Mar 17 2014

LA CHIESA VERONESE ASSERVITA ALLA SIGNORIA VENETA

Category: Chiesa Veronese Storia Pighi,Libri e fontigiorgio @ 00:34

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Porta esterna del vescovado, la quale sul piedestallo della colonna a destra di chi entra ha la celebre scritta: PROBIS IMPROBISQ. PAR ADITVS DISPAR EXITVS.

probis improbisque par aditus, dispar exitus:   l’entrata è uguale per i buoni e per i cattivi, ma differente è l’uscita

 

 

VOLUME II –  EPOCA III – CAPO XX

 

SOMMARIO. – Un secolo di Signoria Veneta – Angelo Barbarigo – Guido Memo – La chiesa veronese aderisce ai Papi pisani – Francesco Condulmier – Renitenze dei veronesi – Il vescovo assente – Ermolao Barbaro – Prima visita alle chiese della diocesi – La « Oratio contra poetas » – Giovanni Michiel – Marco Corner – La Mensa Cornelia.

 

Il  primo stadio della Signoria dei veneziani in Verona abbraccia circa un secolo.

Presero possesso di Verona contro i Visconti l’anno 1405: ne furono scacciati nel 1509 per le armi dell‘imperatore Massimiliano. In quest’epoca, parte per imposizione diretta dei veneziani, parte per la loro influenza presso la Corte Romana, avvenne che tutti i vescovi nostri furono veneziani, e patrizi, e quasi tutti ricchissimi.

 

Primo tra questi fu Angelo Barbariga. Il suo episcopato non fu che di due anni: poiché creato cardinale nel 1408 rinunziò alla sede di Verona.

 

Allora alla sede di Verona fu trasferito da quella di Pola Guido Memo. Questa traslazione si dice avvenuta per decreto del pontefice (pisano) Alessandro V; e, siccome questi fu eletto nel Concilio di Pisa il 26 giugno 1409, così l’ingresso del nuovo Vescovo a Verona non poté esser il 10 maggio 1408, come pensa Biancolini.  Il  decreto di traslazione dové esser dato il 26 dicembre 1409; e l’ingresso solenne in Verona nel giorno 10 maggio dell’anno 1410. Guido Memo è il vescovo centesimoprimo, ed il suo episcopato durò sino all’anno 1438.

 

Pur troppo l’episcopato di Guido fu in gran parte funesto alla chiesa veronese.

Nella grande crisi dello scisma occidentale la chiesa veronese avea sempre aderito ai legittimi pontefici Urbano VI, Bonifazio IX, Innocenza VIII, Gregorio XII: ma la traslazione di Guido per decreto di Alessandro V fece sì che a questo Papa pisano aderisse la chiesa nostra, al quale aderiva pure la Repubblica Veneta.

Defunto Alessandro V il 3 maggio 1410, a lui fu sostituito un altro pontefice illegittimo, Giovanni XIII (detto anche XXII); ed a lui pure aderì la chiesa veronese, staccandosi dal legittimo pontefice Gregorio XII. In questa devozione verso Giovanni XXIII si distinsero i canonici della cattedrale; i quali, contro gli sforzi erculei del vescovo per renderseli soggetti, ottennero piena conferma delle loro esenzioni e privilegi ancor più ampii da Giovanni XXIII con due bolle 17 luglio e 2 settembre del 1413.(1)

 

Altra prova della sua devozione verso Giovanni XXIII diede la chiesa veronese, quando questi nell’ottobre del 1414 passava con gran seguito di cardinali per Verona per andare al Concilio di Costanza. Egli vi fu accolto con onori solenni: pare abbia abitato presso la famiglia Malaspina nella contrada S. Giovanni in Sacco, che era tra la chiesa di S. Giorgio ed il ponte di Castelvecchio.(2)  A Costanza fu poi detronizzato.

 

Del resto il vescovo Memo si adoperò con zelo per ravvalorare la vita religiosa in Verona, sia col promuovere il culto, sia col fondare nuove case religiose.  A lui è pur dovuta l’amplificazione della chiesa di S. Martino in Legnago nel 1411, come appare da una iscrizione tuttora conservata;(3) quella chiesa fu poco dopo ricostruita a spese dei sacerdoti e con l’elemosine quotidiane dei devoti.

Nelle contese contro i canonici « sudavit et alsit », come dice l’Ughelli; ma dovette cedere.

Ebbe alcune contese col comune di Legnago per mantenere intatta l’esenzione dei beni ecclesiastici dalle imposte.

In Verona, alle monache Benedettine, che nel 1416, presidiata dalle milizie venete la cittadella, dovettero abbandonare la loro chiesa ed ospedale di Sant’Antonio del Corso, nel 1428 assegnò altra chiesa, detta da allora Sant’ Antonio, ora chiesa del civico ospedale.

All’infuori di pochi intervalli il vescovo Memo risiedeva in Verona.

 

Tuttavia morì a Venezia il giorno 19 ottobre (o 1 novembre) 1438: volle però che il suo cadavere fosse portato a Verona, e fu sepolto nella cattedrale nella cappella da lui eretta ad onore dei Ss. Zeno e Nicolò (ora del SS. Sacramento), e da lui per disposizione testamentaria dotata d’una somma vistosa per la fondazione di una mansionaria quotidiana.

 

Defunto il vescovo Guido, il Pontefice Eugenio IV, che fin dalla sua giovinezza era stato educato in Verona e vi era stato anche canonico della Cattedrale, pensò di mandar vescovo a Verona il suo nipote Francesco Condulmier, già patriarca di Costantinopoli, arcivescovo di Besanzone e cardinale di S. Chiesa. Notificò la sua decisione ai veronesi con lettere del novembre e dicembre del 1438; anche il nipote notificò nello stesso tempo la sua nomina ai veronesi.(4) Ma pare che ai veronesi non garbasse quella nomina, probabilmente perché temevano che il vescovo nominato dal pontefice poco si sarebbe interessato della chiesa veronese, occupato in altri offici presso la Corte Romana.

In data 4 maggio 1441 i veronesi in forma troppo studiata scrivevano al Condulmier: « Devota vestra communitas Veronensis inclinavit prout merito potuit ac debuit caput suum sub honorificentissima institutione personae vestrae ad episcopatum veronensem »; ed attestavano a lui il comune desiderio che egli venisse presto fra di loro.(5) Pur tuttavia il Condulmier nominato vescovo nel 1438 ritardò di alcuni anni la sua venuta: intanto viveva presso lo zio « con regio fasto ».(6)

Si dice sia venuto nel 1442: ma il manoscritto del nostro Seminario, da noi allegato altre volte, differisce la sua venuta al 1443, e concisamente la descrive così: « 1443 Fra. cus de Condo Card. et Eps Veron. introivit Veronam de Porta Ep. 16 sept. et ei fuit arreptus equus et laceratus baldacinus jux. solitum ». Nella serie episcopale egli è il vescovo centesimosecondo; e tenne la sede per circa quattordici anni (1439-1453). (a)

 

La sua dimora a Verona fu assai breve. Sul principio dell’anno 1444 lo troviamo a Roma, dove nel maggio o giugno il Pontefice Eugenio IV  lo nominò Legato Apostolico, e sotto questo titolo lo mise a capo della squadra armata per la guerra contro i Turchi: a lui vien attribuita la causa della sconfitta subita dall’ esercito cristiano il 10 novembre presso Varna, nella quale perirono Ladislao re dell’Ungheria e della Polonia ed il card. Cesarini.

 

Nel giorno della domenica Laetare (18 Marza) del 1452, il Condulmier come Vicecancelliere della S. Sede assisteva alla solenne coronazione dell’imperatore Federico III; anzi a lui fu commessa la cerimonia dell’unzione di Federico e di Eleonora. Finalmente a Roma morì il 5 settembre del 1453; e, come dice il nostro Panvinio, « obiit inglorius ».

Intanto a Verona andava ogni dì più deperendo la vita religiosa, a segno che la celebre Isotta Nogarola, parlando del popolo veronese in quest’ epoca, lo dice « populum tunc vagum sine pastore, a recto itinere  detortum, in tenebris errantem ».(7)

 

Non ostante la quasi totale assenza da Verona, il Condulmier si interessò non poco per la chiesa veronese. Così a lui è da attribuirsi in gran parte la fondazione della scuola degli Acoliti. Della prima bolla data da Eugenio IV a Firenze il 15 giugno 1440 il nipote diceva che egli n’era stato « primus auctor »; assai probabilmente egli fu « primus auctor » anche della bolla definitiva data pur da Firenze il 5 settembre 1442(8).

 

Promosse e con generose offerte concorse per l’innalzamento della cattedrale: s’adoperò pure per l’erezione della chiesa di S. Bernardino; anzi ne benedì la prima pietra il giorno 28 aprile 1452.(9)

 

Durante le lunghe assenze del vescovo fungevano le veci di lui i suoi vicari, ed alcuni vescovi suffraganei, che ora si direbbero vescovi ausiliari. Il più celebre tra essi fu Matteo da Vicenza priore della chiesa di S. Colombano a Bardolino, prelato della chiesa di S. Lorenzo in Verona, vescovo di Tripoli (maggio 1448), suffraganeo del vescovo Condulmier e poi vicario del successore Ermolao Barbaro.(10)

 

Dopo la morte di Francesco Condulmier, il pontefice Nicolò V trasferì alla sede vescovile di Verona da quella di Treviso Ermolao Barbaro, esso pure patrizio veneziano, insigne per dottrina, prudenza e zelo apostolico. Il decreto di traslazione fu dato il giorno 16 novembre 1453: il solenne ingresso in Verona fu il giorno 16 giugno dell’anno seguente. Il Ermalaa Barbaro è il vescovo centesimo terza; tenne la sede vescovile per circa diciotto anni (1453-1471) e risiedette quasi sempre a Verona.(12)

A lui diresse Isotta Nogarola la Oretio Gener. Isotae a Nagaralis ad Rev. mum Hermalaum Barbarum Veron. Praesulem; nella quale si congratulava che egli « populum hunc vagum … suae  lucis radiis, fugatis nubibus, illuminaverit… haec est enim dies quam fecit Dominus; exsultemus et laetemur in ea. »(13) (b)

 

Con un decreto pubblicato solennemente nella chiesa cattedrale il 5 luglio del 1454 istituiva l’ officio di tesoriere del Capitolo dei canonici: più tardi riformò con aggiunte quel decreto con altro 28 aprile 1458.(14)

 

Nel medesimo anno 1454, parte personalmente, parte in persona del suo suffraganeo Matteo vescovo Tripolitano, mise mano ad un’ opera di riforma radicale della sua diocesi, con la visita a tutte le chiese, compiuta poi l’anno 1460. È la prima visita pastorale, di cui abbiamo memoria; e, sia la cerimonia della funzione, sia l’esito delle singole visite, ci è dato da un codice preziosissimo per conoscere lo stato della diocesi verso la metà del secolo XV; il suo titolo è « Visitationum liber dioecesis veronensis MCCCCLIV ».(15 )

In queste visite, anzitutto il vescovo od il suffraganeo (talvolta ambedue) celebrava la Messa; poi andava all’« altare corporis Christi et accensis luminaribus apertoque sacrario, ubi tenetur in vase aeneo deaurato »: indi faceva l’inventario dei vasi sacri, dei para menti, arredi, ecc.; più tardi, ordinariamente « facto prandio » facea radunare il clero ed i fedeli per aver una relazione sui doveri verso la chiesa e sullo stato morale della plebe o rettoria.

La prima plebe visitata al principio di agosto (il tratto di carta, che segnava il giorno, è stracciato) fu quella « sancti Martini de Lemniaco ». Nel giorno 16 fu visitata quella di S. Pietro « de portu »: interrogato l’arciprete « quomodo parochiani sui visitent ecclesiam suam, dicit quod male, quia vadunt ad fratres ordinis sancti Dominici ».

 

Nel 14 ottobre dello stesso anno il vescovo Ermolao visitò la chiesa . « sancti Petri de polpe natie capella plebis de valtenesi ».

Nell’aprile 1455 si fece la visita « hospitalis sancti Jacobi de la Tomba »; la chiesa « est nova et pulita ».

In seguito ricorre « visitatio ecclesiam sancti Stefani de Malsisino facta per Mattheum epum tyropolitanum »; qualche giorno dopo « visitatio ecclesiae sancti Joannis de brenzonio capelle praedicte plebis de Malsisino »; e così in seguito.

Chiuderemo con un accenno alla visita « ecclesiarum plebis sc.orum Viti et Modesti nec non ecclesiae sancti Michaelis de porciliis facta die dominico 29 septembris 1460 … per ipsum donum Mattheum ep.um tyropolitanum »: fu notato che nella prima chiesa il fonte battesimale era tenuto « satis ignominiose », e che il campanile era « discoopertum ».

La chiesa di S. Michele, « penes quam habitat sacerdos, satis bene instructuris se habet, et in illa vilissime sacramentum corporis Christi conservatur, … prout idem d.nus Epus vidit.»  Indi si fece l’inventario, e poi l’interrogatorio, con le imposizioni fatte al clero ad ai fedeli dal Vescovo visitatore. Le ultime chiese visitate nel 1460 furono quelle di Casaleone, Sanguinetto e Salizzale. – Sia questo un saggio per poter giudicare dell’importanza di questa visita, massime per la storia di alcune parrocchie.

 

Oltreché per il bene della sua diocesi, Ermolao si interessava pure  delle tendenze umanistiche assai communi in Italia, preoccupato specialmente per la stima  esagerata in cui allora solean tenersi i poeti antichi.

Un recente scrittore tedesco scoperse nella Biblioteca Vaticana uno scritto su questo argomento: « Ad rev. in Christo patrem … Petrum tit. S. Marci presb. Card. (tre anni di poi Papa Paolo II) Hermolai Dei paciencia episcopi veronensis oratio contra poetas ».(16) In esso, giovandosi specialmente delle sentenze dei Ss. Padri, l’autore condanna l’antica poesia pagana, perché troppo lasciva. E forse questo scritto di Ermolao influì sull’animo di Pio II nei provvedimenti, che egli prese contro l’uso dei poeti antichi nelle scuole. (c)

 

Scrisse pure Ermolao un’Apologia di se medesimo, ora irreperibile, e la dedicò ad Isotta Nogarola. Ne furono occasione le accuse mosse contro di lui da alcuni veronesi, sia per alcune sue decisioni intorno alle decime dei sobborghi, sia per il fasto da lui profuso nelle fabbriche del palazzo vescovile ed in quelli di Nazareth e di Monteforte. Largì pure somme ingenti per la nuova costruzione della cattedrale e per l’erezione delle magnifiche colonne.

 

Nel 1460 il nostro vescovo fu mandato in Francia quale Legato Apostolico, forse allo scopo di ottenere da Carlo VII l’abolizione della sanzione prammatica: appena tornato a Verona, fu nominato Governatore dell’Umbria: nel quale ufficio stette alcuni anni.

Quando tornò a Verona, ebbe come sua ordinaria dimora il colle di Nazareth, dove tenea una schiera eletta di uomini saggi e dotti di Verona e di tutta l’Italia.(17)

Recatosi a Venezia per la soluzione dei conflitti col comune di Verona, ivi morì il 12 marza 1471, dopo aver dichiarato la sua volontà che il suo cadavere fosse trasferito a Verona. Fu sepolto davanti all’altare della Madonna del popolo; e gli fu posta la seguente iscrizione:

 

HIC IACET RVS DNVS ERMOLAVS BARBARVS EP. VERON.

QVI OBIIT DIE XII MARTII MCCCCLXXI.

 

Il pontefice Paolo II nominò allora vescovo di Verona un suo nipote, Giovanni Michiel, patrizio veneto, e già da tre anni cardinale. Tutte le rimostranze mosse dalla Signoria veneta per ragioni politiche,(18)(d) e dai veronesi, che reclamavano un vescovo residente, furono inutili; il nuovo vescovo solo a brevi intervalli si rassegnò a risiedere in Verona. Giovanni Michiel è il vescovo centesimo quarto (1471-1502).

Daremo un cenno di quanto egli fece a Verona. Nel giorno 22 ottobre del suo primo anno 1471 consacrò la chiesa di S. Pietro Martire (Sant’Anastasia): nel 1475 restituì nel Capitolo dei canonici la dignità dell’arcidiaconato; nel 1478 col consenso del pontefice Innocenza VIII e del doge Agostino Barbarigo esentò dalle decime le distribuzioni dei canonici e degli altri sacerdoti addetti alla cattedrale: nel 26 giugno del 1488 ricevette con molto onore l’imperatore Federico III; nel 1502, sotto la cura del suo vicario Mattia Ugoni fece erigere la porta esterna del vescovado, la quale sul piedestallo della colonna a destra di chi entra ha la celebre scritta:

 

PROBIS IMPROBISQ. PAR ADITVS DISPAR EXITVS. 

probis improbisque par aditus, dispar exitus

l’entrata è uguale per i buoni e per i cattivi, ma differente è l’uscita

 

 

 

Del resto il card. Michiel dimorò quasi sempre lontano da Verona: nel 1485 fu nominato anche vescovo di Padova: nel 1492 vescovo di Porto; nel 1492 aspirava anche al papato. Morì in Roma la notte 10-11 aprile del 1503, e certo non di morte naturale: morì di veleno a lui propinato dal famoso Cesare Borgia, che sperava così di impadronirsi delle sue immense ricchezze, e, quello che più spiace, non all’insaputa di Alessandro VI. (19)

Fu sepolto nella chiesa di san Marcello: l’epigrafe nota i suoi titoli: Patrizio Veneto, Vescovo di Porto, Patriarca di Costantinopoli, ecc., ma non quello di Vescovo di Verona; benché ne avesse tenuto il nome per quasi trentadue anni.

 

Intanto esercitavano l’ufficio di vescovi alcuni suffraganei, o vicarii. Nel 1472 era suffraganeo l’abbate Agostino da S. Leonardo.(20) Celebre fra tutti fu il vicario Mattia Ugoni da Brescia: questi nel giorno 15 febbrajo dello stesso anno 1503 tenne una specie di Sinodo in Verona, in cui promulgò una costituzione per la celebrazione dell’ufficio di 36 vescovi veronesi;(21) la quale fu poi confermata dal vescovo Giberti.  Nel 1483 Marco Cattaneo arcivescovo di Durazzo avea consacrato la chiesa di S. Nazaro.

 

Ultimo patrizio veneto fu Marco Corner o Cornelio, nominato vescovo di Verona da Giulio II con bolla del 29 novembre 1503.

Reclamarono quanto fu lor possibile i veronesi; (e) ma inutilmente: teneva il capitanato di Verona Giorgio Corner padre di Marco. Benché di costumi poco commendevoli(22) era stato creato cardinale da Alessandro VI il 28 settembre del 1500, e passò la maggior parte della sua vita al seguito della Corte Pontificia.

Nel novembre 1503 fece il suo solenne ingresso in Verona: ma, come dice egli stesso nella bolla di erezione della Mensa Cornelia, fu una visita.

Era pure a Roma nel 1509, « sbattuto et sbuffatto » per le invettive e censure lanciate da Giulio II contro i Veneziani(23),  nell’inverno del 1511 insieme col card. d’Aragona accompagnò il pontefice a Concordia: qualche tempo fu anche Legato Pontificio a Viterbo. In seguito lo troviamo a Roma nel marzo 1513, a Firenze nel giugno 1514: indi quasi sempre a Roma, sino all’anno 1524; ritiratosi da Roma infestata da fierissima peste passò a Venezia, dove morì il 24 luglio dello stesso anno 1524.

 

L’opera più insigne del vescovo Corner in Verona fu la bolla di erezione della così detta Mensa Cornelia: la bolla fu data dallo stesso Corner il 28 novembre 1505, alla presenza del vescovo suffraganeo Antonio Zio e del vescovo vicario Mattia Ugoni.(24) Con la somma lasciata dal suo antecessore terminò l’opera di erezione della cattedrale.

 

Intanto fungevano per lui in Verona il suo vicario Mattia Ugoni ed il suo suffraganeo Antonio Zio. Questi nel giorno 22 settembre 1504 consacrò la chiesa dell’Annunciazione di Maria eretta nell’Isola dai Frati Carmelitani, detta prima e anche di poi, di S. Tommaso; e nel 17 aprile 1513 quella di S. Maria della Vittoria nuova.  Nel 1520 troviamo suffraganeo Bartolomeo Averoldo vescovo di Calamona.

 

Nel 1509 Verona dalla Signoria Veneta passò sotto il dominio dei tedeschi: l’imperatore Massimiliano entrò solennemente il giorno 18 ottobre.

 

 

NOTE

 

 

1 – Presso UGHELLI, Italia sacra. Tomo V, col. 906; 922.

 

2 – ANT. PIGHI, I Papi in Verona, pag. 21 – Il celebre canonico Antonio Malaspina era Vicario Generale del vescovo Memo.

 

3 – G. TRECCA, Legnago, pag. 87: nella pag. XII Num. 59 riporta esatta l’iscrizione, data prima con errori da BIANCOLINI, Chiese di Verona III, Pag. 88

 

4 – UGHELLI, Italia sacra. Tomo V, col. 926, seqq.

 

5 – SPAGNOLO, Le scuole accolitali in Verona, pag. 207.

 

6 – STEFANI, presso LITTA, Famiglie celebri ital. Disp. 148 (Milano 1864).

 

7 – ABEL, Isotae Nogarolae Opera. Vol. I; pag. 207 (Vindobenae 1886)

 

8 – SPAGNOLO, Op. cit. Docum. II, III

 

9 – BIANCOLINI, Chiese di Verona IV, pag. 335.

 

10 – CIPOLLA, Nuove considerazioni sopra un contratto di mezzadria del secolo XV. (Verona 1892).

 

11 – SORANZO, Cronaca di Anonimo Veronese (1446-1448), pag. 63 (Venezia  1925)

 

12 -FEDERICI, Elogi istorici di ecclesiastici Veronesi. Tomo II, pag. 1-17.

 

13 – Presso ABEL, Op. cit. Voi. II, pag. 269.

 

14 – BIANCOLINI, Chiese di Verona I, pag. 219; SPAGNOLO, Op. cit. Documento V, VI

 

15 – Si trova nell’Archivio della Curia di Verona.

 

16 – PASTOR, Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo Vol. II, pag. 321, 322 (Ed. II Roma 1911).

 

17 – CIPOLLA, Compendio della Storia politica di Verona, pag. 312.

 

18 – SORANZO, Cronaca di Anonimo Veronese, pag. 281, Nota 2.

 

19 – PASTOR, Op. cit. Vol. III  pag. 470.

 

20 – ANT. PIGHI in Verona fedele 3 Gennajo 1903.

 

21 – Presso BAGATTA, SS. Epp. Monumenta, pag. 1 r.

 

22 -LUZIO, Federico Gonzaga ostaggio alla corte di Giulio II, pag. 46, seg. (Roma 1887).

 

23 – PASTOR, Storia dei Papi. III. Docum. 124, pago 902.

 

24 -SPAGNOLO, Op. cit.  Docum. X

 

 

ANNOTAZIONI AGGIUNTE AL CAP. XX (a cura di Angelo Orlandi)

 

 

a) A. OLIVIERI, Condulmier Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 27, Roma 1982, pp. 761-765.

 

b) E. BIGI, Barbaro Ermolao, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 6, Roma 1964, pp. 95-96. L’episcopato di Ermolao Barbaro e la visita pastorale da lui fatta sono stati oggetto di studio per tesi di ricerca del defunto prof. don Silvio Tonolli. Lo studio giace non pubblicato presso un’editrice che da oltre 15 anni lo dà nel suo catalogo come imminente! Il fatto è incredibilmente increscioso. S. TONOLLI, Il « Liber visitationis » del vescovo Ermolao Barbaro nella diocesi di Verona, Dissertatio ad lauream in Pontificia Universitate Gregoriana apud Facultatem Historiae Ecclesiasticae, Anno 1966-1967.

 

c) Le due orazioni insieme con parecchie lettere furono pubblicate da G. Ronconi. E. BARBARO, Orationes contra poetas. Epistolae. Edizione critica a cura di Giorgio Ronconi, Firenze 1972, pp. 185.

 

d) G. SORANZO, Contrastata nomina del cardinal Michiel al vescovato di Verona, in Zenonis Cathedre, Verona 1955, pp. 73-83.

 

e) G. GULLINO, Corner Marco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 29, Roma 1983, pp. 255-257; G. P. MARCHI, Fede, politica e retorica nelle orazioni latine per l’ingresso del card. Marco Corner nella diocesi di Verona, in Scritti in onore di mons. Giuseppe Turrini, Verona, 1973, pp. 477-508; P.P. BRUGNOLI, La laboriosa nomina del card. Corner alla sede di Verona, in Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, S. VI, vol. XVIII  (CXLIII, 1966-67), Verona 1968, pp. 301-320.

 

 

Fonte:  srs di Giovanni Battista Pighi, da CENNI STORICI SULLA CHIESA VERONESE, volume II

 

 

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