Mar 18 2009

MEGLIO PREGARE CHE ……. – IN 35 ANNI, 11MILA PRETI HANNO LASCIATO LA TONACA PER AMORE PER POI PENTIRSI E CHIEDERE DI TORNARE

Category: Chiesa Cattolicagiorgio @ 07:47

MEGLIO PREGARE CHE SCOPARE – IN 35 ANNI, 11MILA PRETI HANNO LASCIATO LA TONACA PER AMORE PER POI PENTIRSI E CHIEDERE DI TORNARE: MEGLIO LA CASTITÀ DELLA VITA DI COPPIA – UN FENOMENO SOMMERSO, SCONOSCIUTO AI PIÙ, DI CUI SI PARLA MOLTO POCO…

CATERINA MANIACI PER “LIBERO”

Decidere di abbandonare il sacerdozio, magari dopo anni di faticoso “esercizio”, in una parrocchia di periferia, in un grande istituto, o mentre si naviga negli oceani, facendo i cappellani nelle navi… Non si vuole più fare il prete per la fede che viene a mancare. Oppure perché si incontra una donna e si capisce che la strada imboccata è sbagliata: è la storia comune di alcuni sacerdoti. Neppure pochissimi, se si considera che, secondo i dati forniti dalla Congregazione per il clero, sarebbero 1.076 in media all’anno i preti che “abbandonano”.

PRETI A PENSER – COPYRIGHT PIZZI

Un fenomeno noto e causa di grandi discussioni in seno al mondo cattolico. Ma tra quelli che lasciano, gli ex, ci sono quelli che poi si pentono e vogliono tornare a fare i sacerdoti. Vivere con una donna non li soddisfa più, oppure hanno capito, con il tempo, che proprio essere e fare il prete era la scelta migliore… Così, per i 1.076 che lasciano, 74 chiedono di tornare. Un fenomeno sommerso, sconosciuto ai più, di cui si parla molto poco.

STANCHI DELLA MOGLIE…


Ne parla, invece, un libro appena uscito, dal titolo “Fare il prete non è un mestiere”, di Laura Badaracchi (edizioni dell’Asino), libro a metà strada tra il manuale e l’inchiesta, che intende tracciare un identikit su chi sono oggi i sacerdoti. Moltissimi dati, molte testimonianze, molti spunti di riflessione.

Dal vasto lavoro di indagine dell’autrice, emerge, tra gli altri, il fenomeno degli ex preti che vogliono tornare a fare i preti. Lo ha descritto per prima “La Civiltà Cattolica”, prestigiosa e storica rivista dei gesuiti, in un articolo uscito nel 2007 e intitolato, significativamente, “Preti che abbandonano, preti che ritornano”.

«Si parla spesso dei sacerdoti cattolici che abbandonano il ministero e si sposano», fa notare l’autore dell’articolo, padre Gian Paolo Salvini, nonché direttore della rivista, «ma assai meno di quelli che, rimasti vedovi o insoddisfatti del nuovo stato di vita, chiedono di essere riammessi all’esercizio del ministero.

In 35 anni sono stati 11.213, di fronte a circa 57mila che hanno abbandonato. È un fenomeno di notevole rilevanza pastorale, che dimostra anche la benevolenza della Chiesa».

Bisogna chiarire che i sacerdoti che lasciano il ministero non “perdono” la condizione sacerdotale, che è un sacramento e dunque non “scioglibile”. In generale, chiedono la dispensa dagli obblighi derivanti dallo stato sacerdotale, ossia il celibato e recita del breviario.

Quali sono le condizioni per poter tornare a fare i preti? Ci deve essere la dichiarazione di un vescovo (o prelato di grado maggiore) che si dichiari pronto a reintegrare l’ex sacerdote in questione nella propria diocesi o nel suo istituto, garantendo anche «l’assenza di pericolo di scandalo qualora la domanda fosse accolta».

UN PERCORSO A OSTACOLI


L’ex, poi, non deve essersi sposato in chiesa, se lo ha fatto, occorre il certificato di morte del coniuge (se vedovo) o il decreto di nullità del matrimonio. Non deve essere troppo anziano e deve aver fatto un corso di aggiornamento teologico di almeno sei mesi. Insomma, un percorso “a ostacoli” perché si capisca che uscire e rientrare per la porta del sacerdozio non deve essere considerato semplice e scontato.

Il caso degli ex preti pentiti rientra, ovviamente, in un quadro generale che, come rileva Laura Badaracchi nel suo libro, deve considerare il calo delle vocazioni, soprattutto in Occidente e in Italia, con una sempre più forte presenza di sacerdoti stranieri. 

Nel 1998 i preti stranieri in Italia erano 1.675. Nel 2001 erano diventati 2.003. Da dove vengono? Soprattutto dall’Europa dell’Est, dall’Africa, dall’America Latina, dall’Asia.

E poi ci sono le cosiddette “vocazioni adulte” in aumento, ossia quelle di chi ha deciso di prendere i voti in età matura, dopo varie esperienze di vita e riguarda soprattutto chi sceglie gli ordini monastici, anche quelli più duri, come i trappisti e persino gli eremiti. Perciò, tra quelli che se ne vanno e quelli che ritornano, quelli che arrivano da altri Paesi, ci sono sempre quelli che restano al loro posto, tra mille difficoltà, ma convinti che essere preti rimane sempre una bella sfida, un buon motivo per giocarsi la vita.

 

Fonte: Dagospia del 16-03-2009

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