Dic 27 2009

Verona – Località Arano di Cellore di Illasi: Una necropoli della preistoria scoperta in un cantiere. Si cerca il villaggio neolitico

Category: Verona archeologia e paleontologiagiorgio @ 08:48

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Localita’  Arano, lo scavo

ARCHEOLOGIA. Illasi: Una necropoli del Neolitico, risalente probabilmente al IV millennio prima di Cristo, è stata scoperta in località Arano, nella frazione Cellore, sui terreni destinati a una nuova lottizzazione. Fatico a non definire eccezionale la scoperta, commenta Salzani, perché da oltre 50 anni non si trovavano reperti del genere nel Veronese.

I sondaggi effettuati da archeologi diretti dalla Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, nucleo operativo di Verona, hanno messo in luce una decina di sepolture, ma l’ampia area compresa fra l’argine del torrente Prognolo e la strada della Levà, che collega la frazione con l’antica località di Arano, potrebbe riservare altre sorprese.

La scoperta ha richiesto non poca fatica da parte del direttore archeologo Luciano Salzani per contenere le presenze e impedire danni alle cose e alle persone. Ora tutta l’area è stata recintata e i ritrovamenti nuovamente ricoperti con terra: non ci sono tesori come pentole d’oro da trafugare, ma l’improvvisazione e la curiosità possono creare danni irreparabili alla miniera di informazioni che il ritrovamento può dare agli studiosi.


«Fatico a non definire eccezionale la scoperta», commenta Salzani, «perché da oltre 50 anni non si trovavano reperti del genere nel Veronese. L’ultimo fu a Quinzano, ma si trattava di un’unica sepoltura, fra l’altro rovinata dal cantiere di una cava di ghiaia. Qui invece siamo in presenza di un’intera necropoli che ha messo in luce finora una decina di sepolture, ma ce ne potrebbero essere altre e soprattutto in un’area adiacente pare ci siano tracce di un villaggio preistorico», anticipa il direttore.


Le tumulazioni sono di corpi in posizione fetale, con braccia e ginocchia vicine al petto, circondati da un recinto di ciottoli di fiume e di massi più grandi che stavano sopra le tombe, tutte a una profondità di appena 70 centimetri, probabilmente per colpa del vicino torrente che in quel tratto, appena a ridosso della collina, ha ancora un andamento erosivo. Al momento non sono stati trovati oggetti funerari, né vasi, né selci lavorate, né collane di conchiglie, che di solito sono il corredo delle sepolture di quel periodo.
Anche la datazione è necessariamente approssimativa, fatta risalire al IV millennio avanti Cristo, antenati dei Celloresi di ben 5-6 mila anni fa.

Si tratta delle prime popolazioni stanziali dedite all’agricoltura ma migranti. «Per questo non sono generalmente nuclei molto numerosi, e non si trovano necropoli di centinaia di individui come succede per l’età del Bronzo. Quando per il Neolitico si arriva a una trentina di sepolture è già un evento eccezionale», rivela Salzani, che confida di trovare altre tracce di queste presenze sul posto.

«Sapevamo di tombe romane e longobarde trovate a fine Ottocento in paese e nei dintorni e per questo abbiamo posto la clausola del rischio archeologico al cantiere previsto e invitato l’amministrazione comunale a considerare la possibilità di un sondaggio preventivo. Devo dar merito alla sensibilità anche dei proprietari del terreno che hanno accettato di buon grado, pur non essendo obbligati, perché la zona non era vincolata, “di eseguire a spese loro i sondaggi archeologici”».

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La zona di Arano interessata allo scavo

I proprietari avrebbero infatti potuto avviare subito la lottizzazione e fermarsi solo al ritrovamento dei reperti, ma in quel caso la Soprintendenza sarebbe probabilmente arrivata a disastro già combinato.
«Ho spedito a Comune e proprietari una notifica del ritrovamento e la dichiarazione che si tratta di una scoperta di alto interesse», fa sapere Salzani.

«Ora tocca ai proprietari decidere cosa intendano fare: l’alternativa è procedere con lo scavo, prelevando tutto il materiale possibile e poi a terreno rimasto sgombro avviare la lottizzazione, oppure non scavare, ma accettare sull’area un vincolo archeologico, con l’impossibilità però di costruire alcunché».


Se si dovesse scavare, Salzani ha già anticipato che in pochi mesi, prima dell’estate, verrebbe rilevata tutta l’area e catalogato tutto il materiale possibile, prelevato per essere studiato e sistemato nei musei. «Ho già preso contatto con un antropologo dell’Università di Pisa per un intervento di recupero delle ossa trovate: sono fragilissime e meritano la massima cura. Poi, considerata l’eccezionalità e rarità del ritrovamento, non escludo che alcune sepolture possano essere prelevate in blocco tagliando il terreno tutto attorno per essere esposte in un museo così come si trovano al naturale», conclude Salzani.


Fonte: srs di Vittorio Zambaldo da L’Arena di Verona di sabato 31 marzo 2007 provincia pag. 27

Verona:  Arano di Cellore di Illasi   –  La  gente del triangolo misterioso

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Archeologo  sullo scavo

ARCHEOLOGIA. In autunno una grande mostra esibirà i reperti dei recenti scavi nella necropoli preistorica emersa presso Cellore

C’erano conferme che Cellore fosse zona abitata fin dall’antichità, grazie ai monumenti romani delle sepolture dei Sertori, venuti alla luce in località Cisolino dopo una piena del Progno nel 1789 e oggi al museo Maffeiano, e grazie al cippo di Salvia custode del tempio, collocato dal suo compagno Sisto.

A Sorcè di Sotto negli anni Trenta si trovarono sepolture con un’olla di terracotta e 80 monete di bronzo del tardo Impero.

Tombe longobarde sono state rinvenute nello scavo delle fondamenta per la costruzione della parrocchiale e parte del corredo è ora al museo di Castelvecchio.

Ma nessuno immaginava che i primi abitanti del paese potessero essere di oltre 2.000 anni prima di Cristo.


Sono infatti riferibili tra le fine dell’Età del Rame (seconda metà del terzo millennio) e l’Antica Età del Bronzo (fino al 1900 avanti Cristo) le sepolture trovate nella necropoli di Arano. «Fino agli anni Novanta sul territorio di Illasi erano conosciuti non più di cinque o sei siti archeologici.  Negli ultimi tre anni la mappa archeologica si è arricchita», spiega Luciano Salzani, direttore archeologo del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, citando gli scavi sul castello e le scoperte nell’oratorio di San Rocco e nell’abbazia di San Zeno minore a Cellore.

«Le scoperte non sono capitate per caso, ma sono il risultato di una accresciuta sensibilità».


Ed ecco allora un ritratto dei volti di questi primi illasiani, come risulta dallo scavo della necropoli di Arano, un sito sul quale gli specialisti sono potuti intervenire prima che venisse manomesso.

Sono 68 le tombe cosiddette «a fossa strutturata» venute alla luce nella necropoli, più una, con il corpo di un bambino, che è esterna al perimetro delle sepolture e la cui posizione deve essere ancora interpretata.


In tutto sono venuti alla luce 73 scheletri: 53 tombe avevano al loro interno un solo individuo; quattro ne contenevano quattro ciascuna, una ne aveva tre, sei erano senza corpi sepolti e per una esistono ancora dei dubbi.

«La collocazione cronologica indica l’Antica età del Bronzo (2100-1900 a. C.), ma i dati raccolti sono ancora in fase di studio e potrebbero dare indicazioni più precise», aggiunge Salzani.

Non si tratta di tumuli, ma di fosse scavate nel terreno le cui pareti sono foderate di ciottoli; il corpo, deposto in posizione fetale, era coperto da un assito a sua volta ricoperto con grossi ciottoli. Alcuni corpi hanno il capo a Nord, altri a Sud, ma quasi tutti rivolto a occidente.


Solo in 14 tombe è stato trovato un corredo, in ogni caso minimo: perline di pietra e di ceramica, un bicchiere di ceramica con dei denti, un pomolo di corno di un pugnale, un filo di rame o di bronzo e la punta metallica di un pugnale. Quattro sepolture sono più antiche, forse dell’Età del Rame, che nella zona alpina ha preceduto di circa mille anni quella del Bronzo.


Intanto la scoperta più sensazionale è una struttura triangolare al margine nordest della necropoli su un livello più profondo di circa 50 centimetri, e quindi più antico, costituita da un acciottolato a forma di triangolo isoscele con la base a Est di 18 metri e i lati di 25 metri e tre sepolture sulla linea di base, prive di corredo.

Analoghe strutture, definite megalitiche, si trovano solo a Sionne (Svizzera) a Saint Martin de Corléans, nei pressi di Aosta, a Velturno/Feldthurns in Alto Adige e per alcuni elementi a Sovizzo (Vicenza).

La forma triangolare potrebbe simboleggiare un pugnale, arma del potere — i tre sepolti alla base sarebbero allora i personaggi di rango della comunità — oppure potrebbe rappresentare la prua di una nave che traghetta i defunti verso occidente, direzione del tramonto del sole, identificata con il regno dei morti.


In autunno una grande mostra al Museo civico di storia naturale di Verona fornirà il quadro completo dello scavo e i risultati delle prime analisi. La stessa mostra sarà al termine trasferita a Illasi.

Fonte: srs di Vittorio Zambaldo da L’Arena di Verona di martedì 10 giugno 2008 altro pag. 31

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Arano di Illasi:  Accordo salva necropoli, si lottizza un’altra area

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ILLASI. Trovata una soluzione per la salvaguardia del tesoro archeologico di Arano: la polemica adesso è chiusa

Resterà a disposizione del Comune l’area archeologica di Arano.

Modificato il piano di lottizzazione, che ora attende l’ok della Soprintendenza.

E’ dunque avviata a conclusione la trattativa fra amministrazione comunale e ditta lottizzante sulla questione della zona nella quale è venuta alla luce, nello scorso febbraio, una necropoli preistorica.

L’area di maggior interesse, che avrebbe dovuto comprendere quattro nuovi lotti edificabili, è stata bonificata dagli interventi degli archeologi e verrebbe ceduta al Comune come zona verde da destinare ad ecomuseo.

È un rettangolo posto nel cuore della lottizzazione per tre lati, mentre con il quarto si apre su strada della Levà, uno dei collegamenti esistenti fra la località Arano e il centro storico della frazione Cellore.

«In quest’area sarà possibile conservare i tre calchi realizzati su altrettante tombe scoperte, nonché prevedere una struttura chiusa dove collocare alcuni degli scheletri restaurati, i pochi oggetti di corredo rinvenuti e pannelli illustrativi che spieghino la conformazione della necropoli e del villaggio», spiega il sindaco Giuseppe Trabucchi.

In cambio i lottizzanti ricevono la possibilità di edificare sulla zona F, attualmente a vigneto, che doveva essere sgombra da costruzioni, mentre resterebbero a verde pubblico i 1500 metri quadrati più vicini alla storica fontana di Arano, che i lottizzanti si impegnano a restaurare.

«La modifica della collocazione dei lotti rimane entro i parametri della lottizzazione approvata in precedenza», precisa il sindaco.

«Le altezze degli edifici si riducono da 7,50 a 6,20 metri, differenza che viene compensata da un aumento del rapporto di copertura dal 30 al 34,5 per cento». In pratica aumenta la superficie che si può coprire con le case, ma diminuisce l’altezza degli edificati.

I lottizzanti si impegnano inoltre a realizzare un parco giochi attrezzato nel triangolo di verde rimasto libero a sud fra la strada della Levà e il torrente Prognolo, vicino a via Borgo, proprio perché i nuovi lotti porteranno fra le 80 e le 100 unità abitative, con circa 290 nuovi abitanti.

Un’altra novità, per la cui realizzazione si sono verificati feroci scontri in consiglio comunale, è la possibilità di mettere direttamente in comunicazione la nuova lottizzazione con la parte più vecchia del paese attraverso via Brigate Alpine e la costruzione di un ponte sul Prognolo.

Ipotesi scartata in un primo momento dalla maggioranza, perché si voleva impedire il traffico di transito nella lottizzazione.

Il problema è stato risolto disegnando la nuova strada, ma con accesso riservato ai residenti muniti di scheda magnetica, mentre per tutti gli altri si potrà accedere da via Borgo e da via Italia Nuova, con ingresso da via della Levà.

Per questo nuovo accesso alla lottizzazione e per quello del parco giochi è previsto anche un passaggio pedonale e ciclabile in Via Brigate Alpine e in piazza Samiz.

Secondo il sindaco i lottizzanti si sono impegnati inoltre a presentare in via preventiva progetti architettonici di qualità elevata, che siano anche di esempio per ogni successiva edificazione nel paese.

Adesso manca il via libera della Soprintendenza per le modifiche al piano e si dovrà ancora andare a trattativa fra Comune e lottizzanti per l’accordo economico in merito ai lavori da eseguire sull’area archeologica.

Quanto ai ritrovamenti, Luciano Salzani, direttore archeologo del Nucleo operativo di Verona della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, ha comunicato che entro fine mese sarà completata la campagna di scavo nell’area finora scoperta.

E che a vendemmia conclusa si potranno fare dei sondaggi anche nel vigneto vicino alla fontana di Arano, che dai nuovi accordi sarà destinato ad entrare nella lottizzazione come area edificabile.

Fonte: srs di Vittorio Zambaldo da L’Arena di Verona di  lunedì 15 ottobre 2007 provincia pag. 21


Verona: I tesori archeologici di Arano di Cellore di Illasi  sbarcano in città

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Calco esposto al museo

Verona: Oggi l’inaugurazione nelle sale di Palazzo Pompei a Verona

Sono storie sepolte quelle venute alla luce ad Arano, località di Cellore d’Illasi destinata a una lottizzazione non ancora avviata, ma i cui sondaggi preliminari, predisposti dalla Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto, hanno permesso la scoperta di una necropoli del Bronzo antico, databile fra il 2200 e il 1600 avanti Cristo.

«Storie sepolte», perché sono ancora tante le informazioni che può dare questo eccezionale ritrovamento scavato tra febbraio e ottobre dell’anno scorso, è anche il titolo scelto dal Museo civico di storia naturale di Verona per la mostra, voluta dall’assessorato alla cultura e che per la prima volta espone il corredo trovato ad Arano, assieme ad altri luoghi e ad altri riti coevi del Veronese.


Sarà inaugurata oggi 21 ottobre, alle 17, con la professoressa associata di metodologia della ricerca archeologica Daniela Cocchi Genick, che spiegherà la vita spirituale di quegli antichi abitatori della fascia pedemontana, con il direttore del progetto scientifico Luciano Salzani, con Angelo Brugnoli e Paola Salzani a illustrarne i contenuti.

La mostra sarà visitabile a Palazzo Pompei, in lungadige Vittoria da sabato 25 ottobre al 30 giugno 2009, con un’aula didattica a disposizione delle scuole da mercoledì 29.
Grandi pannelli con testi brevi e chiari, accompagnati da foto e cartine che documentano l’area di scavo e le fasi dell’intervento, introducono il visitatore alla comprensione dell’eccezionalità del ritrovamento.


Le vetrine mettono in mostra gli oggetti recuperati, un corredo poverissimo, com’è spiegato in un pannello e che rappresenta un altro dei misteri: le ossa di alcune sepolture non risultano nella posizione originaria, tipica del periodo, con i corpi rannicchiati, le mani sul volto, gambe e braccia raccolte vicino al busto, ma «sconvolte» in un disordine che può essere stato determinato da infiltrazioni d’acqua, di piccoli animali, ma anche dall’intrusione di predatori di tombe che abbiamo cercato oggetti di valore.

Sono 14 su 62 le tombe che hanno restituito del corredo, rappresentato per lo più da collane di conchiglie o pietre, pendagli, oggetti di metallo.
Il reperto più elaborato è la lama di un pugnale in bronzo «tornato dalle analisi archeometallurgiche che ne hanno determinato l’appartenenza al periodo del Bronzo antico», rivela Luciano Salzani, direttore archeologo del Nucleo di Verona della Soprintendenza.


Elemento di richiamo e di mistero è la piattaforma megalitica triangolare, più antica rispetto alla maggior parte delle sepolture, risalente probabilmente alla fine dell’età del Rame (2.500-2.200 avanti Cristo), presentata con foto aree e un’ipotesi ricostruttiva, realizzata al tratto da Franco Tempesta.

Saranno d’effetto anche i calchi fatti realizzare dall’amministrazione di Illasi, che rendono al visitare l’idea di come sono stati trovati i corpi.


«Da 30 anni il Museo lavora in sinergia con la Soprintendenza», sottolinea Alessandra Aspes, direttrice del Museo civico, «e il nostro compito precipuo è divulgare la conoscenza anche nei pochi spazi che abbiamo a disposizione». (V.Z.)

Fonte: L’Arena di Verona martedì 21 ottobre 2008 provincia pag. 31

(VR  27 dicembre 2009)

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