Lug 03 2018

NASCE SOS CHRÉTIÉNS D’ORIENT ANCHE IN ITALIA: INTERVISTA A SEBASTIANO CAPUTO

Sebastiano Caputo, responsabile di SOS Chrétiéns d’Orient in Italia: i bisogni dei Cristiani sono molto diversi in tutta la Regione.

 

 

di Edward Pentin*, National Catholic Register

 

traduzione: Gb.P.

 

Molti cristiani hanno lasciato l’Iraq e altri vogliono andarsene, a causa di conflitti apparentemente perpetui, instabilità e mancanza di posti di lavoro.

Ma in Siria la situazione è molto diversa, e la ragione è da attribuire principalmente al presidente Bashar Assad che garantisce la sopravvivenza dei Cristiani.  “Se ci fosse un cambio di regime in Siria”, avverte Sebastiano Caputo, a capo di SOS Chrétiéns d’Orient in Italia, un ente umanitario cattolico, “i Cristiani se ne andranno, come hanno fatto in Iraq”. “Ecco perché” aggiunge,” è molto importante offrire un aiuto umanitario, ma allo stesso tempo rendere consapevole la gente in Occidente sulla loro situazione, e portare il loro messaggio ai nostri paesi”.

 

Recentemente, Caputo ha contribuito a creare una filiale italiana dell’ente benefico che è cresciuto rapidamente da quando è stata fondato da un gruppo di giovani Cattolici Francesi nel 2013. Ora ha oltre 1.400 volontari che lavorano in cinque Paesi.

 

In questa intervista rilasciata al National Catholic Register a Roma il mese scorso, Caputo ha chiarito meglio il lavoro di SOS Chrétiéns d’Orient, su come i bisogni dei Cristiani variano ampiamente in Medio Oriente e perché SOS Chrétiéns d’Orient potrebbe, a un certo punto, anche indirizzare il suo aiuto ai Cristiani in Occidente, dove dice che la persecuzione è “psicologica” piuttosto che fisica.

 

SOS Chrétiéns d’Orient si è espansa ora in Italia. Come è successo, e come sei stato coinvolto?

 

Sono un giornalista. Lavoro per Il quotidiano italiano “Il Giornale” e la Treccani, un’enciclopedia in cui ho scritto sulla politica estera e le relazioni tra stati, con particolare attenzione al Medio Oriente. Quindi ho viaggiato molto negli ultimi tre anni.

Quando ero a Damasco nel 2015 – a settembre, durante una conferenza – ero con il capo della missione di SOS Chrétiéns in Siria. L’ho conosciuto durante tutto il viaggio che ho fatto in Medio Oriente: Egitto, Libano, Iraq e Siria. Ho visto come questa associazione ha lavorato con i Cristiani in Medio Oriente. Così, quando sono tornato in Italia il mese scorso, ho chiamato Charles De Meyer e Benjamin Blanchard, fondatori della SOS Chrétiéns d’Orient con sede a Parigi, e ho chiesto se Parigi fosse interessata a creare un ufficio di rappresentanza a Roma.

 

Come hanno reagito?

 

Ne sono stati molto contenti perché Roma è la città del Vaticano e l’Italia è un paese nel mezzo del Mediterraneo ed ha un’importante cultura mediterranea. Quindi mi hanno aiutato a creare questo ufficio. Il 26 aprile, il co-fondatore di SOS, Charles De Meyer, è venuto a Roma e abbiamo tenuto una conferenza stampa per presentare i membri italiani. C’erano circa 100 persone interessate all’iniziativa.

Ora l’obiettivo è quello di inviare una squadra di 10 volontari italiani per unirsi alle missioni francesi in tutto il Medio Oriente dove è presente “SOS”. In secondo luogo, l’obiettivo è lavorare per costruire una rete per i donatori, perché “SOS” lavora solo con donazioni di privati. Raccolgono donazioni e i volontari cercano donazioni sul campo. Quindi è molto trasparente: fa bene ai donatori, ma anche ai volontari. Sono occidentali e molto giovani, stanchi di non fare nulla per aiutare chi è nel bisogno, quindi queste persone vanno in questi Paesi dove i Cristiani affrontano una situazione difficile, la guerra principalmente, ma non solo.

 

Il termine “persecuzione cristiana” è troppo generico?

 

Sì, è molto semplice parlare di persecuzione cristiana, ma tutti i paesi sono diversi: alcuni soffrono per guerra e discriminazione, ma il Libano è un paese multiconfessionale. In Iraq, il problema sussisteva durante l’occupazione di Daesh (ISIS). La maggior parte dei Cristiani ha lasciato la Piana di Ninive, ma in Siria i Cristiani hanno una buona posizione sociale.

La cosa buona di SOS [i volontari] è che quando vanno in un Paese, rispettano quella società e cercano di non mettere i Cristiani in pericolo. Rispettano la società e la società multiconfessionale. Lavorano per la sopravvivenza di una società multietnica e multiconfessionale.

 

Anche alcuni Musulmani lavorano con SOS, giusto?

 

Sì, quando lavorano con la popolazione locale, è spesso con i Cristiani, ma anche con i Musulmani, per esempio in Siria e in altri Paesi musulmani, quindi non trovano discriminazione. Rispettano tutte le persone lì, e questa è una buona cosa.

 

Che aiuto pratico date, per esempio, in Iraq piuttosto che in Siria?

 

Una parte è il lavoro umanitario: diamo cibo alle persone e aiutiamo altre comunità cristiane a ricostruire chiese, scuole o ospedali o sostenere progetti come gli scout. E quando ricostruiscono ospedali e scuole, non è solo per i Cristiani, ma per tutta la popolazione. Non chiediamo loro se sono battezzati. Le differenze tra Iraq e Siria non sono notevoli, poiché entrambi i Paesi sono stati in guerra con Daesh.

 

Quindi si trattava più di aiuti di emergenza, cibo e acqua, mentre in Egitto e Libano, che non sono in guerra, offriamo aiuto per insegnare l’Inglese e il Francese ai giovani, o semplicemente viviamo insieme a loro. È importante che essi sappiano che l’Occidente è con loro, è importante che ci conosciamo reciprocamente e loro sentano la nostra presenza lì.

 

I cristiani in Iraq e in Siria vogliono restare?

 

Questa è una domanda molto importante perché l’Iraq ha vissuto la guerra fin dal 2003. Molti hanno sempre e solo conosciuto la guerra e non sanno cosa sia la pace, quindi vogliono andarsene perché oramai non hanno più un passato. In Siria è diverso. Hanno avuto la guerra per otto anni, ma prima, la società era molto tollerante, multiconfessionale e pacifica. Quindi le persone hanno un ricordo di come era la vita prima della guerra e vogliono restarvi. Perciò è completamente diverso: tutti i cristiani Irakeni vogliono andarsene, mentre in Siria la maggior parte dei cristiani vuole restare. Ciò è molto interessante. L’ho notato quando sono stato in Siria. Prima e durante la guerra, essi hanno sempre avuto un buon rapporto con il governo e il governo rispetta le comunità cristiane.

 

Finché il presidente Bashar Assad è al potere, vorranno restare?

 

Sì, per otto anni hanno cercato di trasmettere un messaggio al mondo occidentale: cioè che se ci fosse un cambio di regime in Siria, i Cristiani se ne andrebbero, come hanno fatto in Iraq. Ecco perché è molto importante offrire loro aiuto umanitario, ma allo stesso tempo rendere consapevole la gente in Occidente della loro situazione e inviare il loro messaggio ai nostri Paesi.

 

Pensi che i Cristiani torneranno in Iraq?

 

Difficile a dirsi. Per anni, i cristiani sono diminuiti in gran numero, una caduta pazzesca. Inoltre, tutti i Cristiani che incontro lì vogliono andarsene. Quando andai in una casa di Cristiani, chiedemmo loro di cosa avevano bisogno. Tutti hanno detto: “Abbiamo bisogno di un biglietto aereo per partire”, ma la missione di SOS è di aiutarli a rimanere, a non partire.

Penso a Benedetto XVI°, che ha dato un principio importante: tutti hanno il diritto di vivere nel loro Paese perché è il loro Paese.

 

I Cristiani iracheni continueranno ad andarsene finché non avranno un capo che protegge i Cristiani?

 

Sì. La loro società è completamente diversa dalla nostra società; dobbiamo rispettare che la loro è una società tribale. Per le società tradizionali, la religione è molto importante per tutti; la cultura del leader è molto importante. Ecco perché è importante innanzitutto rispettare questo: anche la volontà delle persone e il leader che loro vogliono.

 

Vorresti che i giovani americani iniziassero un SOS negli Stati Uniti?

 

Sì, naturalmente. Ora stiamo costruendo un ufficio qui a Roma, ma forse in futuro altri Paesi potrebbero costruire qualcosa di simile, in modo che tutti i Paesi abbiano l’opportunità di fare volontariato e inviare denaro a queste persone. Sono cose importanti, e magari networking (fare rete), contatto e ascolto delle opinioni degli altri e conferenze nel Paese, incluse. Abbiamo molti problemi da affrontare.

 

Ritieni che anche in Occidente i Cristiani siano minacciati? Parliamo di Cristiani perseguitati in Medio Oriente, ma dovrebbe esserci anche un SOS Chrétiéns anche in Occidente?

 

Sì, naturalmente; lo spero, perché a volte parliamo dei Cristiani perseguitati in Medio Oriente, ma questa persecuzione è fisica.

Nel mondo occidentale, è psicologica, morale e anche una persecuzione da parte dello Stato. È anche contro i simboli: vietare la croce, gli attacchi contro la famiglia. Quindi è molto importante lavorare insieme. E penso che i Cristiani in Oriente possano aiutare i Cristiani in Occidente a migliorare e viceversa, perché l’Occidente non è più cattolico o cristiano culturalmente parlando; siamo una minoranza. Le ideologie dell’Occidente sono il capitalismo, il consumismo e l’edonismo.

I giovani che fanno volontariato in Medio Oriente sono spesso cattolici tradizionali, e questo può aiutare molto: l’interazione tra culture per riscoprire la nostra identità.

 

*Edward Pentin è il corrispondente del National Catholic Register di Roma.

 

http://www.ncregister.com/daily-news/aid-worker-persecuted-christians-in-middle-east-continue-to-need-aid-suppor

 

 

Chi volesse partire come volontario può richiedere il modulo a : 

roma@soschretiensdorient.fr

 

 

Fonte: pubblicato da  ORA PRO SIRIA del  24 giugno 2018

Link: http://oraprosiria.blogspot.com/2018/06/nasce-sos-chretiens-dorient-anche-in.html

 

 

 

 

 

 

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