Mar 17 2017

10 FATTI SULLE DONNE SPARTANE

Category: Storia e dintornigiorgio @ 00:12

Lena Headey nel film 300

 

 

Le donne spartane godevano di una serie di diritti che le loro “sorelle” ateniesi non avevano. L’eccezionale sistema sociale di Sparta, completamente incentrato sulla formazione militare, offriva alle loro donne un livello di libertà e di responsabilità non comune nel mondo classico: come generatrici di bambini, erano vitali per rifornire le file di un esercito che subiva quasi continuamente perdite. Con tanti uomini costantemente in guerra, esse erano cruciali per il funzionamento delle famiglie e della comunità in generale. Tuttavia, le donne spartane erano anche sottoposte a brutali e umilianti riti. Il loro glorioso compito nella vita era quello di sostenere la potenza militare della polis, o di morire provandoci.

 

Il giornalista Malcolm Jack racconta 10 fatti sulle donne spartane.

 

  1. Erano cittadine di Sparta.

 

Diversamente dai Perieci, un gruppo autonomo di abitanti liberi di Sparta, o dagli Iloti, essenzialmente degli schiavi di proprietà dello Stato, le donne di Sparta erano considerate Spartiati, cioè cittadine a pieno titolo. Erano esenti dal lavoro manuale, potevano possedere la terra, accumulare ricchezza e avevano diritto a un’istruzione.

 

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Feb 23 2017

SPQR. SENATUS POPULUSQUE ROMANUS

 

 

SPQR, acronimo del latino Senatus PopulusQue Romanus.

In italiano “Il Senato e il popolo romano”.  

Racchiude in sé le figure che rappresentano il potere della Repubblica romana: il Senato e il popolo, cioè le due classi dei patrizi e dei plebei che erano a fondamento dello Stato romano.

 

Significati “ironici”

 

Il personaggio dei fumetti Obelix, creato da René Goscinny e Albert Uderzo, interpreta umoristicamente l’acronimo come Sono Pazzi Questi Romani!

 

Un’altra storpiatura comica di SPQR è nel film S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa, in cui Massimo Boldi esclama, inseguito da soldati romani: “Sono Porci Questi Romani!”

 

Sono Porci Questi Romani!” è stata ripresa anche da Umberto Bossi, che naturalmente ha fatto arrabbiare i  “SPQR”  de Roma.

 

Battute  irriverenti, ma niente in confronto a quello che già gli antichi pensavano di Roma e delle nefaste conseguenze del suo imperialismo.

 

Sallustio e Tacito ci hanno lasciato pagine molto critiche nei riguardi di Roma, che ci spingono a riflettere sulla situazione politica del nostro tempo, per certe analogie molto simili  col passato.

 

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Feb 06 2017

MAROCCHINATE. GLI ITALIANI ASPETTAVANO I LIBERATORI MA ARRIVÒ L’INFERNO

Category: Storia e dintorni,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:20

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L’Abbazia benedettina di Cassino sotto bombardamento

 

 

di Sergio Sagnotti

 

La riluttanza e la scarsa memoria del nostro paese, dedita soprattutto ad una sorta di invidia esterofila dei miti altrui, ci fa dimenticare che di martiri, ma soprattutto di eroi, lo stivale ne ha avuti e forse anche più di tutti gli altri paesi dai più ammirati ed invidiati.

 

Nella nostra nazione sono avvenuti olocausti annegati nell’indifferenza della storiografia per 60 anni e non ancora approfonditi del tutto come le Foibe, il massacro dei bimbi di Gorla e le famose “marocchinate”,  gente comune, colpevole solamente di trovarsi al momento sbagliato nella propria casa, mentre erano in atto pulizie etniche, saccheggi, violenze e stupri di ogni genere, compiuti sotto bandiere e vessilli di “liberazione”.

 

Nel Febbraio del 1944 gli alleati bombardarono l’abbazia di Montecassino, causando la morte di centinaia di civili; raso al suolo il monastero si passò alle cittadine limitrofe e ciò portò alla completa distruzione delle città sottostanti il monastero, Cassino appunto e altri centri urbani rurali del luogo; la stima delle vittime in questa operazione fu di circa 50.000 militari e 10.000 civili.

 

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Gen 31 2017

LE FLOTTE DELL’ANTICO MEDITERRANEO DISTRUSSERO LE FORESTE CAUSANDO ALLUVIONI E MALARIA

Category: Geografia e ambiente,Storia e dintornigiorgio @ 10:34

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Nave romana

 

 

Mano a mano che le vicende della prima guerra punica (264-241 a. C.) andavano persuadendo i romani che non sarebbero mai riusciti a domare la città rivale, se non infliggendole una decisiva sconfitta sul mare, essi posero mano alla costruzione di alcune gigantesche flotte da guerra, in un tempo straordinariamente breve.

 

Fino a quel momento, i romani non avevano che delle triremi da commercio e da sbarco, mentre i cartaginesi possedevano delle poderose quinqueremi da guerra. Alcuni  storici latini ci informano che Roma riuscì a costruire una intera flotta composta da 100 quinqueremi e 20 triremi, sul modello cartaginese (una nave nemica era stata gettata sulla costa calabrese dalla tempesta), in soli 60 giorni. Se si pensa che una simile flotta richiedeva l’opera di non meno di 30.000 rematori esperti (che, secondo la testimonianza di Polibio, dovettero essere addestrati a terra, dato che le navi erano ancora in allestimento), si può comprendere quale prezzo fu imposto al manto boschivo degli Appennini centro-meridionali per realizzare una simile opera. Migliaia e migliaia di alberi d’alto fusto dovettero essere abbattuti per la costruzione degli scafi, dei ponti, delle alberature e dei remi, oltre che per i corvi, i rostri, le catapulte, ecc.; e un grandissimo numero di pini e di abeti subirono la stessa sorte, per fornire la resina con la quale calafatare gli scafi, in modo da renderli impermeabili all’acqua.

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Dic 31 2016

LE DONNE CURIALI: LE PROSTITUTE DELLO STATO PONTIFICIO

Category: Società e politica,Storia e dintornigiorgio @ 13:52

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Nello Stato pontificio, quando il Papa era anche il Re, le prostitute c’erano eccome, venivano chiamate “donne curiali” perchè dipendevano da una licenza rilasciata dalla Curia romana o dal tribunale del Cardinale Vicario.

 

Nel 1500 si calcola fossero circa 13.000 con un’eccezionale concentrazione nella stessa Roma vaticana, e visto che la Roma di all’ora aveva 100.000 abitanti esse erano una buona percentuale.

 

Comunque non si dica mai che in Italia la prostituzione è vietata a causa della Chiesa, perchè la morale cattolica sulla prostituzione è sempre stata molto elastica e realistica.

 

Sottrai le prostitute al genere umano e ogni cosa sara’ sconvolta dalle passioni della lussuria” scriveva sant’ Agostino.

 

E ancora: “Esse hanno una vita del tutto impura, tuttavia le leggi dell’ ordine assegnano loro un posto, sia pure il piu’ vile“.

 

Un manuale medievale per confessori recita: “La Chiesa permette l’ esistenza delle prostitute e dei loro clienti affinche’ non si diffonda una passione sempre piu’ grande“.

 

E il domenicano Tolomeo da Lucca: “La donna pubblica e’ nella societa’ cio’ che la cloaca e’ nel palazzo: togli la cloaca e l’ intero palazzo ne sara’ infettato“.

 

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Dic 14 2016

8 DICEMBRE 1816: 200 ANNI FA LA SICILIA PERSE L’INDIPENDENZA

Category: Popoli e nazioni,Storia e dintornigiorgio @ 06:37

8 DICEMBRE 1816 – 8 DICEMBRE 2016: LO STATO SICILIANO TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

 

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 Ruggero II 

 

 

8 DICEMBRE 200 ANNI FA LA SICILIA PERSE L’INDIPENDENZA

 

Oggi, 8 Dicembre, in Sicilia sta passando quasi inosservata una ricorrenza storica che invece per noi Siciliani è importantissima.

Esattamente 200 anni fa, l’8 dicembre 1816, un decreto del suo ultimo re, Ferdinando III Borbone, poneva termine, almeno da un punto di vista formale, alla continuità di uno stato siciliano indipendente che datava almeno dal 948, da quando cioè l’Emiro Hasan I si era reso di fatto indipendente dal Califfo di Mahdìa, dando vita ad un Emirato di Sicilia indipendente ed ereditario.

 

Ma non è tanto dei fatti contingenti di quell’8 dicembre che oggi ci piace parlare. E’ tempo, piuttosto, di bilanci e di prospettive.

 

La Sicilia, allora, era quasi da mille anni abituata ad avere uno stato proprio. Da quel momento, e fino ad oggi, è stata inserita in formazioni politiche più grandi, comprendenti il Continente, e soprattutto con la capitale, la testa, il cuore dello stato, fuori dall’Isola. Vero è che non tutto era perduto ancora quell’8 dicembre 1816. L’ultimo atto formale dello “Stato di Sicilia” sarebbe stato compiuto più tardi, il 4 dicembre 1860, quando il Governo della Dittatura garibaldina (formalmente, ancora, quello di uno stato sovrano) fece il passaggio di consegne al Luogotenente Cordero di Montezemolo, al seguito di Vittorio Emanuele II che quel giorno stesso prendeva possesso delle nuove province “italiane” che si stavano così dissolvendo nello Stato italiano.

 

Ma è pur vero che, proprio da quel momento, lo “Stato di Sicilia”, anzi il “Regno di Sicilia” cominciò a diventare un’entità teorica, evanescente, più rivendicata che reale, dissolto com’era di fatto – se non pienamente di diritto – in quello stato “effimero” che fu il Regno delle Due Sicilie.

 

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Ott 18 2016

L’ ASSASSINIO DI UN ALTRO SUD: RIFLESSIONI SULLA GUERRA DI SECESSIONE AMERICANA

Category: Regno delle Due Sicilie,Storia e dintornigiorgio @ 00:28

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Le bandiere dei due Sud

 

 

Il 12 marzo 1861 cade l’ultima fortezza borbonica: Civitella del Tronto.

Esattamente un mese dopo, a Charleston, nella lontana Carolina del Sud, un colpo di mortaio contro la guarnigione unionista di Fort Sumter segna l’inizio della Guerra di Secessione americana.

A difesa dell’indipendenza nazionale, nell’Italia del Sud il popolo insorge, negli stati nordamericani del Sud il popolo corre alle armi.

Nel 1865 ha fine la lotta sanguinosa dei confederati sudisti ed appare irrimediabilmente sconfitta la guerriglia delle Due Sicilie, che pure continuerà, senza speranza, fino al 1870; anno in cui, a Lexington in Virginia, si spegne Robert Edward Lee, l’impareggiabile condottiero degli Stati del Sud.

La conoscenza di ognuno dei due eventi è capace di gettare luce sulla natura dell’altro. E questo non certo per la semplice concomitanza cronologica, e tantomeno per l’analoga contrapposizione a un “Nord” invasore, bensì per il fatto che su entrambi i fronti si combatte per la difesa della civiltà contro la barbarie del materialismo.

 

Che ciò sia vero per il nostro antico Regno molti hanno portato solidi argomenti per dimostrarlo, e questa rivista da cinquant’anni. Quanto alla Confederazione d’oltre oceano, pochissimo studiata dalle  nostre parti, alla mente dei più affiorerà immediatamente un’ obiezione, condensata in un’unica, terribile parola: schiavitù.

 

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Set 17 2016

DAI SUMERI AD OGGI : “GLI ANUNNAKI – NEFILIM – I CREATORI DELL’UOMO”

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Anunnaki  Creazione Dell’ Uomo

 

 

Il fatto, registrato e trasmesso per la prima volta dai Sumeri, che l’Uomo era stato creato dai Nefilim, sembra a prima vista fare a pugni sia con la teoria evoluzionistica sia con i precetti ebraico-cristiani basati sulla Bibbia. In realtà, però, i dati contenuti nei testi sumerici – e solo quei dati – affermano tanto la validità della teoria dell’evoluzione quanto la veridicità del racconto biblico, mostrando che non vi è alcuna contraddizione tra l’una e l’altro.

Nel racconto epico Quando gli dèi come gli uomini, in altri testi specifici e in riferimenti sparsi, i Sumeri hanno descritto l’uomo sia come creatura derivante da un atto deliberato degli dèi sia come un anello della catena evolutiva che cominciò con gli eventi celesti descritti nell’Epica della Creazione.

Partendo dal presupposto che la creazione dell’uomo fu preceduta da un’epoca in cui la Terra era abitata soltanto dai Nefilim, i testi sumerici riferivano numerosi avvenimenti (come l’incidente tra Enlil e Ninlil, per esempio) che si erano verificati «quando l’uomo non era ancora stato creato, quando Nippur era abitata solo da dèi». Al tempo stesso i testi ci parlano della creazione della Terra e dello sviluppo di piante e animali in termini che corrispondono alle attuali teorie evoluzionistiche.

Quando infatti i Nefilim giunsero sulla Terra, non esisteva ancora sul nostro pianeta alcuna forma di coltivazione di cereali o frutta, né di allevamento del bestiame. Anche la Bibbia colloca la creazione dell’uomo nel sesto “giorno” del processo evolutivo. Il Libro della Genesi afferma poi che nel precedente stadio evolutivo:

 

Nessuna pianta del campo era ancora sulla Terra,

nessuna erba mai piantata era ancora cresciuta…

E non c’era ancora l’uomo a lavorare il suolo.

 

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Set 16 2016

SCHIO 1809. L’INSORGENZA VENETA CONTRO NAPOLEONE. LO STATO CANCELLA LA STORIA E I MARTIRI

Category: Storia e dintorni,Veneto e dintornigiorgio @ 00:41

 

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10 luglio 1809  “A Schio si è fondato la sede del loro governo, il maggior numero vuole San Marco”.

 

L’insorgenza veneta del 1809 è sistematicamente ignorata dalla storiografia “ufficiale”; nessuna sorpresa per la verità, visto che i veneti sanno tutto sulle oche del Campidoglio, conoscono a memoria i nomi dei sette re di Roma ma ben poco sanno di quanto straordinaria sia la loro storia, la storia del popolo veneto.

 

Napoleone aveva portato la nostra Terra  in condizioni di miseria e disperazione come mai nella nostra storia, imponendo la coscrizione obbligatoria e una serie di tasse pesantissime (pensiamo a quella sul macinato, vera e propria tassa sulla fame).

 

Il nostro popolo reagì con particolare vigore, al suono della campana a martello:  i francesi, in nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, riportarono l’ordine con centinaia e centinaia di morti.

 

Particolarmente interessante è  un passo del diario della contessa Ottavia Negri Velo che ricorda come il 10 luglio 1809 “A Schio si è fondato la sede del loro governo, il maggior numero vuole San Marco”: è evidente  che fra le venete e i veneti che scesero in piazza c’era una notevole dimensione culturale e politica per arrivare a costituire un governo; la storiografia ufficiale ne parla, invece, come un’accozzaglia di “briganti”, di sbandati.

 

Un’altra pagina emblematica di quelle rivolte è quella riportata dal diario di Pietro Basso, sarto di Asolo, che sottolinea come il giorno 8 luglio “Le done de Loria, accordate con quele di Besega, le a desfà la municipalità”: siamo in provincia di Treviso e sono le donne venete che insorgono contro la soldataglia napoleonica; ma da Loria si potrebbe passare a Legnago, a Valdagno, ad Adria, a Camposanpiero, a tante altre comunità che si ribellarono contro le orde napoleoniche, come si erano ribellate nel 1797 (e penso alle Pasque Veronesi ma anche  ai 5 giovani fucilati dai francesi a Mussolente).

 

Una pagina, quella del 1809, che meriterebbe di essere conosciuta dal  popolo veneto; mancò una figura leggendaria come l’eroe tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottava per la propria libertà   contro i crimini dell’occupante napoleonico.

 

 

Fonte: da L’indipendenza del 12 luglio 2013

Link: http://www.lindipendenzanuova.com/schio-1809-linsorgenza-veneta-contro-napoleone-lo-stato-cancella-la-storia-e-i-martiri/

 


Set 15 2016

SUMERI, ASSIRI, BABILONESI, EGIZI, EBREI: UN SOLO IMPERO

 

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A proposito di testi particolari, ci piace segnalare l’interessante opera di Messod e Roger Sabbah: “I Segreti dell’Esodo”. L’approfondimento è d’obbligo, pena capirci poco… L’oggetto della diatriba, riguarda le vicende della fuga ebraica dell’Egitto. 

 

 

Nulla di nuovo, in apparenza, ma… avete mai associato Abramo ad Akhenaton, Smenkhara a Ismaele o Sara a Nefertiti? Un giochino simpatico che passa perfino dal binomio Horemeb-Aronne e da quello Ramose I-Mosè. Nel calderone tante informazioni attinte indifferentemente tra la Bibbia Aramaica e quella Ebraica, passando per il geroglifico pre e post amarniano. Naturalmente non mancano certezze e contraddizioni, ma è da leggere e rileggere….

 

Il popolo ebraico, guidato da Mosè, non era composto da schiavi di un’antica tribù in prigionia, bensì da membri di una casta sacerdotale costituitasi con il faraone monoteista Akhenaton. 

 

Con la controrivoluzione religiosa che ripristinò il politeismo nell’antico Egitto, i seguaci di Akhenaton furono costretti ad abbandonare la terra d’origine. Da qui il mito dell’Esodo biblico. Gli autori sono giunti a questa conclusione dopo uno studio ventennale. Rileggendo l’Antico Testamento in aramaico, accompagnati dall’esegesi biblica di Rachi (XI sec.) e con un paziente lavoro di comparazione, Roger e Messod Sabbah hanno scoperto similitudini sorprendenti tra geroglifici e alfabeto ebraico, tra Genesi e cosmologia egiziana.

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Set 10 2016

IL BIOLOGO SIRIO TREVISANATO: L’ERUZIONE DI SANTORINI CAUSÒ LE PIAGHE BIBLICHE, UN PAPIRO EGIZIANO SPIEGA LA FUGA DEGLI EBRE

Category: Bibbia ed Egitto,Natura e scienza,Storia e dintornigiorgio @ 06:53

 

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Isola di Santorini

 

 

Il mondo prese a girare a rovescio come se fosse una ruota del vasaio e la terra si capovolse. (Papiro di Ipuwer, 1250 a.C).

 

Quando è successo? E soprattutto: cosa vuol dire?

 

 

Toronto 30 agosto 2006, ore 18,00,  al 496 di Huron Street,  Istituto Italiano di Cultura.

Un biologo italiano, Sirio Trevisanato, ha ricostruito gli eventi che afflissero l’antico Egitto di circa 3600 anni fa leggendo gli antichi papiri medici e ora dà delle risposte.

Trevisanato sarà a Toronto per parlare dei suoi studi «fatti per hobby», dice e in particolare presenterà presso l’Istituto Italiano di Cultura  alle 18 “Ipuwer, the Hitherto Uncredited Unifier of Ancient Egypt”. L’iniziativa è patrocinata dalla “Society for the Studies of Ancient Egypt e dall’Istituto Italiano di Cultura di Toronto”.

 

Ma cos’è Ipuwer?

 

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Ago 29 2016

IL ROMAN WARMING: IL FATTORE CLIMA TRA LE CAUSE DELLA PROSPERITÀ E DELLA CADUTA DI ROMA

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L’abbigliamento romano lascia pensare a stagioni particolarmente miti durante i fasti dell’Impero

 

Alla grandezza di Roma ha contribuito anche il clima mite,  e per la sua decadenza un probabile raffreddamento climatico.

 

L’abbigliamento romano lascia pensare a stagioni particolarmente miti durante i fasti dell’Impero. Avrete senza dubbio osservato l’abbigliamento degli antichi romani in centinaia di film. Tutto si può dire fuorché fossero molto coperti o temessero il freddo. Eppure le stagioni si avvicendavano anche allora.

 

Le temperature però erano mediamente più elevate rispetto ad oggi, anche di 2.5°C. Questo ovviamente si traduceva in inverni particolarmente miti e in periodi molto caldi nelle stagioni primaverili ed estive.

 

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Lug 14 2016

L’ULTIMA VOLTA CHE L’EUROPA HA FERMATO I TURCHI, NELLA BAIA DI NAVARINO

Category: Storia e dintornigiorgio @ 00:05

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di GILBERTO ONETO

 

– In ottobre non ricorre solo l’anniversario della battaglia di Lepanto ma anche di un’altra fondamentale vittoria navale europea contro i turchi: quella della baia di Navarino avvenuta il 20 ottobre del 1827, nel corso della guerra di liberazione greca.

Da anni i greci stavano combattendo una dura lotta per liberarsi dall’oppressione ottomana ed erano, dopo una serie di alterne vicende (fra cui le dure sconfitte di Sfacteria nel 1825 e di Missolungi, l’anno successivo), riusciti a liberare buona parte del Peloponneso, la grande penisola che aveva fatto parte dello Stato veneziano con il nome di Morea. Della vicenda si era inizialmente occupata la Russia nel suo ruolo di protettrice degli interessi dei popoli slavi e – nel caso particolare – di erede dell’Impero bizantino: da sempre interessata a uno sbocco navale sul Mediterraneo, vedeva in uno Stato greco indipendente l’occasione attesa da lungo tempo per disporre di basi di appoggio sicure in un Paese amico se non addirittura vassallo.

 

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Lug 11 2016

IL CALENDARIO: COME E’ CAMBIATO IL TEMPO NEL VENETO

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L’ Orologio della Loggia del Comune di Bassano del Grappa, realizzato da Mastro Corrado da Feltre per 46 ducati d’oro. Entrò in funzione il 2 febbraio 1430.

 

 

Nell’affrontare i documenti d’archivio, in particolare per analizzare i vari processi, la data e l’ora assumono un significato importante. Per tale motivo è importante per non fare errori grossolani ricordarsi che:

 

Le date dei documenti veneziani venivano spesso affiancati dalla dicitura latina more veneto, ossia “secondo l’uso veneto”: in tal modo, ad esempio, la data 14 febbraio 1702 more veneto corrispondeva alla data generale 14 febbraio 1703, in quanto l’anno 1703 iniziava in Veneto solo a partire dal mese seguente e quindi febbraio risultava essere l’ultimo mese del 1702 (il vecchio anno). L’uso, di origini molto antiche, faceva si che secondo tale sistema i mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre fossero effettivamente il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno, come indicato dal nome.

 

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Mag 03 2016

IL 22 GENNAIO 2008 MORIVA A RAVENNA ARRIGO BOLDRINI, IL “COMANDANTE BULOW” E PRESIDENTE ONORARIO DELL’ANPI

Category: Storia e dintornigiorgio @ 08:05

 

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ITALIA. RAVENNA 22 gennaio 2008: SI E’ SPENTO A 92 ANNI ARRIGO BOLDRINI, IL “COMANDANTE BULOW”, IL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI, UN UOMO DI PACE.

 

La lezione di una vita generosissima: “Noi abbiamo combattuto per quelli che c’erano, per quelli che non c’erano e anche per chi era contro…”.

Napolitano esprime gratitudine: “Dedizione alla causa della libertà,   dell’indipendenza nazionale, del progresso sociale e civile del paese”. La camera ardente sarà allestita a partire dalle ore 9 di domani nella sala preconsiliare del Municipio di Ravenna mentre le esequie si svolgeranno giovedì alle 15 in piazza del Popolo di Ravenna.

 

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