STUDIO BRITANNICO. DIMEZZARE LA POPOLAZIONE ENTRO 200 ANNI PER SALVARE IL PIANETA 

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.SALVARE IL PIANETA… ELIMINANDO LE PERSONE?

Il  titolo dell’Independent ha fatto il giro del mondo: dimezzare gradualmente la popolazione terrestre potrebbe aiutare il pianeta.

Prima precisazione: lo studio non propone alcun genocidio. Parla di una riduzione della popolazione nell’arco di circa due secoli attraverso il calo delle nascite e la pianificazione familiare volontaria.

Ma il problema non è solo ciò che dice lo studio.

È come certe idee possono essere lette, utilizzate o manipolate.

Perché la storia insegna che quando qualcuno inizia a sostenere che “ci sono troppi esseri umani”, prima o poi arriva inevitabilmente la domanda successiva:

Quali esseri umani?

Quelli dei Paesi ricchi, che consumano enormemente di più?

Oppure quelli dei Paesi poveri, che sono molti ma hanno un’impronta ecologica infinitamente inferiore?

La differenza non è da poco.

Oggi il 10% più ricco della popolazione mondiale produce una quota enorme delle emissioni globali, mentre miliardi di persone contribuiscono in misura minima al cambiamento climatico.

Forse il problema non è che siamo troppi.

Forse è che consumiamo troppo e in modo profondamente diseguale.

Le idee, però, hanno una strana abitudine: una volta entrate nel dibattito pubblico, qualcuno può spingerle molto oltre le intenzioni originarie di chi le ha formulate.

Il Novecento ci ricorda dove possono portare certe derive quando si comincia a ragionare in termini di “popolazione ottimale”, “vite superflue” o “bene superiore”.

La scienza deve poter studiare qualsiasi scenario.

La politica, però, deve ricordare che la dignità della persona non può mai diventare una variabile di un modello matematico.

Perché il giorno in cui il valore di un essere umano verrà misurato in tonnellate di CO₂ risparmiate, avremo smesso di difendere l’ambiente e cominciato a perdere noi stessi.

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