Mar 17 2017

10 FATTI SULLE DONNE SPARTANE

Category: Storia e dintornigiorgio @ 00:12

Lena Headey nel film 300

 

 

Le donne spartane godevano di una serie di diritti che le loro “sorelle” ateniesi non avevano. L’eccezionale sistema sociale di Sparta, completamente incentrato sulla formazione militare, offriva alle loro donne un livello di libertà e di responsabilità non comune nel mondo classico: come generatrici di bambini, erano vitali per rifornire le file di un esercito che subiva quasi continuamente perdite. Con tanti uomini costantemente in guerra, esse erano cruciali per il funzionamento delle famiglie e della comunità in generale. Tuttavia, le donne spartane erano anche sottoposte a brutali e umilianti riti. Il loro glorioso compito nella vita era quello di sostenere la potenza militare della polis, o di morire provandoci.

 

Il giornalista Malcolm Jack racconta 10 fatti sulle donne spartane.

 

  1. Erano cittadine di Sparta.

 

Diversamente dai Perieci, un gruppo autonomo di abitanti liberi di Sparta, o dagli Iloti, essenzialmente degli schiavi di proprietà dello Stato, le donne di Sparta erano considerate Spartiati, cioè cittadine a pieno titolo. Erano esenti dal lavoro manuale, potevano possedere la terra, accumulare ricchezza e avevano diritto a un’istruzione.

 

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Mar 16 2017

IMMAGINI DEL DIVENIRE CRISTIANO NEI SERMONI DI SAN ZENO

Category: Chiesa Cattolica,Chiesa veronesegiorgio @ 00:16

Verona Basilica zenoniana: Statua di San Zeno 

 

 

Dopo Costantino, nel giro di pochi decenni, la Chiesa acquisisce una posizione non solo di legalità, ma pure di privilegio. Anche per questo il numero dei convertiti al cristianesimo aumenta notevolmente.

 

Il secolo quarto è chiamato l’«età d’oro» della catechesi patristica: l’attenzione della Chiesa si concentra sulla Quaresima, tempo privilegiato della preparazione al Battesimo, essendo ormai in decadenza il catecumenato come struttura pastorale di maturazione alla fede(1).

 

C’è infatti una tendenza a prolungare il catecumenato in una specie di «status», più o meno definito, che non consente una programmata azione pastorale. La preparazione quaresimale e la celebrazione della Pasqua è accompagnata da una intensa attività di predicazione da parte dei Pastori, predicazione che ha come oggetto i testi biblici letti e le celebrazioni dei Sacramenti e del mistero di Cristo(2).

 

A Verona S. Zeno assiste, nel tempo del suo episcopato(3), ad una fioritura di conversioni.

 

La diffusione del cristianesimo nel Nord Italia ha conosciuto una certa lentezza iniziale, rispetto ad altre regioni, ma ormai si ha un deciso affermarsi della Chiesa(4).

 

I Sermoni di San Zeno risuonano di questo fervore di  conversioni e dell’impegno pastorale per far capire i divini misteri, per trasformare la mentalità da pagana in cristiana(5).

 

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Mar 12 2017

CHI BEN MANGIA…IN PARADISO VA

Category: Monade satira e rattatujegiorgio @ 19:37

 

 

Chi ben mangia, ben beve,

chi ben beve ben dorme

chi ben dorme mal no  pensa

chi mal no pensa mal no  fa

chi mal no  fa …. in Paradiso va

 


Mar 11 2017

QUEL “SOGGIORNO OBBLIGATO” CHE ESPORTÒ MAFIOSI IN TUTTA LA PADANIA

Category: Padania e dintorni,Società e politicagiorgio @ 00:14

 

 

di ETTORE BEGGIATO

 

A cavallo fra gli anni 70 e 80, la Regione del Veneto  fu flagellata da una legge dello stato italiano attraverso la quale venivano mandati nelle nostre comunità delle “pecorelle smarrite” sospettate di appartenere alla mafia e alla ndrangheta: il cosiddetto “soggiorno obbligato”.

 

Personaggi con un curriculum impressionante, veri e proprio “pezzi da 90”  che oggi  non dicono molto, ma che all’epoca erano al vertice di “famiglie” potentissime e senza scrupoli. “La mafia combatte, i veneti muoiono”, così il “Corriere della Sera” titolava a tutta pagina il nell’86; Verona che era diventata la Bangkok d’Europa grazie al “clan dei calabresi” costituitosi attorno ai soggiornanti obbligati; non parliamo della Riviera del Brenta dove la piccola criminalità fece un salto di qualità grazie agli insegnamenti dei professionisti del crimine copiosamente inviati dallo stato italiano.

 

Incapacità, irresponsabilità o complicità da parte del governo di Roma? O la necessità di “fare gli italiani” livellando il livello di criminalità fra le varie regioni? Irresponsabilità, incapacità o complicità da parte di chi non si rese conto che il soggiorno obbligato, lungi dal poter essere uno strumento efficace nella lotta contro la mafia, diventata un fortissimo veicolo di impianto di criminalità organizzata in zone impossibilitate a difendersi?

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Mar 10 2017

STEFANO LORENZETTO – CUOR DI VENETO. ANATOMIA DI UN POPOLO CHE FU NAZIONE

Stefano Lorenzetto   Cuor di Veneto,  Anatomia di un popolo che fu nazione

 (Marsilio, 304 pagine, 19 euro)

 

 

Per capire davvero un luogo bisognerebbe esserci nati.

Stefano Lorenzetto è veneto, figlio orgoglioso di un popolo che fu per 1.100 anni nazione, e in questo libro ci racconta la controversa regione d’Italia attraverso le storie dei suoi poliedrici abitanti, eredi della repubblica più longeva mai apparsa sulla faccia della Terra:

 il Beppe Grillo dei poveri, l’imprenditore che fa lavorare i matti, l’ultimo cicisbeo, la donna che lo faceva per soldi, il nuovo Marco Polo, il cercatore di ossa, lo sposo di Venezia, fino al Grande Vècio dei Serenissimi e al presidente dello Stato veneto.

 

Partendo dalla sua esperienza personale di povertà e fatica, l’autore smonta molti stereotipi giornalistici, per arrivare alla conclusione che non l’Italia, bensì il Veneto, è una repubblica fondata sul lavoro:

 

«Il lavoro non è nemmeno un dovere, per i veneti: è il senso stesso del vivere».

 

Per due secoli confinati nell’orto concluso della miseria, condannati a una marginalità geografica prim’ancora che culturale, carico di terza classe sulle rotte dell’emigrazione, carne da macello per i fronti di guerra, bestie da soma per l’industrializzazione d’Italia, balie per la prole dei nobili, servette per i capricci dei sióri romani e milanesi, sembrava che il destino di questo popolo di zotici, tonti, alcolizzati e baciapile potesse essere uno solo:  estinguersi per miseria.

 

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Mar 09 2017

PIAZZA CORRUBIO. SI ALLARGA LO SCONTRO

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 07:38

Girava l’anno 2010

 

Piazza Corrubbio,  inumazione in anfora

 

 

IL PARCHEGGIO CONTESTATO. Dai consiglieri un altro attacco. E venerdì 22 assemblea pubblica

 

Il Pd: «Cambiare il progetto, con più verde e valorizzando i reperti» Corsi: «Ma quest’opera è stata voluta dalla passata amministrazione»

 

Rivedere il progetto del parcheggio pertinenziale interrato di piazza Corrubbio, a San Zeno. Con due priorità. La prima: valorizzare, esponendoli, i reperti archeologici trovati negli scavi, in modo particolare le tombe, creando un percorso storico-culturale che da San Zeno conduca in Bra, passando appunto da piazza Corrubbio. La seconda: ripensare il verde previsto sulla piazza una volta costruito il garage, salvando anche quello esistente su via Da Vico, aumentando il numero di alberi previsti, per creare un’ombra maggiore sopra le panchine.

 

MALE MINORE. A porre le due priorità, rivolgendosi all’Amministrazione comunale e alla Prima circoscrizione Centro storico per un’alternativa al progetto della ditta Rettondini, è il Partito democratico, con il consigliere comunale Fabio Segattini e quelli della Prima circoscrizione Susanna Fasoli e Matteo Mischi. I quali confermano, però, di ritenere ormai inevitabile che il parcheggio di piazza Corrubbio verrà costruito, dopo che un anno e mezzo di scavi hanno mandato su tutte le furie residenti, baristi, ristoratori e commercianti di San Zeno.

 

«Il Soprintendente ai beni archeologi del Veneto Vincenzo Tinè ha detto che il sito archeologico di piazza Corrubbio dovrebbe essere valorizzato istituendo un’area monumentale dove dovrebbero essere esposte le tombe più significative»,

dicono Segattini, Fasoli e Mischi, «e questa è un’autorevole conferma della posizione contraria che noi abbiamo sempre e coerentemente portato avanti nel confronti del costruendo parcheggio».

 

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Mar 08 2017

ANGELINA ROMANO, LA BRIGANTESSA DI 9 ANNI FUCILATA DAGLI ITALIANI

Category: Italia storia e dintorni,Regno delle Due Siciliegiorgio @ 00:22

 

 

 

di ETTORE BEGGIATO

 

Nel giorno della donna mi sembra giusto ricordare ANGELINA ROMANO di anni 9, di Castellammare del Golfo (Trapani) barbaramente ammazzata dai liberatori del Regio Esercito Italiano il 3 gennaio 1862.

 

Era passato solo qualche mese dalla proclamazione del Regno d’Italia quando furono emanate delle disposizioni che obbligavano alla coscrizione (naja) tutti i giovani nati a partire dal  1840 per una durata di 6 (sei) anni e così la folla inferocita scese in piazza nell’ex Regno delle Due Sicilie.

 

 

A Castellammare del Golfo il 2 gennaio 1862 la folla assaltò il Commissariato di leva in aiuto del quale fu mobilitato un battaglione dei Regi Bersaglieri; la folla si disperse ma in sei furono catturati e fucilati, fra di loro il prete del paese, don Benedetto Palermo di 43 anni.

 

Alla fine dell’esecuzione nella piazza del paese si sentì piangere una bambina, Angelina Romano; ha appena nove anni ed è terrorizzata come può essere una bambina della sua età che ha assistito a tanta malvagità, a tanta violenza. Ma la legge dei conquistatori venuti da lontano  non ammette né pietà né deroghe e la piccola Angelina viene messa al muro e giustiziata: doveva essere proprio una temibile brigantessa.

 

Angelina Romano

 

Peccato che di Angelina  non ci sia traccia né nella “storia” ufficiale di quella repubblica italiana che è l’erede legittima di chi si macchiò di tanti eccidi,  né nella “storia” del movimento femminista che evidentemente deve ricordare e omaggiare altre donne più “in linea” con la storia  italiana.

 

 

Ma per fortuna c’è anche chi, come il comune di Lamezia Terme  si è ricordato dell’eccidio di Angelina Romano e Le ha recentemente dedicato una via, sostituendo  la precedente intitolazione  al generale Cialdini proprio il   protagonista di tanti e tanti eccidi compiuti dal Regio Esercito Italiano  nel meridione.  E sarebbe bene ricordare la piccola Angelina sui banchi di scuola, quella scuola che Lei non ha potuto frequentare.

 

Ettore Beggiato

 

Fonte: srs di Ettore Beggiato, da miglioverde del 7 marzo 2017

Link: http://www.miglioverde.eu/angelina-romano-la-brigantessa-di-9-anni-fucilata-dagli-italiani/

 


Mar 07 2017

VERONA. A PROPOSITO DI GIUSEPPE DELLA SCALA ABBATE DI SAN ZENO

Category: Chiesa veronese,Verona arte e dintornigiorgio @ 00:08

La tomba  di Giuseppe della Scala nel chiostro di S. Zeno

 

 

La fortuna storiografica di Giuseppe della Scala, il figlio illegittimo di Alberto I che resse il monastero zenoniano dal 1292 al 1313, è legata si può dire in modo esclusivo al duro giudizio che di lui dà Dante Alighieri nei versi notissimi di Purg. XVIII, laddove Gerardo, che fu abbate di S. Zeno in Verona al tempo del «buon Barbarossa», accomuna nella condanna Giuseppe, «mal del corpo intero/ e della mente peggio, e che mal nacque», e il padre suo Alberto, «che tosto piangerà quel monastero,/ e tristo fia d’avere avuta possa» giacché lo «ha posto in loco di suo pastor vero» sul seggio abbaziale.

 

Fra Otto e Novecento, alcuni validi contributi eruditi dovuti a G. Gerola e L. Rossi, a G. Biadego e a G. Da Re., hanno fornito un’ampia messe di dati documentari, riguardo a questo Scaligero, soprattutto attraverso accurati spogli del materiale archivistico di S. Zeno.

 

Grazie a queste ricerche i dati biografici essenziali di Giuseppe della Scala furono stabiliti in modo definitivo.

 

Nato verso il 1263, Giuseppe divenne all’età di vent’anni priore del monastero cittadino di S. Giorgio in Braida, a seguito di una dispensa vescovile (poi confermata da un breve di Onorio IV nel 1286) che lo proscioglieva dalla irregolarità canonica legata alla sua nascita illegittima.

Dal marzo 1292 alla morte – occorsa tra il maggio e il novembre 1313 – resse in qualità di abbate il monastero di S. Zeno; nel 1311, come ha posto in luce di recente il Brugnoli, fu anche contemporaneamente «rector ed administrator» di S. Giorgio in Braida.

In ripetute occasioni ricoprì incarichi ecclesiastici di una certa responsabilità: nel 1291 delegato pontificio per una questione inerente ad un canonicato della cattedrale di Verona, nel 1299 fu collettore della decima papale, nel 1308 fu, per mandato di Ottobono patriarca di Aquileia, visitatore del clero regolare veronese, come ha documentato il Sancassani.

 

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Mar 06 2017

VERONA – IL QUARTIERE DI SAN ZENO IN ETÀ ROMANA

Basilica  di San  Zeno,  restauri  2010 

 

 

L’ individuazione del significato primario rivestito dal quartiere di S. Zeno nel panorama della romanità di Verona era già compiuta da Felice Feliciano attorno al 1463, quando dedicava all’amico Andrea Mantegna la sua silloge di iscrizioni latine (Verona, Bibl. Capitolare, Cod. CLXIX), che, prendendo le mosse da Verona, inizia elencando una ventina di epigrafi riunite attorno a S. Zeno e S. Procolo.

 

Questa larga presenza di materiale epigrafico nella zona trova la sua motivazione nel fatto che qui si estendeva la più grande necropoli della città romana. Le aree cimiteriali erano allora frazionate all’esterno della cinta urbana lungo le principali vie pubbliche. Così attorno a Verona abbiamo la presenza sicura di aree cimiteriali non solo a S. Zeno ma anche alla Trinità, presso la strada Claudia Augusta Padana diretta a sud, verso Ostiglia. Una terza necropoli era quella fra S. Nazaro e via XX Settembre, lungo l’importante strada romana nota come via Postumia, vero asse longitudinale della regione padana ed asse generatore dell’assetto viario di Verona romana. Anche la necropoli di S. Zeno, fedele a questa regola, si sviluppò lungo la via Gallica, diretta verso Brescia e Bergamo. Una necropoli minore è attestata nella zona di S. Giovanni in Valle.

 

In età paleocristiana presero forma nuove aree cimiteriali di più modesta consistenza, come quella attorno a  S. Elena, cioè in area urbana, e quelle di S. Stefano e di S. Pietro in Castello.

 

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Mar 05 2017

VERONA – FEBBRAIO 2007: L’ADIGE RESTITUISCE DUE ANTICHI LEONI DI PIETRA ROMANI

I leoni in pietra

 

 

Scoperta durante i lavori di manutenzione idrica. Sono leoni in pietra che affioravano dall’acqua

 

Erano lì, proprio a pelo d’acqua, i due leoni di pietra ritrovati ieri mattina nell’ansa dell’Adige tra ponte Scaligero e ponte del Risorgimento.

 

Sono riemersi per caso, durante i lavori di manutenzione idrica del fiume. Due bellissimi esemplari, un maschio e una femmina seduti sulle zampe, con la bocca spalancata tanto da mettere in bella mostra i canini in segno di difesa. Due reperti antichi, a prima vista, probabilmente risalenti all’epoca romana. Ben conservati, almeno la femmina, che fatta eccezione per la zampa destra mancante, mantiene integro il suo aspetto fiero.

 

Il maschio ha subito maggiormente l’usura dell’acqua, che ha eroso la parte anteriore, lasciandolo invece privo di espressione. Nicola Scala era alla guida del suo escavatore idraulico come tutte le mattine, per proseguire i lavori di risagomatura dell’alveo, iniziati una quindicina di giorni fa dal Genio Civile di Verona. Quando tra i detriti portati dal fiume e depositati nel tempo verso l’argine, ha intravisto subito la sagoma di un leone e accanto, il blocco di pietra del secondo.

 

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Mar 04 2017

VERONA. LA NECROPOLI PALEOCRISTIANA DI PIAZZA CORRUBBIO

Girava l’anno 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libero ricercatore Alberto Solinas: «Quelle tombe, l’anello mancante della nostra storia»

 

 

VERONA – Il sottosuolo di piazza Corrubbio nasconde una vastissima necropoli «che racconta 450 anni di storia veronese».

Mentre stanno per iniziare i lavori veri e propri per realizzare il parcheggio sotterraneo, pur con nuovi ritardi (vedi articolo sopra), c’è chi non si stanca di richiamare l’attenzione su quello che gli scavi hanno finora portato in superficie. E su quello che ancora potrebbe emergere.

 

Alberto Solinas, archeologo autodidatta che conosce molto bene la storia di Verona, sostiene che «bastava poco» per indovinare cosa celasse il sottosuolo della piazza.

«Già il monaco Onofrio Panvino nella sua Antiquita Veronenses nel 1648 scrisse che dal cimitero di San Procolo proviene il sarcofago in pietra di rosso di San Ambrogio di C. Gavio, della famiglia dei Gavi dell’arco», ricorda.

Tanto era il materiale funebre proveniente da San  Zeno: nel 1820 Da Persico vi aveva individuato il cimitero monumentale romano, mentre l’allora direttore del museo archeologico Lanfranco Franzini (era il 1986) propose un nuovo museo lapidario nell’abbazia restaurata.

 

Qual è il collegamento con piazza Corrubbio?

«Lì – spiega Solinas – sono apparse le fondamenta dei monumenti funebri romani, riutilizzati dai cristiani per costruire le loro tombe».

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Mar 03 2017

NON AMO MOLTO IL CONCETTO DI PATRIA

Verona 1997: bandiere di patria “veneto-padana” che sventolano sui tralicci elettrici 

 

 

Non amo molto il concetto di patria. Troppa gente è morta in nome di una patria rappresentata solo dal politico del momento.

 

Di certo, io non vorrei combattere per qualcuno che decide per me, per cosa devo combattere e morire.

In una guerra non c’è nulla di eroico, vita e morte dipendono dal caso.

Libertà o morte” è una delle frasi più irragionevoli del mondo, se sei morto non puoi goderne ne essere libero.

 

In fondo, la patria è solo il posto dove sei nato.  

Ma la patria vera, che sento e che amo, è solo dove sto bene, e in quel luogo posso appendere il cuore, e non importa dov’è. 

E la felicità è far coincidere dove sei nato con la tua patria.  

 

Home is where you hang your heart

La casa è dove appendete il vostro cuore

Non so di chi sia questa frase, ma la amo molto.

 


Mar 02 2017

BARNARD. I DUE PROFETI: IO E IL VERO OBAMA, CRIMINALE BUGIARDO E SPIETATO

Category: Società e politica internazionalegiorgio @ 08:24

Barack Hussein Obama

 

 

Nel gennaio del 2009 io mi trovai in un teatro di San Marino gremito a commentare l’elezione di Obama. Gli altri relatori erano il filosofo Maramao, Jacopo Fo, e una femminista che non ricordo. Il clima era il TRIPUDIO della sinistra italiana perché il cattivo Bush era caduto e il ‘compagno Obama’ aveva vinto. Io dissi a tutti che erano una manica d’idioti, dissi che Obama era il peggio.

 

Furono fischi per me, buuuuuu dal pubblico, il Maramao a momenti muore di sincope a urlarmi che ero un pazzo di destra, il lume Jacopo Fo mi prese a risatine di sufficienza, la femminista strillava da gallina che io rovinavo la festa dei compagni. Mi odiarono tutti, ospiti e pubblico.

 

In quelle stesse ore il neo eletto ‘compagno’ Obama stava negoziando con Israele in segreto. Gli disse: ok, potete bruciare vivi i palestinesi in Operazione Piombo Fuso fino al giorno prima della mia inaugurazione, ma non durante la mia inaugurazione (rivelò il Washington Post poi).

Poi vennero i 13mila miliardi di dollari regalati da Obama alle mega banche, cioè il più colossale trasferimento dal 99% all’1% della storia dell’umanità, poi le sue leggi per soffocare l’attivismo, l’operazione NSA spionaggio mondiale (Snowden), il programma di assassinio indiscriminato di musulmani coi Drones di John Ballinger, e stiamo sempre parlando di Obama il ‘compagno’, e gli 8 anni in cui Barack riuscì a essere così bestiale col suo popolo da distruggere il Partito Democratico come mai nessuno nella storia d’America e consegnarci Trump, solo per citare l’1% delle porcate di Obama.

 

A San Marino nel 2009 io dissi che Obama era il peggio. Mi fischiarono, sberleffi e risatine.

Ora leggete questo

http://normanfinkelstein.com/2017/02/08/while-bernie-speaks-at-the-womens-march-in-washington-grills-de-vos-debates-ted-cruz-on-healthcare-heres-what-the-prophet-is-up-to/

(dicono le due frasi: “Mentre Bernie Sanders partecipa alla marcia delle donne a Washington, fa a pezzi la De Vos, si scontra con Ted Cruz sulla Sanità, ecco intanto cosa sta facendo il Profeta…” poi nel tweet: “L’ex presidente Barack Obama fa kitesurf e va a cavallo con l’amicone miliardario Richard Branson (Virgin)”.

 

 

Finkelstein chiama Obama il Profeta.

Io chiamo me stesso il Profeta.

Due profeti, ma con un pelo di differenza, cioè io ci presi, lui distrusse.

No comment sui peti della sinistra italiana di cui sopra.

 

Fonte: (Paolo Barnard, “I due profeti”, dal blog di Barnard del 16 febbraio 2017).

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1639

 


Mar 01 2017

RICORDIAMO E FESTEGGIAMO IL PRIMO MARZO, CAPODANNO VENETO

Category: Veneto e dintornigiorgio @ 00:06

Nota di Ettore Beggiato, autore del libro “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”, dove spiega le origini del capodanno veneto.

 

 

 

VICENZA, 27 febbraio 2015 more veneto

Ricordiamo e festeggiamo il primo marzo, capodanno veneto

 

Il primo marzo è sempre stato considerato nella storia della Repubblica Veneta il capodanno veneto; nei documenti e nei libri di storia si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per sottolineare questa peculiarità veneta: incominciando l’anno veneto il primo di marzo, gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno passato.

 

Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421), per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore, e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.

 

Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”.

 

Per la verità nelle tradizioni delle nostre comunità un ricordo del capodanno veneto ha continuato, magari inconsciamente, ad essere presente: pensiamo al “bati marso”, al “brusar marso”, ai botti prodotti spontaneamente con il carburo…

 

Un altro tassello della nostra storia e della nostra identità che va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.

 

Recentemente è stato festeggiato in diverse città venete il capodanno cinese (è l’anno del Gallo); l’ 11 febbraio gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla nazione del Tibet vergognosamente calpestata dalla Cina; il 21 marzo i curdi festeggeranno il loro capodanno (Newroz) e sarà l’occasione per tutti coloro che credono nel diritto dell’autodeterminazione per tutti i popoli per stringersi attorno al popolo curdo, il 14 aprile i bengalesi festeggeranno il loro capodanno; non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni di altri popoli, di altre religioni (si pensi solo al Ramadan): ma nel Veneto del futuro ci sarà spazio anche per i Veneti?

 

Intanto “Viva San Marco!” per ricordare e festeggiare l’arrivo del nuovo anno veneto.

Ettore Beggiato

 

Fonte: srs di Ettore Beggiato; 27 febbraio 2017

Link: http://ettorebeggiato.org/approfondimenti/ricordiamo-e-festeggiamo-il-primo-marzo-capodanno-veneto-2/

 

 


Feb 28 2017

ARCHEOBUONI E GLI STUDIOSI INDIPENDENTI

 

Perché? La stampa e i media conoscono   solo gli studi degli archeobuoni, mentre la gente preferisce gli studiosi indipendenti

 

Gli ARCHEOBUONI, prima DERIDONO, poi COPIANO, poi sono glorificati dalla STAMPA che aveva ignorato le scoperte e le innovazioni degli STUDIOSI INDIPENDENTI.

 

Quante scoperte si possono attribuire alla archeologia ufficiale?

Forse l’uno per cento e non manco sicuro che essi non si siano appropriati di qualcosa scoperto da altri.

Da BELZONI a SCHLIEMANN, ai moderni SITCHIN, a Robert Bauval e più recentemente alle scoperte di Leonardo Melis… vedere la città sulla Jara, il coccio scritto di Pozzomaggiore, la piramide a gradoni .. la sua opera omnia sui POPOLI DEL MARE e i SHARDANA, di cui scrive e discute da 40 anni ….

 

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