Giu 13 2019

I SEGRETI DELL’ARC…SULLE ORME DI ANNIBALE

 

 

Arc è una parola di sole tre lettere, ma è la chiave di molti significati: c’è un Arc che tende il filo per scoccare la freccia, un Archetto che tende la tela da rammendare, un Arcolaio che dipana il filo, un Arcotrapano usato per fare fori nell’antichità, l’Arco regge il tetto e la strada del ponte, c’è un Arcobaleno ed un’Arco del tempo, fin anche l’Archeologia che spiega la Storia che non fu scritta.

 

Ebbene qui vengo a dire che c’è anche un Arc che potrà spiegare ciò che fu scritto da chi non sapeva scrivere; questo Arc è il più bel fiume della Savoia, dove si potranno organizzare gite a piedi sui monti, per migliaia di appassionati camminatori che, nel cercare la quiete e l’aria pura, cercheranno di fotografare mille graffiti sparsi su tutte le rocce delle vallate attorno, perchè da questo lavoro, nascerà una nuova archeologia, che non solo spiegherà le “Orme di Annibale”, ma anche scoprirà la logica dei Petroglifi, che costellano tutte le montagne del mondo, e che dicono cose più antiche della scrittura.

 

Quello che segue è il prospetto di viaggio, che ho fatto per cercare le “Orme di Annibaie”.

 

IL PERCORSO SULL’ARC – VERIFICA DELLE DEVIAZIONI POSSIBILI

 

Da Camousset sull’Isère dove confluisce l’Arc, quota 350 m, (156 km da Valence) si prosegue per Aiguebelle sur Arc, che dista 9 km dall’Isère e sta sulla curva verso sud del fiume Arc; qui vi è una gola con laghetto che passa tra un cucuzzolo isolato alto 400 m. (Montgilbet), posto tra il fiume ed un monte maggiore. La gola di Aiguebelle deve essere quella dove l’esercito fu bombardato da sassi.

 

Da qui la marcia riprese al 2° giorno dall’arrivo alla confluenza Arc, e per 3 gg consecutivi sul fondo valle, dove era una strada carrabile, alla velocità solita di 28 km/gg, perciò a circa 90 km, incontrò gli abitanti del passo, prosegui senza incidenti per 1 gg ma il giorno dopo fu attaccato sotto una rupe bianca in una gola, e dopo altri due giorni giunse al valico (90+20-30 km =110-120 km tot).

 

Al 10° g. inizia la discesa (forche, frana, neve nuova e vecchia), poi campo 3 gg con pascolo, 13° g. discesa, fine zona dirupata; poi 3 gg per giungere al piano (Pianura Padana).

 

Continua a leggere”I SEGRETI DELL’ARC…SULLE ORME DI ANNIBALE”


Mag 29 2019

SINTESI DELLE STRADE ROMANE

 

 

 

Questa sintesi, meglio descritta altrove, vuole essere uno sprone per molti Cultori di Storia Locale che, ciascuno per il suo paese o città, possa portare avanti questo tipo di indagini, per farle confluire in Questo Sito, punto di convegno degli appassionati archeologi, dove si potrà costituire un Forum di confronto, discussione e messa a punto dei dati, per completare sempre più, una mappa geografico-storica-archeologica dell’Italia.

 

Io sono troppo vecchio per continuare questo lavoro, perciò spero di suscitare interesse perché lo facciano altri.

 

Si dice che “nisciuno è nato imparato“, non bisogna preoccuparsi del dire solo cose certe, perché di esse non ce ne saranno mai, servono dati ed idee da porre a confronto con altre persone ed altri dati, perché è questo che porterà al compimento di documentazioni di valore, come servono all’ampliamento della Conoscenza.

 

 

STRADE RADIALI DI ROMA

 

NOME STRADA ASSE VIARIO COSTRUTTORE COSTRUZIONE UTILIZZO KM NOTE

 

L’antica Roma dei sette re, 753-609 a.C. ebbe brevi strade suburbane a disposizione radiale:

 

Campana:  poi Portuense, Roma-Portus, Imp.Claudio I d.C, 28 km. sponda destra Tevere

 

Maccarese:     poi inizio Aurelia fino a Fregene, 241 a.C., 25 km

 

Continua a leggere”SINTESI DELLE STRADE ROMANE”


Mag 26 2019

LE STRADE ROMANE

Verona la Postumia all’ingresso della città

 

 

L’ assetto stradale antico

 

Le più antiche strade ancora esistenti sono quelle romane, che dopo oltre duemila anni continuano ad essere i collegamenti vitali dell’Italia, dell’Europa e del Mediterraneo. Furono fatte per la guerra ma poi servirono alla pace e l’unione tra i popoli.

 

La civiltà romana si forma dal 753 al 509 a.C. col regno dei sette re, tra una etnia Latina che include vari popoli del Lazio centrale: Sabini, Albani, Volsci, ed immigrati Etruschi, Troiani, Greci e Fenici.

 

Poi diventa Repubblica e nel IV sec.a.C. comincia ad espandersi; diventa una società cosmopolita che annette nella capitale gli esponenti di tutte le culture conquistate; si dà una solida struttura urbana di concezione etrusca, protetta dalla grande cerchia delle Mura Serviane, e le strutture di base come la rete di strade, acquedotti, fognature, porto fluviale, senato, leggi scritte, censo, esercito permanente.

 

All’inizio del regno la struttura viaria era quella tipica della griglia etrusca, per la quale ogni città si trova all’incrocio tra una via longitudinale ed una trasversale, ma alla fine diventa a struttura radiale.

 

Continua a leggere”LE STRADE ROMANE”


Mag 24 2019

ANTICHI FIUMI E LAGUNE ETRUSCHE

 

Questo capitolo è richiamato dal precedente, perché vi è citato l’antico porto lagunare di Ficana, che precedette il porto romano di Ostia. Come già fatto con la spiegazione del Ticino, mi servo delle descrizioni geografiche, per mostrare il perché di certe situazioni archeologiche, ed il perchè di altre descrizioni paesaggistiche che compariranno in quel “Viaggio in Etruria” che seguirà.

 

Quando parlo della osservazione attenta del territorio e del paesaggio, ripenso a come mio nonno mi faceva notare tutto ciò che ci circonda, nel corso delle passeggiate. Tutto ha una storia ed un perché, e lo scoprirlo apre il fascino di vedere le cose in un altro modo, consente di vedere anche ciò che non si vede, e ciò che è stato e non c’è più, perché nulla scompare veramente, ma si trasforma in un’altra cosa. Così ritengo utili queste divagazioni dalla storia ad altri argomenti, perché danno risposte a questo e quello, come io facevo da bambino, e suppongo debba farlo anche chi ama leggere queste cose. Tutto ciò che esiste ha delle motivazioni, e lo scoprirlo trasforma le curiosità del passato in previsioni per il futuro.

 

In questa ottica, questo capitolo pone l’argomento Delta dei Fiumi e Lagune Costiere, perché dominarono il paesaggio delle coste dell’Etruria, ed oggi dopo tremila anni, non ci sono più, perciò torna il discorso che, per poter capire un altro mondo, occorre immedesimarsi nella sua realtà, e dunque occorre ricostruire con l’immaginazione come fu il paesaggio dell’epoca.

 

Continua a leggere”ANTICHI FIUMI E LAGUNE ETRUSCHE”


Mag 21 2019

SINTESI DELLE STRADE ETRUSCHE RIPARTITE PER LUCUMONIE

 

 

Classifica dei siti

 

CAPOLUOGO – città importante – porto– città secondaria – nome latino, etrusco.

 

LUCUMONIA DI CERE (Caere, Khaire, Cisra, Kisra)         (a        6 km dal mare)

 

Confine NordOvest – fiume Mignone (Minio) a nord monti Tolfa, Lukus Tarquinii,

Confine NordEst      – lago Bracciano, Lukus Veientii,

Confine SudEst       – fiume Arrone{Aro)da Bolsena a Fregene, Lukus Veientii,

Confine SudOvest   – mar Tirreno da Fregene a Civitavecchia,

Strada a Ovest        – Litoranea 40 km, S.Severa (Pyrgi) . S.Marinella (Punicum).Civitavecchia (Centumcellae).

 

Strada a NordOvest – interna 50 km, Terme Taurine, Cencelle sul Mignone,Tolfa, Allumiere, collegate ai porti,

 

Strada a Nord          – interna diretta 15 km a Bracciano, poi attraversa il tarquinate e va a Viterbo, Bolsena, Chiana,

 

Strada a SudEst      – litoranea 15 km, Palo(Alsium), Fregene, risale il fiume Arrone, Torrimpietra, Galeria.

 

Le strade locali sono tutte orientate dal mare verso il Lago di Bracciano; le strade a lunga percorrenza sono solo quella litoranea che corre a 4 km all’interno dal mare, e la Dorsale Etrusca per Viterbo, Val d’Elsa, o Valdichiana.

 

Continua a leggere”SINTESI DELLE STRADE ETRUSCHE RIPARTITE PER LUCUMONIE”


Mag 20 2019

VIE PREISTORICHE NELLA PADANIA

 

Alte Ceccato rilevamenti di una strada preistorica 

 

 

Premetto che qui è solo abbozzato un progetto di esplorazione, in cui gli itinerari sono tratti dalla carta geografica, ma solo alcuni sono stati percorsi sommariamente, tanto per valutare gli ambienti, manca l’esplorazione reale che consente l’analisi dei luoghi, da cui stabilire dove questi itinerari coincidono con il percorso effettivo delle antiche strade.

 

PERCORSI PREISTORICI PADANI con direzione Est – Ovest

 

Nell’antichità la pianura padana era una immensa palude interna alla foresta, dove i fiumi senza argini dirompevano ad ogni piena (come è oggi l’Amazzonia), non era abitata ma veniva percorsa da imbarcazioni, e lungo i fiumi maggiori vi passarono i primi esploratori egeo-fenici. Pochi percorsi preistorici sul terreno asciutto, furono tracciati dai popoli migranti, come detto nel capitolo precedente, e questi passarono in costa ai colli, secondo due grandi direttrici: da est a ovest per i popoli illirici e danubiani, e da sud a nord per i popoli liguri.

 

Flussi migranti dei successivi Celti, aprirono altri percorsi lungo le valli alpine, da nord a sud (Ticino e Adige), e da ovest a est (Dora Baltea e Riparia).

 

Vi sono ancora strade su questi tracciati preistorici, ed i due principali con direzione est-ovest, sono la Pedemontana Superiore, a nord del Po’, e la Pedemontana Inferiore, a sud del Po’.

 

Continua a leggere”VIE PREISTORICHE NELLA PADANIA”


Mag 19 2019

LE STRADE ITALICHE ED ETRUSCHE

Via etrusca  che attraversa il paesaggio  

 

Il clima europeo si stabilizzò fra il 3° e 2° millennio a. C, in cui le oscillazioni di temperatura, che sempre avvennero (<3500>2800<2000>1200<1000>400°a.C.), divennero simili alle attuali, ed il nuovo clima detto neotermale, fu l’attuale temperato umido atlantico, condizionato dall’anticiclone delle Azzorre. In questa epoca scompare completamente la tundra e si formano immense foreste di abeti, faggi, ontani, querce, con praterie di graminacee sulle alture; si estingue l’alce e arrivano cervi, caprioli, stambecchi, l’orso diventa piccolo e rado, soppiantato da branchi di lupi, volpi, cinghiali, lepri.

 

Muta l’epoca da Preistoria a Protostoria con la Civiltà del Ferro, che in Europa inizia nel 1.000 a.C e si compenetra con l’inizio dell’età storica, attorno al 500 a.C, senza un preciso confine, perché vi sono culture che non scrivono i loro eventi (Celti) ed altre culture che li scrivono ma sono stati cancellati (Etruschi); perciò si pone un confine convenzionale che inizia l’età storica italica, con la Civiltà Romana, e reclude gli Etruschi in un limbo che sfuma tra protostoria e storia; e dunque, questo testo che cerca le tecnologie più delle citazioni storiche, vuole restituire agli Etruschi il pieno titolo che meritano, di inventori delle strade moderne, che poi i romani attuarono su larga scala facendosene il proprio simbolo.

 

Continua a leggere”LE STRADE ITALICHE ED ETRUSCHE”


Mag 18 2019

LE STRADE PREISTORICHE

La strada dell’età del bronzo  che porta sul monte Roccolo, detto anche Monte Pagano,  a  Montecchio di Negrar  

 

 

Le Vie dell’uomo paleolitico

 

Fin dalla preistoria, il più importante indicatore della presenza umana in un territorio, furono le strade, perché sorsero prima degli abitati e sono rimaste, ricalcando i percorsi delle migrazioni degli animali.

 

–          Il motore primo di tutta la storia fu la variazione climatica, che attraverso quattro oscillazioni di temperatura tra il 10° e I’ 8°millennio a.C, spostò le piogge dalla zona tropicale del Sahara ed Arabia, alla zona temperata dell’Europa ed Asia, per cui lentamente a sud del Mediterraneo, le foreste divennero savane e poi deserto, mentre a nord dello stesso, scomparve la tundra e vi si sostituì la macchia, la brughiera, la foresta. Il cambio di vegetazione diede inizio alle migrazioni di mandrie di animali da sud a nord, e queste furono seguite dall’uomo paleolitico, che viveva di caccia alle stesse.

 

–          Questa epoca pone termine al Paleolitico e porta l’homo sapiens mediorientale, a colonizzare tutta l’Europa e l’Asia, diffondendo la nuova tecnica di caccia con l’arco e le frecce, e perciò produce punte di freccia in pietra scheggiata, da cui il nome di cultura microlita, Questo homo paleolitico vive di caccia ed abita in tende di pelle, che sposta seguendo le mandrie di animali, e poiché questi migrano su itinerari lunghissimi, anche questo homo diventa “migrante”, con spostamenti lungo i percorsi animali, che sono le prime strade della storia, e vengono dette piste, perché sono immense fasce prative che attraversano territori, dove le foreste non sono mai cresciute, per il continuo movimento dagli animali.

 

Continua a leggere”LE STRADE PREISTORICHE”


Mag 08 2019

SDRAIONA: DONNA DETTA DI “FACILI COSTUMI”, LIBERA O IN CASA DI PIACERE.

 

 

SDRAIONA.   Il nome romano derivava dalla posizione professionale. Al tempo della Roma papalina esistevano 600  lupanari o case che ospitavano le prostitute per l’esercizio del loro mestiere. Benedetto Blasi, (1980) ricorda che il tratto delle mura da Porta del Popolo all’antico ingressi di Villa Borghese, conosciuto con il nome di Muro Torto, o “Muro Malo” serviva, dai tempi più antichi  fino al  1800 inoltrato a seppellire i giustiziati impenitenti, ladri, assassini, presunti stregoni, streghe, e….meretrici, i corpi senza vita di coloro che non erano “degni” delle cerimonie religiose.

 

Malgrado questo le prostitute verso il 1592, erano talmente cresciute di numero da costringere il cardinale Rusticucci a notificare il seguente bando: “Poiché l’esperienza ha mostrato, che li luoghi già assegnati in Roma per tollerarvi le meretrici et donne disoneste, non sono capaci, si dispone di aumentare lo spazio”.

 

Verso il 1860 si contavano a Roma 20.000. prostitute. (a Roma la popolazione era stimata a circa 180.000 persone). Nello stesso anno, per regolamentare tale situazione, vennero istituite in Italia, con il Governo Cavour, le “case di tolleranza” o case chiuse” perché, per regolamento, potevano avere al massimo le persiane appena accostate o chiuse del tutto, fermate da una catenella con lucchetto interno ad impedirne l’apertura totale.

 

Continua a leggere”SDRAIONA: DONNA DETTA DI “FACILI COSTUMI”, LIBERA O IN CASA DI PIACERE.”


Dic 31 2018

ERANO CRIMINALI E SAPEVANO DI ESSERLO

 

ISTRUZIONE

DEL DIRETTORIO ESECUTIVO

AL CITTADINO SCHERRER

General in Capo dell’Armata d’Italia

 

L’importante Commissione che vi affida  la Patria, cittadino Generale, non tende a  niente  meno,  che a rendere per l’avvenire la Repubblica  Francese arbitra del destino delle Nazioni  dell’ Universo. Sin dal momento della caduta di Cartagine previde Roma la conquista dell’ Oriente; nella  totale sommessione  dell’ Italia sono compresi li nuovi trionfi riservati all’ eroismo della  gran Nazione  dalla forza  insuperabile del destino.  Li soldati che andate voi a comandare, contano le vittorie  col numero delle battaglie che han date; non è permesso  dubitare per un solo  momento  del felice successo delle nostre armi:  continuate intanto ad incoraggiare le truppe con tutti que’ modi proprj, e condurle a de’ nuovi trionfi.

 

Le Provincie e le Città da sottomettersi  abbondano di tutto.   Elleno vi offrono degli innumerevoli mezzi per ricompensare li pericoli, e le fatiche dei soldati della Repubblica, e noi ve ne facciamo un dovere di servirvene in nome   della Patria.

Ma non basta che li   Tedeschi  siano scacciati dal suolo italiano;   è necessario trarre  da questa bella parte d’Europa tutto il possibile  vantaggio  per l’ ingrandimento ulteriore della Repubblica.

La Francia, non ha bisogno di braccia forestiere  per soggiogare, li suo; nemici, ma  ha ella bisogno delle ricchezze dei popoli  vinti.  Li Figli della gran  Nazione devono occuparsi, che di fare la guerra e di comandare, tocca alle Nazioni conquistate il mantenerli, e obbedire.

 

Continua a leggere”ERANO CRIMINALI E SAPEVANO DI ESSERLO”


Gen 17 2018

I SAVOIA ERANO FRANCESI, NON PIEMONTESI

 

 

 

 

I Savoia erano francesi, non piemontesi

 

 

Di Gianni Cecchinato gennaio 08, 2018

 

 

Mi permetto far conoscere un brano estratto da una risposta di Carlo Candiani a Claudio Sacilotto su FaceBook riguardo la lettera di Ettore Beggiato inviata al giornalista Aldo Cazzullo (già al centro di critiche e polemiche sul <venetismo> ospitate tempo fa sulle pagine di “Dal Veneto al Mondo”).

 

Il Premio Nobel Mario Vargas Llosa afferma, nell’intervista rilasciata al giornalista, che in Italia le Regioni non esistono, allora Beggiato si pone la domanda, “se non esistono le Regioni, un Veneto cosa avrebbe in comune con un Tirolese o con un Sardo o con un Siciliano o con uno della Val d’Aosta. Niente se non fosse per una lingua (imposta)”.

 

La risposta di Cazzullo scatena interventi che esulano un po’ dalla natura dell’idea di Beggiato. Mi sono piaciute le risposte di Carlo Candiani che meritano essere riprese per ricordare a quei Veneti, che non conoscono nel dettaglio certi retroscena che portarono all’Unità d’Italia passando per i referendum truffa o per le deportazioni. Purtroppo la storia che ci è stata insegnata, l’hanno scritta i Savoia ad unità avvenuta sia perché erano i vincitori sia perché dovevano nascondere il loro operato per rafforzare la conquista della penisola.

 

Continua a leggere”I SAVOIA ERANO FRANCESI, NON PIEMONTESI”


Dic 17 2017

IPAZIA DI ALESSANDRIA

 

Ipazia da Alessandria d’Egitto (nata fra il 355 e il 370 – morta 8 marzo 415 dopo Cristo)

 

Di Donato Barone

 

– premessa

 

Ho conosciuto Ipazia attraverso l’opera fondamentale di L. RussoLa rivoluzione dimenticata”. A pag. 30 Russo dedica alla donna poche righe:

 

“La fine della scienza antica si pone a volte nel 415, anno in cui la figlia di Teone, anche lei matematica (aveva scritto commenti ad Apollonio, Tolomeo e Diofanto) fu linciata ad Alessandria da una folla di cristiani fanatici per motivi religiosi” [1]

 

Nell’opera il nome di Ipazia ricorre più volte, ma certamente non è una delle protagoniste del lavoro di Russo. Per conoscere Ipazia bisogna leggere il testo di S. RoncheyIpazia: la vera storia” [2] in cui la storica e bizantinista delinea uno stupendo ritratto della matematica, scienziata e filosofa alessandrina.

 

Chi era Ipazia?

 

Le fonti sono unanimi, ma per ora soffermiamoci sulla prima, ovvero il Suda o Suida. Si tratta di un’opera enciclopedica pubblicata a Bisanzio nel X secolo in cui, tra l’altro, si cita Damascio, un filosofo neo-platonico vissuto tra il 480 ed il 550 ed ultimo scolarca  dell’Accademia di Atene, che parla di Ipazia nella Vita di Isidoro. Isidoro, maestro di Damascio ed ultimo sacerdote del Serapeo di Alessandria,  venne a conoscenza della vicenda di Ipazia attraverso il racconto di due sacerdoti alessandrini a lei contemporanei. [3] Le vicende di cui parla Damascio, pertanto, gli erano state trasmesse da Isidoro. Considerando che Damascio era pagano ed esponente della scuola neoplatonica di cui Ipazia era stata insigne rappresentante in Alessandria, non deve stupire se il suo racconto appaia un po’ agiografico. Secondo Damascio Ipazia nacque ad Alessandria, dove fu allevata ed istruita dal padre. La giovane non fu appagata dagli insegnamenti scientifici e matematici paterni e cominciò a studiare la filosofia, di cui divenne padrona. Indossando il mantello del filosofo (riservato agli uomini, ma lei non era molto ligia alle regole) si recava al centro della città e qui commentava pubblicamente le opere di Platone, Aristotele ed altri filosofi.  Scrive Damascio che ella

 

“Fu giusta e casta e rimase sempre vergine. Lei era così bella e ben fatta che uno dei suoi studenti si innamorò di lei, non fu capace di controllarsi e le mostrò apertamente la sua infatuazione. Alcuni narrano che Ipazia lo guarì dalla sua afflizione con l’aiuto della musica. Ma la storia della musica è inventata. In realtà lei raggruppò stracci che erano stati macchiati durante il suo periodo e li mostrò a lui come un segno della sua sporca discesa e disse, “Questo è ciò che tu ami, giovanotto, e non è bello!”. Alla brutta vista fu così colpito dalla vergogna e dallo stupore che esperimentò un cambiamento del cuore e diventò un uomo migliore.” [4]

 

 

Continua a leggere”IPAZIA DI ALESSANDRIA”


Dic 14 2017

SCHIAVITÙ BIANCA NEGLI STATI BARBARESCHI

Category: Dominio Potere e Violenza,Islam,Storia e dintornigiorgio @ 13:40

 

 

La Schiavitù Bianca negli Stati Barbareschi (c.d. schiavismo bianco) fu un fenomeno che conobbe il suo apice fra XVI e XVIII, con il consolidarsi di entità statuali basate quasi esclusivamente sulla cattura ed il commercio di schiavi.

 

Qualche anno fa ho scritto un articolo sullo Schiavismo Islamico, in particolare sulla tratta e sulle rotte sahariane delle carovane degli schiavisti arabi, ma ho solo accennato alla questione dei milioni di europei che, nel corso dei secoli, caddero in mano a questi ultimi.

 

Il testo su cui sto lavorando si intitola White Slavery in the Barbary States (1853) di Charles Sumner, uno dei senatori più importanti nella storia degli USA. Repubblicano e collaboratore di Abraham Lincoln, Sumner era un convinto abolizionista e, in tutta la sua opera, paragona la schiavitù dei neri negli Stati Uniti meridionali con quella dei bianchi nei territori nordafricani.

 

A volte il parallelo è ardito, altre volte sensato, ma in ogni caso stimolò (e stimola tuttora) una riflessione storica, politica e sociale sul concetto di schiavitù.

 

Continua a leggere”SCHIAVITÙ BIANCA NEGLI STATI BARBARESCHI”


Dic 12 2017

ISLAM E SCHIAVISMO: UNA STORIA DIMENTICATA

Category: Dominio Potere e Violenza,Islam,Storia e dintornigiorgio @ 00:09

 

 

Il rapporto tra Islam e Schiavismo, cui numerosi storici avevano dedicato diversi volumi nei secoli scorsi, non ha riscosso grande interesse nelle ultime decadi.

 

Una storia dimenticata.

 

Sovrastata dall’immagine da imbarcazioni ricolme di subshariani che attraversano l’Atlantico per riversare il loro carico nelle piantagioni americane. Eppure parliamo di una storia molto più lunga, di un sistema che è andato avanti per più di mille anni (circa tredici secoli), sul quale la storiografia recente ha preferito indagare in modo superficiale pur essendoci una mole di informazioni incredibilmente vasta.

 

Quale che sia il motivo di questo improvviso scarso interesse per la questione – il senso di colpa per il commercio di schiavi operato dagli europei, la continua necessità di piegare la storia agli interessi politici, il perpetuarsi del mito del buon selvaggio ecc.- è necessario superarlo.

 

Il traffico di schiavi sahariani e sub-sahariani attraverso il Nilo era già piuttosto sviluppato in epoca romana. Una volta preso il loro posto in nord-africa, i musulmani lo migliorarono. L’uso delle piste del Sahara aumentò l’afflusso di schiavi anche dalle regioni dell’africa occidentale e, mano a mano che l’Islam estendeva i suoi confini, il limite dei territori “Dar El Islam” (i cui abitanti si erano sottomessi all’Islam) si spinse sempre più a sud. I territori al di fuori del “Dar el Islam”, detti “Dar el Harb”, erano, almeno in linea teorica, i soli dai quali i musulmani potessero prendere i loro schiavi.

 

Attorno al XII-XIII secolo, la zona del “Dar el Harb” era ormai coincidente con la “Bilad es Sudan”, ovvero la “Terra dei Neri”. Una fonte di schiavi quasi illimitata.

 

Continua a leggere”ISLAM E SCHIAVISMO: UNA STORIA DIMENTICATA”


Nov 15 2017

L’AMERICA È STATA SCOPERTA DAI FRATELLI ZEN, VENEZIANI, NEL 1390

Category: Storia e dintorni,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:18

 

 

Il nostro giro delle isole si arricchisce di un viaggio davvero unico, quello narrato da Andrea Di Robilant nel suo libro Irresistibile Nord, che mi ha raccontato un pomeriggio in un bar di Monteverde. Un viaggio che comincia nel 1300, anzi ancora prima nell’anno Mille, e in cui c’è una mappa misteriosa, degli indigeni cannibali, delle isole che non esistono e, tra l’altro, l’inconsapevole scoperta dell’America.

 

 

Intervista ad Andrea Di Robilant

 

 

Stavo nella Biblioteca Marciana, a Venezia, quando è entrato un turista americano in calzoni corti, maglietta e cappellino che era sceso da una delle navi crociera che solcano il canale della Giudecca. Si aggirava con un foglietto di carta, perciò mi sono alzato per aiutarlo. Lui mi ha dato il foglietto con su scritti due nomi “Nicolò e Antonio Zen” che a me non mi significavano niente. Lui allora mi ha detto: “Sa, nel paesino da cui provengo, nel Connecticut, lo sappiamo tutti che Nicolò e Antonio Zen hanno scoperto l’America nel 1390”. Io l’ho guardato strano e ho pensato: “Certo da queste navi crociera scende di tutto”. Ho tirato fuori un libro dagli scaffali, ho trovato un palazzo Zen, perché lui voleva farsi fotografare davanti al Palazzo Zen prima di tornare al suo paese. Così l’ho mandato a palazzo Zen. 

 

Sennonché qualche giorno più tardi, mentre camminavo in tutt’altra zona della città, passo davanti a un palazzo e vedo una lapide dove c’è scritto: “Qui vissero Nicolò e Antonio Zen, navigatori arditi che solcarono il nord Atlantico eccetera, eccetera”. Allora mi sono detto: “Porca miseria, l’ho mandato nel posto sbagliato!”

 

Continua a leggere”L’AMERICA È STATA SCOPERTA DAI FRATELLI ZEN, VENEZIANI, NEL 1390″


Pagina successiva »