Coop rosse: meno tasse, santi in paradiso e liberà di licenziare. Il j’accuse di Mister Esselunga, Bemardo Caprotti, divenga un libro “Falce e carello”

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 1 giugno 2011

Il Paradiso fiscale:

Fatturato 2006 – 50,5 miliardi  3% del PIL

Le facilitazioni previste dalle legge

-IRPE ridotta

-IRAP ridotta

-POSSONO LICENZIARE SENZA GIUSTA CAUSA

Aliquota complessiva per le COOP 17%

Aliquota complessiva per gli altri 43%

Bemardo Caprotti – Un imprenditore di successo che mangia alla stessa mensa degli operai. Un liberista puro che gusta i classici della letteratura in lingua originale. Un uomo di 82 anni che ingaggia battaglie di principio con lo slancio e il coraggio di un ragazzino. Un uomo tutto d’un pezzo, di quelli che vanno scomparendo. ‘

A partire lancia in resta contro la “Coop Connection” poteva essere solo lui, Bemardo Caprotti.

A cinquant’anni esatti dall’apertura del primo supermarket, in viale Regina Giovanna a Milano, il fondatore di Esselunga non molla la presa sul rivale di una vita intera e dà alle stampe un libro-denuncia  significativamente intitolato “Falce e carrello”, per spiegare agIi italiani di quanti privilegi gode il sistema cooperativo  e quali  inestricabili intrecci abbia con la politica.

Politica rossa, naturalmente, prima marchiata PCi, poi Pds, ora Ds e «domani Pd – predice a Panorama – giacche sono tante le parrocchie ma una sola è la chiesa e una sola è la cassa». E la cassa in questione scoppia di denaro, esattamente come il carrello zeppo di banconote voluto a tutti i costi come foto-copertina del volume.

Ogni anno infatti la Lega delle Cooperative produce un fatturato di 50 miliardi e mezzo, equivalente a circa 3 punti percentuali del Prodotto Interno Lordo nazionale.  Un tesoretto favorito dai buoni uffici di una parte politica compiacente, che a livello locale agevola le cooperative in tutti i modi e che, a livello nazionale, le accorda da tempo immemore benefici che gli altri operatori possono solo sognare.

Con l’aiuto del patron di Esselunga, che in cinquant’anni di battaglie ha raccolto un intero fascicolo di materiale, il settimanale di Mondadori prova a gettare un po’ di luce su questo strano fenomeno, palese ma occulto, dell’economia italiana, capace di resistere ad ogni assalto del Parlamento romano, ma forse destinato a crollare sotto la scure dell’Ue, ostile a qualsiasi ostacolo alla libera e leale concorrenza.

Quello della distribuzione alimentare è un settore, da questo punto di vista, illuminante.  Nel solo 2006, infatti,  i 1.331 punti vendita delle «coop rosse» (54rnila dipendenti) hanno realizzato ricavi per 11,8 miliardi di euro e un utile lordo di 379 milioni, conquistando una fetta di mercato del 17, 1%.

Un risultato straordinario, ma facilitato da tutta una, serie di sgravi fiscali, il primo è più importante dei quali è certamente la possibilità di calcolare l’Imposta sul Reddito delle Società (Ires) solo sul 30% dell’imponibile.

L’altra grande sforbiciata riguarda l’Irap sulla gestione finanziaria.

Come noto, infatti, le coop hanno facoltà di investire i risparmi dei soci per realizzare delle rendite. L’anno scorso hanno investito 11,4 miliardi con una resa di 293 milioni di euro.

Benché possano fare lo stesso mestiere delle banche, però, godono, rispetto agIi istituti di credito, di un’Irap ridotta che nel 2006 ha garantito un risparmio fiscale  di 12 milioni di euro.

Pochi sanno, infine, che le cooperative – proprio loro – possono permettersi di non applicare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.  Dunque piena flessibilità: si può licenziare senza giusta causa.  Il sogno proibito del più rapace degli imprenditori…

Morale della favola: la pressione fiscale sulle coop, a parità di utile lordo, è del 17%, contro il 43% delle società commerciali.

E fino al 2001 – ricorda l’inesorabile Caprotti  “questi signori pagavano appena il 10% di tasse ”.

Ma oltre agli sgravi fiscali, ci sono gli “aiutini” politici: concessioni, vendite, corsie preferenziali, ecc…

Mister Esselunga racconta di quando voleva aprire un punto vendita a Bologna e l’allora ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri, causa ritrovamento di ruderi etruschi, mandò all’aria un investimento da 20 milioni salvo stabilire, sei mesi più tardi, che i reperti potevano anche essere trasferiti in altro luogo.   Poco dopo, lì, sorse un supermercato Coop.

Nel mercato italiano della  grande distribuzione, dunque, un concorrente gode di privilegi negati ad altri, ma nessuna liberalizzazione del ministro Bersani ha provato a ripristinare la libera ed eguale concorrenza.  Anzi, con i distributori di benzina si direbbe che si è cercato di fare il contrario. Anche per il fondatore di Esselunga il Governo Prodi fa il tifo per le coop.

A Panorama Caprotti racconta di avere capito tutto il 7 febbraio 2006, durante una puntata di Porta a Porta.  Non richiesto, Prodi enuncia in campagna elettorale l’obbligo per il Governo di “mettere insieme” la Coop e l’Esselunga. In qualche modo: quale non si sa.

Disse così: “Abbiamo la Coop, c’è ancora l’Esselunga”.

E, incalzato da Vespa, spiegò: “Il Governo le può mettere assieme, può aiutarle a fare una politica perché stiano assieme”. -Parlava già da presidente del Consiglio. E si capiva già da che parte tirasse-.

Da allora Caprotti ha giurato che non avrebbe mai ceduto la sua creatura alle Coop e ai suoi clienti ha spiegato perchè comprando pagine e pagine di pubblicità sui giornali.

Ma non bastava. Per spiegarsi meglio ci voleva un libro: “Falce e carrello – le mani sulla spesa degli italiani”.

Fonte: srs di Alessandro Montanari, da La Padania del 21 settembre 2007

Nessun Commento - Lascia un commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


Benvenuto , oggi è sabato, 20 dicembre 2014