Feb 17 2017

MONS. GIOVANNI BATTISTA PIGHI

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 13:47

 

 

 

Sacerdote, canonico della Cattedrale di Verona e Vicario Generale della diocesi dal  1913 al 1923.

Nacque a Quinzano nel 1847. Accolto  nel collegio di Don Mazza  nel 1858, vi rimase fino al 1865, compiendo gli studi ginnasiali e liceali alle scuole del Seminario Vescovile.

Entrato in Seminario per i corsi teologici, venne inviato a Roma al Collegio Capranica e conseguì la laurea in Teologia all’Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote nel 1871, fu poi chiamato all’insegnamento della Storia Ecclesiastica  e della Teologia  Morale nel Seminario, ove, prestò la sua attività per 40 anni.

Frutto del suo insegnamento, furono le Institutiones  Historiae Ecclesiasticae  e il Cursus Theologiae Moralis.

Ma accanto a queste  pubblicazioni vennero collocarsene  molte altre di varia mole, fino al numero si  oltre 20.

Tra queste  va ricordata  la monografia Gian Matteo Giberti, Vescovo dì Verona e i Cenni storici sulla Chiesa Veronese comparsi a puntate nel Bollettino Ecclesiastico Veronese ed ora qui raccolti. 

Mons. Pighi si spense il 23 febbraio 1926

 

 


Feb 15 2017

IL RITMO PIPINIANO O VERSUS DE VERONA

 

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SOMMARIO.

– Prime pubblicazioni – I codici di Lobbes e di Rimini – Edizioni recenti – Autore – Epoca – Partizione del Ritmo – Sua importanza – Testo dei «Versus de Verona ».

 

Per la storia della chiesa veronese è di sommo interesse un  carme latino della fine del secolo VIII, o del principio del secolo IX, detto Ritmo Pipiniano, in alcuni codici Versus de Verona, in altri De laudibus Veronae. Una parte di esso fu pubblicato sulla fine del secolo XVI dal nostro storico Dalla Corte (1); più tardi fu pubblicato intiero, ma molto scorretto da Mabillon (2), indi da Muratori (3). Ma erano pubblicazioni molto imperfette: il merito d’averci procurato una pubblicazione abbastanza esatta fu del nostro Scipione Maffei.

 

Quando il nostro vescovo Raterio dal vescovado di Verona si ritirò nel monastero di Lobbes nel Belgio, portò con sè alcuni manoscritti preziosi per la storia della nostra chiesa; tra questi un codice contenente il carme in lode di Verona col titolo Versus de Verona. Il nostro Maffei nel 1736 si recò a Lobbes per aver notizie di Raterio e dei codici rateriani (4); ma non vi trovò l’abate Teodolfo: lo trovò più tardi a Bruxelles, e per mezzo di lui, oltre molti aneddoti veronesi, potè aver una copia del codice dei Versus de Verona accertata per conforme all’originale con postilla dello stesso abate Teodolfo.

Questa copia apparve ben presto ancor più preziosa, quando per la soppressione di quel monastero nel 1793 andò smarrito il codice originale. Secondo quella copia, che ora si trova nella nostra biblioteca Capitolare (5), il Maffei pubblicò il carme (6); e quella pubblicazione die’ tosto causa ad alcune dispute tra gli eruditi.

 

Più tardi il carme fu nuovamente pubblicato da Biancolini dietro un codice che si trovava presso ai Celestini di Rimini e fu scritto da Peregrinus De Peregrinis sulla fine del secolo XV (7): una copia di esso, come accennava il Biancolini, si trovava presso il canonico Muselli arciprete della cattedrale. Anche questo codice dei Celestini differisce non poco da quelli pubblicati antecedentemente: noi non tenteremo di cercare qual codice meglio corrisponda all’originale; questione di poca utilità ed insolubile: soltanto accenneremo ad alcune varianti di maggior rilievo storico. Recentemente dietro ispezione di altri codici, con nuove varianti e secondo diversi principi di apprezzamento fu pubblicato da due eruditi tedeschi, Dümmler (8) e Traube (9).

 

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Feb 14 2017

VERONA. CHIESA DI SAN LORENZO, UNO SCRIGNO DEL MEDIOEVO

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:08

Facciata della chiesa di san Lorenzo

 

 

VERONA CORSO CAVOUR. Di origini antichissime, la chiesa è un patrimonio architettonico che affonda le sue radici nel quinto secolo e si snoda in una storia millenaria. San Lorenzo, uno scrigno del Medioevo. Dai matronei ai capitelli, ci sono tanti motivi per visitare questo gioiello d’arte che conserva tracce romane e longobarde

Ci sono mille motivi per andare a visitare la chiesa di San Lorenzo, in corso Cavour: i matronei (cioè gli ambienti sopraelevati sulle navate, riservati alle donne), il transetto esteso su due campate, le cinque absidi tutte nella stessa direzione, i capitelli con le aquile. E poi quella penombra animata dall’effetto dei colori dei mattoni, dei ciottoli e del tufo dei suoi muri.

Ma ce n’è uno su tutti: le torri cilindriche della facciata con, all’interno, le scale di accesso ai matronei. Le torri scalari costituiscono una soluzione architettonica di origine romana, ma è rarissima in Italia. Anzi si tratterebbe di uno dei pochissimi esempi di influenza nordica, nella tradizione padana. Per entrare a San Lorenzo, si passa sotto un arco a sesto acuto, costruito nel 1476, in piena Rinascenza, sormontato dalla statua del santo, con una graticola in mano. Qui si è in un cortile, ricco di reperti antichi, che dà direttamente sull’ingresso laterale. Del resto, la chiesa è stata edificata nel XII secolo, usando materiale di spoglio.

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Feb 13 2017

VERONA. IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI IN FONTE, DOVE SI RISOLVEVANO LE CONTESE

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 07:16

Battistero di San Giovanni in Fonte

 

 

TESORO NASCOSTO. La pianta di San Giovanni in Fonte, accanto alla Cattedrale, è a tre navate, ognuna termina in un’abside che sporge verso il cortile del Vescovado. Nel «giudizio di Dio» le parti sostenevano prove di forza e coraggio. L’edificio restaurato e riaperto al culto cinque anni fa

È tra gli edifici sacri più importanti del cristianesimo veronese, ma è il capolavoro posto nel luogo più nascosto che ci sia a Verona e, per questo, è poco noto alla maggior parte dei veronesi.

Stiamo parlando della chiesa di San Giovanni in Fonte, che è il battistero della Cattedrale. Sono nascosti perfino i suoi due accessi: la porta sottostante l’organo, nella navata sinistra del Duomo, attraverso il cosiddetto atrio di Santa Maria Matricolare, oppure il piccolo cancello tra l’abside esterna della Cattedrale e il palazzo vescovile, in piazzetta Vescovado.

Il Battistero di San Giovanni in Fonte è citato solamente nel 837, in una notizia che racconta di una contesa tra i canonici e i cittadini, per la suddivisione degli oneri di rifacimento e manutenzione delle mura veronesi: vinsero i primi, con un giudizio di Dio, effettuato «nella chiesa di San Giovanni Battista presso il Duomo».

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Gen 20 2017

VERONA: A PIAZZA CORRUBIO DOPO LE TOMBE ORA SPUNTA UN’ABSIDE

Girava l’estate 2010

 

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L’abside di  Piazza Corrubio

(p.s.g.: che sarebbe quello della prima chiesa di Verona, quella di San Zeno)

 

 

VERONA – Nuove cartucce da sparare per il comitato di San Zeno che controlla costantemente gli scavi di piazza Corrubbio.

In superficie è emerso un nuovo ritrovamento sul quale gli archeologici hanno già a lungo lavorato, mettendo ora completamente in luce i resti di una struttura absidata, in muri di grossi ciottoli di fiume, probabilmente la base di una tomba monumentale o di una piccola chiesa, nella parte dello scavo vicina alla pasticceria sotto la quale era già stata trovata  un’altra struttura simile. Le mura sono circondate da altre sepolture non in semplici coppi di cotto, come tante altre ritrovate (sono circa duecento le tombe emerse fino a questo momento), ma in pietra di Prun.

 

Si tratta; come in tutti gli altri ritrovamenti di piazza Corrubbio di una struttura di cui resta appunto solo la base  perché  come in altre occasioni ha spiegato la Soprintendenza ai Beni Archeologici, tutta la necropoli si trova ad un livello molto superficiale tanto da essere stata in passato profondamente danneggiata e completamente tagliata in superficie.  Ma se questo è visibile ad occhio nudo, ciò che il comitato contesta, sostenuto da Alberto Solinas, appassionato conoscitore di archeologia e di storia veronese, è appunto la decisione di fermare gli scavi ad un livello così superficiale.

 

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Gen 16 2017

LA CAMPANA DEL FIGAR DELLA CHIESA DI SAN ZENO DI VERONA

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:11

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La campana del figar

 

 

La prima campana era suonata per i temporali e veniva chiamata “ dal figar” poiché, sotto di lei, nella cella campanaria, cresceva una pianta di fico.

Di forma ottagonale, è sempre stata attribuita, per errata interpretazione di un documento, all’undicesimo secolo, ma, recentemente, un team di esperti europei ha convenuto che il pezzo potrebbe tranquillamente risalire al VIII-X secolo.

Ci troviamo, quindi di fronte ad una delle più antiche campane della cristianità, se non la più vecchia in assoluto tra quelle fuse in bronzo ad oggi integre e funzionali.

Benché ancora oggi in ottima salute, non si trova più sul campanile ma nel museo dell’abazia. Un meritato riposo dopo circa 12 secoli di servizio!

 

 


Dic 26 2016

IMMAGINE DEL CRISTO DI SAN GIORGIO IN BRAIDA

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:18

NOTIZIE STORICHE DELLA IMMAGINE DEL CRISTO CHE SI VENERA NELLA CHIESA DI S. GIORGIO IN BRAIDA

 

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Il Cristo Benedicente della Chiesa di San Giorgio in Braida

 

Questa narrazione è tratta da un antiche originali testimonianze risalenti alla fine del 1800. Ora l’immagine di Cristo si trova nella chiesa di San Giorgio. I prodigi compiuti dal Cristo Crucifero sono ricordati da 140 tavolette, dovute alla devozione popolare Le stesse sono state recentemente restaurate e collocate in opportune bacheche. Per numero di pezzi la collezione di S. Giorgio è seconda solo a quella della Madonna della Corona.

 

“Alla infinita Sapienza e bontà di Dio piacque fin dal principio del mondo manifestarsi all’uomo per mezzo dei miracoli, affinché lo avesse con più viva fede a riconoscere e confessare per suo Creatore. Ora siccome tra i prodigi da Dio operati nella sua Chiesa, ve n’ha un gran numero che si attiene al culto delle sante Immagini, ragion vuole che dove alcuna di coteste Immagini sia per tal modo venuta in grande  venerazione, non se ne lasci perire col tempo la memoria, ma se ne tramandino alla posterità. Tale si è la miracolosa Immagine del CRISTO, di cui s’intende ora a tessere un succinto ragguaglio.

 

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Dic 12 2016

FAR SANTA LUSSIA SU PAR I NOSTRI MONTI DE ‘NA OLTA

 

SANTA LUCIA, I VECCHI RICORDI  DI  UNA VOLTA 

 

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Santa Lucia di Pol di Pescantina

 

 

Secondo la tradizione popolare veronese, intorno al XIII° secolo, in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”.

La popolazione decise allora di chiedere la grazia a santa Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune: Palazzo Barbieri.

Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio. Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la santa avrebbe fatto trovare, al loro ritorno, tanti doni. I bambini accettarono ed iniziarono il pellegrinaggio; poco tempo dopo l’epidemia si esaurì.

Da quel momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali in sella ad un asinello accompagnata dal Castaldo, l’aiutante. Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In quella sera i bambini vanno a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la santa, trovandoli ancora svegli, li accechi con la cenere.

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Ott 25 2016

POIANO DI VERONA – CHIESA DELL’ALTAROL

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 00:02

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La chiesa dell’altarol

 

Di un edificio lungo gli argini del progno si trova segnalazione nella carta del 1440 detta dell’Almagià, conservata  in originale a Venezia e in copia alla Biblioteca Civica di Verona.

Alcuni autori parlano di un arco con edicola; la carta dell’Almagià ci restituisce invece la chiara immagine di un piccolo edificio.

 

Il toponimo  Altarol è attestato nel 1589. Di una immagine dipinta sul muro soprastante  un altare, parla il rapporto del Vescovo Pisani, che attesta la presenza di una cappella o oratorio. Accanto alla chiesa si trovava un cimitero recintato.

 

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Ago 09 2016

MONTORIO VERONESE. PIEVE DI SANTA MARIA ASSUNTA

Category: Chiesa veronese,Storia e artegiorgio @ 15:24

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Montorio veronese: Antica Pieve di di Santa Maria Assunta

 

Documentata fin dal 1069. Brevi notizie storiche.

 

L’antica pieve di Santa Maria Assunta di Montorio, matrice di tutte le chiese della Val Squaranto con giurisdizione fino all’Adige (Mambrotta), è documentata fin dal 1069. Era collegiata ed il suo Capitolo era composto dall’Arciprete e da 22 fra presbiteri e chierici.

 

Sulla destra di chi entra in chiesa, sopra ad un confessionale, c’è una lapide che ricorda la sua consacrazione avvenuta nel 1128 ad opera del Vescovo Bernardo, ma probabilmente si tratta della chiesa ricostruita dopo il tremendo terremoto del 1117.

In occasione della visita del Vescovo Ermolao Barbaro (1460) abbiamo la prima descrizione del tempio: era stato da poco ristrutturato, aveva un bel fonte battesimale, cinque altari, era senza campanile e la campana si trovava in chiesa.

 

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Feb 08 2016

VITA DI SANTA TOSCANA DA VERONA

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 00:37

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Santa Toscana 

 

Scriveva nel 1668 Lodovico Moscardo:

 

Nel 1174 furono portati i Corpi di S. Biagio, e delli due suoi discepoli, con quello di S. Giuliana martire, … In questo tempo era l’hospital del Santo Sepolcro vicino alla porta del Vescovo, era soggetto alla Religione di S. Giovanni Gierosolimitano, dove si albergavano i poveri infermi. In questo morì S. Toscana di Zevio vedova di Occhio di Cane de’ Occhio de Cani Pattrizio Veronese.”…

 

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Apr 22 2015

L’AUTODEMOLIZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA: 10. CONTRASTO E AMBIGUITÀ DELLA MESSA CONCILIARE

Category: Chiesa veronese,Libri e fontigiorgio @ 00:24

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Poiché la Messa è l’apice del culto che si deve a Dio, sarà bene andare più a fondo della materia e mettere in luce il contrasto tra la Messa Cattolica T

Poiché la Messa è l’apice del culto che si deve a Dio, sarà bene andare più a fondo della materia e mettere in luce il contrasto tra la Messa Cattolica Tridentina e l’ambiguità dell’attuale Messa uscita dal Concilio Vaticano II. Vediamo:

 

OFFERTORIO

 

  • Suscipe sancte Pater, Deus qui humanae substantie, Offerimus tibi Domine, In Spiritu umilitatis, Veni sanctificator omnipotens.

Queste cinque preghiere pregne di significato teologico, specie il Suscipe e l’Offerimus, che sottolineano il valore propiziatorio  del Sacrificio dell’altare, nel messale di Paolo VI vengono ridotte soltanto a due:

la presentazione (non l’offerta!) del pane e del vino (Benedetto sei tu…).

Dopo la preghiera del lavabo in cui il salmo XXV è stato sostituito con una breve invocazione (“Umili e pentiti…”), la nuova Messa passa subito all’Orate fratres saltando a piè pari l’antica invocazione alla Santissima Trinità (“Suscipe Sancta Trinitas”).

Da notare che la stessa Trinità non trova posto nella nuova Messa se non nel prefazio a Lei espressamente dedicato, oltre naturalmente nel segno di croce iniziale e nella benedizione finale.

 

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Apr 19 2015

L’AUTODEMOLIZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA: 7. IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

Category: Chiesa veronese,Libri e fontigiorgio @ 00:14

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  1. I) LA NOSTRA AETATE

 

 

La più sconcertante e plateale rivolta alla dottrina tradizionale cattolica, il più incredibile e scandaloso accredito ad ogni falsa religione è contenuto nella dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane: la “Nostra Aetate”. E’ un manifesto di resa incondizionata di autenticarsi come unica vera religione di fronte a tutte le altre al mondo, considerate anch’esse portatrici di salvezza, per quel raggio di verità che ciascuna porterebbe in sé. Una resa non imposta, ma volontaria, da autoflagellanti e perciò stesso ancora più grave.

 

Lo schema è sempre lo stesso, originato da quell’assunto buonista che considera ciò che unisce, e trascura ciò che divide. Si cerca il positivo che indubbiamente può esistere in ogni religione, e ciò sarebbe motivo di rispetto e considerazione da parte della Chiesa Cattolica la quale “non rigetta di quanto è vero e santo in (ogni) religione” perché “riflette un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (Nostra Aetate,2).

 

Considerare pertanto questo raggio di verità, va bene, ma ne consegue l’impegno di coltivarlo al fine di una crescita che abbia come traguardo la conversione dell’infedele al cristianesimo.

Ma il Concilio non fa menzione di conversione; soltanto auspica che “essi (cioè i fedeli cattolici, ndr) riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio culturali che si trovano in essi (cioè nei credenti di altre religioni. ndr)”. Sembra chiaro tuttavia, che il Concilio parli non tanto ai fedeli cattolici quanto agli infedeli, verso i quali getta un ponte, tende la mano in atto di blandire, adulare e stimolare in loro un moto di avvicinamento per potersi incontrare e dialogare.

 

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Feb 23 2015

IL CAPITOLO CANONICALE DELLA CATTEDRALE DI VERONA

Category: Chiesa Cattolica,Chiesa veronesegiorgio @ 00:13

 

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La Cattedrale di Verona

 

 

Origine e significato della parola «Capitolo» e «Canonica»

 

Il Capitolo canonicale viene definito anche nell’attuale Codice di diritto canonico (c. 503)

«il Collegio di sacerdoti al quale spetta assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale…, inoltre adempiere i compiti che gli vengono affidati dal diritto o dal Vescovo diocesano».

 

Il Capitolo trae origine dall’antico presbyterium, dall’insieme cioè del clero locale che fin dai primi secoli costituì il senato del vescovo per quanto concerne la liturgia della cattedrale e l’amministrazione della diocesi.

 

I rapporti tra Capitolo e vescovo furono disciplinati lungo i secoli da varie disposizioni giuridiche di carattere generale e particolare.

 

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Dic 14 2014

LA FESTA VERONESE DI SANTA LUCIA: LA FANTASTICA NOTTE DEL 13 DICEMBRE TRADIZIONE VERONESE DEL TREDICESIMO SECOLO

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I banchetti  di Piazza Bra

 

 

I doni di Santa Lucia. Tradizione veronese del tredicesimo secolo

 

Singolari coincidenze quali il culto assai diffuso, simbologia della luce, 13 dicembre antico solstizio ed usanze precristiane ad esso legate, favorirono il nascere, fin da epoche antiche, di numerose e diversificate tradizioni popolari intorno alla figura di Santa Lucia, molte delle quali sopravvivono ancor oggi con inalterata genuinità.

 

Il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” o meglio “… la notte più lunga che ci sia” ha origine antica e si riferisce al calendario giuliano che con numerosi adattamenti fu utilizzato fino alla fine del ‘500, quando venne sostituito da quello gregoriano.  

 

Il 13 dicembre coincideva anticamente con il solstizio d’inverno, momento in cui, in epoca precristiana, la gente si scambiava doni augurali in vista della nuova stagione.

 

La notte tra il 12 e il 13 dicembre era la più lunga dell’anno. Ma dal mattino del 13, festa di Santa Lucia, il sole riprendeva a splendere di più: in maniera quasi impercettibile all’inizio (a Santa Lussia na’ ponta de ùcia), ma sempre un po’ di più passando i giorni (da Santa Lussia a Nadal on passo de gal). Anche il nome Lucia, singolare coincidenza, è collegato alla promessa di giorni  più chiari, di nuova luce fisica e spirituale.

 

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