Gen 26 2022

LA NECROPOLI DI PIAZZA CORRUBBIO A VERONA: DATI PALEOBIOLOGICI PRELIMINARI

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Lo scavo di Piazzale Corrubio.

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La necropoli è stata indagata nel 2009 nel corso di interventi archeologici condotti durante la costruzione di un parcheggio sotterraneo, eseguiti dallo Studio di Archeologia Cipriano-Meloni con la Direzione scientifica di G. Cavalieri Manasse (Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Nucleo operativo di Verona). 

Nel corso di quest’intervento vennero portate alla luce 249 tombe ad inumazione, di varia tipologia e grado di conservazione, oltre ai resti di alcuni edifici a carattere religioso-funerario, attualmente in corso di studio. 

Una seconda campagna di scavo condotta tra 2010 e 2011 dalla Cooperativa Multiart Soc. Coop, sempre alla direzione scientifica di G. Cavalieri Manasse, permise di mettere in luce altre 148 deposizioni. 

Dall’analisi dei dati archeologici, la necropoli risulta aver avuto un lungo periodo di utilizzo: dal III secolo d.C. all’VIII-IX secolo d.C.  All’interno di quest’arco temporale si sono potute distinguere tre fasi principali: una prima fase si estende dalla fine del III secolo d.C. all’inizio del IV secolo d.C., una seconda dal V al VII secolo d.C. e una terza tra il VII secolo e l’VIII secolo d.C. 

La fase di abbandono rimane invece scarsamente documentata a causa di livellamenti frequenti in epoca antica e moderna che hanno mantenuto lo strato di frequentazione alla quota antica. 

I reperti e dati di scavo dalla necropoli di piazza Corrubbio sono attualmente oggetto di studio nell’ambito di un progetto di ricerca mirato ad acquisire una più ampia comprensione dell’area necropolare, condotto in collaborazione con la Soprintendenza del Veneto e coordinato da Daniela Cottica e Francesca Bertoldi. 

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Apr 07 2021

MONTORIO LE ORIGINE DEL FIUMICELLO

Il laghetto Squarà

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A Verona i corsi d’ acqua costruiti dagli antichi Romani sono sicuramente due: I’ Adigetto o Riofiol e il Fiumicello .  

L’ Adigetto iniziava a Castelvecchio e terminava al Ponte Aleardi, era stato costruito per vari motivi:  come scarico delle acque durante le piene dell’ Adige, era navigabile e per difesa della città romana nell’ansa dell’Adige creando così un’ isola. Oggi il percorso dell’Adigetto è riconoscibile all’esterno, verso Porta Nuova, delle antiche mura di Piazza Bra.  

Il Fiumicello nasce dal Laghetto Squarà a Montorio e anche quello sfociava nell’ Adige di fronte all’Adigetto .

Quando scrissi un’ articolo sul Fiumicello nel 1995   ( A. Solinas , Il Fiumicello 1900 – 1995 , in: C’era una volta . . . in Veronetta, tra storia e cronaca n. 3;   Comitato benefico di S. Toscana, Verona 1995)…  sorsero delle contestazioni,  alcuni lettori, infatti, non erano d’ accordo sull’ origine del Fiumicello come acquedotto.  Molti ritenevano che il cunicolo scoperto in fondo al Vicoletto cieco Fiumicello fosse quella famosa galleria che la tradizione ci racconta cioè che dal Castello di Montorio partiva una galleria che conduceva in Arena. Perciò quest’ anno cercheremo di chiarire questi argomenti .

Diciamo subito che senza ombra di dubbio il percorso del Fiumicello è opera dell’uomo, perché si dirige verso la città ( a ovest ) invece di seguire il corso naturale che compie il Fibbio verso sud.

Ma l’ argomento più difficoltoso da contestare era quello che scriveva l’ ingegnere Mario Benini , che fu per un periodo dirigente dell’ Acquedotto Municipale della nostra città. 

Nell’ articolo  “L’acquedotto di Verona ” edito da Vita Veronese nel 1967 egli scrive : « ( . . . ) i romani preferivano le acque sorgenti alle acque correnti del Lorì  (di Avesa n. d.s .) e le sorgenti di Montorio, e quindi con poche garanzie circa la loro potabilità . . . I tecnici romani scartate le sorgive di Sommavalle e Fontana del Ferro, perché insufficienti, e quelle della Valpantena, perché già sfruttate, si orientarono per le sorgenti di Parona e di Novare . . . » .

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Dic 12 2019

IL PRIMO CRISTIANO DI VERONA ERA UN BIMBO DI 3 ANNI

L’epigrafe a San Procolo per Victor(i)nianus, morto a due anni e 11 mesi dopo essere stato battezzato (BATCH)

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Si chiamava Victorinianus, è vissuto alla fine del IV secolo dopo Cristo ed è morto in tenerissima età (per un motivo che si è perso nella notte dei tempi), a nemmeno tre anni: è lui il più antico cristiano veronese di cui abbiamo testimonianza. Il primato, appunto quello di iscrizione paleocristiana più antica di Verona, appartiene a un’epigrafe ritrovata lungo le scale che conducono alla cripta dell’antica chiesa romanica di San Procolo, a poche decine di metri da San Zeno.

Un’iscrizione riaffiorata durante i lavori, datati anni Ottanta, di recupero funzionale dell’edificio sacro sorto sull’area di un sepolcreto romano dove, evidentemente (grazie al piccolo Victorinianus ne abbiamo ora le prove) già nel IV secolo era previsto un settore dedicato alla comunità cristiana. Già allora era stata fotografata e studiata.

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Nov 18 2019

LA STRUTTURA ANTIGHIACCIO DELL’ARENA DI VERONA

 

 

Le gradinate dell’Arena, prima di essere delle gradinate, sono un tetto che protegge gli arcovoli sottostanti.

Quando gli antichi romani arrivarono nella Gallia Cisalpina, trovarono un situazione climatica molto diversa da quella di Roma: con clima più piovoso, inverni molto più freddi, nebbiosi e spesso con temperature sottozero.

Nella costruzione dell’ Arena avevano intuito che lasciare le gradinate e gli arcovoli sottostanti in balia di tale clima ne avrebbe destabilizzato, nel corso dei secoli, le strutture.

 

 

Arrivarono a risolvere tale problema con un efficace intuito ingegneristico-architettonico: esportarono a martellina circa un  centimetro di pietra dalla superficie superiore dei gradini, lasciando un leggero rialzo solo sui bordi laterali di contatto, e appoggiandoli poi con un’ impercettibile inclinazione verso l’interno.

 

 

Questo ha permesso per secoli l’impossibilità dell’acqua di entrare nelle strutture sottostanti.

Tale tecnica non è mai stata più usata nei vari restauri successivi.

 

 


Ago 22 2019

8 SETTEMBRE 1943. FUGA DALLE CASERMETTE (CASERMA DUCA) DI MONTORIO VERONESE

Casermette di Montorio

 

 

Carissimi,
come saprete da molti anni mi occupo della ricerca dei parenti di caduti in guerra, deceduti in prigionia e sepolti nei Cimiteri Militari Italiani d’Onore in Germania, Austria e Polonia.
Dalla pubblicazione del mio blog (
Dimenticati di Stato) ricevo decine di richieste di ricerca, che cerco sempre di esaudire nel minor tempo possibile.


Qualche giorno fa’ mi e’ arrivata una mail un po’ particolare.

Mi scrive da Codogno (Lodi), il figlio di un ottantaseienne chiedendomi di aiutarlo in una ricerca per conto del padre.
Il Signor Monai Faustino, classe 1924, si trovava alle Casermette di Montorio (ora Caserma Duca) l’8 settembre 1943, giorno in cui fu annunciato l’armistizio e migliaia di militari italiani finirono in ostaggio dei tedeschi. La caserma fu completamente circondata dai soldati della Wermacht e gli occupanti fatti prigionieri per essere deportati in Germania.
Per sua fortuna il signor Monai, e alcuni altri con lui, riuscì a fuggire passando dalle fognature, che, secondo il suo racconto, sbucavano nei pressi di una corte in aperta campagna. Fu accolto, rifocillato e gli vennero dati degli abiti civili, così poté raggiungere la ferrovia, prendere un treno e tornare a casa, evitando la deportazione in Germania.
Ora, dopo 67 anni dagli eventi, questo signore vorrebbe venire a Montorio per rivedere quella cascina e magari le persone che contribuirono a evitargli 20 mesi di internamento, salvandogli probabilmente la vita.
Per questo mi rivolgo a voi, auspicando che possiate pubblicare queste righe e la lettera inviatami dal signor Monai, nella speranza che qualcuno si ricordi di quei ragazzi, permettendo magari di poterli far incontrare.
Sono in contatto con il figlio del signor Monai, che intende venire a Montorio nel mese di aprile o maggio.
Vi terrò informati.
Il Monai parla di un tombino all’interno del cortile delle Casermette che fungeva da fognatura e che scaricava in aperta campagna. Quale poteva essere la corte dove si recarono i tre militari in fuga?

 

Spero di riuscire a trovare delle risposte da poter girare al signor Faustino.

Di seguito la lettera del signor Monai.

Roberto Zamboni

 

Breve storia della fuga dalle Casermette di Montorio Veronese, l’indomani dell’8 settembre 1943

 

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Mag 09 2019

VAL D’ILLASI RILEVAMENTI ARCHEOLOGICI A CURA DI LANFRANCO FRANZONI. 1975

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 00:42

 

Val d’Illasi. Carta archeologica 1975

 

 

          – SELVA DI PROGNO.

 

Prov. Verona, Com.Selva di Progno.

 

In località imprecisata si rinvennero oggetti del Neo-eneolitico. Nella sabbia ghiaiosa, alla profondità di cinque metri, fu trovata un’accetta di bronzo. Dispersi. (F. Zorzi)

 

L. Pigorini, in “B.P.I.”, II, 1876, p. 131.

A. Goiran, Catalogo degli oggetti presentati all’Esposizione preistorica Veronese,Verona 1876, p. 51.

 

            –VELO VERONESE.

 

Prov. Verona, Com.Velo Veronese.

 

Nei Covoli di Velo, specialmente nel secolo scorso, si rinvennero a varie riprese, materiali preistorici. Essi furono però raccolti senza riguardo alla stratigrafia e quindi oggetti di epoche diverse vennero confusi. Si ritrovarono numerosi manufatti di selce, in gran parte neo-eneolitici, cocci e qualche vaso intero neo-eneolitici e dell’età del ferro, resti di fauna olocenica e pleistocenica, (Ursus speloeus).A queste ultime erano associate industrie del Paleolitico Medio (Musteriano alpino? ). ( Zorzi).

G. Omboni, Di alcuni oggetti preistorici delle caverne di Velo Veronese, in “Atti della Soc. It. di Se. Nat.”, voi. XVIII, Milano 1875

G. Pellegrini— G. Omboni, in “Arch. Antr. Etn.”, vol. V, Firenze 1875, pp. 85, 133, 403.

G. Strobel, in “B.P.I.”, II, 1876, p. 11 sgg.

A. Goiran, Catalogo degli oggetti…,pp. 15 e 19.

G. PellegriniG. Omboni, in “B.P.I.”, XXV, 1899, p. 210.

R. Battaglia, in “B.P.I.”, XLIII, 1923, p. 130.

F. Zorzi, Contributo alla conoscenza della civiltà campignana nel Veronese, in “Memorie del Museo Civico di St. Nat. di Verona”, I, Verona 1948.

 

Alla sommità del Monte Purga si trova un piccolo castelliere, scavato sistematicamente da F. Zorzi nel 1950. Tale scavo mise in evidenza una parte del sistema difensivo e permise di raccogliere copiosi materiali, specialmente cocci dell’età del ferro. (F. Zorzi)

Museo Civico di St. Nat. — Verona.

F. Zorzi, Il castelliere di M. Purga di Velo Veronese, in “Atti dell’Accademia di Verona”, serie V, voi. XXVI, 1949-50.

 

L’Orti segnala di aver scoperto sul Monte Purga molte monete romane. Fra queste, egli descrive una moneta d’argento spettante alla gens lulia,una di bronzo d’Augusto ed un’altra di Gordiano Pio. Fra le altre rinvenute, ricorda che ve ne fossero di Claudio il Gotico, di Tacito, di Costantino, di Teodosio, di Graziano e di Valentiniano III. Lo stesso A. avverte che sul monte Purga “veggonsi qua e là sparsi gli avanzi di ben munita fortificazione”.

 

G. Orti, opra un frammento d’antica consolare iscrizione,Verona 1833, Cfr. p. 7, nota 1.

 

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Feb 17 2019

STRAORDINARIA SCOPERTA A NOGAROLE ROCCA – TROVATA LA PIÙ GRANDE NECROPOLI D’ITALIA

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 11:33

Un archeologo durante un lavoro di scavi in un sito

 

 

Valeria Zanetti .  14.febbraio.2019

 

La più importante necropoli dell’Italia settentrionale, probabilmente utilizzata senza interruzioni tra l’età Campaniforme, dal 2500 al 2200 avanti Cristo, e l’età del Bronzo, dal 2200 al 1600 avanti Cristo, è stata scoperta a Nogarole Rocca. Per quasi mille anni i defunti della comunità che viveva in questo territorio, ricco di corsi d’acqua e di risorse, furono seppelliti nello scampolo di campagna ora delimitato tra il casello autostradale e la vasta area in corso di urbanizzazione, denominata Porta della Città, poco distante dall’insediamento su cui sta sorgendo l’hub logistico di Zalando.

 

A Pradelle,la frazione interessata dal ritrovamento, da mesi gli abitanti guardano con curiosità le montagnole di terra scavata su un appezzamento, non ancora raggiunto da strade asfaltate, ai bordi del quale parcheggiano spesso due o tre auto. Tanto che già si vociferava di qualche ritrovamento archeologico: chi parlava di ossa, chi di utensileria. Ora però la notizia è ufficiale e contenuta in un comunicato congiunto della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Verona, Vicenza e Rovigo e del Comune di Nogarole, postato sulla pagina Facebook dell’ente locale.

 

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Gen 11 2019

SI È SPENTO L’ARCHEOLOGO ANGLO-VERONESE PETER HUDSON

8  GENNAIO 2018, Ci rattrista l’improvvisa scomparsa del collega Peter Hudson, figura di riferimento non solo per l’archeologia urbana. Esprimiamo le nostre condoglianze ai familiari. I funerali si terranno alle 15,15, sabato 12 gennaio nella sala evangelica presso il cimitero monumentale di Verona.

SAP società archeologica srl.

 

Peter Hudson in foto del 2002

 

 

E’ MORTO  ALL’OSPEDALE DI NEGRAR L’ARCHEOLOGO INGLESE, MA VERONESE DI ADOZIONE, PETER HUDSON.

 

8  GENNAIO 2018 –  Si è spento all’ospedale di Negrar l’archeologo inglese, ma veronese di adozione, Peter Hudson, nato a Manchester il 26 settembre 1954. Ne ha dato notizia su Twitter la Soprintendenza di Verona: «A lui si devono tutte le maggiori conoscenze sull’altomedioevo veronese. La Soprintendenza lo ricorda come uomo di grande cultura e conoscenza archeologica e come persona e di notevoli vedute e umanità».

Peter Hudson, per citare alcuni dei suoi molteplici interventi, ha diretto gli scavi nel Cortile del Tribunale, ha lavorato agli scavi scaligeri, ha diretto gli scavi archeologici durante i lavori del sottopasso di Porta Palio, in occasione dei Mondiali ’90, e poi la Postumia in corso Cavour.

 

IL LUTTO. IL RICORDO DELL’ARCHEOLOGO CHE SI È SPENTO A 64 ANNI: È STATO IL PROTAGONISTA DELLE PIÙ IMPORTANTI CAMPAGNE DI SCAVO TRA GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA IN CITTÀ

 

L’inglese che ci ha fatto scoprire Verona

 

Peter Hudson, nato a Manchester, si era stabilito qui dopo aver lavorato per Porta Palio, la via Postumia, il cortile del Tribunale

  

 

 

Peter Hudson fotografato nel 1997 al lavoro negli scavi di via Mazzini 

 

Alto, barba e capelli rossi, mani grandi da portiere: era inconfondibile Peter Hudson da Manchester, l’archeologo inglese che ha fatto scoprire Verona ai veronesi guidando le più importanti campagne di scavo in città tra gli anni Ottanta e Novanta insieme con la sovrintendente di allora Giuliana Cavalieri Manasse.

 

Se n’è andato in poche settimane all’età di 64 anni (come anticipato ieri da L’Arena), lasciando la compagna Gabriella e il figlio Thomas, all’ospedale di Negrar dove era ricoverato da alcuni giorni e lasciando una enorme mole di ricordi e di testimonianze in chi ha vissuto con lui quella stagione che il suo amico e collega Simon Thompson, pure lui di Manchester, compagno di studi di Peter, che come tanti altri inglesi ha scelto di stabilirsi nella nostra città, chiama «periodo d’oro».

Peter Hudson, una laurea in archeologia all’università di Lancaster, ha avuto meriti enormi: grazie a lui, a un inglese che amava il calcio e il cricket, sono state riportate alla luce le pagine più interessanti del passato di Verona, chiudendo definitivamente l’era degli scavi fatti con le ruspe per sostituirli con campagne di scavo certosine, da quelle romane a quelle altomedievali, con pennello e pazienza.

 

 

 

1991: Peter Hudson con Giuliana Cavalieri Manasse nell’area di scavi per il sottopasso di Porta Palio

 

«Negli anni Ottanta e Novanta eravamo in pochi ad occuparci di archeologia in quel modo», racconta Simon Thompson, compagno di scuola, collega di tante avventure archeologiche di Peter Hudson. «Peter arrivò in Italia cominciando da alcuni lavori di scavo a Pavia, poi si trasferì a Verona per gli scavi condotti dalla soprintendente Cavalieri Manasse. Cominciò alla Rocca di Rivoli. Poi si spostò in città per gli scavi del Cortile del Tribunale, ora Scavi Scaligeri, insieme con l’architetto Libero Cecchini e fu un apripista nel Nord Italia».

Con quegli interventi di recupero archeologico infatti si aprì, spiega Thompson, una nuova epoca: «Cambiò completamente il metodo di lavoro perché si cominciò a lavorare in modo stratigrafico, nel rispetto delle varie epoche, sotto la direzione degli esperti. Si chiuse il periodo delle ruspe che scavavano tutto e degli operai che buttavano via qualunque cosa. Questo fu uno dei suoi grandi contributi all’archeologia: il metodo stratigrafico».

 

Peter Hudson non si sposterà più da Verona e dal suo centro storico. «Dopo il cortile del Tribunale, lavorammo insieme per gli scavi del Campidoglio cittadino, sotto Palazzo Maffei e Corte Sgarzerie dove ora gli scavi sono visitabili».

 

Arrivarono i Mondiali di calcio del 1990 e gli scavi dei sottopassi in circonvallazione. «Ricordo la campagna di scavo per il sottopasso di Porta Palio con la soprintendente Cavalieri Manasse. Vennero trovati tantissimi resti medievali e tombe. Per non parlare poi del lastricato della via Postumia, riportato alla luce sotto corso Cavour».

 

1999:  Peter Hudson   al lavoro sulla   Postumia in corso Cavour 

 

Che cosa resta di tutto questo? «È stato trovato tantissimo materiale interessante e prezioso, di epoca romana e medievale; servirebbe ora per la città il museo archeologico nazionale, ma non si riesce ad andare avanti, è ancora fermo».Una Verona che rischia di dimenticare queste pagine della sua storia e i suoi protagonisti. «Io spero che la città trovi il modo di ricordare il lavoro prezioso di Peter Hudson. Lui non era solo un archeologo da campo ma un vero studioso, un grande appassionato del periodo Longobardo e altomedievale, si immergeva negli studi in biblioteca, cercava e studiava documenti, ceramiche, testimonianze. Ha dato un contributo enorme alla storia di Verona e del Nord Italia. Il modo migliore per ricordarlo sarebbe riaprire in suo onore gli Scavi Scaligeri, con il suo nome, una foto. E magari la cittadinanza onoraria alla memoria….».

 

 

LA «CAMPAGNA DI RIVOLI». NEL 1978 SULLA ROCCA COMINCIÒ L’AVVENTURA VERONESE DELLO STUDIOSO

 

Il giovane Peter con gli amici alla riscoperta del Castello

 

Banterla: «Fu “adottato” dalla gente e tanti giovani diedero un aiuto»

 

Un legame speciale unisce Peter Hudson e Rivoli. Proprio qui, infatti, a partire dal 1978 l’archeologo anglo veronese diresse la campagna di scavi ai resti del castello medievale sulla Rocca a picco sulla Chiusa su incarico della pro loco del paese. E qui fece le sue prime, importanti scoperte.

 

«A Rivoli ebbe inizio il brillante percorso scientifico di Hudson, che divenne uno dei più importanti ricercatori di archeologia medievale e urbana, fino ad allora non molto considerata in Italia per il “primato” dell’archeologia classica» svela l’amico Gino Banterla, allora presidente della pro loco e oggi consigliere comunale. «Me lo aveva indicato il suo professore all’università di Lancaster, Hugo Blake, con cui si laureò in archeologia medievale. Da allora diventammo amici».

Il segno distintivo di quegli scavi fu la grande partecipazione della popolazione locale e gli studiosi inglesi furono “adottati” dalla gente. A tal punto che l’esperienza della campagna medievale alla Rocca è ancora viva nella memoria collettiva, a Rivoli. «Hudson conquistò la simpatia della gente con il suo carattere espansivo e ironico» continua Banterla. «Al gruppo di archeologi inglesi si affiancarono alcuni volontari rivolesi e le donne si diedero da fare per garantire a tutti un buon pasto ogni giorno».

Gli scavi condotti dall’esperto archeologo misero bene in rilievo l’importanza strategica di quel castello, in cui nell’Ottocento venne ambientato il romanzo storico di Osvaldo Perini “La Castellana di Rivoli”, e portarono alla luce una serie di manufatti che furono poi oggetto di una mostra.

 

«Quei reperti, che non si sa bene dove siano finiti, nei progetti del Comitato Rivoli ’97 avrebbero dovuto costituire una sezione medievale di un grande museo del territorio da istituire al Forte» conclude Banterla. E rivela: «Con Peter ne avevamo parlato più volte. Purtroppo non c’è stato il tempo di realizzare insieme a lui quel sogno».

Negli anni Settanta la pro loco di Rivoli, guidata da Banterla insieme a Dario Testi e Giorgio Zerbini, era una realtà giovane, battagliera e all’avanguardia sotto molti aspetti. Chiedeva un rinnovamento e promuoveva iniziative culturali di valorizzazione sia delle testimonianze storiche, archeologiche e monumentali sia dei prodotti locali. Combatté anche dure battaglie per difendere il territorio dalle lottizzazioni selvagge, dall’apertura indiscriminata di cave e dagli insediamenti industriali.

 

Fonte: srs di MAURIZIO BATTISTA, da L’Arena di Verona del 10 gennaio 2018

 

 

PETER JOHN HUDSON, L’ARCHEOLOGO CHE AVEVA VERONA NEL CUORE

 

Foto in alto: Peter John Hudson a Verona con alcuni suoi giovani collaboratori (Paola Fresco).

 

CON LUI I VERONESI PERDONO UN TESTIMONE IMPORTANTE DELL’EVOLUZIONE DELLA CITTÀ DALLA SUA FONDAZIONE, UN INNOVATORE DELLA TECNICA DI SCAVO STRATIGRAFICO, CHE SI POI SI È DIFFUSA IN TUTTA ITALIA.

 

Una dedizione indefessa al lavoro di scavo archeologico e un approfondito studio della storia della nostra città: ecco i tratti distintivi della figura dell’archeologo Peter John Hudson che ci ha lasciato improvvisamente martedì 8 gennaio. L’archeologo inglese, nato a Manchester il 26 settembre 1954, era arrivato a Verona nel 1981, per dedicarsi con uno straordinario lavoro agli Scavi Scaligeri dell’ex tribunale, purtroppo oggi chiusi al pubblico. Si trattò del primo scavo urbano così esteso fatto in una città italiana con l’utilizzo del metodo stratigrafico: circa 1500 metri quadrati per una profondità di 3,5 m. che hanno attestato l’evoluzione della storia di Verona dal suo primo insediamento romano nell’ansa del fiume, intorno al 48 a.C., fino al periodo scaligero. Ciò che colpiva in lui era la capacità di sintesi e di interpretazione del dato archeologico che sapeva collocare e datare con grande competenza.

 

Nel ’90 entra, come socio fondatore e direttore tecnico, nella cooperativa veronese Multiartacquisendo l’importante commessa del sottopasso di Porta Palio, al quale parteciparono anche vari studenti inglesi. Quindi a Povegliano diresse lo scavo della Madonna dell’Uva Secca da cui emersero tombe pre-romane e longobarde, lavorando sempre in collaborazione con la direttrice del nucleo operativo della Soprintendenza del Veneto Giuliana Cavalieri Manasse.

 

1988:  Gli scavi davanti a Porta Borsari 

 

Tra il 1997 e il 1999, durante gli scavi Agsm in via Mazzini, fu il protagonista della scoperta delle mura che Gallieno costruì nel 265 d.C. intorno all’Arena affinché non rimanesse baluardo nelle mani dei barbari: nell’area della farmacia Due Campane egli scoprì il tratto che le collegava all’allineamento di via Alberto Mario. Emersero tra gli altri i resti di una bella scalinata di un tempio che fu demolito per far spazio alle mura. L’anno dopo fu la volta degli scavi in Corso Cavour dove mise in luce, in tutta la sua maestosità, la via Postumia che denominò “autostrada dell’antichità” larga 14 m fino ai 16 m dell’area di Castelvecchio.

 

Fu poi la volta di Palazzo Maffei e quindi della Basilica romana in fondo a via Mazzini, dove oggi un tratto di pavimentazione più scuro ricorda la presenza dell’abside sottostante, solo per citare i suoi lavori più eclatanti. I problemi burocratici che incontrava sugli scavi e che ne ostacolavano il lavoro affliggevano il suo cuore di leone appassionato, dalla criniera fulva e dalla corporatura imponente, sempre pronto all’azione: alla città rimane l’esempio della sua figura dal carattere sensibile, umile e generoso, e tutti i dati storici che sono stati raccolti ed elaborati grazie al suo amore profondo per l’archeologia.

 

Con lui Verona perde un testimone importante dell’evoluzione della città dalla sua fondazione, un innovatore della tecnica di scavo stratigrafico, che da Verona poi si è diffusa in tutta Italia. A lui il mondo accademico, che poco frequentava per la sua predilezione al lavoro sul campo, deve molto.

 

Giulia Cortella

 

Fonte: Srs di Giulia Cortella  da Verona -in, del  10 gennaio 2019-01-10

Link: https://www.verona-in.it/2019/01/10/peter-john-hudson-larcheologo-che-aveva-verona-nel-cuore/?fbclid=IwAR2tfuhCDdr4hBioXuUnVW2Gr_FQfcGUzqQpeaKf8V66EtJBTIYtFCAs2IE

 

 


Ott 10 2018

LA PIETRA CHE HA CAMBIATO LA STORIA DE L’ARENA DI VERONA

Tabella in pietra con il numero LXIII    (63) 

 

 

Tutti noi sappiamo: ce  l’hanno detto, e l’abbiamo letto,  che l’Ala dell’Arena è crollata a seguito del terribile terremoto  del 1117,   questa pietra ci dice  che non è vero.

 

Negli scavi archeologici, effettuati in via Mazzini  tra il 1997/1998 , uno dei blocchi incastrati nelle mura tardo romane   recava scolpito il numero LXIII.  (63).  Quella pietra apparteneva all’anfiteatro posizionato  a fianco   di uno dei quattro archi “sopravvissuti”  dell’ala esterna che ha il numero LXIII (64). 

 

L’arco dell’Ala con il numero LXIIII  (64)

 

 

Il dato è importantissimo: indica che l’anello andò distrutto non durante il terremoto del 1117, ma in occasione della costruzione della seconda cinta muraria della città….

 

Forse per recuperare materiale per la costruzione delle mura,  ma soprattutto per diminuire l’altezza  dell’edificio   che, malgrado le nuove mura della città fossero più alte di circa 6 metri delle precedenti,      era ritenuto pericoloso  in caso di attacco se conquistato dai  nemici… L’Arena venne abbassata di circa 12  metri   e mantenne comunque la normale  funzionalità della cavea  interna.

 

Rimane sempre aperto il periodo della distruzione dell’ala, eterna diatriba,  che va dal  265, Imperatore  Gallieno,  al  493-506  di   Teodorico il Grande 

 

 

 

 

 


Set 04 2017

LA VERONA PERDUTA— ARCHEOLOGIA, SFOGO DELLA GIULIANA CAVALIERI MANASSE: «PIAZZA ARDITI, UN’OCCASIONE PERSA».

Girava l’anno 2010

 

Cantiere Come si presentavano gli scavi in piazza Arditi

 

 

«Si poteva creare un deposito coperto come quello di piazza Poste»

 

I progetti che riguardano il sottosuolo di Verona sono occasioni per l’archeologia urbana, le uniche possibilità in effetti di andare a indagare cosa si nasconda sotto il livello stradale.

 

«Ma molto spesso si tramutano purtroppo in occasioni perse».

 

E’ il pensiero di Giuliana Cavalieri Manasse, direttrice del nucleo operativo veronese della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto.

 

Una delle «occasioni perse» in passato, è la via Postumia nascosta sotto corso Cavour, «ma almeno – spiega Manasse – la via Postumia è rimasta lì sotto, e se in futuro ci saranno i mezzi e le possibilità si potrà pensare a un progetto di valorizzazione diverso rispetto alla soluzione dell’interramento».

 

Ma la direttrice si sfoga, e spiega che quanto è successo in piazza Arditi è molto più che un’occasione persa.

 

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Mag 25 2017

VERONA 2008: IL SINDACO FLAVIO TOSI TUONA CONTRO LE SOPRINTENDENZE

 

Girava l’anno 2008 è il sindaco di Verona dava esempi  granitici della sua sensibilità culturale

 

Il sindaco di Verona Flavio Tosi

 

 

LA POLEMICA. Il sindaco attacca gli uffici territoriali del ministero dei Beni culturali competenti per la tutela del patrimonio storico. «Non possono bloccare la crescita della città, devono avere tempi veloci e regole certe». «Un muro antico in più non aggiunge nulla mentre alla città servono posteggi».

 

Contro le Soprintendenze, colpevoli di «frenare la crescita della città», si era già scagliato in campagna elettorale.  E ora, ai primi ostacoli, le bordate del sindaco Flavio Tosi ripartono.

 

Del resto, come abbiamo documentato ieri, tutti gli scavi iniziati in queste ultime settimane per i parcheggi pertinenziali, da piazza Viviani a piazza Arditi e lungadige Capuleti hanno tutti fatto emergere pagine di storia della Verona antica.

Deve quindi intervenire la Soprintendenza, sia essa archeologica o ai beni ambientali, con le competenze e i tempi che le sono propri.

 

E qui scatta l’ira del sindaco.

 

«Non è ammissibile che lo sviluppo e la crescita di una città vengano fermati dalle Soprintendenze», dice Tosi commentando il fatto che molti cantieri cittadini siano bloccati, in attesa di un parere da parte della Soprintendenza archeologica.

«Tutti gli enti pubblici devono avere dei tempi e delle regole di funzionamento – ha aggiunto il sindaco – cosa che però non avviene nel caso delle soprintendenze che sono un organo di derivazione borbonica e hanno potere assoluto, in grado di fermare anche per anni qualsiasi opera pubblica o privata, anche se strategica per la città, come si può vedere nel caso del parcheggio di piazza delle Poste».

 

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Apr 18 2017

VERONA – PIAZZA CORRUBBIO: TROVATE ALTRE TOMBE

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 08:59

 

Girava sempre l’anno 2010 e in piazza Corrubio “era una tomba diedro l’altra”

 

Piazza Corrubbio nel mese di giugno 2010

 
«Ma i cantieri non si fermeranno». I commercianti temono il blocco. L’assessore Corsi rassicura. Il Pd chiede sgravi fiscali.

Nuovi reperti nel cantiere di Piazza Corrubbio: sono emersi di recente dagli scavi una struttura absidata e una tomba con copertura a volta. E subito i commercianti temono un ennesimo arresto dei lavori, per quanto l’ipotesi sia prontamente smentita dal Comune. 

 

Ma i commercianti della zona non paiono tranquillizzati dalle rassicurazioni dell’amministrazione, anche perchè sostengono che da giorni solo pochi operai sono all’opera nel cantiere: «Hanno promesso l’illuminazione e non si è vista, nuove insegne e non ce n’è traccia», osserva Paolo Simeoni, titolare della pizzeria al taglio.

 

Intanto sulla questione dei danni arrecati agli esercizi commerciali dalla presenza dei cantieri (come appunto in primis in piazza corrubio, ma anche in piazza Arditi), interviene il Pd: i consiglieri comunali Carlo Pozzerle e Fabio Segattini avanzano una proposta di delibera del Consiglio comunale che conceda sgravi fiscali (Tia, Cosap, ovvero plateatico, tassa sulla pubblicità) a vantaggio di quelle attività in prossimità di cantieri importanti e di lunga durata, proporzionando gli sgravi in base alla vicinanza dell’attività rispetto al cantiere.

 

«Può solo far piacere che il senso di colpa dei consiglieri del Pd produca proposte risarcitorie per le attività di piazza Corrubbio, per i danni che loro stessi e la Giunta da loro sostenuta hanno provocato con la scelta di realizzarvi il parcheggio», replica l’assessore Corsi. «Peraltro, l’amministrazione sta già provvedendo a sostenere i commercianti della zona e sta già facendo il massimo sforzo per accelerare il più possibile i tempi di realizzazione del parcheggio».

 

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Apr 12 2017

DESMONTÀ DI VERONELLA: NECROPOLI, TESORO SENZA FINE

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 00:07

Girava l’anno 2010

 

La campagna di scavi che ha portato alla luce la necropoli

 

 

Un nuovo ritrovamento importante nelle campagne dove si scava da trent’anni

Spuntano altre 24 tombe. Si tratta di sepolture risalenti alla fine dell’età del Bronzo

 

La necropoli di Desmontà non finisce di stupire gli studiosi. Il sito archeologico, venuto alla luce per la prima volta negli anni Ottanta nelle campagne fra Veronella ed Albaredo, offre nuove sorprese. Ormai ha un’estensione di 25mila metri quadrati. 

 

Nelle scorse settimanne la soprintendenza ai Beni archeologici di Verona, con il supporto della società archeologica «Sap» di Mantova e dell’associazione «Adige Nostro», ha compiuto l’ennesimo scavo in località Caneviera. 

 

Si è trattato di una piccola indagine, in un fazzoletto di terra di 400 metri quadri, lungo la provinciale che collega la rotonda del Miracolo ad Albaredo. 

 

Agli inizi di agosto, durante un’aratura profonda, il proprietario del campo si è accorto della presenza di macchie di terra nerastre.  Lo storico Beppino Dal Cero ha compiuto un sopralluogo e ha chiesto di fermare immediatamente i lavori agricoli, convinto che in quell’area ci fossero dei reperti preistorici da indagare. Il suo intuito non ha fallito. 

 

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Mar 09 2017

PIAZZA CORRUBIO. SI ALLARGA LO SCONTRO

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 07:38

Girava l’anno 2010

 

Piazza Corrubbio,  inumazione in anfora

 

 

IL PARCHEGGIO CONTESTATO. Dai consiglieri un altro attacco. E venerdì 22 assemblea pubblica

 

Il Pd: «Cambiare il progetto, con più verde e valorizzando i reperti» Corsi: «Ma quest’opera è stata voluta dalla passata amministrazione»

 

Rivedere il progetto del parcheggio pertinenziale interrato di piazza Corrubbio, a San Zeno. Con due priorità. La prima: valorizzare, esponendoli, i reperti archeologici trovati negli scavi, in modo particolare le tombe, creando un percorso storico-culturale che da San Zeno conduca in Bra, passando appunto da piazza Corrubbio. La seconda: ripensare il verde previsto sulla piazza una volta costruito il garage, salvando anche quello esistente su via Da Vico, aumentando il numero di alberi previsti, per creare un’ombra maggiore sopra le panchine.

 

MALE MINORE. A porre le due priorità, rivolgendosi all’Amministrazione comunale e alla Prima circoscrizione Centro storico per un’alternativa al progetto della ditta Rettondini, è il Partito democratico, con il consigliere comunale Fabio Segattini e quelli della Prima circoscrizione Susanna Fasoli e Matteo Mischi. I quali confermano, però, di ritenere ormai inevitabile che il parcheggio di piazza Corrubbio verrà costruito, dopo che un anno e mezzo di scavi hanno mandato su tutte le furie residenti, baristi, ristoratori e commercianti di San Zeno.

 

«Il Soprintendente ai beni archeologi del Veneto Vincenzo Tinè ha detto che il sito archeologico di piazza Corrubbio dovrebbe essere valorizzato istituendo un’area monumentale dove dovrebbero essere esposte le tombe più significative»,

dicono Segattini, Fasoli e Mischi, «e questa è un’autorevole conferma della posizione contraria che noi abbiamo sempre e coerentemente portato avanti nel confronti del costruendo parcheggio».

 

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Mar 06 2017

VERONA – IL QUARTIERE DI SAN ZENO IN ETÀ ROMANA

Basilica  di San  Zeno,  restauri  2010 

 

 

L’ individuazione del significato primario rivestito dal quartiere di S. Zeno nel panorama della romanità di Verona era già compiuta da Felice Feliciano attorno al 1463, quando dedicava all’amico Andrea Mantegna la sua silloge di iscrizioni latine (Verona, Bibl. Capitolare, Cod. CLXIX), che, prendendo le mosse da Verona, inizia elencando una ventina di epigrafi riunite attorno a S. Zeno e S. Procolo.

 

Questa larga presenza di materiale epigrafico nella zona trova la sua motivazione nel fatto che qui si estendeva la più grande necropoli della città romana. Le aree cimiteriali erano allora frazionate all’esterno della cinta urbana lungo le principali vie pubbliche. Così attorno a Verona abbiamo la presenza sicura di aree cimiteriali non solo a S. Zeno ma anche alla Trinità, presso la strada Claudia Augusta Padana diretta a sud, verso Ostiglia. Una terza necropoli era quella fra S. Nazaro e via XX Settembre, lungo l’importante strada romana nota come via Postumia, vero asse longitudinale della regione padana ed asse generatore dell’assetto viario di Verona romana. Anche la necropoli di S. Zeno, fedele a questa regola, si sviluppò lungo la via Gallica, diretta verso Brescia e Bergamo. Una necropoli minore è attestata nella zona di S. Giovanni in Valle.

 

In età paleocristiana presero forma nuove aree cimiteriali di più modesta consistenza, come quella attorno a  S. Elena, cioè in area urbana, e quelle di S. Stefano e di S. Pietro in Castello.

 

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