Ott 22 2016

LOCALISMO E POTERE GLOBALE

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Con la fine dell’apparente dicotomia USA-URSS, il mondo ha assunto una struttura multipolare. Al trust dei Paesi dominanti si affiancano Paesi emergenti, termine usato per indicare le aree in via d’integrazione in un unico grande mercato che, nelle intenzioni delle oligarchie beneficiarie, dovrebbe assumere sempre più una dimensione planetaria.

 

L’attuazione del progetto non è pacifica, sia per la conflittualità interna al gruppo delle nazioni industrialmente avanzate, sia per i fattori di instabilità impliciti nella progressiva estensione dell’universo capitalista. Al tempo stesso, la molteplicità del locale sembra resistere, e talvolta contrapporsi, all’avanzata del globale, facendo ragionevolmente dubitare della ineluttabilità di certi processi così come descritti dalla propaganda mondialista.

 

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Ott 21 2016

MONDIALISMO E GLOBALIZZAZIONE

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Da quando la parola globalizzazione è entrata nel linguaggio comune, è sorto anche un movimento variegato che ne contesta gli aspetti più drammatici. Inizialmente fu definito popolo di Seattle, dal nome della città canadese dove, alla fine del 1999, si è svolta la prima imponente manifestazione di piazza conto la World Trade Organization (WTO). Da subito fu ridefinito no global, dal momento che indirizzava i suoi attacchi contro le principali istituzioni della global governance, comprese World Bank e International Monetary Fund.

Prima di essere cooptati dal potere mondialista, alcuni suoi promotori amavano definirlo il movimento oppure il movimento dei movimenti. Una volta intruppati nelle schiere dei riformisti, si sono ribattezzati new global o altermondialisti per sottolineare che, non sono contro la globalizzazione, ma ne sognano una diversa.

 

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Ott 16 2016

SI STAVA MEGLIO COI BORBONE? IL DIVARIO TRA SUD E NORD E LE COLPE DEI CALABRESI

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Sembra che inizi a farsi strada e, addirittura, a prevalere un sentimento auto-consolatorio, speculare alle rivendicazioni leghiste, che asseconda e rafforza l’idea che i colpevoli sono gli altri, che sono altrove, che sono al Nord

 

Battista Sangineto Quotidiano del Sud. A PROPOSITO della discussione innescatasi a seguito dell’apertura del Museo della Ferriera di Mongiana, in provincia di Vibo Valentia, avvenuta sabato 24 settembre della quale questo giornale ha,  opportunamente, dato notizia. Mi sembra utile tornare su questo argomento per precisare alcune cose riguardo al divario sociale, economico e politico fra il Sud ed il Nord al momento dell’Unità d’Italia.

Mi pare utile, anche, ricordare che non solo non vi è traccia dello sciocchezzaio anti-unitario e filo-borbonico negli scritti di studiosi seri quali V. Castronovo, G. Candeloro, R.  Villari, P. Ginsborg, A. Placanica, R. Romeo, P. Bevilacqua e A. Capone, ma non se ne trova, traccia, neanche nei più recenti scritti accademici di A. Lepore, D. Malanima, A. Brunetti, E. Felice e G. Vecchi.

 

Volendo riassumere, e necessariamente un po’ semplificare, le tesi di questi ultimi studiosi, si può affermare che la somma degli squilibri socio-economici esistenti tra il Nord e  il Sud, al momento dell’Unificazione, è stata stimata in una differenza del 20- 25% circa nel reddito pro-capite a favore del   Nord.

Un divario, da un punto di vista economico e sociale, consistente: il 90% circa degli abitanti del Sud era analfabeta contro una media del 70%; alla vigilia dell’Unità, nel 1859, la rete ferroviaria piemontese si estendeva per 819 chilometri, quella del Lombardo-Veneto per 522, quella della Toscana per 101, quella dello Stato Pontificio per 257 e quella del Regno delle Due Sicilie per appena 99 chilometri (irrilevante il tratto ferrato Napoli-Portici, praticamente un giocattolo privato del re).

 

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Ott 02 2016

JOSEPH STIGLITZ: LA DEMOCRAZIA È UNA DITTATURA, LA SEGRETEZZA È INACCETTABILE

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 00:57

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di MATTEO CORSINI

 

“Dobbiamo liberarci dei paradisi fiscali, non c’è alcuna ragione per la loro esistenza, esistono solo perché lo vuole l’1% delle aziende. La segretezza, come nel caso Apple, dovrebbe essere inaccettabile, per la nostra democrazia”. 

 

Joseph Stiglitz, uno degli economisti assegnatari del premio Nobel che vanno per la maggiore in Italia (assieme a Paul Krugman), si è scagliato contro i paradisi fiscali, sostenendo che ci si debba liberare di essi, quasi come se fossero un virus letale.

 

Quando afferma “non c’è alcuna ragione per la loro esistenza, esistono solo perché lo vuole l’1% delle aziende”, cade in una contraddizione da persona incapace di argomentare in modo logico.

Qui non mi interessa discutere sul fatto che i paradisi siano voluti dall’1% delle aziende o da molti più soggetti; mi interessa invece sottolineare che esistono proprio perché qualcuno li ritiene utili, e questo comporta che una ragione per la loro esistenza è evidente.

 

Trovo poi agghiacciante l’affermazione successiva, ossia che la segretezza “dovrebbe essere inaccettabile, per la nostra democrazia”.

Agghiacciante ancorché non mi stupisca che Stiglitz e tanti altri abbiano questo punto di vista. Confermano che la democrazia è una forma di totalitarismo da parte di governanti che, nella migliore delle ipotesi, sono stati eletti da una maggioranza degli aventi diritto al voto, anche se, sempre più spesso, si tratta di minoranze della popolazione.

 

Non potere avere segreti significa realizzare per intero la distopia di “1984” di Orwell, con la diretta conseguenza che la libertà e la proprietà di ogni individuo, ancorché formalmente riconosciute dal governo democratico, sarebbero sostanzialmente alla totale mercé dello stesso (il Grande Fratello).

Una prospettiva che al consumatore di tasse Stiglitz può apparire innocua, ma non lo è affatto.

 

Fonte: da Miglioverde, 29 settembre 2016

Link: http://www.miglioverde.eu/stiglitz-la-democrazia-e-una-dittatura-la-segretezza-e-inaccettabile/

 

 


Set 29 2016

MANIFESTO DELL’ANTIMODERNITÀ – GIUGNO 2002

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 05:02

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Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi – perchè  è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile – crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità.

In occidente questo modello paranoico è riuscito nell’impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci).

Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sè.

 

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Set 27 2016

NON HO MAI CAPITO LA FESTA DEL PRIMO MAGGIO, FESTA DEL LAVORO

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 01:08

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Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro. Che cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori?  La loro schiavitù. Non è una festa, gli “han fatto la festa”.

Il lavoro diventa un valore con la Rivoluzione industriale e i pensatori che cercano di razionalizzarla.

Per Marx è “l’essenza del valore”, per i liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso “plusvalore”.

Prima il lavoro non era affatto un valore. Tanto è vero che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano solo per quanto gli basta. Il resto è vita.

 

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Ago 07 2016

CON UNA BEVUTA AL BAR SI SMONTA IL MITO DELLA “LA VOLONTÀ DELLA MAGGIORANZA”

Category: Economia e lavoro,Giustizia Legula e Leguleigiorgio @ 08:51

 

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The Problem of Political Authority

 

“Sei andato a bere qualcosa con alcuni dei tuoi colleghi ed alcuni studenti.

Siete tutti impegnati a parlare di filosofia, quando qualcuno solleva la questione di chi pagherà il conto.

Vengono esaminate diverse opzioni.

Un collega suggerisce di dividere il conto in parti uguali tra tutte le persone al tavolo.

Tu suggerisci che ognuno paghi le proprie bevande.

Uno studente suggerisce che TU paghi per tutti.

Riluttante a spendere tanto denaro rifiuti.

Ma lo studente insiste: “Votiamo”.

Con tuo sgomento si procede con la votazione, che rivela che tutti al tavolo, tranne te, vogliono che tu paghi per tutti.

Bene, questo risolve la questione”, dichiara lo studente. “Paga”.

Adesso sei eticamente obbligato a pagare le bevande di tutti?

Gli altri possono prendere il tuo denaro con la forza?


 

La maggioranza delle persone risponderà NO ad entrambe le domande.

 

La sola volontà della maggioranza non genera il diritto di obbligare la minoranza, né genera l’obbligo di obbedienza della minoranza.

 

Più precisamente, la sola volontà della maggioranza non fornisce sufficiente sostegno a una proposta che prevale sui diritti di proprietà privata di un individuo (in questo esempio il diritto sul tuo denaro) o sul diritto a non essere sottoposto a coercizione lesiva”.

 

Dal Libro ” Il problema dell’autorità politica …del diritto di obbligare e del dovere di obbedire”
Michael Huemer –
liberilibri editore

 

Fonte: Miglioverde di giugno 2016

Link: http://www.miglioverde.eu

 


Lug 20 2016

L’ECONOMISTA DI HARVARD: SOLO I FUORILEGGE USERANNO IL CONTANTE

Category: Dominio Potere e Violenza,Economia e lavorogiorgio @ 00:30

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di BILL BONNER*

 

BALTIMORE – L’economista di Harvard Larry Summers è una fonte affidabile di sproloqui e un portavoce del cosiddetto Stato Profondo. Per far capire ai lettori di cosa si tratta, possiamo riassumere il concetto dicendo che gli elettori non hanno voce in capitolo quando si tratta di decidere chi gestisce il Paese.

 

Invece al potere c’è un “governo ombra” composto da élite, clientelisti, lobbisti, burocrati, politici e zombie – alias lo Stato Profondo. In parole povere, non importa quale partito sia al potere; il governo ombra è quello che comanda. Volete sapere cos’ha in mente ora il governo ombra? Leggete Larry Summers.

 

«E’ tempo d’uccidere le banconote da 100 dollari», ha scritto sul Washington Post (un’altra fonte affidabile di sproloqui). Il governo ombra vuole utilizzare una moneta che possa facilmente controllare, tassare e confiscare. E la cartamoneta a quanto pare ha fatto il suo tempo… La Francia ha già vietato alla sua popolazione d’effettuare transazioni in denaro al di sopra dei 1000 euro.

 

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Lug 18 2016

W LA BREXIT, L’EUROPA HA BISOGNO DI DECENTRAMENTO, NON DI GOVERNO COMUNE

 

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di GERARDO COCO

 

David Hume (1711-1776), precursore della economia politica classica, sosteneva che la frammentazione politica, ponendo un freno sia al potere che all’autorità, era un alleato del progresso economico e civile, non un suo nemico.

Nell’antichità, città prospere come Tiro, Sidone, Cartagine, e Gadir non avevano bisogno di riunirsi in una singola unità politica, al massimo era sufficiente una federazione. Lo sviluppo del Mar Egeo non si basò su nessun impero ma sulla decentralizzazione.

L’accentramento porta con sé il germe della disgregazione. Atene era una superpotenza regionale ma primus inter pares e fu il suo sistema commerciale a permettere la circolazione delle idee che portò alle grandi scoperte dell’epoca (Pitagora, Talete). Appena fu unificata ad opera di Filippo il macedone, la Grecia cominciò a perdere colpi e se il grande impero del figlio, Alessandro, fosse durato, sarebbe andato incontro ad una stagnazione commerciale e intellettuale simile a quella che aveva colpito i suoi predecessori persiani. Tuttavia, poiché alla sua morte, si decentralizzò, alcune sue parti poterono rinascere come città-stato indipendenti fondate su una florida economia come, ad esempio, Alessandria d’Egitto. Quando un governo è repubblicano, decentrato e limitato, i benefici della crescita sono evidenti.

 

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Giu 04 2016

COSÌ I SIGNORI DELLA MODA AIUTANO I CLANDESTINI E FANNO FALLIRE GLI ITALIANI

Category: Economia e lavoro,Società e politicagiorgio @ 00:14

Un omaggio ai martiri del miracolo italiano

 

GIANCARLO DE BORTOLI

Giancarlo De Bortoli 

 

 

Giancarlo De Bortoli costretto a chiudere l’azienda, svela i segreti dei grandi stilisti: “Mi davano 24 euro per una camicia e 40 per un abito. Venduti in boutique a 490 e 890”

 

Lo chiamano made in Italy, ma è più sfatto che fatto. Diciamo pure marcio. In cima alla scala ci sono i signori della moda. Venerati e intoccabili: ci mettono la faccia. Un gradino sotto stanno i terzisti. Carne da macello: ci mettono il sangue.

 

Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare della Herry’s confezioni di Pramaggiore, dove il Veneto sfuma in Friuli, era un terzista. Lo hanno vampirizzato:

 

«Sto portando i libri in tribunale. Il mio mondo finisce qui. Avrei dovuto smettere prima. Ho resistito fino all’ultimo per le dipendenti, che erano la mia famiglia. È stato tutto inutile. Sia ben chiaro: non è colpa né del governo, né delle banche. Sono stati gli stilisti a strangolarmi, lentamente ma inesorabilmente. E allora mi sono detto: dichiara fallimento da solo, Giancarlo, cadi con onore, non farti mettere i sigilli di ceralacca dall’ufficiale giudiziario».

 

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Mag 30 2016

GIANGRANCO MIGLIO. IL CITTADINO HA IL DIRITTO DI RIBELLARSI

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Giangranco Miglio

 

Giangranco Miglio spiega i fondamenti teorici dello sciopero fiscale contro i detentori del potere.

 

La ripulsa degli obblighi fiscali costituisce abitualmente insieme lo scopo e la modalità della “disobbedienza civile”. E non per caso.

 

L’appartenenza consapevole ad una qualsiasi convivenza civile e politica genera abitual mente l’impegno ad una contribuzione finanziaria (o a prestazioni in natura) finalizzata a remunerare i servizi offerti dalla convivenza medesi ma ai suoi membri.

 

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Mag 05 2016

FORSE NON TUTTI SANNO O NON SI RICORDANO CHE…

Category: Economia e lavorogiorgio @ 00:25

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Mario Draghi

 

Forse solo alcuni sanno che la banca d’Italia non è degli italiani ma di una ristretta cerchia di banchieri privati, forse non lo sanno molti professionisti, ma chiedetelo a Draghi, che è stato vicepresidente della goldman sachs, lui lo sa di certo.

 

Forse non tutti sanno che la banca d’italia è un unicum giuridico e finanziario, giuridico perché posseduta al 97% da banchieri privati, finanziario in quanto alle lucrose manipolazioni di bilancio non sottoposto ad alcun controllo di stato.

 

Forse non tutti sanno che una volta le guardie inseguivano i ladri per difendere il bene pubblico mentre ora con l’alibi dell’evasione inseguono i cittadini per difendere gli interessi nel male.

 

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Mar 29 2016

SE IL BANCO SBANCA

Category: Economia e lavoro,Veneto e dintornigiorgio @ 00:05

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Lo sanno in pochi ma la prima vera banca al mondo è stata fondata dai veneziani, a cui anni dopo si sono aggiunti anche i fiorentini ed i genovesi. Si chiamava Banca del Giro, istituita nel 1524 dalla Serenissima Repubblica di Venezia ed era allora considerata come un’istituzione pubblica il cui compito spaziava dalla ristrutturazione e gestione del debito di terzi sino alla raccolta del risparmio privato e la gestione dei pagamenti.

Lo scopo di questa banca era fornire supporto e liquidità al mercato di Rialto per contrastare la concorrenza portoghese nel commercio mercantile d’oltremare e soprattutto per garantire solvibilità e certezza nei pagamenti e nei depositi.

Qualche toscano potrebbe sollevare che la banca più antica al mondo tutt’ora esistente sia il Monte dei Paschi di Siena che oltretutto venne costituita nel 1472 quindi molto tempo prima del Banco del Giro: in vero all’epoca della sua istituzione il MPS era semplicemente un Monte dei Pegni, quest’ultimo riconosciuto come un’istituzione finanziaria senza scopo di lucro con lo scopo di erogare prestiti di limitata entità a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato a fronte di un pegno che valesse almeno un terzo in più della somma che si voleva fosse concessa in prestito.

Il Monte di Pietà di Siena (il nome di per sé dice tutto) per la sua stessa caratteristica si rivolgeva pertanto alla popolazione della città senese, dove molti vivevano in condizioni di pura sussistenza ed il fruitore tipo era quasi sempre un povero contadino che non aveva nulla da impegnare se non beni indispensabili alla sua attività, come sementi e utensili da lavoro.

 

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Mar 28 2016

TREMONTI E LEGA, LA MENTE E IL BRACCIO CHE HAN PARTORITO BEFERA

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Attilio Befera

 

 

C’era una volta, il Circo padano. Oggi ci sono gli alieni extrapadani.

Il primo, qualcuno di voi se lo ricorda certamente, lo volle Bossi in persona per mostrare al mondo che nelle terre del Po c’era tutto quel che serviva, nani e ballerine comprese. L’iniziativa, come tutte quelle volute dal “capo”, fallì miseramente, con somma gioia delle famiglie Togni ed Orfei. Inoltre, la gente si accorse che bastava un pagliaccio a Gemonio per far ridere tutti. Oggi, per non dimenticare i tempi perduti, ci sono i marziani che imperversano e i marxisti che comandano, al punto che dopo esser diventati ministri dell’Interno (ruolo d’ordine per il mantenimento dell’unità’Italia), adesso sono assurti a segretari 2.0.

 

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Mar 26 2016

EQUITALIA GLI CHIEDE 63.000 EURO, MA LUI RISPONDE COSì..

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Equitalia ha chiesto ad un cittadino, Simone Casti, ben 63.000€ con un bollettino. Un debito che è aumentato in pochi mesi di 18.000€. Ma lui non ci sta: non vuole suicidarsi, vuole lottare e dare lavoro, per lui “Equitalia non vale niente”. Riportiamo di seguito, il post pubblicato sulla sua pagina Facebook:

 

Questa è la cifra che mi chiede Equitalia! Così, tranquillamente, con un semplice bolletino! Come quelli che si usano per pagare una contravvenzione, la luce o il gas ! Mi è arrivata ieri, e secondo loro in una quindicina di giorni dovrei trovare 63 mila euro..

E faccio presente che fino a qualche mese fa secondo loro ne dovevo 45 mila, quindi gli strozzini mi chiedono il pizzo con degli interessi che in pochi mesi sono aumentati di 18 mila euro.

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