Lug 03 2018

NASCE SOS CHRÉTIÉNS D’ORIENT ANCHE IN ITALIA: INTERVISTA A SEBASTIANO CAPUTO

Sebastiano Caputo, responsabile di SOS Chrétiéns d’Orient in Italia: i bisogni dei Cristiani sono molto diversi in tutta la Regione.

 

 

di Edward Pentin*, National Catholic Register

 

traduzione: Gb.P.

 

Molti cristiani hanno lasciato l’Iraq e altri vogliono andarsene, a causa di conflitti apparentemente perpetui, instabilità e mancanza di posti di lavoro.

Ma in Siria la situazione è molto diversa, e la ragione è da attribuire principalmente al presidente Bashar Assad che garantisce la sopravvivenza dei Cristiani.  “Se ci fosse un cambio di regime in Siria”, avverte Sebastiano Caputo, a capo di SOS Chrétiéns d’Orient in Italia, un ente umanitario cattolico, “i Cristiani se ne andranno, come hanno fatto in Iraq”. “Ecco perché” aggiunge,” è molto importante offrire un aiuto umanitario, ma allo stesso tempo rendere consapevole la gente in Occidente sulla loro situazione, e portare il loro messaggio ai nostri paesi”.

 

Recentemente, Caputo ha contribuito a creare una filiale italiana dell’ente benefico che è cresciuto rapidamente da quando è stata fondato da un gruppo di giovani Cattolici Francesi nel 2013. Ora ha oltre 1.400 volontari che lavorano in cinque Paesi.

 

In questa intervista rilasciata al National Catholic Register a Roma il mese scorso, Caputo ha chiarito meglio il lavoro di SOS Chrétiéns d’Orient, su come i bisogni dei Cristiani variano ampiamente in Medio Oriente e perché SOS Chrétiéns d’Orient potrebbe, a un certo punto, anche indirizzare il suo aiuto ai Cristiani in Occidente, dove dice che la persecuzione è “psicologica” piuttosto che fisica.

 

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Giu 30 2018

2013, BERGOGLIO IMPUGNA IL TELEFONO E PARTE MARE NOSTRUM: LE RIVELAZIONI

 

 

 

L’operazione Mare nostrum è la missione di “salvataggio” gestita nel 2013-2014 dalla marina e dall’aeronautica italiana, sostituita poi dall’operazione Frontex a responsabilità europea. Considerata un aiuto al traffico di esseri umani, è una trovata del governo comunista di Roma guidato allora da Enrico Letta. Ma, secondo Marco Tosatti(un vaticanista dalle formidabili fonti nei “luoghi giusti” della Santa Sede), il vero ispiratore della nefandezza fu Bergoglio. L’informazione proviene da un alto funzionario, oggi in pensione, del ministero degli Interni: nell’ottobre 2013 il papa avrebbe telefonato al premier sollecitando un intervento dell’Italia.

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Giu 28 2018

LE BALLE SULL’EVASIONE FISCALE

Category: Economia e lavoro,Monolandia,Società e politicagiorgio @ 00:06

 

Un nostro lettore, ex finanziere, mi scrive questa bella lettera, che in realtà è un favoloso commento contro la retorica della lotta all’evasione. Che tutti i governi vogliono combattere. Dovrebbe in realtà combattere contro se stessi: sono delle bestie che si alimentano delle nostre risorse, e ne vogliono sempre di più. A loro non basta mai. Ecco i numeri.

 

Lettera di Marco G. M.

 

 

 

Ho passato il mezzo secolo da un po’ e da quando sono in età da ragione sento parlare di evasione fiscale. Anzi, l’evasione è il mantra cui si danno tutte le colpe di ogni male di questo Paese. 

Ci ho creduto anche io talmente tanto che da giovane entrai in Guardia di Finanza con brillante concorso, convinto, come ogni buon italico, dell’assioma se pagassero tutti pagheremmo meno. Certo, osservare ciò che è accaduto in RAI, canone in bolletta, 256 milioni in più incassati nel solo 2016, rinuncia a tutti i grandi eventi sportivi eppure chiusura al pelo del pareggio nel 2017 mentre massicci attivi soddisfano i concorrenti, porrebbe dubbi a chiunque ma transeat.

 

Tempo fa mi capita per le mani un documento della CGIA di Mestre in cui si dice, dati del ministero, che nel 1997,  56 milioni di italiani soddisfacevano le richieste dello stato versandogli 457 miliardi di euro (in lire).

A maggio dello stesso anno, La Repubblica pubblica uno studio del SECIT della GdF che stima l’evasione a 129 miliardi di euro (in lire) e, in buona sostanza, le si dà la colpa perfino del cambiamento climatico.

 

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Giu 24 2018

ECCO PERCHE’ NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!

Category: Dominio Potere e Violenza,Società e politicagiorgio @ 01:29

 

 

 

 

PERCHÈ NON SIAMO CAPACI DI RIBELLARCI?

 

Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all’infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? 

Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, ruberie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati? 

 

In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione.

 

Il fatto che CONOSCERE LA VERITA’ non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.

 

L’INFORMAZIONE NON È RILEVANTE.

 

 

Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti.

 

Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.

 

Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni.

 

E forse per un periodo è stato così.

 

Oggi, però, “l’evoluzione” della società e soprattutto della psicologia di massa ci ha portato a un nuovo stato di cose: uno stato mentale della popolazione che non avrebbe osato immaginare il più alienato dei dittatori. 

Il sogno di ogni tiranno della faccia della terra: non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.

 

Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccuparsi di alcuna risposta da parte di quelli che opprime. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questa sia un’esagerazione, osservate voi stessi ciò che vi circonda.

 

Il caso della Spagna è lampante. Un paese immerso in uno stato di putrefazione generalizzato, divorato fino all’osso dai vermi della corruzione in tutti gli ambiti:

 

  • giuridico
  • industriale
  • sindacale
  • politico (soprattutto)

 

Uno stato di decomposizione che ha ecceduto tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la sua pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile.

 

Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti questi scandali di corruzione politica, gli Spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi partiti politici, dando tuttalpiù alcuni dei loro voti a partiti più piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale.

 

Ecco l’allucinante caso della Comunità Valenciana, la regione più rappresentativa del saccheggio vergognoso perpetrato dal Partito Popolare e dove, nonostante tutto, questo partito di autentici fuorilegge e banditi continua a vincere le elezioni con maggioranza assoluta.

 

Una vergogna inimmaginabile in nessuna nazione minimamente democratica.

 

E sfortunatamente il caso di Valencia è solo un esempio in più dello stato generale del paese: lì abbiamo il caso indegno dell’Andalusia dominata da decadi dall’altra grande mafia dello stato, lo PSOE, che con i suoi soci del Sindacato e l’appoggio puntuale della Sinistra Unita hanno rubato a piene mani per anni e anni.

 

il caso della Catalogna con “Convergència i Unió”, un partito di baroni ladri d’élite, tanto per dare un altro esempio. E potremmo continuare così per tutte le comunità autonome o il governo proprio centrale dove le due grandi famiglie politico-criminali del paese, PP e PSOE, si sono dedicate a saccheggiare senza alcuna moderazione.

 

nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito consenso del potere giuridico, la dimostrazione che in forma attiva o passiva riguarda il Sistema in tutti gli ambiti e si rende impossibile la creazione di un futuro sano per il paese, nonostante tutto ciò, la risposta della popolazione è stata… non fare niente.

 

La cittadinanza ha risposto al massimo con “l’esercitare il legittimo diritto di manifestazione”, un’attività molto simile a quella che fa la massa quando la sua squadra di calcio vince una competizione ed esce per strada a celebrarla.  Nessuno ha fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino.

 

Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l’inesistente reazione della popolazione, è un solo esempio tra i tanti nel mondo.

Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche…nonostante questo, continuano ad apparire in televisione con un seguito sempre più numeroso.

 

Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden  e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce di riflettori che tutte le nostre telefonate , le attività sui social networks, il nostro navigare in Internet è controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l’incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell nel “1984“.

 

E la cosa più allucinante è che “una volta filtrate” queste informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle. Tutti i mezzi di comunicazione, i poteri politici e le grandi imprese di Internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come un qualcosa di reale e indiscutibile questo stato di sorveglianza. L’unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca che non continueranno a farlo…e si sono permessi anche di darci alcuni dettagli tecnici!

 

E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata questa verità? Quale è stata la reazione generale di fronte a queste rivelazioni?

 

Nessuna.

 

Tutti continuano ad essere assorbiti dal loro smartphone, continuano a rotolarsi nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di Internet senza muovere nemmeno una falange di un dito… A cosa serve, allora, dire la verità?

 

Nel caso ipotetico che Edward Snowdeno Julian Assangesiano personaggi reali e non creazioni mediatiche con una missione segreta, a cosa sarebbe servito il loro sacrificio?

 

  • Che utilità ha accedere all’informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, alterazione, trasformazione?
  • A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto che l’energia nucleare può solo portare disgrazie come dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se queste rivelazioni non provocano nessun effetto?
  • A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
  • A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato da ogni tipo di prodotti tossici, cancerogeni o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
  • A cosa serve sapere la veritàsu qualsiasi fatto importante se non reagiamo per quanto gravi siano le sue implicazioni. 

 

Non inganniamoci da soli per quanto sia duro accettare tutto questo. Affrontiamo la realtà così com’è… Nella società attuale, conoscere la verità non significa nulla.

 

Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi la maggior parte della popolazione è arrivata a un livello tale di degradazione psicologica che come dimostreremo, la rivelazione della verità e accedere all’informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l’inerzia mentale.

 

La grande domanda è: perché? Che cosa ha portato tutti noi a quest’apatia generale?

 

E la risposta, come succede sempre quando ci rivolgiamo domande di questo tipo, è tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico cui è sottoposto l’individuo della società attuale. I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettivi. E sono nella nostra vita quotidiana.

 

Tutto si basa su un eccesso d’informazione.

 

E’ un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un’effettiva mancanza di risposta: in pura apatia.

 

E per lottare contro questo fenomeno è bene conoscere come si sviluppa il processo…

 

COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?

 

Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico d’informazioni.

 

Il nostro corpo è predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell’informazione, per linguistico sta a indicare ogni sistema organizzato con il fine di codificare e trasmettere informazione di ogni tipo.

 

Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la sua entrata nel nostro cervello a livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un’impresa, l’ascolto delle note musicali di una canzone, guardare un segnale del traffico o udire la sirena dell’ambulanza, tanto per darvi alcuni esempi…

 

Oggi, una persona è sottoposta a migliaia di stimoli linguistici di questo tipo solo durante un giorno; molti li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza in forma non cosciente che deve essere elaborata dal nostro cervello.

 

Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare questa informazione in tre fasi:

 

  1. percezione
  2. valorizzazione
  3. risposta

 

PERCEZIONE.

 

Indubbiamente, in tutta la storia dell’umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto a livello visivo e auditivo.

 

Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell’informazione. Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema.

 

Guardate un vecchio film western di John Wayne, una scena qualsiasi di azione per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d’azione di un film attuale è piena di successioni rapidissime di primi piani di breve durata.

 

Solo in 3 o 4 secondi si vedranno diverse figure:

 

il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva un pedone, l’inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc… e ogni primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi.

 

Le immagini si succedono a tutta velocità come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte e di elaborare il messaggio che contengono.

 

Adesso rivedete il film di John Wayne. Non troverete successioni di scene a ritmo di mitragliatrice, ma successioni di scene dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio. Probabilmente uno spettatore dell’epoca di John Wayne si sarebbe sentito male vedendo un film attuale poiché non era abituato a elaborare tanta informazione visiva a tale velocità.  

Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi oggi rispetto a quello di una persona di cinquant’anni fa. 

 

Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l’onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le persone che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, un codice linguistico per il tuo cervello, l’informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hanno programmato tu avessi, ecc. ecc.  …

 

Si tratta di un’autentica inondazione di informazione che il vostro cervello deve elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della stessa misura e capacità di quello spettatore dei western di John Wayne di cinquant’anni fa.

 

Per quanto ne sappiamo, sembra che il nostro cervello abbia la capacità sufficiente per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a questi stimoli.

 

Il problema quindi non sta lì. Infatti, sembra che il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli stimoli.

 

Il problema sembra risiedere nella fase che segue.

 

VALUTAZIONE.

 

Noi ci scontriamo con i nostri limiti quando dobbiamo valutare l’informazione ricevuta, cioè quando arriva l’ora di giudicare e analizzare le implicazioni che comporta.

 

Questo succede perché non abbiamo il tempo materiale per fare una valutazione profonda di quell’informazione.

 

Prima che la nostra mente, da sola e con i criteri chele sono propri, possa giudicare in maniera più o meno profonda l’informazione che riceviamo, siamo bombardati da un’ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la nostra mente.

 

E per questa ragione che non arriviamo a valutare nella giusta misura l’informazione che riceviamo per quanto importanti siano le implicazioni che comporta.

 

 

Per capire meglio tutto questo, utilizzeremo un’analogia sotto forma di una piccola storia.

 

Immaginiamo una persona molto introversa che passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa in casa. Praticamente non ha amici e non intavola relazioni sociali di nessun tipo.

 

Supponiamo adesso che questa persona vada al supermercato a comprare una bottiglia di latte e quando va a pagare gli cade per terra e la rompe causando grande scompiglio e macchiandosi i vestiti sotto gli occhi di tutti e della cassiera.

 

Quando questa persona torna a casa, isolata com’è e senza uno stimolo sociale, darà probabilmente un gran valore a quanto avvenuto al supermercato.

 

Si domanderà perché gli è caduto il latte e quale movimento falso abbia fatto perché questo avvenisse; si domanderà se la colpa fosse sua, o della bottiglia che era troppo spigolosa; nella sua testa analizzerà lo sguardo della cassiera e i gesti e i commenti di ogni cliente; osserverà anche le macchie sui vestiti e tenterà di indovinare ciò che hanno pensato gli altri di lui.

 

Si sentirà ridicola e giudicherà quel fatto meramente aneddotico molto più importante di quanto lo sia stato in realtà. Solo perché quella situazione ridicola al supermercato sarà il grande avvenimento del giorno o della settimana. E forse non lo dimenticherà mai per tutta la vita.

 

Adesso sostituiamo la persona introversa e senza relazioni con un modello opposto.

 

Una persona estroversa che passa tutto il giorno circondata da una gran quantità di persone e di fatti, interagendo freneticamente con clienti e compagni di lavoro, che parla al telefono, organizza incontri, compra, vende, fa riunioni, ride, si arrabbia e termina la giornata bevendo un bicchiere con gli amici.

 

Supponiamo che questa persona va a comprare il latte e anche a lei cade la bottiglia causando un gran scompiglio e macchiandosi i vestiti.

 

La sua valutazione dell’accaduto sarà solo aneddotica poiché rappresenta un evento in più tra tutti quelli a carattere sociale che sperimenta durante la giornata. E in poche ore se ne sarà dimenticata.

 

Una persona della società attuale, assomiglia molto al secondo modello, sottoposta a una grande quantità di stimoli sensoriali, sociali e linguistici.

 

Per noi, ogni informazione ricevuta è rapidamente digerita e dimenticata, portata via dalla corrente incessante dell’informazione che entra nel nostro cervello come un torrente.

 

Perché viviamo immersi nella cultura del “twit”, un mondo dove ogni riflessione su un evento dura 140 caratteri. E questa è la profondità massima cui arriva la nostra capacità di analisi.

 

E’ per questa ragione, per la nostra impotenza di valutare e giudicare da soli il volume di informazione al quale siamo sottoposti, che l’informazione che ci è trasmessa, porta incorporata l’opinione che dobbiamo averne, cioè quello che dovremmo pensare dopo aver realizzato una valutazione approfondita dei fatti, cioè chi emette l’informazione risparmia al ricevente lo sforzo di dover pensare.

 

Questo è il procedimento che utilizzano i grandi mezzi di comunicazione e in un mondo di individui autenticamente pensanti sarebbe tacciato di manipolazione e lavaggio del cervello.

 

La televisione è un esempio lampanteL’esempio degli onnipresenti incontri politici dove gli ospiti sono presentati come “opinionisti”. La loro funzione è generare l’opinione che noi dovremmo costruire da soli.

 

Così il bombardamento di informazione continuo e incessante nel nostro cervello ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, con un criterio nostro. Ci toglie il tempo che dovremmo avere per soppesare le conseguenze di un avvenimento e lo frammenta in pezzettini da 140 caratteri e lo trasforma in un giudizio breve e superficiale.

 

RISPOSTA.

 

Una volta che la valorizzazione personale dei fatti è ridotta alla minima espressione, entriamo nella fase decisiva del processo, quella che è priva della nostra risposta.

 

Qui entrano in gioco le emozioni e i sentimenti, il motore di ogni risposta e azione. Frammentando e riducendo il nostro tempo, riduciamo la carica emotiva che associamo all’informazione.

 

Osserviamo le nostre reazioni: possiamo indignarci molto nel vedere una notizia in un notiziario, per esempio lo sgombero forzato di una famiglia senza mezzi, ma dopo pochi secondi siamo bombardati da un’informazione diversa che porta verso un’altra emozione superficiale e diversa che ci fa dimenticare la precedente.

 

Per esprimere questo in forma grafica e chiara: la nostra capacità di giudizio e di analisi è pari a un “tweet”, la nostra risposta emotiva è pari a un emoticon.

 

E QUI STA LA CHIAVE.

 

Qui rimane disattivata la nostra possibile risposta. Per capire meglio, torniamo all’analogia della persona introversa ed estroversa che rompeva la bottiglia di latte al supermercato.

La persona introversa chiuse nel suo mondo che ha dato un valore più profondo ai fatti avvenuti al supermercato continuerà a rimuginarci sopra più volte.        

 

Non dimenticherà facilmente le emozioni legate al ridicolo che ha provato in quel momento e con molta probabilità esporre continuamente le proprie emozioni finirà con provare un certo imbarazzo solo a ripensarci.        

 

E’ possibile che non torni per un certo periodo a fare spesa in quel supermercato, anche se implica il fatto di dover andare più lontano a comprare il latte; arriverà anche a provare repulsione per il luogo e le persone che l’hanno reso ridicolo.        

 

L’energia emotiva che ha messo su questo fatto concreto diventerà una reazione effettiva per il fatto. Invece, la persona estroversa tornerà al supermercato senza nessun problema poiché mentalmente quanto accaduto, non ha rilevanza emotiva; tuttalpiù arrossirà al vedere la cassiera o qualche cliente. La persona estroversa non intraprenderà azioni effettive e tangibili che derivano dal fatto della bottiglia di latte.

 

Oltre le valutazioni fatte su questi personaggi inventati, questi esempi ci servono per dimostrare che il bombardamento incessante dell’informazione cui siamo sottoposti finisce con lo sfociare in una frammentazione della nostra energia emotiva e perciò finiamo col dare una risposta superficiale o nulla.

 

E’ una risposta che per il momento in cui viviamo intuiamo che dovrebbe essere molto più contundente eppure non arriviamo a darla perché ci manca l’energia sufficiente per farlo. E tutti guardiamo disperati gli altri e ci domandiamo:  “Perché non reagiscono? Perché non reagisco?”

 

E questa impotenza alla fine diventa una sensazione di frustrazione e di apatia generale. Questa sembra essere la ragione per cui non avviene una Rivoluzione quando per la logica dei fatti dovrebbe essere già scoppiata. Si tratta quindi di un fenomeno psicologico. Questo è il meccanismo di base che interrompe ogni risposta della popolazione davanti ai continui abusi che riceve.

 

E’ la base sulla quale si poggiano tutte le manipolazioni mentali cui ci sottopongono oggi E’ il meccanismo psicologico che rende la popolazione docile e sottomessa.

 

POTREMO RIASSUMERE IL TUTTO COSÌ:

 

L’eccessivo bombardamento di informazioni ci impedisce di avere il tempo necessario per dare il giusto valore a ogni informazione ricevuta e, di conseguenza, associarla a una carica emotiva sufficiente per generare una reazione effettiva e reale.

 

COSPIRAZIONE O FENOMENO SOCIALE?

 

Non ha importanza se tutto questo fa parte di una grande cospirazione atta a controllarci o se siamo arrivati a questo punto per via dell’evoluzione della società, perché le conseguenze sono esattamente le stesse:

 

i più potenti faranno il possibile per mantenere attivi questi meccanismi e fomenteranno anche il suo sviluppo secondo le loro potenzialità solo perché ne ricevono benefici.

 

Rivelare la verità, in effetti, favorisce questi meccanismi.

 

Ai più potenti non importa mostrarsi come sono o svelare i propri segreti per quanto sporchi e oscuri siano. Rivelare queste verità occulte contribuisce in gran parte all’aumento del volume di informazione con il quale siamo bombardati.

 

Ogni segreto portato alla luce produce nuove ondate di informazioni che possono essere manipolate e rese tossiche con l’aggiunta di dati falsi, contribuendo così alla confusione e al caos dell’informazione e da qui arrivano nuove ondate secondarie di informazioni che ci stordiscono ancora di più e ci fanno sprofondare di più nell’apatia.

 

Se combattiamo quest’apatia, frutto della poca energia emotiva con cui cerchiamo di rispondere, con le tremende difficoltà che il sistema ci mette davanti quando è il momento di punire i responsabili, si generano nuove ondate di frustrazione sempre più forti che ci portano passo dopo passo alla resa definitiva e alla totale sottomissione.

 

Non ponetevi nessun dubbio: alle persone che ostentano il potere interessa bombardarvi con enormi volumi di informazioni il più superficiali possibili; perché una volta instaurata questa forma di interagire con l’informazione ricevuta, tutti noi ci trasformeremo in persone dipendenti da questo incessante scambio di dati.

l bombardamento di stimoli è una droga per il nostro cervello che ha bisogno di sempre più velocità per lo scambio di informazioni ed esige meno tempo per poterle vagliare.

 

Succede a tutti noi: ci costa sempre più fatica leggere un lungo articolo pieno di informazioni strutturate e ragionate. Abbiamo l’esigenza che sia stringato, più veloce, che si legga in una sola riga e che si possa ingerire come una pasticca e non come un lauto pranzo.

 

Il nostro cervello si è trasformato in un tossicodipendente da informazione rapida, in un drogato avido di continui dati da ingerire pensati e analizzati da un altro cervello in modo che noi non dobbiamo fare lo sforzo di fabbricare una nostra opinione complessa e contraddittoria.

 

Il fatto è che noi odiamo il dubbio perché ci obbliga a pensare. Non vogliamo farci domande. Vogliamo solo risposte rapide e facili. Siamo e vogliamo essere antenne riceventi e replicanti di informazioni come meri specchi che riflettono immagini esterne. Gli specchi però sono piani e non hanno vita propria, tutto quello che riflettono viene da fuori.

 

L’essere umano a gran velocità si sta dirigendo verso quello stato di fatto. Lo permetteremo?

 

CONCLUSIONE

 

Tutto quanto è stato scritto, forse non lo avreste voluto ascoltare. E’ poco stimolante ed è qualcosa di complicato e farraginoso, ma le complesse realtà non possono essere ridotte in un titolo ingegnoso di tweet.

 

Per intraprendere una profonda trasformazione del mondo, per iniziare un’autentica Rivoluzione che cambi tutto e ci porti verso una migliore realtà, dovremmo discendere nelle profondità della nostra psiche, fino alla sala macchine, dove si muovono tutti i meccanismi che determinano le nostre azioni e i nostri movimenti.

 

E’ lì che si risolve l’autentica guerra per il futuro dell’umanità.

 

Nessuno ci salverà facendo da un pulpito dei proclami brillanti e delle promesse per una società più giusta ed equa. Nessuno ci salverà raccontandoci una verità presunta o rivelandoci i segreti più oscuri dei poteri occulti.

 

Come abbiamo visto, l’informazione e la verità non sono importanti perché i nostri meccanismi di risposta sono invariati. Dobbiamo scendere fino a loro e ripararli; e per fare ciò dobbiamo sapere come funzionano. E non sarà necessario fare un complesso corso di psicologia: osserviamo con attenzione e ragioniamo da soli e potremo raggiungere il risultato.

 

Non si tratta di qualcosa di esoterico o basato su strane credenze dal carattere Mistico, Religioso o New Age. E’ pura logica: non c’è rivoluzione possibile senza una profonda trasformazione della nostra psiche a livello individuale perché la nostra Mente è programmata dal Sistema. 

 

Per cambiare quindi il Sistema che ci imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente.

 

LO FAREMO? 

 

 

Fonte: da VOX INSANA del  15 giugno 2014

Fonte: http://voxinsana.blogspot.it/2014/06/perche-non-siamo-capaci-di-ribellarci.html

 

 


Giu 22 2018

VANITOSO IRACONDO E FAN DI STALIN…CONTRORITRATTO DEL “MITO” PERTINI

 

 

Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L’Impertinente. Il Puro. A quarant’anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l’altro Pertini.

 

Alla morte di Stalin nel ’53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell’Avanti! e all’epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l’Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. (…) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto».

Quell’elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli.

 

 

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Giu 20 2018

NON MI PARLI PIÙ DI PATRIA, SIGNOR CAPITANO

Category: Libri e fonti,Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:37

 

 

A 100 anni dalla carneficina:  Altro che “Vittoria” e “Grande Guerra”

 

Umberto era tornato sui suoi passi. Si era fermato davanti al capitano, eretto, quasi sull’attenti, senza alcun segno di benevolenza, né di alterigia, ma con determinata educazione gli si era rivolto, privo di soggezione e di ossequio.

 

“Lei, signor capitano, ha mai combattuto? Vedo che per sua fortuna è ancora giovane e ha fatto carriera. Sono felice per lei che sia ancora vivo. Ha mai sbudellato la pancia di un uomo? Ha mai camminato su mucchi di cadaveri, ha mai guardato i volti sfigurati di soldati ai quali le granate hanno tolto mezza faccia, ha visto uomini accecati, ha rincorso giovani impazziti dal terrore, ha mai cercato di trascinare corpi di soldati mutilati, senza braccia o senza gambe, non ha mai sporcato di sangue la sua bella divisa, non ha mai lordato di troppo coraggio i suoi calzoni?”

 

Aveva alzato il tono della voce, stava urlando.

 

“Ah no, vero? Ha mai visto il bianco del cranio di un giovane che, ancora vivo, urlava per il dolore? Me lo dica! L’ha mai visto? Allora, signor capitano, taccia! Lei è un eroe, vero? Allora faccia quello che ho fatto io, lo faccia e poi venga da me… a insegnarmi l’entusiasmo per la patria. Faccia lei il carnefice, per Dio! Lo faccia, se ne è capace! Ha capito? Fino a quando non avrà guardato gli occhi di un soldato ucciso, lo strazio del cuore di corpi anneriti dalle granate, le membra scomposte irrigidite nella morte, non mi parli più di patria, né di una, né di cento, signor capitano! Basta con le vostre idiozie! Ci cago sopra!”

 

Tutti avevano sentito, nessuno aveva osato replicare. Erano rimasti allibiti.

 

Renzo CaramaschiDi gelo e di sangue, Mursia, 2015, p. 151-152

 

Fonte: da Inutile Strage  del 25 settembre 2015

Link: http://www.inutilestrage.it/non-mi-parli-piu-di-patria-signor-capitano-r-caramaschi/

 


Giu 18 2018

STIAMO DIVENTANDO PIÙ STUPIDI….SILENZIO PARLA KOKO

Category: Natura e scienzagiorgio @ 08:57

 

KOKO

 

 

Una scomoda verità(cit.) sembra emergere da un numero sempre maggiore di studi sull’evoluzione del quoziente intellettivo umano: stiamo diventando più stupidi. Non che i segnali in questo senso mancassero, in verità…

 

In barba alla narrativa del globalismo più becero che addebita le sue sconfitte ai “vecchi” e affida la sua salvezza ai “giovani”, pare proprio che siano i secondi a subire maggiormente gli effetti dello scadimento delle capacità intellettive dell’homo sapiens. Le ricerche in materia si susseguono da tempo, in un silenzio imbarazzatoda parte di quella stampa liberal ultra-maggioritaria sostenitrice delle magnifiche sorti e progressivedel genere umano (per lo meno di quel genere umano, sempre più esiguo, che ancora li legge e per giunta gli crede).

 

Il dramma è tutto nel grafico allegato, una linearizzazione degna del miglior IPCC con una diagnosi di assoluta certezza (come quelle dei modelli climatici): di questo passo il signor Rossi avrà presto un quoziente intellettivo inferiore a quello del gorilla Koko. L’alternativa è credere alle profezie di Elon Musk, che ci vedono soccombere all’intelligenza artificiale prima di allora. Se faccio un confronto tra Musk e Koko, propendo comunque per la prima ipotesi, e il problema dell’intelligenza artificiale non me lo porrei. Almeno per il momento.

 

Fonte: Dailymail

 

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Giu 16 2018

MACCHÉ MIGRANTI: VIA L’ITALIA DALLA LIBIA, IL VERO PIANO MACRON

Emmanuel  Macron

 

Altro che migranti. Dietro lo scontro Francia-Italia c’è il piano di Macron per mettere l’Italia fuori dalla Libia, a partire dal summit di Vienna di fine giugno.

Lo sostiene un analista geopolitico come Giulio Sapelli, sul “Sussidiario”, all’indomani dello scontro fra Roma e Parigi sulla nave Aquarius carica di migranti, da cui l’aggettivo “vomitevole” utilizzato dal partito di Macron per definire la nuova politicaitaliana incarnata da Matteo Salvini. «La politicaestera è un gioco di specchi», premette Sapelli: è fatta di miraggi, «dove ciò che appare non è ciò che è», tanto più «laddove lo spazio di potenza è stretto, ossia non si svolge tra cieli e terre immense, l’uno dall’altra lontano». Questo, sostiene Sapelli, «spiega la differenza tra la politicaestera e la relazione di potenza tra gli Usae la Russia, o tra gli Usae la Cina: si solcano oceani, si parla attraverso cavi sottomarini e satelliti, senza vedersi l’un l’altro se non con le tecnologie». Tutto è diverso, invece, quando lo spazio della politicadi potenza è stretto, ossia tra nazioni confinanti, tra mari condivisi, dove ci si può vedere e parlare a viva voce, o con un viaggio che dura una manciata di ore. Faccia a faccia, come sono Italia e Francia, «tutti i fondamenti della potenza si presentano insieme: dal poterepolitico al potereeconomico, in un intreccio fortissimo ma che spesso non appare così evidente».

 

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Giu 16 2018

DOVE SVENTOLA IL TRICOLORE NON SI BESTEMMIA

 

 

PROPAGANDA ANTIBLASFEMA 

 

 

 

 

 


Giu 15 2018

14 PAESI AFRICANI COSTRETTI A PAGARE TASSA COLONIALE FRANCESE

Basi militari francesi in Africa

 

 

Sapevate che molti paesi africani continuano a pagare una tassa coloniale alla Francia dalla loro indipendenza fino ad oggi?

 

Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’élite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.

 

Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate.

 

L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.

 

Lentamente la paura serpeggiò tra le élite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.”

 

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Giu 14 2018

IL VENETO CHE SI ECOBOICOTTA: ORA A DISTRUGGERE IL TERRITORIO CI PENSA L’INDUSTRIALE VINICOLO

Category: Economia e lavoro,Monolandia,Veneto e dintornigiorgio @ 01:04

Anche sui Colli Berici sta dilagando la “fabbrica diffusa” delle speculazioni vinicole: devastanti per il paesaggio e altamente inquinanti.

 

 

Colli Berici, a sud di Vicenza. E in particolare la fascia che sovrasta la Riviera Berica. Ne parlo in quanto cittadino, non certo esperto di chimica o agricoltura industriale(l’aggettivo è obbligatorio di questi tempi); da persona che, un giorno sì e un altro anche, deve precipitarsi a chiudere finestre e balconi per arginare il pestilenziale aerosol che uomini in tuta bianca e maschera antigas a doppio filtro spandono con gli atomizzatori, spensieratamente, lungo i filari a pochi metri dalle abitazioni. Irrorando anche gli ignari pedoni o ciclisti che transitano sulle “pedemontane” (pista ciclabile compresa). In teoria, ma solo in teoria, ci sarebbero delle distanze da rispettare: 30 metri in primavera e 20 in estate da strade e case. Ma siamo nel profondo Nord-est…: qua la gente lavora, cazzo!

 

Se la fauna indigena (uccelli, anfibi, farfalle…) langue, patisce e scarseggia, in compenso sui Berici si vanno diffondendo come la peste altre categorie che non mi sembra arbitrario definire “altamente nocive”. Parecchi i piccoli imprenditori riciclati provenienti dall’edilizia, ma non mancano professionisti (notai, dentisti, avvocati, giudici) e pensionati di lusso. Tutti impegnati a speculare sulla monocultura della vite (letteralmente la “nuova industria del Nord-est”, stessa scuola della palma da olio in Indonesia, immagino) avvelenando l’aria e i terreni con una mistura infernale di veleni, pesticidi tossici, sostanze cancerogene e interferenti endocrini vari.

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Giu 13 2018

IL VATICANO AL CLUB BILDERBERG

 

 

– DI ROBERTO PECCHIOLI

 

Aria nuova alla Santa Sede. Negli stessi giorni di giugno, due eventi vedono protagonista la bimillenaria Chiesa fondata da Gesù Cristo. Nessuna spiritualità, tanto meno cura delle anime. Mentre Bergoglio riceve in Vaticano i vertici delle Sette Sorelle, i giganti dell’energia fossile come Exxon, Royal Dutch, la famiglia Rockefeller, tutti signori di assai incerta devozione ma certissimo potere, il suo collaboratore più importante, il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin è ammesso all’annuale riunione del Club Bilderber

 

L’allegra brigata si riunisce a porte chiuse e nella consueta ostentata riservatezza da ben 66 anni. Quest’anno l’onore di ospitare l’evento spetta a Torino, la città degli Agnelli. I membri del circolo sono i più cospicui rappresentanti delle oligarchie al potere: banchieri, finanzieri, azionisti e dirigenti di vertice di multinazionali, i loro maggiordomi politici e i chierici del giornalismo embedded. Gli argomenti trattati, come sempre, sono l’agenda politica, economica, culturale da imporre a gran parte del mondo. Dopo decenni, l’invito di questa loggia esclusiva, tutt’altro che versata in affari religiosi, si è esteso al ministro degli esteri vaticano.

 

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Giu 11 2018

L’EX BOSS DI CARLO: “TUTTA LA MIA VERITÀ SULLA FAMIGLIA MATTARELLA”

Bernardo Mattarella coni il  figlio Sergio Mattarella

 

 

-Gea Ceccarelli- Stanno facendo molto discutere, in questi giorni, le dichiarazioni che il collaboratore di giustizia Franco Di Carlo ha rilasciato all’avvocato Fabio Repici riguardo la presunta affiliazione di Bernardo Mattarella, padre del Capo di Stato Sergio, a Cosa Nostra.
 
Tutto nasce dal processo -che si celebra in sede civile- nei confronti del giornalista Alfio Caruso che, nel suo libro “Da Cosa nasce cosa”, edito da Longanesi, aveva gettato ombre sulle parentele del Presidente della Repubblica, finendo così querelato da Sergio Mattarella e nipoti. L’accusa che Caruso deve fronteggiare è quella di aver “infangato” la figura di Mattarella padre e di aver raccontato in “maniera grossolana” i rapporti politici del fratello Piersanti, il presidente della Regione.
 
A difendere Caruso vi è appunto l’avvocato Repici, che ha deciso di ascoltare la testimonianza di Di Carlo, il 3 marzo scorso. Durante questo incontro, l’ex boss di Altofonte ha ribadito quanto aveva già sostenuto negli anni Novanta, ossia che Mattarella padre era mafioso.
 
Articolotre ha avuto modo di leggere i verbali integrali dell’incontro.
 

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Giu 09 2018

LA PELLAGRA? GRAZIE, ITALIA!

 

 

La pellagra, pur nata nel ‘600, esplose in realtà nell’800, con picchi mostruosi durante la fine del secolo. 

 

 

LETTERA DI EDOARDO RUBINI (controfirmata da me, ma il merito è suo ) AL GAZZETTINO, dopo che un “professore” italiano, veneto PER MODO DI DIRE, evidentemente afflitto dalla sindrome di Stoccolma (che porta ad amare i propri aguzzini, e a difenderli), affermò doversi imputare alla Serenissima pure la pellagra.

 

RACCOMANDO LA LETTURA. DA CONSERVARE.

 

Cominciamo con il bollettino d’informazione medica“Dialogo sui farmaci” pubblicata a Verona dall’ASL 20.

Nel numero 1 (genn.–febb. 1998) la rivista pubblicagli studi del grandissimo economista di fine ‘800  Angelo Messedaglia (le cui carte inedite sono custodite preso la Biblioteca Civica di Verona).

 

Secondo Messedaglia, i primi casi di pellagra sono stati descritti compiutamente attorno al 1750.  Si sa però che questa nuova malattia era presente in forma sporadica nel Veneto già dalla fine del ‘600.  Nel 1776 i Provveditori alla Sanità della Repubblica di Venezia assunsero importanti provvedimenti per prevenirne la diffusione e ci  resta un proclama nel quale rilevavano “li perniziosi effetti che possono derivare alla salute dei più poveri abitanti, e specialmente dei villici del Polesine, Padovano e Veronese dal cattivo alimento dei sorghi turchi…”.

 

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Giu 06 2018

TRE MILIONI DI FRANCHI IN PIASTRE D’ORO A GARIBALDI PER COMPRARSI IL SUD, CE LO RACCONTANO I MASSONI.

 

I MASSONI SVELANO COME FURONO FINANZIATI I MILLE se ce lo spiegano loro, cosa c’era sotto, c’è da dar retta alla fonte…

 

 

Marsala, provincia di Trapani nel 1860, Val di Mazara fino al 1812, nel momento più infelice della sua storia

 

 

Adesso, ecco la sconcertante rivelazione. Viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Di recente sono stati pubblicati gli Atti, a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Una fonte sicura dunque, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo.

 

Un breve intervento —poco più di due paginette, ma esplosive— a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”.

 

Già: chi pagò? Come riconosce lo stesso massone autore della ricerca: «Una certa ritrosia ha inibito indagini su questa materia, quasi temendo che potessero offuscare il Mito. Quanto viene solitamente riferito è un modesto versamento —circa 25.000 lire— fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto».

 

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