Nov 30 2016

ERMANNO OLMI: «IO, VENETO NEL DNA FIGLIO DELLA SERENISSIMA»

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Ermanno Olmi

 

 

La 34esima edizione del «12 Apostoli» a Gramellini conferisce il riconoscimento per l’arte al maestro-regista

 

Scomparsi Mario Rigoni Stern e Andrea Zanzotto, viene naturale affibbiare ad Ermanno Olmi – regista di indimenticati capolavori come L’Albero degli Zoccoli e La Leggenda del Santo Bevitore – l’etichetta di più autentico interprete vivente della civiltà contadina.

Lo scrittore di Asiago (dove lo stesso Olmi vive) e il poeta di Pieve di Soligo sono stati per giunta suoi amici. «Due testimoni che hanno tenuto accesi dei lumicini, coscienti che nell’esagerato fulgore delle metropoli non sarebbero stati notati. Ma quei lumicini, quando quelle luci arroganti si spengono per qualche causa straordinaria, splendono di luce propria», dice Olmi. Ma dei due, il regista non si sente certo l’erede. «No, non facciamo questi accostamenti. Ognuno ha il proprio sentiero, anche se possono tutti essere orientati verso un unico ideale traguardo».

I passi mossi lungo questo sentiero gli sono valsi riconoscimenti importanti: la Palma d’Oro a Cannes, il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Oggi, Ermanno Olmi verrà insignito di un altro premio, meno famoso, ma a lui graditissimo: il «12 Apostoli», giunto alla 34esima edizione, ideato dallo chef dell’omonimo ristorante veronese, Giorgio Gioco.

 

Un premio atipico, assegnato in una riunione conviviale a tavola con i giurati.

«Il titolo 12 Apostoli è di per sé una seduzione – dice Olmi – Soprattutto è il piacere di incontrare molti cari amici, sederci a tavola, chiacchierare insieme serenamente senza il supporto di ideologia e religione. Cercare conforto nella speranza è un bel modo di dare significato alla convivialità».

Non è facile iscrivere la personalità di Olmi all’interno di categorie precise. Lui stesso si diverte a sfuggire ai confini, anche geografici.

Provate a chiedergli se, visti i suoi natali, si senta lombardo.

«Assolutamente no – dice lui – molti credono che io sia nato a Milano, ma in realtà sono di Bergamo. E per me Bergamo non è Lombardia: sono rimasto fermo al Manzoni, quando chi stava al di qua dell’Adda era nel territorio della Serenissima. Non a caso sulla porta della mia Bergamo c’è il Leone di San Marco ».

Quindi Olmi non è un veneto d’adozione, ma un veneto nel dna?

«Non mi sono mai distaccato da una territorialità che non dico vorrei contrapporre a quella della Padania – risponde – ma che mi porta a ritenermi un veneto saldo nella mia convinzione di appartenere alla Serenissima. Sono un grande ammiratore della Venezia del 1500, una capitale universale di un mondo che già viveva una sorta di globalizzazione, con i mercanti veneti che nobilitavano la loro professione, erano portatori della cultura veneta nel mondo e importatori delle culture del mondo nel Veneto».

 

Non c’è nessuna contraddizione tra l’ammirazione (e forse la nostalgia) per la città delle città, quella New York del sedicesimo secolo che era Venezia, e l’amore e la sensibilità per il mondo contadino, per le sue tradizioni e i suoi valori oggi a rischio d’estinzione.

«Mio padre era ferroviere e tre anni ci trasferimmo a Treviglio, nella periferia di Milano – racconta – La mia formazione risente così di due mondi diversi ed è stata una grande opportunità: sono vissuto da un lato con l’odore delle macchine, che mio padre aveva addosso quando tornava dal lavoro, e con i buoni odori della stalla, degli orti e delle stagioni che ritrovavo ogni volta che tornavo a Bergamo, dalla nonna materna ».

Si ritiene parte di una generazione fortunata, Olmi:

«Lo ricordavo una sera con Umberto Eco: siamo vissuti in una collocazione temporale straordinaria, a cavallo tra la fine dell’800 e l’era spaziale. Questa fortuna si riflette sulla capacità di giudicare meglio il presente».

Lungi dal cercare rifugio nel passato, Olmi è in effetti un instancabile narratore del presente. Nel suo ultimo film, Il Villaggio di Cartone, racconta di un gruppo di extracomunitari senza permesso di soggiorno che trovano rifugio in una chiesa in via di dismissione, con l’aiuto del vecchio parroco. Potrebbe succedere, chissà, in qualche angolo remoto della campagna veneta, di quelli dove l’antico paesaggio è stato via via snaturato, quando non violentato, dalla modernità.

 

«Il tratto comune è il mancato rispetto della terra, come luogo indispensabile alla nostra sopravvivenza. Non potremo mai sostituire i frutti della natura con quelli di una natura violentata dalle tecnologie e dalle alchimie che fanno dell’agricoltura una sorta di prodotto industriale. Vorrei suggerire una considerazione di Borges: non credo più nel progresso, che sia un progresso?».

Coerentemente il maestro Olmi, quando siede a tavola, come farà oggi al 12 Apostoli di Verona, non ricerca cibi manipolati e sofisticati.

«Il mio pasto ideale è frugale e genuino: vorrei che un pomodoro fosse un pomodoro, che la pasta fosse di una farina degna – dice – Mi stanno a cuore piatti ingenui ma di alto valore immaginativo, come il pancotto, che le nostre povere nonne preparavano con le croste di pane e di formaggio, magari una cipolla, per farne uno dei piatti più squisiti della cucina naturale ».

Giorgio Gioco, conoscendone i gusti, preparerà oggi per Olmi un piatto che, già dal nome, è tutto un programma: la zuppa del contadino dalle maniche arrotolate. Una definizione che ben si addice a questo veneto-bergamasco di 80 anni, amante della campagna, che ancora ama sporcarsi le mani con il suo arnese preferito, la macchina da presa.

 

Alessio Corazza

 

Fonte: da il Corriere del Veneto it, del 22 novembre 2011

Link: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2011/22-novembre-2011/olmi-io-veneto-dna-figlio-serenissima-1902261558910.shtml

 


Nov 09 2016

VERONA: LÀ DOVE LE SELCI PREISTORICHE DIVENTANO BLU

Verona 17/05/2010 monumenti ed edifici storici arsenale arla adibita a deposito del museo di storia naturale photo Giorgio Marchiori foto per Pignatti

L’ala dell’Arsenale dove sono stati depositati i reperti del museo di Storia Naturale (FOTO MARCHIORI)

 

 

Arsenale, danneggiati i reperti preistorici.  I manufatti di selce del Paleolitico hanno assunto un colore bluastro, forse per il cambio di ambiente.

 

IL CASO. Potrebbero essere rovinate per sempre preziose collezioni provenienti da palazzo Gobetti. Oggi commissione in visita

 

La preistoria veronese si tinge di blu. Parlando di preistoria bisognerebbe usare il passato remoto. Ma il tempo presente, in questo caso, è più che giustificato. Già, perché i manufatti di selce, cioè di pietra, risalenti al paleolitico e conservati sino a qualche mese fa dal Museo di storia naturale a palazzo Gobetti, in corso Cavour (venduto), da quando sono stati depositati all’ex Arsenale dopo il trasloco sono diventati di colore blu. Un blu intenso, diffusosi anche su altri pezzi delle preziosissime e uniche collezioni del museo — come uno scheletro — che, almeno pro tempore dopo il trasloco, dovranno essere conservate in una sala al primo piano dell’ex caserma militare austriaca. Ma ora rischiano seriamente di essere rovinati per sempre.

 

COLLEZIONI. Gli oggetti di pietra, come asce e altri strumenti per tagliare, collocabili in un arco temporale amplissimo che va da due milioni a 10mila anni fa, costituiscono una documentazione di straordinario valore, come del resto tutto quanto fa parte del Museo di storia naturale. Sia nella sede principale di palazzo Pompei, in lungadige Porta Vittoria vicino all’ex questura, cioè il vero e proprio museo visitabile, sia del Gobetti, comprato nell’ottobre scorso da una ditta di costruzioni di San Martino Buon Albergo che l’ha pagato sei milioni 400mila euro.

 

All’ex Arsenale, precisamente in un locale al primo piano della palazzina di Comando, che dà sul parco esterno, sono state trasportate le collezioni del Gobetti, che non venivano esposte al pubblico. Cioè quelle di preistoria, botanica, zoologia e poi il museo della Romagna Pietro Zangheri, cioè rettili, pesci, anfibi, uccelli e mammiferi imbalsamati e altro materiale preistorico, compresi i fossili, donati nel 1968 al museo scaligero dallo Zangheri, il naturalista forlivese che mise insieme la più ricca e variegata raccolta della flora e della fauna della sua regione. Completano il materiale i laboratori di restauro e gli uffici per la conservazione dei reperti. I reperti, al Gobetti, erano conservati nei circa 2.000 metri quadrati del palazzo, di tre piani da 600 metri quadrati l’uno, più in un cortile da 160, un sottotetto da 446 e uno scantinato.

 

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Mag 12 2016

ATTILIO BENETTI (EL TILIO): IL CERCATORE DI TESORI PIETRIFICATI DELLA LESSINIA

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Attilio Benetti, EL TILIO  (1923   – 18 aprile 2013)

 

 

ATTILIO BENETTI (EL TILIO):   IL CERCATORE DI TESORI PIETRIFICATI DELLA LESSINIA

 

Verona. Che si tratti di tradizioni o di reperti fossili, per Attilio Benetti la montagna veronese non ha segreti:Vive in un contrada di Campolsivano l’esperto di paleontologia riconosciuto da premi internazionali: E non è certo una casualità se il brachiopode più grande rinvenuto al mondo è stato battezzato con il suo nome

Dietro ad un grande paleontologo, si nasconde un semplice segreto: la curiosità. Quel sano desiderio di conoscenza che, ormai da ottantasei anni, accompagna le giornate di Attilio Benetti.

 

«Al mondo devi sempre essere curioso, altrimenti non scoprirai mai niente» sostiene infatti chi curioso lo è oggi, che è un affermato studioso di paleontologia riconosciuto da premi internazionali, e lo era anche ottant’anni fa, quando ha cominciato a esplorare ogni angolo della Lessinia alla ricerca di tesori pietrificati.

 

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Feb 17 2016

SAN GIOVANNI ILARIONE DI VERONA. LUCIANO VANZO SCOPRE UN GIACIMENTO DI CROSTACEI FOSSILI

Category: Natura e scienza,Verona cultura variagiorgio @ 00:06

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Il paleontologo Luciano Vanzo: alle spalle alcuni dei reperti che ha portato alla luce

 

 

Ufficializzata la nuova, sorprendente scoperta fatta dal paleontologo dilettante Luciano Vanzo sul monte Serea.

Crostacei fossili nella laguna di pietra. I reperti risalgono a 60 milioni di anni fa, quando la Val d’Alpone era coperta dalle acque calde, poco profonde e agitate del mare

 

Ha dato il suo nome alla più antica forma di «Homola», un crostaceo vissuto 60 milioni di anni fa: lui si chiama Luciano Vanzo, e in suo onore il fossile dell’Eocene inferiore ritrovato sul monte Serea, a San Giovanni Ilarione, è stato chiamato «Homola vanzoi». La scoperta di un nuovo «giacimento» di crostacei fossili è dell’estate 2008, ma solo ora il mondo scientifico, alla fine di un complesso studio, l’ha certificato. Ed è eccezionale: si tratta infatti di una nuova «laguna pietrificata», che promette nuove emozionanti scoperte.

 

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Feb 16 2015

GRANDE VERONA

Category: Verona cultura variagiorgio @ 00:05

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La collina di Castel San Pietro con il Teatro Romano e la Chiesa di San Siro e Libera

 

 

O  grande Verona,

città un tempo reputata addirittura seconda

dopo la famosa Atene di Platone per l’abbondanza dei sapienti,

perché non hai esaltato il tuo Santo con potente eloquenza?

Perché non hai divulgato se non in poesia almeno in prosa

i miracoli che Iddio ha operato per mezzo di lui?….

 

Grande Verona addio!

Che tu viva nei secoli per sempre 

E le genti celebrino perennemente nel mondo il tuo nome.

 

(O autem magna Verona, villa quondam Platonica illa Athenis vel altera pre multitudine sapientium estimata, grandisonis sanctum tuum quare non extuleras modis? Cur mirabilia, quae per eum Deus fuerat operatus, etsi non metrico stilo vulgaras saltem prosaico?)

 

 

Raterio (episcopo di Verona dal 931-933; 946-948;  962-968 ).   

(Liegi, intorno all’887 – Namur, 25 aprile 974) è stato un vescovo, predicatore e scrittore belga autore di opere in lingua mediolatina.

 

 

 

 


Feb 04 2015

IL VERONESE ENRICO BERNARDI COSTRUTTORE DELLA PRIMA AUTOMOBILE A BENZINA DEL MONDO

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Enrico Bernardi guida sulle strade di  Verona la  prima auto a benzina del mondo

 

 

La storia di Enrico Bernardi è la storia esemplare di un pioniere dell’automobile, che tanto fece per portare sulle strade di allora (era il 1898) le prime “carrozze” che si muovevano a quattro ruote senza l’ausilio di un traino di cavalli.

 

Strade polverose, poco più che piste bianche, ma che già vedevano apparire i primi mostri che si sfidavano su raid estenuanti per allora, come la Torino-Asti Alessandria-Torino, o la Verona-Brescia-Mantova-Verona. Ancora pochi anni e le auto avrebbero dominato le strade d’Europa.

 

Intanto Enrico Bernardi, veronese, nato nel 1841, inventava carburatori, valvole di aspirazione, albero a camme, camera di compressione. E ancora: la lubrificazione, il carter ermetico, il raffreddamento ad acqua. Oltre, naturalmente, al cambio, alla frizione, allo sterzo. Insomma, l’automobile.

 

Purtroppo furono i più veloci (e pratici) Daimler e Benz ad ottenere il riconoscimento delle proprie invenzioni ed a brevettarle prima di lui.

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Gen 30 2015

PROVERBI VENETI IN ORDINE ALFABETICO

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A ‘la Madona del Rosario el pitaro de passajo. (6/10)

A ‘la Madona i pitari ne sbandona.

A ‘la Madona le quaie ne sbandona.

A ‘la prima Madona le se smorza, a ‘la seconda le se inpiza. (15/8 – 8/9)

A ‘la Salute se veste le bele pute. (21/11)

A ‘sto mondo bisogna adatarese, inrabiarse o desperarse.

A ‘sto mondo ghe xe chi che la ghe piase cota e chi che la ghe piase crua.

A barca rota no ghe serve sèssola.

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Gen 29 2015

ADDIO LUCIANO BRUNELLI

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Luciano Brunelli e uno dei suoi cori

 

 

BASSANOLutto nel mondo della cultura per la scomparsa, di LUCIANO BRUNELLI, 68 anni, che si è spento all’ospedale San Bassiano dove era ricoverato da alcuni giorni.

 

Brunelli, conosciuto soprattutto nell’ambiente musicale bassanese, da tempo soffriva di problemi di cuore. Nato a Soave (Verona) nel 1946, ha vissuto la sua giovinezza a Rosà, dove ha iniziato i primi passi nella musica suonando l’organo del Duomo, per poi trasferirsi definitivamente nella città del Grappa, dopo una breve parentesi a Padova. Laureato in matematica, la sua è stata una vita interamente dedicata alla famiglia e alla musica, accanto alla sua professione di programmatore informatico.

 

Luciano andava molto fiero dell’essere autodidatta nel campo artistico, dove si era perfezionato nella composizione di canzoni specialmente in lingua veneta, lui che era un “venetista” convinto e della prima ora. In oltre quarant’anni di impegno musicale ha diretto diversi cori di musica sacra nel Bassanese, lasciando sempre la sua “impronta” per le innovazioni che sapeva portare.

 

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Gen 13 2015

OPPEANO CITTA’ CARDINE DELLA CIVILTA’ PALEOVENETA

OPPEANO CITTA’ CARDINE DELLA CIVILTA’ PALEOVENETA 

Ciclo di incontro culturali dedicati alla Civiltà Paleoveneta

presentati dall’Assessore alla Cultura Emanuela Bissoli,

a cura di Luigi Pellini

 

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Dic 14 2014

LA FESTA VERONESE DI SANTA LUCIA: LA FANTASTICA NOTTE DEL 13 DICEMBRE TRADIZIONE VERONESE DEL TREDICESIMO SECOLO

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I banchetti  di Piazza Bra

 

 

I doni di Santa Lucia. Tradizione veronese del tredicesimo secolo

 

Singolari coincidenze quali il culto assai diffuso, simbologia della luce, 13 dicembre antico solstizio ed usanze precristiane ad esso legate, favorirono il nascere, fin da epoche antiche, di numerose e diversificate tradizioni popolari intorno alla figura di Santa Lucia, molte delle quali sopravvivono ancor oggi con inalterata genuinità.

 

Il detto popolare “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia” o meglio “… la notte più lunga che ci sia” ha origine antica e si riferisce al calendario giuliano che con numerosi adattamenti fu utilizzato fino alla fine del ‘500, quando venne sostituito da quello gregoriano.  

 

Il 13 dicembre coincideva anticamente con il solstizio d’inverno, momento in cui, in epoca precristiana, la gente si scambiava doni augurali in vista della nuova stagione.

 

La notte tra il 12 e il 13 dicembre era la più lunga dell’anno. Ma dal mattino del 13, festa di Santa Lucia, il sole riprendeva a splendere di più: in maniera quasi impercettibile all’inizio (a Santa Lussia na’ ponta de ùcia), ma sempre un po’ di più passando i giorni (da Santa Lussia a Nadal on passo de gal). Anche il nome Lucia, singolare coincidenza, è collegato alla promessa di giorni  più chiari, di nuova luce fisica e spirituale.

 

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Set 30 2014

I VENTI DEL LAGO DI GARDA SONO 10, LI CONOSCETE?

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Lago di Garda, sullo sfondo la penisola di Sirmione

 

 

Il “nostro” Garda lo conosciamo tutti. La sua forma lascia intendere che esso sia nato grazie all’azione di un Ghiacciaio Paleolito che ha scavato la collina morenica che oggi lo “racchiude” tra le sue “sponde”.  Il Lago che è  quindi circondato nella parte più settentrionale (diciamo da Punta San Vigilio fino a Riva del Garda se consideriamo la sponda Veronese) da montagne, le maggiori delle quali appartengono al Gruppo del Baldo.

 

Il Clima è piuttosto mite anche in inverno anche se a volte regala insperate sorprese come la nevicata dello scorso febbraio che grazie ad un potente effetto lago ha portato 20 cm di neve in alcune zone della costa veronese. Oltre che ad una conosciuta meta turistica anche internazionale (soprattutto Tedeschi ed Austriaci), il Lago è una meta conosciuta in tutto il mondo dagli amanti della vela e del windsurf, infatti la particolare posizione geografica e le caratteristiche morfologiche delle Valli laterali, favoriscono l’inserimento di venti provenienti da diverse direzioni ed intensità a seconda delle condizioni atmosferiche, della stagione e dell’altezza del sole sull’orizzonte. Vediamo quali sono i venti principali quindi che ogni surfer conosce…e che magari a molti di noi sfuggono.

 

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Lug 09 2014

VERONA. I GIOVEDI’ ALLE SGARZERIE: 10, 17, 24 E 31 LUGLIO – ORE 19.30

Category: Verona cultura variagiorgio @ 00:12

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Gentilissimi,

sperando di fare cosa gradita, segnaliamo che l’area archeologica di Corte Sgarzerie sarà aperta e visitabile in occasione della manifestazione teatrale denominata “I giovedì alle Sgarzerie” che si terrà i giovedì di luglio a partire dal prossimo giovedì 10, dalle ore

19.30.

 

L’accesso al sito sarà garantito dalle ore 18.30 alle ore 21.30.

 

Giovedì 24 luglio le performances teatrali saranno eseguite  all’interno dell’area archeologica, in una cornice suggestiva ed emozionante.

 

 

 

I GIOVEDÌ ALLE SGARZERIE

 

PROGETTO NATO IN COLLABORAZIONE CON LA PRIMA CIRCOSCRIZIONE DI VERONA PROGRAMMA, INIZIO 19.30:

 

10 Luglio FLAMENCO e SHAKESPEARE con LA PEÑA ANDALUZA

 

17 Luglio DANZA e SHAKESPEARE con SETTANTASETTEBISDANCE

 

24 Luglio ROMA e SHAKESPEARE con LE ARCHEONAUTE

 

31 Luglio Ospite d’eccezione: BALDO FESTIVAL in LA PENELOPEA

 

L’idea è di intrecciare musica e racconti nella Verona nascosta ma accessibile.

La Corte Sgarzerie, scoperta anche dal Tocatì, è uno spazio unico: in centro ma isolata, protetta ma aperta al passaggio, silenziosa ma ricettiva.

 

 

Ecco gli ingredienti di una serie di proposte per entrare a confronto con la strada, con il residente, con il curioso, aprendo la possibilità di proposte curate ma non impegnative, curiose ma leggibili, uscendo dalla dinamica del cabaret e del piano bar per essere un trovarsi attento, accorto, vivo e pensato.

 

In questa prima edizione con miniset acustici o con amplificazioni limitate e con un programma che metta in contatto:

Flamenco e Teatro

Danza e Teatro

Archeologica e Teatro

Territorio e racconto

 

Link dell’evento: http://www.operainlove.it/sgarzerie-2/

 

Annarosa Tricomi

 

Associazione Archeonaute Onlus

Cell. 347.7696088, 347.2213090

Via San Martino 1/e, 37127 Verona

web: www.archeonauteonlus.com

fb: http://www.facebook.com/profile.php?id=100000727360303&sk=wall

 

 

 

 

 

 

 


Lug 09 2014

VERONA – IL DIVINO APERITIVO CULTURALE DEL SABATO AI 12 APOSTOLI

Category: Verona cultura variagiorgio @ 00:11

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L’ASSOCIAZIONE ARCHEONAUTE ONLUS ORGANIZZA SABATO 19 LUGLIO   UNA VISITA GUIDATA DELLE AREE ARCHEOLOGICHE DI CORTE SGARZERIE E DEI RESTI MONUMENTALI SOTTO IL RISTORANTE 12 APOSTOLI, DOVE, A CONCLUSIONE DELLA VISITA, VERRA’ SERVITO UN APERITIVO IN ESCLUSIVA PER GLI OSPITI.

 

L’incontro è previsto per le ore 10.00 presso la Loggia del Mangano, Corte Sgarzerie, 8/P, e terminerà alle 11.30, avrà il costo di € 15 a persona che comprende la guida con l’archeologo e l’aperitivo.

 

I posti sono limitati e disponibili solo previa prenotazione per un gruppo max. 30 persone.

 

Per informazioni:  +39 324 0885861 / archeonaute@gmail.com

 

 

per

Associazione Archeonaute Onlus

Via San Martino 1/e, 37127 Verona


Giu 17 2014

IL DIVINO APERITIVO CULTURALE DEL SABATO AI 12 APOSTOLI

Category: Archeologia e paleontologia,Verona cultura variagiorgio @ 00:06

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L’ASSOCIAZIONE ARCHEONAUTE ONLUS ORGANIZZA UNA VISITA GUIDATA DELLE AREE ARCHEOLOGICHE DI CORTE SGARZERIE E DEI RESTI MONUMENTALI SOTTO IL RISTORANTE 12 APOSTOLI, DOVE, A CONCLUSIONE DELLA VISITA, VERRA’ SERVITO UN APERITIVO IN ESCLUSIVA PER GLI OSPITI.

 

L’incontro è previsto per le ore 10.00 presso la Loggia del Mangano, Corte Sgarzerie, 8/P, e terminerà alle 11.30, avrà il costo di € 13 a persona che comprende la guida e l’aperitivo.

 

I posti sono limitati e disponibili solo previa prenotazione per un gruppo max. 30 persone.

 

Per informazioni:  +39 324 0885861 / archeonaute@gmail.com

 

 

per

Associazione Archeonaute Onlus

Via San Martino 1/e, 37127 Verona

web: www.archeonauteonlus.com

fb: http://www.facebook.com/profile.php?id=100000727360303&sk=wall

 

 

 


Apr 14 2014

ISIDE: DAL MEDITERRANEO A VERONA

Category: Verona cultura variagiorgio @ 00:03

ISIDE INVITO

 

 

Incontro di studio:

 

ISIDE: DAL MEDITERRANEO A VERONA

 

Relatori:      Franklìn Baumgarten, egittologo

Margherita Bolla, curatrice dei Musei Archeologico e Maffeiano di Verona

Daniela Zumiani, docente all’Università di Verona

Emanuela Chiavarelli, autrice di saggi antropologico-religiosi

Interverrà Francesco Prestopino. Presidente del Centro Culturale “Silfio” e Vicepresidente AIRI

 

Moderatore: Luigi Pellini

Organizzazione a cura di Silvana Ticci Pirrello, del Centro Culturale “Silfio” e consigliera AIRL

Con il patrocinio del COMUNE DI VERONA  e REGIONE DH VENETO

Venerdì 2 maggio 2014 alle ore 15.30

 

Biblioteca Civica di Verona (Sala Farinati) – Via Cappello, 43 – Verona

 


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