi solo per tangenti, scrive la Corte dei Conti. Tra sprechi e creste, almeno 70 miliardi se ne vanno ogni anno nelle voci gonfiate di spese per acquisti di beni e servizi.  E almeno altrettanti per appalti pure gonfiati. Dovevano fare la spending review, dovevano applicare i costi standard per porre fine alla moltiplicazione per 5 dei costi da Milano a Palermo, e ora finiscono per concedere, forse, 2,2 miliardi di risparmi, poi forse altri 2. Cioè la politica dice: io faccio buchi nei bilanci perché spreco e rubo, e siccome sprecare e rubare è mio interesse, non smetto di farlo, e i buchi che apro li dovete colmare voi cittadini con le tasse, e se non vi va bene potete suicidarvi.</p>
<p>Però à chiaro che buona parte, gran parte, di quei 140 miliardi di sprechi e ruberie va ad organizzazioni mafiose che manovrano gli appalti e i subappalti assieme alla politica. <strong>E allora si può studiare di denunciare per concorso esterno in associazione mafiosa coloro che, come ministri, pubblici amministratori e funzionari di controllo, pur vedendo come molte spese pubbliche sono gonfiate per procurare profitti alla criminalità organizzata, omettono e hanno omesso di impedire tali illeciti, e continuano a mandare avanti quella spesa a spreco e mangerie, e magari ne traggono benefici in termini di voti nelle elezioni.</strong></p>
<p><strong>Ovvio che per redigere una simile denuncia occorre fare un serio lavoro di documentazione contabile.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gonte: srs di Marco Della Luna,  del   08.05.12</p>
<p>Link: <a href="http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/08/musu-barnard-associazione-esterna-come-denunciare-il-golpe-bancario/">http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/08/musu-barnard-associazione-esterna-come-denunciare-il-golpe-bancario/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>PREAVVISO DI USCITA DALL’EURO – EURO BREAK UP WARNING</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/18/preavviso-di-uscita-dalleuro-euro-break-up-warning/</link>
		<comments>http://www.veja.it/2012/05/18/preavviso-di-uscita-dalleuro-euro-break-up-warning/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 05:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Società e politica internazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/euro-collapse.top_.jpg"><img class="alignnone  wp-image-18044" title="euro-collapse.top_" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/euro-collapse.top_.jpg" alt="" width="428" height="276" /></a></p>
<p>Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del 20,3, quello francese del 10, quello tedesco dell’8,8, quello cinese del 116. Il rapporto debito/pil italiano peggiora del 13,2%.</p>
<p>Ciò basta a porre l’Italia fuori del circolo dei paesi del Primo Mondo (già nella precedente fase di crescita era rimasta indietro di molti punti dall’Eurozona e dall’America) e ad escludere che possa rispettare il Fiscal Compact (riduzione del 20% all’anno della quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil).</p>
<p><span id="more-18043"></span></p>
<p>Quindi, a breve termine, l’Italia sarà o fuori dall’Euro, oppure governata direttamente dai finanzieri del Meccanismo Europeo di Stabilità, cioè di Berlino, con costi, reazioni sociali, controreazioni repressive, potenzialmente estremi. Anche in Spagna e Grecia le ricette “europee” (cioè quelle dettate dalla Germania a tutela del suo c.d. “modello economico renano”), stanno portando l’economia al disastro. E continuano a venire imposte.</p>
<p>Le richieste di tasse e sacrifici da parte di un governo sono legittime se il governo dimostra che sono necessarie e idonee a un programma realistico e utile al paese. Quelle del governo Monti non sono necessarie, perché il governo dovrebbe prima tagliare spese pubbliche parassitarie e gonfiate, e non lo fa; non sono idonee, perché, conti alla mano, non risolvono la crisi ma paiono aggravarla con l’avvitamento fiscale; inoltre non rientrano in un programma di interesse nazionale, anzi non si capisce nemmeno che fine stia perseguendo il governo, date le grandezze sopra riportate.</p>
<p>I tagli previsti alla spesa pubblica indebita per beni e servizi sono di 4,2 miliardi su un totale di 147, quindi è chiaro che non si liberano risorse per investimenti produttivi né per alleggerimenti fiscali, ma rimane intatto il sistema di produzione di consenso e profitto partitico e mafioso mediante scialo e appalti gonfiati. Item per le opere pubbliche, sistematicamente gonfiate. E per la spesa per un personale elefantiaco e poco efficiente. Tagliare la spesa pubblica parassitaria significherebbe peraltro eliminare quel sistema e i suoi titolari, e ciò è impossibile per un governo che dipenda dai partiti.</p>
<p>Dato quanto sopra, ciò a cui sta lavorando il governo e chi lo appoggia, con tanti tagli e tante tasse, non è, non può essere, un piano di risanamento e rilancio del paese, che essi sanno benissimo essere irrealizzabile; dunque è un piano con un fine diverso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Probabilmente è un piano di liquidazione del paese</strong> (ossia di raccolta e distribuzione tra potentati esterni ed esterni dei valori in esso presenti: risparmio, proprietà private e pubbliche) e al contempo di sua collocazione, in posizione subalterna, entro una nuova architettura “europea” di poteri reali e formali, con un ampio haircut dei diritti e delle garanzie civili, politici, fiscali, sindacali; e con forte compressione fiscale e bancaria delle piccole imprese italiana, onde far posto nel mercato italiano ad imprese straniere.</p>
<p>Remunerando l’appoggio parlamentare dei partiti politici con la conservazione dei loro privilegi e feudi, si tiene insieme il paese per il tempo necessario a liquidare i suoi assets e a completare il lavoro di ingegneria sociale. Poi, quando il paese salta, lo si fa cadere in una gabbia appositamente predisposta. Questo mi pare lo scenario più verosimile, anche se spero di sbagliarmi.</p>
<p>In tale scenario, è ovvio che i cittadini ritengano che le tasse siano non solo eccessive, ma anche contrarie agli interessi della nazione, perché esse vanno a sostenere un’operazione di quel tipo. Se uscire dall’Eurosistema è inevitabile, tanto vale uscire al più presto, prima che il processo di demolizione dell’economia nazionale produca ulteriori danni, e con ancora qualche soldo in tasca. Se ci lasciamo portar via le ultime risorse, dopo saremo in balia del capitale dominante sostanzialmente tedesco, mentre anticipando i tempi potremmo ripartire i danni con i paesi amici. Il popolo e le imprese hanno quindi interesse ad attivarsi per sventare il disegno di liquidazione del paese, rovesciando il tavolo. E a ricordare alla Germania che il Nazismo e la II GM sono conseguenza dell’austerità imposta ad essa stessa per il pagamento dei suoi debiti.</p>
<p>In ogni caso, conviene prepararsi a un cambiamento valutario, quindi alla probabilità che i depositi bancari e gli altri crediti denominati in Euro siano convertiti in Lire o altra valuta, con una forte svalutazione rispetto all’Euro e con una perdita di potere d’acquisto. Contromisure preventive, oltre all’emigrazione, sono a)spostare i depositi in un idoneo paese estero (Svizzera, per esempio); b)convertire i depositi da Euro a valute forti, con scarso debito pubblico; c)investire in valori sganciati dalla valuta italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FONTE: Marco Della Luna Fonte:</p>
<p>Link: <a href="http://marcodellaluna.info/sito/">http://marcodellaluna.info/sito/</a></p>
<p>Link: <a href="http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/03/prevviso-di-uscita-dall'euro-%D0-euro-break-up-warning/">http://marcodellaluna.info/sito/2012/05/03/prevviso-di-uscita-dall’euro-–-euro-break-up-warning/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’IMU DI MARIO MONTI:  UN DISASTRO IMMOBILIARE.</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/18/limu-di-mario-monti-un-disastro-immobiliare/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 05:39:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Monolandia]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Marco Della Luna &#160; Il Censis stima che l’IMU produca una perdita di valore degli immobili italiani tra il 20 e il 50%, cioè tra 800 e 2.000 miliardi di Euro, stimando 4.000 il patrimonio ante IMU. E’ come se una serie di bombardamenti avesse distrutto un edificio e un terreno su tre. Quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-demolizione.800.jpg"><img class="alignnone  wp-image-18035" title="casa-demolizione.800" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/casa-demolizione.800.jpg" alt="" width="432" height="266" /></a></p>
<p>Di Marco Della Luna</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Censis stima che l’IMU produca una perdita di valore degli immobili italiani tra il 20 e il 50%, cioè tra 800 e 2.000 miliardi di Euro, stimando 4.000 il patrimonio ante IMU. E’ come se una serie di bombardamenti avesse distrutto un edificio e un terreno su tre.</p>
<p>Quindi Monti, ha fatto un danno di circa 1.500 miliardi al patrimonio privato e pubblico del paese, per incassarne 47.</p>
<p>Ha fatto un danno di 2/3 del debito pubblico, senza ridurre il debito pubblico, ma aggravandolo e peggiorando il rapporto tra valore dei risparmi e debito pubblico e privato.</p>
<p>Ha colpito in tal modo l’unico punto forte della situazione finanziaria italiana: il buon rapporto tra debito (pubblico e privato) e patrimonio (pubblico e privato).</p>
<p>Davvero un genio dell’economia! Non basta la nomina a Senatore a Vita per alti meriti verso la patria. Merita un premio Nobel.</p>
<p><span id="more-18031"></span></p>
<p>Il danno così cagionato da Monti e da chi lo sostiene non sta solo nella perdita di ricchezza nazionale, perché la svalutazione degli immobili ha ben altri effetti:</p>
<p>1) Rende più difficile e meno fruttuosa la via di ridurre il debito pubblico vendendo il patrimonio immobiliare dello Stato;</p>
<p>2) Taglia il valore delle garanzie immobiliari date da imprese e cittadini alle banche, quindi taglia il credito e l’attività economica;</p>
<p>3) Deprime il mercato immobiliare, già depresso da circa cinque anni;</p>
<p>4) Fa chiudere i cantieri delle costruzioni in corso, per la ragione al punto 2) e al punto 3);</p>
<p>5) Fa chiudere o fallire molte imprese edili, con ricadute negative (insolvenze, cessazione degli ordinativi) sull’indotto e sull’occupazione, quindi anche sugli ammortizzatori sociali;</p>
<p>6) Moltiplica la recessione e la rende irreversibile, perché le recessioni e le riprese dei sistemi economici sono guidate e sostenute dal settore delle costruzioni, come ultimamente vediamo nel caso del Regno Unito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Possiamo facilmente immaginare che cosa sarebbe successo, che so, a Sarkozy, se avesse fatto una cosa simile alla Francia. Gli italiani, diversamente dai francesi, sono un popolo-materasso. Monti ha coalizzato intorno a sé le forze del privilegio e delle rendite – partiti, banchieri, monopolisti, grandi burocrati strapagati – per portare avanti un politica senza investimenti e senza rinnovamento e senza crescita, di sola recessione, tassazione, disoccupazione e pagamento di interessi agli stranieri e di sostegno alla speculazione bancaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma a chi può giova questa sua politica anti-italiana? Solo a un ceto bancario che vuole il paese ridotto in miseria e alla disperazione per far incetta delle sue ricchezze reali prezzi stracciati e approfittare del bisogno della gente per imporre tagli di diritti e ulteriore sottomissione al capitale di sfruttamento straniero.</p>
<p>Solo a un disegno di sottomissione dell’Italia e di altri paesi europei al capitalismo soprattutto tedesco, e di loro riduzione a un ruolo servile di subcontinente europeo, di serbatoio di lavoro a basso costo e bassa qualificazione, a un mercato di sfogo per prodotti di basso prezzo e bassa qualità. La riforma Fornero, in diversi sensi, ne è un assaggio concreto.</p>
<p>E se leggete l’ultimo libro di Nino Galloni, <strong>Chi ha tradito l’economia italiana?,</strong> avrete la storia, ben documentata, di come gli interessi economici stranieri, sin dagli anni ’60, si sono ingeriti nella politica italiana per bloccare la crescita della nostra economia, il risanamento delle nostre finanze, anzi per sabotarle e porre l’Italia in condizioni di dipendenza.</p>
<p>Monti può essere in buona fede – non conosco il suo animo, non posso condannarlo– ma di fatto agisce come un Nemico a tutti gli effetti. Se si vuole sopravvivergli, bisogna considerarlo per quello che è e fa, assieme alle forze e ai partiti collaborazionisti, che lo sostengono e lo votano per interesse. Il suo governo sta facendo più danni materiali della precedente occupazione tedesca, quella di cui si festeggiava e ieri la ricorrenza della fine; e, suicidio dopo suicidio, rischia di fare anche altrettante vittime di quella, se lo si lascia andare avanti.</p>
<p>Alle elezioni amministrative, non votate per i collaborazionisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: srs di Marco Della Luna;  da StampaLibera del 27 aprile 2012</p>
<p>Link: <a href="http://www.stampalibera.com/?p=44501">http://www.stampalibera.com/?p=44501</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IMPRESSIONANTE IL CERVELLO</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/17/18025/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura e scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Sneocdo uno sdtiuo dlel&#8217;Untisverià   di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo  esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l&#8217;umiltia  letrtea saino al ptoso gtsiuo,  il rteso non ctona. Il  cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/impressionante-il-cervello.800.jpg"><img class="alignnone  wp-image-18026" title="impressionante-il-cervello.800" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/impressionante-il-cervello.800.jpg" alt="" width="432" height="287" /></a></p>
<p>Sneocdo uno sdtiuo dlel&#8217;Untisverià   di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo  esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l&#8217;umiltia  letrtea saino al ptoso gtsiuo,  il rteso non ctona. Il  cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa  ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee &#8230;..  Vstio?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA LISTA NERA  ANTISEMITA  È  SOLO UNA BUFALA VERA</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/17/la-lista-nera-antisemita-e-solo-una-bufala-vera/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Popoli e nazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oh, bene! L’ordine naturale delle cose si ristabilisce, a quanto pare. E dopo tanto rumore ecco puntualissimo il nulla. Ovvero l’inesistenza di liste di proscrizione antisemite on oline,  sapete, quel lungo elenco di docenti universitari ebrei e non solo che ha riempito gli spazi mediatici nelle ultime settimane. Elenco che, come ormai da tempo sanno tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, bene! L’ordine naturale delle cose si ristabilisce, a quanto pare. E dopo tanto rumore ecco puntualissimo il nulla. Ovvero l’inesistenza di liste di proscrizione antisemite on oline,  sapete, quel lungo elenco di docenti universitari ebrei e non solo che ha riempito gli spazi mediatici nelle ultime settimane. Elenco che, come ormai da tempo sanno tutti coloro che hanno una qualche dimestichezza con internet (<em>quale instrumentum diaboli!</em>), era già apparso a pagamento sul rispettabilissimo “<strong>Corriere della Sera</strong>” il 14 maggio 2005:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #0000ff;"><strong>APPELLO DEGLI ACCADEMICI CONTRO L’ANTISEMITISMO </strong></span></h3>
<p>(Corriere della Sera del 14 maggio 2005 p. 6)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Denunciamo il grave episodio di boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane, promosso da un’associazione accademica britannica, l’ultimo di una serie di episodi intolleranza in diversi atenei europei: l’espulsione di un collega da una rivista scientifica britannica solo perché israeliano, la richiesta di congelare gli accordi di cooperazione scientifica con gli atenei israeliani votata dal Consiglio di amministrazione di Parigi VI nel 2002, gli episodi di intolleranza verificatisi di recente in Italia. Esprimiamo la nostra solidarietà ai colleghi respinti solo per il fatto di essere israeliani. Facciamo appello alla comunità scientifica perché respinga ogni forma di antisemitismo vecchio e nuovo.</p>
<p><span id="more-18013"></span></p>
<p>Le origini politiche e sociali dell’antisemitismo classico sono state largamente studiate, i codici mentali e culturali ampiamente analizzati. Ben diversa è la situazione di fronte al nuovo antisemitismo, che si alimenta della tragedia mediorientale e del conflitto israelo – palestinese, che ha come sfondo un’ostilità irriducibile nei confronti degli ebrei come stato e nazione. Non si discute –sia chiaro- è il diritto alla libera critica delle scelte dei governi dello Stato d’Israele.  Ad essere in discussione è la forma che spesso assume la critica nei confronti dello Stato d’Israele, i diversi pesi e misure utilizzati per argomentarla, i luoghi comuni che animano la scena del discorso, il gioco perverso dei simboli, con le “vittime” che si trasformano in “carnefici”. Per non parlare della falsificazione dei fatti, la demonizzazione di una parte rispetto all’altra, quando invece le parti avrebbero tanto bisogno di essere aiutate a riscoprire la comune tragedia, attraverso la ricerca del dialogo per una soluzione politica e pacifica del conflitto.  Negli anni della guerra fredda il conflitto arabo israeliano ha assunto il carattere di una metafora di scontro tra occidente e comunismo, democrazia e totalitarismo, imperialismo e antimperialismo, colonialismo e anticolonialismo. Il conflitto rischia oggi di essere avvolto nella spirale di uno scontro radicale d’identità e di simboli religiosi dalle conseguenze devastanti per l’intero bacino Mediterraneo. Nel Medioevo gli ebrei trovarono rifugio in un oriente più ospitale, oggi il rifugio è in Occidente. Oggi come allora si trovano in mezzo, essi si trovano nel bel mezzo, come tramite e ponte tra civiltà e culture, con il rischio di diventare ostaggi se il dialogo tra le civiltà si spezza. Nell’epoca delle crociate gli ebrei trovarono rifugio nei paesi islamici che allora erano di gran lunga più tolleranti dell’occidente cristiano. Come ogni “protezione”, quella islamica aveva le sue ambiguità e comportava una relazione di dominio e d’asimmetria con le sue paure, l’angoscia e l’insicurezza, in alcuni casi veri e propri episodi di marranesimo. Dopo il grande esodo dal mondo arabo, gli ebrei vivono oggi principalmente nei paesi dell’area occidentale. Il loro “rifugio” è in Occidente dove sono percepiti nell’ambigua veste di cittadini membri dei singoli stati, e “parte” di una nazione posta nel punto di maggiore frizione dei rapporti internazionali, dove si gioca una terribile partita dai molteplici volti per il controllo delle fonti d’approvvigionamento della civiltà occidentale, nell’attesa che si passi ad un nuovo ordine economico basato sull’uso dell’idrogeno.  Nell’ostilità contro Israele l’antisemitismo arabo e islamico proietta le angosce di un futuro incerto, quando le risorse petrolifere saranno esaurite. Il terrorista che si fa saltare in aria uccidendo indiscriminatamente il più ampio numero di persone, rischia di diventare una metafora del destino tragico che attende una grande civiltà in una logica di cupio dissolvi, se non si affronterà con saggezza e lungimiranza la transizione verso il nuovo, sapendo che siamo tutti interdipendenti e bisognosi l’uno dell’altro.  Quanto più violento sarà l’impatto con l’esaurimento di tali risorse e il conflitto tra diversi sistemi economici e sociali, tanto più alto sarà il rischio di conflitti a catena che si riverbereranno sul resto del mondo, rischiando di far impallidire i problemi d’oggi. La questione va oltre il conflitto arabo israeliano e la tragedia israelo-palestinese. È in gioco qualcosa di più ampio, ed è terribile solo pensarci.  Memori del debito profondo che l’Europa ha verso Israele e l’intero bacino Mediterraneo, riaffermiamo il nostro impegno come studiosi e educatori a favore del dialogo fra culture e civiltà per una composizione politica dei conflitti che lacerano il bacino Mediterraneo.  Dalla tragedia del conflitto mediorientale si esce con una composizione politica fondata sul riconoscimento dei rispettivi diritti, riparando i torti, riscoprendo i valori comuni della pietas, ridando voce alla speranza di una riconciliazione profonda politica e religiosa, facendo appello alla fratellanza, rifiutando la deriva dell’antisemitismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>LUZZATTO AMOS Presidente Unione delle Comunità ebraiche italiane (UCEI)</p>
<p>MEGHNAGI DAVID Università Roma Tre, Full Member International Psychoanalytical Association (IPA)</p>
<p>Per adesioni: comitatoaccademicovirgilio@it</p>
<p>ADERISCONO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>• Alam Khaled Fouad, Università di Trieste</p>
<p>• Ascheri Mario, Università Roma Tre;</p>
<p>• Bagella Michele, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Baldassarri Mario, Università “La Sapienza” di Roma.</p>
<p>• Basevi Giorgio, Università di Bologna.</p>
<p>• Bassan Fiorella, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Beato Fulvio, Università “La Sapienza”, Roma</p>
<p>• Belelli Andrea, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Benagiano Giuseppe, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Bernardini Francesca, Università di Pisa.</p>
<p>• Biagini Furio, Universita` di Lecce.</p>
<p>• Bordoni Manlio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Bosetti Giancarlo, Univ. di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Bravo Anna, Università di Torino.</p>
<p>• Brawer Anna, Università di Torino.</p>
<p>• Burgio Alberto, Università di Bologna</p>
<p>• Cabib Elio, Università di Udine.</p>
<p>• Caffiero Marina, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Calboli Gualtiero, Università di Bologna.</p>
<p>• Calimani Dario, Università di Venezia.</p>
<p>• Calogero Francesco, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Camiz Paolo, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Campanella Luigi, Università di Napoli.</p>
<p>• Campelli Enzo, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Campos Boralevi Lea, Università degli Studi di Firenze.</p>
<p>• Campos Emilio, Università di Bologna.</p>
<p>• Canestri Jorge, Università Roma Tre.</p>
<p>• Caparra Gianvittorio, Università “La Sapienza” Roma.</p>
<p>• Capuzzo Dolcetta Roberto, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Cayre Yvon, Università “La Sapienza”, Roma..</p>
<p>• Ceccherini Pier Vittorio, Università “La Sapienza” Roma.</p>
<p>• Cerulli Luciano, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Cerutti Fusco Annarosa, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Cipriani Roberto, Università Roma Tre.</p>
<p>• Coen Giorgio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Colarizi Simona, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Compagnoni Roberto, Università di Torino.</p>
<p>• Consarelli Bruna, Università Roma Tre.</p>
<p>• Contini Bruno, Università di Torino.</p>
<p>• Corbellini Gilberto, Università di Roma “La Sapienza”.</p>
<p>• Corradini Luciano, Università Roma Tre.</p>
<p>• Corsetti Renato, Università di Roma “La Sapienza”.</p>
<p>• Cremaschi Marco, Università Roma Tre.</p>
<p>• Cristiani Marta, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Cubelli Roberto, Università di Torino.</p>
<p>• Dall’Aglio Giorgio, Università “La Sapienza” di Roma.</p>
<p>• Della Cananea Giacinto, Università Federico II di Napoli.</p>
<p>• D’Amato Marina, Università Roma Tre.</p>
<p>• D’Antonio Mariano, Università Roma Tre.</p>
<p>• De Arcangelis Giuseppe, Università di Bari.</p>
<p>• De Concini Corrado, Università di Roma “La Sapienza”.</p>
<p>• De Plato Giovanni, Università di Bologna.</p>
<p>• Di Cesare Donatella, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Diamanti Ilvo, Università di Urbino.</p>
<p>• Di Castro Carlo, Università La Sapienza Roma</p>
<p>• Di Chio Giuseppe, Università di Torino.</p>
<p>• Di Giulio Marco, Università di Firenze.</p>
<p>• Di Porto Bruno, Università di Pisa.</p>
<p>• Di Segni Silvia, Università Federico II di Napoli.</p>
<p>• D’Ondero Franco, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Donno Antonio, Università di Lecce.</p>
<p>• Fargion Daniele, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Fattori Marta, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Ferrara Alessandro, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Fieschi Cesare, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Foa Anna, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Freschi Marino, Università Roma Tre.</p>
<p>• Fuà Galli della Loggia Ernesto, Università di Perugia.</p>
<p>• Galli della Loggia Ernesto, Università di Perugia.</p>
<p>• Garrone Edoardo, Politecnico di Torino.</p>
<p>• Giorcelli Cristina, Università di Roma Tre, Roma.</p>
<p>• Giuliani Rita, Università“La Sapienza” di Roma.</p>
<p>• Goglia Luigi, Università Roma Tre.</p>
<p>• Gramigna Anita, Università di Ferrara.</p>
<p>• Grilli di Cortona Pietro, Università Roma Tre.</p>
<p>• Grutter Ghisi, Università Roma Tre.</p>
<p>• Hassan Claudia, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Ingrao Bruna, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Israel Giorgio, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Lanchester Fulco, Università “La Sapienza” di Roma.</p>
<p>• Lanciani Giulia, Università Roma Tre.</p>
<p>• Leuzzi Maria Cristina, Università di Roma Tre.</p>
<p>• Levi Fabio, Università di Torino.</p>
<p>• Levi Raffaello, Politecnico di Torino.</p>
<p>• Levi della Torre Stefano, Politecnico di Milano.</p>
<p>• Levy Danielle, Università di Macerata.</p>
<p>• Longo Nicola, Università di Chieti.</p>
<p>• Luchetti Marcello, Università Roma Tre.</p>
<p>• Machì Antonio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Maffettone Sebastiano, Università Luiss-Guido Carli.</p>
<p>• Magnarelli Paola, Università di Macerata.</p>
<p>• Mannheimer Renato, Università Bicocca di Milano</p>
<p>• Manzocchi Stefano, Università di Perugia, Università Luiss-Guido Carli, Roma.</p>
<p>• Maragliano Roberto, Università Roma Tre.</p>
<p>• Marchetti Valerio, Università di Bologna.</p>
<p>• Marietti Piero,Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Marramao Giacomo, Università Roma Tre.</p>
<p>• Martinelli Adriana, Università di Cassino.</p>
<p>• Marzano Ferruccio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Mazzamuto Salvatore, Università Roma Tre.</p>
<p>• Melloni Alberto, Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.</p>
<p>• Montani Pietro, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Mordenti Raul, Università Tor Vergata di Roma.</p>
<p>• Morrone Adele, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Mortara Elèna, Università di Tor Vergata, Roma.</p>
<p>• Mugnai Paolo, Università “La Sapienza” ,Roma.</p>
<p>• Nelken David, Università di Macerata.</p>
<p>• Nivarra Luca, Università di Palermo.</p>
<p>• Nocifora Enzo, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Novelli Giuseppe, Università Tor Vergata.</p>
<p>• Oliverio Alberto, Università La Sapienza Roma</p>
<p>• Oliverio Ferraris Anna, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Ottolenghi Emanuele, St. Antonys College Oxford, Inghilterra.</p>
<p>• Ottolenghi Livia, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Pallottino Giovanni Vittorio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Pancera Carlo, Università di Ferrara.</p>
<p>• Peppe Leo, Università Roma Tre..</p>
<p>• Perfetti Francesco, Università Luiss-Guido Carli, Roma.</p>
<p>• Picardi Nicola, Università di Chieti.</p>
<p>• Piccione Vincenzo Antonio, Università Roma Tre.</p>
<p>• Piga Gustavo, Università di Tor Vergata.</p>
<p>• Pinelli Cesare, Università di Macerata.</p>
<p>• Pinter Annalisa, Università di Ferrara.</p>
<p>• Piperno Aldo, Università Degli studi di Napoli Federico II.</p>
<p>• Pitzalis MariaVittoria, Università di Bari.</p>
<p>• Pitzalis Mario, Università di Bari.</p>
<p>• Pompejano Valeria, Università Roma Tre.</p>
<p>• Pons Silvio, Università di Roma “Tor Vergata”.</p>
<p>• Pontecorvo Clotilde, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Prastaro Agostino, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Procesi Lidia, Università Roma Tre.</p>
<p>• Righetti Marco, Università di Ferrara.</p>
<p>• Rossi Pinelli Orietta, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Rusconi Gian Enrico, Università di Torino.</p>
<p>• Saban Giacomo, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Sacerdoti Giorgio, Università Bocconi di Milano</p>
<p>• Salomoni Antonella, Università di Calabria.</p>
<p>• Saraceno Sara, Università di Torino.</p>
<p>• Sardoni Claudio, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Scaraffia Lucetta, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Simone Raffaele, Università Roma Tre.</p>
<p>• Sinigaglia Roberto, Università di Genova.</p>
<p>• Sofia Francesca, Università di Bologna.</p>
<p>• Somogyi Giovanni, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Sonnino Eugenio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Spada Paolo, Università La Sapienza Roma.</p>
<p>• Spizzichino Fabio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Stella Salvatore, Università di Chieti.</p>
<p>• Tabusi Massimiliano, Università per stranieri di Perugia.</p>
<p>• Tagliagambe Silvano, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Teodori Massimo, Università di Perugia.</p>
<p>• Tranfaglia Nicola, Università di Torino.</p>
<p>• Trevese Dario, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Trincia Francesco Saverio, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Tucci Gianrocco, Università di Roma “La Sapienza”.</p>
<p>• Veca Salvatore, Università di Pavia.</p>
<p>• Veltri Giuseppe, Università di Halle-Wittenberg (Germania)</p>
<p>• Vignuzzi Ugo, Università “La Sapienza”, Roma.</p>
<p>• Violani Cristiano, Università “La Sapienza”, Roma..</p>
<p>• Volli Ugo, Università di Torino.</p>
<p>• Zaslavsky Victor, Università Luiss-Guido Carli, Roma</p>
<p>• Zatelli Ida, Università di Firenze.</p>
<p>• Zecchini Mirella, Università Roma Tre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nota. L’appello non contiene tutti i nominativi dei membri che hanno operato nel comitato e che non era stato possibile contattare in tempo per la stampa del documento iniziale rivisto per la stampa. Dopo la pubblicazione dell’appello sono pervenute numerose altre adesioni pubblicate a parte.</p>
<p>(<a href="http://www.ucei.it/CONGRESSO2006/relazioni/antisemitismo.asp">http://www.ucei.it/CONGRESSO2006/relazioni/antisemitismo.asp</a>)</p>
<p>Sull’argomento ha scritto lucidamente <a href="http://21e33.blogspot.com/2008/02/caso-munzi-il-grande-imbroglio.html">Claudio Moffa</a>, sottolineando amnesie e distrazioni di giornalisti, docenti e intellettuali in merito a questa vicenda; di mio aggiungo che questa labilità da parte dei custodi della memoria non depone a favore della validità del loro operato.</p>
<p><em>Quis custodiet ipsos custodes?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Fonte: da “Caos Scritto”,   il  20 febbraio 2008</p>
<p>Link: <a href="http://www.alessandracolla.net/2008/02/20/lista-nera-bufala-vera/">http://www.alessandracolla.net/2008/02/20/lista-nera-bufala-vera/</a></p>
<p>.</p>
<p><strong>P.S.  di GIO</strong></p>
<p>Il   primo dei firmatari è  Allam Khaled Fouad,  rispettabile professore di origine algerina dell&#8217;università di Trieste. Musulmano.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>ECCO I 94 SENATORI CHE HANNO VOTATO CONTRO I TAGLI ALLE PENSIONI D’ORO – I NOMI</title>
		<link>http://www.veja.it/2012/05/16/ecco-i-94-senatori-che-hanno-votato-contro-i-tagli-alle-pensioni-doro-i-nomi/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monolandia]]></category>
		<category><![CDATA[Società e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/pensioni.d.oro_.jpg"><img class="alignnone  wp-image-18005" title="pensioni.d.oro" src="http://www.veja.it/wp-content/uploads/2012/05/pensioni.d.oro_.jpg" alt="" width="432" height="261" /></a></p>
<p>Qualche giorno fa un fatto clamoroso ha scosso il Senato. Nella votazione sui tagli alle pensioni d’oro ai supermanager pubblici il governo (che voleva difenderle) è stato battuto grazie da un emendamento di Idv e Lega. Sorprendentemente, la maggioranza dell’Aula si è dichiarata favorevole ad intervenire sul trattamento pensionistico dei burocrati di Stato che oggi godono di stipendi favolosi e domani avrebbero goduto di pensioni altrettanto favolose. <a href="http://violapost.it/?p=6803">Ne abbiamo parlato qua.</a> Forse, finalmente, si sono resi conto che in un momento in cui tutti gli italiani vengono chiamati a grandi sacrifici togliere qualche euro ai boiardi di Stato, che oggi percepiscono, come il presidente dell’Inps o quello di Equitalia, stipendi fino a <strong>1.200.000</strong> euro all’anno (pagati da noi) sarebbe stato un atto minimo di equità.</p>
<p><span id="more-18001"></span></p>
<p>E tuttavia, in 94 si sono battuti come leoni contro quell’emendamento e a favore del mantenimento delle pensioni d’oro. Tutto il Pd, ad eccezione di sette senatori che, in uno scatto di dignità, hanno votato contro. Ad esprimersi a favore dell superpensioni dei manager pubblici troviamo, per esempio, figure del calibro di Anna Finocchiaro, Enzo Bianco, Maurizio Gasparri o Pietro Ichino, lo stesso che va in giro a predicare il superamento del divario tra le generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è stato facile trovare i nomi dei 94. Nessuno li ha pubblicati o diffusi, forse pensando così di occultare un dato importantissimo e imbarazzante. Noi invece pensiamo che gli elettori debbano sapere come si muovono i propri rappresentanti dentro il Parlamento, perché è lì, nei meandri dell’attività parlamentare, che va giudicato il loro lavoro e non sui giochetti retorici nei salotti tv. E allora ci siamo messi al lavoro: siamo andati sul sito del Senato, spulciato i resoconti stenografici, individuato (con difficoltà) il codice della votazione e infine elaborato questo elenco. E’ questo, secondo noi, il compito di chi fa informazione, anche di chi, come noi, la fa in maniera volontaria e gratuita. Di seguito l’elenco. <strong>Vi invitiamo a diffonderlo il più possibile</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>1) Adamo Marilena (<strong>Pd)</strong></p>
<p>2) Adragna Benedetto (<strong>Pd)</strong></p>
<p>3) Agostini Mauro <strong>(Pd)</strong></p>
<p>4) Armato Teresa <strong>(Pd)</strong></p>
<p>5) Astore Giuseppe <strong>(Gruppo Misto)</strong></p>
<p>6) Baio Emanuela <strong>(Api)</strong></p>
<p>7) Barbolini Giuliano <strong>(Pd)</strong></p>
<p>8) Bassoli Fiorenza <strong>(Pd)</strong></p>
<p>9) Bastico Mariangela <strong>(Pd)</strong></p>
<p>10) Enzo Bianco <strong>(Pd)</strong></p>
<p>11) Biondelli Franca <strong>(Pd)</strong></p>
<p>12) Blazina Tamara <strong>(Pd)</strong></p>
<p>13) Filippo Bubbico <strong>(Pd)</strong></p>
<p>14) Antonello Cabras <strong>(Pd)</strong></p>
<p>15) Anna Maria Carloni <strong>(Pd)</strong></p>
<p>16) Maurizio Castro <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>17) Stefano Ceccanti <strong>(Pd)</strong></p>
<p>18) Mario Ceruti <strong>(Pd)</strong></p>
<p>19) Franca Chiaromonte <strong>(Pd)</strong></p>
<p>20) Carlo Chiurazzi <strong>(Pd)</strong></p>
<p>21) Lionello Cosentino <strong>(Pd)</strong></p>
<p>22) Cesare Cursi <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>23) Mauro Cutrufo <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>24) Cristina De Luca <strong>(Terzo Polo)</strong></p>
<p>25) Vincenzo De Luca <strong>(Pd)</strong></p>
<p>26) Luigi De Sena <strong>(Pd)</strong></p>
<p>27) Mauro Del Vecchio <strong>(Pd)</strong></p>
<p>28) Silvia Della Monica <strong>(Pd)</strong></p>
<p>29) Roberto Della Seta <strong>(Pd)</strong></p>
<p>30) Ulisse Di Giacomo <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>31) Di Giovan Paolo Roberto <strong>(Pd)</strong></p>
<p>32) Cecilia Donaggio <strong>(Pd)</strong></p>
<p>33) Lucio D’Ubaldo <strong>(Pd)</strong></p>
<p>34) Marco Filippi <strong>(Pd)</strong></p>
<p>35) Anna Finocchiaro <strong>(Pd)</strong></p>
<p>36) Anna Rita Fioroni <strong>(Pd)</strong></p>
<p>37) Marco Follini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>38) Vittoria Franco <strong>(Pd)</strong></p>
<p>39) Vincenzo Galioto <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>40) Guido Galperti <strong>(Pd)</strong></p>
<p>41) Maria Pia Garavaglia <strong>(Pd)</strong></p>
<p>42) Costantino Garraffa <strong>(Pd)</strong></p>
<p>43) Maurizio Gasparri <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>44) Antonio Gentile <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>45) Rita Ghedini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>46) Giai Mirella <strong>(Gruppo Misto)</strong></p>
<p>47) Basilio Giordano <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>48) Claudio Gustavino <strong>(Terzo Polo)</strong></p>
<p>49) Pietro Ichino <strong>(Pd)</strong></p>
<p>50) Cosimo Latronico <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>51) Giovanni Legnini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>52) Massimo Livi Bacci <strong>(Pd)</strong></p>
<p>53) Andrea Marcucci <strong>(Pd)</strong></p>
<p>54) Francesca Maria Marinaro <strong>(Pd)</strong></p>
<p>55) Franco Marini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>56) Ignazio Marino <strong>(Pd)</strong></p>
<p>57) Marino Mauro Maria<strong> (Pd)</strong></p>
<p>58) Salvatore Mazzaracchio <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>59) Vidmer Mercatali <strong>(Pd)</strong></p>
<p>60) Riccardo Milana <strong>(Terzo Polo)</strong></p>
<p>61) Francesco Monaco <strong>(Pd)</strong></p>
<p>62) Enrico M0rando <strong>(Pd)</strong></p>
<p>63) Fabrizio Morri <strong>(Pd)</strong></p>
<p>64) Achille Passoni <strong>(Pd)</strong></p>
<p>65) Carlo Pegorer <strong>(Pd)</strong></p>
<p>66) Flavio Pertoldi <strong>(Pd)</strong></p>
<p>67) Lorenzo Piccioni <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>68) Leana Pignedoli <strong>(Pd)</strong></p>
<p>69) Roberta Pinotti <strong>(Pd)</strong></p>
<p>70) Beppe Pisanu <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>71) Donatella Poretti <strong>(Pd)</strong></p>
<p>72) Raffaele Ranucci <strong>(Pd)</strong></p>
<p>73) Giorgio Roilo <strong>(Pd)</strong></p>
<p>74) Nicola Rossi <strong>(Pd)</strong></p>
<p>75) Antonio Rusconi <strong>(Pd)</strong></p>
<p>76) Gian Carlo Sangalli <strong>(Pd)</strong></p>
<p>77) Francesco Sanna <strong>(Pd)</strong></p>
<p>78) Giacomo Santini <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>79) Giuseppe Saro <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>80) Anna Maria Serafini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>81) Achille Serra <strong>(Terzo Polo)</strong></p>
<p>82) Emilio Silvio Sircana <strong>(Pd)</strong></p>
<p>83) Albertina Soliani <strong>(Pd)</strong></p>
<p>84) Marco Stradiotto <strong>(Pd)</strong></p>
<p>85) Antonino Strano <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>86) Salvatore Tomaselli <strong>(Pd)</strong></p>
<p>87) Giorgio Tonini <strong>(Pd)</strong></p>
<p>88) Achille Totaro <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>89) Tiziano Treu <strong>(Pd)</strong></p>
<p>90) Simona Vicari <strong>(Pdl)</strong></p>
<p>91) Luigi Vimercati <strong>(Pd)</strong></p>
<p>92) Vincenzo Vita <strong>(Pd)</strong></p>
<p>93) Walter Vitali <strong>(Pd)</strong></p>
<p>94) Luigi Zanda <strong>(Pd)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="http://violapost.it/">http://violapost.it/</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://violapost.it/?p=7009">http://violapost.it/?p=7009</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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