Apr 24 2017

BACIO. OSCULUM. ΦΙΛΊ. BASO. KISS. KUSS. BAISER. BESO. BEIJO. ПОЦЕЛУЙ. 吻. قبلة

Category: Cultura e dintorni,Veja migiorgio @ 00:25

Il Bacio tra Caterina e Nicola 

 

 

Quando ci si avvicina a qualcuno per baciarlo, si tende a girare il capo verso destra.

 

Lo ha scoperto uno studio scientifico di un’università tedesca, pubblicato dalla rivista britannica Nature, effettuato su coppie di diversa nazionalità.

Nell’80% delle coppie, il bacio avviene ruotando la testa proprio verso destra. 

 

Un gruppo di ricercatori dell’università tedesca di Bochum-Ruhr è arrivato a questo dato dopo aver studiato il comportamento di 124 coppie, di età tra i 13 e i 70 anni, in stazioni, aeroporti e spiagge della Turchia, degli Stati Uniti d’America e della Germania.

Questo riflesso presente in 8 casi su 10 avrebbe origine addirittura nella vita fetale.

 

 

Kiss

puthje

قبلة

համբուրել

öpmək

kiss

пацалунак

целувка

petó

polibek

키스

bo

poljubac

kys

נשיקה

suudlus

halik

suudella

baiser

bico

cusanu

კოცნა

キス

φιλί

चुंबन

ciuman

kiss

póg

koss

il bacio

osculum

skūpsts

bučinys

бакнеж

ciuman

KISS

Kyss

Kus

بوسه

pocałunek

beijo

sărut

поцелуй

пољубац

bozk

poljub

beso

kyss

kiss

จุบ

Kuss

Öpücük

Поцілунок

Csók

بوسہ

hôn

קוש

baso

 


Apr 22 2017

CUBA: SOCIALISMO FAI DA TE

Category: Società e politica internazionalegiorgio @ 00:13

 

Girava l’anno 2010 e a Cuba si iniziava a rottamare il socialismo

 

Paladar cubano

 

 

A CUBA SI LICENZIANO GLI STATALI E S’INCORAGGIA IL LAVORO «FAI-DA-TE»

 

Il governo cubano ha deciso di aumentare l’iniziativa privata per cercare di ricollocare mezzo milione di lavoratori statali che saranno licenziati entro sei mesi in un processo definito «aggiornamento» del socialismo. 

In queste settimane è partita la consegna della licenza di «liberi professionisti» per 178 attività che consentirà ai cubani di affittare agli stranieri tutta la casa in valuta, e non solo una parte come finora, e di aumentare fino a 20 posti i 12 attuali nei «paladar», i piccoli ristoranti privati «fai-da-te» (nella foto). 

I cubani potranno inoltre fare più di un lavoro.

 

Fonte: Da L’Arena di Verona di Martedì, 26 Ottobre 2010, LETTERE, pagina 19

Link: http://www.larena.it/

 


Apr 21 2017

GIACOMINO DA VERONA: DE BABILONIA CIVITATE INFERNALI

 

 

Il “De Babilonia civitate infernali” è un poemetto di Giacomino da Verona nel quale l’Inferno viene descritto in modo piuttosto grossolano, ma con dovizia di particolari fantasiosi e divertenti.
L’Inferno è ammorbato da un fetore indescrivibile, che si sente a più di mille miglia di distanza; vi brulicano bisce, ramarri, rospi, serpenti, vipere, dragoni con lingue e denti taglienti più di rasoi.
Appena giunto in questo luogo, il dannato è preso in cura da diavoli cento volte più neri del carboni, i quali gli spezzano le ossa a bastonate, lo immergono prima in un’acqua gelata e poi lo mettono in un luogo di grande calura. 
Dopo questi preparativi, il malcapitato è pronto per essere cucinato! Arriva Belzebù che lo mette ad arrostire come un bel porco al fuoco in un grande spiedo di ferro, per farlo cuocere, condendolo con una salsa per renderlo più appetitoso. La salsa è fatta di acqua, sale, fuliggine, vino, fiele, aceto forte e veleno. 

Ma non sempre Lucifero, re dell’Inferno, gradisce la pietanza e allora, infuriato, lo rispedisce indietro al cuoco perché non lo trova convenientemente cucinato.

 

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Apr 20 2017

MONSIGNOR TURRINI GIUSEPPE

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 01:03

Monsignor Giuseppe Turrini con un libro della Capitolare danneggiato nel bombardamento del 4.1.45

Monsignor Giuseppe Turrini, in una foto con un libro danneggiato nel bombardamento del 1945

 

 
(Castelrotto di Valpolicella VR 11 marzo 1889 – Negrar VR 16 gennaio 1978])

 

Dopo aver frequentato le scuole comunali del paese di nascita e aver compiuto privatamente gli studi ginnasiali, nel 1904 fu ammesso al Collegio Accoliti di Verona per proseguire gli studi liceali e teologici presso il Seminario vescovile.

 

Ordinato sacerdote nel 1911, nel 1916 divenne cappellano e maestro di cappella della Cattedrale; nel febbraio del 1922 cominciò l’apprendistato presso la Biblioteca capitolare e il 1º dicembre il Capitolo della Cattedrale lo nominò prefetto della Biblioteca con il titolo di vice-bibliotecario, dal momento che don Giuseppe Zamboni, al quale succedeva, aveva lasciato l’ufficio di bibliotecario, ma non il titolo, per insegnare filosofia all’Università cattolica di Milano.

 

Con l’aiuto di esperti italiani e stranieri e l’appoggio della Biblioteca Vaticana monsignor Turrini iniziò subito l’opera di recupero della raccolta di opere musicali antiche, ancora prive di catalogo, e il riordinamento dell’archivio, che conteneva una decina di migliaia di pergamene fortemente danneggiate dall’inondazione dell’Adige del 1882.

 

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Apr 19 2017

IL VERO NOME DI GESÙ

 

 

 

È probabilmente la persona più conosciuta al mondo. Parliamo di Gesù. Ma chi era davvero Gesù? Su di lui si pensa di sapere molto. Ma qual era la sua vera identità? Era un visionario?, un personaggio mitico non esistito veramente?, solo un uomo?, un profeta?, un rivoluzionario?, era Dio fattosi uomo?, era una potente creatura spirituale con una esistenza preumana?

 

   La Bibbia ci dice chi fu veramente questo “Gesù”. C’è molto da scoprire, ma occorre mettere da parte le nozioni religiose date per certe e indagare invece le Sacre Scritture. Si faranno allora scoperte sorprendenti. Si scoprirà – tanto per cominciare – che “Gesù” non è il suo vero nome.

 

   Il nome Gesù è la traslitterazione in italiano del nome greco Ỉησοῦς [Iesùs]. Il cosiddetto Nuovo Testamento fu scritto in greco (meglio sarebbe chiamare questa parte della Bibbia Scritture Greche). Il nome Iesùs è quindi la traduzione greca del suo vero nome ebraico, dato che egli era un ebreo. Sappiamo il suo nome ebraico? Sì.

 

   Abbiamo, per così dire, un eccezionale dizionario biblico ebraico-greco. Si tratta della versione greca del cosiddetto Vecchio testamento (meglio sarebbe chiamarlo Scritture Ebraiche) chiamata Settanta (LXX). Questa traduzione delle Scritture Ebraiche fu iniziata nel terzo secolo prima della nostra èra da una settantina di dotti ebrei; fu terminata nel secondo secolo prima della nostra èra, forse verso il 150 a. E .V.. Le citazioni che le Scritture Greche fanno delle Scritture Ebraiche sono tratte proprio da questa versione della Settanta. Gli apostoli e i discepoli del primo secolo usarono questa versione della Bibbia.

 

   Il nome greco Iesùs (Ỉησοῦς) si trova nella Settanta? Sì.

 

   Ad esempio, lo troviamo nel libro del profeta Giosuè, capitolo 1, verso 1. Il versetto dice: “Dopo la morte di Mosè, servo dell’Eterno, avvenne che l’Eterno parlò a Giosuè, figlio di Nun” (ND). “Giosuè” è la traduzione italiana del nome ebraico che la Settanta traduce in greco come Ỉησοῦς (Iesùs). E quale era il nome originale ebraico che i traduttori della Settanta tradussero con Ỉησοῦς (Iesùs)? Il nome è

 

יהושע (Yehoshùa)

 

   Abbiamo quindi Yehoshùa tradotto in greco Iesùs e in italiano Giosuè. Ma allora come si arrivò a Gesù?

L’errore fu quello di tradurre la traduzione: invece di tradurre dall’ebraico, si tradusse dal greco (tradotto a sua volta dall’ebraico) attraverso il tardo latino Iesus. Si vennero così a creare delle incoerenze: lo stesso nome (Yehoshùa) è reso in italiano sia con Giosuè che con Gesù.

Così, ad esempio, in Ebrei 4:8 (TNM) si legge: “Se Giosuè [nel testo originale greco: Ỉησοῦς, Iesùs] li avesse condotti in un luogo di riposo”, mentre – poco dopo, nello stesso capitolo! – in Ebrei 4:14 (TNM) si legge: “Gesù [nel testo originale greco: Ỉησοῦν, Iesùn, qui al caso accusativo], il figlio di Dio”. Parrebbe trattarsi di due persone con nomi diversi, ma in verità sono due persone diverse con lo stesso nome. È una vera e propria incoerenza: lo stesso identico nome viene tradotto “Giosuè” e, poco dopo – nello stesso capitolo -, “Gesù”.

 

   Yehoshùa (Iesùs, in greco) non era un nome particolare. Questo nome non era affatto insolito al tempo dei fatti evangelici. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio (1° secolo della nostra era), menziona una dozzina di personaggi (non biblici) con questo nome. Il nome ricorre anche nei libri apocrifi (chiamati deuterocanonici dalla Chiesa Cattolica) ovvero quegli scritti ebraici che non entrarono a far parte del canone delle ispirate Sacre Scritture.

Nella Bibbia, il nome greco Iesùs compare, oltre che in Eb 4:8 già considerato, in Atti 7:45 riferito ancora a Giosuè, il condottiero del popolo di Israele dopo la morte di Mosè. Anche un collaboratore dell’apostolo Paolo si chiamava Iesùs (Col 4:11). C’è anche un Iesùs antenato di Cristo (Lc3:27). E altri ancora. Iesùs, dunque, è la traduzione greca di Yehoshùa.

 

   In ebraico il nome è perciò Yehoshùa. Se parliamo in greco lo traduciamo Iesùs, ma se parliamo in italiano lo traduciamo Giosuè.

C’è da dire però che l’uso di tradurre i nomi propri fu una pratica che non viene più attuata ai nostri giorni. Ad esempio, decenni fa si diceva Nuova York, ma ora si usa il nome originale: New York. Così, diciamo William Shakespeare e non Guglielmo. Diciamo Victor Hugo e non Vittorio. Diciamo James Joyce e non Giacomo. D’altra parte, se una persona si chiama Francesca, si volterebbe se sentisse chiamare Françoise? Allo stesso modo, una donna francese di nome Françoise non si volterebbe di certo se fosse chiamata Francesca. Meglio sarebbe chiamare ciascuno con il suo nome, quello in cui si riconosce. Comunque, in caso di traduzione, occorre tradurre dall’originale e non da una traduzione.

 

   Il Cristo si chiamava allora Yehoshùa?

Non esattamente. Alla sua epoca (primo secolo della nostra èra), il nome era abbreviato e pronunciato Yeshùa. Anche nelle Scritture Ebraiche troviamo il nome Yeshùa (יֵשׁוּעַ), ad esempio in Esd 2:2, dove stranamente è tradotto “Iesua”. È proprio sotto questa forma che la letteratura ebraica del suo tempo parla di lui. In questa letteratura ebraica egli è chiamato a volte anche Yeshu, che era quasi sicuramente la pronuncia galilaica del suo nome (è infatti dalla pronuncia galilaica che Pietro viene riconosciuto al momento dell’arresto di Cristo, come notato in Mt 26:73). Il suo nome proprio, quello vero, era dunque Yeshùa (ישוע).

 

   “E tu lo chiamerai Iesùn [testo originale greco: Ỉησοῦν, Iesùn, qui al caso accusativo], poiché egli salverà il suo popolo” (Mt 1:21, testo greco). Nei testi ebraici J1-14,16-18,22 di Matteo compare ישוע (Yeshùa).

 

   Da notare è la motivazione che l’angelo di Dio adduce perché gli sia messo quel nome: “E tu lo chiamerai Yeshùa poiché egli salverà il suo popolo” (Dia). Perché quel bambino non avrebbe potuto chiamarsi – ad esempio – Beniamino o Simone o con un altro nome e salvare ugualmente il suo popolo? Doveva essere chiamato proprio Yeshùa e così salvare il suo popolo. Questo fatto, incomprensibile nella versione greca o nelle traduzioni in altre lingue, assume il suo valore pieno nel gioco di parole tutto musicale del testo ebraico:

 

וקראת את־שמו ישוע כי הוא יושיע את־עמו

 

vekarata et-shmò yeshùa ki yoshia et-amò

 

lo chiamerai Yèshùa poiché egli salverà il suo popolo

 

   Ecco allora che la seconda parte della frase (“poiché egli salverà il suo popolo”) diventa l’effettiva interpretazione del nome. Yeshùa significa infatti “Yah salverà”, essendo Yah l’abbreviazione del nome di Dio (abbreviazione che compare per la prima volta nella Bibbia in Es 15:2: “Yah [יה] è mia forza”) e shùa, derivazione di yeshuàh (ישועה) che significa “salvezza”.

 

   Va evidenziato qui il significato che i nomi avevano nella mentalità semitica e quindi nella Bibbia. Non è lo stesso significato che noi attribuiamo ad un nome.

Per gli ebrei il nome costituiva la realtà della persona, il suo carattere, il suo destino. Cambiare nome ad una persona significava cambiare il suo programma di vita (così riguardo a Simone, il cui nome Yeshùa cambia in Pietro – Gv 1:42).

Questo simbolismo legato al nome si trova continuamente nella Bibbia, e ne viene data la motivazione introducendola con un “poiché” o un “perché” o un “perciò” o espressioni simili.

Ad esempio, quando Dio cambia nome ad Abramo, capostipite degli ebrei, attribuendogli il nuovo nome di Abraamo, gli viene detto: “Perché di sicuro ti farò padre [in ebraico אב, abpadre] di una folla di nazioni [in ebraico עם, ampopolo]” (Gn 17:5, TNM).

Così in Genesi 30:6, quando Rachele dice che Dio le ha fatto giustizia concedendole un figlio, è detto: “Perciò ella lo chiamò Dan [che significa giudice]”.

E così per Lia che, concependo un figlio, dice: “Questa volta ringrazierò il Signore”; e il testo spiega: “Per questo lo chiamò Giuda [Yehudàh, che significa egli sia ringraziato]”. – Gn 29:35.

 

   Il nome del Cristo, il Messia, fu dunque Yeshùa. Nel nostro linguaggio moderno potremmo dire: un nome che era tutto un programma. Esso significa infatti “Yah [Dio] è salvezza”.

 

   Il “Gesù” che ci è stato trasmesso dalle religioni cosiddette “cristiane” ha ben poco a che vedere con l’ebreo Yeshùa. Occorre riscoprire tutta la sua vera identità, iniziando a chiamarlo col suo vero nome: Yeshùa.

 

   Nel caso di Yeshùa la traduzione italiana corretta sarebbe Giosuè, tuttavia questo genererebbe confusione (data l’ormai universale accettazione del nome inesatto “Gesù”); ripristinare il nome originale ebraico pare quindi la scelta corretta, tanto più che Yeshùa è proprio il nome con cui suoi contemporanei lo chiamavano.

 

Per una mente che ha l’orecchio abituato a nomi come GesùPietroGiovanniSauloMatteoLucaMaria, eccetera, può sembrare surrealistico udire i nomi veri corrispondenti: Yeshùa, Kefa, Yokhanàn, Shaùl, Matài, Lukàs, Miryàm. Eppure, a ben pensarci, non è invece surrealistico evocare personaggi storici le cui vere identità sono state falsate dalle figure religiose dipinte dalla religione?

 

 

Per una mente che ha l’orecchio abituato a nomi come 

GesùPietroGiovanniSauloMatteoLucaMaria, eccetera, può sembrare surrealistico udire i nomi veri corrispondenti: Yeshùa, Kefa, Yokhanàn, Shaùl, Matài, Lukàs, Miryàm. Eppure, a ben pensarci, non è invece surrealistico evocare personaggi storici le cui vere identità sono state falsate dalle figure religiose dipinte dalla religione?

 

 

Fonte: da Biblistica.it

Link: http://www.biblistica.it/wordpress/?page_id=3091

 


Apr 18 2017

VERONA – PIAZZA CORRUBBIO: TROVATE ALTRE TOMBE

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 08:59

 

Girava sempre l’anno 2010 e in piazza Corrubio “era una tomba diedro l’altra”

 

Piazza Corrubbio nel mese di giugno 2010

 
«Ma i cantieri non si fermeranno». I commercianti temono il blocco. L’assessore Corsi rassicura. Il Pd chiede sgravi fiscali.

Nuovi reperti nel cantiere di Piazza Corrubbio: sono emersi di recente dagli scavi una struttura absidata e una tomba con copertura a volta. E subito i commercianti temono un ennesimo arresto dei lavori, per quanto l’ipotesi sia prontamente smentita dal Comune. 

 

Ma i commercianti della zona non paiono tranquillizzati dalle rassicurazioni dell’amministrazione, anche perchè sostengono che da giorni solo pochi operai sono all’opera nel cantiere: «Hanno promesso l’illuminazione e non si è vista, nuove insegne e non ce n’è traccia», osserva Paolo Simeoni, titolare della pizzeria al taglio.

 

Intanto sulla questione dei danni arrecati agli esercizi commerciali dalla presenza dei cantieri (come appunto in primis in piazza corrubio, ma anche in piazza Arditi), interviene il Pd: i consiglieri comunali Carlo Pozzerle e Fabio Segattini avanzano una proposta di delibera del Consiglio comunale che conceda sgravi fiscali (Tia, Cosap, ovvero plateatico, tassa sulla pubblicità) a vantaggio di quelle attività in prossimità di cantieri importanti e di lunga durata, proporzionando gli sgravi in base alla vicinanza dell’attività rispetto al cantiere.

 

«Può solo far piacere che il senso di colpa dei consiglieri del Pd produca proposte risarcitorie per le attività di piazza Corrubbio, per i danni che loro stessi e la Giunta da loro sostenuta hanno provocato con la scelta di realizzarvi il parcheggio», replica l’assessore Corsi. «Peraltro, l’amministrazione sta già provvedendo a sostenere i commercianti della zona e sta già facendo il massimo sforzo per accelerare il più possibile i tempi di realizzazione del parcheggio».

 

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Apr 17 2017

LA CUPOLA DI SAN PIETRO NASCONDE UN GRANDIOSO FALSO STORICO

Category: Architettura e urbanisticagiorgio @ 10:46

Città del Vaticano:  La  silhouette  del cupolone di San Pietro

 

 

Ci sono falsi storici talmente radicati nella mentalità collettiva che è pressoché impossibile sradicarli.

 

Uno di questi, tra i più clamorosi, è certamente quello che attribuisce a Michelangelo la costruzione della cupola di S. Pietro.

Il “cupolone” che noi oggi ammiriamo, in realtà è stato ridisegnato, ristudiato e costruito dall’architetto Giacomo Della Porta di Porlezza (Como), figlio di Bartolomeo scultore, fratello di Tomaso il Vecchio (Porlezza 1532 ca.   Roma 3 settembre 1602). 

 

Il disegno di Michelangelo, infatti, che era una perfetta semisfera, secondo i calcoli statici effettuati da Giacomo Della Porta, era irrealizzabile, perché il peso della struttura avrebbe gravato troppo sul timpano basale e lo avrebbe letteralmente “aperto” come gli spicchi di un’arancia. Alla morte di Michelangelo si trovava costruito solo il timpano e non la cupola. Il Della Porta, ventun anni dopo la morte del Buonarroti, rifece il disegno della cupola e la edificò. Essa risultò alla fine più slanciata di 17 metri e assai più bella dell’impossibile disegno michelangiolesco.

 

Riassumo molto brevemente, citando le più importanti tappe della vita di questo architetto rinascimentale, il figlio più illustre della famiglia porlezzina dei Della Porta, che enumera una lunga serie di artisti: Antonio detto il Tamagnino, Giovanni Battista, Giovanni Giacomo, Guglielmo, Tommaso il Giovane eccÂ… Giacomo Della Porta fu attivo soprattutto a Roma, dove svolse un’attività veramente prodigiosa. I dati che seguono si possono consultare in “Dizionario biografico degli Italiani” alla voce “Della Porta” (Treccani).

 

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Apr 16 2017

LUCIANO BRUNELLI……RICORDO….

 

Buona Pasqua Luciano

 

Luciano Brunelli

 

 

Sono nato a Soave (VR) nel giugno 1946, e cresciuto a Rosá (VI), dove sono vissuto fino al 1974.

Dopo qualche anno trascorso a Padova, vivo attualmente a Bassano.

Sono figlio di genitori veronesi, figli a loro volta di veronesi, figli a loro volta di veneti, cosí all’indietro per (almeno) otto generazioni, come amo dire. 

 

Laureato in matematica presso l’Universitá di Padova, ho prestato per un paio d’ anni la mia opera come assistente borsista.

Da molti anni conduco una piccola azienda di SoftWare per Computer ( “MástegaNumeri” ) la quale vanta un discreto numero di clienti.

Le cose da fare (e lo stress ! ) non mancano certamente.

 

Sposato da alcuni mesi ( circa 330 ! ) con Silvana, spartisco con lei tre figli , tutti in maggiore etá, (due maschi ed una femmina) con i quali formiamo una famiglia dagli spiccati sentimenti veneti.

 

Da giovane sono stato un buon giocatore di calcio a livello dilettantistico. Ho smesso tale hobby soltanto qualche anno fa.

 

Sono da sempre appassionato di musica, per merito soprattutto di mio padre,che mi ha introdotto in questo “mondo magico”. Dopo aver formato con i fratelli un complesso musicale “leggero” ma di stampo classico, sono diventato Organista del Duomo di Rosá (VI). Ho cominciato in questo periodo a comporre canzoni romantiche (tipiche dell’ etá ). In seguito ho fatto parte, per alcuni anni, di un coro di musiche popolari del territorio. Mi sono poi dato alla creazione e direzione di cori di musica sacra, attivitá che porto tuttora avanti con un’esperienza (ahimé dovuta all’ etá!) sempre maggiore.

 

Da alcuni anni mi sono rimesso a comporre canzoni, questa volta in lingua veneta, scoprendo in essa una forte capacitá di esprimere, con immagini semplici, tutti i sentimenti della vita.

Ho cominciato a partecipare a qualche concorso, risultando spesso vincitore o comunque ben piazzandomi.

Nel febbraio 1999 mi é stato assegnato il “Leone d’ Oro” al concorso di canzoni venete durante il Carnevale di Venezia.

La canzone che mi ha dato questa soddisfazione ( “Perasto 1797” ) ha il testo tratto dal discorso del Capitano Viscovich in occasione dell’ ultimo ammainabandiera del vessillo di S. Marco. La base musicale é costituita dall’ “Adagio dal Concerto in re minore per Oboe ed Archi” di Alessandro Marcello. La linea melodica del canto é invece di mia produzione. Come si puó facilmente intuire mi sono messo in buona compagnia.

 

L’ essere stato nominato socio onorario di Europa Veneta é il riconoscimento della mia vita di cui vado maggiormente orgoglioso.

 

Fonte: da Europa Veneta  del 1999

 

 

Perasto 1797 (L. Brunelli) – Ti co nu, nu co Ti

 

 

 


Apr 15 2017

A VERONA NEL 1945 UN AMERICANO E UN TEDESCO ARRUOLATI SU FRONTI OPPOSTI CON IL MEDESIMO SCOPO: SALVARE I TESORI DELLA CAPITOLARE.

Monsignor Giuseppe Turrini, prefetto della Biblioteca Capitolare, sulle macerie della stessa tra Wolfgang Hegemann e Bernard Peebles

Monsignor Giuseppe Turrini sulle macerie della Capitolare tra Wolfgang Hagemann e Bernard Peebles

 

 

STORIA. Wolfgang Hagemann  e  Bernard Peebles, monsignor Giuseppe Turrini e i codici nascosti a Erbezzo. L’americano e il tedesco  sotto le bombe per i libri. Due studiosi arruolati su fronti opposti si ritrovarono a Verona nel 1945 con il medesimo scopo: salvare dalla guerra un vero tesoro dell’umanità

 

Un prete tra due nemici che, su fronti opposti, si erano battuti per un obiettivo comune: salvare dalla guerra la Biblioteca Capitolare. L’immagine mostra monsignor Giuseppe Turrini tra Wolfgang Hagemann e Bernard Peebles, in divisa da sergente maggiore dell’esercito americano, reparto speciale Monuments, Fine Arts and Archives.  Hagemann e Peebles erano eminenti filologi, entrambi avevano studiato a Verona sui codici della Capitolare.

Arruolati, avevano trovato il modo di farsi destinare in Italia con la medesima preoccupazione: salvare la Capitolare. Hagemann era arrivato a Verona con gradi di ufficiale e prestigio: era stato l’interprete personale di Rommel, la Volpe del deserto.

 

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Apr 14 2017

MINIERA DI SAN JOSÈ: ROXANA GOMEZ, FIGLIA DEL MINATORE MARIO GOMEZ

Category: Cronaca e notiziegiorgio @ 07:19

Girava l’anno 2010

 

Roxana Gomez

 

 

Miniera di San Josè: Roxana Gomez, figlia del minatore Mario Gomez di  anni 63, piange mentre vede su uno schermo TV  l’operazione di salvataggio del padre.  

Mario Gomez è stato il nono di 33 minatori salvati dalla miniera di San Jose, dopo essere stati intrappolati da più di due mesi nel sottosuolo.

 

 (AP Photo / Natacha Pisarenko)   Mercoledì 13 ottobre 2010

Fonte: clickblog.it/

Link: http://www.clickblog.it/

Link: http://www.boston.com/bigpicture/2010/10/rescued_from_a_chilean_mine.html

 

 

MINIERA DI SAN JOSÈ – SE FOSSE SUCCESSO IN UNA MINIERA ITALIANA, LE COSE SAREBBERO ANDATE COSÌ

 

Il minatore Mario Gomez di anni 63,   il più vecchio dei 33 minatori intrappolati.

 

 

giorno: tutti uniti per… salvare i minatori, diretta tv 24h: Bertolaso sul posto, Berlusconi a puttane.

 

giorno: da Bruno Vespa plastico della miniera, con ospiti i massimi esperti del settore minerario: Crepet, Barbara Palombelli, Belen e Lele Mora.

 

giorno: prime difficoltà, inizia la ricerca dei colpevoli e delle responsabilità. 

BERLUSCONI, a reti unificate: “è colpa dei comunisti!”; 

DI PIETRO: “Berlusconi è uno stupratore di minatori. La colpa è del conflitto d’interessi, i suoi!”; 

BERSANI: “Faremo una grande manifestazione a favore delle talpe”. 

BOSSI: “Sono tutti terroni, chissenefrega, lasciateli la’”; 

CAPEZZONE: “non è una tragedia, è una grande opportunità, ed è merito di questo governo e di questo premier. Questa Sinistra amica di Bin Laden sa solo criticare”; 

FINI: “mio cognato non c’entra”.

 

giorno: TOTTI: “Dedicherò un gol a tutti i minatori (che però sono tutti laziali)”.

 

giorno IL PAPA: “Faciamo prekiera a i minatori ke in qvesti ciorni zono così vicini al tiavolo!!”

 

giorno: speciale ‘Studio Aperto’ sulla sessualità repressa dei minatori con intervista allusiva a Bocchino. Il Giornale e Libero titolano a tutta pagina: “La miniera è di Fini!”.

 

giorno: cala l’audience, Barbara D’urso intervista i figli dei minatori: “dimmi, ti manca papà?”

 

dall’ all 30esimo giorno falliscono tutti i tentativi di Bertolaso, che così viene nominato capo mondiale della protezione civile. Dopo un mese, i minatori escono per i fatti loro dalla miniera, scavando con le mani. 

Emilio Fede rende omaggio al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per l’aiuto fornito durante gli scavi. 

 

Un anno dopo, i 33 minatori, già licenziati, vengono incriminati per danneggiamento del sito minerario.

 

Ma è successo in Cile…. ci siamo salvati!!!

 

Fonte: da Dagospia del 19 settembre 2010

Link: http://www.dagospia.com/

 

 


Apr 13 2017

BIBLIOTECA CAPITOLARE DI VERONA. SCHEDARI E CODICI PRESTO CONSULTABILI LIBERAMENTE SULLA RETE

Category: Chiesa veronese,Verona cultura variagiorgio @ 00:21

Monsignor Alberto Piazzi, da 28 anni prefetto della Biblioteca Capitolare, tra i libri della Sala Maffeiana

 

L’INIZIATIVA. La collezione più antica d’Europa presto sarà anche in versione digitale. In memoria di Luigi Righetti la Banca Popolare finanzia il piano informatico: schedari codici e i testi più rari si vedranno sulla rete e si potranno consultare con un clic.

 

Verona. Come nel Nome della rosa, qui ci sono codici miniati, pergamene, antichi e misteriosi manoscritti; ma si devono calzare guanti bianchi di cotone, prima di toccarli: nessuno rischia di avvelenarsi al contatto con inchiostri venefici, come nel romanzone di Umberto Eco. La Biblioteca Capitolare annuncia un’altra forma di consultazione ancora più sicura, per i delicatissimi testi, e più comoda, per gli studiosi di tutto il mondo: i codici saranno liberamente consultabili su internet, dove appariranno in alta risoluzione fotografica sul

sito:  http://www.capitolareverona.it/

 

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Apr 12 2017

DESMONTÀ DI VERONELLA: NECROPOLI, TESORO SENZA FINE

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 00:07

Girava l’anno 2010

 

La campagna di scavi che ha portato alla luce la necropoli

 

 

Un nuovo ritrovamento importante nelle campagne dove si scava da trent’anni

Spuntano altre 24 tombe. Si tratta di sepolture risalenti alla fine dell’età del Bronzo

 

La necropoli di Desmontà non finisce di stupire gli studiosi. Il sito archeologico, venuto alla luce per la prima volta negli anni Ottanta nelle campagne fra Veronella ed Albaredo, offre nuove sorprese. Ormai ha un’estensione di 25mila metri quadrati. 

 

Nelle scorse settimanne la soprintendenza ai Beni archeologici di Verona, con il supporto della società archeologica «Sap» di Mantova e dell’associazione «Adige Nostro», ha compiuto l’ennesimo scavo in località Caneviera. 

 

Si è trattato di una piccola indagine, in un fazzoletto di terra di 400 metri quadri, lungo la provinciale che collega la rotonda del Miracolo ad Albaredo. 

 

Agli inizi di agosto, durante un’aratura profonda, il proprietario del campo si è accorto della presenza di macchie di terra nerastre.  Lo storico Beppino Dal Cero ha compiuto un sopralluogo e ha chiesto di fermare immediatamente i lavori agricoli, convinto che in quell’area ci fossero dei reperti preistorici da indagare. Il suo intuito non ha fallito. 

 

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Apr 11 2017

FURONO I VULCANI A PORTARE ALL’ESTINZIONE I NEANDERTAL?

Category: Natura e scienzagiorgio @ 00:22

 

 

Un nuovo studio suggerisce che il cambiamento climatico causato da due enormi eruzioni vulcaniche in Italia e nel Caucaso portò i Neandertal all’estinzione, lasciando così lo spazio agli uomini moderni di prosperare in Asia e in Europa.

La ricerca, condotta da Liubov Vitaliena Golovanova e Vladimir Borisovich Doronichev, verrà pubblicata nel numero di ottobre di Current Anthropology.

 

“La [nostra] ipotesi è che la fine dei Neandertal avvenne ‘improvvisamente’ dopo la più potente attività vulcanica nell’Eurasia occidentale [mai avvenuta] durante la storia dei Neandertal”, scrivono i ricercatori.”Questa catastrofe non solo distrusse drasticamente le nicche ecologiche delle popolazioni dei Neandertal, ma ne causò anche il loro spopolamento”.

 

Le prove della catastrofe arrivano dagli strati di cenere depositati dall’eruzione detta dell’Ignimbrite campana (la più violenta che si sia verificata in Europa negli ultimi 200 mila anni, avvenuta nell’attuale zona dei Campi Flegrei, presso Napoli, circa 40000 anni fa) e dalla più piccola eruzione avvenuta all’incirca nello stesso periodo nelle montagne del Caucaso (Russia meridionale). Secondo lo studio, la cenere oscurò il cielo forse per anni, devastando gli ecosistemi.

 

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Apr 10 2017

IMMIGRATI ISLAMICI PROFANANO LA MESSA A SONDRIO

Category: Chiesa Cattolica,Islamgiorgio @ 00:25

 

 

Girava l’anno 2010, e non è cambiato nulla

 

Si sono messi in fila per ricevere la Comunione, ma una volta davanti al sacerdote hanno preso l’ostia consacrata e l’hanno infilata nelle tasche. 

Quando poi alla fine della funzione, l’arciprete don Marco Zubiani si è avvicinato per chiedere spiegazioni i due protagonisti del gesto oltraggioso hanno risposto: “Tu chi sei per dirci cosa fare? Non ci comandi. Noi siamo di fede islamica e tu chi sei? Sei Dio tu?”. E’ successo ieri nella Collegiata, la chiesa principale di Sondrio, gremita per la messa serale, tra lo sbalordimento e il dolore degli altri fedeli.

 

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Apr 09 2017

LA MADRE DI DIO E L’ISLAM

Category: Chiesa Cattolica,Islamgiorgio @ 10:15

Nostra Signora Madonna del Libano

 

 

Un vescovo libanese critica l’islan.  E la segreteria di stato lo purga

Qui sotto è riprodotto il testo integrale dell’intervento al sinodo per il Medio Oriente consegnato per iscritto dal vescovo libanese di Antiochia dei siri  Raboula Antoine Beylouni, così come è apparso sul bollettino italiano n. 21 del 21 ottobre. L’originale è in francese e si trova nel bollettino in questa lingua.

Il 22 ottobre, anche “L’Osservatore Romano” ha stampato l’intervento del vescovo. Ma con notevoli tagli, ordinati dalla segreteria di stato.

Le parti tagliate sono quelle evidenziate in neretto. Il titolo è quello del giornale della Santa Sede.

 

LA MADRE DI DIO E L’ISLAM

 

di Monsignor  Raboula Antoine Beylouni

 

In Libano abbiamo un comitato nazionale per il dialogo islamo-cristiano da diversi anni. Esisteva anche una commissione episcopale, istituita in seguito all’assemblea dei patriarchi e dei vescovi cattolici in Libano, incaricata del dialogo islamo-cristiano. È stata soppressa ultimamente per conferire maggiore importanza all’altro comitato; per di più non aveva ottenuto risultati tangibili.

 

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