È UFFICIALE. IL MELONELLUM È LEGGE.

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È stata appena approvata in via definitiva alla Camera la peggiore legge elettorale della Storia repubblicana.

Con la scusa della governabilità e della stabilità, la destra si è cucita su misura una legge elettorale che altera in modo irreparabile i principi democratici di rappresentanza e trasforma la minoranza in maggioranza con una bacchetta magica.

È incredibile la quantità di cose sbagliate e probabilmente incostituzionali contenute in questa legge.

Primo, la più grave: basterà il 42% dei voti per far scattare un premio di maggioranza abnorme: fino a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. 

Parliamo di circa il 17,5% in più dei seggi complessivi.

Risultato: una coalizione che rappresenta meno della metà degli elettori può ritrovarsi con la maggioranza assoluta del Parlamento.

Meloni ha ingannato il Paese con l’introduzione delle cosiddette preferenze. Peccato che continueranno ad esserci i capilista bloccati e i vertici dei partiti continueranno così a decidere ed eleggere i propri candidati, indipendentemente dalle preferenze espresse dagli elettori.

E ancora: vengono letteralmente penalizzati i nuovi partiti: le forze politiche non ancora rappresentate in Parlamento dovranno raccogliere fino a 6.000 firme per circoscrizione, contro le precedenti 1.500. 

Quattro volte tanto.

Ma mica finisce qui. 

È anche una legge fatta da una donna contro le donne.

Il combinato disposto di finte preferenze e capilista bloccati rischia di indebolire concretamente la rappresentanza femminile, alla faccia della parità di genere. 

Il tutto senza mai – MAI – accordarsi con le opposizioni, letteralmente spianate dal dibattito nonostante numerosi emendamenti migliorativi, e arrivato con addirittura tre questioni di fiducia sulla legge più importante dell’intera legislatura.

Ma è la stessa Giorgia Meloni che dall’opposizione urlava contro i governi che usavano la fiducia?

Senza contare la quantità di profili di incostituzionalità, che potrebbero portare la Corte costituzionale a intervenire, mandando gli italiani a votare con una legge zoppa. 

Sarebbe l’ennesimo capolavoro.

Insomma, doveva essere la legge elettorale della stabilità e della rappresentanza democratica.

Sarà ricordata come la legge che aumenta il peso dei vertici dei partiti, penalizza le nuove forze politiche, introduce un premio di maggioranza esorbitante e ostacola le donne, invece di includerle.

E, invece di rappresentare elettori ed eletti, finirà – almeno nelle loro intenzioni – per favorire chi l’ha partorita.

L’emblema esatto e finale del peggior governo della Storia repubblicana.

E per nostra disgrazia pure il più longevo.


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