Gen 30 2018

FINALMENTE EMERGE LA VERITÀ SU SREBRENICA: I CIVILI NON FURONO UCCISI DAI SERBI MA DAGLI STESSI MUSULMANI BOSNIACI PER ORDINE DI BILL CLINTON

FILE – This is a April 12, 1993 file photo of Bosnian Serb army Gen. Ratko Mladic, second from left, accompanied by an aide, and French U.N. security troops arrive at a U.N. sponsored meeting at Sarajevo’s airport. Mladic, Europe’s most wanted war crimes fugitive, has been arrested in Serbia, the country’s president said Thursday, May 26, 2011. Mladic has been on the run since 1995 when he was indicted by the U.N. war crimes tribunal in The Hague, Netherlands, for genocide in the slaughter of some 8,000 Bosnian Muslims in Srebrenica and other crimes committed by his troops during Bosnia’s 1992-95 war. (AP Photo/Michael Stravato)

 

 

Dopo la confessione shock del politico bosniaco Ibran Mustafić, veterano di guerra, chi restituirà la dignità a Slobodan Milošević, ucciso in carcere, a Radovan Karadžić e al Generale Ratko Mladić, ancora oggi detenuti all’Aja?

 

Lo storico russo Boris Yousef,  in un suo saggio del 1994, scrisse quella che ritengo una sacrosanta verità: «Le guerre sono un po’ come il raffreddore: devono fare il loro decorso naturale. Se un ammalato di raffreddore viene attorniato da più medici che gli propinano i farmaci più disparati, spesso contrastanti fra loro, la malattia, che si sarebbe naturalmente risolta nel giro di pochi giorni, rischia di protrarsi per settimane e di indebolire il paziente, di minarlo nel fisico, e di arrecare danni talvolta permanenti e imprevedibili».

 

Yousef scrisse questa osservazione nel Luglio del 1994, nel bel mezzo della guerra civile jugoslava, un anno prima della caduta della Repubblica Serba di Krajina e sedici mesi prima dei discussi accordi Dayton che scontentarono in Bosnia tutte le parti in campo, imponendo una situazione di stallo potenzialmente esplosiva. E ritengo che tale osservazione si adatti a pennello al conflitto jugoslavo. Un lungo e sanguinoso conflitto che, formalmente iniziato nel 1991, con la secessione dalla Federazione delle repubbliche di Slovenia e Croazia, era stato già da tempo preparato e pianificato da alcune potenze occidentali (con in testa l’Austria e la Germania), da diversi servizi segreti, sempre occidentali, da gruppi occulti di potere sovranazionali e transnazionali (Bilderberg, Trilaterale, Pinay, Ert Europe, etc.) e, per certi versi, anche dal Vaticano.

 

La Jugoslavija, forte potenza economica e militare, da decenni alla guida del movimento dei Paesi non Allineati, dopo la morte del Maresciallo Tito, avvenuta nel 1980, era divenuta scomoda e ingombrante e, di conseguenza, l’obiettivo geo-strategico primario di una serie di avvoltoi che miravano a distruggerla, a smembrarla e a spartirsi le sue spoglie.

 

Si assistette così ad una progressiva destabilizzazione del Paese, avviata già nel biennio 1986-87, destabilizzazione alla quale si oppose con forza soltanto Slobodan Milošević, divenuto Presidente della Repubblica Socialista di Serbia, e che toccò il culmine con la creazione in Croazia, nel Maggio del 1989, dell’Unione Democratica Croata (Hrvatska Demokratska Zajednica o HDZ), partito anti-comunista di centro-destra che a tratti riprendeva le idee scioviniste degli Ustascia di Ante Pavelić, guidato dal controverso ex Generale di Tito Franjo Tuđman.

 

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Gen 26 2018

L’ AMERICA ERA PRONTA AD ANNIENTARE PRAGA, BERLINO EST, VARSAVIA, ALTRE

 

Documento Eccezionale: Tutta l’Europa dell’est cancellata

 

Generale Curtis Lemay, comandante dell’Air Force……Quando i militari ( ieri come oggi) sognavano il primo colpo.

 

 

27 dicembre 2015

 

Wayne MADSEN Strategic-Culture.org     

 

 

 

Documenti di targeting nucleari del 1959, recentemente declassificati, descrivono come Washington previde di cancellare le capitali degli attuali alleati NATO dell’America in Europa centrale e orientale. La rivelazione mette in dubbio l’impegno, preso nel periodo della guerra fredda, da Washington di proteggere ciò che venne indicato come «nazioni prigioniere» in Europa. I documenti sono contenuti in un rapporto intitolato, «SAC (Strategic Air Command) Atomic Weapons – requisiti di studio per il 1959». [che pubblichiamo in inglese a parte]

 

 

Lo studio US Air Force ha chiesto la «distruzione sistematica» di tali centri abitati, importanti come Varsavia, Berlino Est, Praga, Bucarest, Tallinn, e altri, così come Peiping (Beijing), Leningrado (San Pietroburgo), e Mosca.

 

Bombe atomiche otto volte più grandi per forza distruttiva di quelle usate dagli Stati Uniti su Hiroshima sono state preparate per una serie di obiettivi a Mosca e San Pietroburgo. Ci sono stati 179 «designed ground zero» per bombe atomiche a Mosca e 145 a San Pietroburgo.

 

 

 

Le armi atomiche degli Stati Uniti avrebbero devastato Wittstock, a poca distanza dalla città natale del cancelliere tedesco Angela Merkel, di Templin nel Brandeburgo nella ex Germania dell’Est. E ‘più che certo che se gli Usa avessero lanciato un attacco atomico in Europa, la Merkel, i suoi genitori Horst e Herlind Kasner, e il fratello Marc sarebbero stati vaporizzati nel massiccio attacco di pre-targeting per Berlino Est e le regioni che lo circondano.

 

Budapest città natale di George Soros (grande finanziere ungaro-americano) sarebbe stata completamente distrutta dopo l’attacco degli Stati Uniti all’aeroporto militare Tököl sulle rive del Danubio, con una delle sue armi nucleari «città-busting». L’esplosione avrebbe reso il Danubio un canale di scolo radioattivo e chiunque esposto alle acque velenose del Danubio a valle avrebbe ceduto a una morte agonizzante da radiazioni. Aggiungendo alla miseria di chi vive lungo il Danubio è stato il fatto che Bratislava, pur essa sulle rive del Danubio, è stata presa di mira per l’annientamento nucleare. Le prime vittime principali del centro urbano al di fuori dell’Ungheria, e allora Cecoslovacchia, dal Danubio radioattivo sarebbero stati a Belgrado, la capitale della Jugoslavia neutrale.

 

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Gen 24 2018

LA VANVERA

Category: Monade satira e rattatuje,Veneto e dintornigiorgio @ 00:16

 

 

Tratto da Merdasser di Maurizio Bastianetto 

 

 

E’ lo strumento che ha dato origine al modo di dire :”Parlare a Vanvera” che nel suo vero significato quindi  non vuol dire altro che “Parlare col Culo”. 

 

Sia  nello Spettacolo che nel Libro, viene dato grande risalto (durante la trattazione degli “Odori dell’Umanità”), ai vari oggetti, sistemi  e tentativi  inventati dall’uomo per mitigare e camuffare  gli effetti dei Meteorismi, alias Flatus Ventris, alias Ventosità Anali, alias Scorregge.

Ma prima di arrivare alla Vanvera  altri oggetti furono inventati dall’Umanità. 

 

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Gen 21 2018

CHI SONO GLI SCRITTORI FANTASMA…GLI “GHOSTWRITER”

Category: Libri e fonti,Media e informazionegiorgio @ 12:40

 

 

 

Quanto guadagnano, per chi lavorano e soprattutto: perché non scrivono libri propri?

 

«Qualche mese fa sono andata a una festa per l’uscita di un libro di una mia autrice», dice Francesca Parravicini, ghostwriter, «e all’improvviso mi sono accorta che intorno a me c’erano tutti i miei personaggi. Almeno… molti. Erano tutte persone di cui avevo scritto i libri. È stato molto straniante».

 

Il mestiere di Francesca Parravicini è scrivere libri senza comparire. Il suo primo libro da ghost – pubblicato da Aliberti nel 2009 – si intitolava In viaggio con Alberto. Parole, storie, ricette della buzzicona che incantò il grande Sordi di Anna Longhi. «È l’unica di cui svelo il nome», dice Parravicini, «perché so che ne sarebbe stata contenta».

 

In sette anni Francesca Parravicini ha scritto una quarantina di libri, con punte di dieci all’anno, molti dei quali per Mondadori, firmati da cantanti, attori, magistrati, sportivi, gente della tv, fotografi, cuochi, insomma da chiunque abbia un po’ di celebrità da spendere sul mercato. «Quando racconto che mestiere faccio, tutti mi chiedono perché non scriva libri miei, come se ci potessi vivere. Certo che scrivo anche cose mie, ma non le divulgo. Penso che alla gente non interessi. Sono molto riservata e non comparire non mi dà problemi, anzi: quello che mi piace è entrare nel personaggio e cercare di restituire la sua voce attraverso la scrittura».

 

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Gen 18 2018

VITTORIO EMANUELE II…FIGLIO DI UN MACELLAIO…

 

IL VITTORIONE

 

 

 

I Savoia potrebbero incazzarsi nel leggere i nostri resoconti di una storia finalmente diversa da quella propinataci dai vari regimi; di una cosa però possono andare orgogliosi: Vittorio Emanuele II non era un Savoia ma, come ci fa sapere Massimo D’Azeglio “… il suo vero padre era un macellaio di Porta Romana a Firenze …” .
Infatti Vittorio Emanuele II era figlio spurio sostituito al vero Vittorio Emanuele quando il vero erede subì ustioni mortali a Poggio Imperiale nel Settembre 1822 .
A Napoli, Vittorio Emanuele II sarebbe stato chiamato “ figlie ‘e zoccola”.
A pag. 11 del libro “Vittorio Emanuele II” di Pier Francesco Gasparetto leggiamo quanto segue:

“Proprio a Poggio Imperiale il piccolo Vittorio corre il primo rischio serio della sua vita. Rischia di finire bruciato vivo nella culla. I fatti, secondo il rapporto del caporale Minutti, vivacizzato da un uso personalissimo della lingua e della punteggiatura e indirizzato ‘All’Illustrissimo Signor Commissario del Quartiere Santo Spirito’, si svolsero in questo modo: “La sera del sedici stante verso le undici e mezzo, la Baglia di Sua Altezza Imperiale e Reale il Principe di Carignano, essendo nel suo appartamento, e volendo con il lume ammazzare le zanzare gli prese fuoco lo zanzariere; ed il vestito che aveva ancora indosso, volendo salvare il Bambino che era in letto acese ancora il medesimo alle grida della medesima accorse delle Cameriste, e altre persone di servizio, e spensero il fuoco, essendo rimasto nel letto mezzo materasso, e la Baglia si dice che stia in pericolo ti vita, stante di essersi bruciata sotto. Che è quanto”.

 

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Gen 17 2018

I SAVOIA ERANO FRANCESI, NON PIEMONTESI

 

 

 

 

I Savoia erano francesi, non piemontesi

 

 

Di Gianni Cecchinato gennaio 08, 2018

 

 

Mi permetto far conoscere un brano estratto da una risposta di Carlo Candiani a Claudio Sacilotto su FaceBook riguardo la lettera di Ettore Beggiato inviata al giornalista Aldo Cazzullo (già al centro di critiche e polemiche sul <venetismo> ospitate tempo fa sulle pagine di “Dal Veneto al Mondo”).

 

Il Premio Nobel Mario Vargas Llosa afferma, nell’intervista rilasciata al giornalista, che in Italia le Regioni non esistono, allora Beggiato si pone la domanda, “se non esistono le Regioni, un Veneto cosa avrebbe in comune con un Tirolese o con un Sardo o con un Siciliano o con uno della Val d’Aosta. Niente se non fosse per una lingua (imposta)”.

 

La risposta di Cazzullo scatena interventi che esulano un po’ dalla natura dell’idea di Beggiato. Mi sono piaciute le risposte di Carlo Candiani che meritano essere riprese per ricordare a quei Veneti, che non conoscono nel dettaglio certi retroscena che portarono all’Unità d’Italia passando per i referendum truffa o per le deportazioni. Purtroppo la storia che ci è stata insegnata, l’hanno scritta i Savoia ad unità avvenuta sia perché erano i vincitori sia perché dovevano nascondere il loro operato per rafforzare la conquista della penisola.

 

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Gen 16 2018

PERCHÉ MI VIENE VOGLIA DI FUGGIRE DALL’ITALIA…

Category: Società e politicagiorgio @ 00:09

 

 

L’UNICO MODO PER RESTARE IN ITALIA È ANDARSENE.

 

L’unico modo per restare in Italia è andarsene. Perché non c’è salvezza.

Il nostro è un Paese intrinsecamente e ormai anche antropologicamente mafioso.

Quando si afferma, con toni trionfalistici o di grande sollievo, che la corruzione recentemente scoperchiata a Roma e chiamata ‘mafia capitale’ non è un fenomeno mafioso perché la magistratura non ha accertato infiltrazioni della Mafia propriamente detta, non ci si rende conto che, così, la cosa è ancora più grave. Perché la mafia, la camorra, la ’ndrangheta, la Santa Corona Unita (in questa specializzazione deteniamo il record del mondo) sono delle organizzazioni strutturate e quindi, almeno teoricamente, individuabili, mentre la corruzione capillare e diffusa è irriconoscibile e non percepibile.

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Gen 15 2018

UGUAGLIANZA, ECCO IL PENSIERO DI MONALDO LEOPARDI, PADRE DI GIACOMO LEOPARDI

 

 

 

 

di MONALDO LEOPARDI*

 

Un piacevole scritto di Monaldo Leopardi (1776 – 1847), padre del ben più famoso Giacomo (1798 – 1837), sull’uguaglianza. Tratto da “Catechismo filosofico per uso delle scuole inferiori”.

 

 

Discepolo.: è vero che tutti gli uomini sono uguali, come ci assicurano i filosofi liberali?

 

Maestro.: Prima di rispondervi, voglio farvi io stesso alcune interrogazioni.

 

M.:È vero che tutti gli uomini sono d’una altezza medesima?

 

D.: Signor no, perché altri sono alti, altri mezzani, altri bassi e questa è la disposizione della natura.

 

M.: è vero che tutti gli uomini hanno una medesima sanità ed una medesima forza?

 

D.: Signor no, perché alcuni sono sani, altri infermi, alcuni sono deboli ed altri gagliardi e questo pure è un altro ordinamento della natura.

 

M.: è vero che tutti gli uomini sieno di una medesima capacità, talento e ingegno?

 

D.: Signor no, perché alcuni sono ingegnosi, altri dotti, alcuni sono stupidi, altri sono ignoranti e questo pure è un ordinamento della natura.

 

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Gen 14 2018

VARCANDO LA PORTA DELLA VITA… PRIMA DELLA LUCE…

Quello che vi presento è un piccolo dialogo filosofico sul nostro destino ultimo, un dialogo tra un credente ed un ateo, ma sorprendentemente preso proprio all’inizio della vita, quando tutto deve ancora compiersi, quando sembrerebbe che si celebri il trionfo della vita.
E’ un racconto che ho raccolto su Facebook, di cui non conosco l’autore ne la provenienza, ma che è davvero superbo nella sua profondità.

 

 

 

PRIMA DELLA LUCE.

.
Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
« Tu credi nella vita dopo il parto?»
« Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello che saremo più tardi.»
« Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?»
« Non lo so, ma sicuramente… ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca. »
« Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.»
« Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.»
« Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.»
« Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.»
« Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? »
« Dove? Tutta in torno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.»
« Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista. »
« Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? … Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa … »

 

Alcune riflessioni.

 

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Gen 13 2018

BREONIO LA CHIESA DISTRUTTA DI SAN MARZIALE

Category: Chiesa veronese,Lessinia,Verona storia e artegiorgio @ 00:59

La “vecchia” chiesa con il solo campanile intatto che sfiderà i secoli a venire

 

 

L’abbandono della chiesa “vecchia” di Breonio, – frazione del comune di Fumane (VR)- un esempio di volontà distuttiva a favore di nuovi edifici religiosi.
La “vecchia” chiesa di Breonio, di cui ora rimane solo qualche brandello del muro di cinta però con il campanile ancora nel pieno della sua possenza, fu abbattuta con la falsa scusa dell’instabilità dell’edificio. Nessuno ne vuole parlare apertamente nel paese, anche gli stessi abitanti vogliono dimenticare gli scempi che in un certo qual modo coinvolgono tutti.
Possiamo definire questo atto : l’ostinazione verso l’abbandono coatto di un tempio sacro e monumentale. Fu il prete del paese che nei primi anni del dopoguerra decise di abbattere la Vecchia chiesa e assieme abbandonare il piccolo e bellissimo cimitero adiacente che porta al centro, su di una cappella di familia, una croce celtica retaggio delle credenze pagane di quella fiera gente che fra le pietre e la piccola agricoltura fondava la sua economia quotidiana.

 

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Gen 12 2018

A BATTOCCHIO LO SCETTRO DEL CASTALDO

Category: Verona dei veronesigiorgio @ 23:10

 

 

 

A MADONNA di Dossobuono Giorgio Battocchio proclamato Castaldo de la Cioda. Davanti a Papà del Gnoco, Luca Zoccatelli precedentemente in carica ha passato il caratteristico scettro a forma di chiodo. Giorgio, pensionato, 60 anni, ha già ricoperto il ruolo sette volte. LUD.P.

 

Fonte: da L’Arena di Verona, di  Lunedi 8 gennaio 2018 pag,10 

Link: http://www.larena.it

 

 

P.S.  non sono io

 


Gen 09 2018

PERCHÉ È IMPORTANTE SCRIVERE A MANO?

Category: Cultura e dintorni,Scuola e universitàgiorgio @ 01:06

 

Per anni un semplice taccuino è bastato per essere organizzati al lavoro, ma con i recenti progressi tecnologici sempre più persone preferiscono prendere appunti su laptop e computer. Anche se memorizzare gli impegni sul computer sembra un metodo più efficiente, siamo sicuri che aiuti ad essere più organizzati?

 

Virginia Berninger, professoressa di psicologia dell’Università di Washington, spiega che scrivere a mano mette in moto le stesse regioni del cervello coinvolte nel pensiero, memoria e linguaggio, e dimostra che il cervello dei bambini che prediligono questo metodo è più attivo rispetto a chi scrive su una tastiera.

 

Secondo lo psicologo francese Stanislas Dehahene, il circuito neurale che viene messo in moto quando scriviamo ci fa assimilare il gesto per tracciare un segno determinato, facilitando allo stesso tempo i nostri percorsi d’apprendimento. Inoltre, combinando le nostre abilità motorie con la sensazione fisica di toccare carta e penna, i nostri cervelli ricevono un feedback nettamente migliore rispetto a quello di scrivere con la tastiera.

 

Ecco le ragioni per cui potrebbe essere più vantaggioso utilizzare un diario cartaceo rispetto ad uno digitale:

 

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Gen 08 2018

CLINTON: L’UVA PROIBITA IN EUROPA

Category: Alimentazione e gastronomiagiorgio @ 13:07

 

Vietato nell’unione europea per la sua concentrazione di metanolo….forse…

 

 

È uno dei vitigni americani importati in Europa nel diciannovesimo secolo per essere resistenti alla fillossera . Il suo nome è dovuto a Clinton’s Villa negli Stati Uniti. nella contea di New York .

I primi dati di piantagione sono documentati nell’anno 1821 e il suo responsabile era l’orticoltore Hugh White, della città di Cohocs che aveva scoperto quel seme nel giardino di suo padre.

 

Francia

 

La Clinton (Clinto, Plant des Carmes o Worthington) è una varietà di vite utilizzata sulle pendicimeridionali del Massiccio Centrale francese, in particolare nella Lozère, nel Gard , a nord dell’Hérault o addirittura nell’Aveyron . Più in generale, il clinton è legato alle Cévennes , dove i minatori erano impegnati nella viticoltura come seconda attività.

 

Le Cévennes sono una catena montuosa nel centro-sud della Francia, che comprende parti dei dipartimenti di Gard, Lozère, Ardèche e Haute-Loire.

 

“The Clinton” è anche il nome dato al vino prodotto da quest’uva (a volte associato a succhi di vite o altri vitigni locali, come l’ Isabelle ). Il vino Clinton è un vino debolmente alcolico (spesso meno di 10 gradi), che deve essere bevuto molto giovane, poiché è scarsamente conservato. Spesso amaro, leggermente frizzante, gli antichi avevano l’abitudine di bere questo vino aggiungendo zucchero o limonata. Serve anche a fare “chabrot”, versando una piccola quantità di vino nella tua zuppa.

 

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Gen 07 2018

MA CHI HA VOLUTO LA GLOBALIZZAZIONE?

 

 

di Gianlini
La risposta è nella tecnologia, finchè non hai internet veloce te lo sogni di vendere tutto dall’altra parte della terra…La globalizzazione l’han voluta i cinesi mica noi; cosa avremmo mai potuto fare per evitarla? sono loro che han deciso di aprirsi, finchè c’era il comunismo non c’era globalizzazione… 

Questa è una visione bizzarra del mondo, esistono governi sovrani con leggi in ogni paese e tutti di norma hanno vincoli e restrizioni verso investimenti o importazioni esteri.

La Globalizzazione l’ha voluta, in particolare, l’elite globalista negli Stati Uniti mentre la Cina invece all’epoca non contava proprio niente 

Oggi subiamo questo lavaggio del cervello per cui assumiamo che sia normale chiudere le proprie fabbriche e importare dalla Cina, invece è assurdo e irrazionale che dei paesi importino molto di più quello che esportano da un altro paese anno dopo anno, il “libero scambio” dovrebbe essere uno SCAMBIO appunto, in cui tu produci ed esporti lana e l’altro esporta vino, tu produci macchine e l’altro carbone e le due cose si bilanciano. Adam Smith o Ricardo e tutti i pensatori classici non si sono mai sognati che il libero scambio fosse tra dei paesi che producevano di tutto e altri che importavano di tutti rinunciando a produrrre e indebitandosi. Per 200 anni circa il commercio tra paesi ha funzionato IN MODO BILANCIATO, 
si esportava quanto si importava, è una novità emersa dopo il 1971-1973 che alcuni paesi esportino il triplo di quello che importano come fanno i paesi asiatici ai nostri danni, prima NON E’ MAI STATO POSSIBILE. Per due motivi che spiego velocemente. 

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Gen 06 2018

FUCILATI DAI CARABINIERI APPENA ARRIVATI AL FRONTE DISERTORI E AMMUTINATI, I VERI EROI DELLA GRANDE GUERRA

Category: Storia moderna e revisionismogiorgio @ 00:36

 

Un quadro che racconta la tragedia di centinaia di soldati in grigioverde: morti davanti al plotone d’esecuzione per vigliaccheria o diserzione. Ma in tanti tra loro scelti a caso, per punire il reparto che si era battuto – secondo i comandi – senza sufficiente coraggio

 

 

Fucilati dai carabinieri appena arrivati al fronte disertori e ammutinati, i veri eroi della grande guerra

 

“Presso un reggimento di fanteria, avviene un’insurrezione. Si tirano dei colpi di fucile, si grida non vogliamo andare in trincea. Il colonnello ordina un’inchiesta, ma i colpevoli non sono scoperti. Allora comanda che siano estratti a sorte dieci uomini; e siano fucilati. Sennonché, i fatti erano avvenuti il 28 del mese, e il giudizio era pronunciato il 30.

 

Il 29 del mese erano arrivati i ” complementi”, inviati a colmare i vuoti prodotti dalle battaglie già sostenute: 30 uomini per ciascuna compagnia. Si domanda al colonnello: “Dobbiamo imbussolare anche i nomi dei complementi? Essi non possono aver preso parte al tumulto del 28: sono arrivati il 29 “. Il colonnello risponde:.” Imbussolate tutti i nomi”.

 

Così avviene che, su dieci uomini da fucilare, due degli estratti sono complementi arrivati il 29. All’ora della fucilazione la scena è feroce. Uno dei due complementi, entrambi di classi anziane, è svenuto. Ma l’altro, bendato, cerca col viso da che parte sia il comandante del reggimento, chiamando a gran voce: “Signor colonnello! signor colonnello! “. Si fa un silenzio di tomba. Il colonnello deve rispondere. Risponde: “Che c’è figliuolo? “

 

” Signor colonnello! ” grida l’uomo bendato “io sono della classe del ’75. Io sono padre di famiglia. Io il giorno 28 non c’ero. In nome di Dio! “.

“Figliuolo” risponde paterno il colonnello “io non posso cercare tutti quelli che c’erano e che non c’erano. La nostra giustizia fa quello che può. Se tu sei innocente, Dio te ne terrà conto. Confida in Dio”.

 

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