Mag 06 2026

SANTUARIO DI SAN GIACOMO DEL GRIGLIANO DI VERONA 

Category: Chiesa veronese,Storia e arte,Verona storia e artegiorgio @ 19:55

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Una storia dimenticata e misteriosa 

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La Chiesa di san Giacomo del Grigliano, Verona.

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Anche il viaggiatore più disattento che percorra l’autostrada in direzione di Milano, qualche chilometro prima del casello di Verona est, non può non notare  i suggestivi ed eleganti profili della chiesa di San Giacomo al Grigliano, posta tra la folta vegetazione di una collinetta, quasi a presidio del sottostante lungo rettifilo stradale

Complessa, misteriosa e di grande suggestione è la storia di questo sito iacopeo, un tempo composto oltre che dalla chiesa,  ancor oggi officiata, anche da un monastero e un ospitale dei quali restano poche tracce. Complessità e mistero legate al contesto sociopolitico e devozionale delle origini, al sito del ritrovamento del sepolcro, alla questione della discussa attribuzione delle reliquie, alle cause della repentina interruzione dei lavori di costruzione della chiesa. Resta il fatto che il culto generato da quell’evento crebbe e si diffuse repentinamente facendo del sacro sito, depositario di spoglie mortali attribuite a san Giacomo, importante meta di pellegrinaggi non solo dalle terre limitrofe, ma anche da diverse altre regioni, caso unico di santuario iacopeo in Italia. Un culto di pellegrinaggio che si prolungò nei secoli e sul quale scese l’oblio solo verso il finire del XIX secolo. Le tracce delle origini di questa devozione sono ancor oggi presenti sulla sommità del colle, dove sono ben visibili le fondamenta di un edificio di culto imponente, di cui solo l’abside vide la luce. Progettato a tre navate e 5 absidi, doveva superare in grandiosità le chiese cittadine veronesi 

Chiesa di san Giacomo del Grigliano,  l’imponente facciata che chiude le cinque absidi.

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L’interno è un vero e proprio scrigno di arte iacobea. Antichi affreschi, pale d’altare e bassorilievi riproducono, in diversi moduli iconografici, l’immagine di Giacomo il Maggiore. Nella cripta, in un’aura di silenziosa sacralità, un piccolo sarcofago di marmo (XIV secolo), identificato a suo tempo dall’epigrafe Iacobus, resta nascosto alla vista dei più. Questa storia misteriosa sembra però avere radici molto profonde, che affondano in un remoto passato, quando Verona con lo spostamento da Pavia della corte di Pipino, figlio di Carlomagno, era diventata la capitale carolingia. 

LA SCOPERTA DEL SEPOLCRO E LE ORIGINI DEL CULTO 

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 Chiesa di san Giacomo del Grigliano, Verona. Cripta, piccolo sarcofago di marmo (XIV secolo), identificato a suo tempo dall’epigrafe Iacobus.

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Lo scenario in cui si svolsero le oscure vicende che portarono ad una fine ignominiosa lo stesso protagonista, tal Filippo di Lavagno è caratterizzato dalla terribile triade peste, carestia e guerra 1  , associato al dominio della Milano viscontea. Siamo a pochi chilometri ad est delle mura cittadine, in prossimità di Caldiero 2.  . Un toponimo che secondo molti rimanda a “Candiano”, mansio citata subito dopo Verona nel famoso itinerario “burdigalense” del IV secolo, che ricalcava in parte la via Postumia. Una delle due uniche copie di quest ’ultimo (VIII secolo) è conservata nella biblioteca capitolare di Verona 3 . 

Lungo questo asse fin dai primi secoli, come è noto, vi fu, oltre all ’orma dei pellegrini ierosolimitani, anche una notevole circolazione di reliquie di apostoli e martiri, provenienti dall’Oriente e dirette in nord Italia o in Gallia. In questa località, esattamente sul colle del Grigliano, Filippo, invitato da una voce divina a scavare nel luogo dove poi venne edificata la chiesa attuale, dissotterrò, nel 1395, un’urna di marmo contenente delle ossa che, per una scritta, di cui oggi non rimane altra traccia se non la tradizione, furono ritenute reliquie preziose dell’Apostolo Giacomo 4 

. Nel “De modernis gestis” il maestro Marzagaia, contemporaneo ai fatti narrati, racconta l’episodio, senza però indicare l’anno esatto della scoperta. Gli altri documenti, molto più tardi (XVI sec), riportano versioni e date di ritrovamento non sempre congruenti. Racconta Pier Zagata, storico veronese, essere stato ritrovato nell’anno 1396 il corpo di san Jacopo Apostolo sopra il Monte detto il Grigliano, “perlochè divisarono i Veronesi d’ergere in quel luogo un magnifico tempio ad onore del detto Santo Apostolo”. Almeno nelle intenzioni del Comune, allora sotto il dominio dei Visconti, la chiesa doveva diventare il santuario di san Giacomo di Verona e forse porsi in competizione addirittura con Compostella nell’intercettare i flussi di pellegrini e mercanti lungo l’asse della Postumia. Una grande via consolare che collegava Aquileia con Genova, mare adriatico e mare tirreno, incrociando a Piacenza la via francigena. Una via che fin dal tardoantico veniva percorsa in direzione della Terra Santa e di seguito nel medioevo anche in direzione di Roma e della Galizia. La “scoperta” dell’urna avvenne “sub turre”, come da iscrizione successiva ancor oggi leggibile nella cripta della chiesa (Fig. 3). 

Fig. 3. chiesa di san Giaco-mo del Grigliano, Verona.Cripta, piccolo sarcofago dimarmo (XIV secolo), identifi-cato a suo tempo dall’epigrafeIacobus

Il ritrovamento avvenne quindi non in un luogo boscoso e isolato,bensì forse tra le rovine di un preesistente edificio di culto. L’esistenza di quest’ultimo, pur in assenza di tracce archeologiche, viene indicata da più fonti, tra cui la bolla papale “Ius patronati il cui testo fa riferimento alla riedificazione della stessa chiesa 5 

. Una conferma importante a queste indicazioni indirette viene da un atto notarile del 30 maggio 1390 in cui si dispone una donazione alla chiesa di san Giacomo al Grigliano. Quest’ultima data precede di 6 anni quella in cui sarebbe stato ritrovato il sepolcro 6 sul luogo dove poi venne edificata la chiesa attuale. La donazione pertanto non poteva che riguardare una chiesa di san Giacomo preesistente all’attuale. 

Tra le rovine di questa, “sub turre, il nostro Filippo potrebbe aver dissotterrato l’urna di marmo di “Iacobus”. Saremmo quindi difronte non ad una scoperta ma alla riscoperta di una devozione a san Giacomo preesistente, sulle cui possibili origini ritorneremo di seguito. Questi eventi si collocano in un arco temporale caratterizzato a Verona da una marcata effervescenza del culto a san Giacomo di Galizia. Seguono difatti di soli dieci anni la costruzione in città di un oratorio dedicato a san Giacomo di Galizia, con annesso ospitale  7 

Siamo in zona campo Marzo, all’interno della porta “pellegrina” che dava ad est sulla via Postumia in direzione del colle del Grigliano. Non bastasse, circa dieci anni dopo i noti eventi, in via val Verde, nel sito dell’attuale ospedale militare, venivano edificati un’altra chiesa e ospita le di san Giacomo di Galizia. Nello stesso periodo è anche documentata  l’esistenza di diversi testamenti di pellegrini in partenza da Verona per Compostella  8  La devozione al Giacomo, il cui sepolcro era appena stato  scoperto, sembra quindi, almeno alle origini, una variabile indipendente  rispetto al culto iacopeo compostellano già esistente a Verona. 

LE COMPLESSE VICENDE DELLA FABBRICA” 

La prima pietra del Santuario di san Giacomo venne posta nel 1396 alla presenza del Vescovo di Piacenza  9.. Dopo poco tempo accorse al sepolcro di Giacomo anche il Vescovo di Chioggia che ottenne la guarigione da una sua cronica infermità 10; ambedue, stranamente, presuli di città che costituivano nodi strategici delle grandi vie di pellegrinaggio 11 

Nel 1407 le 5 absidi della chiesa erano già in parte edificate. In prossimità della chiesa fu poco dopo realizzato un monastero 12 .

. Sappiamo che già nel 1413 i monaci inoltrarono richiesta al Comune di Verona al fine di regolare l’osservanza delle funzioni religiose in onore di S. Giacomo, di ampliare il monastero esistente e di spostare ai piedi del monte Grigliano un’osteria vicina alla chiesa, definita «obrobrium Dei et tam Gloriosi Santi» 13. 

. In alcuni documenti per lo stesso monastero viene registrata la dedicazione ai SS Filippo e Giacomo del Grigliano (ss Philippi et Jacobi de Agriano velGrigliano). La ragione sembra legata alla soppressione del monastero cittadino dei SS Filippo e Giacomo ed alla conseguente acquisizione dei relativi beni da parte del nostro (1450) 14.

. Nelle vicinanze doveva trovarsi anche uno xenodochio 15 , come sembra confermare l’affresco di un’absidula con l’epigrafe spitalium domus 16 

. Nel  1413, il Consiglio dei Dodici e dei Cinquanta del comune di Verona, ormai definitivamente inglobato nei domini di Venezia, delibera di affidare alla grande abbazia di S. Giustina di Padova la gestione di chiesa e monastero adiacente.

Il successore di papa Bonifacio IX, Gregorio XII, mette poco dopo in discussione l’autenticità delle reliquie di san Giacomo del Grigliano. L’interesse delle autorità cittadine per l’ambiziosa costruzione va, nello stesso periodo, progressivamente scemando, finoalla sospensione definitiva dei lavori. Non è da escludere che anche le politiche continentali di Venezia, le sue relazioni strategiche con la Spagna, abbiano giocato un ruolo in questa decisione. Un elemento va comunque sottolineato: i lavori iniziano sotto il dominio di Milano e si fermano sotto il dominio di Venezia. 

La costruzione viene completata limitatamente alla chiusura delle cinque absidi e il moncone di edificio, che nonostante tutto lascia immaginare la bellezza e la grandiosità del progetto, viene così aperto al culto. 

I monaci benedettini di santa Giustina, dopo trent’anni vennero rimpiazzati dagli Eremitani di Sant’Agostino, a loro volta sostituiti dai Canonici Lateranensi e questi, nel 1451, dagli Olivetani che ne garantirono la gestione per secoli. Nel 1717, per opera degli stessi Olivetani, fu restaurata la chiesa. Nel 1767, per decisione del Senato Veneto, il convento venne soppresso 17, anche se risulta 

definitivamente abbandonato solo nel 177118. 

. Nella gestione del complesso subentrano prima i sacerdoti diocesani, in seguito i Padri Filippini. Nel 1805, a seguito della profanazione del sepolcro di san Giacomo operato dalle truppe francesi, le preziose spoglie vennero traslate a Verona19.

. Nel 1816 fecero solennemente ritorno nella sede originaria. Nella seconda metà del XIX secolo il colle e le sue pertinenze vennero acquistati da certo Pietro Gonzales e poi da Rosa Libanti. Chiesa e villa adiacente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, vennero donate alla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza di San Giovanni Calabria. 

La chiesa progettata da Cansignorio Nicolò da Ferrara, già noto a Verona per aver ricostruito la grandiosa abside di san Zeno, presenta una semplice facciata (Fig. 4) la cui parte centrale sporge, serrata da robusti pilastri, riproponendo il motivo di partizione in cinque zone. Stupende le absidi poligonali in cui viene riproposto il bicromatismo tipico  del romanico veronese.

L’interno grandioso, nudo e semplice, (Fig. 5) con gioco di costoloni che sostengono gli archi gotici, costituisce uno dei più puri esempi di linguaggio gotico dell’Italia padana 20 

. I numerosi affreschi del XV sec., le pale d’altare (Fig. 6), il paliotto in rame sbalzato(Fig. 9) rappresentano un impressionante concentrato di devozione a san Giacomo il maggiore 21 

Nei freschi ai due lati dell’abside, (Figg. 7-8) di scuola veronese, Giacomo, abbinato con Santi diversi, è raffigurato con il Libro, a volte chiuso, nella mano destra o anche sinistra e il bordone del pellegrino nell ’altra mano. 

Molto interessante il paliotto dell’altar maggiore in rame sbalzato, raffigurante il martirio dell’apostolo Giacomo degli inizi del Seicento 22 

(Fig. 9). 

Nella chiesa sono conservati, non in buono stato, anche un’altra pala d’altare ed altri affreschi raffiguranti san Giacomo il maggiore. La decadenza dell’interesse politico, come si nota anche da queste tracce, non impedì alla devozione popolare di continuare per secoli. 

47cappella di San Giacomo della Nazione Spagnola 

IL CULTO DI SAN GIACOMO DI VERONA: EVOLUZIONE NEI SECOLI E RADICI CAROLINGIE 

Le ragioni della nascita di un “nuovo” culto di pellegrinaggio iacopeo, in un contesto cittadino già ampiamente permeato da un solido culto iacopeo compostellano, come dimostrato dalla presenza in città di tre chiese con ospitali dedicati a san Giacomo, restano oggettivamente da decifrare. 

Il tempo e il luogo della scoperta, l’attribuzione non univoca delle reliquie, lasciano spazio come già rilevato, all’ipotesi della riscoperta di un culto iacopeo preesistente, non di matrice compostellana. Le fonti che parlano del ritrovamento del sepolcro riportano l’esistenza sullo stesso della scritta Iacobus, senza alcun appellativo. Anche le reliquie ivi conservate del resto non sono mai state attribuite in modo univoco a san Giacomo maggiore. Alcuni autori 23 raccontano del ritrovamento “de i Santissimi corpi de “gloriosi Apostoli Iacopo e Filippo”, altri (Raffaele Zagata, Battista Peretto), invece riferiscono che “nella chiesa di San Giacomo sul monte Grigliano è nascosto il corpo di san Giacomo il maggiore e vi si conservano anche reliquie dell’apostolo Filippo”. I bollandisti 24  sollevano invece forti perplessità sull’esistenza a Verona del corpo di san Giacomo il Maggiore.

La diffusione della devozione alle sacre spoglie di Giacomo, in ogni caso, dovette essere immediata ed estesa se Filippo di Lavagno godette subito di grande fama. Una fama però effimera. A poco più di un anno di distanza dalla “inventio”, accusato di tentativo di furto delle reliquie stesse e di assassinio del custode, finì impiccato per ordine del Podestà Spineta de Spinolis di origine genovese. 

Nonostante questo fosco episodio l’accorrere di pellegrini sembra esser stato imponente tanto che 25, all’incirca nello stesso periodo, il 9 aprile 1397 papa Bonifacio IX con la Bolla «Jus Patronati» accoglie la petizione rivoltagli del comune di Verona, riconoscendo allo stesso i diritti gius patronato sul Santuario. 

Il nuovo culto diventa così un culto civico 26 . Vengono segnalati molti 

eventi miracolosi, alcuni di questi riguardano personalità di spicco, quali ad esempio il vescovo di Chioggia. Tra i pellegrini ritroviamo nobildonne milanesi, tra cui una contessa Visconti 27 e persone provenienti da varie località del Veneto 28 

. La chiesa (non compida) viene citata verso la fine del XV secolo anche nel diario di viaggio di un nobile veneziano 29 . A testimonianza di una devozione ancora viva, a distanza di secoli la domenica mattina del 27 novembre del 1630, una innumerevole folla orante giunse in pellegrinaggio al tempio del Grigliano per invocare la fine del flagello della peste 30. 

. Un flusso di pellegrini che, nonostante la soppressione del monastero, avvenuta nel 1717 e le devastazioni francesi del 1805, dovette proseguire interrotto se ancora nel 1861 risultano concesse indulgenze plenarie ai pellegrini che si recavano al Santuario del Grigliano 31 .

. Fu solo a metà ottocento quando l’intero complesso venne ceduto ad un certo Pietro Gonzales(spagnolo?) e ancor di più forse per l’intervento nel 1884 dello stesso Pontefice Leone XIII con minaccia di scomunica a quanti ritenevano che il corpo di S. Giacomo non si trovasse a Compostella  32, che la luce su questo culto sembra essersi definitivamente spenta. 

È indubbio che il processo di contaminazione tra la devozione ad un Giacomo altro (forse la devozione delle origini) associato talvolta a Filippo, e quella verso Giacomo il maggiore iniziò precocemente.

Anche i documenti che raccontano delle complesse vicissitudini della chiesa e del monastero spesso utilizzano due diverse denominazioni di Giacomo. La festività liturgica di san Giacomo veniva inoltre celebrata nell’abside centrale, la «chiesa grande», in due distinte ricorrenze quali quella del primo maggio (san Giacomo minore)  33 , e quella  del venticinque luglio (san Giacomo maggiore). 

La relativamente recente presa di possesso del compendio di san Giacomo del Grigliano da parte della Congregazione dei padri di don Calabria avvenne il venticinque luglio 1951. 

Ancora gli affreschi e gli arredi liturgici della chiesa risalenti al XVI secolo, come già osservato, rimandano unicamente a modelli iconografici riferiti a san Giacomo il maggiore. Molti sono quindi i segni che indicano come col passare dei secoli il culto di san Giacomo il maggiore abbia progressivamente soppiantato il particolare culto di pellegrinaggio iacopeo che prese piede a Verona con la scoperta dell’urna di Iacobus sul colle del Grigliano. 

Questa progressiva contaminazione rende quasi paradossale la storia di un culto di pellegrinaggio iacopeo che nasce con meta Verona e quindi distinto se non distante dal filone devozionale iacopeo-compostellano, per poi svilupparsi e morire come culto compostellano. Questo apparente paradosso, insieme alla incerta attribuzione delle reliquie conservate nell’urna, rende ragione del tentativo di diradare la nebbia della scena per provare ad identificare qualche tratto distintivo del culto del grigliano rispetto al contesto devozionale già esistente. 

Se il ritrovamento avvenne tra le rovine di una preesistente chiesa di san Giacomo sembra di poter dire innanzitutto che non di nascita ma di rinascita di un culto iacopeo veronese si possa e si debba parlare. Gli antichi testi liturgici conservati nella prestigiosa biblioteca capitolare di Verona 34  ci aiutano ad illuminare la scena delle origini, sollevando la polvere del tempo di molti secoli e facendoci ritrovare addirittura nel periodo dello splendore carolingio di Verona capitale. Risale a quest’epoca il famoso “Versus de Verona”, o Ritmo pipiniano, che ci racconta degli edifici di culto dei santi protettori che circondano Verona, tra cui una chiesa in cui si conservano reliquie di san Giacomo apostolo ad oriente della città 35. La chiesa di san Giacomo del Grigliano preesistente all’attuale, posto che l’unica chiesa cittadina di san Giacomo ubicata ad oriente risulta di secoli posteriore potrebbe proprio essere quella di cui parla l’antico ritmo pipiniano. 

L’esistenza a Verona di un antichissimo culto iacopeo è confermata del resto anche da fonti del 983 (!), del 1170 e del 1177 che attestano l ’esistenza di una confraternita “Congregatio sancte Veronensis ecclesiae” 36 , con patrono l’apostolo san Giacomo. Testi liturgici veronesi risalenti ad epoche addirittura precedenti l’inventio del sepolcro di Giacomo in Galizia forniscono ulteriori conferme della presenza a Verona di una devozione antichissima a un san Giacomo con diversi volti.

I calendari liturgici riportavano infatti tre festività liturgiche 37 dedicate a san Giacomo, tra l’altro in date che mutavano con il succedersi dei secoli. A seconda delle date e del calendario Giacomo compariva come figlio di Zebedeo o fratello di Giovanni, in altra data come Giacomo di Alfeo, infine in altra data ancora, talvolta insieme a Filippo, come Giacomo fratris Domini (quest’ultimo distinto da Giacomo di Alfeo) 38 

. Non abbiamo fonti che attestino su quale di questi culti iacobei veronesi risalenti al IX secolo, si possa eventualmente essere innestato il culto di pellegrinaggio rinato sul finire del XV secolo sul colle del Grigliano a pochi passi ad est di Verona, lungo l ’itinerario burdigalense. Siamo in ambito di ipotesi che meriterebbero ulteriori studi ed approfondimenti. Ma forse le suggestioni di queste storie misteriose affascinano cosi come sono.

References 

4

1 .G. DE SANDRE GASPARINI, Origine ascesa e decadenza di un Santuario medievale. San Giacomo al Grigliano presso Verona tra l’ultimo Trecento e i primi decenni del Quattrocento, in F.G.B. TROLESE (a cura di),Studi di storia religiosa padovana dal medioevo ai giorni nostri. Miscellanea in onore di mons. Ireneo Daniele, Padova, Istituto per la Storia ecclesiastica, 1997, pp. 115-139. 

2.  A. GLORIA, Il territorio padovano illustrato, Padova, editore Prosperini 1862, ristampa Atesa editrice, Bologna 1973, p. 33. 

3 Itinerarivm a bvrdigala hiervsalem vsqve et ab heraclea per avlonam et per vrbem romam mediolanvm vsqve sicc., Biblioteca Capitolare di Verona, LII (50), ff. 226r- 238r (IX-X sec.). 

4.  M. GADILI, G. PERAZZOLO (a cura di),Brevi cenni sulle vicende della Chiesa di San Giacomo del Grigliano(fino al 1936), in IID., Una Casa per “incontri d’anime”: S. Giacomo di Vago: le origini di un progetto, S. Giacomo di Vago (VR), 2001, (riprende a sua volta un testo del 1968, dovuto presumibilmente alla penna di Don Leone Zinaghi). Cfr. anche D.PÉRICARMÉA,Compostela e il culto di san Giacomo nel Medioevo Bologna, Il Mulino, 2004, p. 131. 

5. P. SPOLAORE, Sulle orme di Giacomo nel medioevo delle Venezie. Per antichi cammini alle origini di un culto sommerso, Edizioni Terraferma Crocetta del M. Treviso, 2014, p. 207. 

6. V. BERTOLINI, Alcune note su san Giacomo del Grigliano1390– 1451, Estratto da Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura e Scienze e Lettere di Verona, anno accademico 1967- 1968, serie VI- Vol. XIX, p. 18. 

SPOLAORE, Sulle orme di Giacomo nel medioevo delle Venezie cit., p. 199. 

8. DE SANDRE GASPARINI, Origine ascesa e decadenza di un Santuario medievale. San Giacomo alGrigliano cit., pp. 124 -125. 

9.  P. ZAGATA, GB. BIANCO- LINI, J. RIZZONI,Cronica della città di Verona, II, 1, in Verona, per Dionigi Ramanzini Librajo a San Tomio, 1747, p. 18, online https://bit.ly/34WjfDb 

10. G. DALLA CORTE, Dell’istoria di Verona, II, appresso Girolamo Discepolo stampatore episcopale (IS), 1596, p. 224, online https://bit.ly/32crWaV 

11 L. MOSCARDO, Historia di Verona, Verona, per Antonio Rossi, 1668, rist. A. Forni, Sala Bolognese (BO) 1976, p. 252, online https://bit.ly/38g1mRZ 

12. Archivio di Stato di Verona, Fondo S. Maria in Organo, Busta 26, pergamena 2127. 

13.  Sul tema si rimanda a: Archivio di Stato di Verona, Ant. Arch. Verona. Atti del Consiglio, 8 maggio 1413, Vol. 56, ff. 225v-226r; Archivio di Stato di Verona, Ant. Arch. Verona. Serie Processi, del Cons. 8 maggio 1413. Achivio di Stato di Verona, B. Moncelesio, Municipalia Magnificae Civitatis Veronae Decreta (ab anno 1405 usque ad annum 1623), Vol. 140, f. 378; cfr. M. CAMPANA, La chiesa di S. Giacomo del Grigliano, nella storia e nell’arte veronese, Verona, Regnum Dei Editrice, 1978, cap. III, online https://bit.ly/38gKFpI 

14  F. SEGALA, Monasteriorum memoria. Abbazie monasteri e priorati di osservanza benedettina nella città e diocesi di Verona (sec VII- XXI). Atlante storico-topobibliografico, Verona Archivio storico Curia diocesana, 2004, pp. 147-148. 

15. Ibid., p. 149. 

16.  BERTOLINI, Alcune note su S. Giacomo del Grigliano (1390- 1451) cit., p 19 

17.  P. PRETO, Aspetti giuridici nella vita delle chiese del territorio veronese in età moderna, in G. BORELLI (a cura di), Chiese e monasteri nel territorio veronese, Verona 1981, p. 352. 

18.  G. BORELLI, Monasteri di campagna in età modernaaspetti e forme della ricchezza, in Chiese e monasteri in territorio veronese, Verona, BPV, 1981, p. 273. 

19. MICHELE ANGELO BONOMI, «Inquisitio canonica super, ossibus S.ti Jacobi Maioris Apostoli, olim in capsa ferrea intus mensam altaris maioris ecclesia noncupata S.ti Jacobi de Grigliano», Busta di S. Briccio di Lavagno, Biblioteca Capitolare di Verona, 1 settembre 1807. 

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20. F. FLORES D’ARCAIS, Per una lettura dell’architettura chiesastica nel territorio veronese tra alto e basso medioevo, in Chiese e monasteri cit., pp. 484-486. 

21 G.P. MARCHINI, Per un “catastico” delle pitture e delle sculture nelle chiese del territorio veronese, in Chiese e monasteri cit., p. 594. 

22 . L. ROGNINI, Le arti minori nelle chiese del territorio, in Chiese e monasteri cit., p. 620. 

23.  V. BERTOLINI, Alcune note su San Giacomo del Grigliano (1390-1451), in «Atti e memorie della Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona», a. a. 1967-68, serie VI,XIX, p. 6. 

24.  De S. Jacobo Majore Apostolo et Martyre, Compostellae in Hispania. Commentarius Historicus,Pars Prima, in AASS (33), Iulii, VI, Parisiis-Romae 1749, p. 81. “Non solo i Galli, ma anche gli Italiani contendono agli Spagnoli il corpo di san Giacomo apostolo; infatti l’antica raccolta di fonti (Monumenta) sulla storia della Chiesa veronese, raccolte da Raffaele Zagata e Battista Peretto, in parte disposte in ordine da Agostino Valerio (o Valier) vescovo Veronese (fine 1500), cosi riferisce: “nella chiesa di san Giacomo sul monte Grigliano, fuori dalla città o in un monastero è nascosto il corpo dell’apostolo san Giacomo maggiore ed è stato notato un vaso di vetro, pieno di ceneri, che come è stato a noi riferito, sono ritenute reliquie dell’apostolo Filippo. Si conserva anche una cassa di legno, piena di ossa, che vengono ritenute sante reliquie; infatti mentre era monaco Timoteo Leoniceno anno 1537, venendo ingrandita la cappella nella quale era stato collocato il corpo di Giacomo, quelle ossa furono trovate nello stesso contenitore di legno nel muro, sotto la lapide sulla quale era stata posta l’arca di ferro contente il corpo di san Giacomo.” Il testo bollandista riporta di seguito quanto affermato da altri autori che negano decisamente la validità di queste informazioni concludendo che “poiché è cosi chiaro che il corpo di san Giacomo si trova a Compostela o sono in errore (i Veronesi) o “hanno solo qualche parte del suo corpo”. 

25. SPOLAORE, Sulle orme di Giacomo nel medioevo delle Venezie cit., p. 207. 

26. BERTOLINI, Alcune note su S. Giacomo del Grigliano (1390-1451) cit., pp. 17-18. «Bonifacio Vescovo, servo dei Servi di Dio, ai diletti Figli, Popolo e Comune della città di Verona, Salute ed Apostolica Benedizione. L’affetto di sincera devozione che portate a Noi e alla Chiesa romana, esige che Noi acconsentiamo ai Vostri voti, specialmente a quelli che riguardano la riparazione delle chiese e l’aumento del culto divino. Perché dunque, come affermava la vostra supplica, era stata fondata e costruita sul Monte Grigliano, già da tempo, come dimostrano le fondamenta, una chiesa intitolata a S. Giacomo Maggiore. Cfr. anche G. BIANCOLINI, Notizie storiche delle chiese di Verona, II, per Alessandro Scolari al Ponte delle Navi, Verona 17235. Il testo originale della “Bolla papale” è andato perduto. Rimangono copie trascritte negli Atti del Consiglio del Comune di Verona, dal titolo: «Datatio Sancti Jacobi de Grigiano», del 19 febbraio 1445, e una trascrizione presente nella Busta di S. Briccio di Lavagno della Biblioteca Capitolare di Verona. Nel documento si parla esplicitamente di una richiesta di riedificazione della chiesa e di un edificio e di un culto di pellegrinaggio iacopeo  preesistente al ritrovamento. 

27.  S. S PIAZZI (a cura di), Storia  di Filippo e di San Giacomo , online http://bit.ly/3efyJp2 

28.  G.P. CAGNIN, Pellegrini e vie delPellegrinaggio a Treviso nel medioevo: secoli XII-XIV, Sommacampagna,  Cierre Edizioni, 2000, pp. 96-97, 119-121. 

29.  L. PUPPI, E.M. DAL POZZOLO, G. FOSSALUZZA,Le vie di Giorgione nel Veneto. Ambienti opere memorie, Milano, Guide Skira 2009, p. 23. 

30 . F. DAL FORNO, Storia e Arte nella valle di Mezzane, Verona, Fiorini, 1975, p. 44. 

31. M. CAMPARA, La chiesa di S. Giacomo del Grigliano nella storia e nell’arte veronese, Verona, Regnum  Dei Editrice, 1978, pp. 1-163. 

32. DAL FORNO, Storia e Arte nellavalle di Mezzane cit., p. 44. 

33.  Ibid., p. 139. 

34. SPOLAORE, Sulle orme di Giacomo nel medioevo delle Venezie cit., pp. 53-55. 

35. G.G. MEERSSEMAN, E. AD- DA, J. DERSHUSSES (edd.), L’orazionale dell’arcidiacono Pacifico il “Carpsum” del cantore Stefano, in Studi e testi sulla liturgia del duomo di Verona dal IX all’XI sec., (Spicilegium Friburgense, Collana di testi per la storia della vita cristiana 21), Fribourg (Suisse), Ed. Universitaires de Fribourg, 1974, pp. XVI-348, part. 4-17. L’autore (anonimo) vanta in versi i numerosi Santi protettori di Verona, di cui si conservano reliquie nelle chiese che circondavano la città, come baluardi spirituali:” o felicem te, Verona… qualis es circumvallata custodes sanctissimi, qui te defendet…ab oriente habet primum martyrem Stephanum, …deinde Petro et Paulo, Iacobo apostolo….” Il Messerman afferma che la menzione di Giacomo apostolo presente nel “Ritmo” sia da riferirsi o ad una chiesa di san Giacomo preesistente a quella di san Giacomo di Galizia in campo Marzo, oppure alla presenza di reliquie di san Giacomo all’interno della chiesa di san Paolo in campo Marzo. Per quanto ho potuto osservare direttamente nulla si ritrova nelle fonti veronesi né relativamente alla presenza di reliquie di san Giacomo nella chiesa di san Paolo, né circa la preesistenza di un altro edificio di culto più antico sullo stesso sito nel quale era ubicata la chiesa di san Giacomo di Campo marzo. 

36 L. MASCANZONI, San Giacomo il guerriero e il pellegrino; il cultojacobeo tra la Spagna e l’Esarcato (secXI-XV), Spoleto, Centro Italiano di studi sull’alto medioevo, 2000, p. 29. 

37. A. CATELLA, F. DELL’ORO, A. MARTINI,Liber sacramentorum paduensis, Roma, Edizioni CLV, 2005, pp 18-39: fu scritto a Liegi e forse portato a Verona dal vescovo Raterio (965), che era stato Vescoo di Liegi. Ora è conservato nella biblioteca capitolare di Padova, dove non si sa come e quando sia arrivato, non contenendo lo stesso tracce di uso padovano. Tra i Santi ricordati, in prevalenza dell’area franca, il sacramentario contiene un officio specifico al 1° maggio per la commemorazione del dies natalis dei santi Giacomo e Filippo. La data in cui si fa memoria di Giacomo di Alfeo non è il 1° maggio; aggiunte del sec X (Additamenta veronensia) indicano culti di Santi propri della Chiesa Veronese, tra i quali si conferma la memoria al 25 luglio del dies natalis di san Giacomo, senza alcun appellativo, quasi che in questo secolo non vi fosse più bisogno di specificare di quale Giacomo si trattava. 

38. A. SPAGNOLO, Tre calendari medievali veronesi, con prefazione storica, «Atti dell’Accademia d’agricoltura, scienze e lettere di Verona». serie IV, XV, 1914, stabilimento tipolitografico G. Franchini Verona, 1915, pp. 18-50: «Cod LXXXV Sacramentario Wolfangi Idus mart Passio s Iacobi apos» [preceduto da S Leonis, ricordato nel martirologio geronimiano e inserito tardi nel mart. Romano, festa il 14 marzo in base al ritrovamento di iscrizione sepolcrale, seguito da S Cyriaci mart.; se san Ciriaco di Gerusalemme la festività è il 4 maggio]; «Maius habet dies XXXI luna XXX, SS Apost. Philippi et Iacobi fratres domini» [preceduto da] «VII kal mai S Marci evang, IIII kal mai s Vitalis mart.; X kal mai s. Iacobi apos. Alphaei» [insieme a] «in civit. Nola s Paulini epis.; VIII kal aug. S Iacobi apost.filii Zebedaei et s Christofori mart. ». [nello stesso sacramentario il 15 marzo si registra la festività della “passio” di san Giacomo apostolo, si conferma anche qui una distinzione tra il culto di Giacomo di Alfeo e quello di un altro Giacomo, notata un secolo prima nel martirologio pacifichiano, il che fa pensare all’esistenza a Verona e nel Veneto di un culto indipendente di Giacomo fratello del Signore.

Fonte: srs di Paolo Spolaore, (Centro Itaiano di Studi Compostellani), da  Compostela n.42 del 2021

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