Feb 18 2018

BASTA CHE TE TASA

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:31

San Bassano.   Casa di cura

 

 

  Mia madre ha vissuto da sola nel suo appartamento a Cremona in Via Volturno 62 fino alla bella età di novantadue anni, finché un giorno, a causa di un’ernia iatale, ebbe un crollo.

 

 Un malanno che la faceva terribilmente soffrire e che trascurava. Non seguiva né la dieta che le era stata ordinata, né prendeva con regolarità le medicine che le avevano prescritto. Non tollerando oltre i dolori, per disperazione un dì arrivò a scottarsi con un ferro da stiro la pancia nel tentativo di digerire meglio. Negli ultimi tempi s’era ridotta a vivere, a nostra insaputa, solo di yogurt per poter mandar giù qualcosa; ma la cattiva e scarsa alimentazione la portarono a precipitare in un terribile stato febbrile che la costrinse a essere ricoverata d’urgenza all’ospedale.

 

 Lei, che era nata già chiacchierona, a causa della febbre alta era stata colta dall’eterolalia: una loquacità delirante che la rendeva ancor più gioviale del solito. Tuttavia, il suo stato preoccupava, anche perché in quel suo chiacchierare c’era un qualcosa che non quadrava.

 

 Al giorno d’oggi, negli ospedali non ci ospitano più tanto a lungo; se potessero ci caccerebbero via con ancora le budella in mano o con il sangue che ci cola addosso. Infatti, come si riprese di quel poco, non potendo tenerla oltre ci consigliarono di ricoverarla in un ospizio. Già! Ma non si chiamano più così oggigiorno, c’è chi vuole che siano chiamati luoghi di accoglienza.

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Feb 17 2018

CRISTINA

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:35

 

 

 

  Mi fu presentata dalla sorella più giovane d’un mio amico. Devo ammettere che non fui io a conquistarla, ma lei a catturarmi. Non solo! Dopo sei mesi fu sempre lei a mandarmi a spasso. E cosa ci potevo fare? Non sempre gli anelli s’infilano nel dito giusto.

 

 Sul metro e sessanta, magrolina all’apparenza ma ben tornita, rossa e con capelli a coda, possedeva un bel sorriso, un buon carattere e qualche brufolo di troppo. Quel che la rendeva unica e singolare era il fatto che voleva far l’amore nuda e sempre nei prati. E non c’era verso di farlo diversamente.

 

 Se il letto è il luogo preferito dai più, negli anni ho sentito che alcuni lo fanno volentieri sui tappeti, contro il tavolo della cucina, nelle vasche da bagno, negli ascensori, insomma, dove capita. Ma che si preferissero i prati a volte umidi di guazza, su zolle di terra nuda e cruda, oppure su spuntoni d’erba spesso anche secca e con una miriade d’insetti che ti corrono su e giù per il corpo, non l’avrei mai creduto se non l’avessi provato. Non ha tutti torti il grande Oscar quando dice che la natura è scomoda. 

 

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Feb 16 2018

SPERANGELO

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 01:07

 

 

  Anni fa, avevo scritto un racconto su Luciano Pelizzari, un pittore che a quei tempi viveva in un paio di locali che s’affacciano su Piazza Delle Erbe qui a Verona. Mario Miollo, altro amico pittore che bazzicavo ancor prima di Luciano, mi fece una imbarazzante scenata di gelosia. Per mettere le cose a posto, dovetti scrivere anche su Mario qualche riga che poi pubblicai nel mio primo libro “ Il maestro della leggenda di Sant’Anastasia”. Ma questo non fu l’unico caso.

 

  Un giorno, venne da me un signore distinto con cui avevo fatto qualche chiacchiera, venduto forse qualche occhiale, e nulla più. S’appoggiò al banco di vendita e davanti a una coppia di clienti :

 

 – Ah, son proprio contento!… Caro Monti, giorni fa ero ad Ascot alla corsa dei cavalli quando il Duca di Kent, che è  mio amico da vecchia data, pieno d’orgoglio mi ha mostrato uno scritto che aveva ricevuto qui a Verona qualche mese prima. Glielo avevano dato come omaggio avendo consegnato alla nostra città, da parte dell’Unesco, il riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”. Non dirmi che non ne conosci l’autore? … Di me, che ti conosco da una vita, non hai mai scritto niente; arriva uno che non hai mai visto e gli dedichi una poesia. Son proprio contento … Eh, sì! son proprio contento! – e amareggiato uscì. 

 

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Feb 15 2018

LA SELLA

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:43

 

 

 

 Tra i dieci e i tredici anni, in soffitta a Cremona in Via Volturno al numero 2, con i miei compagni di gioco ogni tanto ci mostravamo i primi peli.

 

 Il nostro pisello(1) s’allungava e s’ingrossava con il trascorrere del tempo, mentre per le ragazzine il taglietto, oltre a qualche piccolo pelo di rivestimento, non era poi tanto diverso di quando erano più piccole.

 

 Per saperne di più, dalla terza Media in poi andavo in biblioteca a spulciare sulle enciclopedie. Dovevo stare attento alla curiosità dei bibliotecari e degli studenti che mi passavano alle spalle. Prima dei diciotto, andavo a studiare nel nostro magazzino in Via Volturno al numero 26. Invece di applicarmi sui libri, attraverso un foro sbirciavo nel gabinetto del cortile in attesa di qualche preda. Purtroppo scorgevo ben poco: solo ciuffi di peli, e a volte il pelo era talmente abbondante che mi sembrava di vedere cespi di verdura. E allora sfogavo il livore e foia con delle seghe(2) rabbiose.

 

 I ragazzi del giorno d’oggi la cantano bella: noi non avevamo allora quelle meravigliose e piacevoli illustrazioni di cui dispongono al giorno d’oggi. Non esistevano riviste, cassette, trasmissioni televisive, Internet, dove  ci danno visioni panoramiche e talmente dettagliate che se ne possono contare perfino i peli. Quello che si vedeva allora erano solo disegni. Le fotografie erano rare e sfocate, e “L’origine del mondo” di Gustave Courbet ammuffiva ancora nei sotterranei  del museo.

 

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Feb 14 2018

IL NIDO

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:11

George Moor…. meglio un brutto scherzo che nessuna battuta

 

 

  Ahi, ahi, ho sbagliato tutto!  

 

 Mah! Se il racconto è diventato triste, forse avrò commesso qualche errore. Letto e riletto parecchie volte, devo ammettere che nella trama c’è solo l’ombra preoccupata di una madre per la figlia. Una vicenda, tutto sommato, dove non c’è un filo di sofferenza. Ma forse già una piccola preoccupazione è già un affanno, anche se non è un vero e proprio dolore, un dolore fisico, intendo. Pur sapendo che il morale sale e scende con l’intolleranza al dolore e n’è strettamente connesso, sono però i pensieri a procurare i guai più grossi.

 

 Siamo alle solite. Mi perdo in certe considerazioni che non sanno proprio di niente. Se le risolvessi? Otterrei almeno il consenso di chi mi ascolta, invece di impastocchiare il discorso e non riuscire a venirne a capo. L’intero pensiero, forse fragile e quasi folle, può sembrare a mala pena definito anziché d’essere completo.

 

 Ma queste parole sono mie o le ho lette da qualche altra parte? Ah, m’ingarbuglio troppo! È meglio lasciar perdere! Invecchiando non so più quel che mi dico.

 

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Feb 13 2018

ATTI IMPURI

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 01:03

 

 

Mio fratello diceva che Beppe, un ventiquattrenne che giocava al calcio con noi ragazzi di tredici  anni all’oratorio di San Luca a Cremona, era un “salen”. Tradotto in lingua italiana un “salino”.

 

  Il termine  indicava, nel nostro dialetto, chi segue i ragazzini nei gabinetti e gli va a menar il pisello.(1) E su Beppe non si sbagliava. Lo verificai da una sua confessione fattami il giorno quando venne da me, invece d’andar io da lui, per scusarmi d’averlo accusato ingiustamente.

 

 Le nozioni sul sesso le avevo apprese dagli animali in campagna quando ero dai nonni. Per di più, tra i cinque e i sei anni giocavo, come tutti i bambini della mia età, al dottore con le mie amichette. Vivevo seguendo i semplici istinti naturali senza problemi né inibizioni finché, arrivato in città, frequentai l’oratorio. E come tutti i miei coetanei di quell’epoca, subii l’oppressione, la violenza, la ferocia e la brutalità dei preti contro il sesso, e di conseguenza contro le donne: uniche fonti di peccato, di perversione e dannazione. Come se al mondo non ci fosse abbastanza cattiveria e malignità da combattere.

 

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Feb 12 2018

UN FRANCOBOLLO

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:42

 

 

 

   “ Il cliente ha sempre ragione”. 

 

 Ma come? dovrebbe aver ragione anche se non l’ha? E purtroppo gliela si deve dare per il semplice motivo che, se non gliela dai, perdi la vendita. 

 

 Ma che vada a quel paese lui e la sua ragione!

 

 Un detto che mi ha creato seri problemi fin da giovane. Se ben ricordo, ne presi tante da mio padre il giorno che volevo malmenare un vecchio che mi aveva fatto impazzire per una sola busta da lettera del prezzo di una lira. Avevo quattordici anni. I miei avevano la tabaccheria sull’angolo di Via Volturno. Era d’estate, di primo pomeriggio, e faceva un gran caldo. Ero atteso all’oratorio per la partita; ma l’uomo non si decideva a scegliere il tipo di busta. Spazientito lo minacciai, e mio padre me le suonò.

 

 Diventando vecchio son diventato perfino più tollerante anche con quelli che si atteggiano a competenti senza esserlo.

 

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Feb 11 2018

HAPPY HOURS

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:02

La galleria 25 aprile 

 

 

  A Cremona, nel Sessantatre, mio fratello aveva preso la buona abitudine d’andare con i suoi amici, un po’ prima delle venti, a bersi l’aperitivo sotto la Galleria XXV Aprile presso il caffè Moka.

 

 Nonostante il posto fosse solo un budello con un bancone sulla sinistra, con una lunga specchiera alla parete e con mensole che reggevano bottiglie, era diventato un locale alla moda. Sembrava che non ci fosse niente di meglio in tutta la città.

 

 In fondo a questo banco, a foggia di elle maiuscola, sul lato minore era disposta la macchina del caffè che non mostrava al pubblico, come avviene al giorno d’oggi,  beccucci e manovelle, ma il lato opposto, dove faceva bella mostra il designer del costruttore. 

 

 A quei tempi, il vino non era un gran che. Per noi Cremonesi non c’era altro che Malvasia piacentina, un bianco leggermente frizzante e un po’ amabile. Qualcosa di meglio era il Carpenè Malvolti e il Montelera della Martini, più pregiati di questi veniva solo lo champagne. Non servivano il bianco fermo oppure il vino rosso come s’usava nelle osterie, e non era ancora di moda lo spritz all’Aperol, anche se devo confessare che qualcuno prendeva già dello sprizzato semplice oppure corretto con Campari o Cynar. Quel locale poi era famoso per il bitter Campari con selz servito in bicchieri ghiacciati. Scusate se trascuro gli analcolici, ma con loro non ho mai avuto buoni rapporti.

 

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Feb 10 2018

ARRIVO, ARRIVO!

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:31

Verona. Vicolo cieco Pozza 

 

 

  Dopo Corticella San Paolo, sempre a Verona, andai ad abitare in Vicolo Cieco Pozza al numero civico 9. E vi rimasi per venticinque anni.

 

 A destra del piccolo cortile e sotto a una monofora con colonnine e arco a tutto sesto, si entra in casa. Attraverso un portone in ferro, che dalla metà altezza in su presenta piccoli rettangoli in vetro smerigliato, prende luce questo androne di  tre metri e mezzo per sette. Un posto ideale per le bici dei miei figli e dei loro amici (un giorno ne contai ben otto). Oltre alle bici e alla legna da ardere, veniva sfruttato anche come deposito per gli amplificatori musicali. Sulla destra, si sale per due rampe di scale e, dopo una porta che poteva andar giù con una sola spallata, si entra nell’appartamento vero e proprio. 

 

 Una casa grande caratterizzata da una vasta cucina con caminetto e da un salone con alti soffitti e travi a vista di oltre settanta metri quadrati. Lasciai quella abitazione tre anni fa perché le spese per il riscaldamento, senza per altro che ci fosse mai tanto caldo, erano una disperazione. Inoltre, per due persone sole era diventata troppo grande.

 

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Feb 09 2018

TANTO PELO

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:07

L’ingresso di via Leoni….beoni

 

 

Il 4 gennaio del Settantadue, a Verona e in Corso Sant’Anastasia, aprii il mio negozio d’ottica. E dopo qualche giorno andai ad abitare in Corticella San Paolo.

 

 Per recarmi al lavoro, dovevo attraversare il Ponte Navi, procedere lungo Via Leoni e Via Cappello, e alla fine di Piazza delle Erbe, davanti al Palazzo Maffei, svoltare a destra dove, al numero civico 4, aprivo i cancelli del negozio. Per ben quattro volte al giorno facevo circa questi seicento metri a piedi passando davanti ai bar di Via Leoni. Una vera e propria tentazione. Ed essendo dotato di una volontà di ferro, a febbraio ero già dentro in uno di quei locali a festeggiare.

 

 In quel periodo, i posti più famosi e più frequentati dai bevitori del centro erano la Bottega del Vino, Pommarini, e i baretti di Via Leoni, dove, sulla lastra che reca inciso il nome della via, una  felice mano aveva mutato la elle con la bi maiuscola. In modo da leggersi Via Beoni.

 

 Ogni giorno, prima dei pasti, si potevano vedere un via vai di persone allegre e chiassose che andavano e venivano dai quattro bar. C’è chi li passava tutti e quattro, chi solo due, ma i più ripassavano anche da quelli già fatti. Il verso di percorrenza, secondo un’abitudine consolidata, era quello che da Porta Leona andava al ponte. 

 

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Feb 08 2018

ALTA BORGHESIA

Category: Enzo Monti Raccontigiorgio @ 00:25

Cremona – Società Canottieri Baldesio

 

 

  Per la mia folta capigliatura e per il fatto che fin da piccolo ero piuttosto ribelle, a sedici anni cominciarono a chiamarmi Calvino. Questo era il nomignolo comunemente usato sia dagli amici all’oratorio che dai compagni di classe. 

 

 A essere sinceri, all’inizio mi dava un po’ fastidio; come del resto poteva capitare per qualunque altro soprannome. Anche perché non credo che ne esista qualcuno accettabile, a meno che non sia un’abbreviazione o una vezzosa alterazione del nostro nome. Con il tempo, ci feci l’abitudine perché tutto sommato mi si attagliava alle perfezione. Con il cognome o il nome  venivo chiamato solo durante gli appelli a scuola e in famiglia. 

 

 Ma che nella prima metà degli anni Sessanta gli amici di mio fratello mi chiamassero “Senior”, “Senior di Alta Borghesia” mi stava sul gozzo. Mi bastò vederli un paio di volte darsi di gomito e sentirli sussurrare:

 

 – Ecco che arriva Senior di Alta Borghesia

 

Cos’era quella novità? E cosa voleva dire quel nuovo epiteto? Ne aveva già uno che mi stava a pennello e a cui aveva fatto ormai il callo. Quel senior poi, mi faceva pensare a quel simpaticone di mio fratello.

 

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Feb 07 2018

SUL CORSO

Category: Enzo Monti Racconti,Libri e fonti,Pensieri e parolegiorgio @ 00:39

Cremona. Chiesa di Sant’Agata

 

 

  Alla fine degli anni Cinquanta, a Cremona la passeggiata serale dei giovani si svolgeva lungo Corso Campi. Si partiva dall’ingresso presso i giardinetti della Galleria XXV Aprile, un’imponente costruzione dell’epoca fascista, e, dopo averla attraversata, si sbucava in Corso Campi. 

 

 Si camminava lungo una via di circa centocinquanta metri che alla fine si restringe e si biforca. Andando diritto s’imbocca Via Palestro, mentre curvando leggermente a sinistra si prosegue per Corso Garibaldi. 

 

 Mentre la maggior parte di noi ragazzi tornava indietro, altri allungavano il cammino proseguendo per Corso Garibaldi fino alla chiesa di Sant’Agata. Questa era la nostra vasca: chiamata in questo modo per il semplice fatto che il percorrerla più volte ricordava l’andare e venire in piscina.

 

 La via si snoda sulla linea Est-Ovest, probabilmente su una parallela del Cardo Massimo, ed è quindi  in buona luce. Purtroppo non ha monumenti, ma solo qualche palazzo di fine Ottocento. Il marciapiede più battuto per chi si dirige verso la galleria, oltre a essere il più stretto e sconnesso, era quello di sinistra. Non c’era una spiegazione perché questo avvenisse.

 

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Feb 06 2018

E ADESSO?

Category: Enzo Monti Racconti,Libri e fonti,Pensieri e parolegiorgio @ 00:08

 

 

 

Ah, le donne! Non finiscono mai di stupirci. Fantastiche e fantasiose sono poi nelle loro domande e risposte quando fanno le finte ingenue. Quante volte le abbiamo sentite dire: – O Dio, ma cosa ho fatto?- fingendo di pentirsi. Oppure: – E adesso, cosa facciamo?- pur sapendo benissimo cosa fare. Ecco l’argomento per un buon racconto.

 

 Negli anni Sessanta, per noi giovani era difficile trovare posticini adatti per amoreggiare. Se erano sposate, in alberghi o in qualche locanda fuori mano non venivano per timore di lasciar tracce; se erano nubili, era la vergogna che le tratteneva. E noi non eravamo neanche così ricchi da permetterci un paio di locali da usare come scannatoio. Per combinar qualcosa, c’erano solo due posti: l’aperta campagna o la macchina. Raramente poi si riusciva a portarle in casa nostra o entrare nella loro. 

 

 I giovani del giorno d’oggi la cantano bella: fino agli anni Sessanta i genitori non permettevano che i loro ragazzi amoreggiassero in casa, mentre già negli anni Ottanta, alcuni miei amici al sabato sera ritardavano il loro rientro per lasciare più tempo ai figli. Addirittura al giorno d’oggi li lasciano che passino le notti insieme.

 

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Feb 05 2018

LA STAZIONE

Category: Enzo Monti Racconti,Libri e fonti,Pensieri e parolegiorgio @ 00:04

 

 

 

Negli anni Settanta, l’Università di Verona non ha ancora la Facoltà di Medicina, e la maggior parte degli studenti sono invogliati, per la breve distanza e per la frequenza dei treni sulla linea Milano-Venezia, a iscriversi all’Università di Padova. Che è una fortuna non indifferente essere iscritti in una facoltà che fin dal Medio Evo vanta nobili origini e chiara fama in tutto il mondo. 

 

 Tra questi giovani ce n’è un paio che non sono affatto male. Svegli, e già fin troppo navigati per la loro età. Oltre che compagni di corso si vedono spesso in giro per il centro circondati da quel benevolo alone d’ammirazione e d’invidia che rendono mitiche le loro imprese.

 

 Michele, dai capelli neri e corti, dal sorriso smagliante, appena al di sotto del metro e ottanta su un viso dai lineamenti delicati, è sempre in jeans e maglione più o meno pesanti secondo le stagioni. Flaviano, leggermente più piccolo e più maschio, porta i capelli lunghi fino al collo: sono castani e ben curati dalla tartaruga del suo pettine. Eternamente abbronzato, con scarpe all’inglese, con i risvolti ai calzoni e in giacca e cravatta, veste come un elegantone d’altri tempi. Ora, con un paio d’avventure capitate in treno, potrete inquadrarli meglio.

 

  Soprattutto nelle prime ore del mattino, la linea Milano-Venezia a causa dei pendolari e degli studenti che si recano quotidianamente a Padova e a Venezia è sempre affollatissima. Capita sovente di salire e di farsi strada a fatica, il più delle volte disgustati dall’alito e dal sudore cipollino di certe ascelle. A volte, si deve anche ringraziare il Cielo se non si prendono spintoni e pestoni da alcuni energumeni.

 

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Feb 04 2018

IL CALCIATORE

Category: Enzo Monti Racconti,Libri e fonti,Pensieri e parolegiorgio @ 00:29

 

 

 

  Già in un’altra occasione, avevo scritto che l’amante ideale per noi maschi dovrebbe essere la bella femmina della porta accanto, e se poi è sposata, meglio ancora! 

 

 Non mi credete? Consideriamone i vantaggi. In primo luogo, con la vicina si ha più facilità di contatti, e quindi maggiori rapporti; secondariamente, se dovessero pescarvi mentre entrate o uscite dal suo appartamento, potete sempre giustificarvi che eravate confusi o che avete sbagliato porta. Addirittura, che vi occorreva del sale, un goccio d’olio, due uova… o che so io? Quel che vi salta in mente in quel momento, anche della curcuma. Nessun dubbio poi dell’enorme vantaggio che rappresenta la via di fuga, che non può essere più breve che da porta a porta.

 

 Donna sposata non va mai abbandonata, a meno che lei voglia lasciare il marito per mettervi delle catene. Vi ricordo che siamo liberi d’entrare in una gabbia, ma difficile uscirne. Queste sono le raccomandazioni che faccio sempre ai miei amici. Quanti guai in meno, se mi avessero ascoltato!

 

 Una mattina di primavera degli anni Settanta, stavo aprendo un po’ prima delle nove i cancelli della vetrina che dà sul vicoletto, quando mi sento sfiorare da una folata di vento che mi entra in negozio. Penso già al primo seccatore. A quello che ha l’occhiale storto, un‘asta staccata, oppure che ha bisogno d’un giro di vite e che, per la premura che dichiara, dovrei  piantar lì tutto e servirlo. In negozio non trovo nessuno. Mi credo poco sveglio o di aver ancora dei fumi residui della sera precedente quando dal retrobottega mi appare lui: il bomber del Verona.

 

 È pallido come una pezza lavata ed è nudo. Porta un asciughino a mo’ di grembiule … Eh, no, no! adesso ricordo bene: teneva le mani sui fianchi che reggevano uno straccetto. Resto a bocca aperta, e poi mi metto a ridere, e a ridere fino alle convulsioni. E per simpatia anche lui scoppia in una risata fragorosa.

 

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