Dic 01 2019

UNA PALLOTTOLA PER IL GENERALE CANTORE

 

 

Una pallottola per il generale


Era italiano o austriaco il cecchino che il 20 luglio del 1915 sulle Tofane uccise il generale Antonio Cantore? Ed a trapassare il cranio dell’ufficiale fu un proiettile calibro 8 millimetri austriaco o un 6.5 millimetri italiano? A distanza di novant’anni l’interrogativo è ancora aperto.


Il foro lasciato dal proiettile sulla visiera del berretto non basta, da solo, a risolvere l’enigma. Perché il cuoio col passare degli anni si è ristretto ed ora, da quel foro, è impossibile stabilire con certezza il calibro ed il tipo di arma impiegata.


Solo la riesumazione dei resti della vittima, con il relativo esame del cranio, potrebbe eventualmente fornire una risposta certa sul tipo di fucile imbracciato dal cecchino.

IL PROIETTILE. Un indizio che tuttavia, per quanto importante, non risolverebbe definitivamente il caso. Supponiamo che venga accertato che ad uccidere il generale sia stato un proiettile calibro 8 partito da un fucile austriaco Mannlicher, anziché un calibro 6,5 esploso dal modello 91 italiano. Ebbene, in tal caso, ci troveremo comunque nell’impossibilità di identificare con certezza la nazionalità e l’autore di quello che qualcuno ha osato beffardamente definire come ‘il più bel tiro della Prima guerra mondiale”, per la precisione millimetrica con la quale andò a segno. Non sfugge una certa macabra ironia, a chi la voglia intendere, sull’obiettivo centrato, per l’appunto il generale Cantore, cioè uno delle alte gerarchie militari accusate all’epoca dai soldati di mandare allo sbaraglio le truppe con assalti alle trincee nemiche su terreno scoperto che risultavano micidiali.

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Nov 28 2019

1848, LA GUERRA DI LIBERAZIONE DI MILANO E VENEZIA CONTRO L’AUSTRIA, CURTATONE, MONTANARA E GOITO

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 22:39

 

 

 

Il 1848 prima guerra di indipendenza ove morirono molti napoletani…ma non è ricordato da alcuno!

Tratta da uno scritto di Giacinto dè Sivo, drammaturgo, letterato e storico del Regno delle Due Sicilie, Maddaloni (Regno delle Due Sicilie)


di Domenico Iannantuoni 
FEGATO
Racconto mensile
25, venerdì

– Cari ragazzi,- Esordì il maestro questa mattina, eccomi a voi con il racconto mensile. So che lo stavate aspettando con trepidazione.- 

Si fermò per qualche secondo vicino alla cattedra e poi prese il solito grosso libro e lo aprì.


– Come già sapete vi leggerò una storia vera, accaduta circa dieci anni fa nel nostro Stato, ed in Italia del Nord e che è bene che voi conosciate con precisione perché un domani questi eventi potrebbero essere nascosti o camuffati. Noi non possiamo conoscere il futuro, questo no, ma con un po’ di immaginazione possiamo individuarne i possibili sviluppi, e molte volte a pensar male ci si azzecca. Sicuramente siamo parecchio odiati nel contesto europeo, la nostra forza autarchica, il nostro progresso scientifico, la nostra ricchezza ed il nostro assetto sociale ci sono molto invidiati, soprattutto dalla nazione più potente del mondo: l’Inghilterra…chissà. Comunque il 1848 fu un anno orribilis…concessione della Costituzione nel Regno delle Due Sicilie, guerra esterna, guerra interna in Napoli e poi contro Ruggero VII in Sicilia, abolizione della costituzione…un bel ’48!


– Il mio racconto, oltre che dai dati documentali è anche suffragato da una mia personale amicizia con il Dott. Giuseppe Antonio Pasquale Barletta , nostro uomo di primario ingegno che partecipò personalmente alla campagna di Curtatone, Montanara e Goito e pure ebbe qualche comparsa perfino a Venezia.

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Nov 24 2019

QUADRO STATISTICO-ECONOMICO DEI VARI STATI D’ITALIA PREUNITARI DI ADRIANO BALBI

 

 

 

Nel 1830 uno studioso, Adriano Balbi preparò una tabella interessante.

QUADRO STATISTICO-ECONOMICO DEI VARI STATI D’ITALIA PREUNITARIA”

REGNO LOMBARDO-VENETO

Popolazione 4.930.000; 

Esercito 5.000  (0,1%)

Rendita(in franchi) 122.000.000  (27,8 franchi a persona)

REGNO DI SARDEGNA

Popolazione 3.800.000;

Esercito 23.000; (0,6%)

Rendita 60.000.000;  (15,8 franchi a persona)

GRANDUCATO DI TOSCANA

Popolazione 1.275.000;

Esercito 4.000; (0,3)

Rendita 17.000.000;   ( 13,3 franchi a persona)

STATO PONTIFICIO

Popolazione 2.590.000;

Esercito 6.000; (1,5%)

Rendita 30.000.000; ( 11,6 franchi a persona)

REGNO DELLE DUE SICILIE

Popolazione 7,420.000; 

Esercito 30.000;  (04%)

Rendita:84.000.000.  ( 11,3  franchi a persona) 

Dopo arrivò il  risorgimento, l’indebitamento, le tasse, e l’emigrazione, per sfuggire alla fame,  alla pellagra, alla miseria nera. 


Nov 20 2019

QUANDO A ROMA SI PARLAVA NAPOLETANO

Category: Cultura e dintorni,Italia storia e dintornigiorgio @ 14:34

Sisinium: Fili de le pute, traite, Gosmari, Albertel, traite. Falite dereto colo palo, Carvoncelle!

 

Un ghigno compare sul mio viso, non potete vederlo ma vi assicuro che c’è, e il motivo mi viene cagionato dalla lettura di alcune documentazioni relative agli idiomi della penisola italica.

Non essendo un cultore della storia linguistica del nostro Paese devo, ob torto collo, riferirmi ad altrui affermazioni per comprendere l’evoluzione linguistica della “mia lingua”.

È universalmente riconosciuto che l’italiano moderno poggia i suoi enormi piedi sul latino classico, quello letterario per intendersi mentre il volgo (da vulgaris) aveva un suo idioma composto da un limitato vocabolario latino infarinato con le antiche lingue parlate nell’area, questi dialetti alla fine hanno dato origine alle varie lingue romanze attualmente vive nel bacino linguistico neolatino.

Una prima lista di queste parole volgari la si ritrova nell’Appendix Probi del III secolo dove al fianco della corretta parola latina compare quella che il vogo utilizzava nell’uso comune, lo scopo era quello di affermare la corretta dizione ad uso didattico della parola (pardon per il gioco di “parole”).

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Ott 28 2019

L’I.N.P.S. FU FONDATO DAL FASCISMO COL NOME I.N.F.P.S. “ISTITUTO NAZIONALE FASCISTA DELLA PREVIDENZA SOCIALE” E OPERAVA ANCHE NELLE COLONIE

 

 

 

di  Alberto Alpozzi

 

Breve storia della nascita dell’IN(F)PS “Istituto Nazionale (Fascista) di Previdenza Sociale”

 

La Previdenza Sociale nasce oltre cento anni fa, nel 1898, con lo scopo di garantire i lavoratori dai rischi di invalidità, vecchiaia e morte. Era la Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Ma si trattava esclusivamente di un’assicurazione facoltativa e volontaria, finanziata prevalentemente dai contributi versati dai lavoratori, che poteva essere integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e da un contributo libero da parte degli imprenditori.

 

Non essendo obbligatoria, riscosse adesioni limitate. Venne quindi introdotta nel 1904 l’obbligatorietà per i dipendenti pubblici e nel 1910 per i ferrovieri.

 

Nel 1919, con il governo Orlando, venne istituita la CNAS “Cassa nazionale per le assicurazioni sociali” l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia. Divenne obbligatoria e riguarderà circa 12 milioni di lavoratori.

 

Nel 1924, il Governo Fascista, costituisce per la prima volta quello che sarà l’antenato del TFR “Trattamento di fine rapporto”cioè un’indennità da concedere al lavoratore licenziato.

 

Nel 1933, con regio decreto legge 27 marzo 1933, n. 371 , la CNAS assume la denominazione di INFPS “Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale”, ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e gestione autonoma. Primo presidente fu Giuseppe Bottai a cui successe nel 1935 Bruno Biagi.

 

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Ago 29 2019

UN SIGILLO PER RUBARE MEGLIO

Imposta Regno di Savoia

 

Non è un segreto che i Savoia abbiano portato in dote alla penisola unificata, una montagna di debiti:  li avevano prima dell’unità;

li hanno incrementati con le campagne militari organizzate per eliminare i legittimi governanti e insediarsi al loro posto; 

150 anni più tardi il debito è fuori controllo diventando un buco nero in grado di inghiottire tutta l’Europa. 

Ai tempi della Repubblica Veneta le tasse erano al 6%; oggi ci stanno soffocando con una pressione fiscale per le imprese, vicinissima al 70% ma lo negano.

Dal loro arrivo hanno solo pensato come, dove e in quale percentuale apporre nuove imposte e i successori si son dimostrati degni eredi: Imposta sul sale, sui fiammiferi, sull’energia elettrica, sul tabacco, sugli alcoolici, sugli accendini, sui carburanti, sui redditi, sul valore aggiunto, sulla casa, sui capannoni, sui rifiuti … su tutto e senza discontinuità, nemmeno nelle fasi cruciali della storia che hanno visto la trasformazione dell’Italia da Regno a Impero e da Impero a Repubblica.

Mai un momento di tregua fiscale.

 

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Mag 16 2019

MILANO. L’ ECCIDIO DI BAVA BECCARIS DEL 1898

 

Gli alpini dell’ adunata di Milano 2019   sanno quello che hanno fatto a Milano  nel maggio 1898 i loro  vecchi colleghi?  Perché loro là…vi erano…

 

Il   “decorato” Fiorenzo Bava Becaris  disse che erano presenti:  “quasi tutti gli alpini del  5° reggimento.

Il  bilancio del massacro fu 82 morti, 450  feriti….  

Una delle tante stragi di stato di questo paese.

 

Questi alpini bevono così tanto da ….dimenticare  quello che è successo?

 

Fonte: da facebook di Vota franz vive, del 11 maggio  2019

 

 

LE TRE GIORNATE DI MILANO DEL 1898

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Mag 01 2019

25 APRILE 1945: SCOPPIO DEL FORTE DI CORRUBBIO

 

Sulla destra si vede l’entrata di Villa De Stefani, in fondo al centro la chiesa di San Martino scoperchiata e sulla sinistra i resti di Villa Banda: sopravvive solo la torre colombara circolare e ruderi del muro di cinta.

 

A Corrubbio di Negarine, sotto la collina di Sausto, fin dai tempi antichi furono scavate diverse cave in galleria per estrarre roccia calcarea a nummoliti, la cosiddetta “pietra gallina”, di color giallastro, molto utilizzata ai tempi come materiale da costruzione. Una di queste, abbandonata dal primo dopoguerra, venne utilizzata dall’Esercito Italiano, a partire dal 1938, per lo stoccaggio di armi chimiche e come deposito di carburante. Venne chiamata “Forte Cedrare”, dall’omonima villa ubicata poco più a sud, così chiamata per la presenza di tre grandi cedraie settecentesche, oggi non più visibili.

 
Dopo l’8 settembre 1943 la polveriera venne occupata dai tedeschi, che in quei giorni si stanziarono in maniera massiccia in tutta la zona, utilizzando strutture come Villa Amistà, Villa Giona e Villa Betteloni come sede di comandi. Durante la loro presenza, i tedeschi riempirono il “Forte” con munizioni e materiale bellico di ogni tipo.

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Gen 18 2019

CESARE BATTISTI. DA TRADITORE A TRADITO

 

 

Il deputato austriaco CESARE BATTISTI, di Trento, tradì il Tirolo dei suoi avi e il parlamento di Vienna scrivendo il 22 ottobre del 1914 a Roma, al Ministero della Guerra, quando il Regno d’Italia era ancora neutrale. In quella lettera si legge: 

«Per il caso di guerra con l’Austria mi metto a completa disposizione del Ministero della Guerra, chiedendo di essere arruolato nell’esercito regolare…», firmandosi «Dott. C. Battisti, Deputato al Parlamento Austriaco per la Città di Trento». 

 

Venti mesi più tardi venne tradito dai suoi superiori del Regio Esercito Italiano che lo lasciano andare in prima linea, perfettamente consapevoli dei rischi della trincea e di cosa gli poteva accadere se, come poi gli avvenne, fosse stato preso prigioniero dagli austriaci. 

Sarebbe bastato un semplice ordine per tenere Battisti fra le solide mura di Forte San Procolo a Verona. Ma quell’ordine non venne dato. Anzi.

 

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Nov 19 2018

I VENETI “STRANI MIGRANTI” IN PUGLIA

 

 

E’ UNA DELLE TANTE STORIE legate alla migrazione della nostra gente, che ha saputo fare con le proprie braccia e sudore (ma anche con la Fede che le era propria a quei tempi, come sottolinea un monaco che fu il loro padre spirituale) un Paradiso in terra in una landa deserta, di un angolo di Puglia.

Il documentario mi è arrivato per posta dall’autore, che ringrazio di cuore. Racconta di una delle tante bonifiche in cui i Veneti, chiamati dal governo di Mussolini  negli anni ’30 del Novecento per la loro capacità e abilità nei lavori agricoli, si insediarono in un posto incolto, dove nessun pugliese voleva andarci ad abitare. Infatti, nella loro tradizione, i braccianti pugliesi, finiti i lavori nei campi, ritornavano nel loro paese, nella loro comunità e non volevano allontanarsi  per andare ad abitare in un posto incolto.

 

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Lug 11 2018

IL NOME SEGRETO DI ROMA

 

 

Nonostante l’età sei sempre più bella e carica di fascino indescrivibile.  Da un piccolo villaggio sei diventata poleis dilatandoti fino a segnare i confini del mondo antico. Molti millenni hai davanti, auguri e vita eterna!

 

Fra i tanti misteri di Roma c’è quello del suo nome.

Quando gli storici antichi cominciarono a interrogarsi sulla sua origine e sul significato, si erano già recisi i fili della memoria e le interpretazioni si accumulavano : contraddicendosi; né i moderni sono riusciti a giungere a una conclusione convincente.

 

Servio, vissuto tra il quarto e il quinto secolo d.C., sosteneva che derivasse da un nome arcaico del Tevere, Rumon o Rumen, la cui radice era analoga al verbo ruo, scorro; sicché Roma avrebbe significato la Città del Fiume. Ma Servio era il solo a collegare il nome al Tevere, il quale d’altronde era stato chiamato anche Albula per la presenza di argille nel suo letto ‘.

 

Gli storici di lingua greca, ispirandosi a Ellanico di Lesbo, vissuto nel quinto secolo a.C., narravano invece sulla scia dell’Iliade l’arrivo di un gruppo di profughi troiani sulle coste del Lazio dove il loro capo, Enea, avrebbe fondato la città dandole il nome di una delle donne, Rome, che stanca di vagabondare da una terra all’altra aveva convinto le sue compagne a bruciare le navi. 2.

 

In un’altra versione della leggenda Rome diventava la figlia di Ascanio e nipote di Enea; e in un’altra si narrava che Rome, una troiana giunta in Italia con alcuni suoi compatrioti, sposò Latino, re degli Aborigeni, ed ebbe tre figli, Romos, Romylos e Telego- che fondarono una città chiamandola col nome della madre 4.

 

In questi e altri racconti si riscontra un elemento comune, la derivazione del nome da un’eponima Rome di cui è certo perlomeno l’etimo: rome, che in greco significa forza. È evidente il tentativo dei Greci, che si ritenevano non senza un’eccessiva presunzione i civilizzatori dell’Italia come di altre regioni mediterranee, di considerare Roma una città di origine ellenica.

 

La leggenda di Enea fuggiasco da Troia era già nota agli Etruschi fin dal sesto secolo, sicché Ellanico potrebbe averla riscritta con l’epilogo della fondazione di Roma, avendo notato che il suo nome era simile a rome.

 

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Lug 06 2018

1877, IL SINDACO DI LONGARE A CHI VOLEVA EMIGRARE IN AMERICA: SARETE TRATTATI COME SCHIAVI

 

 

Il 24 maggio 1877 il conte Alvise Da Schio sindaco del Comune di Longare fece stampare un manifesto “Diretto a chi avesse intenzione di emigrare per l’America”.
Il Sindaco, con un linguaggio diretto e schietto, venuto a conoscenza che ci sono diversi “intenzionati di emigrare per l’America” fa presente ai suoi concittadini che il passaporto può essere rilasciato a chi si dimostra in grado di sostenere le spese di viaggio, a chi essendo in possesso di congedo illimitato possa provare di avere in quelle terre dei parenti, e a chi, “essendo soggetti alla Leva il Sindaco avesse la morale certezza che in caso di chiamata si disponessero a tosto rimpatriare”.

 

Oltre a questo il Sindaco “si sente in dovere di far conoscere a chi avrebbe intenzione di emigrare per l’America che invece della fortuna in questo caso andrebbe incontro alla sua totale rovina”.

 

E ancora: “La maggior parte degli emigranti non sanno neppure ove sia l’America e perciò chi scrive si fa sollecito ad indicargliela. Essa è lontana circa due mesi da qui e per arrivarvi bisogna attraversare l’Oceano … è quasi impossibile che non muoja per viaggio qualcheduno… E tutto questo perché? Per andar lavorar la terra in paesi sconosciuti, senza conoscere la lingua e sotto a 40 gradi di calore”

 

 “Il vostro Sindaco vi avverte che quando arriverete in America sarete trattati come schiavi, non avrete più i mezzi per ritornare né troverete alcuno che vi presti un soldo per rimpatriare colla vostra famiglia”.

 

E così concludeva l’appello-manifesto:

 

 “Ora fate quello che vi pare e piace: il Sindaco ha voluto soltanto dimostrarvi come stanno le cose onde quando vi troverete la nella più squallida miseria non possiate dire: IL SINDACO DOVEVA FARCI AVVERTITI.” (il maiuscolo neretto è nel manifesto originale). 

 

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Giu 16 2018

DOVE SVENTOLA IL TRICOLORE NON SI BESTEMMIA

 

 

PROPAGANDA ANTIBLASFEMA 

 

 

 

 

 


Giu 06 2018

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, CE LO RACCONTANO I MASSONI.

 

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…

 

 

Marsala, provincia di Trapani nel 1860, Val di Mazara fino al 1812, nel momento più infelice della sua storia

 

 

Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.

 

Un breve intervento —poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.

 

Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento —circa 25.000 lire— fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».

 

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Giu 04 2018

LA VERITÀ SULLA SPIGOLATRICE DI SAPRI

 

 

Eran 300, eran delinquenti e sono morti

 

Conosciamo tutti la storia di Carlo Pisacane che, partito da Genova con 26 uomini, raggiunse prima la colonia penale di Ponza per imbarcare 323 galeotti e, quindi, proseguire per Sapri dove, scontratosi più volte con la popolazione, fallì nel suo intento di innescare la rivoluzione nel sud Italia.

 

Altrettanto conosciamo la famosa “Spigolatrice di Sapri”, patetica poesia di Luigi Mercantini che, insieme alla storiografia ufficiale, contribuì ad infondere alla piratesca impresa un alone di misticismo teso a sfruttare, per fini risorgimentali liberal-monarchici, tra l’altro ben lontani dalle teorie politiche del Pisacane, il fallimento della spedizione.

 

 

LA SPIGOLATRICE DI SAPRI, LUIGI MERCANTINI

 

 

“Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!”. È il celeberrimo ritornello di quella che, probabilmente, è una delle più conosciute poesie risorgimentali, La spigolatrice di Sapri, composta da Luigi Mercantini in memoria dell’impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857.

 

Si chiamava Rosa Ferrettila spigolatrice di Sapri. Fu ammazzata dalla banda criminale di Carlo Pisacane, ossia ERGASTOLANI condannati per crimini comuni. Erano 450 assassini e ammazzarono molti contadini mentre spigolavano il grano, tra i quali Rosa Ferretti. Mercantini fece la sua fortuna con quella poesia, infangando la storia.

 

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