Mar 22 2024

EX VOTO PER IL RAPIMENTO E LA LIBERAZIONE DI ANGIOLINA

Chiesa della Madonna  dell’Altarol – Poiano – Quadro Ex Voto 

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Uno degli ex voto conservato nella chiesa fu dedicato dalla famiglia Leonardi, a ricordo del rapimento della figlia Angiolina.

II rapimento avvenuto il 23 luglio 1675 della bella Angiolina, figlia unica del ricco mercante Giangiacomo Leonardi ad opera  dei conti Provolo e Zenovello Giusti di Stelle, è entrato nella memoria storica della gente della Valpantena  grazie anche al romanzo storico del 1886 ad opera dell’abate di Poiano,  Pietro Caliari che dimorava nel Palazzetto Rimini.

La leggenda narra che il conte Provolo di Santa Maria in Stelle, con l’aiuto del brigante Falasco, volle organizzare il rapimento di Angiolina di Poiano, figlia di messer Lonardi, ragazza di cui si era invaghito senza essere corrisposto. Un bel giorno, quindi, il conte Provolo, entrato con i briganti in casa di messer Lonardi, rapì la figlia Angiolina fuggendo poi verso Ferrara, lontano dalla Serenissima.

L’intento del conte era di sposare la ragazza di nascosto e forzatamente. Si narra che Angiolina fosse già segretamente fidanzata con il marchese Sagramoso, il quale, venuto a conoscenza dell’accaduto, cominciò ad indagare seguendo le tracce lasciate dalla banda. Con l’aiuto del Cardinal Legato (che governava la città di Ferrara) scoprì dove si trovava Angiolina e la ragazza fu liberata. Il conte Provolo fu arrestato. La banda dei briganti fuggì, ma Falasco venne fermato ed impiccato sotto le mura di Verona mentre cercava di rientrare in città per compiere un’altra sua bravata.

Una recente riedizione a cura della Comunità Parrocchiale di Stelle ha recuperato per noi il ricordo della vicenda. Tanti ebbero modo di ascoltare la storia del rapimento dalla voce degli anziani, che se ne tramandavano il ricordo.


Mar 09 2020

RESTI DELLA PRIMA CHIESA DI SAN GREGORIO – VERONA, VIA MADONNA DEL TERRAGLIO.

Category: Chiesa veronese,Verona storia e artegiorgio @ 12:50

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Verona – La prima notizia della chiesa risale al 1270, quando venne fondata dalla compagnia laica dei Penitenti; all’edificio sacro era annesso un piccolo ospedale. 

Grazie ad un testamento del luglio 1414, quando i coniugi Montebello dell’Isolo di sotto donarono alcuni beni all’ospedale, ed ad un inventario del 1550 sappiamo che il nosocomio disponeva di quindici posti letto. 

La chiesa, con l’ospedale e due oratori, venne demaniata dai francesi nel 1806; due altari furono trasportati nella chiesa di Mazzurega. 

Della chiesa attualmente rimangono solo un tratto di muro ed un portale gotico in marmo rosso veronese. 

Era detta “di San Gregorio” anche una piccola porta delle mura scaligere, attualmente visibile all’interno del santuario della Madonna del Terraglio.

Fonte: srs di Giuliano Meneghini; da facebook, La me bela Verona del 5 marzo 2020

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Link: https://www.facebook.com/groups/454563944580329/permalink/2788584151178285/


Dic 12 2019

IL PRIMO CRISTIANO DI VERONA ERA UN BIMBO DI 3 ANNI

L’epigrafe a San Procolo per Victor(i)nianus, morto a due anni e 11 mesi dopo essere stato battezzato (BATCH)

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Si chiamava Victorinianus, è vissuto alla fine del IV secolo dopo Cristo ed è morto in tenerissima età (per un motivo che si è perso nella notte dei tempi), a nemmeno tre anni: è lui il più antico cristiano veronese di cui abbiamo testimonianza. Il primato, appunto quello di iscrizione paleocristiana più antica di Verona, appartiene a un’epigrafe ritrovata lungo le scale che conducono alla cripta dell’antica chiesa romanica di San Procolo, a poche decine di metri da San Zeno.

Un’iscrizione riaffiorata durante i lavori, datati anni Ottanta, di recupero funzionale dell’edificio sacro sorto sull’area di un sepolcreto romano dove, evidentemente (grazie al piccolo Victorinianus ne abbiamo ora le prove) già nel IV secolo era previsto un settore dedicato alla comunità cristiana. Già allora era stata fotografata e studiata.

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Mag 19 2018

SUOR VERONICA QUATTRIN….DIO HA CREATO UN DISEGNO SU DI ME, CHIAMANDOMI NELLA SUA VIGNA

 

 

Dio ha creato un disegno su di me, chiamandomi nella sua vigna.

Qui potei scoprire l’amore con cui mi guidava, mi seguiva ovunque la sua voce, cosi gentile, attraente da non lasciar cadere  nel nulla.

 

 


Mag 17 2018

SUOR VERONICA QUATTRIN

 

Cara suor Veronica   quante belle ore ci hai fatto passare….

 


Gen 13 2018

BREONIO LA CHIESA DISTRUTTA DI SAN MARZIALE

Category: Chiesa veronese,Lessinia,Verona storia e artegiorgio @ 00:59

La “vecchia” chiesa con il solo campanile intatto che sfiderà i secoli a venire

 

 

L’abbandono della chiesa “vecchia” di Breonio, – frazione del comune di Fumane (VR)- un esempio di volontà distuttiva a favore di nuovi edifici religiosi.
La “vecchia” chiesa di Breonio, di cui ora rimane solo qualche brandello del muro di cinta però con il campanile ancora nel pieno della sua possenza, fu abbattuta con la falsa scusa dell’instabilità dell’edificio. Nessuno ne vuole parlare apertamente nel paese, anche gli stessi abitanti vogliono dimenticare gli scempi che in un certo qual modo coinvolgono tutti.
Possiamo definire questo atto : l’ostinazione verso l’abbandono coatto di un tempio sacro e monumentale. Fu il prete del paese che nei primi anni del dopoguerra decise di abbattere la Vecchia chiesa e assieme abbandonare il piccolo e bellissimo cimitero adiacente che porta al centro, su di una cappella di familia, una croce celtica retaggio delle credenze pagane di quella fiera gente che fra le pietre e la piccola agricoltura fondava la sua economia quotidiana.

 

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Lug 03 2017

UN SANTO … TRAFUGATO “SAN FIORENZO DA VELO”

Category: Chiesa veronese,Lessiniagiorgio @ 00:01

Urna di San  Florenzo, Chiesa Parrocchiale  di  San Giovanni Battista,  Velo veronese

 

 

Quando vogliamo menzionare un santo, per comodità o per antica abitudine, ci riesce più facile farlo coincidere con la sua provenienza; così, per esempio, diciamo “Sant’Antonio da Padova”, “San Francesco d’Assisi”, “Santa Rita da Cascia”, “San Giorgio di Cappadocia”, “Santa Margherita da Cortona” e via dicendo.
Velo Veronese è forse l’unico centro della Lessinia “cimbra” che annovera un suo santo – “San Fiorenzo da Velo”.
È risaputo che nel Medioevo non erano proprio del tutto fortuiti i casi di spoliazioni, di ruberie di corpi interi o di reliquie piuttosto consistenti di santi che venivano fatte su commissione e dietro pagamento.

Esempio classico: la mattina del 23 giugno 1053, ricorda mons. G.P. Pighi, della chiesa di Santa Maria in Organo a Verona, un certo Gotschaldo, del monastero benedettino di Burn in Germania, rubò il corpo di Santa Anastasia, con la complicità del custode, lo infagottò nel pallio dell’altare e fuggì.
Le cronache storiche del passato narrano che il vescovo di Verona, Francesco Barbarigo, nel 1700 fece un giro di visite pastorali nelle parrocchie della Lessinia; giunto nella parrocchia di Velo si accorse che dietro l’altare maggiore c’era una porticina che custodiva all’interno la sacra reliquia del martire Fiorenzo, conservata in un decoroso reliquiario.

 

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Apr 21 2017

GIACOMINO DA VERONA: DE BABILONIA CIVITATE INFERNALI

 

 

Il “De Babilonia civitate infernali” è un poemetto di Giacomino da Verona nel quale l’Inferno viene descritto in modo piuttosto grossolano, ma con dovizia di particolari fantasiosi e divertenti.
L’Inferno è ammorbato da un fetore indescrivibile, che si sente a più di mille miglia di distanza; vi brulicano bisce, ramarri, rospi, serpenti, vipere, dragoni con lingue e denti taglienti più di rasoi.
Appena giunto in questo luogo, il dannato è preso in cura da diavoli cento volte più neri del carboni, i quali gli spezzano le ossa a bastonate, lo immergono prima in un’acqua gelata e poi lo mettono in un luogo di grande calura. 
Dopo questi preparativi, il malcapitato è pronto per essere cucinato! Arriva Belzebù che lo mette ad arrostire come un bel porco al fuoco in un grande spiedo di ferro, per farlo cuocere, condendolo con una salsa per renderlo più appetitoso. La salsa è fatta di acqua, sale, fuliggine, vino, fiele, aceto forte e veleno. 

Ma non sempre Lucifero, re dell’Inferno, gradisce la pietanza e allora, infuriato, lo rispedisce indietro al cuoco perché non lo trova convenientemente cucinato.

 

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Apr 20 2017

MONSIGNOR TURRINI GIUSEPPE

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 01:03

Monsignor Giuseppe Turrini con un libro della Capitolare danneggiato nel bombardamento del 4.1.45

Monsignor Giuseppe Turrini, in una foto con un libro danneggiato nel bombardamento del 1945

 

 
(Castelrotto di Valpolicella VR 11 marzo 1889 – Negrar VR 16 gennaio 1978])

 

Dopo aver frequentato le scuole comunali del paese di nascita e aver compiuto privatamente gli studi ginnasiali, nel 1904 fu ammesso al Collegio Accoliti di Verona per proseguire gli studi liceali e teologici presso il Seminario vescovile.

 

Ordinato sacerdote nel 1911, nel 1916 divenne cappellano e maestro di cappella della Cattedrale; nel febbraio del 1922 cominciò l’apprendistato presso la Biblioteca capitolare e il 1º dicembre il Capitolo della Cattedrale lo nominò prefetto della Biblioteca con il titolo di vice-bibliotecario, dal momento che don Giuseppe Zamboni, al quale succedeva, aveva lasciato l’ufficio di bibliotecario, ma non il titolo, per insegnare filosofia all’Università cattolica di Milano.

 

Con l’aiuto di esperti italiani e stranieri e l’appoggio della Biblioteca Vaticana monsignor Turrini iniziò subito l’opera di recupero della raccolta di opere musicali antiche, ancora prive di catalogo, e il riordinamento dell’archivio, che conteneva una decina di migliaia di pergamene fortemente danneggiate dall’inondazione dell’Adige del 1882.

 

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Apr 15 2017

A VERONA NEL 1945 UN AMERICANO E UN TEDESCO ARRUOLATI SU FRONTI OPPOSTI CON IL MEDESIMO SCOPO: SALVARE I TESORI DELLA CAPITOLARE.

Monsignor Giuseppe Turrini, prefetto della Biblioteca Capitolare, sulle macerie della stessa tra Wolfgang Hegemann e Bernard Peebles

Monsignor Giuseppe Turrini sulle macerie della Capitolare tra Wolfgang Hagemann e Bernard Peebles

 

 

STORIA. Wolfgang Hagemann  e  Bernard Peebles, monsignor Giuseppe Turrini e i codici nascosti a Erbezzo. L’americano e il tedesco  sotto le bombe per i libri. Due studiosi arruolati su fronti opposti si ritrovarono a Verona nel 1945 con il medesimo scopo: salvare dalla guerra un vero tesoro dell’umanità

 

Un prete tra due nemici che, su fronti opposti, si erano battuti per un obiettivo comune: salvare dalla guerra la Biblioteca Capitolare. L’immagine mostra monsignor Giuseppe Turrini tra Wolfgang Hagemann e Bernard Peebles, in divisa da sergente maggiore dell’esercito americano, reparto speciale Monuments, Fine Arts and Archives.  Hagemann e Peebles erano eminenti filologi, entrambi avevano studiato a Verona sui codici della Capitolare.

Arruolati, avevano trovato il modo di farsi destinare in Italia con la medesima preoccupazione: salvare la Capitolare. Hagemann era arrivato a Verona con gradi di ufficiale e prestigio: era stato l’interprete personale di Rommel, la Volpe del deserto.

 

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Apr 13 2017

BIBLIOTECA CAPITOLARE DI VERONA. SCHEDARI E CODICI PRESTO CONSULTABILI LIBERAMENTE SULLA RETE

Category: Chiesa veronese,Verona cultura variagiorgio @ 00:21

Monsignor Alberto Piazzi, da 28 anni prefetto della Biblioteca Capitolare, tra i libri della Sala Maffeiana

 

L’INIZIATIVA. La collezione più antica d’Europa presto sarà anche in versione digitale. In memoria di Luigi Righetti la Banca Popolare finanzia il piano informatico: schedari codici e i testi più rari si vedranno sulla rete e si potranno consultare con un clic.

 

Verona. Come nel Nome della rosa, qui ci sono codici miniati, pergamene, antichi e misteriosi manoscritti; ma si devono calzare guanti bianchi di cotone, prima di toccarli: nessuno rischia di avvelenarsi al contatto con inchiostri venefici, come nel romanzone di Umberto Eco. La Biblioteca Capitolare annuncia un’altra forma di consultazione ancora più sicura, per i delicatissimi testi, e più comoda, per gli studiosi di tutto il mondo: i codici saranno liberamente consultabili su internet, dove appariranno in alta risoluzione fotografica sul

sito:  http://www.capitolareverona.it/

 

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Mar 16 2017

IMMAGINI DEL DIVENIRE CRISTIANO NEI SERMONI DI SAN ZENO

Category: Chiesa Cattolica,Chiesa veronesegiorgio @ 00:16

Verona Basilica zenoniana: Statua di San Zeno 

 

 

Dopo Costantino, nel giro di pochi decenni, la Chiesa acquisisce una posizione non solo di legalità, ma pure di privilegio. Anche per questo il numero dei convertiti al cristianesimo aumenta notevolmente.

 

Il secolo quarto è chiamato l’«età d’oro» della catechesi patristica: l’attenzione della Chiesa si concentra sulla Quaresima, tempo privilegiato della preparazione al Battesimo, essendo ormai in decadenza il catecumenato come struttura pastorale di maturazione alla fede(1).

 

C’è infatti una tendenza a prolungare il catecumenato in una specie di «status», più o meno definito, che non consente una programmata azione pastorale. La preparazione quaresimale e la celebrazione della Pasqua è accompagnata da una intensa attività di predicazione da parte dei Pastori, predicazione che ha come oggetto i testi biblici letti e le celebrazioni dei Sacramenti e del mistero di Cristo(2).

 

A Verona S. Zeno assiste, nel tempo del suo episcopato(3), ad una fioritura di conversioni.

 

La diffusione del cristianesimo nel Nord Italia ha conosciuto una certa lentezza iniziale, rispetto ad altre regioni, ma ormai si ha un deciso affermarsi della Chiesa(4).

 

I Sermoni di San Zeno risuonano di questo fervore di  conversioni e dell’impegno pastorale per far capire i divini misteri, per trasformare la mentalità da pagana in cristiana(5).

 

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Mar 07 2017

VERONA. A PROPOSITO DI GIUSEPPE DELLA SCALA ABBATE DI SAN ZENO

Category: Chiesa veronese,Verona arte e dintornigiorgio @ 00:08

La tomba  di Giuseppe della Scala nel chiostro di S. Zeno

 

 

La fortuna storiografica di Giuseppe della Scala, il figlio illegittimo di Alberto I che resse il monastero zenoniano dal 1292 al 1313, è legata si può dire in modo esclusivo al duro giudizio che di lui dà Dante Alighieri nei versi notissimi di Purg. XVIII, laddove Gerardo, che fu abbate di S. Zeno in Verona al tempo del «buon Barbarossa», accomuna nella condanna Giuseppe, «mal del corpo intero/ e della mente peggio, e che mal nacque», e il padre suo Alberto, «che tosto piangerà quel monastero,/ e tristo fia d’avere avuta possa» giacché lo «ha posto in loco di suo pastor vero» sul seggio abbaziale.

 

Fra Otto e Novecento, alcuni validi contributi eruditi dovuti a G. Gerola e L. Rossi, a G. Biadego e a G. Da Re., hanno fornito un’ampia messe di dati documentari, riguardo a questo Scaligero, soprattutto attraverso accurati spogli del materiale archivistico di S. Zeno.

 

Grazie a queste ricerche i dati biografici essenziali di Giuseppe della Scala furono stabiliti in modo definitivo.

 

Nato verso il 1263, Giuseppe divenne all’età di vent’anni priore del monastero cittadino di S. Giorgio in Braida, a seguito di una dispensa vescovile (poi confermata da un breve di Onorio IV nel 1286) che lo proscioglieva dalla irregolarità canonica legata alla sua nascita illegittima.

Dal marzo 1292 alla morte – occorsa tra il maggio e il novembre 1313 – resse in qualità di abbate il monastero di S. Zeno; nel 1311, come ha posto in luce di recente il Brugnoli, fu anche contemporaneamente «rector ed administrator» di S. Giorgio in Braida.

In ripetute occasioni ricoprì incarichi ecclesiastici di una certa responsabilità: nel 1291 delegato pontificio per una questione inerente ad un canonicato della cattedrale di Verona, nel 1299 fu collettore della decima papale, nel 1308 fu, per mandato di Ottobono patriarca di Aquileia, visitatore del clero regolare veronese, come ha documentato il Sancassani.

 

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Feb 17 2017

MONS. GIOVANNI BATTISTA PIGHI

Category: Chiesa veronese,Persone e personaggigiorgio @ 13:47

 

 

 

Sacerdote, canonico della Cattedrale di Verona e Vicario Generale della diocesi dal  1913 al 1923.

Nacque a Quinzano nel 1847. Accolto  nel collegio di Don Mazza  nel 1858, vi rimase fino al 1865, compiendo gli studi ginnasiali e liceali alle scuole del Seminario Vescovile.

Entrato in Seminario per i corsi teologici, venne inviato a Roma al Collegio Capranica e conseguì la laurea in Teologia all’Università Gregoriana.

Ordinato sacerdote nel 1871, fu poi chiamato all’insegnamento della Storia Ecclesiastica  e della Teologia  Morale nel Seminario, ove, prestò la sua attività per 40 anni.

Frutto del suo insegnamento, furono le Institutiones  Historiae Ecclesiasticae  e il Cursus Theologiae Moralis.

Ma accanto a queste  pubblicazioni vennero collocarsene  molte altre di varia mole, fino al numero si  oltre 20.

Tra queste  va ricordata  la monografia Gian Matteo Giberti, Vescovo dì Verona e i Cenni storici sulla Chiesa Veronese comparsi a puntate nel Bollettino Ecclesiastico Veronese ed ora qui raccolti. 

Mons. Pighi si spense il 23 febbraio 1926

 

 


Feb 15 2017

IL RITMO PIPINIANO O VERSUS DE VERONA

 

Iconografia-Rateriana

 

 

SOMMARIO.

– Prime pubblicazioni – I codici di Lobbes e di Rimini – Edizioni recenti – Autore – Epoca – Partizione del Ritmo – Sua importanza – Testo dei «Versus de Verona ».

 

Per la storia della chiesa veronese è di sommo interesse un  carme latino della fine del secolo VIII, o del principio del secolo IX, detto Ritmo Pipiniano, in alcuni codici Versus de Verona, in altri De laudibus Veronae. Una parte di esso fu pubblicato sulla fine del secolo XVI dal nostro storico Dalla Corte (1); più tardi fu pubblicato intiero, ma molto scorretto da Mabillon (2), indi da Muratori (3). Ma erano pubblicazioni molto imperfette: il merito d’averci procurato una pubblicazione abbastanza esatta fu del nostro Scipione Maffei.

 

Quando il nostro vescovo Raterio dal vescovado di Verona si ritirò nel monastero di Lobbes nel Belgio, portò con sè alcuni manoscritti preziosi per la storia della nostra chiesa; tra questi un codice contenente il carme in lode di Verona col titolo Versus de Verona. Il nostro Maffei nel 1736 si recò a Lobbes per aver notizie di Raterio e dei codici rateriani (4); ma non vi trovò l’abate Teodolfo: lo trovò più tardi a Bruxelles, e per mezzo di lui, oltre molti aneddoti veronesi, potè aver una copia del codice dei Versus de Verona accertata per conforme all’originale con postilla dello stesso abate Teodolfo.

Questa copia apparve ben presto ancor più preziosa, quando per la soppressione di quel monastero nel 1793 andò smarrito il codice originale. Secondo quella copia, che ora si trova nella nostra biblioteca Capitolare (5), il Maffei pubblicò il carme (6); e quella pubblicazione die’ tosto causa ad alcune dispute tra gli eruditi.

 

Più tardi il carme fu nuovamente pubblicato da Biancolini dietro un codice che si trovava presso ai Celestini di Rimini e fu scritto da Peregrinus De Peregrinis sulla fine del secolo XV (7): una copia di esso, come accennava il Biancolini, si trovava presso il canonico Muselli arciprete della cattedrale. Anche questo codice dei Celestini differisce non poco da quelli pubblicati antecedentemente: noi non tenteremo di cercare qual codice meglio corrisponda all’originale; questione di poca utilità ed insolubile: soltanto accenneremo ad alcune varianti di maggior rilievo storico. Recentemente dietro ispezione di altri codici, con nuove varianti e secondo diversi principi di apprezzamento fu pubblicato da due eruditi tedeschi, Dümmler (8) e Traube (9).

 

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