gen 23 2012

MONTE GRIGLIANO: LA SCOPERTA DELLE RELIQUIE DI SAN GIACOMO APOSTOLO (S.TI JACOBI MAIORIS APOSTOLI)

Category: Chiesa Cattolica,Verona storia e artegiorgio @ 00:01

Ossuario di San Giacomo

Cap. II

LA SCOPERTA DELLE RELIQUIE DI S. GIACOMO APOSTOLO

Verso la fine del Trecento, sul Monte Grigliano, proprio fra le rovine di questa chiesa preesistente, avvenne un fatto prodigioso, riportato dai testi e dalle cronache veronesi degli storici più rappresentativi: il rinvenimento delle reliquie dell’ Apostolo S. Giacomo.

La divergenza dei particolari fa supporre che parte di questa storia sia da considerare leggenda; è certo, tuttavia, che l’avvenimento è realmente accaduto ed è ammesso fra gli altri da: Maestro Marzagaia(1);  Raffaele Bagata(2),  Bonaventura Tondi(3), Ludovico Moscardo(4), Pier Zagara(5), Gerolamo Dalla Corte(6), Gian Battista Biancolini(7)’, Carlo Cipolla(8), Luigi Simeoni(9) …

Secondo le testimonianze fornite da questi storici, un contadino  di Lavagno di nome Filippo(10), zappando sul colle del Grigliano, fra le rovine dell’antica costruzione, scoperse un’urna contenente delle reliquie, attribuite all’ Apostolo Giacomo(11).

E veniamo ai fatti della scoperta.

I vari storici concordano, generalmente, nella narrazione di questo avvenimento, anche se forniscono delle particolarità differenti nel contesto del racconto. Ecco alcune delle testimonianze più significative.

Il Maestro Marzagaia, che fu contemporaneo ai fatti narrati e che, probabilmente, alla fine del XIV secolo si trovava nella città di Verona, scrive: «Filippo da Lavagno il 10 maggio fu degno d’essere svegliato da una voce divina, che lo invitò a recarsi sopra il cocuzzolo di un colle (allude a quello del Grigliano) e quivi scavare perché c’erano le reliquie di S. Giacomo. Fece lo scavo e le trovò »(12).

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gen 06 2012

FRATEL VITTORINO FACCIA: PROFETA DELLA SPERANZA SULLE ORME DI DON CALABRIA

Fratel Vittorino Vaccia ( val di sole febbraio 1980)

FRATEL VITTORINO FACCIA: PROFETA DELLA SPERANZA SULLE ORME DI DON CALABRIA

Mons.Fausto Rossi

PREFAZIONE

Eravamo nella cappella dell’antica chiesa di San Giacomo con i sacerdoti del Vicariato di San Bonifacio per un ritiro spirituale.

Mangiavamo con i religiosi dell’Opera di Don Calabria. Per caso mi trovai seduto a pranzo vicino a fratel Vittorino.

Mi spiego che non era un sacerdote, ma un fratello laico, che aveva fatto solo la terza elementare, ma che era diventato il figlio prediletto di don Calabria …

Poi continuo la sua presentazione raccontandomi che ora viveva nella casetta vicino alla portineria, all’inizio della salita che conduce alla casa di San Giacomo, e qui riceveva ogni giorno dalle 20 alle 30 persone che gli volevano parlare dei loro problemi e aspettavano un suo consiglio. “Venga a vedere se non ci crede … ” concluse lo straordinario fratello.

Cosi una mattina decido di presentarmi anch’io a San Giacomo di Vago (Verona). Si sta celebrando e fratel Vittorino in veste bianca legge le letture della Messa.

Dopo la Comunione, espone il Santissimo Sacramento come se si trattasse di una delle grandi solennità dell’anno liturgico celebrate dalla Chiesa. Lo incensa e di seguito, in processione, scende alcune scalette per accedere nella stanza di sotto dove indirizza l’incenso verso le statue della Madonna, di San Giuseppe e di San Michele Arcangelo. Infine passa ad incensare tutti i presenti dicendo: “Anche a voi desidero farlo perché avendo ricevuto il SS. Sacramento siete diventati la Casa di Dio … “. In me quelle Parole, quel profumo e quelle azioni così fervorose producono una strana impressione: mi sembra di essere già lassù nella Casa di Dio … Un canto e poi si passa nell’ampio corridoio dove riceviamo il biglietto numerato per poter essere ricevuti dal fratello.

Chi entra nello studio prega, riceve consigli, a volte e rimandato a pregare dinanzi a Gesù Eucarestia ed alla Madonna, infine e benedetto con il crocifisso di don Calabria. In ogni modo tutti escono confortati.

Quando arriva il mio turno il religioso mi confida di avere un gran male di testa perché deve sentire in continuazione sposi che si vogliono lasciare, fratelli e sorelle che sono gravemente ammalati, persone che non sanno perdonare, gente sola con forti bisogni spirituali o poveri che chiedono aiuto.

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gen 03 2012

I FUNERALI DI DON LUIGI MARIA VERZÈ: ILLASI DI VERONA PRONTA A DARE L´ADDIO
 AL SACERDOTE-IMPRENDITORE

Don Luigi Verzè

OMBRE & MERITI. Nella chiesa parrocchiale si svolgerà il rito funebre. La salma sarà sepolta temporaneamente nel cimitero del paese. La Guardia di Finanza acquisisce la cartella clinica di don Luigi Le sue condizioni cardiache erano critiche da tempo ma «ha pesato lo stress» per il crac del colosso sanitario milanese

Si svolgono oggi alle 14.30 a Illasi nella chiesa parrocchiale di San Giorgio i funerali di don Luigi Verzè, il sacerdote veronese fondatore dell´ospedale San Raffaele, morto a Milano all´alba del 31 dicembre all´età di 91 anni per arresto cardiocircolatorio.

Nella sua residenza privata in via Olgettina 46 è stata allestita la camera ardente, aperta per sole due ore, dalle 9.30 alle 11.30, per un «omaggio affettuoso». Sono previsti gli interventi di medici e docenti che hanno lavorato con lui, mentre ufficialmente non è prevista la presenza di autorità. Don Verzè sarà temporaneamente sepolto a Illasi, ma la salma sarà poi tumulata nella cappella della Madonna della Vita del San Raffaele, dietro all´altare.

Una morte avvenuta nel pieno della bufera per il crac finanziario dell´ospedale e proprio questo ha indotto la Guardia di Finanza ad acquisire la cartella clinica di don Luigi Verzè. A quanto si è appreso dall´ospedale San Raffaele le Fiamme Gialle hanno fotocopiato i dati clinici relativi a don Verzè nella giornata di ieri. Secondo quanto ha spiegato il portavoce dell´ospedale, Paolo Klun, si tratta di «una prassi consolidata per i casi di persone coinvolte in vicende finanziarie».

Ma chi era don Verzè? Personaggio controverso, discusso, sempre vicino ai potenti in primo luogo l´ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al quale aveva promesso di riuscire a prolungargli la vita fino a 120 anni, ma anche agli ammalati, ha creato uno dei più importanti ospedali nel campo della ricerca e voleva aprire proprio a Lavagno un nuovo centro di ricerca per monitorare i pazienti a distanza con un microchip sotto la pelle, utilizzando le ricerche del Mit di Boston. È stato ribattezzato in tutti i modi e non tutti erano eleganti: «Sua Sanità»; «il Berlusconi di Dio», «il prete manager».

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 AL SACERDOTE-IMPRENDITORE”


set 05 2011

DON ALBERTO BENEDETTI, IL “PRETE ANARCHICO” DELLA LESSINIA

A destra Don Alberto Benedetti

El prete dal Sheré : una vita autentica guidata dall’amore per la cultura, la scienza e il territorio con i suoi abitanti. La forza di non sottomettersi mai, la coerenza, il coraggio di un grande precursore. Tutte le sue esperienze raccontate dai libri, i pensieri e gli oggetti raccolti nella casa-museo di Ceredo (Sherè).

Occhiali rotondi da intellettuale, grossi scarponi da montanaro e una vecchia Renault 4. Così la gente  di Ceredo ricorda Don Berto, quel prete speciale, uomo di scienza e cultura che si definiva anarchico, che non celebrava più la messa nella chiesa del paese ma nella sua casa e che tuttavia continuava a considerarsi membro della Chiesa.

Don Alberto nasce a Ceredo nel 1911 da una famiglia molto povera. Il padre parte per le Americhe quando il figlio ha solo tre anni, episodio che segna la sua vita in maniera molto forte. Dapprima infatti, divenuto sacerdote, don Alberto decide di diventare missionario per poter aiutare gli emigranti all’estero, cosi come avevano fatto i missionari di Padre Bonomelli con il genitore.

«Cambia idea dopo il bombardamento del Seminario, fatto che gli fa perdere fiducia nei conclamati valori della scienza, della civiltà e della morale» ci racconta l’insegnante Nadia Massella, curatrice degli scritti e amica di don Benedetti per molti anni.

«Diventa anarchico perché gli Stati non possono distruggere la cultura dei popoli» prosegue la professoressa

«Da quel momento riconosce solo le leggi della natura, non quelle scritte da altri uomini alle quali si riserva il diritto di disobbedire quando in disaccordo».

Don Alberto si ritira quindi a Ceredo, il paese natale. E’ la Lessinia del dopoguerra, impoverita dalla forte emigrazione, una terra in crisi d’identità, in bilico fra due ere: il passato ricco di fatica e tradizione e il futuro alla ricerca della modernità a fondovalle, in città, all’estero. Per don Alberto è in questo territorio che c’è da lavorare, per impedire che la gente debba abbandonare la propria famiglia e il proprio paese, staccarsi dalla cultura che l’ha generato e quindi perdere le proprie radici.

Don Benedetti è un uomo di azione, crede fermamente che l’uomo debba operare nel mondo per migliorare le proprie condizioni, nel rispetto dell’ ambiente che gli ha dato la vita e nei confronti del quale ha un grande debito. Non a caso sulla facciata dell’isba (capanna russa, ndr), l’abitazione da lui stesso costruita, campeggiano la visualizzazione della fotosintesi clorofilliana, la formula della relatività di Einstein e la famosa frase pronunciata dal Faust di Goethe: Im Anfang war die Tat (in principio era l’azione,).

«L’azione degli agenti chimici, la reazione, il fare come principio dell’essere, Dio» precisa Nadia. Azioni quelle di don Alberto volte a preservare la cultura della piccola comunità montana nei confronti dell’ omogeneizzazione della civiltà dei consumi, dei mass media e dell’allora globalizzazione.

Don Alberto si adopera, anche lavorando fisicamente, per collegare il paesino con la strada provinciale che scende nella Valpantena e prosegue a Verona, si interessa alla costruzione dell’ acquedotto affinché a Ceredo ci sia l’acqua corrente, costituisce delle cooperative per la lavorazione della pietra locale. Ma è nell’istruzione che don Alberto vede il più importante punto di partenza. Per questo, insieme ai professori Giovanni Solinas e Lorenzo Giacopini dà il via, nei primi anni ’70, alla scuola media serale che ha riunito per un anno 45 partecipanti adulti fra Ceredo, Fosse, Cerna, permettendo così a molte persone di ottenere il diploma della scuola dell’obbligo.

Don Alberto è un personaggio controverso, non vota, neppure DC, perché non si fida di nessun governo e non sempre è d’accordo con i suoi concittadini. Decide ad esempio di non celebrare più la messa in chiesa dopo il restauro, di cui avrebbe voluto occuparsi lui stesso. Non vi metterà più piede, preferendo officiare il servizio liturgico nella sua isba dedicandosi a studi e ricerche.

Il sacerdote ci lascia nel 1997 e insieme alla vita lascia nella sua casa migliaia di libri di scienza, tecnica, filosofia, letteratura italiana e soprattutto tedesca che sono stati alla base del suo credo.

Lascia volumi di tecnica, paleontologia  e preistoria che ne testimoniano la passione per la capacità di trasformazione dell’uomo nel suo divenire storico. Rimangono reperti bellici, oggetti metallici costruiti dal sacerdote stesso, la sua bicicletta con la quale perlustrava strade e sentieri. E’ una casa che è divenuta testimone del suo vissuto che la nipote Maria ha voluto preservare, anche grazie all’aiuto di Nadia Massella che ha curato l’archiviazione dei volumi della biblioteca. Maria vorrebbe rendere fruibile la casa al pubblico ed è soprattutto disponibile a far consultare i preziosi libri a chiunque fosse interessato. Per questo ne pubblichiamo il numero telefonico: 0457535063.

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GLI SCRITTI DI DON ALBERTO BENEDETTI

Insediamenti umani sulla montagna veronese, Taucias Gareida, Verona, 1983.

Montagne e montanari da Verona a Kufstein, La Grafica, Verona, 1987.

Storia naturale di faida, tipografia “La Grafica”, Verona, 1988.

Storie de l’arbio, tipografia “La Grafica”, Verona, 1991.

Aquile bianche del Monte Baldo, La Grafica, Verona, 1994.

Prediche inutili, “La Grafica”, Verona, 1998.

Numerosi inoltre i contributi Sul Quaderno Culturale della Lessinia. Diversi anche gli scritti su don Alberto, fra i più importanti:

Il film – Lessinia Heimat des don Alberto- “Lessinia patria di don Alberto“, regia di Josef Schwellensattl

A. Andreloni, Il prete dei castagnari, La Grafica, Verona, 2001

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UNA DELLE  PREGHIERE CON LA QUALE,  A VOLTE, TERMINAVA LA SANTA MESSA

AMA IL CREATORE

Ama la terra

Lavora gratuitamente,

conta su quello che hai e sii povero.

Ama qualcuno che non se lo merita.

Non ti fidare del governo,

di nessun governo,

e abbraccia gli esseri umani,

nel tuo rapporto con ciascuno di loro

riponi la tua speranza politica.

Approva nella natura quello che non capisci

E loda quella speranza,

perché ciò che l’Uomo non ha razionalizzato non ha distrutto …

Metti l’orecchio vicino alla terra e ascolta

I bisbigli delle canzoni future.

Aspettati la fine del mondo.

Sorridi,

il sorriso è incalcolabile.

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Fonte: srs di Debora Rollo, da Pantheon il magazine di Valpantena e Lessinia, (luglio 2011)

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ANARCHICO E SOLITARIO, ECCO IL «PRETE SALVEGO» CHE AMAVA I MONTI

[di Vittorio Zambaldo • 2001]

Un libro di Alessandro Anderloni su don Benedetti.  A quattro anni dalla sua morte il «prete dal Serè», don Alberto Benedetti, dal basso delle sue prediche inutili, continua a parlare con la voce degli amici che lo hanno conosciuto e di chi ne ha capito lo spirito e il messaggio…

Il giorno di Ferragosto 2001 nella chiesa della frazione Ceredo di Sant’Anna d’Alfaedo, don Luigi Adami, suo fraterno amico, lo ha ricordato in una messa animata con i salmi cantati dal coro La Falìa di Velo nella versione poetica di padre David Maria Turoldo e accompagnati all’organo da Bepi De Marzi. Il Vangelo della visita di Maria alla cugina Elisabetta è lo spunto per don Luigi per parlare delle strade percorse in montagna da don Alberto, del suo camminare per incontrare gli altri, nonostante si definisse «prete salvègo», «selvatico» per i più, «tramite per arrivare al vero Dio» invece per chi ne capiva l’anima e lo spirito.

È il succo anche del nuovo libro di Alessandro Anderloni «Il prete dei castagnari» (Edizioni La Grafica), presentato al termine della cerimonia religiosa dallo stesso autore e da Bepi de Marzi e che sarà oggetto di una nuova presentazione domani 19 alle 18 nel teatro parrocchiale di Velo.

Il libro prende lo spunto dalla tesi con la quale lo scorso anno Anderloni si era laureato in Lettere e quel materiale è servito per una rielaborazione e un ripensamento lungo 350 pagine sulla vita e le opere di don Alberto.

Il titolo è mutuato da una celebre frase del sacerdote: «Investi nel millennio. Pianta castagnari», un invito a considerare la vita un passaggio del quale dovremmo lasciare solo tracce positive per le generazioni future.

«Ho accelerato l’uscita del volume dopo i drammatici e tristissimi fatti di Genova nell’ambito del G8», rivela Anderloni, «perché anche don Alberto, a 77 anni, fu perseguito e perquisito dalle forze dell’ordine su mandato di qualcuno “in alto”.

Gli contestarono ricettazione e detenzione di armi da fuoco, a 77 anni, dopo una vita passata a studiare e amare la sua montagna, lui che anche durante la Resistenza non aveva neppure voluto tenere con sé la rivoltella che gli avevano offerto i partigiani ed esiste ancora la ricevuta della sua riconsegna in municipio. Non gli perdonarono mai il coraggio di dire la verità. Per questo fu etichettato e lasciato da una parte, anche dalle gerarchie della Chiesa di cui condannava le collusioni con il sistema capitalistico. Un sistema che aborriva perché regolato solo dalla logica del denaro», ricorda Anderloni.

Di fronte alla violenza calcolata degli Stati e delle loro polizie, don Alberto sosteneva che ogni legge punitiva è ingiusta.

Deprecava ogni forma di violenza, condannava le guerre, anche le cosiddette guerre umanitarie, inventate, volute e benedette per il solo guadagno dei capitalisti, quelli che chiamava «dinosauri del Quaternario», cioè dei nostri giorni.

«Gridò contro le multinazionali, contro l’informazione controllata e censurata, contro la gestione del potere politico, che diventa la gestione della ricchezza di pochi e della povertà di molti».

È quanto volevano dire in modo pacifico e nonviolento anche migliaia di persone che sono andate a Genova e sono state aggredite e picchiate. Abbiamo visto solo scene di violenza, non abbiamo sentito nessuno parlare del perché esistano le ingiustizie nel mondo, perché si continuino a produrre armi e ci sia la maggioranza della popolazione mondiale sempre più povera e depredata», aggiunge Anderloni.

Il riferimento alla Lessinia è inevitabile, come lo è stato per don Alberto, ritiratosi sui monti di casa dove lo spirito anarchico poteva gridare la sua libertà: andando a caccia, costruendosi una casa con le sue mani (Isba la chiamava), avviando una cooperativa di lavoro, facendo anche il prete a modo suo.

«Cosa direbbe di una Lessinia che subisce l’oltraggio di cave sconsiderate, aperte per arricchirsi ed esportare marmi altrove e non per servire a chi vive sul posto; di un Parco che, pur avendolo a suo tempo contestato, è oggi diventato rifugio e casa per quella selvaggina che a lui tanto piaceva, ma che è depredata con sistemi illeciti o uccisa da bocconi avvelenati?», si chiede Anderloni.

Un preludio di Bepi De Marzi apre il volume ricordando i fatti di Genova, dove anche la Chiesa «che raramente mostra di opporsi all’arroganza della ricchezza, ha camminato nei cortei della nonviolenza, nel sorridente e disperato desiderio di giustizia e di pace: con le decine di associazioni cattoliche e cristiane c’erano anche suore, frati, preti, con l’appoggio dichiarato coraggiosamente da qualche raro prelato dissociato dall’opportunismo e dal servilismo vaticano.

Cosa direbbe don Alberto se fosse ancora qui, seduto ai piedi di un solenne castagnaro?», si chiede De Marzi e risponde: «Forse sarebbe turbato come noi davanti a una Chiesa che accetta un vescovo mago e tormenta cristiani coraggiosi».

«Don Benedetti non ha fatto miracoli, non ha distribuito benedizioni e nemmeno ha tuonato in sermoni celebrativi o dissertato sulla fame dei poveri e sui vuoti meccanismi della fede seduto nei salotti mondani; don Alberto, dal potere ecclesiastico, dalle curie, dalle gerarchie che non ha mai voluto riconoscere, è stato tenuto sotto osservazione come un malato inguaribile. Perciò non verrà beatificato, in questo tempo che elargisce riconoscimenti e carriere, terrene e celesti, come mai era accaduto prima», commenta il compositore vicentino. Il prete dal Seré non richiamava folle con il pretesto del miracolo o degli effetti speciali, non aveva la smania della testimonianza, era piuttosto un “prete salvègo”, di cui si può solo intuire il tormento e l’inquietudine del «silenzio di Dio”, il vuoto angosciante di “non aver mani che accarezzino il volto», come recita una poesia di Turoldo.

Il prete dei castagnari di Alessandro Anderloni. Preludio di Bepi De Marzi. Edizioni La Grafica  per informazioni sul libro: lefalie@cimbri.it www.lefalie.cimbri.it


giu 28 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. IX. B ): LO SCISMA OCCIDENTALE (1378-1417)

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 10:28

Donatello e Michelozzo, Battistero di Firenze: Monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII

Alla morte di Gregorio XI, avvenuta nel 1378 poco dopo il suo ritorno a Roma, 16 cardinali si riunirono in conclave per eleggere il successore: 11 erano francesi, 4 italiani, 1 spagnolo. Il popolo romano, in ansiosa attesa, inscenò clamorose dimostrazioni per sollecitare la nomina del papa: tutti gridavano che volevano «un papa romano, o almanco italiano», nel timore che spostasse di nuovo la sede ad Avignone.

All’unanimità venne scelto l’arcivescovo di Bari, Bartolomeo Prignano, che in quel momento si trovava a Roma, ma non era cardinale. L’elezione non era stata ancora annunciata che la folla fece irruzione nel conclave: nella confusione del momento, si credette che il nuovo pontefice fosse il vecchio cardinale Francesco Tibaldeschi († settembre 1378), a cui, nonostante il suo imbarazzo, furono tributati onori solenni, mentre i cardinali fuggivano (sei di loro si asserragliarono in Castel S. Angelo), e il popolo metteva a sacco la dimora del cardinale (4.)

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giu 26 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. IX. A ): DA AVIGNONE A COSTANZA (1314-1415)

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 23:13

Avignone: Palazzo dei Papi

Come abbiamo avuto modo di accennare in precedenza, sono state molteplici le cause che portarono il papato a trasferirsi ad Avignone. Forse, la principale, dobbiamo riconoscerla nel fatto che l’Italia, e soprattutto Roma, non erano più così sicuri: lotte interne tra le signorie, e a Roma tra le famiglie, e poi la mancanza in Italia di una potenza sufficientemente forte che avesse a cuore l’indipendenza del pontefice, compito che a suo tempo fu svolto sia dai Normanni e un po’ dagli Svevi, sebbene questi ultimi alla fine cercheranno di piegare il papato alla loro volontà, causando la inesorabile messa in crisi dell’istituto imperiale (scomunica di Federico II).

Così ai pontefici non rimase altro che emigrare oltre i confini della penisola, in un primo tempo per porsi al riparo dalla minaccia dell’imperatore Federico II, mettendosi sotto il manto protettivo del re di Francia, e poi per celebrare in un territorio più sicuro, a Lione, quelle assise conciliari che permetteranno loro di intervenire nella difficile situazione che si era ingenerata (in Italia, in Terra Santa, la caduta dell’Impero latino d’Oriente, l’incremento fuori controllo degli istituti religiosi) e poi, con l’acquisto del Contado Venosino (con papa Clemente VI) e inquadramento del medesimo nello stato pontificio, si ebbe la definitiva evoluzione di questa transizione.

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giu 25 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VIII. C ): TEOLOGI DEGLI ORDINI MENDICANTI

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 23:10

S. Tommaso e s. Bonaventura. Lunetta, chiesa di S. Maria Aracoeli in Roma

Due (scuole) si contendono il primato speculativo dello scenario filosofico e teologico del pensiero medievale: la scuola francescana e la scuola domenicana.

La scuola francescana(15)

Con riferimento a questa scuola si possono distinguere tre fasi:

- con Alessandro di Hales che porrà in essere gli inizi di questa scuola, sviluppata dai suoi discepoli a Parigi e soprattutto da san Bonaventura(16) e dai suoi scolari;

- la generazione più giovane dei “bonaventuriani” e, in posizione critica, Pietro di Giovanni Olivi(17) che a  Firenze, conv. di S. croce dove insegnò, influì non poco sulla corrente degli “spirituali”;

- il gruppo intorno a Giovanni Duns Scoto(18), il più grande teologo inglese (1266-1308) che si distanziò sia dalla concezione agostiniana, sia da quella aristotelica tomistica in quanto tale.

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giu 24 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VIII. B ): LE UNIVERSITÀ EUROPEE

Category: Chiesa Cattolica,Scuola e dintornigiorgio @ 23:37

Museo civico di Bologna, altorilievo che raffigura alcuni studenti universitari (an. 1375c.)

Già nel secolo XII si erano formati centri culturali di portata europea, i quali si erano evoluti secondo modalità locali dalla propria origine di centro scolastico connesso ad una collegiata. Col tempo l‘interesse principale degli studiosi e degli studenti si concentrò su Parigi, Oxford e Bologna, anche se prìncipi e papi ne costituirono altri a Napoli, Toledo, Salamanca e Roma. Qui germinarono e si svilupparono quelle strutture che diedero poi vita alle università medievali propriamente dette.

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giu 24 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VIII.A ): LA SCOLASTICA; L’ETÀ D’ORO DELLA TEOLOGIA

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 08:19

Il secolo XIII può essere definito un‘epoca di cultura filosofico-teologica, l‘età d‘oro della metafisica. Grazie ad essa, la teologia divenne speculativa senza perdere il contatto con la Sacra Scrittura e con la tradizione patristica. L‘eredità greca, giudaica e araba non solo l‘ha arricchita, ma anche l‘ha preparata al confronto apologetico con il mondo del Giudaismo e dell‘Islam. È il periodo classico della cultura medievale, che raggiunge il suo vertice. Tre sono gli elementi che contribuiscono alla sua realizzazione:

- L‘affermarsi rapido delle università, specie a Parigi, Oxford e Bologna;

- La scoperta e l‘accettazione della “dottrina aristotelica” attraverso le traduzioni, i commenti e la sua rielaborazione nella filosofia e teologia cristiana; ciò avvenne con i commentatori arabi, i filosofi ebrei e gli autori greci (Proclo);

- Il contributo decisivo degli Ordini Mendicanti, i cui membri occuparono le cattedre più prestigiose e scrissero autentici capolavori.

Ma prima di tentare di fornire una rapida panoramica sulle salienti caratteristiche e i risvolti culturali di questa epoca penso sia doveroso operare una premessa indispensabile intorno alla tonalità filosofica che aveva preso piede e che animava lo sfondo mentale delle classi dotte dei primi due secoli del secondo millennio: l‘agostinismo.

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giu 22 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VII. D): GLI ORDINI MENDICANTI E LE RIFORME DI ORDINI NEL TARDO MEDIOEVO

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 23:29

I quattro grandi ordini mendicanti del medioevo furono i domenicani, i francescani i carmelitani e gli eremitani agostiniani.

Accanto ad essi esistettero altre comunità più piccole, il più delle volte raggruppamenti e confraternite religiose, che nel tardo medioevo furono organizzati sul modello dei Mendicanti. In parte la curia cercò di trovare così anche per essi delle forme giuridiche (come per es. per gli eremitani agostiniani, i serviti, i paolini, i guglielmiti ecc.). I Mendicanti possono essere come il corrispettivo ecclesiale delle tendenze eterodosse del movimento pauperistico dei secoli XII e XIII (H. Grundmann).

a)  I  Domenicani

Domingo de Guzmán (1170-1221), originario della vecchia Castiglia, proveniva dalla tradizione dei canonici, a somiglianza di Norberto e a differenza di Francesco.

Canonico regolare a Osma, in possesso di una buona formazione teologica e animato da spirito apostolico, egli voleva divenire originariamente missionario tra i cumani (abitanti della Crimea, allora considerata ai confini della cristianità), quando venne a conoscenza del problema degli albigesi nella Francia meridionale.

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giu 22 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VII. C): NUOVE FONDAZIONI EREMITICHE E MONASTICHE DEI SECOLI XI-XII; VITA APOSTOLICA E PREDICAZIONE ITINERANTE

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 06:29

Quasi contemporaneamente al fenomeno del papato riformista successivo al 1046 e al gregorianesimo, il paesaggio religioso della cristianità fu percorso da diversi movimenti.

a)  Il movimento eremitico toscano del secolo XI

San Romualdo (950-1027),  nobile di Ravenna, scosso dall’uccisione di un cavaliere, ucciso da suo padre, fondò la comunità eremitica di Camaldoli vicino ad Arezzo e un gran numero di eremitaggi in altre parti d’Italia. La sua idea consistette nell’unire il cenobio con l’eremitaggio. La vita monastica comunitaria di “fondovalle” doveva costituire il presupposto spirituale, pedagogico ed economico per gli eremiti abitanti sulle “alture”.

Riformatori pregegoriani come san Pier Damiani († 1072) scaturirono da questa comunità. Anche san Giovanni Gualberto (990-1073) si fece monaco subito dopo l’assassinio di un parente e dopo aver rinunciato in un venerdì santo alla vendetta. Dapprima entrato alla scuola di Camaldoli, fondò in seguito una comunità di eremiti a Vallombrosa vicino a Firenze. Per provvedere ai bisogni materiali degli eremiti furono istituiti per la prima volta dei fratelli laici.

I cistercensi assunsero in seguito, a somiglianza di Vallombrosa, la loro istituzione dei conversi.

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giu 20 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VII. B): EXCURSUS – IL “VIRAGGIO” DELLA PIETÀ ECCLESIALE –

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 23:10

Cristo Panteocratico,  Pieve di San Giorgio in Gannapoltron

Per comprendere meglio quanto sul piano spirituale si verificò nel rinnovamento ecclesiale dei secoli XII-XIII,  con la conseguente nascita degli Ordini mendicanti(1), bisogna prendere le mosse da quel grande pontefice che è stato s. Gregorio VII († 1085) e dalla sua opera riformatrice.  È proprio per la sofferenza patita per la riforma della Chiesa che  papa Gregorio immedesima se stesso nella persona del “Gesù povero” per il quale tutto è stato fatto e che regge tutte le  cose(lettera all’abate Ugo di Cluny).

Questo è come il segno che costituisce l’indicazione fondamentale della svolta spirituale del secolo XI: si potrebbe dire assai semplicemente che nella storia della Chiesa fino alla prima metà del  secolo XI l’elemento dominante la pietà cristiana è stato il “Cristo pantocratore”, giudice dei vivi e dei morti; dalla seconda metà dell’XI secolo, cioè con il pontificato di s. Gregorio VII, la valenza spirituale assume sempre più un  risvolto pauperistico e staurologico (teologia della croce),  che diventerà dominante nel tempo e che sarà appunto vissuto in maniera saliente dai protagonisti della vita spirituale del basso medioevo: i santi fondatori degli Ordini mendicanti

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giu 19 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VII. A): MONACHESIMO E VITA RELIGIOSA

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 23:10

Affresco, Pieve di di San Zeno  di  Colognala ai Coll

Per il medioevo, la vita religiosa svolse un ruolo costitutivo, ruolo che essa non ebbe né nell’antichità né nell’evo moderno. Il primo medioevo fece infatti intravedere, al di fuori dell’area del Mediterraneo, ampi spazi vuoti da civilizzare e cristianizzare, spazi che furono riempiti con fondazioni di monasteri.

Le strutture monastiche del medioevo (fino al secolo XII) stendono sulle campagne una fitta rete di centri ecclesiastici, prima ancora della struttura parrocchiale. Nei secoli XII e XIII, con lo sviluppo improvviso delle città, sorsero gli ordini mendicanti mediante cui la vita religiosa fu definitivamente impiantata nei centri urbani.

La storia della vita religiosa medievale presenta, secondo M. D. Knowles, due fasi principali:

- La prima  fase cronologicamente indicata nel periodo dell’alto e basso medioevo, da Benedetto di Norcia († 547) a Bernardo di Chiaravalle († 1152);

- La seconda  fase costituita dal tardo medioevo e contraddistinta dal movimento pauperistico e dagli Ordini mendicanti; si potrebbe dire da Francesco d’Assisi († 1226) a Francesco di Paola († 1507).

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giu 19 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. VI.A): LE CROCIATE

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 01:17

Un voto che appare costante per come veniva ad essere pronunciato e discusso nell’ambito dei concili medievali è la volontà concordi dei padri nell’auspicare l’invio di missioni crociate per “liberare” la Terra Santa.

Esse, mirando alla conquista cristiana della Palestina, nell’arco temporale di quasi due secoli, dopo un incredibile successo iniziale, furono di per sé episodiche e senza successo duraturo, maturarono in un  contesto più ampio e provocarono conseguenze importanti e impreviste, per cui meritano una particolare attenzione.

Tra i loro presupposti bisogna annoverare la coscienza che l’Occidente cristiano aveva di possedere una missione da svolgere, le lotte in parte difensive in parte offensive ai confini della cristianità (difesa dai maomettani in Spagna e nell’Impero Romano d’Oriente, missione degli slavi in oriente),  la forza del papato medievale e la religiosità specifica della cavalleria occidentale, che trovò in esse il fine che le si confaceva.  In qualità di “guerre sante”, esse contrastano vivamente con la missione del vangelo, tuttavia cedono sempre più il passo proprio alla diffusione non violenta della fede a partire dal secolo XIII.

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giu 18 2011

STORIA DELLA CHIESA MEDIEVALE. (Cap. V.C): LA RESIDENZA PAPALE IN FRANCIA AD AVIGNONE; IL CONCILIO DI VIENNE E LA SOPRESSIONE DEI TEMPLARI

Category: Chiesa Cattolica,Veja migiorgio @ 09:15

Papa Clemente V

L’ultima fase del Medioevo segna una tappa veramente difficile per il papato, e inaugura uno dei periodi più discussi della sua storia: 1) la vacanza avignonese, 2) lo scisma occidentale, 3) il conciliarismo.

Clemente V e Filippo il Bello.

Il successore di Bonifacio VIII, Benedetto XI, morì a Perugia pochi mesi dopo la sua elezione (1304). Il successivo conclave fu lungo e laborioso, essendo diviso fra i cardinali filo-francesi e i seguaci della memoria di Bonifacio VIII. Si giunse finalmente a un compromesso: furono designati tre cardinali francesi, graditi a Filippo il Bello, ma che non si erano mostrati ostili a papa Caetani.

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