Gen 21 2015

LA POLITICA È L’INVERSIONE DELLA VITA. INTERVISTA CON MARCO BASSANI

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J.J. David, “L’incoronazione di Napoleone” (1806)

 

 

DIALOGHI SUL POTERE,   15/01/2015

 

“Il problema”, osserva Marco Bassani, professore di storia delle dottrine politiche all’Università di Milano, “è che la vita reale non entra mai nei giudizi politici”. Un’analisi a tutto campo sul ruolo della Chiesa e del Politico nel mondo moderno e postmoderno.

 

 

Domenica scorsa, 11 gennaio, abbiamo visto centinaia di migliaia di persone sfilare a Parigi. Il senso di questa cerimonia laica, in qualche modo ancora ci sfugge. Iniziamo oggi il primo di cinque dialoghi sulla genealogia del moderno, incontrando Luigi Marco Bassani

 

 

UN MOSTRO MODERNO: LO STATO

 

Lei ha ricordato che dopo «la scristianizzazione dell’Occidente, deificato lo Stato, monumento e greppia delle elite, le classi colte dell’Occidente si trovano ora costrette ad inchinarsi di fronte ad un altro dio.  Nemesi: divinizzando lo Stato siamo diventati incapaci di combattere chi vuole statalizzare il divino». Una lettura su cui Le chiedo di tornare.

 

Marco Bassani: La mia lettura parte dal 1790: il 13 febbraio 1790 l’Assemblea votò la proibizione per i voti religiosi e la soppressione di tutti gli ordini e le congregazioni (esclusi quelli che esercitavano attività ospedaliera e scolastica). Nel luglio del 1790 con la Costituzione civile del clero….

 

Per capirci, la Costituzione approvata dall’Assemblea nazionale francese, volta a regolamentare la vita della Chiesa sul territorio nazionale, con la soppressione dei privilegi degli ordini religiosi e una stretta irregimentazione dei parroci, che finirono per essere eletti – e quindi alle dipendenze – dal potere politico …

 

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Nov 20 2014

SUD, ASINO CHI LEGGE

Category: Scuola e universitàgiorgio @ 01:53

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La pubblica amministrazione non è mai stata nordista. Nella scuola la selezione della classe dirigente parla meridionale. Nella Rai altrettanto. Altrettanto nelle forze armate e in Polizia. Per non parlare dei ministeri. O delle Poste. Si dice che sia per una tradizione del Mezzogiorno a puntare nello Stato come luogo di lavoro. Il Nord, più intraprendente verso le libere professioni, invece, preferisce non partecipare ai concorsi pubblici. Oppure c’è chi dice che è perché i concorrenti ai concorsi pubblici del Sud siano più preparati.

 

Noi non facciamo altri commenti, pubblichiamo però di seguito l’esito dell’inchiesta che ha effettuato Save the children sulla scolarizzazione del Mezzogiorno. Non solo bassa. Ma anche di scarsa qualità. Per fortuna quelli che si salvano vanno a costituire l’ossatura della burocrazia dello Stato italiano. Buona lettura.

 

“Il livello d’istruzione degli alunni del Mezzogiorno si allontana sempre più dall’Europa e dal resto dell’Italia: la dispersione scolastica rimane del 24,8% in Sicilia e Sardegna, del 21,8% in Campania, del 19,7% in Puglia.

La media nazionale di alunni che lasciano banchi e libri prima dei 16 anni è invece del 17,6% di alunni, quella dell’UE del 12,7% e le indicazioni che arrivano da Bruxelles sono di arrivare al 10% entro il 2020.

E’ quanto sottolinea l’Anief rimarcando che il dislivello è evidente anche in altri contesti scolastici, ad iniziare da quelli della prima infanzia: solo il 2,5% dei bambini fino a 3 anni fruisce di un nido in Calabria, mentre in Emilia Romagna sono il 26,5% e in Europa uno su tre.

 

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Lug 26 2014

LE CURE PER ELIMINARE «QUESTI SLAVI» DAI CONFINI DEL REGNO D’ITALIA

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Le motivazioni della sentenza di morte, contenuta nel Giornale di Udine del 22 novembre 1866, ad un mese esatto dal plebiscito, e che prevedeva l’eliminazione forzata di «questi slavi» erano improntate ad una viscerale insofferenza nei confronti dello «straniero» e ad un palese senso di superiorità nei confronti di altre culture. Il tutto mascherato da un viscido paternalismo che mascherava il profondo razzismo radicato in certe correnti del Risorgimento che avevano prevalso sulle idee federaliste, la solidarietà e la fratellanza tra i popoli oppressi.

 

Verso gli slavi del Friuli, scriveva benignamente il Giornale di Udine, diretto dal giornalista e uomo politico friulano Pacifico Valussi, che pure, assieme a Nicolò Tommaseo, guardava con interesse al mondo slavo e comprendeva la necessità di mettersi in relazione con esso, «non faremo però nessuna violenza; ma adopereremo la lingua e la coltura di una civiltà prevalente quale è l’italiana per italianizzare gli Slavi in Italia, useremo speciali premure per migliorare le loro sorti economiche e sociali, per educarli, per attirarli a questa civiltà italiana, che deve brillare ai confini, tra quelli stessi che sono piuttosto ospiti nostri. Bisogna insomma che coll’agricoltura, coll’istruzione delle scuole e de’ libri, con ogni mezzo più adatto trasformiamo quelle poche popolazioni».

 

Si trattava di un programma vasto, piuttosto vago, ma preciso nelle sue finalità: italianizzare queste popolazioni con interventi in campo scolastico, economico e sociale.

 

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Giu 02 2014

DATI WIKIPEDIA: IL 47% DEGLI ITALIANI SONO “ANALFABETI FUNZIONALI”

Category: Scuola e università,Società e politicagiorgio @ 13:03

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INCREDIBILE (ma non troppo…) SECONDO I DATI RIPORTATI WIKIPEDIA AL 2008 IL 47% DEGLI ITALIANI – quasi la metà – SAREBBERO “FUNZIONALMENTE ANALFABETI”!!!

 

“Con il termine analfabetismo funzionale si designa l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico.”

 

Leggi tutto su wikipedia

 

 


Nov 29 2013

“TROPPE LE TASSE UNIVERSITARIE”: ECCO LE 36 UNIVERSITÀ ITALIANE “FUORILEGGE” SECONDO L’UDU

Category: Scuola e universitàgiorgio @ 10:40

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ROMA – Tasse universitarie troppo alte in 36 atenei su 61. L’Udu, Unione degli universitari, afferma che 36 atenei sono “fuorilegge” perché farebbero pagare più tasse del dovuto ai propri studenti. Secondo il Dpr numero 306 del 1997 le tasse universitarie non possono superare il 20% del Fondo di finanziamento ordinario erogato dallo Stato. Il fondo statale viene utilizzato per pagare gli stipendi a professori, ricercatori e personale non docente. Dopo i tagli alla scuola della riforma Gelmini e delle finanziare degli ultimi anni, le tasse universitarie sono state aumentate. Nel 2012 il 59 percento degli atenei ha fatto pagare tasse più alte di quanto previsto dalla legge, mentre nel 2011 sono stati 31 su 61, circa il 50 percento. L’Udu ha presentato i nomi degli atenei che hanno alzato le tasse oltre il limite previsto dalla legge. Una lista che nasce dopo aver vinto il ricorso al Tar della Lombardia contro l’università di Pavia, condannata a risarcire gli studenti che avevano versato più soldi del dovuto.

Ecco la lista dei 36 atenei italiani “fuorilegge”, con la percentuale di tasse versate e il costo medio annuo per studente:

 

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Nov 24 2013

IL BAMBINO CRESCE NELLA DECRESCITA

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In quaranta anni di carriera mi sono dedicato alla scuola e all’animazione sociale per i primi 25.   Poi, visto le vicissitudini del mio paese, l’Italia, ho dovuto ri-inventarmi nel settore privato.  Sono stato pubblicitario e da una dozzina d’anni sono un pubblicitario disertore, uno a cui non piace condizionare la gente al consumismo, ma che per mestiere ha conosciuto molte tecnicuzze che vi convincono a desiderare quello che non vi serve.

 

La cosa più sconvolgente, vi assicuro, è scoprire concretamente l’entità dei budget spesi nell’advertisement (quasi tutto televisivo) in questi ultimi decenni.

Un minuto sulle sei principali reti italiane costa quanto lo stipendio di tutta la vita di una maestra; ciascun italiano, al termine di una vita ha pagato indirettamente (nascosto nel prezzo delle merci) il costo di una discreta casa.

 

Oggi, per mestiere, aiuto le organizzazioni della decrescita (enti, associazioni, movimenti ed aziende dell’altra economia come contadini bio, artigiani del riciclo, installatori solari…) a comunicare senza marketing. Questi imprenditori scommettono la vita per sviluppare forme sostenibili di economia. Li conosco bene, li stimo, vedo che fanno molto sul serio; sono forme di economia che reggono discretamente alla crisi e, tra tutte le forme di investimento per creare un posto di lavoro, quasi sempre sono la più economica in rapporto ai risultati.

 

Tuttavia occorre restare guardinghi: «economia» e «sostenibilità» sono parole trabocchetto, ci sta dentro tutto e il contrario di tutto.

 

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Nov 21 2013

QUOTE LATTE: IL MINISTERO SBAGLIO’ I DATI, GLI ALLEVATORI AVEVANO RAGIONE, PECCATO CHE ORAMAI SONO FALLITI E NELLE MANI DI EQUITALIA

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Quote latte, allevatori del Friuli beffati

La procura di Roma apre un fascicolo per l’ipotesi di falso sui dati di Agea. Oltre 400 gli imprenditori locali danneggiati

UDINE. Multati, trattati da truffatori per aver sforato le quote latte. Costretti a chiudere le aziende. Eppure innocenti. Ma non c’erano sforamenti. E quelle multe non erano dovute.

 

La denuncia. Per almeno mezzo migliaio di allevatori friulani si profila una svolta storica sulla travagliata vicenda delle Qri (quote individuali di riferimento disciplinate dalla legge 469/92).

 

Dopo la denuncia presentata da 150 allevatori delle province di Udine, Pordenone e Gorizia, e da realtà consortili come quella di Cospalat, Cooperativa Nord Est, Cospa Interregionale e Latteria San Giacomo, rappresentati dall’avvocato Cesare Tapparo, ora le indagini dei carabinieri delle politiche agricole e alimentari coordinate dalla magistratura sono approdate a una svolta.

 

Il gip. Il gip Giulia Proto di Roma, cui sono confluite le indagini avviate dalla procura di Udine e di Pordenone assieme a quelle di quasi una settantina di procure italiane dove sono approdate le denunce degli altri allevatori, ha disposto il rinvio degli atti al pm di Roma affinchè valuti in merito a un’iscrizione a carico dei funzionari della Agea per il reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.

 

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Ott 08 2013

UN PAESE PER BANDITI

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Quando guardo questo paese, non credo ai miei occhi!
Accadono cose talmente aberranti, inverosimili e inenarrabili, da credere sia il Flashback di un acido fatto in gioventù, di una canna troppo caricata, i postumi una solenne sbornia: un incubo!! Poi capisco che è tutto vero, reale, e ogni aggettivo appartenente al lessico corrente, non è in grado di descriverne la portata, la sua degenerazione morale, etica, e socio/ambientale.
Viviamo in un mondo al contrario, dove i posti di responsabilità si raggiungono per demeriti – dove vige il nepotismo, la raccomandazione – dove la capacità di mentire, il mercimonio della dignità, la corruzione, e la propensione a tradire, sono divenute pratiche relazionali e comportamentali: le inedite credenziali per avere accesso al mondo del lavoro e garantirsi così la tanto agognata stabilità economica.

 

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Ott 07 2013

L’ITALIA DA DISTRUGGERE – LA MEGLIO GIOVENTÙ

 

Professore: – Lei avrebbe meritato un ventotto, un ventinove,  e ho messo trenta perché  ho applicato quello che io chiamo,  il cosciente di simpatia, poca cosa, ma quanto  basta per farla arrivare al trenta. Qualcuno trova da eccepire  su questo mio quoziente di simpatia, ma io credo che, la simpatia  nel senso greco del termine sympatheia (συμπάθεια), cioè condividere il pathos,  la sofferenza altrui è molto importante per un medico,  ad altri applico invece  il quoziente  di antipatia, cioè tolgo due,  anche tre punti, l’antipatia è la cosa peggiore per un medico. Lei è  meritevole comunque, complimenti, ma non si monti la testa, ha ancora due esami fare come, e sono sempre in tempo a farla a pezzi.

 

Professore: – Quei due chi sono, amici suoi? Si porta dietro  la clac?

 

Studente: – No, e che, siccome dovevamo partire, no.. allora sono venuti..

 

Professore: –Sono del mio corso? Non me li ricordo.

 

Studente: –E…no! Carlo fa economia, invece Berto studia   filosofia

 

Professore:- Non mi racconti le loro bibliografie, mi basta sapere  soltanto che elementi simili andranno a fare danno altrove: economia, filosofia, andiamo bene…

 

Professore: – Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio, comunque voglio darle un consiglio, lei ha una qualche ambizione?

 

Studente : – Ma… Non…

 

Professore: – E Allora vada via… Se ne vada dall’Italia. Lasci l’Italia finché è in tempo. Cosa vuole fare, il chirurgo?

 

Studente : – Non lo so, non ho ancora deciso..

 

Professore: – Qualsiasi cosa decida, vada a studiare a Londra, a Parigi! Vada in America, se ha le possibilità. Ma lasci questo Paese. L’Italia è un Paese da distruggere; un posto bello e inutile, destinato a morire

 

Studente : – Cioè secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?

 

Professore: – E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…

 

Studente: – E allora professore perché rimane?

 

Professore: – Come perché? Mio caro, Io sono uno dei dinosauri da distruggere”

 

 


Ott 07 2013

LA CULTURA DEL MENGA…

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DEL MENGA

 

Quella che oggi è definita “la cultura”, non ha niente a che vedere con la libertà, la conoscenza, e con quella consapevolezza di sé e delle cose, capace di darci il polso della situazione così da intervenire sui nostri comportamenti e atteggiamenti. E’ una menzogna del Sistema Potere, ripetuta così tante volte da averla trasfigurata nel tempo in verità assoluta. Il branco di allocchi si adegua e ne fa baluardo, trattandola come bene primario, e “condizione senza la quale” nessun individuo potrà mai liberarsi da quel presunto stato di ignoranza e letargia intellettuale che, a oggi, gli preclude ogni vera capacità di giudizio critico. Nei fatti poi, non esiste nulla di più omologante, inconcludente e improduttivo ..

 

Se oggi la cultura producesse reali vantaggi alla collettività, di fatto non esisterebbe – come del resto la politica e le privatizzazioni, che se fossero di qualche utilità sociale, sarebbero vietate.

 

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Ott 04 2013

LO CHIAMANO RAZZISMO – MA QUALE INTEGRAZIONE CI PUÒ ESSERE CON 2-3 ALUNNI ITALIANI IN UNA CLASSE DOVE CE NE SONO 25 O 30 EXTRACOMUNITARI?

Category: Scuola e università,Società e politicagiorgio @ 08:45

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Integrazione

 

In nome di questa parola alata, Integrazione, si tende, a volte, a minimizzare, magari adombrando l’accusa di razzismo, laddove, invece, ci sono smarrimento e sofferta paura di perdere un pezzo della propria identità…

 

Isabella Bossi Fedrigotti per il “Corriere della Sera

 

Il problema, lo si è visto, comincia nelle scuole materne e dell’infanzia dove le graduatorie danno la priorità alle famiglie con reddito basso.

 

È questo il motivo per cui i bambini italiani molto spesso sono – schiacciata – minoranza, a volte uno solo in classe in mezzo ai piccoli stranieri, a volte nessuno perché i posti sono tutti quanti occupati da chi ha la precedenza.  Continua alle elementari dove non ci sono graduatorie però ci sono i numeri, nel senso che, essendo il tasso di natalità più elevato tra gli stranieri, un po’ dappertutto nel Paese ormai ci sono classi con netta predominanza di immigrati e uno, due, tre alunni italiani soltanto. E anche nelle scuole medie il problema comincia a essere all’ordine del giorno.

 

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Gen 31 2013

E MONTI SAREBBE UN PROFESSORE UNIVERSITARIO?

Category: Scuola e università,Società e politicagiorgio @ 00:07

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Mario Monti

Se Monti capisce di economia come capisce di Università, siamo a posto! Ma non è stato perfino Rettore alla Bocconi? O era troppo occupato con il Bilderberg e con la Trilaterale? E intanto, a farne le spese è l’istruzione italiana. Meno cultura, meno consapevolezza dei propri diritti e più lavoro sottopagato: lentamente, il modello cinese si avvicina.

 

di Valerio Valentini

Stringe il cuore vedere il presidente del consiglio Mario Monti darsi così tanto da fare per gli universitari italiani, sbattendo i pugni per permettere agli Erasmus in giro per l’Europa di poter votare alle prossime elezioni: “Bisogna fare tutto il possibile per consentire loro il diritto di voto”, aveva sobriamente ribadito ai suoi ministri Cancellieri e Terzi di Sant’Agata. Forse, però, un po’ troppo sobriamente. E infatti tre giorni dopo il Consiglio dei Ministri ha bloccato tutto: non ci sono i tempi tecnici. L’Erasmus, del resto, esiste soltanto dal 1987.

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Ott 05 2012

SAREBBE NECESSARIO INSEGNARE I FONDAMENTI ELEMENTARI DELLA NOSTRA TRADIZIONE RELIGIOSA

Massimo Cacciari

“Non lo dico da oggi: sarebbe civile che in questo Paese si insegnassero nelle scuole i fondamenti elementari della nostra tradizione religiosa.  Sarebbe assolutamente necessario battersi perché ci fosse un insegnamento serio di storia della nostra tradizione religiosa.

Lo stesso vale per le università; sarebbe ora che fosse permesso lo studio della teologia nei corsi normali di filosofia, esattamente come avviene in Germania. (…)

Per me è fondamentale il fatto che non si può essere analfabeti in materia della propria tradizione religiosa. È una questione di cultura, di civiltà. Non si può non sapere cos’è il giudaismo, l’ebraismo, non si può ignorare chi erano Abramo, Isacco e Giacobbe. Bisogna conoscerne la storia della religione, almeno della nostra tradizione religiosa, esattamente com’è conosciuta la storia della filosofia e della letteratura italiana. Ne va dell’educazione, della maturazione anche antropologica dei ragazzi.

È assolutamente indecente che un giovane esca dalla maturità sapendo magari malamente chi è Manzoni, chi è Platone e non chi è Gesù Cristo. Si tratta di analfabetismo. La scuola deve alfabetizzare. Quando i ragazzi vanno in giro a fare i turisti vedono delle chiese e dei quadri con immagini sacre. Ma cosa vedono, cosa capiscono? Spesso riconoscono a malapena Gesù Bambino. Non sanno nulla delle nostre tradizioni. La religione è un linguaggio fondamentale.  Come la musica”.

 

Massimo Cacciari, filosofo agnostico

 

 


Lug 24 2012

CHRIS HEDGES: PERCHÈ GLI STATI UNITI DISTRUGGONO IL LORO SISTEMA SCOLASTICO

Category: Cultura e dintorni,Monolandia,Scuola e universitàgiorgio @ 21:08

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Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta.  Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico e dell’istruzione. Celebra l’addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato e delle imprese.  Li incanala in un sistema castale di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese.

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Dic 16 2009

Il futuro passa dalle lingue regionali

Category: Scuola e università,Società e politicagiorgio @ 10:21

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Sabino Acquaviva

Professore Acquaviva, questa settimana in Venerdì di Repubblica dedica un servizio di copertina al dialetto, con la chiave “se lo parliamo tutti, come facciamo a capirei?”. Come risponde?

«All’inizio del Rinascimento esistevano le lingue regionali – veneto, toscano, provenzano, catalano e via dicendo – e una lingua veicolare, comune, che era il latino. Poi in ogni area geografica una lingua regionale si è imposta sulle altre e sono nate le lingue nazionali: il castigliano è diventato lo spagnolo, il francese del Nord è diventato il francese e così via. Sono seguiti tre secoli di guerre violentissime. Ora cosa dovremmo fare: tornare indietro? No, guardare avanti. Noi abbiamo bisogno degli Stati Uniti d’Europa, perché Paesi di 50-60 milioni di abitanti non possono competere con colossi come Cina e India, che hanno ritmi di espansione 8-10 volte superiori».

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