Mar 08 2017

ANGELINA ROMANO, LA BRIGANTESSA DI 9 ANNI FUCILATA DAGLI ITALIANI

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 00:22

 

 

 

di ETTORE BEGGIATO

 

Nel giorno della donna mi sembra giusto ricordare ANGELINA ROMANO di anni 9, di Castellammare del Golfo (Trapani) barbaramente ammazzata dai liberatori del Regio Esercito Italiano il 3 gennaio 1862.

 

Era passato solo qualche mese dalla proclamazione del Regno d’Italia quando furono emanate delle disposizioni che obbligavano alla coscrizione (naja) tutti i giovani nati a partire dal  1840 per una durata di 6 (sei) anni e così la folla inferocita scese in piazza nell’ex Regno delle Due Sicilie.

 

 

A Castellammare del Golfo il 2 gennaio 1862 la folla assaltò il Commissariato di leva in aiuto del quale fu mobilitato un battaglione dei Regi Bersaglieri; la folla si disperse ma in sei furono catturati e fucilati, fra di loro il prete del paese, don Benedetto Palermo di 43 anni.

 

Alla fine dell’esecuzione nella piazza del paese si sentì piangere una bambina, Angelina Romano; ha appena nove anni ed è terrorizzata come può essere una bambina della sua età che ha assistito a tanta malvagità, a tanta violenza. Ma la legge dei conquistatori venuti da lontano  non ammette né pietà né deroghe e la piccola Angelina viene messa al muro e giustiziata: doveva essere proprio una temibile brigantessa.

 

Angelina Romano

 

Peccato che di Angelina  non ci sia traccia né nella “storia” ufficiale di quella repubblica italiana che è l’erede legittima di chi si macchiò di tanti eccidi,  né nella “storia” del movimento femminista che evidentemente deve ricordare e omaggiare altre donne più “in linea” con la storia  italiana.

 

 

Ma per fortuna c’è anche chi, come il comune di Lamezia Terme  si è ricordato dell’eccidio di Angelina Romano e Le ha recentemente dedicato una via, sostituendo  la precedente intitolazione  al generale Cialdini proprio il   protagonista di tanti e tanti eccidi compiuti dal Regio Esercito Italiano  nel meridione.  E sarebbe bene ricordare la piccola Angelina sui banchi di scuola, quella scuola che Lei non ha potuto frequentare.

 

Ettore Beggiato

 

Fonte: srs di Ettore Beggiato, da miglioverde del 7 marzo 2017

Link: http://www.miglioverde.eu/angelina-romano-la-brigantessa-di-9-anni-fucilata-dagli-italiani/

 


Dic 02 2016

SUD ARRETRATO ANCHE PRIMA DELL’UNITÀ. IL RISORGIMENTO È UNA MITOLOGIA DA SFATARE!

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 05:06

 

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di ROMANO BRACALINI

 

Un lettore di origini calabresi, Franco Scarola, residente in Brasile, scrive a Mario Cervi del Giornale che i suoi genitori furono costretti a lasciare la loro terra che, essendo “nelle mani degli antichi i baroni”, dava poche speranze di vita. Terre, scrive ancora il lettore, in cui vigeva il feudalesimo, i contadini non contavano nulla ed erano costretti all’emigrazione, mentre l’Europa era avviata verso la modernità.

La lettera si chiude con la domanda: perché mai personaggi come Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Cavour e Mazzini, i cui nomi si trovano nelle principali piazze e vie d’Italia, sono onorati dal popolo che da loro è stato sfruttato e massacrato?

Finalmente un lettore meridionale che non ci rifila la solita solfa di un Sud prospero e ricco prima che venissero i “piemontesi” a depredarlo. Non può essere né evoluto né ricco un paese rimasto feudale fino al 1860 e dove l’economia era basata sul latifondo.

Del resto una monarchia vincente come quella sabauda non poteva non glorificare nelle piazze gli uomini che si erano battuti per la causa italiana. Perfino Mazzini, condannato due volte a morte in contumacia dai Savoia, entrò nel Pantheon degli eroi.

 

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Nov 01 2016

21 OTTOBRE 1860: IL PLEBISCITO ORGANIZZATO DALLA CAMORRA CONSEGNA NAPOLI AL PIEMONTE

 

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Basta che si manifesti il desiderio di votare per il mantenimento dei Borbone, perché si venga arrestati e rinviati a giudizio per rispondere di attentato a distruggere la forma di Governo; basta un semplice sospetto, perché si proceda al fermo preventivo che impedisce a numerosi cittadini di partecipare alle operazioni di voto.

 

Così scriveva lo storico lucano Tommaso Pedìo, un personaggio al quale i Borbone erano tutt’altro che simpatici. Egli, infatti, era dell’opinione che l’insurrezione popolare “brigantesca” contro il neonato Regno d’Italia fosse una semplice reazione al fatto che la nuova dirigenza, lungi dal mantenere comportamenti tali da migliorare la condizione di vita della plebe, era invece parecchio accanita. C’era poi la questione delle terre, promesse e mai date ai contadini. Secondo il Pedìo, perciò, la volontà di una restaurazione borbonica risiedeva nell’ormai proverbiale “si stava meglio quando si stava peggio”, di gattopardiana memoria, guidata dai vecchi proprietari terrieri.

 

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Ott 29 2016

MIGLIAIA DI SOLDATI BORBONICI DEPORTATI NEI LAGER DEL NORD

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Forte Fenestrelle

 

di STEFANIA MAFFEO

 

la storia vista da un’altra parte (per cercare di capire)

 

Dopo l’  “invenzione contrassegno per marchiare gli ebrei con un panno sulla spalla” (vedi AMEDEO VIII DI SAVOIA) – quindi un precursore dello “antisemitismo” hitleriano – nel 1863 un altro sabaudo inventava i “lager”, e le “vasche di calce” per scioglierci dentro i cadaveri dei reclusi soccombenti borbonici.

 

IL TALLONE DI FERRO DEI SAVOIA

Dopo la conquista del Sud, 5212 condanne a morte. Prigionieri e ribelli puniti con decreti e una legge del 1863

 

Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all’indomani dell’Unità d’Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863  “… per la repressione del brigantaggio nel Meridione”[1].

 

Questa legge istituiva, sotto l’egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall’emigrazione forzata, nell’inesorabile comandamento di destino:  “O briganti, o emigranti”.

 

Lemkin, che ha definito il primo concetto di genocidio, sosteneva: “… genocidio non significa necessariamente la distruzione immediata di una nazione…esso intende designare un piano coordinato di differenti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali. Obiettivi di un piano siffatto sarebbero la disintegrazione delle istituzioni politiche e sociali, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali, della religione e della vita economica dei gruppi nazionali e la distruzione della sicurezza personale, della libertà, della salute, della dignità e persino delle vite degli individui…non a causa delle loro qualità individuali, ma in quanto membri del gruppo nazionale”.

 

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Ott 20 2016

I BERSAGLIERI DERUBARONO I TERREMOTATI A MESSINA: LA SCOMODA VERITÀ DEL TERREMOTO DI MESSINA E REGGIO DEL 1908 CONSERVATA NEGLI ARCHIVI RUSSI

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Immagine di Messina a due giorni dal rovinoso sisma del 1908

 

 

In Giù al Sud, di Pino Aprile, da libri e corrispondenze giornalistiche dell’epoca, si riferiva dei saccheggi e delle fucilazioni dei superstiti “supposti sciacalli”, nonostante le proteste anche di parlamentari.

Ora i documenti desegretati da Putin confermano come andarono le cose. Una vergogna nascosta. Un’altra.

 

LA SCOMODA VERITÀ DEL TERREMOTO DI MESSINA E REGGIO DEL 1908 CONSERVATA NEGLI ARCHIVI RUSSI

 

Antonio Petrone  11-7-2016  

 

Fin da ragazzo sono stato pervaso da un profondo desiderio di conoscenza , per la storia del passato e per le mancate verità, che spesso la “ragion di stato” o  il più bieco affarismo politico hanno teso occultare. Proprio in questi giorni ho terminato un libro di Pino AprileGiù al Sud” in un capitolo si fa menzione dei tragici fatti di Messina, seguiti  a vere e proprie ruberie territoriali effettuate da truppe governative nei confronti di inermi cittadini gia provati dal terribile sisma.

Ciò, che all’epoca fu accuratamente occultato per difendere una assurda ragione di stato riemerge dopo 100 anni, grazie alla caduta del segreto di stato voluta dal presidente Putin su documenti dell’ex Polizia segreta la NKVD.

Contemporaneamente all’arrivo del monumento a loro dedicato, giungono nuovi documenti direttamente dall’Archivio governativo di Mosca tutti dedicati alle vicende dei soccorsi prestati dai marinai russi. Un patrimonio di notevole interesse non solo per lo studioso ma anche per tutti i messinesi che vogliono saperne di più su quelle vicende ormai leggendarie.

 

Il materiale è stato messo a disposizione dell’ “Associazione culturale Messina-Russia” dal console generale della Federazione Russa a Palermo, Vladimir Korotkov.

Si tratta della corrispondenza diplomatica intercorsa tra i rappresentanti del governo russo in Italia e i loro referenti in patria: rapporti, relazioni, resoconti fin nei minimi dettagli di quanto fatto dai marinai, da ogni singola squadra di soccorso.

 

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Ott 18 2016

L’ ASSASSINIO DI UN ALTRO SUD: RIFLESSIONI SULLA GUERRA DI SECESSIONE AMERICANA

Category: Regno delle Due Sicilie,Storia e dintornigiorgio @ 00:28

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Le bandiere dei due Sud

 

 

Il 12 marzo 1861 cade l’ultima fortezza borbonica: Civitella del Tronto.

Esattamente un mese dopo, a Charleston, nella lontana Carolina del Sud, un colpo di mortaio contro la guarnigione unionista di Fort Sumter segna l’inizio della Guerra di Secessione americana.

A difesa dell’indipendenza nazionale, nell’Italia del Sud il popolo insorge, negli stati nordamericani del Sud il popolo corre alle armi.

Nel 1865 ha fine la lotta sanguinosa dei confederati sudisti ed appare irrimediabilmente sconfitta la guerriglia delle Due Sicilie, che pure continuerà, senza speranza, fino al 1870; anno in cui, a Lexington in Virginia, si spegne Robert Edward Lee, l’impareggiabile condottiero degli Stati del Sud.

La conoscenza di ognuno dei due eventi è capace di gettare luce sulla natura dell’altro. E questo non certo per la semplice concomitanza cronologica, e tantomeno per l’analoga contrapposizione a un “Nord” invasore, bensì per il fatto che su entrambi i fronti si combatte per la difesa della civiltà contro la barbarie del materialismo.

 

Che ciò sia vero per il nostro antico Regno molti hanno portato solidi argomenti per dimostrarlo, e questa rivista da cinquant’anni. Quanto alla Confederazione d’oltre oceano, pochissimo studiata dalle  nostre parti, alla mente dei più affiorerà immediatamente un’ obiezione, condensata in un’unica, terribile parola: schiavitù.

 

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Ott 17 2016

I BORBONICI E I GARIBALDINI SI COMBATTERONO ANCHE IN AMERICA

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Come spiegato nel n. 50 de L’Alfiere, soldati delle Due Sicilie, non pochi dei quali fatti prigionieri in occasione della battaglia del  Volturno, furono arruolati in diverse unità dell’esercito confederato americano.

Una di queste era il 10° reggimento fanteria della Louisiana, organizzato a Camp Moore in Louisiana dal colonnello Mandeville De Marigny. Questa unità fu immediatamente inviata in Virginia al fronte, ed ebbe un ruolo primario nella vittoria confederata di Manassas (21 luglio 1861), ove i Nordisti furono messi in rotta.

 

68 fuoriusciti mazziniani si arruolarono, invece, oltre a ungheresi, russi ed altri stranieri, nella Garibaldi Guard nordista (39° reggimento), la cui compagnia A  portava la camicia rossa.

 

Questo reggimento, per intero, fu compreso fra gli 11.000 prigionieri fatti il 15 settembre 1862 dal generale sudista “Stonewall” Jackson dopo l’assalto alla piazzaforte nordista di Harpers Ferry nella Virginia Occidentale.

 

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Ott 16 2016

SI STAVA MEGLIO COI BORBONE? IL DIVARIO TRA SUD E NORD E LE COLPE DEI CALABRESI

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Sembra che inizi a farsi strada e, addirittura, a prevalere un sentimento auto-consolatorio, speculare alle rivendicazioni leghiste, che asseconda e rafforza l’idea che i colpevoli sono gli altri, che sono altrove, che sono al Nord

 

Battista Sangineto Quotidiano del Sud. A PROPOSITO della discussione innescatasi a seguito dell’apertura del Museo della Ferriera di Mongiana, in provincia di Vibo Valentia, avvenuta sabato 24 settembre della quale questo giornale ha,  opportunamente, dato notizia. Mi sembra utile tornare su questo argomento per precisare alcune cose riguardo al divario sociale, economico e politico fra il Sud ed il Nord al momento dell’Unità d’Italia.

Mi pare utile, anche, ricordare che non solo non vi è traccia dello sciocchezzaio anti-unitario e filo-borbonico negli scritti di studiosi seri quali V. Castronovo, G. Candeloro, R.  Villari, P. Ginsborg, A. Placanica, R. Romeo, P. Bevilacqua e A. Capone, ma non se ne trova, traccia, neanche nei più recenti scritti accademici di A. Lepore, D. Malanima, A. Brunetti, E. Felice e G. Vecchi.

 

Volendo riassumere, e necessariamente un po’ semplificare, le tesi di questi ultimi studiosi, si può affermare che la somma degli squilibri socio-economici esistenti tra il Nord e  il Sud, al momento dell’Unificazione, è stata stimata in una differenza del 20- 25% circa nel reddito pro-capite a favore del   Nord.

Un divario, da un punto di vista economico e sociale, consistente: il 90% circa degli abitanti del Sud era analfabeta contro una media del 70%; alla vigilia dell’Unità, nel 1859, la rete ferroviaria piemontese si estendeva per 819 chilometri, quella del Lombardo-Veneto per 522, quella della Toscana per 101, quella dello Stato Pontificio per 257 e quella del Regno delle Due Sicilie per appena 99 chilometri (irrilevante il tratto ferrato Napoli-Portici, praticamente un giocattolo privato del re).

 

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Ott 04 2016

L’INVASIONE DEL MERIDIONE DEL 1860, LA FAVOLA RISORGIMENTALE PRIMA E REPUBBLICANA POI, LA EPURAZIONE POLITICA DEL 1992, ANNESSIONE ALL’EUROPA

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L’INVASIONE DEL MERIDIONE DEL 1860, LA FAVOLA RISORGIMENTALE PRIMA E REPUBBLICANA POI, LA EPURAZIONE POLITICA DEL 1992, ANNESSIONE ALL’EUROPA: I QUATTRO CARCINOMI MALIGNI SU CUI E’ STATA COSTRUITA E POI DISTRUTTA CON L’INGANNO DEL “FAVORE POPOLARE”, L’ITALIA MASSONICA

 

Che l’Italia sia da sempre stata nel mirino straniero, quasi per una sorta di mai sopito fastidio per la storia dell’antico e primo impero europeo, quello romano, é cosa arcinota.

 

E’ anche arcinoto che l’Italia nasce come idea e processo massonico, ma per evitare di rendere troppo chiara questa idea, più che di massoneria ci é stato insegnato il nome “carboneria”.

 

Che la Carboneria ovvero la massoneria fossero propaggini delle logge inglesi, che hanno trovato in Inghilterra e poi America le loro sedi privilegiate, é fatto relativamente poco noto, ma assolutamente ovvio essendo, tutte le logge massoniche, propaggini delle logge cosiddette “Scozzesi” e organi che si formano e dipendono da centri di governo non residenti sul territorio delle singole nazioni delle logge aderenti.

 

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Ago 12 2016

MASSACRO DI PONTELANDOLFO. UNA LETTERA INEDITA DEL 1861: “PERIRONO 13 PERSONE”

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 00:12

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Dipinto strage Pontelandolfo

 

di Giancristiano Desiderio

 

Una lettera datata 3 settembre 1861 getta nuova luce sui tragici fatti di Pontelandolfo, Campolattaro e Casalduni.

L’autrice della lettera è D. Carolina Lombardi, originaria di Pontelandolfo, sposata con don Salvadore Tedeschi, speziale in Compolattaro. La missiva è indirizzata a don Angelo Lombardi, parroco di Sant’Agostino in Roma, che della scrivente era lo zio.

 

L’importante documento è stato pubblicato sulla rivista Frammenti del Centro culturale per lo studio della civiltà contadina nel Sannio Campolattaro.

Annibale Laudato, che ha rintracciato la lettera nel carteggio del sacerdote Benedetto Iadanza, illustra con rigore il documento nel saggio “Ragguaglio dell’accaduta triste disgrazia di Pontelandolfo e Campolattare” dell’agosto 1861. Giova fare un’osservazione: le ricerche e gli scritti più seri e documentati sui tragici avvenimenti di Pontelandolfo, Casalduni e Campolattaro sono di autori locali che hanno avuto la pazienza dello studio e della filologia, mentre altre firme hanno espresso giudizi più che definitivi senza avere la necessaria documentazione.

 

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Lug 22 2016

LA MORTE DI FRANCESCO II DI BORBONE

Category: Regno delle Due Siciliegiorgio @ 01:10

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Francesco II di Borbone

 

Il   pomeriggio del 27 dicembre 1894 moriva ad Arco, una ridente cittadina poco distante dal lago di Garda in provincia di Trento, Francesco II di Barbone.  Concludeva, così, la sua vita terrena, lontano dalla  sua terra e dai suoi affetti, in triste solitudine, l’ultimo Re di una dinastia che aveva regnato per 126 anni sul trono delle Due Sicilie. La sorte gli aveva riservato compiti indubbiamente più grandi di lui che egli tuttavia nei momenti decisivi aveva affrontati e sofferti con eroico coraggio e regale dignità. Nei lunghi anni d’esilio aveva costantemente seguito le vicende della sua patria e mai aveva deposto la speranza di ritornare tra quei fedeli compagni d’arme il cui ricordo egli portava nel cuore dall’ultimo mesto saluto sugli spalti della Fortezza di Gaeta.

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Gen 31 2016

NOI SICILIAMO NON DIMENTICHIAMO LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 00:01

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Gli Indipendentisti di “Lu Frunti Nazziunali Sicilianu” ricordano che nella notte fra il 5 ed il 6 maggio del 1860 partì da Quarto (Genova) la cosiddetta “spedizione dei Mille” guidata da Giuseppe Garibaldi.

 

I “Garibaldini” usarono due grossi piroscafi, il “LOMBARDO” ed il “PIEMONTE”, acquistati dalla Compagnia Rubattino e profumatamente pagati dal Governo di Torino (Capo del Governo: Camillo BENSO Conte di CAVOUR).

 

Patrocinatore dell’operazione il Re Vittorio Emanuele II. “Mandante” e tutore dell’iniziativa superpatriottica fu il Governo BRITANNICO.

 

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Gen 14 2016

UNITA’ D’ITALIA: DICIAMO LA VERITÀ

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 06:12

 

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AMO LA MIA PATRIA.

 

Ma non come è stata fatta

da una ristretta cerchia d’intellettuali distanti dal popolo,

combattuta da potenze straniere

ai danni di un sud depredato e violentato

 

di Gianfredo Ruggiero

 

 

Nella prima metà dell’800 l’Italia centro settentrionale era divisa in una moltitudine di statarelli arretrati e in profondo ritardo sulla rivoluzione industriale che, partendo dall’Inghilterra, stava cambiano il volto dell’Europa.

Nel sud d’Italia la situazione era molto diversa.

Il meridione, dopo essere stato faro di civiltà con la Magna Grecia prima e la Roma Imperiale poi, attraversò un periodo di decadenza causato dalle continue dominazioni straniere e le successive vessazioni dei vicerè spagnoli.

 

La rinascita del sud avvenne nel 1816 con la costituzione del Regno delle Due Sicilie, uno Stato italiano del tutto indipendente retto da sovrani italiani che riprese il cammino di modernizzazione e di progresso culturale avviato da Federico II, il più grande imperatore che l’Italia abbia mai avuto dai tempi di Roma.

 

Sotto la dinastia dei Borboni (a tutti gli effetti napoletani) fu avviata la riorganizzazione delle amministrazioni locali cui fu data ampia autonomia (antesignana del federalismo municipale con cui oggi si baloccano i leghisti), fu dato grande impulso all’industria sia metallurgica che cantieristica, all’agricoltura, alla pesca ed anche al turismo, segno di un diffuso benessere.

 

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Feb 11 2015

E’ NATA PRIMA LA MAFIA O L’UNITÀ D’ITALIA

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Teano: Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II

 

 

di Valerio Rizzo

 

Prima dell’Unità d’Italia esisteva la Mafia?

Saviano, durante la trasmissione “Vieni via con me” andata in onda su Rai 3 lo scorso anno, ha narrato la leggenda dei tre cavalieri: Ossso, Mastrosso e Carcagnosso, ma questa è appunto una leggenda!

 

Partiamo dalle parole del giudice Rocco Chinnici che, negli anni ’80, durante un’ intervista affermò:

 

prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente, premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia”.

 

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Feb 10 2015

LA SICILIA DEVE DIVENTARE UNA NAZIONE FEDERATA

Category: Regno delle Due Siciliegiorgio @ 00:05

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Gaetano Armao

 

 

La proposta rivoluzionaria del professore Gaetano Armao

 

Il docente di diritto amministrativo, ex assessore regionale al Bilancio e leader del comitato promotore di “Sicilia Nazione”, ha illustrato in una conferenza stampa i contenuti di una proposta che farà discutere a livello nazionale ed europeo sul ruolo politico e strategico della Sicilia che gode di uno Statuto autonomistico che dovrebbe garantire determinate specialità e che invece per colpa di una classe politica inadeguata non è riuscita soprattutto negli ultimi anni a rintuzzare gli “attacchi” del Governo centrale, tendente a ridurre l’Autonomia.

 

 

La Sicilia è una Nazione. Una Nazione con un popolo, un territorio, una lingua, una cultura, un’identità e antiche tradizioni. Una Nazione senza un proprio Stato che vive oggi una crisi drammatica e che da oltre 150 anni viene ripetutamente depredata delle proprie risorse e costretta a un pesante divario di opportunità e di sviluppo rispetto alle aree del Nord-Italia. Una Nazione dentro lo Stato italiano che solo formalmente ne ha riconosciuto le peculiarità attraverso lo Statuto dell’Autonomia, ma che, in effetti, ne ha sempre disconosciuto i contenuti.

 

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