Set 08 2019

SI PUÒ DEFINIRE “SOCCORSO” IL RECUPERO DI UN PASSEGGERO PAGANTE CHE SI È VOLONTARIAMENTE IMBARCATO SU DI UN GOMMONE?

 

A scanso di equivoci, premettiamo subito che andremo contro corrente; analizzare e raccontare imparzialmente quanto accade non conduce a nessuna captatio benevolentiae, ma preferiamo lasciare ad altri il rischio di interpretare il ruolo del Nerone di Petrolini (“Bravo! Grazie!”).

 

La vicenda ricattatoria della Seawatch3, che si sta protraendo in questi giorni al largo di Lampedusa, porta a diverse considerazioni. Nessuna piacevole, beninteso. Innanzi tutto si fa un gran parlare, da più parti, di legge del mare: al netto delle reminiscenze dei film da cinema dopolavorista, alzi la mano chi conosce davvero la materia e, soprattutto, le sue applicazioni in ambito marittimo, tenuto conto che si danno della norma interpretazioni che, basate su una opinabile geometria variabile, privilegiano punti di vista e considerazioni che, con il diritto hanno poco a che vedere e, soprattutto, saltano a piè pari tutti gli altri obblighi previsti da quella stessa legge che, incensata fino a pochi attimi prima, diventa invisa già al primo comma successivo.

 

Diciamo che la libera prassi ha spogliato di significato il diritto, per cui i concetti di area SAR, porto sicuro e più vicino, bandiera della nave di primo soccorso, rientrano nell’aspetto equestre di un circo istituzionale che, non avendo saputo reagire alle circostanze in quanto privo di vis ma ricco di levantine contraddizioni, ha preferito mercanteggiare il problema con clienti più smaliziati e soprattutto coesi, non disposti ad acquistare dal primo Totò di passaggio la Fontana di Trevi.

 

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Set 04 2019

UNA GEOGRAFIA DEGLI INSEDIAMENTI MAFIOSI IN VENETO

 

 

9 maggio 2016 di Gianni Belloni

 

Questo articolo è uscito nel numero di febbraio della rivista Narcomafie all’interno di un dossier sulle mafie in Veneto. Firmato insieme ad Antonio Vesco.

 

Fino a non molti mesi fa, il Veneto rappresentava un enigma. Agli studiosi e agli investigatori delle mafie risultava incomprensibile come gli insediamenti di gruppi mafiosi – in particolare ‘ndranghetisti– si arrestassero sulle sponde lombarde del lago di Garda, preservando il Veneto dalla loro presenza. Nell’ambito del dibattito pubblico sulle mafie a Nordest, la criminalità organizzata veniva spesso evocata, ma scarse erano le evidenze empiriche e le inchieste. A parte il processo alla banda Maniero, ad oggi si conta un solo procedimento giudiziario concluso con condanne per il reato di associazione mafiosa (il 416 bis). Si tratta della cosiddetta operazione Aspide, che ha coinvolto un gruppo criminale campanoi cui membri avevano dato vita a una società che offriva servizi alle imprese: dall’usura al recupero crediti, dall’evasione dell’Iva alle bancarotte fraudolente. Per il resto soltanto sussurri e grida: diversi sospetti, denunce – e inevitabili illazioni – ma pochi fatti accertati e una scarsa produzione di conoscenza sul fenomeno mafioso nella regione.

Oggi, le cose stanno cambiando piuttosto rapidamente. Nell’ultimo rapporto della Direzione nazionale antimafia, l’analisi dei magistrati lascia spazio a preoccupanti riflessioni: “La sempre più significativa operatività in Veneto di gruppi criminosi originari del sud Italia tende a diventare sempre più stabile”. E alcune inchieste hanno portato alla luce realtà finora soltanto immaginate. Oggi è possibile isolare alcune macro-aree nelle quali le attività mafiose sono emerse in modo più evidente. Proviamo dunque a ricostruire una mappa delle presenze mafiose in Veneto a partire dalle principali inchieste giudiziarie che hanno coinvolto gruppi criminali provenienti dal Sud Italia (ai territori descritti in questo articolo va aggiunto il caso dell’isola veneziana del Trochetto, a cui è dedicato uno specifico approfondimento all’interno di questo dossier).

 

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Set 03 2019

VENETO. LA GRANDE INVASIONE MAFIOSA

 

 

Quando arrivano in Veneto, mandati in soggiorno obbligato, i mafiosi sono tutti persone “normali”. Erano – per chi li avrebbe poi conosciuti, chiacchierando al bar la mattina – “bravi uomini”, sempre disponibili a scambiare qualche battuta. Salvo poi scoprire dalle cronache giornalistiche che si trattava di criminali e assassini. «Ma davvero? Non ne sapevo nulla, sapevo solo che proveniva dal Sud». Lo stupore degli intervistati nel corso degli anni non sarebbe mai cambiato.
I primi mafiosi di un certo peso arrivarono alla fine degli Anni Cinquanta. Domenico Albano e Giovanni Sacco detto “Vanni”. Il primo, che fu inviato a Lastebasse (provincia di Vicenza), era il capomafia di Borgetto che negli anni nel secondo dopoguerra protesse il bandito Salvatore Giuliano e cercò per lui una mediazione politica dopo la strage di Portella della Ginestra. Sacco, invece, era capomafia di Camporeale e tra i più importanti mafiosi del tempo perché aveva intuito l’importanza di stringere patti con la politica. Per questo aveva cercato di entrare nella corrente democristiana di Giovanni Gioia, ma fu osteggiato dal sindaco di Camporeale, Domenico Almerico, che una volta costretto alle dimissioni, fu assassinato il 27 marzo 1957.Sacco processato in qualità di mandante ma prosciolto per insufficienza di prove, fu inviato al confino a Posina, in provincia di Vicenza.

 

Poi, nel decennio successivo, arrivarono in Veneto 143 criminali e mafiosi. Tra questi Giuseppe Palmeri, narcotrafficante che a Cittadella (Padova) costituì la sua base operativa insieme a Leonardo Crimi, inviato in soggiorno obbligato a Conegliano (Treviso), e il mafioso Giuseppe Sirchiaa Castelfranco Veneto (Treviso), che nel 1970 scampò ad un agguato organizzato da Gaetano Fidanzati, arrestato proprio nella comune della Marca insieme ad altri due mafiosi. Lo volevano eliminare perché “accusato” di aver preso parte alla strage di Viale Lazio. E anche Fidanzati sarebbe stato confinato nel 1981 a Monselice (Padova).

 

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Lug 07 2019

TUTTO QUELLO CHE PIERCAMILLO DAVIGO DIREBBE SE AL POSTO DELLE TOGHE CI FOSSERO I POLITICI

 

 

Nello scandalo Csm fa rumore il silenzio dell’ex pm

 

di Ermes Antonucci

 

Roma. Mentre la bufera sulle nomine al Consiglio superiore della magistratura si estende, chiamando in causa ora anche il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio (membro di diritto del Csm e titolare dell’esercizio del potere disciplinare), c’è un dato, piuttosto passato inosservato, che continua a sorprendere: il silenzio tombale sulla vicenda da parte dell’ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo, oggi componente del Csm. Proprio lui che da oltre venticinque anni ci ha abituati a continui interventi pubblici su giornali e tv dal taglio moraleggiante, per denunciare il diffuso malaffare nella classe dirigente ogni qualvolta vi fosse uno scandalo di corruzione e per celebrare la superiorità etica della magistratura, ora tace di fronte a una delle più gravi crisi giudiziarie ed etiche mai vissute dall’organo di autogoverno della magistratura.

 

Eppure, se si ricordano le bordate lanciate dall’ex pm in passato sulla corruzione della classe dirigente, si capisce che oggi di cose da dire il “vero” Davigo ne avrebbe eccome. E a spiegare il suo silenzio non basta il fatto che in questo momento egli faccia parte della commissione disciplinare del Csm chiamata a valutare il comportamento dei consiglieri coinvolti nello scandalo, visto che nell’esternare le sue opinioni l’ex pm si è sempre giustificato sostenendo di parlare in termini generali e mai di casi specifici.

 

Così, se al posto delle toghe lo scandalo riguardasse esponenti politici, probabilmente Davigo sarebbe in televisione a dirci che “non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti” e che quindi dovremmo considerare gli indagati come già colpevoli.

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Lug 06 2019

MARIA GIOVANNA MAGLIE: IO NON CI STO

 

 

UNA MAGLIE FIAMMEGGIANTE AFFONDA LA SEA WATCH: ”NON CI STO A PASSARE PER DISUMANA E ORA ANCHE PER FESSA DOPO LA DECISIONE DEL MAGISTRATO. NON CI STO A SENTIRE CAROLA DIPINTA COME UN’EROINA DELL’ILLEGALITÀ MORALE CONTRO SALVINI BULLO DELLA LEGALITÀ BELLUINA. SE LEI SI VERGOGNA DI ESSERE OCCIDENTALE, IO SONO INVECE ORGOGLIOSA E ARRABBIATA. SE I GIORNALI NON VENDONO PIÙ È PERCHÉ IGNORANO BIBBIANO E POMPANO CAROLA. IGNORANO L’ITALIANA PRO-MIGRANTI CONDANNATA IN FRANCIA, MENTRE TRATTANO DA ANALFABETI FUNZIONALI IL 60% DEL PAESE. INSULTATEMI PURE PERCHÉ IO INVECE PENSO CHE…”

 

Lettera di Maria Giovanna Maglie a Dagospia

 

Caro Dago, eh no che non ci sto a passare per disumana e ora anche per fessa, viste le decisioni della ineffabile magistrato che non ravvisa nel comportamento di Carola Rackete alcun reato, e loro sì che applicano la legge, nessuna ombra di uso politico della giustizia li sfiora.

 

Non ci sto a sentire che c’è addirittura allarme rosso, e Salvini rischia di alimentare il clima di odio in Italia. Parola dell’Associazione Nazionale magistrati, rappresentanti di quella categoria che si riuniva con politici del PD per decidere posti e poltrone, in un giro di toghe retribuite o castigate, di processi da tenere bassi o da esaltare per rovinare gli avversari politici, che un momento di silenzio per vergogna non lo osserva neanche a morire.

 

Non ci sto a sentire che lui, Salvini, e’ cattivo, non la gip che ha deciso che tentare di ammazzare dei finanzieri in servizio non è reato, figurarsi tentata strage, alimentando così qualunque tipo di clima di odio e aggressione futura verso qualunque iniziativa e presenza di forze dell’ordine.

 

E non ci sto a sentire in televisione, era da Nicola Porro se non sbaglio, qualcuno di quelli veramente buoni e umani, non disumani e cattivi come me, che assomiglio o imito per piaggeria Salvini, sostenere che è colpa della motovedetta della guardia di Finanza, che si è messa in mezzo invece di lasciar passare la capitana mia capitana, in missione per conto di Dio.

 

Non ci sto ad apprendere che si è scandalizzata doverosamente anche l’Anpi, associazione zombie di partigiani che dovrebbero aver terminato il lavoro nel 1945, e che invece ci affliggono 74 anni dopo, e intervengono non si capisce a che titolo nella politica italiana stabilendo chi è buono e chi è cattivo, naturalmente a seconda della vicinanza politica alla sinistra.

 

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Mar 08 2019

IL GIALLO INTERNAZIONALE DI ARGO16

I resti di Argo 16

 

 

Argo16, il caso che coinvolse SID/SISMI, Mossad e i servizi segreti libici

 

Quell’incidente di 43 anni fa poteva cancellare Marghera e Mestre. SID/SISMI, Mossad e i servizi segreti libici risultarono coinvolti. Mandanti e cause ancora avvolti dalle nebbie della laguna.

La tragedia di Argo16 senz’altro avrebbe potuto cambiare il futuro dell’Italia intera e la geografia di Venezia-Mestre/Porto Marghera, ma quanti Veneziani e Veneti si ricordano di quella tragedia e dell’apocalisse sfiorata?

 

Ho cercato di mettere assieme quei fatti pescando dalle cronache di allora e dalla memoria personale (allora abitavo a una decina di km dal disastro).Onestamente non ricordo come i media descrissero la drammaticità di quegli eventi e delle conseguenze evitate per puro caso, come non correlandoli al fatto che erano avvenuti una settimana dopo la fine della guerra del Kippur e dell’accordo tra Italia e Arafat (lodo Moro). Inoltre le proteste di tutti lavoratori di Porto Marghera che chiedevano la chiusura del deposito di fosgene furono fatte passare per normali rivendicazioni salariali.Se fosse esploso, qualche decina di migliaia di mestrini e veneziani non potrebbero ricordare quel fatto. Per gli effetti scampati, provate pensare alla tragedia di Bhopal in India del 1984 dove morirono direttamente e indirettamente circa 15.000 persone per la fuoriuscita di isocianato di metile che si ricava industrialmente dalla reazione fra metilammina e fosgene.Purtroppo, per il segreto di Stato, il quadro d’insieme è ancora avvolto dalla nebbia.Ho tentato di ricostruire gli scenari degli anni ‘70 e ‘80 in cui l’Italia venne coinvolta nei fatti terroristici degli arabi medio-orientali, tuttavia ai quei tempi pochissimi giornalisti erano riusciti a dimostrare i collegamenti esistenti.

 

LA SCIA DI SANGUE LASCIATA DAL TERRORISMO MEDIO-ORIENTALE LUNGA DODICI ANNI: Continua a leggere”IL GIALLO INTERNAZIONALE DI ARGO16″


Feb 04 2019

SMETTIAMO DI FARE I PERBENISTI: IL DC-9 DELL’ITAVIA A USTICA FU ABBATTUTO DAI CACCIA FRANCESI MENTRE CERCAVANO DI UCCIDERE GHEDDAFI. COSÌ DICE IL LIBRO DEL GIUDICE ROSARIO PRIORE…

 

 

La gente si straccia le vesti sull’ingerenza francese in Libya e sui migranti fatti arrivare abusivamente in Italia. Peccato che gli stessi che oggi si agitano non facciano i compiti a casa, non studino: il giudice Priore nel libro “Intrigo Internazionale – Perchè la guerra in Italia”  – Chiarelettere, del 2010 – indica chiaramente che furono i francesi ad abbattere il DC-9 nell’Itavia nelle more di una operazione di guerra internazionale molto simile a quella che portò alla fine di Gheddafi 30 anni dopo. Come disse il capo dei servizi segreti francesi Alexandre de Marenches, pg. 154, “il leader libico doveva essere messo nelle condizioni di non nuocere più, e farlo era il dovere di più governi“. Questo perchè la politica estera di Gheddafi, certamente troppo filo-Italia (il Rais aveva attinenze materne italiane; ricordiamo tra le altre cose il salvataggio della Fiat alcuni anni prima coi soldi libici) dava molto fastidio a Parigi.

 

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Gen 31 2019

PROF. SINAGRA. SECONDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE LE NAVI DELLE ONG SONO NAVI PIRATA

 

 

NAVIGAZIONE. RIFLESSIONE TECNICO-GIURIDICA DI DIRITTO INTERNAZIONALE

 

 

Riportiamo una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale del prof. Augusto Sinagra, docente di diritto dell’Unione europea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma, già docente di diritto internazionale presso diversi atenei italiani.

 

Secondo quanto sostenuto dal prof. Sinagra le navi delle ONG navigano in regime di illegalità essendo vere e proprie navi pirata e mercanti di schiavi.

Per questo motivo viene impedito l’attracco nei porti italiani con la minaccia del sequestro delle imbarcazioni e l’arresto dell’equipaggio.

 

“Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.

 

  1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).

 

  1. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera. 
    Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

 

  1. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.

 

  1. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.

 

  1. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.   Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).

 

  1. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.

 

Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.”

 

Invitiamo all’approfondimento “L’ASPETTO GIURIDICO NAZIONALE (DIRITTO MARITTIMO E PENALE)” pubblicato sul sito della Marina Militare italiana

 

Fonte: srs di  Augusto Sinagra – docente di diritto internazionale; da Facebook, IO SO, 

 28 gennaio 2019

Link: https://www.facebook.com/io-so-243527245027/

 

 


Dic 18 2018

13 DICEMBRE….IL GIORNO DI CRISTINA PAVESI

Cristina Pavesi

 

 

Ci ho pensato su qualche giorno prima di pubblicare questo post perché il suo contenuto è un po’ delicato, “sensibile” avremmo detto qualche anno fa.

 

Prima mi sono consultato. 

 

Poi mi sono detto che vale la pena comunque di pubblicarlo, perché voglio recuperare la memoria di una ragazza, Cristina Pavesi, trevigiana di Conegliano, vittima prima della mafia del Brenta (non è la “mala” del Brenta, no: quella è la Mafia del Brenta) e poi dell’oblio.

 

Ed è un oblio tutto veneto, terribilmente veneto, quello che non ha mai voluto riconoscere il radicamento e la diffusione di associazioni mafiose, provenienti dal sud Italia, e ramificate non solo lungo la riviera del Brenta ma anche ad Eraclea, a Caorle, a Venezia, a Mestre…

 

In breve, questa è la storia di Cristina, una di noi: il giorno di santa Lucia del 1990, Cristina Pavesi, ragazza di Conegliano, ventidue anni, studentessa universitaria. 

 

Tornava, in treno, a casa quel giorno dopo aver concordato la tesi con il suo relatore. Ore 18.30: un rumore assordante, un’esplosione secca.

 

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Nov 09 2018

Protetto: VENEZIA – MOSE: NOMI, CIFRE, MAZZETTE, FAVORI. ECCO TUTTO L’ELENCO NEL DETTAGLIO

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Set 23 2018

L’ITALIA È QUELLA STRANA NAZIONE

 

 

L’Italia è quella strana nazione dove ti mettono i codici identificativi sui sacchetti della spazzatura per multarti se butti un pezzo di carta nel sacco della plastica… ma permettono a migliaia di rom di vivere in campi abusivi dove buttano nei fossi la loro spazzatura.

 

L’italia è quella strana nazione dove ti multano se regali un panino a un senzatetto senza aver fatto lo scontrino… ma permettono a venditori abusivi di vendere le loro merci taroccate agli angoli delle strade.

 

L’Italia è quella strana nazione dove ti multano se dove c’è il limite di 50 km/h.. e  vai a 51 km/h… ma permette a chi ha targa straniera di andare e fare quel cavolo che gli pare.

 

L’italia è quella strana nazione che se un militare delle forze dell’ordine arresta un violento in modo violento… viene indagato per violenza.

 

L’italia è quella strana nazione che mette il divieto di accendere le stufe a legna per non aumentare l’inquinamento atmosferico… ma permette ai rom di fare falò con i copertoni delle ruote per pulire il rame.

 

L’Italia è quello strana nazione dove per comprarti una casa devi farti un mutuo di 30 anni… ma poi permette ad occupanti abusivi di occuparti la casa e cambiare le serrature.

 

L’italia è quella strana nazione dove i giudici condannano i proprietari di casa a rimborsare i rapinatori se questi vengono morsicati dal cane in giardino.

 

L’italia è quella strana nazione dove dopo innumerevoli casi dove maestre d’asilo picchiano i bimbi… non si possono mettere telecamere di controllo perché ledono la privacy.

 

L’italia è quella strana nazione dove i giudici diminuiscono la pena a un assassino perché 48 coltellate non è sinonimo di crudeltà.

 

L’italia è quella strana nazione che sfratta una nonnina terremotata perché nella sua casetta manca un foglio burocratico… ma permette a zecche dei centri sociali di occupare e vivere in aziende capannoni ed edifici.

 

L’Italia è quella strana nazione in cui molti milionari al governo, con pensioni da trentamila euro al mese, ordinano al popolo di tirare la cinghia, fare sacrifici e morire lavorando fino alla fine.

 

Potrei andare avanti x ore, ma la musica e’ sempre la stessa…

L’Italia in una sola frase è 
La potenza dell’impotenza!!! 

 

Se non si opera un vero cambiamento, l’Italia non apparterrà mai  agli italiani.

 

Fonte: facebook  settembre 2018

 


Lug 24 2018

COIMPO, UNA STORIA VENETA DI FANGHI TOSSICI SVERSATI NELLE CAMPAGNE

Veneti che tradiscono la loro terra. Un girone dell’inferno solo per loro.

 

La trasformazione di una latteria sociale del Rodigino in un impianto di trattamento. La tragedia del settembre 2014: quattro morti, uccisi dalle esalazioni. I segreti della vasca D.

 

 

La ricerca della verità e dei colpevoli di Gianni Belloni 

 

Gli inizi della storia

 

Era la latteria sociale di Cà Emoun pugno di case perse nella pianura sconfinata tra Adria e Rovigo. Mauro Luiseha il fiuto per gli affari e dal trasporto latte, a metà degli anni ’80, si converte alla gestione dei fanghi di depurazione. In questa operazione è aiutato da un nuovo socio con più esperienza e con le spalle più grosse: Gianni Pagnindi Noventa Padovana.

 

Il procedimento è semplice: dopo la stabilizzazione e il trattamento, i fanghi vengono distribuiti nei campi. Nasce così, nel 1984, la Coimpospecializzata nel trattamento nei fanghi da depurazione.

 

Gli affari vanno bene, i fanghi arrivano da tutta Italia e anche dall’estero stando alle dichiarazioni degli abitanti che annotano le targhe dei camion in arrivo. Ma gli odori sono forti e pungenti.

 

Le proteste e i malumori degli abitanti si concretizzano nella costituzione di un comitato e in una raccolta di firme. Qualcuno ricorda ancora gli appostamenti notturni presso i cancelli della Coimpo per scoprire che cosa succedesse all’interno e che cosa trasportassero i tanti camion in arrivo. Ma la mobilitazione dei cittadini ha vita breve. Luise appare come un uomo potente. La Coimpo sponsorizza diverse manifestazioni compresa la locale squadra di calcio. La gente si acquatta in silenzio.

 

Gli affari proseguono a gonfie vele. Nel 2006 la Coimpo ottiene di gestire 99mila tonnellate annue di rifiuti. Entrano in società anche le figlie dei due fondatori. Nel frattempo Mauro Luise acquista una tenuta in Romania, La Fazenda, e lì si trasferisce, ma continua ad esercitare un controllo ferreo sull’azienda.

 

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Lug 09 2018

SEQUESTRO LEGA, NORDIO: “HA RAGIONE SALVINI, È ATTO POLITICO”

Carlo Nordio

 

 

L’ex procuratore aggiunto di Venezia che fossero necessari i provvedimenti adottati verso la Lega

 

 

“Ha ragione Salvini che parla di atto politico”, lo ha dichiarato Carlo Nordio, in un’intervista a QN in cui definisce “pericoloso” il protagonismo di chi indaga. Così l’ex procuratore aggiunto di Venezia ha commentato il sequestro conservativo da 49 milioni di euro disposto dal Tribunale di Genova sui beni della Lega Nord dopo la condanna di Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito per i rimborsi elettorali.

 

“Bisogna andarci cauti con provvedimenti di questo tipo – ha spiegato – che incidono sullo svolgimento della dialettica politica. Vanno adottati solo se strettamente necessari: non mi pare che lo fossero. Così si rischia di alterare il gioco democratico. In questo senso, ha ragione Salvini che parla di atto politico”. Più in generale ha poi affermato che “la politica deve recuperare fiducia in se stessa se vuole ristabilire il primato sull’azione giudiziaria, altrimenti restera’ subordinata alla magistratura, come succede dal 1993, ovvero da quando è scoppiata Mani Pulite”.

 

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Lug 08 2018

COSA NON TORNA SUI 49 MILIONI DI EURO DELLA LEGA

 

 

Lega, Franco Bechis svela la vergogna dei magistrati contro la Lega: cosa non torna sui 49 milioni di euro

 

 

Una cosa è certa: nessuno, né all’ epoca di Umberto Bossi con il suo tesoriere Francesco Belsito, né in quella successiva di Roberto Maroni o in quella ancora attuale di Matteo Salvini si è preso 49 milioni di euro dalle casse della Lega e se li è messi in tasca.

Per questo è incomprensibile l’ accanimento contro la Lega da parte dei magistrati di Genova e ora pure della Corte di Cassazione che considera legittimo sequestrare qualsiasi centesimo giri da quelle parti da qui per non so quanti lustri fino a quando non si raggiungerà quella somma di 49 milioni di euro.

Eppure secondo le varie sentenze emesse a Genova e Milano Belsito e la famiglia Bossi sono stati riconosciuti colpevoli di avere usato per sé e non per le finalità pubbliche circa un milione di euro proveniente dalle casse della Lega.

 

La tesi dei magistrati è che visto quel milione (sono contestati anche altri 5 milioni investiti in Tanzania e a Cipro per il reato di riciclaggio) usato in difformità dalle prescrizioni di legge, fra l’ altro per comprare vestiti a Bossi, debbono essere ritenuti irregolari tutti i rendiconti della Lega di quegli anni, e quindi illegittimi tutti i finanziamenti ricevuti dallo Stato a rimborso delle spese elettorali. Per questo secondo loro andrebbero recuperati all’ erario circa 50 milioni di euro, e se i padri quei soldi non hanno, bisognerà che ci pensino i figli, i nipoti e magari pure i pronipoti: le colpe ricadranno biblicamente sulle spalle delle famiglie leghiste di generazione in generazione.

 

Con questa idea biblica di giustizia ovviamente nessuno poi potrebbe mai tenere in vita la Lega nemmeno sotto mentite spoglie, perché i vari di livelli di giustizia italiana sembrano in questo momento coalizzati per fare fuori Salvini dal panorama politico.

 

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Lug 04 2018

BORSELLINO È STATO UCCISO DALLO STATO ITALIANO E NON DA COSA NOSTRA: LIBRI DI STORIA DA RISCRIVERE!

 

 

 

di Massimo Costa 

 

Noi l’abbiamo detto sempre, l’abbiamo saputo sempre. La differenza tra Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali (come quelle del Sud, tipo Ndrangheta etc.) è la stessa che c’è tra corsari e pirati.  I primi, oltre che per sé, lavorano per uno stato.

Cosa Nostra, sin dalla sua nascita ufficiale (1860, sbarco di Garibaldi) è stata uno strumento dello Stato italiano per tenere sottomessa la Sicilia. Certo, Garibaldi trovò queste consorterie proto-mafiose, non le creò certo lui. E dobbiamo all’ottusità borbonica e al caos del regime poliziesco duosiciliano, l’incapacità di sostituire l’ordine feudale con quello di uno stato moderno. I Borbone impedirono la nascita di uno Stato siciliano moderno, e – nel caos – nacquero quelle consorterie che poi dovevano diventare la mafia.

 

Però il salto politico, il vero battesimo, è stato con lo sbarco delle “Camicie Rosse“. Lì, e solo lì, la mafia diventa un’istituzione riconoscibile e – pochi anni dopo – dal 1876, con l’avvento della “sinistra” al potere, la mafia entra nelle istituzioni dalla porta principale.

Da quel momento stato italiano e mafia sono due facce della stessa medaglia, nonostante si reciti la sceneggiata ipocrita dello Stato che lotta una “organizzazione criminale SICILIANA”.

Da allora la mafia è stata appiccicata alla pelle dei Siciliani come marchio d’infamia, come pretesto per spossessarli di ogni diritto politico ed economico e trattarli da sudditi. Anche durante la parentesi fascista, che non poteva tollerare questa intermediazione, più che di una lotta alla mafia si può parlare di un suo tentativo di superamento inquadrandola stabilmente nel PNF e nella Milizia.

 

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