Non amo molto il concetto di patria

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 30 settembre 2010

Verona 1997: bandiere di patria che sventolano sui tralicci elettrici elettrici

Non amo molto il concetto di patria. Troppa gente è morta in nome di una patria rappresentata solo dal politico del momento.

Di certo, io non vorrei combattere per qualcuno che decide per me, per cosa devo combattere e morire. In una guerra non c’è nulla di eroico, vita e morte dipendono dal caso. “Libertà o morte” è una delle frasi più irragionevoli del mondo, se sei morto non puoi goderne ne essere libero.

In fondo, la patria è solo il posto dove sei nato.  Ma la patria vera, che sento e che amo, è solo dove sto bene, e in quel luogo posso appendere il cuore, e non importa dov’è.  E la felicità è far coincidere dove sei nato con la tua patria.

Home is where you hang your heart

“La casa è dove appendete il vostro cuore”

Non so di chi sia questa frase, ma la amo molto.

SPQR: Senatus PopulusQue Romanus

Tag: Nessun tag
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 29 settembre 2010

SPQR, acronimo del latino Senatus PopulusQue Romanus.

In italiano “Il Senato e il popolo romano”.

Racchiude in sé le figure che rappresentano il potere della Repubblica romana: il Senato e il popolo, cioè le due classi dei patrizi e dei plebei che erano a fondamento dello Stato romano.

Significati “ironici”

Il personaggio dei fumetti Obelix, creato da René Goscinny e Albert Uderzo, interpreta umoristicamente l’acronimo come Sono Pazzi Questi Romani!.

Un’altra storpiatura comica di SPQR è nel film S.P.Q.R. 2000 e ½ anni fa, in cui Massimo Boldi esclama, inseguito da soldati romani: “Sono Porci Questi Romani!”

Sono Porci Questi Romani!” è stata ripresa anche da Umberto Bossi, che naturalmente ha fatto arrabbiare i  “spqr”  de Roma.

Battute  irriverenti, ma niente in confronto a quello che già gli antichi pensavano di Roma e delle nefaste conseguenze del suo imperialismo.

Sallustio e Tacito ci hanno lasciato pagine molto critiche nei riguardi di Roma, che ci spingono a riflettere sulla situazione politica del nostro tempo, per certe analogie molto simili  col passato.

Lo stesso Giulio Cesare nel  De bello Gallico fa dire al capo gallico Critognato

“Ma i Romani, gelosi di tutti coloro di cui conoscono la nobile fama e la potenza guerriera, che altro chiedono o vogliono, se non stabilirsi nelle loro campagne e nelle loro città ed infliggere loro un eterno servaggio? Nessuna guerra con altro scopo essi fecero mai. Che se voi ignorate ciò ch’essi fanno in lontani paesi, guardate la Gallia a noi vicina, che, ridotta a provincia, privata dei suoi diritti e delle sue leggi, soggetta alle scuri, si trova oppressa da una servitù senza fine”.

Gaio Sallustio Crispo in Lettera  di Mitridate, fa dire al re Mitridate

“Il re Mitridate al re Arsace salute… Romani hanno un sola ragione, peraltro molto antica, di far guerra alle nazioni, ai popoli, a tutti i re: la smisurata  una insaziabile cupidigia di dominio e di ricchezza….  l’uso loro di sovvertir tutti i regni…. che fin da principio nulla per loro vi fu, patria, mogli, terre, potenza, che rapinato non fosse… che vagabondi un tempo, senza patria e bastardi, si sono uniti per esser la peste della terra…. che non si lascian fermare da nessuna legge umana e divina nell’assorbire e annientare alleati ed amici, vicini e lontani, deboli e forti…. e che chiunque non obbedisce loro, i re anzitutto, è un nemico….. I Romani han pronte le armi contro tutti, ma più furibonde contro coloro da cui la vittoria potrà trarre un bottino più grande.”

Lo scrittore latino Tacito in Agricola fa dire al comandante dei Calendoni  Calgago:

« …Perché per voi tutti che siete qui e che non sapete cosa significhi la servitù, non esiste altra terra oltre questa e neppure il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana… .avevamo persino gli occhi non contaminati dalla schiavitù. Noi, che siamo al limite estremo del mondo e della libertà, …. dopo di noi non ci sono più altre tribù, ma soltanto scogli e onde e un flagello ancora peggiore, i romani, contro la cui prepotenza non servono come difesa neppure la sottomissione e l’umiltà. Razziatori del mondo, adesso che la loro sete di universale saccheggio ha reso esausta la terra, vanno a cercare anche in mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare. Loro bramano possedere con uguale smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero. Fanno il deserto, e lo chiamano pace. »

Altro che l’ ironica  battuta SPQR: “Sono Porci Questi Romani”.

Quando la storia viene presentata come lotta tra il “bene” e il “male”

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 28 settembre 2010

Un recente articolo del Sunday Times ci informa che Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile dell’olocausto, salvò 800 ebrei tenendoli segretamente al sicuro in un ospedale di Berlino.

Secondo l’articolo, “questi ebrei sopravvissuti erano collaboratori, spie o le mogli di tedeschi influenti sotto alta protezione nazista. Altri ebrei costituivano il personale dell’ospedale, incaricati da Eichmann di curare i malati”.

La storia della seconda guerra mondiale è presentata da USA e Israele come la lotta tra il bene e il male, tra i più crudeli carnefici di tutti i tempi, i nazisti, e le eterne vittime della violenza razzista, gli ebrei.

(continua…)

SRS = STUDI RICERCHE SCRITTI

Categorie: Veja mi
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 26 settembre 2010

SRS  è l’acronimo “STUDI  RICERCHE  SCRITTI”

Un abbreviativo per ricordarmi che quello scritto è un elaborato  di quella persona

10 fatti sulle donne spartane

Categorie: Storia e dintorni
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 26 settembre 2010

Lena Headey nel film 300

Le donne spartane godevano di una serie di diritti che le loro “sorelle” ateniesi non avevano. L’eccezionale sistema sociale di Sparta, completamente incentrato sulla formazione militare, offriva alle loro donne un livello di libertà e di responsabilità non comune nel mondo classico: come generatrici di bambini, erano vitali per rifornire le file di un esercito che subiva quasi continuamente perdite. Con tanti uomini costantemente in guerra, esse erano cruciali per il funzionamento delle famiglie e della comunità in generale. Tuttavia, le donne spartane erano anche sottoposte a brutali e umilianti riti. Il loro glorioso compito nella vita era quello di sostenere la potenza militare della polis, o di morire provandoci.

Il giornalista Malcolm Jack racconta 10 fatti sulle donne spartane.

(continua…)

I DINOSAURI DEL PASUBIO RIDISEGNANO LA GEOGRAFIA GIURASSICA DELL’ITALIA

Categorie: Natura e scienza
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 24 settembre 2010

Una delle  orme ritrovate  nella galleria

Il ritrovamento di tre orme di dinosauro all’interno della galleria del Monte Buso, nel massiccio del Pasubio,  rivoluziona la paleogeografia italiana. Lì non dovevano stare: nel periodo Giurassico, quel territorio si ipotizzava sommerso. Ma c’è di più: la “piattaforma di Trento” apparteneva all’Eurasia e non al continente africano.

(continua…)

La chiesa e il priorato di Sant ‘Andrea di Incaffi

Tag: Nessun tag
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 23 settembre 2010

Situato a circa trenta chilometri da Verona in direzione ovest, fra la morena del Garda e quella dell’Adige, nella valle di Caprino, ai piedi del monte Moscal, che lo separa dal lago di Garda, Affi è un Comune di origine medioevale. Anticamente i territori di Affi, Incaffi, Cavaion, Caorsa e Ari erano feudo.dell’abate di S. Zeno di Verona, donde l’antico nome di Castelnuovo dell’Abate, con riferimento, secondo Simeoni, ad un forte o castello di cui si trovano tracce di mura a sud-ovest del Capoluogo(1).

(continua…)

Il rito funebre islamico

Categorie: Islam
Tag: Nessun tag
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 23 settembre 2010

Cimitero islamico a Verona

Il rito funebre islamico si svolge in modalità del tutto peculiari e tipicamente diverse da quello ebraico o cristiano ed è portatore di significati ed implicazioni proprie. Per comprenderle, occorre ricordare i modi in cui la dottrina e la prassi islamica concepiscono il rapporto fra i vivi e i morti, cosa prescrivono al fedele per garantirsi la salvezza dell’anima, qual è il senso della morte nei vari aspetti della cultura islamica.

(continua…)

Piazza Corrubbio, arrivano le ruspe

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 21 settembre 2010

Finora sono stati effettuati i rilievi archeologici

CANTIERI INFINITI. Dopo un anno di verifiche la Soprintendenza concede l’autorizzazione: sotto terra non c’è nulla di rilevante. Via libera anche per il parcheggio sotterraneo di lungadige Capuleti. Il Comune ora stringe i tempi

Ora c’è anche l’autorizzazione ufficiale della Soprintendenza. A San Zeno crolla l’ultimo ostacolo per le ruspe, che a giorni faranno il loro ingresso in piazza Corrubbio per costruire il parcheggio sotterraneo. Così dice l’assessore Enrico Corsi. E la Soprintendenza, dopo i rilievi archeologici, concede il nulla osta anche per l’imminente realizzazione del garage interrato in lungadige Capuleti. Due opere, l’una e l’altra, che da mesi stanno tenendo sotto scacco interi quartieri. Ma il Comune, già «scottato» dalle polemiche estive per le lungaggini di alcuni cantieri stradali, s’impegna a far rispettare con rigore le tempistiche dei lavori. Unico modo, a questo punto, per alleviare gli inevitabili disagi cui, in entrambi i casi, continueranno a essere sottoposti residenti, esercenti e automobilisti.

(continua…)

Chi ben magia… in Paradiso va

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 21 settembre 2010

Chi ben mangia, ben beve,

chi ben beve ben dorme

chi ben dorme mal no  pensa

chi mal no pensa mal no  fa

chi mal no  fa …. in Paradiso va

La mente modifica il corpo, quello che ci differenzia e la postura mentale

Categorie: Pensieri e parole
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 19 settembre 2010

La mente modifica il corpo, quello che ci differenzia e la postura mentale

IL 4 FEBBRAIO 2010 MORIVA BOA SR, ULTIMA INDIGENA CHE PARLAVA LA LINGUA “BO” DELLE ISOLE ANDAMANE

Categorie: Popoli e nazioni
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 18 settembre 2010

BOA SR

Morta l’ultima indigena che parlava il “Bo”, lingua di 65mila anni fa.  Quando gli Inglesi colonizzarono l’arcipelago, nel 1858, c’erano almeno 5.000 persone. Ora ne sopravvivono 52

MILANO – Un’altra lingua che si parlava sulla Terra è scomparsa per sempre, un altro patrimonio che non sarà più recuperabile in alcun modo, non c’è tecnologia che tenga. E questo idioma, di sicuro, era uno dei più antichi: dopo circa 65mila anni l’unica donna indigena rimasta al mondo che ancora lo conosceva era Boa Sr. Aveva circa 85 anni, ed è morta: con lei si spegne per sempre il “bo” la lingua parlata da una delle più antiche tribù del pianeta. Si stima infatti questa gente abbia vissuto nelle Isole Andamane per almeno 65mila anni. Era una delle 10 tribù di cui si componeva il popolo dei Grandi Andamanesi.

(continua…)

Verona – Si allarga lo scontro su Piazza Corrubio

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 17 settembre 2010

Piazza Corrubbio inumazione in anfora

IL PARCHEGGIO CONTESTATO. Dai consiglieri un altro attacco. E venerdì 22 assemblea pubblica

Il Pd: «Cambiare il progetto, con più verde e valorizzando i reperti» Corsi: «Ma quest’opera è stata voluta dalla passata amministrazione»

Rivedere il progetto del parcheggio pertinenziale interrato di piazza Corrubbio, a San Zeno. Con due priorità. La prima: valorizzare, esponendoli, i reperti archeologici trovati negli scavi, in modo particolare le tombe, creando un percorso storico-culturale che da San Zeno conduca in Bra, passando appunto da piazza Corrubbio. La seconda: ripensare il verde previsto sulla piazza una volta costruito il garage, salvando anche quello esistente su via Da Vico, aumentando il numero di alberi previsti, per creare un’ombra maggiore sopra le panchine.

(continua…)

Stefano Lorenzetto: Cuor di veneto. Anatomia di un popolo che fu nazione

Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 16 settembre 2010

Stefano Lorenzetto   cuor di veneto

Anatomia di un popolo che fu nazione

(Marsilio, 304 pagine, 19 euro)

Per capire davvero un luogo bisognerebbe esserci nati.

Stefano Lorenzetto è veneto, figlio orgoglioso di un popolo che fu per 1.100 anni nazione, e in questo libro ci racconta la controversa regione d’Italia attraverso le storie dei suoi poliedrici abitanti, eredi della repubblica più longeva mai apparsa sulla faccia della Terra:

il Beppe Grillo dei poveri, l’imprenditore che fa lavorare i matti, l’ultimo cicisbeo, la donna che lo faceva per soldi, il nuovo Marco Polo, il cercatore di ossa, lo sposo di Venezia, fino al Grande Vècio dei Serenissimi e al presidente dello Stato veneto.

Partendo dalla sua esperienza personale di povertà e fatica, l’autore smonta molti stereotipi giornalistici, per arrivare alla conclusione che non l’Italia, bensì il Veneto, è una repubblica fondata sul lavoro:

«Il lavoro non è nemmeno un dovere, per i veneti: è il senso stesso del vivere».

Per due secoli confinati nell’orto concluso della miseria, condannati a una marginalità geografica prim’ancora che culturale, carico di terza classe sulle rotte dell’emigrazione, carne da macello per i fronti di guerra, bestie da soma per l’industrializzazione d’Italia, balie per la prole dei nobili, servette per i capricci dei sióri romani e milanesi, sembrava che il destino di questo popolo di zotici, tonti, alcolizzati e baciapile potesse essere uno solo:  estinguersi per miseria.

I veneti che mugugnano ma sgobbano, che protestano contro la rapacità dello Stato ma pagano le tasse, che sognano l’indipendenza ma non si appellano mai a vallate in armi, che si mostrano sospettosi con gli stranieri ma ne accolgono più di qualsiasi altra regione d’Italia dopo la Lombardia, che non sono ancora pronti a fondere il bianco col nero ma continuano a mandare i missionari a morire in Africa sulle orme di monsignor Daniele Comboni, che sembrano aridi ma vantano un’impressionante fioritura di opere buone, che tirano su capannoni ma si struggono di nostalgia per le ville palladiane, hanno ancora quest’enorme fortuna di ricordare da quali sacrifici è scaturita la loro ricchezza e di vivere come se tutto fosse in prestito, come se l’incantesimo potesse rompersi da un momento all’altro.

.

Stefano Lorenzetto, veronese, è editorialista del «Giornale», dov’è stato vicedirettore vicario, e collaboratore di «Panorama» e «Monsieur».

In 35 anni di professione giornalistica ha scritto per una quarantina di testate e ha vinto il premio Saint-Vincent.

Ha pubblicato Fatti in casa, Dimenticati (premio Estense), Italiani per bene, Tipi italiani, Dizionario del buon senso, Vita morte miracoli, Baldus e Si ringrazia per le amorevoli cure prestate.

Come autore televisivo ha realizzato Internet café per Rai Educational. Le 500 puntate della rubrica Tipi italiani, uscite sul Giornale a partire dal 1999, lo hanno fatto entrare nel Guinness World Records per un singolare primato: la più lunga serie di interviste da un’intera pagina che sia mai apparsa fino a oggi sulla stampa mondiale.

.

CUOR DI VENETO:  Ritratti tra la gente che non è solo quella degli «schei»

Stefano Lorenzetto

IL LIBRO. Le interviste di Stefano Lorenzetto. «Cuor di veneto»: i vizi e le virtù di protagonisti e tipi sorprendenti

Un libro scritto con il cuore da un cronista che racconta la sua gente, i veneti, senza pregiudizi, moralismi o luoghi comuni. I vizi e le virtù vengono messi a nudo da lunghe interviste a personaggi contemporanei.

Protagonisti dell’arte, della politica, del lavoro. Ma anche della cronaca nera e del marciapiede. Racconti di vita, a volte confessioni, che dicono di un Veneto operoso e tenace, ma forse incapace di far comprendere appieno il suo cuore.

Cuor di veneto è il titolo dell’ultimo libro di Stefano Lorenzetto, giornalista veronese, edito da Marsilio.

Un libro divertente, ironico, pungente. Un libro contro una certa immagine ormai di maniera: il Veneto dei palancai, dei razzisti, dei violenti. Stereotipi che i media hanno regalato a questa regione.

Lorenzetto racconta un’altra realtà. Quella di uomini senza studi e senza mezzi, che si sono inventati, con tenacia e fatica, un lavoro, e sono diventati capitani d’industria, conosciuti in tutto il mondo.

Quella di una regione sospettosa verso gli stranieri, ma che ha, dopo la Lombardia, il più alto numero di immigrati. Quella che, prima ancora degli «schei», considera il lavoro la sua vera religione.

«Sono veneto. Il lavoro innanzitutto» è il motto di un intervistato.

«La parte peggiore del lavoro è ciò che ti capita quando smetti di lavorare», dichiara un altro.

«Il lavoro non è nemmeno un dovere per i veneti», sostiene l’autore,

«è il senso stesso del vivere. Ed è attraverso il lavoro che si misurano con la realtà».

Il libro racconta anche i lati oscuri: casi giudiziari, morti sospette, personaggi che vivono ai margini, per scelta o per forza. Ritratti intensi e leggeri, drammatici e ironici. Un mondo variegato che mette a nudo i propri sentimenti.

«Anatomia di un popolo che fu nazione», recita il sottotitolo del libro. Perché il Veneto fu la repubblica in assoluto più longeva. Terra di splendori e di miseria. Terra d’emigranti, di serve per i «siori», lombardi e romani. Gente per cui la solidarietà tra poveri era una sicurezza e il risparmio, anche nell’indigenza, un dovere. Ma senza illusioni.

«Siamo solo di passaggio, lasceremo tutto qui, ai nostri figli, con la speranza che almeno si ricordino di noi».

Un Veneto «pitocco e scalzo, che, se anche raccontato, non può essere capito dalle generazioni attuali», scrive l’autore. Un Veneto che ha perso qualcosa dell’antica nobiltà d’animo.

«Lo ripeto sempre ai miei figli», dice un intervistato. «Avete tutto e non avete niente».

E un altro: «Viviamo nell’epoca del cinismo assoluto. I giovani  li ammazziamo con la delusione preventiva».

Sono 25 le interviste. Personaggi famosi e meno: Tinto Brass e Milo Manara, Ranieri da Mosto e Carla Corso, Fulvio Roiter e Gino Seguso, Giancarlo de Bortoli e Vittorio Selmo, Massimo Colomban e Giulio Tamassia. Dietro le parole ci sono i luoghi: le lagune, i casoni da pesca, le osterie, gli argini, le fabbriche. E quel languore che ti mette in corpo la voglia di casa, di un amico, di un bicchiere di vino.

Fonte: srs di Delia Allegretti;  da  L’Arena di Verona del 06 ottobre 2010, CULTURA, pagina 48

Link: http://www.larena.it/

Link: http://www.larena.it/stories/590_libri/189343_ritratti_tra_la_gente_che_non__solo_quella_degli_schei/

CLAUDIO FILIPPINI – Tegolina

Categorie: Veja mi
Tag: Nessun tag
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 15 settembre 2010

Avrei voluto terminare tutti i miei giorni, ma qui ormai non ho più nulla da fare

.

…non ho mai esagerato, non chiedo tanto

speravo solo qualcuno

uno che mi facesse credere, per poco

di essere vivo per sempre

perché io come tutti, non vivo per sempre.

.

Ora vola libero l’angelo che ha sfiorato questa terra.

Il suo passaggio ha riempito i cuori di tutte le persone che lo hanno incontrato e non smetteranno mai di essergli riconoscenti dell’amore ricevuto.

Sabato 17 Gennaio 1953 – Lunedì  7  Giugno 2010

.

Ho conosciuto nella mia giovinezza,  per pochi giorni,  la tua amicizia, e ne serbo ancora il ricordo.

Ciao  Tegolina

Giorgio

Verona settembre 2010

«pagina 1 di 2

settembre: 2010
L M M G V S D
« ago   ott »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  
LE MIE RADICI
LA MIA CITTA’
IL MIO PAESE
L’importante non è il governo che c’è o il paese in cui vivi, ma solo se hai la libertà perché quel governo e quel paese non te l’hanno rubata
LA MIA PATRIA
Sebbene esista una Repubblica Italiana, questa espressione astratta non è la mia Patria. Noi veneti abbiamo girato il mondo, ma la nostra Patria, quella per cui, se ci fosse da combattere, combatteremmo, è soltanto il Veneto. Quando vedo scritto all'imbocco dei ponti sul Piave fiume sacro alla Patria, mi commuovo, ma non perché penso all'Italia, bensì perché penso al Veneto. (Goffredo Parise, Il Corriere della Sera, 7 febbraio 1982)
VENERA DIO SUL TUO CAMMINO
Le religioni tendono ad avere una memoria selettiva e a prendere le distanze dai loro antichi precursori. Di conseguenza: “Venera Dio sul tuo cammino Qualunque sia la forma in cui si manifesta Che sia abbellito con pietre preziose O rappresentato da una statua di rame Una forma ne sostituirà un’altra, come una nuova inondazione segue la precedente” (Insegnamento per Merekarie)
DOBBIAMO RICONOSCERE CHE TUTTI I CULTI HANNO UN UNICO FONDAMENTO
Dobbiamo riconoscere che tutti i culti hanno un unico fondamento. Tutti contemplano le stesse stelle, un solo cielo ci è comune, un solo universo ci circonda. Che importa se ognuno cerca la verità a suo modo? – domandò Simmaco – Non si può seguire una sola strada per raggiungere un mistero così grande. (Quinto Aurelio Simmaco, Relatio de ara Victoriae III,10)
PENSIERI E PRINCIPI

«Ama il creatore».
«Ama la terra».
«Lavora gratuitamente».
«Conta su quello che hai e sii povero».
«Ama qualcuno che se non se lo merita».
«Studia molto sia la natura che gli uomini; più sul terreno che sui libri».
«Non pestare sul terreno senza necessità perché uccidi un essere vivente e lavori alla distruzione di tutti i viventi».
«Approva nella natura quello che non capisci, e loda quella speranza, perché ciò che l’Uomo non ha razionalizzato non ha distrutto».
«Non progredire, ma vivere».
«Vendere poco e comperare meno».
«Non comperare roba venuta da lontano».
«Non produrre cose che possano essere esportate lontano».
«Non produrre cose che possano essere trasformate in simboli monetari».
«Non prendere soldi in prestito; se hai risparmiato soldi, non prestarli alle banche».
«Non ti fidare del governo di nessun governo».
«Gli Stati non possono distruggere la cultura dei Popoli».
«Abbraccia gli essere umani del tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica».
«Evita come un diavolo qualunque sport. Sono drogature dei capitalisti per rubare i soldi ai salariati, e aumentare la degradazione dell’ energia. Anche lo sport è una guerra fatta per impinguare i capitalisti».
«Riconosco solo le leggi della natura, non quelle scritte da altri uomini alle quali mi riservo il diritto di disobbedire quando in disaccordo».
«Grido e lotto contro le multinazionali, contro l’informazione controllata e censurata, contro la gestione del potere politico, che diventa la gestione della ricchezza di pochi e della povertà di molti»
«Fai le domande che non hanno risposta».
«Investi nel millennio».
«Pianta castagnari».

"Pensieri e principi di Don Alberto Benedetti"

Sponsor

Benvenuto , oggi è venerdì, 24 ottobre 2014