Gen 20 2026

EPISODI DI BRIGANTAGGIO NEL VAJO DI SQUARANTO AGLI INIZI DEL ‘900. 

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QUANDO IL PADRE NASCOSE IL PICCOLO VALENTE NEL SACCO PER EVITARE CHE VENISSE RAPITO DAI BRIGANTI.

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Il brigantaggio nella Val di Squaranto ed in Lessinia è stato un fenomeno storico, o meglio una piaga sociale, caratterizzato dalla presenza di briganti, come “ el brigante Tommasìn” (al secolo Tommaso Comerlati, della contrada Comerlati di Velo), attivi tra il XVIII° il XIX° e parte del XX° secolo. Questi briganti terrorizzavano la zona, talvolta con accordi che prevedevano il pagamento di pedaggi per la protezione per non essere assaliti. 

Questa storia è ancora legata alla memoria locale lessinica, con la casa-fortezza del brigante Tommasìn a Velo Veronese e le leggende vengono oggi ancora narrate, come dimostrato anche le molteplici escursioni guidate per i turisti. 

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Gen 06 2026

LA BEFANA NON È UNA VECCHIA CHE VOLA.

Category: Lessinia,Persone e personaggi,Verona cultura variagiorgio @ 10:48

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Carega…gennaio 2026

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Nelle montagne la Befana non è una vecchia che vola,   ma l’ultima guardiana dell’inverno.  

Avanza tra neve e silenzio,  porta il fuoco che brucia il passato  e apre il sentiero al nuovo anno.

Nel suo passo consumato c’è la forza delle stagioni,  nei suoi doni la promessa che la luce ritorna.  

E noi, comunità di montagna,   la accogliamo come si accoglie un presagio:  la rinascita è vicina, il cammino continua.

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Fonte: srs di Mauro,  da “Gli amici del Carega”


Nov 15 2025

I MONTANARI DIVENTARONO CONTRABBANDIERI MA TONI SBERLARI STABILÌ IL SENSO DI GIUSTIZIA

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li ultimi tornanti del sentiero che sale la Valbona, le gambe si fanno sentire. Penso ai contrabbandieri camminare per questo sottobosco scosceso di notte, nella neve, portando sulle spalle carichi di trenta, quaranta chilogrammi. Quanta determinazione e quanta fatica. Da Ala fino ai pascoli delle Scorteghere sono più di mille metri di dislivello. Li percorrevano, questi eroi della sopravvivenza, senza scarponcini e indumenti tecnici, che fosse pioggia o neve, vento o gelo.

La Fontana della Veceta è asciutta, sebbene abbia piovuto molto in queste settimane. Che strade sotterranee avrà trovato l’acqua che un tempo sgorgava da questa sorgente a rifornire le borracce dei portatori che salivano al confine? L’alta Lessinia fu per secoli terra di demarcazione tra il Regno Lombardo Veneto e quel dei Cechi. Le chiamavano così i montanari le terre governate dall’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria: Ceco Bepe.

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Ago 14 2025

CLAUDIO SAURO. LA MIA SOSPENSIONE

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E’ ora che lo dica perché troppi mi chiedono il numero di telefono. Allora dovete sapere che i telefoni li ho staccati per quello che mi è successo nel 2017. Lo ripeto, anche se ormai lo sa tutta l’Italia. Nel 2017 ricevo una convocazione dall’Ordine dei Medici di Verona, vado ed il Dott. Mora, presidente dell’Ordine, mi mostra un articolo che aveva trovato su Google e mi dice “Io per questo articolo posso radiarla”. Si trattava di un articolo che parlava della Vit. D come antitumorale, in sostanza le stesse cose che dice Debora Rasio. L’articolo su Google mica ce l’avevo messo io, era mio, ma era un articolo che avevo posto su un sito chiuso di Facebook, ed un naturopata l’aveva estrapolato, dove si parlava delle sostanze naturali e dove intervenivano anche medici e professori. Dissi a Mora: “Guardi che sono cose che ormai la scienza ha convalidato, perfino l’oncologa Debora Rasio ha un filmato su YouTube dove parla delle proprietà antitumorali della Vit. D.

” Non importa, mi disse Mora, lei consiglia dosi non convalidate dall’AIFA, lei consiglia di portare il valore a 250 ng/ml e non il massimo di 100 come previsto e questo è sicuramente pericoloso per la salute, per cui io la radio dall’Ordine. 

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Ago 09 2025

LA LINGUA CIMBRA

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Giovanni Battista Pighi.  

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Secondo Carlo Cipolla i cimbri erano pastori tirolesi e bavaresi che s’infilarono attraverso la valle del Fersina e l’altopiano di Folgaria verso i VII comuni vicentini (1. Asiago, 2. Enego, 3. Foza, 4. Gallio, 5. Lusiana Conco [unione di Lusiana e Conco], 6. Roana, 7. Rotzo ) e i XIII comuni veronesi (1. Roverè, 2. Velo, 3. Bosco Frizzolana [oggi Bosco Chiesanuova), 4. Valdiporro [oggi frazione di Bosco Chiesanuova], 5. Erbezzo, 6. Alferia [oggi Cerro Veronese], 7.Azzarino e 8. Camposilvano [oggi frazioni del comune di Velo Veronese], 9. Saline [oggi San Mauro di Saline], 10. Tavernole [oggi frazione di San Mauro di Saline], 11. Selva di Progno [con i colonelli di Giazza e Campofontana], 12. San Bartolomeo Todesco [oggi frazione di Selva di Progno], 13. Sprea cum Progno [oggi Badia Calavena]).

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Dic 16 2024

È MORTO MARINO COLOMBARI  IL LEONE DELLA LESSINIA  «TENACE  E  GENEROSO»

Category: Lessinia,Persone e personaggigiorgio @ 22:45

Marino Colombari

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20.01.2017

È andato in un mondo migliore»: così recita l’epigrafe della necrologia di Marino Colombari, 73 anni, morto in seguito a una caduta accidentale nel giardino di casa e ricoverato in terapia intensiva dove però la sua forte fibra ha ceduto dopo pochi giorni. Era conosciuto in Lessinia, e non solo, per le sue decise prese di posizione su ambiente, migranti e ordine pubblico.

Nacque in Lussemburgo, da genitori originari di Badia Calavena: il papà aveva trovato lavoro in miniera. Lui fu sempre operaio, allo stabilimento dolciario «Motta» di San Martino Buon Albergo; con la pensione decise di trasferirsi da Marcellise, dove passò la maggior parte dei suoi anni, a San Rocco di Piegara di Roverè, dove finalmente si trovò a contatto con quell’ambiente naturale che frequentava giornalmente e difendeva a spada tratta.

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Set 26 2024

MONSIGNOR GIUSEPPE CAPPELLETTI, LO STUDIOSO DEL TAUCIAS GAREIDA

Don Giuseppe CappellettI

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Don Giuseppe Cappelletti, nativo di Giazza (1871-1958), fu professore di matematica presso il Seminario vescovile ed in seguito al Liceo vescovile pareggiato. Profondo amante della sua Lessinia, le dedicò numerosi studi, scritti e poesie. Rimase sempre a fianco dei suoi compaesani con aiuti spirituali e materiali, specialmente durante l’epidemia di spagnola che scoppiò nel 1918. 

Proprio questo drammatico evento potrebbe aver contribuito alla nascita del sodalizio con Luigi Messedaglia, il quale, tenente colonnello medico, fu mandato a Giazza per valutare la situazione sanitaria e programmare eventuali provvedimenti. Qui, terminato il lungo e drammatico lavoro si intratteneva spesso a discutere con don Cappelletti dell’antica parlata dei coloni bavaro- tirolesi che si erano insediati sui nostri monti. Discorsi che lo affascinavano enormemente.

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Mar 31 2024

LE  MAROGNARE, I MURI A SECCO DEL PASSATO SUI NOSTRI MONTI 

Il marognìn

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I muri a secco che ridisegnano a gradini i pendii delle nostre montagne veronesi vengono propriamente denominati nel dialetto veronese con il termine di “marognàre”, un termine che nella lingua italiana designa propriamente un informe mucchio di pietre. 

Le “marognàre” sono invece il frutto di una secolare tecnica costruttiva. 

La “marogna”, da cui “marognàra” e lo stesso cognome Marogna, veniva realizzata in passato con l’antica tecnica del muro a secco, venivano impiegati cioè solo dei sassi, di diversa grandezza, senza alcun tipo di legante. 

Le pietre venivano riposte manualmente nel “dèrlo” (gerla) e trasportate a schiena o sulle “barèle” (carriole di montagna prive di ruota) e venivano raccolte un tempo anche per liberare il terreno e renderlo coltivabile. 

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Feb 09 2024

LESSINIA ANNO 1521. LUPI AFFAMATI SCENDONO NELLE VALLATE

Category: Lessinia,Mondo animale,Storia e artegiorgio @ 19:05

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Lessinia  1521(1523?)  

 Lupi affamati scendono nelle vallate. 

Scendono dalle montagne di Trento tanta quantità di lupi nella Valpantena e Valpolicella, per cui periscono più di 350 persone

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Fonte: Lodovico Moscardo;   Istoria di Verona,  pag.389


Apr 03 2022

SVELATA LA PROVENIENZA DELLA PIETRA DELLA CELEBRE “VENERE” GRAVETTIANA DI WILLENDORF: E’ ITALIANA, DELLA LESSINIA!

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La “Venere” gravettiana di Willendorf

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La piccola scultura litica femminile di Willendorf, alta 110 mm, risalente a circa 30.000 anni fa e appartenente alla tipologia delle cosiddette “Veneri” del Gravettiano, è un’autentica icona del Paleolitico, rinvenuta sulle rive del Danubio nel 1908 ed esposta nel Museo di Storia Naturale di Vienna. Recentemente è stata ristudiata da un gruppo di specialisti austriaci e tedeschi, che hanno appena pubblicato uno studio su Scientific Reports. Le analisi condotte con tomografie microcomputerizzate rivelano l’origine, la scelta del materiale e le caratteristiche della superficie nella quale è stata scolpita, una tenera oolite del Mesozoico. Dopo aver campionato molti affioramenti oolitici su un raggio di 2500 km dalla Francia all’Ucraina, è stata trovata una corrispondenza sorprendentemente stretta con la granulometria del calcare oolitico del Lago di Garda, soprattutto dall’area di Sega di Ala nei Monti Lessini, tra Trentino e Veneto. Tutto ciò sembra suggerire una notevole mobilità delle popolazioni Gravettiane così come un trasporto su lunghe distanze di manufatti da sud a nord ad opera di gruppi di cacciatori-raccoglitori sapiens, prima dell’ultimo massimo glaciale.

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Apr 02 2022

IL FENOMENO DEL BRIGANTAGGIO NELLA LESSINIA DEL PASSATO

Category: Lessinia,Verona storia e dintornigiorgio @ 15:23

 

Con il termine  brigantaggio  si  è soliti definire una forma del banditismo  caratterizzata da azioni violente a scopo di rapina ed estorsione, mentre in altre circostanze esso assume risvolti insurrezionalisti   su fondo   politi sociale.

Sebbene il fenomeno abbia origini remote che si perdono nella notte dei tempi, e nei vari periodi storici e territori diversi, nella storiografia italiana, questo termine si riferisce generalmente alle bande armate che erano presenti nel Mezzogiorno d’Italia tra la fine del XVIII secolo e il primo decennio successivo alla proclamazione del Regno d’Italia.

L’attività del brigantaggio assunse connotati politici e anche religiosi solo all’inizio del XIX° secolo, con le sollevazioni sanfediste antifrancesi. Fu duramente repressa all’epoca del Regno di Napoli e durante l’occupazione napoleonica, borbonica e risorgimentale, allorquando, dopo essersi ulteriormente evoluta, si oppose alle truppe del neonato Stato Italiano.

In questa fase storica, sia all’interno che al di fuori di queste bande e mossi anche da motivazioni di natura sociale e politica, agivano gruppi di braccianti ed ex militari borbonici.

Con il termine brigante si descrive generalmente una persona la cui attività è al di fuori della legge (contra legem). Spesso venivano definiti briganti, in senso dispregiativo, i combattenti ed i rivoltosi in particolari situazioni sociali e politiche. L’origine della parola non è ancora chiara e diverse sono le ipotesi formulate.

Il brigantaggio sin dalla sua genesi aveva – ed ha tuttora – come causa di fondo la miseria. Oltre a mera forma di banditismo (soprattutto nel Medioevo), il fenomeno ha spesso assunto connotati di vera e propria rivolta popolare. In età moderna, furono coinvolti vari strati sociali, con connessioni e complicità tra signori e banditi, investendo indifferentemente zone urbane e rurali. 

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Apr 12 2021

DALLA LESSINIA FINO IN RUSSIA CON NAPOLEONE, COME UN BENEDETTI DIVENNE EL BERESINA.

Nella foto Giuseppe Benedetti, detto «Caporale» con le figlie Linda e Marietta 

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Francesco Benedetti, nato a Ceredo nel 1795, desideroso di vita avventurosa, ma anche per garantirsi, in quel periodo di ristrettezze, almeno due pasti al giorno, si unì nel 1812 alle truppe napoleoniche che dal Veneto marciavano verso la Russia.

Ben presto si trovò, nel novembre dello stesso anno, a combattere la battaglia della Beresina, che fu battaglia combattuta presso il fiume Beresina, affluente di destra del Dnepr, tra la Grande Armata di Napoleone e l’esercito dell’impero russo tra il 26 e il 29 novembre 1812, durante la campagna di Russia. Lo scontro ebbe un esito discusso: anche se le forze francesi riuscirono a forzare la linea russa, evitando così di finire intrappolate fra le tre armate che convergevano su di loro, la battaglia costò loro moltissime perdite, ed in ogni caso la ritirata dalla Russia non fu arrestata.

Infatti la battaglia della Beresina è contemplata dagli storici come uno dei peggiori disastri militari della storia contemporanea, benché dall’esito parzialmente favorevole. Essa infatti è stata eretta a simbolo della disfatta della campagna di Russia intrapresa dall’Impero francese nell’estate del 1812.

Per molti soldati il fiume Beresina diventa la tomba. Francesco, allora diciassettenne, si salva per miracolo fingendosi morto nel ventre di un mulo squarciato.

Ritornato, dopo diverse peripezie nelle sua Ceredo, anche se non sollecitato, continua a raccontar della sua avventura-disavventura, mettendo nel suo dire così spesso il fiume Beresina, tanto che finisce per diventare egli stesso «el Beresina», in seguito storpiato in Bresina, e Bresini.

A raccogliere i racconti del «Beresina» da tramandare oralmente ai posteri ci ha pensato il nipote Giuseppe Benedetti, nato nel 1854, detto «Il Caporale».

Nel tempo «Bresini» saranno chiamati, ancora oggi, i Benedetti suoi discendenti, originari da un unico ceppo, cognome presente sul territorio fin dalla metà del 1500.

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Fonte: da facebook,  Magica Lessinia

Link: https://www.facebook.com/Battocchio.Giorgio/posts/4517391971624085?notif_id=1618144641544409&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif


Mag 04 2019

“GUARITORI E JUSTA O TIRA OSSI” NELLA LESSINIA DEL PASSATO –

 

Le malattie hanno sempre rappresentato per l’uomo un fatto di estrema crisi e soprattutto riproposto problematiche di ordine sociale, individuale, filosofico e religioso. Le malattie mutano, anche profondamente, la quotidianità della vita, il modo di viverla e di rapportarci con gli altri e divengono fonte di insicurezza e pongono spesso l’individuo che ne è colpito nell’afflizione della disperata ricerca della cura e in una diversa ottica di percepire il significato delle cose.

 

Al giorno d’oggi, sebbene molti mali che affliggono l’umanità sono ancora incurabili, i progressi della medicina e della chirurgia sono stati enormi e le probabilità “de salvarse la menega” sono ben più elevate rispetto al passato, ove si dovevano non solo fare i conti con una medicina e pratiche mediche ben più rudimentali e grossolane, ma soprattutto con una povertà dilagante che permetteva solo a pochi di potersi curare. Si ricorreva quindi a metodi tradizionali e naturali, soprattutto quelli fitoterapici, a salassi, polverine, “tira o jùsta ossi”, “praticoni” e guaritori con la speranza della salute.

 

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Mag 03 2019

LE MANIFESTAZIONI DEMONIACHE DELLA CASA DEL BRIGANTE “TOMASIN” DELLA CONTRADA COMERLATI DI VELO VERONESE E LO SBRIGATIVO METODO DI “TITA MARTAREL” PER LIBERARLA DAGLI SPIRITI

Category: Lessinia,Verona cultura variagiorgio @ 00:03

 

I RACCONTI NEI FILO’ DELLA LESSINIA DEL PASSATO.

 

Contrada Comerlati,   casa del brigante  Tomasin

 

 

Nella cultura e nella tradizione popolare di molti paesi una casa stregata (o casa infestata) è un’abitazione che è ritenuta coinvolta in presunti eventi soprannaturali o fenomeni paranormali. Tradizionalmente una casa stregata può essere infestata da fantasmi, da poltergeist o entità malevole come demoni.

 

Si ritiene che le case stregate siano spesso abitate da spiriti di trapassati che si presume fossero i precedenti abitanti o avessero una qualche familiarità con quella data abitazione. La presunta attività soprannaturale all’interno di queste case viene associata principalmente ad eventi violenti o tragici che sarebbero avvenuti al loro interno, come omicidi, morti accidentali o suicidi, nel passato recente o remoto. Talvolta si ritiene però che in quel luogo vi siano manifestazioni demoniache derivanti ad esempio dall’aver “venduto l’anima al Diavolo”.

 

In molte culture e religioni si ritiene che l’essenza di un essere umano, cioè la sua l’anima continui ad esistere anche dopo la morte; taluni sostengono la credenza che gli spiriti dei defunti che non sono passati nell’aldilà, in alcuni casi particolari possano rimanere intrappolati all’interno delle abitazioni in cui i loro ricordi e la loro energia sono forti. Queste entità infesterebbero le abitazioni, manifestando ai vivi la loro presenza con rumori, con apparizioni, oppure con spostamenti o lanci di oggetti fisici, quali pietre o altro. Queste manifestazioni paranormali vengono presentate talvolta come “attività di poltergeist”, cioè di “spiriti rumorosi” o come tradizionalmente vengono definiti nella cultura popolare lessinica i “rensaòrio regninsàori”.

 

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Mag 02 2019

“EL PIGNATON COI SCHEI DE ORO” (IL PENTOLONE CON LE MONETE D’ORO)

Monete d’oro

 

 

I RACCONTI DEI FILO’ NELLA LESSINIA DEL PASSATO 

 

Nel mondo contadino montanaro del passato la vita era estremamente dura e difficile e anche i nostri montanari lessinici dovevano “tribolare” non poco per riuscire a mantenere le proprie famiglie. La situazione economica della maggior parte dei contadini lessinici del passato era infatti spesso piuttosto misera e le loro attività lavorative, spesso poco remunerate, occupavano gran parte della giornata. Tuttavia quando non devono lavorare all’esterno, quando il tempo non lo consentiva o si era in piena stagione invernale ed il mondo circostante era avvolto da una spessa coltre di neve gli abitanti delle nostre contrade a sera più in stalla che in casa, perché la prima non doveva essere riscaldata col fuoco, si radunavano nelle stalle riscaldate dal calore animale. Nella stalla dunque si svolgeva non solo l’attività lavorativa di accudire il bestiame, ma si praticavano anche varie attività artigianali e domestiche ma si svolgeva soprattutto un evento sociale che veniva denominato “il filò”. 

 

Il filò, il cui termine sarebbe fatto derivare dall’attività della filatura della lana che le donne erano solite praticare nel corso di tali occasioni di raduno, costituiva un momento socialmente coinvolgente e culturalmente stimolante; vi confluiscono tutti gli abitanti di una contrada e di quelle vicine. Iniziava solitamente verso le 20 con la recita del Rosario, ma nei giorni lavorativi non si rimaneva inoperosi. Le donne filano la lana, cucivano e rammendavano gli indumenti domestici, sferruzzano; gli uomini invece realizzavano ceste o gerle in paglia o vimini, impagliano le sedie, “scartossano la polenta” (levavano il cartoccio alle pannocchie del mais), costruivano o riparavano attrezzi, ecc. Non si rimaneva mai con le mani in mano e completamente inoperosi, poiché in un mondo dove il mantenimento dipendeva esclusivamente dal proprio lavoro l’inoperosità significava non produrre e quindi non mangiare.

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