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È l’ora della preghiera serale, una sorta di vespro laico, ma pregno di tanta fede.
PREGHIERA (del) DELIRANTE
Ti ringrazio, Signore, perché mi hai creato così come sono.
Ti ringrazio perché hai gettato e fatto crescere in me il seme che mi fa amare l’Arte in ogni istante della mia vita, perché riesco a distinguere tra ciò che fa bene al cuore e ciò che fa male all’anima ovvero: amore per la musica progressive, elettronica, blues, rock, classica, lirica, un po’ di jazz e indifferenza nei confronti di tutti gli altri generi musicali; ti ringrazio perché quando non ascolto i Maneskin (ho dovuto, persino, guardare su Google come si scrive) o Samurai Jay mi sento più puro e rigenerato; ti ringrazio per avermi fatto amare il Teatro, il Cinema (quello bello) i Grandi Attori e le Grandi Attrici da cui avrò sempre da imparare e, nello stesso tempo, ti ringrazio per avermi fatto comprendere la differenza tra l’immenso Gigi Proietti e quel cane incapace di Roberto Benigni;
grazie per avermi donato lo spirito dell’autocritica in modo che mi possa migliorare sempre e grazie per avermi donato pure quello di essere ipercritico nei confronti della materia artistica e per farmi accorgere, anche a distanza di tempo, magari dopo essere stato insultato e deriso, di aver avuto ragione.
Grazie per avermi reso uno tra i peggiori “nazigrama” del web (e non solo di quello), per avermi donato l’istinto di chiudere per sempre un libro dopo due pagine perché mi accorgo che è una gran stronzata;
ti ringrazio perché mi hai permesso di utilizzare la voce e la scrittura come i miei migliori mezzi di comunicazione nei confronti del prossimo;
grazie per avermi fatto conoscere persone meravigliose (una anche stasera), dotate di buon senso e di quella bellissima cosa che è la Cultura della Vita, con le quali instaurare conversazioni edificanti senza che mi sia importato mai se fossero laureate o in possesso soltanto della terza elementare;
ti ringrazio per avermi privato della competizione in genere, delle gare, dei concorsi teatrali o cinematografici, di quella smania di voler essere sempre ai primi posti di assurde e patetiche classifiche che, al contrario, piacciono a tanti miei colleghi.
Infine… grazie per avermi permesso di riuscire a guardare il mondo da lontano, con un certo distacco quando è necessario o da una posizione diversa rispetto a come lo vede la maggior parte della gente. Questo è stato, forse, il dono più bello, perché, come mi sembra avesse detto Albert Camus, vivere questa sensazione di lontananza ti fa sentire distaccato dal mondo che ti circonda, ma, allo stesso modo, molto presente nella realtà.
AMEN!
Fonte: srs di Stefano Paiusco, da facebook di Paiusco del 24 settembre 2026


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