Apr 07 2017

1860: MACCHE’ GARIBALDI! LA SICILIA VENNE INVASA, OCCUPATA E COLONIZZATA DAGLI ANGLO-PIEMONTESI.

 

 

di M. DI MAURO, A. LATTANZIO, P. ALTIMARI, N. ZITARA*

 

FALSE FLAG SULL’ISOLA CONTESA

 

La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante.

 

Che ci fossero in mezzo anche qualche decina di siciliani, più o meno convinti, importa ancor meno. Del ruolo e della funzione di Crispi, il Macellaio di Ribera, ci occuperemo in seguito. E senza appello. Non ha alcun senso storiografico il sopravvalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. Nè conta men che zero il suo luogo di nascita. Dell’individuo se ne può rilevare la sola funzione accessoria al fatto storico.

 

Altra cosa ancora è la costruzione del mito. E il mito dell’Eroe dei Due Mondi è un caso da manuale che va affrontato con gli strumenti dell’indagine critica applicata allo Spettacolo delle Ideologie. Perfino l’Opra dei Pupi venne stravolta per far largo a Don Peppino. Ne parleremo in seguito.

 

Quali siano stati, nella lunga durata, gli effetti della distruzione, annessione e fagocitazione delle Due Sicilie a una entità statuale il cui baricentro politico-economico non s’è mai mosso dalla Padania… ci pare siano sotto gli occhi di tutti, e il “1860” è una Catastrofe che agisce sul Presente. Facciamo parlare i Fatti.

 

La cosiddetta “Impresa dei Mille” fu nient’altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie.

 

In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera.

 

Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860.

 

Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l’8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti “disertori” dell’esercito piemontese?. E’ solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto.

 

Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili.

 

Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione.

 

Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.

 

I “piemontesi” dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti contratti a Genova, a Londra, a Parigi.

 

Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara.

 

Ma soprattutto dovevano “controllare” le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti.

 

Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario: ungheresi, zuavi, polacchi, indiani… assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l’espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca.

 

Giova ricordare che l’Impero inglese, alla metà dell’Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l’industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l’applicazione dei dazi.

 

Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell’influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra.

 

L’impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei “Mille”. E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo.

 

L’operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari.

 

Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l’aiuto della Maffia (mafia).

Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla.

 

Le navi militari inglesi, “casualmente” alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei “Mille”. Era l’11 Maggio 1860.

 

I “Mille” si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie “legioni straniere” di tagliagole ungheresi e zuavi).

 

Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove? A bordo di una nave ammiraglia inglese! Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo.

Gli obiettivi di Londra più che di Torino erano chiari:

 

1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell’apertura del Canale di Suez.

 

2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano “i solfi siciliani” a muovere l’industria e la flotta d’Inghilterra e non solo.

 

3 -saccheggiare l’oro e l’argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie al figlio monaco- e con l’astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l’effigie del Re savoiardo.

 

Questo doveva accadere senza “dichiarare la guerra”, dunque nel caos, con la corruzione, l’ipocrisia, l’inganno. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia.

 

La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d’assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l’armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi.

 

Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può “fare carriera” purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola.

 

Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l’aveva “sperimentato” sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere.

 

Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale.

 

Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel “passato” non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella… perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l’affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei “mezzogiornali”.

 

Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con “ritardo” dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri.

 

Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico…che la RAI non produrrà mai.

 

A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell’ “Impresa”, da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re.

 

E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca.

 

Già nel luglio 1866 cinque grandi banche londinesi, insieme al Banco di Sconto parigino, operanti in India e Cina, annunciavano che non avrebbero più trattato cambiali “che non fossero emesse a più di quattro mesi vista”. (K.Marx, Il Capitale-Il Tempo di Circolazione).

 

Si preparavano all’apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell’Avvenire.

 

Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime.

 

Fonte: da KASA TRINAKRIA del 31 marzo 2008

Link: http://casatrinakria.blogspot.it/2008/03/1860-macche-garibaldi-la-sicilia-venne.html

 

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