Lug 09 2019

PROSPERO ALPINI , IL VENETO CHE SCOPRI’…. IL CAFFE’

 

 

Il 21 settembre 1580 il botanico Prospero Alpini, scienziato nato a Marostica, parte per un viaggio di quattro anni in Egitto, al seguito dell’ambasciatore della Repubblica Veneta al Cairo, N.H. Giorgio Emo.

Durante le sue ricerche raccoglie i materiali per due suoi libri, pieni di illustrazioni: il “De Plantis Aegypti liber” ed il “De Medicina Aegyptorum”; le sue scoperte parlano, tra l’altro, della pianta del caffè e dell’uso locale di tostarne i semi. “Turchi e Arabi con questi semi, chiamati ‘bon’, o ‘ban’, preparano un decotto assai diffuso che essi bevono al posto del vino.

Questo decotto è venduto nelle pubbliche bettole, come da noi il vino”. Spiega che lo bevono caldo, a sorsi, soprattutto le donne contro i dolori mestruali.

 

La scoperta apre la strada all’introduzione del caffè in Europa, a partire da Venezia dove   apre a metà Settecento  il  “Caffè Florian” (in origine “Alla Venezia trionfante”), e frequentato tra gli altri da Carlo Goldoni.

Morì a Padova nel 1617.

 

Fonte:  da Veneto Storia

Link: https://www.venetostoria.com

 


Mag 11 2019

ESISTE UNA CUCINA NAZIONALE ITALICA?

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 01:07

 

 

Vantaggio o svantaggio non avere una vera ed unica cucina nazionale italiana

 

I francesi ci contestano il fatto che non abbiamo una vera cucina nazionale, ma di avere solo delle ricche cucine regionali, basate sui “piatti della nonna”, buoni sì, ma dalle origini certamente non nobili o raffinate. Tant’è vero che la cucina di casa Savoia non viene considerata regale ma regionale, ovvero quella del mondo rurale piemontese. 
Al contrario, la cucina francese è riconosciuta come una grande e raffinata cucina nazionale con i suoi ricchi piatti tipici, la grande pasticceria, i grandi piatti a base di carne, i grandi formaggi, i piatti a base di uova, ecc. Insomma, meno varietà, ma con grandi “capisaldi”.
Avere una cucina così variegata e con tali differenze non può che portare vantaggi, se poi hanno iniziato prima di noi a fare rete tra produttori e a promuovere le specialità regionali, i risultati ci sono stati, tanto che alcuni prodotti sono considerati delle icone. Ma se lo meritano?

 

Probabilmente è un problema degli italiani piuttosto che della cucina italiana, quindi è solo un fatto culturale … . 
Il campanilismo e le lotte intestine tra comuni, ducati e signorie che hanno contraddistinto la nostra storia si ripercuotono pure sull’immagine della nostra cucina: l’incapacità di fare sistema, tipico della mentalità individualistica italica si riduce ad un insieme di cucine regionali la cui somma non raggiunge il valore assoluto che si merita.
Molti hanno dimenticato, come moltissimi italiani non vogliono accettare, che la cucina occidentale, fino a tutto il Rinascimento, aveva un solo punto di riferimento: quella veneziana, poi esportata alle corti francesi, austro-tedesche e nord europee grazie ai cuochi italiani e allo sviluppo della stampa che ne promosse le conoscenze ed i saperi gastronomici delle tradizioni veneto/veneziane.

 

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Mar 13 2019

LEONARDO DA VINCI, IL GENIO PER MANTENERSI A BOTTEGA FACEVA IL CUOCO E IL RISTORATORE

Category: Alimentazione e gastronomia,Persone e personaggigiorgio @ 09:07

Il  cuoco  e ristoratore Leonardo da Vinci ….  un aspetto poco conosciuto della sua vita

 

 

 

Pochi sanno che Leonardo da Vinci ebbe per tutta la vita una passione incondizionata per la cucina. Innovatore, sperimentatore in questo campo come in mille altri, Leonardo fu per più di trenta anni Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza, a Milano

 

Da ragazzo lo prendevano in giro e lo chiamavano «ciccione». Si strafogava di dolci che il suo patrigno Antonio Buti (conosciuto come ‘Accattabriga’), e che aveva sposato sua madre Caterina di Meo Lippi, pasticciere, gli aveva anche insegnato a preparare. Poi dimagri ma per tutta la vita Leonardo Da Vinci restò più interessato al cibo che ai valori spirituali e all’arte.

 

Aveva diciassette anni Leonardo quando il padre lo mandò a Firenze come garzone di bottega dal Verrocchio, lo scultore, pittore, ingegnere, orafo, matematico presso il cui studio c’era come apprendista anche Sandro Botticelli, di cui diverrà amico. Qui non si praticava solo la pittura, ma veniva insegnato anche il disegno, la scultura, l’intaglio, un po’ di meccanica e di ingegneria ed anche i rudimenti di architettura.   Pur essendo un allievo curioso e diligente,  continuava passava il tempo mangiando i dolci che il patrigno pasticciere gli mandava, tanto da essere ancora soprannominato dai compagni di bottega il “ciccione”. Verrocchio decide di punirlo per il suo continuo rimpinzarsi e per tenerlo occupato gli affida la realizzazione del pannello di destra del Battesimo di Cristo, commissionato al Verrocchio, per la chiesa di San Salvi.

 

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Feb 26 2019

ADDIO A GIORGIO GIOCO EL “COGO” DE VERONA

 

 

Il cuoco icona della cucina tradizionale veronese affermava che «La cucina povera ha il profumo della terra e il sapore dell’onestà».

 

Rabbrividirebbe leggendo i tanti articoli di questi giorni in cui viene definito chef. Lui era un cuoco, anzi el “cogo” de Verona.

Lo scorso 23 febbraio Giorgio Gioco, a novantatre anni, ci ha lasciati. Ha fatto la storia della cucina non solo a Verona ma in tutta Italia. Patron del 12 Apostoli, “il ristorante” nel cuore della Verona antica conosciuto in tutto il mondo. Ristorante con il quale conquistò le due stelle Michelin, che mantenne fino ai primi anni Ottanta.

Legato al territorio e alla tradizione è stato uno dei fondatori della Fiera del Riso di Isola della Scala, sua anche la prima pasta e fagioli della prima delle Giornate del Vino Italiano, che poi diedero origine al Vinitaly.

Tradizione e semplicità il cuoco veronese affermava che «La cucina povera ha il profumo della terra e il sapore dell’onestà».

Appassionato d’arte e lettere, nel 1968, Giorgio Gioco con Cesare Marchi, Indro Montanelli, Giulio Nascimbeni e Enzo Biagi, fondò il premio letterario 12 Apostoli.

 

Credo che il miglior modo per salutarlo sia a tavola, realizzando una sua ricetta. Recentemente, nel 2016 in occasione del 50° anniversario della Fiera del Riso, ha riscritto, aggiornandola  la ricetta “ufficiale” del Risotto all’Isolana. Con questa gli rendiamo omaggio.

 

Ricetta del Risotto all’Isolana (2016) di Giorgio Gioco

 

Cosa occorre: kg di riso Vialone Nano veronese (consigliato l’Igp), 2 litri di ottimo brodo (pollo/gallina – manzo – verdure), 200 gr. di vitello magro, 600 gr. di lombata di maiale, 150 gr. di burro, 140 gr. di formaggio grana, pepe, sale, cannella e rosmarino (quanto basta).

Come si fa: tagliate la carne a dadini, condire con sale e pepe macinato fresco, lasciare riposare per un’ora. Fondere il burro, mettere un rametto di rosmarino, rosolare bene la carne. Cuocere a fuoco lento fino a completa cottura della carne indi togliere il rosmarino.

Far bollire il brodo, aggiungere il riso mondato, cuocere per circa 18 minuti a fuoco lento. Il riso dovrà assorbire tutto il brodo. Condire quindi il riso con il condimento fatto in precedenza. Completare il risotto all’Isolana con il formaggio profumato alla cannella.

Cinzia Inguanta

 

Fonte: srs di Cinzia Inguanta, da Verona in del  25 febbraio 2019

Link: https://www.verona-in.it/2019/02/25/addio-a-giorgio-giogo-el-cogo-de-verona/?fbclid=IwAR1i59g678iC4sAPEIB3NQoOrNr0AXHEJYv7Rma3BFIGDceXastuOsMho0s

 


Gen 20 2019

LE DROGHERIE, LA PEARA’ E LA CITTA’ SCOMPARSA

La storica insegna: oggi c’è un negozio di abbigliamento

 

 

VERONA- Se, nel Medioevo, con il pepe, i veneziani pagavano il dazio ai longobardi, questa, che resta la più famosa delle droghe orientali, è una protagonista della nostra cucina. Dalla leggenda alla storia, con il pepe, grazie al libro di Andrea Brugnoli dal titolo Magna e tasi.

 

Curiosamente, ricorda Brugnoli che la prima attestazione del nome «pearà» riguarda un possidente di nome Ato, soprannominato Pearà, appunto, che, nel 1141, aveva terreni al Boschetto, fuori Porta Vescovo.

La pearà, definita piperata, nella Verona medioevale, è citata, come ci ricorda sempre Brugnoli, negli statuti del 1319: doveva essere fatta con il pepe,a cui andavano aggiunti zafferano, cannella e zenzero.

 

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Gen 19 2019

LA MELA ROSSA, LA MELA GIALLA …….

Category: Alimentazione e gastronomia,Natura e scienzagiorgio @ 04:59

Golden Delicious Apple Tree, Clay County. From Printers’ Ink Monthly

 

 

Per quale motivo questo albero di mele e’ in gabbia?

 

Ed ecco spiegata la foto:

Tu non potrai mai, in tutta la tua vita, piantare i semi di una mela rossa nel tuo giardino, guardare l’albero che cresce, e un bel giorno sperare di mangiare una mela rossa, figlia di quella che avevi piantato anni prima.

 

Mai. Impossibile.

Neanche se tu vivessi mille anni e avessi un giardino sterminato in cui piantare centinaia di mele rosse per far crescere centinaia di alberi.

 

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Ott 17 2018

COME CONSERVARE LE VERDURE

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 23:07

 

 

Fonte: da mela  rossa

Link:  https://www.melarossa.it

 

 

 

 


Ott 12 2018

ECCO I TRENTA PRODOTTI CHE I CONTADINI VENETI HANNO SALVATO DALL’ESTINZIONE

A Roma inaugurato il Villaggio contadino con esposti i prodotti locali.

 

 

Scomparse in italia tre varietà di frutta su quattro

 

VENEZIA. In Italia sono scomparse dalla tavola tre varietà di frutta su quattro nell’ultimo secolo anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta.

 

E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’inaugurazione del Villaggio contadino nella Capitale dove è stata aperta per tutto il week end una vera e propria Arca di Noè dove scoprire i cibi, le piante e gli animali salvati dall’estinzione grazie al lavoro di generazioni riconosciuto e sostenuto dai “Sigilli” di Campagna Amica.

 

Il Veneto salvando dall’oblio ben 30 tipicità si guadagna la medaglia d’argento per aver intrapreso la più grande opera di valorizzazione della biodiversità contadina mai realizzata in Italiache può essere sostenuta direttamente dai cittadini nei mercati a chilometri zero degli agricoltori e nelle fattorie lungo tutta la Penisola, una mappa del tesoro che per la prima volta è alla portata di tutti.

 

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Ott 11 2018

EL BROETON

Category: Alimentazione e gastronomia,Veneto e dintornigiorgio @ 13:19

 

 

Si preparava d’inverno nelle campagne padovane del 1800.

Prendere del lardo e farlo soffriggere in una pentolone, poi aggiungere una verza affettata sottile ed una luganega (1 per persona) dopo averla forata con uno stuzzicadenti.
Mettere dell’acqua, tanta quanta si possa fare una ‘sopa‘ leggermente brodosa.

 

Quando la verza sarà cotta, regolare di sale e versare la zuppa su fette di pane abbrustolite.

 

In questa ricetta non viene usato il pepe, l’olio EVO e la spolverata di parmigiano, allora non c’erano i soldi per acquistare quegli ingredienti da ‘siori’ .

 

 

In foto: casone della bassa padovana risalente agli inizi del 1800, dove senz’altro alla sera si mangiava solo “el broetòn”.

 

Fonte: da Facebook , Se el Mar fosse Tocio e i Monti fosse Poenta    

 


Giu 09 2018

LA PELLAGRA? GRAZIE, ITALIA!

 

 

La pellagra, pur nata nel ‘600, esplose in realtà nell’800, con picchi mostruosi durante la fine del secolo. 

 

 

LETTERA DI EDOARDO RUBINI (controfirmata da me, ma il merito è suo ) AL GAZZETTINO, dopo che un “professore” italiano, veneto PER MODO DI DIRE, evidentemente afflitto dalla sindrome di Stoccolma (che porta ad amare i propri aguzzini, e a difenderli), affermò doversi imputare alla Serenissima pure la pellagra.

 

RACCOMANDO LA LETTURA. DA CONSERVARE.

 

Cominciamo con il bollettino d’informazione medica“Dialogo sui farmaci” pubblicata a Verona dall’ASL 20.

Nel numero 1 (genn.–febb. 1998) la rivista pubblicagli studi del grandissimo economista di fine ‘800  Angelo Messedaglia (le cui carte inedite sono custodite preso la Biblioteca Civica di Verona).

 

Secondo Messedaglia, i primi casi di pellagra sono stati descritti compiutamente attorno al 1750.  Si sa però che questa nuova malattia era presente in forma sporadica nel Veneto già dalla fine del ‘600.  Nel 1776 i Provveditori alla Sanità della Repubblica di Venezia assunsero importanti provvedimenti per prevenirne la diffusione e ci  resta un proclama nel quale rilevavano “li perniziosi effetti che possono derivare alla salute dei più poveri abitanti, e specialmente dei villici del Polesine, Padovano e Veronese dal cattivo alimento dei sorghi turchi…”.

 

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Gen 08 2018

CLINTON: L’UVA PROIBITA IN EUROPA

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 13:07

 

Vietato nell’unione europea per la sua concentrazione di metanolo….forse…

 

 

È uno dei vitigni americani importati in Europa nel diciannovesimo secolo per essere resistenti alla fillossera . Il suo nome è dovuto a Clinton’s Villa negli Stati Uniti. nella contea di New York .

I primi dati di piantagione sono documentati nell’anno 1821 e il suo responsabile era l’orticoltore Hugh White, della città di Cohocs che aveva scoperto quel seme nel giardino di suo padre.

 

Francia

 

La Clinton (Clinto, Plant des Carmes o Worthington) è una varietà di vite utilizzata sulle pendicimeridionali del Massiccio Centrale francese, in particolare nella Lozère, nel Gard , a nord dell’Hérault o addirittura nell’Aveyron . Più in generale, il clinton è legato alle Cévennes , dove i minatori erano impegnati nella viticoltura come seconda attività.

 

Le Cévennes sono una catena montuosa nel centro-sud della Francia, che comprende parti dei dipartimenti di Gard, Lozère, Ardèche e Haute-Loire.

 

“The Clinton” è anche il nome dato al vino prodotto da quest’uva (a volte associato a succhi di vite o altri vitigni locali, come l’ Isabelle ). Il vino Clinton è un vino debolmente alcolico (spesso meno di 10 gradi), che deve essere bevuto molto giovane, poiché è scarsamente conservato. Spesso amaro, leggermente frizzante, gli antichi avevano l’abitudine di bere questo vino aggiungendo zucchero o limonata. Serve anche a fare “chabrot”, versando una piccola quantità di vino nella tua zuppa.

 

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Gen 05 2018

MANGIARE SANO ORA È UN DISTURBO MENTALE

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 10:27

Negozio di prodotti biologici

 

 

di Mike Adams, the Health Ranger

 

L’industria psichiatrica, nel suo sforzo infinito di trasformare artificiosamente ogni attività umana in “disordini mentali”, sta ora propagandando il disordine più ridicolo che abbia mai inventato: il Disturbo del Mangiare Sano.

 

Non è uno scherzo: se ti focalizzi sul mangiare cibi naturali sei “mentalmente malato” e probabilmente hai bisogno di qualche tipo di cura chimica che includa potenti farmaci psicotropi. Scrive il quotidiano The Guardian: «La fissazione di mangiare sano può essere il sintomo di un grave disordine psicologico» e continua affermando che questo “disordine” è chiamato ortoressia nervosa, una locuzione Latineggiante che significa “preoccupati riguardo il mangiare correttamente”.

 

Ma non potevano chiamarlo semplicemente “disordine da preoccupazione sul mangiare sano“, poiché sarebbe sembrato come se non sapessero di cosa stanno parlando. Per cui l’hanno traslato in Latino, così sembra intelligente (anche se non lo è). Ecco da dove proviene la maggior parte dei nomi delle malattie: i dottori descrivono i sintomi che vedono con un nome tipo osteoporosi (che significa “ossa con dei buchi”). 

 

Tornando a questa malattia inventata, “ortoressia“, il Guardian continua: «Gli ortoressici hanno delle regole rigide sul cibo. Il rifiuto di toccare zucchero, sale, caffeina, alcol, grano, glutine, lievito, soia, cereali e latticini non è altro che l’inizio delle restrizioni dietetiche. Ogni cibo entrato in contatto con pesticidi, diserbanti o che contiene additivi artificiali è inammissibile».

 

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Gen 03 2018

MANGIARE GORGONZOLA PUÒ ALLUNGARE LA VITA. LO DIMOSTRA UNO STUDIO SULLA PREVENZIONE DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 00:02

 

 

Mangiare il gorgonzola allunga la vita. Lo dimostra un nuovo studio sugli alimenti che contengono spermidina, una molecola che fa bene al cuore e aumenta la longevità.

 

Una buona notizia per gli amanti del formaggio con la muffa, ma attenzione alla linea: se consumato con moderazione il gorgonzola può solo fare bene, ma va tenuto conto dell’alto contenuto di grassi che questo contiene.

 

Lo studio, pubblicato sulla rivista americana Nature, è stato condotto usando topi e ratti come cavie, rivelando gli effetti positivi che il consumo di questo formaggio può avere sulla circolazione.

 

La spermidina prende questo nome dai campioni di sperma nei quali fu scoperta per la prima volta. Non è solo contenuta nel formaggio ma anche nei semi di soia, fegato di pollo, piselli, mais, molluschi e crostacei. Questa molecola riesce nella riduzione della pressione sanguigna, secondo lo studio è quindi consigliato inserire questi alimenti nella propria dieta, contrastando così le malattie cardiovascolari.

 

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Dic 21 2017

LEGUMI – PERCHÉ È MEGLIO EVITARLI

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 00:11

 

 

I legumi più comuni sono la soia, i fagioli, le lenticchie e le arachidi. Molti legumi sono altamente tossici quando non cotti.

 

I fagioli crudi possono uccidere i topi in due settimane se somministrati in quantità pari all’1% della dieta.

 

Molte di queste tossine possono essere eliminate durante la cottura, ma non tutte.

 

Fino a 15 ani fa, le importazioni di fagioli rossi in Sud Africa erano (legalmente) proibite per la potenziale tossicità sull’uomo.

 

I legumi sono tossicologicamente simili ai cereali.

 

Come il grano, i legumi sono mangiati dagli erbivori e per questo hanno sviluppato tossine per proteggersi dai mammiferi, compresi gli umani.

 

Le principali tossine dei legumi includono le lectine e gli inibitori alfa-amilasi (presenti anche nei cereali).

 

Ecco alcuni effetti della tossicità dei legumi:

 

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Dic 20 2017

IL DIABETE E IL LEGUMI

Category: Alimentazione e gastronomia,Salute e benesseregiorgio @ 05:41

 

 

Studio sull’influenza dei legumi nella dieta dei diabetici  di tipo 2

 

Le diverse varietà di Phaseolus vulgaris, come i fagioli borlotti, i fagioli neri e quelli rosso scuro, combinate con riso, sono un cibo tipico in molte zone del mondo, soprattutto nei Carabi, in America Latina, in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Studi epidemiologici dimostrano che esiste una relazione tra l’aumento del consumo di fagioli e la diminuzione di tassi di prevalenza di malattie croniche, incluso il diabete di tipo 2.

 

Negli Stati Uniti, i Centri per il Controllo delle Malattie calcolano che 25,8 milioni di persone, ossia circa l’8% della popolazione, soffrono di diabete di tipo 2 mellito. Detta percentuale è superiore nei Latini (11,8%), e negli Afro-Americani (12,6).

 

I cambiamenti nell’alimentazione e nello stile di vita, sono il primo passo che raccomandano le principali autorità sanitarie come intervento per la prevenzione e il controllo del diabete di tipo 2. Nonostante i noti benefici di questi due fattori, generalmente si trascurano le raccomandazioni sul cambiamento d’alimentazione. Di fatto, la difficoltà dei diabetici ad adattarsi alle indicazioni dietetiche, è una delle preoccupazioni frequentemente riportate, soprattutto per quanto riguarda le popolazioni di Latini e degli Afro-Americani con diabete di tipo 2.

 

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