Dic 18 2016

L’ELMO DI SCIPIO? SOTTO IL CEMENTO ARMATO

Liternum, in totale abbandono e minacciato dagli abusi il parco corrispondente alla tomba dell’«Africano»

 

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Gli scavi di Liternum (Lago Patria, Napoli). Una parte, corrispondente all’antica dimora di Scipione l’Africano, è finita sotto una costruzione situata a ridosso della zona tutelata dalla Soprintendenza

 

 

NAPOLI – «Ingrata patria non avrai le mie ossa».

La leggenda narra che queste siano le parole scolpite sull’epigrafe voluta da Scipione l’Africano sulla tomba, sepolta nel territorio di Giugliano, in provincia di Napoli. A causa di un diverbio con i tribuni della plebe in seguito al quale fu accusato di «peculato» per aver sottratto alle casse dello Stato ben 500 talenti ricevuti dal re di Siria Antioco III, il generale romano fu costretto a vivere i suoi ultimi giorni nella città di Liternum. Scipione, famoso per la celebre sconfitta inferta ad Annibale nella battaglia di Zama, lega da allora inesorabilmente la sua memoria a questi luoghi.

Ebbene, oggi, quegli stessi luoghi sono stati dimenticati e abbandonati: vi insiste un parco archeologico decisamente poco valorizzato e minacciato di tanto in tanto dagli abusi: la costa del giuglianese e quella di Castel Volturno, nel Casertano, sono tra le più disastrate d’Italia dal punto di vista del cemento selvaggio.

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Dic 27 2014

NIGRA SUM: BANCA DATI DELLE MADONNE NERE D’EUROPA

Category: Arte,Chiesa Cattolica,Religioni e rasie,Storia e artegiorgio @ 00:16

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La Madonna Nera di Częstochowa.

 

 

Culti, santuari e immagini delle Madonne nere d’Europa

 

Il Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa, hanno curato la ricerca on line che ha portato alla costruzione della banca dati delle Madonne nere d’Europa presente in questo sito.

 

Le Madonne di alcuni celebri santuari mariani d’Europa sono nere o brune: Oropa, Crea, Varese e Loreto in Italia, Montserrat in Spagna, Czestochowa in Polonia, Einsiedeln in Svizzera, Rocamadour in Francia, sono i vertici di un diffuso e poco noto fenomeno di immagini mariane caratterizzate dal colore bruno della Vergine.

 

In ambito europeo le Madonne nere costituiscono un comune patrimonio religioso, storico, culturale e artistico: in questo censimento effettuato sul web sono state individuate 772 Madonne nere così distribuite:

 

 

Francia: 428

Italia: 155

Spagna: 107

Germania: 18

Belgio: 17

Malta: 8

Svizzera: 7

Austria: 5

Repubblica Ceca: 4

Regno Unito: 4

Portogallo: 3

Romania: 3

Croazia: 2

Lussemburgo: 2

Polonia: 2

Irlanda: 1

Kosovo: 1

Lettonia: 1

Lituania: 1

Montenegro: 1

Ungheria: 1

Turchia: 1

 

 

Nel censimento sono state prese in considerazione le Madonne ritenute “nere” e “brune”: oltre alle Madonne universalmente riconosciute come “nere” infatti, ci sono molti altri casi di  Madonne dall’incarnato scuro o persino schiarite in seguito ai restauri, ma venerate come “nere”.

Questa banca dati vuole essere un primo strumento utile alla ricerca e all’individuazione delle Madonne nere europee. Sarà possibile per l’utente segnalare approfondimenti o integrazioni che possano implementare questa documentazione.

 

Gli Atti del Convegno Internazionale “Nigra Sum. Culti, Santuari e Immagini delle Madonne Nere d’Europa” svoltosi a Oropa e a Crea nel 2010 sono stati pubblicati e sono scaricabili in formato pdf al seguente link: http://www.sacrimonti.net

 

 

Fonte: da NIGRA SUM

Link: http://www.nigrasum.it

 


Dic 26 2014

LA “MADONNA NERA” DI CHARTRES NON È PIÙ NERA

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(La madonna nera prima e dopo il restauro)

(foto via http://www.nybooks.com/)

 

Sta creando un certo scalpore il restauro – ormai in fase molto avanzata – della Cattedrale di Chartres. L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dallo storico dell’architettura Martin Filler, che dalle colonne della sua rubrica sulThe New York Review of Books ha denunciato la pulitura troppo aggressiva cui sono sottoposti l’edificio e le sue sculture (A Scandalous Makeover at Chartres), seguito a ruota da ArtWatch Uk, rivista online che da sempre sostiene l’inopportunità di intervenire sulle opere d’arte se non con intenti esclusivamente conservativi. Per la verità alcuni dubbi erano stati avanzati già nelle prime fasi del cantiere, sempre da parte anglo americana: si veda ad esempio l’articolo Restoration Tragedy uscito su The Spectator nel maggio 2012. Non riesco invece a rintracciare in rete pareri francesi sul tema.

Nonostante le reprimende di ArtWatch si basino su posizioni in gran parte ideologiche e risultino perciò spesso irrazionali ed eccessivamente intransigenti, in questo caso risulta difficile non restare a bocca aperta di fronte all’invadenza dell’intervento e all’inappropriatezza delle tinte da torta Saint Honoré utilizzate.

 

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(La madonna nera di Chartres prima del restauro)

http://www.eurogrille.fr/)

 

La manomissione più sconvolgente però è quella subita dalla celebre scultura della “Vierge noire” della Cattedrale, completamente sbiancata e ridotta ad una rosea bambola di biscuit (altre info su Art History News). Per rendersi conto della diffusione e dell’importanza storica del culto di questo tipo di immagini sacre – e quindi dell’assurdità di questa scelta – è sufficiente dare un’occhiata al ricco database Nigra Sum, nato dal convegno internazionale tenutosi nel 2010 a Oropa o leggerne gli atti, disponibili a questo link.

 

 

Fonte: visto su CONTROCORRENTE di venerdì 10 dicembre 201$

Link: https://controcorrentearte.wordpress.com/2014/12/19/la-madonna-nera-di-chartres-non-e-piu-nera/

 


Lug 21 2014

BRESCIA, IL SINDACO DEL PD FA SPARIRE IL BIGIO, LA STATUA CHE PIACEVA A BENITO MUSSOLINI

Category: Architettura e urbanistica,Arte,Società e politicagiorgio @ 04:45

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Il Bigio in Piazza Vittoria a Brescia  

 

Può una statua mettere paura alla Leonessa d’Italia?

 

A raccontare la storia del Bigio, scultura in marmo di Carrara nata dal genio di Arturo Dazzi nel 1932 e posizionata in Piazza della Vittoria a Brescia, si direbbe proprio di sì.

Il colosso, che venne elogiato da Benito Mussolini come raffigurazione dell’Era fascista (nome che divenne poi quello ufficiale dell’opera), riposa in un magazzino comunale, abbandonato dall’amministrazione di centrosinistra insediatasi lo scorso anno. Del resto il Bigio non è nuovo alle contestazioni: nell’immediato dopoguerra fu oggetto di numerosi assalti antifascisti, fino alla deposizione del 1945.

 

Dopo quasi settant’anni di oblio e proposte sul suo recupero, nel 2013 la giunta guidata dall’allora sindaco Pdl, l’onorevole Adriano Paroli, aveva dato il via al restauro del colosso in vista di un ricollocamento collegato all’apertura della fermata “Vittoria” della metropolitana di Brescia. Ma il Bigio non aveva fatto i conti con il Pd e i suoi alleati “partigiani”. Così, subito dopo aver vinto in Comune, Emilio Del Bono (Pd, già ultimo segretario bresciano della storia della Dc) ha bloccato subito il progetto.

 

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Dic 21 2012

OBAMA BARACK CHE CALPESTA LA COSTITUZIONE

Category: Arte,Società e politica internazionalegiorgio @ 00:55

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Jon McNaughton – The Forgotten Man   

 

USA: Fa discutere un quadro che ritrae Barack Obama che calpesta la costituzione

 

Il dipinto intitolato ” The Forgotten Man” (l’uomo dimenticato) dell’artista Jon McNaughton, ritrae un’ arrogante Obama circondato da tutti i 43 presidenti, che ignora un uomo depresso  seduto su una panchina mentre il suo piede destro calpesta la Costituzione con James Madison accanto che lo supplica di fermarsi.

 

La notizia

 

 


Nov 14 2012

GUERNICA, LA VERITA’ OLTRE IL MITO

Category: Arte,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:01

 

Guernica, il celebre dipinto di Pablo Picasso, è un quadro riciclato.

Fu infatti realizzato dall’artista molti anni prima del bombardamento tedesco della cittadina basca durante la guerra civile spagnola (1936-39).

 

Come tutti gli spagnoli, Picasso amava le corride e rimasto colpito dalla morte del famoso torero Joselito, suo beniamino, decise di dedicargli un dipinto. Così alcuni anni dopo realizzò una grande tela gremita di figure tragicamente atteggiate, tra cui un toro decapitato e un cavallo sventrato (quello del matador), che titolò per l’appunto  ”Lamento en muerte del torero Joselito”.

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Giu 29 2012

AUTENTICA LA FIBULA PRENESTINA CON LA PIÙ ANTICA ISCRIZIONE LATINA

Category: Archeologia e paleontologia,Arte,Storia e dintornigiorgio @ 10:37

 

Roma – La spilla “prenestina”, risalente al VII secolo a.C., da un secolo era oggetto di una disputa accademica

Roma – La “Fibula prenestina”, risalente alla metà del VII secolo a.C. e recante la più antica iscrizione latina prevenutaci, è autentica e adesso ci sono anche le prove scientifiche.

Si chiude così un dibattito che va avanti dal 1887, quando la preziosa spilla etrusca venne rinvenuta a Palestrina dall’archeologo tedesco Wolfgang Helbig, suscitando accese polemiche sulla sua effettiva attendibilità. Controversie che raggiungessero il culmine nel 1979, quando la celebre epigrafista Margherita Guarducci la dichiarò apertamente un falso e ne attribuì l’iscrizione allo stesso Helbig.

A mettere la parola fine al “giallo” sono state le indagini condotte dall’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr e dalla Sapienza, che hanno fugato ogni dubbio. Gli accertamenti condotti da Daniela Ferro dell’Ismn e dal restauratore Edilberto Formigli, che da anni conducono analisi multidisciplinari sulla tecnologia orafa antica, ne hanno confermato l’attendibilità. Il gioiello d’oro, lungo 10,7 cm ed esposto al Museo nazionale etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, sulla parte esterna della staffa riporta l’incisione “Manios med fhefhaked Numasioi”. In latino classico, “Manius me fecit Numerio”, ovvero “Manio mi fece per Numerio”.

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Apr 12 2009

Auguri per una Santa Pasqua

Category: Arte,Chiesa Cattolicagiorgio @ 00:45

Giotto: Resurrezione  Padova. Cappella degli Scrovegni. 1304-06.  Affresco


Mar 13 2009

Fotografare nei musei

 

Fotografare i quadri e le opere d’arti nei  musei italiani è vietato perché “si rovinano”, al Louvre di Parigi invece si può…

Della serie,  vivere   nel paese delle balle.


Mar 12 2009

Legge Urbani, ovvero l’ arte italiana scompare dalla rete

Ecco un bel articolo che spiega le conseguenza  di una delle più belle legge che poteva  partorite questa decadente, confusionaria e incapace  legislazione italiana dove la sapienza  è un’opzione rarissima.

 

Esempio eclatante della totale mancanza di   rispetto  dello stato verso i sui cittadini, visto che è riuscita per i soli meri interessi di potentati economici, culturali e fiscali togliere l’usufrutto  dell’arte  e delle bellezze dell’ Italia agli stessi italiani e non solo.

 

Venerdì  21 dicembre 2007

Roma – Pochi giorni fa il Ministro Rutelli ha annunciato il rientro nel nostro territorio di opere d’arte italiane trafugate e portate illegalmente all’estero. 

Dal 21 dicembre al 2 marzo, sessantotto manufatti d’epoca romana, greco-romana ed etrusca, avranno temporaneamente casa in una mostra al Quirinale, di ritorno dalle teche di prestigiosi musei e gallerie di tutto il mondo (tra i quali il Metropolitan di New York), per poi trovare collocazione nei più importanti musei della penisola.

L’intellighenzia italiana, con in prima fila il ministro Rutelli, si è felicitata e congratulata per quello che rappresenta indubbiamente un notevole successo per i beni culturali nostrani.

Queste opere però – e non solo queste – sono condannate da una misconosciuta legge italiana ad un limbo burocratico dal quale sarà ben difficile tirarle fuori, e che rischia di consegnarle all’oblio più completo.

Il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (che chiameremo Codice Urbani, dal nome del suo ispiratore), regola tutte le opere gestite da enti pubblici italiani, e sta creando non pochi problemi alla loro promozione nel mondo. 

Tale codice prevede il divieto assoluto di fotografare le opere in mancanza di un’autorizzazione dell’ente che le gestisce (museo, comune, ministero…). Per lo stesso motivo è vietata anche la riproduzione su internet.

Nel silenzio generale dei media, sotto la scure del Codice Urbani sono già passate l’Annunciazione di Leonardo, la Venere di Botticelli, il Bacco di Caravaggio ed altre notissime opere di Raffaello, Tiziano e Rembrandt: tutte scomparse dalla maggiore enciclopedia online del mondo. 

Ma non è tutto: altre decine e decine di fotografie di opere notissime stanno scomparendo proprio in questi giorni a causa della suddetta legge. 

E con loro, chissà quante altre nel silenzio di siti più piccoli spersi per la Rete.

Anche le opere appena recuperate rischiano la stessa sorte, con la tutto sommato piccola aggravante che il tempo per fotografarle è pure più ristretto. I reperti, infatti, dopo il breve periodo di permanenza al Quirinale, partiranno per le loro collocazioni definitive in musei e gallerie italiane. 

A chi volesse fotografarli per inviarne la foto alla nonna che vive in Svizzera, non resta che appostarsi davanti al Quirinale per intercettarli durante il loro ultimo viaggio verso la galera burocratica dei musei italiani (sempre che, com’è ovvio che sia, non siano già ora in gestione a un ente pubblico).

Il governo, interrogato sulla questione, ha recentemente confermato ufficialmente il ruolo e i poteri operativi di questa legge. Nella stessa dichiarazione, il sottosegretario ai beni culturali Andrea Marcucci ha chiarito incontrovertibilmente che anche la “Libertà di panorama” in Italia non esiste. 

Riassumendo: non solo non è possibile fotografare le moderne opere architettoniche pubbliche, non è nemmeno possibile fotografare quadri e sculture di qualsiasi epoca presenti nel territorio italiano.

In una società sempre più pervasa dalla tecnologia e dall’immediatezza di comunicazione, dove la maggioranza delle informazioni viene acquisita online, l’Italia si chiude dietro a leggi burocratiche e farraginose che stanno facendo scomparire tutta la sua arte dal Web: coi danni che questo comporterà nel breve ma soprattutto nel lungo termine.

E ora c’è già chi pensa che le opere trafugate stessero molto meglio nei musei che, fino ad oggi, le hanno esposte molto più liberamente.

 

Fonte Prima comunicazione 21,12,07

Luca Spinelli

luca.spinelli@deandreis.it


Mar 01 2009

Superbia

Category: Artegiorgio @ 19:44

 

Colori freddi per la fredda Superbia, così presa d’amore di se stessa da credersi superiore fino al disprezzo degli altri ridotti a manichini ai suoi piedi.

Viso altero, sdegnoso, inavvicinabile, insolente. Occhi di ghiaccio. Tutto intorno diviene un deserto di solitudine.

La casa con piccole e poche finestre è torre e fortezza con feritoie, dove rinchiudersi e separarsi dagli altri.

Triste è il volto della Superbia incapace di uscire dal proprio “Io” e di andare verso l’altro, incapace di quella umiltà “ov’è perfetta letizia”, incapace della cordialità, che è rapporto con gli altri uomini a cuore aperto. Da lei, secondo Bernardo di Chiaravalle, dipende ogni altro vizio dell’uomo, perciò la si incontra nella più bassa delle sette cornici del Purgatorio dantesco, oppressa dal peso di pesanti macigni che curvano i peccatori sino a terra. È la prima delle sette “P” da cancellare per ascendere alla felicità del Paradiso.

Per Superbia Lucifero da Angelo divenne Demone precipitato negli Inferi. Per Superbia Adamo ed Eva furono cacciati dall’Eden. Per Superbia i tiranni di ieri e di oggi, accecati dall’orgoglio delle proprie ricchezze e del proprio potere, sono causa continua di ingiustizie, di distruzione, di morte. Intorno non hanno che una distesa di manichini: servi mutilati nello spirito, o ribelli martirizzati nel corpo.

Fonte: Mario Donizetti/arsmedia.net


Mar 01 2009

Invidia

Category: Arte,Pensieri e parolegiorgio @ 16:17

 

“Chi più infelice di costoro, che la vista della felicità altrui rattrista d’una pena che li rende più colpevoli? Se amassero quel bene che vedono negli altri e non possono avere, in certo modo l’amore glielo farebbe possedere”, 

così esortava già nel primo Millennio Gregorio Magno, con parole difficili da vivere nella vita quotidiana, in un mondo che esalta la ricchezza e lo splendore del potere.  Come non comprendere il patire della donna brutta, alla vista della raccolta interiorità della bellezza? Un moto d’invidia nasce istintivo ed aspro. Se la ragione non lo disciplina e domina, si inasprisce la pena lancinante. Si irrigidiscono i lineamenti del viso, si intristisce e incattivisce lo sguardo, si illividisce il corpo di luttuosa magrezza come tralcio sterile. Si nasconde l’Invidia con un velo nero e forse trama nell’ombra. Vorrebbe anche oscurare l’altra donna, quella a destra, serena e consapevole della propria bellezza, immersa in una luce chiara e distesa su un candido drappo. Nero e bianco. Il tema è prosciugato d’ogni scoria drammatica o patetica.

Fonte:  Mario Donizetti/arsmedia


Gen 30 2009

Verona: Chiesa Santi Apostoli, appello alla città, – la Chiesa è pericolante

La commissione davanti al sacello di Santa Tosca e Teuteria

TESORI IN PERICOLO. Sopralluogo nella pieve che sorge nel cuore del centro storico nella quale da tempo sono apparse crepe e parte del soffitto va in briciole, il Comune stanzia 35mila euro per i primi interventi e chiede aiuto a enti e cittadini

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Gen 28 2009

Verona, Santi Apostoli: Chiesa in pericolo, si muove il Comune

Il professore  Gianni Lollis, presidente della Società Belle Arti, indica  la posizione delle crepe nei muri del sacello

Ieri sono iniziate le verifiche per capire se le crepe sui muri del sacello siano riconducibili ai lavori per il parcheggio sotterraneo

L’assessore Di Dio si impegna a trovare il modo per finanziare la messa in sicurezza del tetto: servono 300-400 mila euro:

Nella chiesa dei Santi Apostoli sono iniziati i controlli per capire se i danni alle strutture murarie sono in qualche modo attribuibili al contiguo cantiere del parcheggio interrato. Ma ieri, mentre nell’antico sacello delle sante Tosca e Teuteria i tecnici incaricati dalla ditta Mantovani stavano sistemando le scale per avviare il lavoro di posa e sistemazione dei vetrini necessari a monitorare l’andamento delle crepe rilevate lungo le pareti, nella canonica adiacente, dove vive il parroco don Ezio Falavegna, è squillato il telefono.

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Gen 27 2009

Verona. Chiesa Santi Apostoli, è una delle pievi battesimali del primo romanico

Il sacello delle Sante Teuteria e Tosca è stato consacrato nell’ anno 751., Si puo’  notare il fonte battesimale

La chiesa dei Santi Apostoli, fra corso Cavour e via Oberdan, in testa alla piazzetta omonima, è una delle quattro pievi battesimali veronesi, già ricordata nel Ritmo Pipiniano alla fine del secolo VIII, disposta su una pianta a tre navate che si concludono in tre absidi, due dei quali, più piccoli, ricavati nello spessore del muro, secondo la tipologia caratteristica normanna.

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