Ott 28 2018

LA FESTA DEI MORTI DE ‘NA OLTA” SU PAR I NOSTRI MONTI DELLA LESSINIA

Cimitero di Roconi

 

 

La Commemorazione dei defunti (in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum, ossia Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti), è una ricorrenza della Chiesa cattolica.

Anticamente preceduta da una novena, è celebrata il 2 novembre di ogni anno. Nel calendario liturgico segue di un giorno la festività di Ognissanti del 1º novembre. Il colore liturgico di questa commemorazione è il viola, il colore della penitenza, dell’attesa e del dolore, utilizzato anche nei funerali; è possibile usare anche il nero.

 

Nella forma straordinaria del rito romano è previsto che, nel caso in cui il 2 novembre cada di domenica, la ricorrenza sia celebrata il giorno successivo, lunedì 3 novembre. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la ricorrenza non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

 

L’idea di commemorare i defunti in suffragio nacque su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima – così chiamata prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II° – , ossia la domenica che precede di due settimane l’inizio della quaresima, all’incirca in un periodo compreso fra la fine di gennaio ed il mese di febbraio.

 

Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all’abate benedettino sant’Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense stabilì infatti che le campane dell’abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1º novembre per celebrare i defunti, ed il giorno dopo l’eucaristia sarebbe stata offerta “pro requie omnium defunctorum”; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa Cattolica.

Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, appare per la prima volta nell’Ordo Romanus del XIV secolo.

 

Nella notte tra il primo e il due Novembre ricorre la tradizionale Festa dei morti, caratterizzata dall’antica credenza che in questo giorno i defunti tornino sulla Terra per farci visita.

 

 

In tutta Italia i riti che si svolgono durante questa festività mirano ad accogliere e confortare le anime dei morti attraverso i suffragi e le preghiere, nelle varie parti d’Italia infatti nel corso dei secoli sono nate svariate tradizioni che riguardano questa ricorrenza. In Veneto gli amanti offrivano alle promesse spose le “Ossa del Morto”, un sacchetto con dentro fave in pasta frolla colorata.

 

Diversamente invece la festa di Halloween, che commercialmente da diversi anni si cerca in ogni modo di far assorbire anche dalla nostra cultura popolare, non appartiene affatto alla nostra tradizione; si tratta invece di una festività anglosassone che trae le sue origini più antiche da riti pagani collegati alla festa celtica di Samhain (pronunciato [ˈsɑːwɪn] o [ˈsaʊɪn] in inglese), originariamente scritto Samuin (pronunciato [ˈsaṽɨnʲ] in gaelico)” che approssimativamente significa festa di “fine dell’estate”.

 

Nella cultura popolare lessinica con l’avvicinarsi della stagione autunnale e della commemorazione dei defunti le occasioni di divertimento divenivano sempre meno frequenti ma anche la festività commemorativa dei morti aveva le sue vecchie consuetudini, tradizioni e superstizioni. 

 

La sera precedente il 2 novembre il sacrestano (o il campanaro) passava di casa in casa per le contrade per raccogliere le modeste offerte, fatte di polenta, formaggio, qualche uovo, ecc. e in cambio di questa questua i campanari si impegnavano di far suonare le campane fino alla mezzanotte in memoria delle anime dei defunti di coloro che avevano fatto l’offerta. Dopo la mezzanotte, i suonatori si ritiravano a consumare all’osteria, in tutta calma, i doni ricevuti.

 

All’indomani si celebravano le funzioni religiose solenni presso i vari cimiteri, con le orazioni speciali per i morti. Anche sui nostri monti vi era la superstiziosa credenza popolare che, la sera della vigilia, le loro anime uscissero dalle loro tombe e facessero ritorno nelle case dei loro familiari per far loro visita. Nell’ambito di tale credenza vi era anche da noi l’usanza di lasciare un lumicino (candela, lanterna) sul davanzale delle finestre per consentire all’anima dei propri defunti di poter facilmente ritrovare la via del ritorno presso quelle che in vita furono le loro abitazioni. In tempi molto più remoti vi era la tradizione popolare di lasciare la tavola imbandita perché i defunti si potessero rifocillare.

 

Fonte: srs di Alfred Sternberg, da Facebook, Amici di Velo Veronese  del s6 ottobre 2018

Link: https://www.facebook.com/groups/243331039343536/permalink/761664020843566/

 

 

Marisa Venturi Grazie per le informazioni. Riguardo all’accensione del lumino dentro la zucca intagliata a forma  teschio: a casa nostra, da bambina perciò circa 70 anni fa, in Bassa Valpantena usavamo metterla sulla finestra per tener lontani i demoni.

 

 

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