Mar 05 2017

VERONA – FEBBRAIO 2007: L’ADIGE RESTITUISCE DUE ANTICHI LEONI DI PIETRA ROMANI

I leoni in pietra

 

 

Scoperta durante i lavori di manutenzione idrica. Sono leoni in pietra che affioravano dall’acqua

 

Erano lì, proprio a pelo d’acqua, i due leoni di pietra ritrovati ieri mattina nell’ansa dell’Adige tra ponte Scaligero e ponte del Risorgimento.

 

Sono riemersi per caso, durante i lavori di manutenzione idrica del fiume. Due bellissimi esemplari, un maschio e una femmina seduti sulle zampe, con la bocca spalancata tanto da mettere in bella mostra i canini in segno di difesa. Due reperti antichi, a prima vista, probabilmente risalenti all’epoca romana. Ben conservati, almeno la femmina, che fatta eccezione per la zampa destra mancante, mantiene integro il suo aspetto fiero.

 

Il maschio ha subito maggiormente l’usura dell’acqua, che ha eroso la parte anteriore, lasciandolo invece privo di espressione. Nicola Scala era alla guida del suo escavatore idraulico come tutte le mattine, per proseguire i lavori di risagomatura dell’alveo, iniziati una quindicina di giorni fa dal Genio Civile di Verona. Quando tra i detriti portati dal fiume e depositati nel tempo verso l’argine, ha intravisto subito la sagoma di un leone e accanto, il blocco di pietra del secondo.

 

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Mar 04 2017

VERONA. LA NECROPOLI PALEOCRISTIANA DI PIAZZA CORRUBBIO

Girava l’anno 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libero ricercatore Alberto Solinas: «Quelle tombe, l’anello mancante della nostra storia»

 

 

VERONA – Il sottosuolo di piazza Corrubbio nasconde una vastissima necropoli «che racconta 450 anni di storia veronese».

Mentre stanno per iniziare i lavori veri e propri per realizzare il parcheggio sotterraneo, pur con nuovi ritardi (vedi articolo sopra), c’è chi non si stanca di richiamare l’attenzione su quello che gli scavi hanno finora portato in superficie. E su quello che ancora potrebbe emergere.

 

Alberto Solinas, archeologo autodidatta che conosce molto bene la storia di Verona, sostiene che «bastava poco» per indovinare cosa celasse il sottosuolo della piazza.

«Già il monaco Onofrio Panvino nella sua Antiquita Veronenses nel 1648 scrisse che dal cimitero di San Procolo proviene il sarcofago in pietra di rosso di San Ambrogio di C. Gavio, della famiglia dei Gavi dell’arco», ricorda.

Tanto era il materiale funebre proveniente da San  Zeno: nel 1820 Da Persico vi aveva individuato il cimitero monumentale romano, mentre l’allora direttore del museo archeologico Lanfranco Franzini (era il 1986) propose un nuovo museo lapidario nell’abbazia restaurata.

 

Qual è il collegamento con piazza Corrubbio?

«Lì – spiega Solinas – sono apparse le fondamenta dei monumenti funebri romani, riutilizzati dai cristiani per costruire le loro tombe».

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Mar 03 2017

NON AMO MOLTO IL CONCETTO DI PATRIA

Verona 1997: bandiere di patria “veneto-padana” che sventolano sui tralicci elettrici 

 

 

Non amo molto il concetto di patria. Troppa gente è morta in nome di una patria rappresentata solo dal politico del momento.

 

Di certo, io non vorrei combattere per qualcuno che decide per me, per cosa devo combattere e morire.

In una guerra non c’è nulla di eroico, vita e morte dipendono dal caso.

Libertà o morte” è una delle frasi più irragionevoli del mondo, se sei morto non puoi goderne ne essere libero.

 

In fondo, la patria è solo il posto dove sei nato.  

Ma la patria vera, che sento e che amo, è solo dove sto bene, e in quel luogo posso appendere il cuore, e non importa dov’è. 

E la felicità è far coincidere dove sei nato con la tua patria.  

 

Home is where you hang your heart

La casa è dove appendete il vostro cuore

Non so di chi sia questa frase, ma la amo molto.

 


Mar 02 2017

BARNARD. I DUE PROFETI: IO E IL VERO OBAMA, CRIMINALE BUGIARDO E SPIETATO

Category: Società e politica internazionalegiorgio @ 08:24

Barack Hussein Obama

 

 

Nel gennaio del 2009 io mi trovai in un teatro di San Marino gremito a commentare l’elezione di Obama. Gli altri relatori erano il filosofo Maramao, Jacopo Fo, e una femminista che non ricordo. Il clima era il TRIPUDIO della sinistra italiana perché il cattivo Bush era caduto e il ‘compagno Obama’ aveva vinto. Io dissi a tutti che erano una manica d’idioti, dissi che Obama era il peggio.

 

Furono fischi per me, buuuuuu dal pubblico, il Maramao a momenti muore di sincope a urlarmi che ero un pazzo di destra, il lume Jacopo Fo mi prese a risatine di sufficienza, la femminista strillava da gallina che io rovinavo la festa dei compagni. Mi odiarono tutti, ospiti e pubblico.

 

In quelle stesse ore il neo eletto ‘compagno’ Obama stava negoziando con Israele in segreto. Gli disse: ok, potete bruciare vivi i palestinesi in Operazione Piombo Fuso fino al giorno prima della mia inaugurazione, ma non durante la mia inaugurazione (rivelò il Washington Post poi).

Poi vennero i 13mila miliardi di dollari regalati da Obama alle mega banche, cioè il più colossale trasferimento dal 99% all’1% della storia dell’umanità, poi le sue leggi per soffocare l’attivismo, l’operazione NSA spionaggio mondiale (Snowden), il programma di assassinio indiscriminato di musulmani coi Drones di John Ballinger, e stiamo sempre parlando di Obama il ‘compagno’, e gli 8 anni in cui Barack riuscì a essere così bestiale col suo popolo da distruggere il Partito Democratico come mai nessuno nella storia d’America e consegnarci Trump, solo per citare l’1% delle porcate di Obama.

 

A San Marino nel 2009 io dissi che Obama era il peggio. Mi fischiarono, sberleffi e risatine.

Ora leggete questo

http://normanfinkelstein.com/2017/02/08/while-bernie-speaks-at-the-womens-march-in-washington-grills-de-vos-debates-ted-cruz-on-healthcare-heres-what-the-prophet-is-up-to/

(dicono le due frasi: “Mentre Bernie Sanders partecipa alla marcia delle donne a Washington, fa a pezzi la De Vos, si scontra con Ted Cruz sulla Sanità, ecco intanto cosa sta facendo il Profeta…” poi nel tweet: “L’ex presidente Barack Obama fa kitesurf e va a cavallo con l’amicone miliardario Richard Branson (Virgin)”.

 

 

Finkelstein chiama Obama il Profeta.

Io chiamo me stesso il Profeta.

Due profeti, ma con un pelo di differenza, cioè io ci presi, lui distrusse.

No comment sui peti della sinistra italiana di cui sopra.

 

Fonte: (Paolo Barnard, “I due profeti”, dal blog di Barnard del 16 febbraio 2017).

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1639

 


Mar 01 2017

RICORDIAMO E FESTEGGIAMO IL PRIMO MARZO, CAPODANNO VENETO

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 00:06

Nota di Ettore Beggiato, autore del libro “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”, dove spiega le origini del capodanno veneto.

 

 

 

VICENZA, 27 febbraio 2015 more veneto

Ricordiamo e festeggiamo il primo marzo, capodanno veneto

 

Il primo marzo è sempre stato considerato nella storia della Repubblica Veneta il capodanno veneto; nei documenti e nei libri di storia si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per sottolineare questa peculiarità veneta: incominciando l’anno veneto il primo di marzo, gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno passato.

 

Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421), per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore, e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.

 

Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”.

 

Per la verità nelle tradizioni delle nostre comunità un ricordo del capodanno veneto ha continuato, magari inconsciamente, ad essere presente: pensiamo al “bati marso”, al “brusar marso”, ai botti prodotti spontaneamente con il carburo…

 

Un altro tassello della nostra storia e della nostra identità che va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.

 

Recentemente è stato festeggiato in diverse città venete il capodanno cinese (è l’anno del Gallo); l’ 11 febbraio gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla nazione del Tibet vergognosamente calpestata dalla Cina; il 21 marzo i curdi festeggeranno il loro capodanno (Newroz) e sarà l’occasione per tutti coloro che credono nel diritto dell’autodeterminazione per tutti i popoli per stringersi attorno al popolo curdo, il 14 aprile i bengalesi festeggeranno il loro capodanno; non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni di altri popoli, di altre religioni (si pensi solo al Ramadan): ma nel Veneto del futuro ci sarà spazio anche per i Veneti?

 

Intanto “Viva San Marco!” per ricordare e festeggiare l’arrivo del nuovo anno veneto.

Ettore Beggiato

 

Fonte: srs di Ettore Beggiato; 27 febbraio 2017

Link: http://ettorebeggiato.org/approfondimenti/ricordiamo-e-festeggiamo-il-primo-marzo-capodanno-veneto-2/

 

 


Feb 28 2017

ARCHEOBUONI E GLI STUDIOSI INDIPENDENTI

 

Perché? La stampa e i media conoscono   solo gli studi degli archeobuoni, mentre la gente preferisce gli studiosi indipendenti

 

Gli ARCHEOBUONI, prima DERIDONO, poi COPIANO, poi sono glorificati dalla STAMPA che aveva ignorato le scoperte e le innovazioni degli STUDIOSI INDIPENDENTI.

 

Quante scoperte si possono attribuire alla archeologia ufficiale?

Forse l’uno per cento e non manco sicuro che essi non si siano appropriati di qualcosa scoperto da altri.

Da BELZONI a SCHLIEMANN, ai moderni SITCHIN, a Robert Bauval e più recentemente alle scoperte di Leonardo Melis… vedere la città sulla Jara, il coccio scritto di Pozzomaggiore, la piramide a gradoni .. la sua opera omnia sui POPOLI DEL MARE e i SHARDANA, di cui scrive e discute da 40 anni ….

 

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Feb 27 2017

IL RITO FUNEBRE ISLAMICO

Category: Islamgiorgio @ 01:58

Cimitero islamico a Verona

 

 

Il rito funebre islamico si svolge in modalità del tutto peculiari e tipicamente diverse da quello ebraico o cristiano ed è portatore di significati ed implicazioni proprie. Per comprenderle, occorre ricordare i modi in cui la dottrina e la prassi islamica concepiscono il rapporto fra i vivi e i morti, cosa prescrivono al fedele per garantirsi la salvezza dell’anima, qual è il senso della morte nei vari aspetti della cultura islamica.

 

L’Islam è sempre fortemente orientato alla comunità. Non stupisce pertanto che siano gli amici ed i parenti più prossimi del defunto a doversi occupare dei riti che ne propiziano il cammino nell’aldilà. Bisogna ricordare comunque che i rituali “classici” della tradizione arabo-islamica sono regolati dal Corano solo in minima parte; per lo più sono affidati alla Sunna e alla prassi consuetudinaria popolare. Ciò spiega la variabilità di forme del rito funebre a seconda dei differenti retroterra culturali su cui si è innestata, anche stabilmente, la religione musulmana. Un’ultima precisazione, che avremo modo di approfondire: in molti contesti la religiosità popolare si manifesta in forme decisamente eterodosse, spesso osteggiate da ‘ulama’ e altri garanti dell’ortodossia.

 

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Feb 26 2017

NOI CONQUISTEREMO ROMA, ALLAH PERMETTENDO, COME PROMESSO…

“Noi conquisteremo Roma, Allah permettendo, come promesso…”

 

 

Iraq, forze speciali entrano per la prima volta a Mosul Ovest e trovano questo cartellone dell’Isis con l’effigie del Colosseo:

Noi conquisteremo Roma, Allah permettendo, come promesso…

 

 

Foto Elijah J. Magnier, Twitter

 

 

 


Feb 25 2017

SARCOFAGO ROMANO DI C. GAVIO . – VERONA – CHIESA SAN ZENO

Sarcofago  di C. Gavio

 

 

IN COEMITERIO S.PROCULI..

 

C . GAVIO . C . F . QVI

VIXIT . ANN . XIIII .  M . X

C · GAVIVS .  MENODORVS •

FILIO . PIISSIMO . PATER  

INFELlX . AEQVIVS .

ENIM . FVERAT ·VOS

HOC . MIHI . FECISSE

ET · SIBI

 

  Trascrizione   di  Panvinivs  anno 1648

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Feb 24 2017

MARANO DI VALPOLICELLA. IL TEMPIO DI MINERVA ORA SVELA I SUOI SEGRETI

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 00:24

Girava l’anno 2010

 

Torna alla luce il tempio pagano di Marano 

 

Marano di Valpolicella loc. Pezza, zona di Sant’ Anna Val Verde,  gli scavi archeologici

 

 

MARANO. Gli scavi sul monte Castelon danno i primi frutti e mostrano le forme del manufatto. Dalle prime indagini è emersa la pianta pressoché quadrata dell’edificio pagano che risale al primo secolo dopo Cristo

 

Sono iniziati sul monte Castelon gli scavi alla ricerca del tempio di Minerva e subito ci sono le prime scoperte sulla forma e le dimensioni del tempio.

Il monte Castelon potrebbe infatti diventare un parco archeologico: il tempio di Minerva è solo il primo passo alla ricerca di interessanti testimonianze archeologiche sul monte che divide la valle di Marano da quella di Fumane. Sull’antico tempio pagano risalente al primo secolo dopo Cristo si sta concentrando il progetto di scavo che ha avuto inizio il 2 agosto scorso per volontà del sindaco Simone Venturini e condotto dal nucleo operativo della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto diretto da Brunella Bruno.

 

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Feb 23 2017

SPQR. SENATUS POPULUSQUE ROMANUS

 

 

SPQR, acronimo del latino Senatus PopulusQue Romanus.

In italiano “Il Senato e il popolo romano”.  

Racchiude in sé le figure che rappresentano il potere della Repubblica romana: il Senato e il popolo, cioè le due classi dei patrizi e dei plebei che erano a fondamento dello Stato romano.

 

Significati “ironici”

 

Il personaggio dei fumetti Obelix, creato da René Goscinny e Albert Uderzo, interpreta umoristicamente l’acronimo come Sono Pazzi Questi Romani!

 

Un’altra storpiatura comica di SPQR è nel film S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa, in cui Massimo Boldi esclama, inseguito da soldati romani: “Sono Porci Questi Romani!”

 

Sono Porci Questi Romani!” è stata ripresa anche da Umberto Bossi, che naturalmente ha fatto arrabbiare i  “SPQR”  de Roma.

 

Battute  irriverenti, ma niente in confronto a quello che già gli antichi pensavano di Roma e delle nefaste conseguenze del suo imperialismo.

 

Sallustio e Tacito ci hanno lasciato pagine molto critiche nei riguardi di Roma, che ci spingono a riflettere sulla situazione politica del nostro tempo, per certe analogie molto simili  col passato.

 

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Feb 22 2017

IL GIORNALE L’ARENA DI VERONA E IL PIÙ ANTICO GEMELLAGGIO EDITORIALE

Category: Media e informazionegiorgio @ 00:17

Strillone de L’Arena

 

 

 

Il giornale  L’Arena di Verona,  sin dalle sue  origini  è stata esposto ad usi un po’  “goliardici” nella sua immagine di giornale di informazione

 

Questa “cartolina” con pieghevole, prodotta da chi non si sa, ma che  guardando la testata  e la mancanza di  foto  ci fa capire che siamo nel primo novecento, e fa parte anche  della raccolta di  cartoline del  postino PINO BREANZA.   

 

L’immagine riproduce uno strillone che grida un’ Arena del 14 novembre 1914, un giornalino vero apribile, che contiene una raccolta  di 10 microvedute di Verona.

Il giornale che tiene lo strillone sotto l’altro braccio è una copia dell’Extra Blatt «Edition Guggenheim & Co, Ziirich. Depose»

 

La “cosa”  la si può  vedere sotto un altro aspetto,  molto  più “commerciale e diffusionale”.

E stato il  primo gemellaggio editoriale

Ovvero, come si vuol dire, un “gemellaggio editoriale”  tra la ridente Verona e l’austera Zurigo.

 

 


Feb 21 2017

LA DIFFERENZA TRA L’AMICIZIA FRA UOMINI E FRA DONNE.

Category: Monade satira e rattatujegiorgio @ 00:43

 

 LA MOGLIE PASSA LA NOTTE FUORI CASA.

 

Al mattino seguente, spiega al marito che ha dormito a casa della sua amica.

Il marito allora chiama al telefono dieci tra le amiche della moglie, ma nessuna di esse conferma la storia.

 

IL MARITO PASSA LA NOTTE FUORI CASA.

 

Al mattino seguente, spiega alla moglie che ha dormito a casa di un amico.

La moglie allora chiama al telefono dieci tra gli amici del marito.

Sette di loro confermano la storia e i tre restanti, oltre che confermarla, dicono che lui si trova ancora là.

 

 


Feb 20 2017

INTERVISTA AL RICERCATORE SARDO LEONARDO MELIS.

Category: Persone e personaggigiorgio @ 00:17

Leonardo Melis

 

 

Benvenuto su U.R.N. Sardinnya,

 

La scienza, le arti e le culture in generale richiedono una dimensione ideale che nella ricerca (sia essa giusta o sbagliata) trova lo stimolo per il progresso. Senza ricerca dunque non c’è evoluzione e senza il relativo dibattito non c’è il miglioramento delle valutazioni (come nel campo archeologico) sui contorni storici del nostro passato. Quando ha capito nella sua vita che il suo interesse per la Sardegna si sarebbe tradotto nella sua opera di divulgazione?

 

La mia preparazione con gli studi classici effettuati presso il Collegio Salesiano di Lanusei (dove studiarono Lussu, Lilliu e tante altre teste pensanti di illustri Sardi) mi diede la necessaria preparazione per poter affrontare un ulteriore approfondimento della nostra Storia, andando oltre i testi selezionati dal periodo fascista esclusivamente indirizzati alla gloria di Roma e della Storia Classica Greco-Romana. Il mio successivo vagare per il mondo, grazie anche al mio lavoro, mi aiutò a confermare i miei sospetti che qualcosa ci era stato nascosto. La scoperta di siti e di testi tutt’oggi vietati nelle scuole italiche fecero il resto.

 

Nel 2002 la pubblicazione del suo libro “Shardana: I Popoli del Mare” per la PTM Editrice di Mogoro, nonostante il buon successo editoriale, ha inaugurato una trafila di dure polemiche nel mondo accademico Sardo. Quali sono i motivi di questi attacchi al suo lavoro?

 

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Feb 19 2017

GINEVRA SEREGO DEGLI ALIGHERI E VIRGINIO ORSINI. UNA DELLE PIU’ DRAMMATICHE E CRUDELI STORIE D’AMORE

Category: Persone e personaggi,Verona storia e artegiorgio @ 10:19

Sono stata solo una lacrima nel vento

 

Il castello di Illasi

 

 

Castello di Illasi di Verona: Girolamo II  Pompei, uomo d’armi della Serenissima, nel 1591 sposa la contessa Ginevra Serego degli Alighieri, figlia  di Angela Giusti e del conte Pier Alvise  Serego discendente diretto del sommo poeta Dante Alighieri.

 

Purtroppo lo spirito da don Rodrigo, di manzoniana memoria, faceva, del Girolamo, più a suo agio in campagne d’armi contro i turchi che fra le mura domestiche e lasciava, non curante, la giovane  Ginevra “ad amirar le stelle”.

 

Le pulsioni d’amore del governatore di Verona Virginio Orsini, ospite assiduo del feudo d’Illasi, fecero a poco a poco breccia nell’intimo di Ginevra, suggellando una travolgente passione.

Malgrado la fedele complicità  del servitore di Ginevra, il fedele Gregorio Griffo, il loro amore  non passò inosservato, tanto che, nel dicembre 1592,  al ritorno da una delle sue  missioni guerresche, il Girolamo ne fu prontamente informato. Abituato a combattere contro i turchi, sistemò la questione a suo modo.

 

Girolamo chiamò subito Ginevra a rispondere sulle voci di quel rapporto da amanti, ed ella stessa, dando in mano la spada al marito perché la uccidesse, confessò l’infedeltà.

Girolamo fece subito chiamare il Griffo  per confermare  la versione.

Il Griffo fu costretto a confessare e venne ucciso a pugnalate: fin sulla strada «si sentì il sassinamento et una voce che disse “o Jesu”… et il Conte lo fece strapegar nel brolo fuori della corte…».

 

Epilogo della vicenda fu la morte dell’amante Virginio Orsini che riuscito a fuggire a Roma, fu in seguito catturato dalle truppe  pontificie e venne poi decapitato per “questioni politiche”.

 

L’uccisione del Griffo non passo’  comunque  inosservata, tanto che la  Serenissima decise di indagare sulla questione.

Ginevra e  Girolamo vennero coinvolti in un lungo processo, ma, visti gli scarsi risultati inquisitori, la confessione fatta da Ginevra stessa al marito, le deposizioni del fratello della contessa, Brunoro Serego, di Francesco Pompei e di altri testimoni, e le inevitabili ingerenze  politiche, venne messa una pesante pietra sopra sull’ intera vicenda.

 

La giovane Ginevra, oramai segregata nel castello, scomparve misteriosamente dalla scena non più in là di tre anni dall’omicidio del Griffo, poco prima dell’autunno 1595, quando i nobili vicentini Stefano e Leonoro Gualdo, due fratelli della contessa Lucrezia Gualdo, varcarono la soglia del palazzo Pompei in Illasi, per offrire, con la promessa di una cospicua dote, la mano di  sposa della propria sorella al “condottier di gente ed armi della repubblica veneta”.

 

Di lei non si seppe piu’ nulla, ma nella valle d’Illasi le grida portate dal vento sussurravan  voci che ella, la bellissima Ginevra, fosse morta d’inedia, murata viva in una segreta del castello.

 

Di essa rimase solo il profilo di una bambina che le sopravvisse la figlia  Faustina,  che, crescendo nel ricordo di una madre che si era “suicidata”, ne ridisegnava e ricordava sempre di piu’ le belle fattezze.

 

Suo padre il 27 febbraio 1604, ne costituiva la dote monacale ed ella  il 5 aprile 1605, accompagnata da  un corteo di autorità religiose, civili e militari, varcava, come Sposa di Cristo, la porta del   convento di Santa Caterina da Siena in Contrada San Nazzaro di Verona,  prendendo il nome di  Suor Lucrezia, in ricordo dalla sua matrigna, la contessa  Lucrezia Gualdo, la quale, per procura del marito assente, perché relegato dalla Serenissima dal 26 gennaio 1601 in quel di Zara per scontarvi un bando di  cinque anni per essere il mandante di due omicidi, ratificava e confermava le donazioni al convento di Santa Caterina da Siena, compresi i beni della defunta madre contessa Ginevra Serego degli Alighieri.

 

Padrino della cerimonia, fu il conte Giordano Serego, fratello di Pier Alvise e figlio di Marco Antonio, nonno di Faustina.

 

Testimoni della monacazione furono il capitano Gio. Batta de Turchi dell’ Isolo di Sotto, della contrada stessa dei Pompei, e il notaio Ottavio de’ Magnini.

Nelle  veci di vicario generale  il canonico del Vescovado di Verona, Florio Pindemonte.

 

Le porte si aprono alla presenza del Padre Costantino Gandini, priore del monastero di S. Anastasia.

 

Gli esaminatori della professa, tutti suoi consanguinei, un rappresentante per ciascun ramo: il conte Gio. Batta Pompei di Francesco, il nobile Alessandro di Federico, e il conte Adriano figli del suddetto Gio. Batta.

 

L’atto venne sanzionato da Marcantonio “Fomalenus  judex ordinarius ad officium Draconis Palatii, iuris Comuniis Veronae sub preatura M. D. Julij Contareno dignis.mi Potestatis Veronae et eius districtus pro Seren. Duc…”

 

Pubblicato in Arengo il 28 maggio 1605 da Bernardino Fracanzano notaio “deputatus ad conciones”. 

 

 

IL RITROVAMENTO DI GINEVRA

 

 

Agli inizi dell’900, nel corso di alcuni lavori di restauro, venne abbattuta una parete nelle segrete del castello e si scoprì lo scheletro, ancora incatenato, di una giovane donna: rivelazione di come si fosse effettivamente conclusa la vicenda.

 

Le ossa, il piccolo teschio e le  tre catene, di varie  lunghezze ad anelli sottili oblunghi e sferici,  serrate ai tre lati di un piccolo triangolo di ferro, furono raccolti dal conte Antonio Pompei e custoditi in un’ urna di vetro posta in una camera buia dell’ala del palazzo  Pompei di Illasi, fatto costruire dal conte Girolamo II, marito di Ginevra, nel 1615.

 

Per tutti si trattò della rivelazione conclusiva della  storia del conte Girolamo II Pompei e della sua sposa Ginevra.

La loro attuale collocazione non è una buia o angusta stanza qualsiasi, ma la luminosa sacrestia della cappella di villa Pompei-Sagramoso.

 

 

IL MISTERO DI ILLASI: IL DELITTO CHE COINVOLSE GINEVRA SEREGO ALIGHIERI, DISCENDENTE DI DANTE. VERONA 1592

 

 

Sul finire del 1592 un enorme scandalo scosse la città di Verona. Il governatore Virginio Orsini era fuggito dalla città la notte del 20 dicembre, come un ladro, per evitare la feroce vendetta del conte Girolamo Pompei di Illasi.

Il conte lo accusava di aver stuprato, la notte del 22 novembre, nel loro palazzo di Verona, la giovane moglie Ginevra. Ginevra Serego Alighieri, discendente di Dante Alighieri e giovane sposa del conte Girolamo Pompei, quello stesso dicembre 1592 fu accusata dell’omicidio di Gregorio Griffo, sua guardia del corpo e uomo d’armi fidatissimo del conte suo marito.

Secondo la versione ufficiale, era stato proprio il Griffo a far entrare Virginio Orsini nella camera della contessa, in cambio di denaro. Ginevra poi, sempre secondo la versione ufficiale, lo aveva ucciso pugnalandolo ben quindici volte perché causa della sua rovina e perdita dell’onore.

Da Venezia fu inviato a Verona l’avogadore Marco Querini, che con molta difficoltà riuscì ad interrogare Ginevra. Non le cavò nulla di bocca, se non la versione dei fatti che ormai tutti conoscevano. Dopo di che di lei non si seppe più nulla.

Una leggenda vuole che sia stata murata viva nel castello di Illasi.

 

Più di dieci anni fa ritrovai nell’Archivio di Stato di Venezia le carte originali del processo, e la loro attenta lettura hanno svelato un’altra verità. Una verità così pericolosa che segnò tragicamente il destino di Ginevra consegnandola alla morte e all’infamia nel tempo.

Ginevra Serego Alighieri era figlia di Pieralvise Serego Alighieri, figlio a sua volta di Marcantonio Serego e Ginevra Alighieri. La madre era una discendente di Dante Alighieri, o meglio del di lui figlio Pietro, giudice, che fu podestà di Treviso, dove morì e fu sepolto il 21 aprile 1364.

 

Il patrimonio della famiglia Serego Alighieri era notevole. Una perizia del 1563 parla di una stima di 74.177 ducati. Parecchi miliardi di euro odierni.

I Serego erano gente d’armi, derivavano da un’antica stirpe militare che, però nel Cinquecento aveva ormai contorni mitici e sfumati.

 

Girolamo Pompei detto il Malanchino  

 

Il matrimonio di Ginevra con Girolamo Pompei fu pensato nell’ottica tutta politica di legarsi ai nuovi condottieri fedelissimi della Repubblica di San Marco.

 

I Pompei si erano stabiliti a Illasi nel corso del XV secolo, e la Repubblica aveva concesso loro la piena giurisdizione. Ginevra e Girolamo si erano sposati nel 1584, lei doveva avere tra i quindici e i sedici anni, lui ne aveva già ventotto.

 

Da subito il matrimonio tra i due non funzionò, sia per la differenza d’età, sia per la diversa estrazione e provenienza famigliare. A ciò si aggiunse il fatto che Ginevra non riuscì subito ad avere dei figli. Rimase incinta dopo che erano ormai trascorsi cinque anni dal matrimonio e partorì una figlia, Faustina. Il marito le aveva messo accanto la sorella Suordamor, per farle compagnia, visto che era sua coetanea, e la servetta Agnolina anch’essa della stessa età di Ginevra. Ma, soprattutto, le aveva assegnato come guardia del corpo un suo fidatissimo uomo d’arme, Gregorio Griffo con il quale il conte Girolamo era cresciuto come un fratello. Fu un errore fatale.

 

La solitudine e la continua vicinanza favorì la nascita di un sentimento d’amore tra la contessa Ginevra e la sua guardia del corpo. Gregorio Griffo doveva essere un oggetto di desiderio molto ambito dalle donne del castello di Illasi, sempre sole e annoiate. E malgrado tutte le precauzioni, la relazione tra la contessa e Gregorio non passò inosservata. Se ne accorse per prima proprio la servetta personale di Ginevra, Agnolina, che scoprì i due amanti insieme a letto, a Verona, nella camera di lei.

 

Secondo la versione ufficiale riportata in processo, Agnolina avrebbe confidato il suo pesante segreto a Suordamor, che, a questo punto, presa da furiosa gelosia e forse anche lei innamorata di Gregorio, confessò tutto alla sorella Caterina che la portò via subito dal castello di Illasi, rivelando il tradimento al conte Girolamo Pompei e segnando così per sempre il destino dei due amanti, che inevitabilmente avrebbero dovuto essere uccisi.

 

Ma come uccidere i due amanti senza segnare l’onore di casa Pompei?

Girolamo Pompei non avrebbe mai potuto ammettere di essere stato tradito da un suo uomo d’armi, che, per quanto di famiglia, era sempre un suo sottoposto. Sarebbe stato per lui disonorevole. Così fu architettato un diabolico piano.

 

Infatti, in quel periodo era governatore di Verona Virginio Orsini, un narciso che correva dietro a tutte le belle donne della città, e pare che avesse fatto numerose avances anche alla bella Ginevra. Fu messa in giro la voce che proprio Orsini avesse stuprato nel palazzo di Verona la contessa Ginevra, e che il tramite di questo turpe atto fosse stato proprio Gregorio Griffo. Fu proprio lui la prima vittima di Girolamo Pompei. Con gran pompa fu prelevato nella sua casa di Illasi, trasportato su al castello e in una stanza assassinato dal conte tradito e dai suoi bravi. In seguito, Girolamo Pompei costrinse Ginevra ad accusarsi dell’atroce delitto del suo amante.

 

Nel frattempo, la famiglia Pompei aveva in segreto avvertito il governatore Orsini di fuggire al più presto per salvarsi la vita, visto che Girolamo Pompei avrebbe dovuto vendicarsi su di lui per lo stupro della moglie.

In effetti, Orsini fuggì prima a Mantova poi a Venezia, denunciando sempre, anche davanti al senato della Repubblica, la sua innocenza ed estraneità ai fatti. Ginevra fu costretta anche a firmare una confessione pubblica nel castello di Illasi, probabilmente temendo per il destino della sua unica figlia Faustina.

Depose in processo, davanti all’avogadore inviato da Venezia, poi sparì per sempre dalla storia, nessuno seppe più nulla di lei.

 

Nel 1596 Girolamo Pompei si risposò con Lucrezia Gualdo di Vicenza, ricchissima. Da lei ebbe ben sei figli maschi.

Faustina, la figlia avuta da Ginevra, fu rinchiusa nel convento di Santa Caterina da Siena in San Nazzaro in Verona, prese il nome di suor Lucrezia ed ereditò i beni della madre.

 

 


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