Gen 18 2019

CESARE BATTISTI. DA TRADITORE A TRADITO

 

 

Il deputato austriaco CESARE BATTISTI, di Trento, tradì il Tirolo dei suoi avi e il parlamento di Vienna scrivendo il 22 ottobre del 1914 a Roma, al Ministero della Guerra, quando il Regno d’Italia era ancora neutrale. In quella lettera si legge: 

«Per il caso di guerra con l’Austria mi metto a completa disposizione del Ministero della Guerra, chiedendo di essere arruolato nell’esercito regolare…», firmandosi «Dott. C. Battisti, Deputato al Parlamento Austriaco per la Città di Trento». 

 

Venti mesi più tardi venne tradito dai suoi superiori del Regio Esercito Italiano che lo lasciano andare in prima linea, perfettamente consapevoli dei rischi della trincea e di cosa gli poteva accadere se, come poi gli avvenne, fosse stato preso prigioniero dagli austriaci. 

Sarebbe bastato un semplice ordine per tenere Battisti fra le solide mura di Forte San Procolo a Verona. Ma quell’ordine non venne dato. Anzi.

 

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Dic 31 2018

ERANO CRIMINALI E SAPEVANO DI ESSERLO

 

ISTRUZIONE

DEL DIRETTORIO ESECUTIVO

AL CITTADINO SCHERRER

General in Capo dell’Armata d’Italia

 

L’importante Commissione che vi affida  la Patria, cittadino Generale, non tende a  niente  meno,  che a rendere per l’avvenire la Repubblica  Francese arbitra del destino delle Nazioni  dell’ Universo. Sin dal momento della caduta di Cartagine previde Roma la conquista dell’ Oriente; nella  totale sommessione  dell’ Italia sono compresi li nuovi trionfi riservati all’ eroismo della  gran Nazione  dalla forza  insuperabile del destino.  Li soldati che andate voi a comandare, contano le vittorie  col numero delle battaglie che han date; non è permesso  dubitare per un solo  momento  del felice successo delle nostre armi:  continuate intanto ad incoraggiare le truppe con tutti que’ modi proprj, e condurle a de’ nuovi trionfi.

 

Le Provincie e le Città da sottomettersi  abbondano di tutto.   Elleno vi offrono degli innumerevoli mezzi per ricompensare li pericoli, e le fatiche dei soldati della Repubblica, e noi ve ne facciamo un dovere di servirvene in nome   della Patria.

Ma non basta che li   Tedeschi  siano scacciati dal suolo italiano;   è necessario trarre  da questa bella parte d’Europa tutto il possibile  vantaggio  per l’ ingrandimento ulteriore della Repubblica.

La Francia, non ha bisogno di braccia forestiere  per soggiogare, li suo; nemici, ma  ha ella bisogno delle ricchezze dei popoli  vinti.  Li Figli della gran  Nazione devono occuparsi, che di fare la guerra e di comandare, tocca alle Nazioni conquistate il mantenerli, e obbedire.

 

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Dic 15 2018

LA STORIA DEI BUSH… HITLER…KENNEDY…11 SETTEMBRE

 

 

Hitler, Kennedy, 11 Settembre: è nera la storia dei Bush

 

 

Se c’è un motivo per cui si insiste sull’importanza dell’omicidio Kennedy, dopo oltre 50 anni dall’evento, non è certo per “cospirazionismo congenito”, ma per un fatto molto più semplice e tangibile: la stessa persona che era a Dallas il 22 novembre 1963 dormì alla Casa Bianca il 10 settembre 2001. E ciò per sua stessa ammissione, in ambedue i casi. Anzi, nel primo George Herbert Bush, padre-padrone del Nuovo Ordine Mondiale – oltre che del futuro presidente, George Walker Bush – si premurò di informare direttamente l’Fbi della sua presenza a Dallas quel giorno, proprio nelle ore in cui il corteo di Kennedy si presentava all’appuntamento con la storia in Dealey Plaza.

 

Nelle stesse ore Richard Nixon, presente a Dallas da tre giorni per «motivi personali» – peraltro mai accertati – ripartiva alla volta di New York, dove avrebbe appreso dell’avvenuto omicidio di John Kennedy. Sarebbe diventato l’unico uomo al mondo a non ricordarsi del momento esatto in cui apprese la notizia, fornendone negli anni ben tre versioni differenti: all’aeroporto, durante il tragitto in taxi, sotto il portone di casa. «Diventano così tre, contando anche Johnson che lo sarebbe diventato quel pomeriggio, i futuri presidenti che erano a Dallas quel giorno. Un curioso crocevia della storia, se non altro».

 

Lo afferma Massimo Mazzucco, riproponendo su “Luogo Comune” una scheda sulla dinastia dei Bush all’indomani della scomparsa di “Bush padre”, George H., spentosi a Houston il 30 novembre all’età di 94 anni.

 

Dei Bush “segreti” parla diffusamente Gioele Magaldi nel bestseller “Massoni” (Chiarelettere, 2014), svelando che – dopo la sconfitta subita da Reagan alle primarie repubblicane nel 1980 – Bush senior fondò la Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”, detta anche “loggia del sangue e della vendetta”.

 

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Nov 18 2018

BENITO MUSSOLINI E LA STATUA DI GIORDANO BRUNO

Category: Religioni e rasie,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 12:51

Inaugurazione della statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, monumento realizzato dal Gran Maestro del Goi Ettore Ferrari.  Anno: 9 giugno 1889

 

 

Ecco parte del discorso che Benito Mussolini tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929. Queste parole furono la risposta a Pio XI che chiese di rimuovere la statua commemorativa di Giordano Bruno in Campo dei Fiori eretta dalla Massoneria.

 

…non v’è dubbio che, dopo il Concordato del Laterano non tutte le voci che si sono levate nel campo cattolico erano intonate. Taluna hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri hanno trovato la statua di Giordano  Bruno a Roma quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano  Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dov’è…”

 

Fonte. srs di Luigi Pellini

 

 


Nov 14 2018

L’ORRORE INUTILE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

 

 

Un battaglione dei Cameron Highlanders nel 1914, prima di essere spedito in prima linea, di seguito lo stesso battaglione al loro ritorno nel 1918 dopo l’armistizio . ”

Pagina FB di Gerry Burns.


Ott 24 2018

MORTO LO STORICO ROBERT FAURISSON: NEGÒ LE CAMERE A GAS E LO STERMINIO DEGLI EBREI

Category: Storia moderna e revisionismogiorgio @ 01:04

 

Robert Faurisson

 

 

Il saggista francese Robert Faurisson, padre dei negazionisti dell’Olocausto, lo storico espulso da ogni accademia e comunità scientifica per avere sostenuto che la Shoah sarebbe un’enorme invenzione della propaganda Alleata a favore dello stato d’Israele, è morto ieri a Vichy all’età di 89 anni in seguito ad un attacco cardiaco. L’annuncio della scomparsa è stato dato dalla storica Valérie Igounet, autrice di un libro su Faurisson, a Franceinfo. Secondo Igounet, contattata dalla sorella del negazionista, Faurisson è deceduto “improvvisamente” in serata di ritorno da una conferenza nella sua città natale di Shepperton, in Inghilterra, dove era nato il 25 gennaio 1929 da padre francese e madre scozzese.

 

Chi era Faurisson

 

Laureato in lettere ed ex docente di letteratura contemporanea all’Università di Lione, Robert Faurisson è stato condannato più volte per aver negato i crimini contro l’umanità commessi dai nazisti. Ha sostenuto in particolare che le camere a gas in cui furono sterminati milioni di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale non sarebbero mai esistite. Nel 1990 fu rimosso dall’insegnamento e privato della pensione a causa delle sue tesi negazioniste. “Il negazionista Robert Faurisson è morto ma le due ‘tesi’ immonde vivono ancora – ha reagito la Fondation Shoah su Twitter – La lotta per la verità storica contro i contraffattori della storia continua”. Le tesi di Faurisson sono unanimemente respinte dalla comunità degli storici. Nei suoi scritti ha sostenuto che non sarebbe mai esistito un piano preordinato di sterminio fisico degli ebrei da parte del Terzo Reich, bensì un progetto per una loro emigrazione fuori dell’Europa e, in tempo di guerra, un piano di evacuazione verso i territori dell’Est appena occupati dai nazisti. Tesi che prendono le mosse dal testo capostipite del negazionismo, La menzogna di Ulisse di Paul Rassinier, ex comunista detenuto a Buchenwald, il quale sostenne che gli ebrei nei lager morivano a decine e decine per il duro trattamento dei prigionieri e che poi i loro corpo venivano bruciati perché ricorrere all’inumazione avrebbe fatto perdere troppo tempo.

 

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Ott 22 2018

LO SQUADRISMO FASCISTA A VELO DURANTE IL VENTENNIO – L’EPISODIO DELLA LOCANDA BALLARINI –

 

Come si può notare in questa cartolina del 1940 dietro il monumento è visibile la locanda Ballarini, oggi trasformata in abitazione privata.

 

 

Lo squadrismo fu un fenomeno politico-sociale che coinvolse l’Italia a partire dal 1919 e che si manifestò nell’uso di “squadre d’azione”, di carattere paramilitare armate, che avevano lo scopo di intimidire e reprimere gli avversari politici, specialmente quelli appartenenti al movimento operaio. Lo squadrismo, in breve tempo, venne assorbito dal regime fascismo che lo impiego come un autoritario strumento della propria affermazione e per piegare le volontà degli avversari.

 

Le azioni squadriste – di norma caratterizzate da violenze contro persone e cose (e talvolta anche da caratteri di mera goliardia) – avevano lo scopo, secondo ciò che affermavano gli squadristi, di impedire l’attività reazionaria in Italia di una rivoluzione di ispirazione bolscevica e di rispondere alle crescenti rivendicazioni sociali degli operai e dei braccianti: gli squadristi cercarono di giustificare ideologicamente la loro attività presentandola come una risposta alle violente azioni e al clima di agitazione politica socialista e anarchica, che culminò con il biennio rosso (1919-1920), nonché come un’affermazione di quei valori nazionalisti che (secondo gli squadristi) erano stati vilipesi dal socialismo; tale giustificazione ideologica valse a nascondere, soprattutto agli occhi degli attivisti più giovani, il reale carattere di classe delle azioni squadriste, ammantandole di illusorie motivazioni morali. Lo squadrismo fascista fu protagonista di numerosi episodi di violenza in tutta Italia e spesso anche di brutali omicidi che, ben poco avevano di politico.

 

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Set 15 2018

GLI ITALIANI ALLA BATTAGLIA DEL CARBONE

Nella foto minatori friulani in Belgio, 1961. Museo provinciale della vita contadina

 

 

Il nuovo dittatore belga, ASSELBORN, un esponente del Partito Operaio Socialista, è un altro che NON HA STUDIATO la sua STORIA e racconta una grossa bugia affermando che i migranti italiani (MINATORI con contratto di lavoro in mano) non sono mai stati respinti, però non precisa come venivano costretti a lavorare.

 

Va ricordato, anche a Salvini, che la «BATTAGLIA DEL CARBONE» era stata lanciata nel febbraio del 1945 dal primo ministro belga Achille Van Acker, con l’obiettivo di convincere il maggior numero di cittadini belgi a scendere nei pozzi, ma non erano disposti sia per la durezza del lavoro sia soprattutto per la sua pericolosità, nonostante gli incentivi promessi (miglioramento di salari, pensioni, ferie, nuove case operaie). Conseguenza, il progetto fallì e rimase lettera morta fino al 1951. 

 

Con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), venne varata la politica di “immigrazione flessibile“, cioè ingresso forza lavoro legato agli andamenti del mercato: ogni qualvolta si minacciava un rallentamento dell’attività economica ed un ristagno dell’occupazione interna, l’immigrazione veniva bloccata e i contratti non rinnovati.

 

Nonostante ciò il Governo di De Gasperi, con l’approvazione dell’opposizione per assicurarsi rimesse e fonti energetiche per la ricostruzione del paese, nel 1947 aveva firmato un secondo accordo che assicurava un costante afflusso di lavoratori fino alla terribile catastrofe di Marcinelle dell’8 agosto 1956, quando l’immigrazione ufficiale dall’Italia fu sospesa e le autorità belghe si rivolsero verso nuovi paesi esportatori di manodopera (Spagna, Grecia, Marocco, Turchia).

 

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Lug 06 2018

1877, IL SINDACO DI LONGARE A CHI VOLEVA EMIGRARE IN AMERICA: SARETE TRATTATI COME SCHIAVI

 

 

Il 24 maggio 1877 il conte Alvise Da Schio sindaco del Comune di Longare fece stampare un manifesto “Diretto a chi avesse intenzione di emigrare per l’America”.
Il Sindaco, con un linguaggio diretto e schietto, venuto a conoscenza che ci sono diversi “intenzionati di emigrare per l’America” fa presente ai suoi concittadini che il passaporto può essere rilasciato a chi si dimostra in grado di sostenere le spese di viaggio, a chi essendo in possesso di congedo illimitato possa provare di avere in quelle terre dei parenti, e a chi, “essendo soggetti alla Leva il Sindaco avesse la morale certezza che in caso di chiamata si disponessero a tosto rimpatriare”.

 

Oltre a questo il Sindaco “si sente in dovere di far conoscere a chi avrebbe intenzione di emigrare per l’America che invece della fortuna in questo caso andrebbe incontro alla sua totale rovina”.

 

E ancora: “La maggior parte degli emigranti non sanno neppure ove sia l’America e perciò chi scrive si fa sollecito ad indicargliela. Essa è lontana circa due mesi da qui e per arrivarvi bisogna attraversare l’Oceano … è quasi impossibile che non muoja per viaggio qualcheduno… E tutto questo perché? Per andar lavorar la terra in paesi sconosciuti, senza conoscere la lingua e sotto a 40 gradi di calore”

 

 “Il vostro Sindaco vi avverte che quando arriverete in America sarete trattati come schiavi, non avrete più i mezzi per ritornare né troverete alcuno che vi presti un soldo per rimpatriare colla vostra famiglia”.

 

E così concludeva l’appello-manifesto:

 

 “Ora fate quello che vi pare e piace: il Sindaco ha voluto soltanto dimostrarvi come stanno le cose onde quando vi troverete la nella più squallida miseria non possiate dire: IL SINDACO DOVEVA FARCI AVVERTITI.” (il maiuscolo neretto è nel manifesto originale). 

 

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Lug 04 2018

BORSELLINO È STATO UCCISO DALLO STATO ITALIANO E NON DA COSA NOSTRA: LIBRI DI STORIA DA RISCRIVERE!

 

 

 

di Massimo Costa 

 

Noi l’abbiamo detto sempre, l’abbiamo saputo sempre. La differenza tra Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali (come quelle del Sud, tipo Ndrangheta etc.) è la stessa che c’è tra corsari e pirati.  I primi, oltre che per sé, lavorano per uno stato.

Cosa Nostra, sin dalla sua nascita ufficiale (1860, sbarco di Garibaldi) è stata uno strumento dello Stato italiano per tenere sottomessa la Sicilia. Certo, Garibaldi trovò queste consorterie proto-mafiose, non le creò certo lui. E dobbiamo all’ottusità borbonica e al caos del regime poliziesco duosiciliano, l’incapacità di sostituire l’ordine feudale con quello di uno stato moderno. I Borbone impedirono la nascita di uno Stato siciliano moderno, e – nel caos – nacquero quelle consorterie che poi dovevano diventare la mafia.

 

Però il salto politico, il vero battesimo, è stato con lo sbarco delle “Camicie Rosse“. Lì, e solo lì, la mafia diventa un’istituzione riconoscibile e – pochi anni dopo – dal 1876, con l’avvento della “sinistra” al potere, la mafia entra nelle istituzioni dalla porta principale.

Da quel momento stato italiano e mafia sono due facce della stessa medaglia, nonostante si reciti la sceneggiata ipocrita dello Stato che lotta una “organizzazione criminale SICILIANA”.

Da allora la mafia è stata appiccicata alla pelle dei Siciliani come marchio d’infamia, come pretesto per spossessarli di ogni diritto politico ed economico e trattarli da sudditi. Anche durante la parentesi fascista, che non poteva tollerare questa intermediazione, più che di una lotta alla mafia si può parlare di un suo tentativo di superamento inquadrandola stabilmente nel PNF e nella Milizia.

 

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Giu 22 2018

VANITOSO IRACONDO E FAN DI STALIN…CONTRORITRATTO DEL “MITO” PERTINI

 

 

Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L’Impertinente. Il Puro. A quarant’anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l’altro Pertini.

 

Alla morte di Stalin nel ’53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell’Avanti! e all’epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l’Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. (…) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto».

Quell’elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli.

 

 

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Giu 20 2018

NON MI PARLI PIÙ DI PATRIA, SIGNOR CAPITANO

Category: Libri e fonti,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:37

 

 

A 100 anni dalla carneficina:  Altro che “Vittoria” e “Grande Guerra”

 

Umberto era tornato sui suoi passi. Si era fermato davanti al capitano, eretto, quasi sull’attenti, senza alcun segno di benevolenza, né di alterigia, ma con determinata educazione gli si era rivolto, privo di soggezione e di ossequio.

 

“Lei, signor capitano, ha mai combattuto? Vedo che per sua fortuna è ancora giovane e ha fatto carriera. Sono felice per lei che sia ancora vivo. Ha mai sbudellato la pancia di un uomo? Ha mai camminato su mucchi di cadaveri, ha mai guardato i volti sfigurati di soldati ai quali le granate hanno tolto mezza faccia, ha visto uomini accecati, ha rincorso giovani impazziti dal terrore, ha mai cercato di trascinare corpi di soldati mutilati, senza braccia o senza gambe, non ha mai sporcato di sangue la sua bella divisa, non ha mai lordato di troppo coraggio i suoi calzoni?”

 

Aveva alzato il tono della voce, stava urlando.

 

“Ah no, vero? Ha mai visto il bianco del cranio di un giovane che, ancora vivo, urlava per il dolore? Me lo dica! L’ha mai visto? Allora, signor capitano, taccia! Lei è un eroe, vero? Allora faccia quello che ho fatto io, lo faccia e poi venga da me… a insegnarmi l’entusiasmo per la patria. Faccia lei il carnefice, per Dio! Lo faccia, se ne è capace! Ha capito? Fino a quando non avrà guardato gli occhi di un soldato ucciso, lo strazio del cuore di corpi anneriti dalle granate, le membra scomposte irrigidite nella morte, non mi parli più di patria, né di una, né di cento, signor capitano! Basta con le vostre idiozie! Ci cago sopra!”

 

Tutti avevano sentito, nessuno aveva osato replicare. Erano rimasti allibiti.

 

Renzo CaramaschiDi gelo e di sangue, Mursia, 2015, p. 151-152

 

Fonte: da Inutile Strage  del 25 settembre 2015

Link: http://www.inutilestrage.it/non-mi-parli-piu-di-patria-signor-capitano-r-caramaschi/

 


Giu 16 2018

DOVE SVENTOLA IL TRICOLORE NON SI BESTEMMIA

 

 

PROPAGANDA ANTIBLASFEMA 

 

 

 

 

 


Giu 06 2018

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, CE LO RACCONTANO I MASSONI.

 

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…

 

 

Marsala, provincia di Trapani nel 1860, Val di Mazara fino al 1812, nel momento più infelice della sua storia

 

 

Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.

 

Un breve intervento —poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.

 

Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento —circa 25.000 lire— fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».

 

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Giu 04 2018

LA VERITÀ SULLA SPIGOLATRICE DI SAPRI

 

 

Eran 300, eran delinquenti e sono morti

 

Conosciamo tutti la storia di Carlo Pisacane che, partito da Genova con 26 uomini, raggiunse prima la colonia penale di Ponza per imbarcare 323 galeotti e, quindi, proseguire per Sapri dove, scontratosi più volte con la popolazione, fallì nel suo intento di innescare la rivoluzione nel sud Italia.

 

Altrettanto conosciamo la famosa “Spigolatrice di Sapri”, patetica poesia di Luigi Mercantini che, insieme alla storiografia ufficiale, contribuì ad infondere alla piratesca impresa un alone di misticismo teso a sfruttare, per fini risorgimentali liberal-monarchici, tra l’altro ben lontani dalle teorie politiche del Pisacane, il fallimento della spedizione.

 

 

LA SPIGOLATRICE DI SAPRI, LUIGI MERCANTINI

 

 

“Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!”. È il celeberrimo ritornello di quella che, probabilmente, è una delle più conosciute poesie risorgimentali, La spigolatrice di Sapri, composta da Luigi Mercantini in memoria dell’impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857.

 

Si chiamava Rosa Ferrettila spigolatrice di Sapri. Fu ammazzata dalla banda criminale di Carlo Pisacane, ossia ERGASTOLANI condannati per crimini comuni. Erano 450 assassini e ammazzarono molti contadini mentre spigolavano il grano, tra i quali Rosa Ferretti. Mercantini fece la sua fortuna con quella poesia, infangando la storia.

 

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